Blog: http://pensierosuperficiale.ilcannocchiale.it

Se muore il Sud


La nuova inchiesta del collaudato duo giornalistico Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. 

Perché non possiamo permetterci di condannare a morte metà del paese.

Dati inoppugnabili e falsi miti: esiste anche un Meridione vincente.


di Hermes Pittelli ©

 

 

Una gigantesca forbice, un colpo secco.

Negli ultimi dieci anni, il centro nord e il sud del paese si sono di fatto scissi.

Da un punto di vista economico. E il divario cresce sempre di più, con i problemi che sono sotto i nostri occhi, senza che nessuno ponga davvero mano alla secolare ‘questione meridionale’

La nuova inchiesta della collaudata coppia Sergio Rizzo – Gian Antonio Stella, giornalisti del Corriere della Sera, è un inno alle potenzialità inespresse del meridione (paesaggio, cultura, turismo, ingegno indigeno) e uno sferzante e inappellabile atto di accusa contro le classi dirigenti autoctone. Rozze, incolte, voraci, capaci di perpetuare il proprio potere solo attraverso la dissipazione dei fondi pubblici e comunitari per mantenere clientele e rapporti equivoci, molto spesso ai limiti della decenza e della legalità.

Negli ultimi 10 anni una regione straordinaria come la Sicilia è tornata al pil, indicatore parziale ed effimero ma utile come parametro per la discussione, del 1951. Inconcepibile per un’isola benedetta dagli dei che può vantare sei siti Unesco.

Le Baleari, con due soli siti Unesco (di cui uno, Ibiza, ottenuto grazie alle influenti lobbies iberiche) stracciano sul piano turistico la Trinacria.

Sicilia che a Palazzo dei Normanni di Palermo ‘ospita’ uno spropositato reggimento di dipendenti: la somma esatta di tutti quelli delle altre 19 regioni italiane! Con stipendi da nababbi. Un semplice funzionare porta a casa 13.000 euro netti al mese. Per un confronto, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, ha la stessa busta paga, ma al lordo.

Rizzo – Stella implacabili nella loro capacità anglosassone di basare le inchieste su dati reali, dimostrano come nella bistrattata Bulgaria post comunista, dal 2000 ad oggi la regione di Sofia abbia battuto ogni record di crescita economica, passando da un pil attestato al 37% rispetto al resto dell’Europa, all’attuale75%. Una performance che consente a quel lembo di terra di umiliare le nostre regioni del mezzogiorno, surclassate di 40/50 punti di pil. Una debacle inaccettabile. 

Mentre i Bronzi di Riace fanno la muffa in Calabria o vengono mortificati a loro insaputa in osceni spot promozionali o commerciali.

Mentre a Capua il secondo anfiteatro più importante dell’antichità dopo il Colosseo rischia di chiudere per incuria e disinteresse;

l’America hollywoodiana invece attraverso il mito di Spartacus e suoi derivati, ottiene incassi mondiali favolosi, dal primo film con Kirk Douglas fino al recente Gladiatore di Ridley Scott (nonostante i clamorosi svarioni storici…).

Beffa e danno perché proprio da qui, dall’arena di Capua, cominciò la rivolta dei gladiatori, capeggiata dal vero Spartaco che divenne il leggendario “schiavo che sfidò l’Impero romano”.

Mentre nei pressi di Liternum, comune di Giugliano, sempre in Campania, osservando il territorio anche attraverso 'Gogol maps' (come direbbe un ‘nobile decaduto’) si notano due macchie scure di ampiezza equivalente: una è il lago Patria, l’altra un immane accumulo di eco balle (pattume, anche tossico) che avrebbero dovuto essere smaltite attraverso il famigerato inceneritore di Acerra; ma sono ancora lì, a cielo aperto, con il percolato che continua ad avvelenare la terra e le falde; anche perché secondo i calcoli del duo Rizzo – Stella per bruciare le centinaia di migliaia di balle accatastate servirebbe quasi mezzo secolo. Qui, nel II secolo a.C. Scipione l'Africano, colui che sconfisse definitivamente Annibale e Cartagine, stabilì la propria dimora, per vivere serenamente dopo il ritiro dalla vita pubblica e dimenticare l'ingratitudine di Roma. 

Un’impresa ardua quanto la ricerca del vello d’oro da parte di Giasone e degli Argonauti, ardua quanto lo smantellamento delle bugie sul Sud e sui motivi storici della sua arretratezza, bugie e ignavia politiche (da subito, dal 1861 in poi), ignavia e rassegnazione civili.

Tutti questi falsi miti devono essere sgretolati. Il corso degli eventi non è immutabile, si può cambiare. Esiste un Sud che funziona e nella fase più nera della oscura crisi mondiale creata ad arte dai predoni della finanza e dei rating, non solo compete con le grandi potenze economiche, ma vince.

A Monopoli, in Puglia, due giovani cervelli in fuga a Parigi, sono tornati a casa e hanno fondato la Blackshape Aircraft. Volevano costruire mobili in fibra di carbonio, hanno ottenuto un finanziamento iniziale di 25.000 euro dall’Apulia felix vendoliana, criticabile per alcuni aspetti contraddittori, ma encomiabile per come riesce a sostenere con fondi europei i progetti imprenditoriali dei propri virgulti più creativi e motivati.

In corso d’opera, la virata decisiva. Non mobili, ma aerei ultra leggeri.

I migliori al mondo, nel breve intervallo di un solo biennio.

Luciano Belviso, ingegnere, e Angelo Petrosillo, avvocato, entrambi trentenni sono la proverbiale eccezione che dovrebbe diventare paradigma e regola.

Hanno vinto la loro scommessa. Anche grazie ad un imprenditore illuminato, Vito Pertosa, leader mondiale della diagnostica per treni, che ha creduto in loro.

Perché nessuno può conquistare il mondo con 25.000 euro. Pertosa è un uomo dotato di pronoia, in vulgare, vista lunga, capacità di intuire gli scenari futuri.

Le 53 banche che hanno rifiutato di finanziarli, somigliano moltissimo alle classi dirigenti del Mezzogiorno, e a quelle di Roma: obsolete, miopi, parassitarie.

Il Sud è lo specchio non deformante del paese.

Se lo lasciassimo morire, colerebbe definitivamente a picco l’Italia.

Pubblicato il 3/12/2013 alle 11.52 nella rubrica Economia (dal volto umano).

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web