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Loretta Napoleoni, il contagio della primavera araba per la nuova democrazia


di Hermes Pittelli ©


Volevamo esportare la democrazia, come una merce del mercato globale.
Invece, riposta la tipica arroganza occidentale per manifesta inferiorità, forse saremo costretti dagli eventi e dalla terza rivoluzione industriale (quella ipertecnologica) a impararla dal mondo arabo.
Ne è convinta Loretta Napoleoni che lo ha anche scritto e spiegato con dovizia di dati e motivazioni in un libro – Il contagio. Perché il mondo arabo ci insegnerà la democrazia, Ed. Rizzoli - che Giuseppe Ragogna, vicedirettore del Messaggero Veneto ha definito “tagliente e cattivissimo”.
Forse perché ci costringe a pensare, ci mette con le spalle al muro, non offre compromessi o accondiscendenze nei confronti della nostra pigrizia mentale, civile e politica.
In cambio di un quieto vivere sempre più precario ci siamo arresi alle oligarchie economiche, finanziarie e politiche che dietro la parvenza della democrazia si sono impossessate dei diritti e delle risorse che appartengono a tutti noi.

Napoleoni, economista e giornalista, esperta di strategie anti terrorismo, consulente per BBC e CNN, editorialista per ‘El Pais’, ‘Le Monde’, ‘The Guardian’, ‘Internazionale’, ‘l’Unità’, ‘Il Caffè’, ‘L’Espresso’ da Pordenonelegge.it lancia apparenti paradossi: nel mondo arabo le rivolte sono scoppiate per ottenere la democrazia, in Europa (pensiamo al movimento più forte e attivo, gli Indignados spagnoli) contro la democrazia (contro la degenerazione della democrazia).
Si è creato un ponte tra le sponde del Mediterraneo: dal mondo arabo alla Spagna per influenzare il resto dell’Europa occidentale e tornare poi al sud, a Tel Aviv dove i giovani hanno eretto una tendopoli per protestare contro il proprio governo.
Essi sono a favore della nascita di uno stato palestinese e chi paventava anche in questo caso infiltrazioni o manipolazioni da parte del fondamentalismo islamico è stato smentito. Secondo Napoleoni la dimostrazione che “per 10 anni, dall’11 settembre 2001 ad oggi, i governi occidentali hanno somministrato ai cittadini una propaganda della paura per varare leggi sempre più restrittive dei diritti che mai avrebbero potuto far approvare senza lo spauracchio del terrorismo”.

La società civile nel mondo arabo ha iniziato la propria riscossa grazie agli strumenti di comunicazione tecnologica, media che stanno conferendo potere alle masse anche se queste non sono ancora completamente consapevoli del fenomeno in atto.
Napoleoni ammette che l’Italia, come fosse isolata da una campana di vetro, è indietro rispetto alla vicina Spagna, ma la campagna dei quattro referendum primaverili ha mostrato che anche il Belpaese si è lentamente messo in moto.
"I fenomeni del precariato, del mercato nero e dei sostegni garantiti dai risparmi delle famiglie hanno funzionato da cuscinetto ammortizzatore rispetto a rivolte come quella degli Indignados".
Ma l’insoddisfazione, la rabbia sociale e l’indignazione stanno montando.

Se la volontà della società civile attraverso twitter, facebook, gli i-phone e gli smartphone ha portato alla mobilitazione di massa causando il naufragio di dittature feroci e decennali come quelle di Ben Alì, Mubarak e Gheddafi, forse presto riusciremo ad archiviare come l’incubo di una notte le figurine mediocri che da 20 anni, riciclandosi, ci hanno condotti sull’orlo del baratro.
Solo però quando dimostreremo di aver capito la lezione più importante: la democrazia è il miglior sistema di governo finora conosciuto (o il meno peggio, in versione pessimistica) ma è esposto alle degenerazione, non è mai un diritto acquisito una volta e per sempre, ma si difende e (ri)costruisce giorno per giorno.

Siamo sicuri (ennesima provocazione o altro stimolo alla riflessione?) che uscire dall’euro sia una catastrofe per l’Italia? Non sarebbe meglio affidarsi ad un “default pilotato”? Siamo certi che una classe dirigente responsabile e complice della catastrofe economica sia ora in grado di riparare i guasti?
L’Italia è riuscita a rispettare i parametri di Maastricht solo negli anni '90 del 1900 quando ha compiuto lo sforzo per raggiungere l’ingresso nella moneta unica, poi ha ripreso allegramente a moltiplicare a dismisura il proprio debito pubblico, come e più di prima. L’Unione Europea non ha l’autorevolezza, né si è mai preoccupata di dotarsi degli strumenti adeguati per far rispettare il rigore e l’equilibrio economico-finanziario.
Napoleoni rammenta un caso limite, quello del Belgio: da un anno e mezzo senza governo, l’economia del paese viaggia a vele spiegate, inanellando continui record di crescita; perché la cittadinanza si è affidata ai famigerati (almeno in Italia) ‘tecnici’.
Un segnale, forse: nel prossimo decennio potrebbe estinguersi la politica come l’abbiamo conosciuta dal 1800 fino ad oggi; i cittadini, gli unici davvero in grado di sapere e capire le esigenze dei territori daranno vita a reti sempre più fitte, complesse e intelligenti, affidandosi per le scelte strategiche a persone competenti, Scienziati e Tecnici.
I politici hanno fallito ad ogni latitudine del Pianeta, dimostrando lacune culturali e caratteriali.

Democrazia 2.0, ci salverà uno smartphone?
Solo se useremo il nostro cervello e integreremo il pensiero con pratiche concrete e virtuose; non affidandoci esclusivamente alla sim card.

Pubblicato il 17/9/2011 alle 12.36 nella rubrica Società&Politica.

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