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Cossiga, la solita santità post mortem e la censura

di Hermes Pittelli ©
 

 E' morto Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica (ed ex 'tante cose'), evviva Cossiga!

Stomachevoli come sempre le frasette di circostanze del microcosmo politicante italico. Chissà perché, appena uno muore, per il solo merito di essere trapassato, viene beatificato all'istante. Questo tra l'altro induce a concludere che forse la dipartita rende lieti amici e nemici, sulla cui onestà intellettuale (oppure 'onestà' tout court) potremmo disquisire per anni.

Sulla pagina FaceBook della senatrice Simona Vicari (pdl, grande amica dei petrolizzatori) campeggia una frase da consegnare agli annales:
"Cossiga lascia insegnamenti preziosi".

E' vero che l'Italia è il paesino dei grandi misteri e delle verità variabili a seconda della bisogna del momento; il paesucolo della memoria corta e dei nasi lunghi, ma sono stato colto da un senso di 'vertigine'. Così ho voluto lasciare un commento, commento che poco dopo è stato misteriosamente rimosso da qualche invisibile manina. Censura preventiva?

Eppure mi sembrava di non aver scritto concetti troppo 'traumaturgici': ho solo rammentato che il Picconatore, tra i tanti insegnamenti, ha mostrato come si può abbandonare un collega di partito al tribunale del popolo delle br in nome di una qualche 'ragione di stato' o, ancora, ordinare alla polizia di massacrare senza pietà i manifestanti e i giovani docenti universitari in odore di simpatie 'sinistrorse'.

Verità storiche che lo stesso Cossiga ha raccontato e rivendicato fieramente in più di una intervista.

Ho aggiunto infine - forse commettendo peccato di lesa maestà - che tra tanti cattivi maestri italici, non ci siamo evidentemente accorti di averne perduto uno 'buono'...

Pubblicato il 18/8/2010 alle 13.39 nella rubrica Società&Politica.

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