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Obama chiede misure contro i cambiamenti climatici, il governo italiano li nega. Per decreto

(e il sindaco di San Francisco scrive una mail ‘verde’ a quello di Parma)




di Hermes Pittelli ã

 
Berlusconi non si (ci) concede tregua. “Io e Obama? Identità di vedute su tutti i temi”. Dopo aver brillantemente risolto grazie al telefonino presidenziale una potenziale crisi tra la Nato e la Turchia, il Cavaliere assicura: “Anche sulla tutela dell’ambiente, Italia e Usa hanno le stesse idee”.

Ma Obama lo sa? Perché, un conto è raccontare leggende metropolitane al popolino italico grazie a scriba compiacenti, altra faccenda ‘intortare’ leader internazionali che si fidano di collaboratori scientifici forse un po' più preparati e attendibili.

Così, suscita sorpresa, tra coloro non completamente soggiogati dalle gag alla Alvaro Vitali al G20 di Londra (altro che strategia pop, come scritto dal Corriere della Sera), auscultare le sempre audaci dichiarazioni del premier sullo stato di salute del pianeta.
Strano, perché mentre l’immenso (il confronto è con i nostri lillipuziani politicanti) Obama parla senza ombra di dubbio della priorità mondiale di scongiurare il surriscaldamento terrestre e i cambiamenti climatici causati dallo scriteriato atteggiamento dell’uomo, il nostro Senato approva una mozione del governo che nega questa realtà acclarata.
Il legame tra aumento della temperatura e concentrazione di CO2 non sarebbe chiaro, il livello degli oceani non aumenterebbe a ritmo preoccupante, le calotte polari e i ghiacciai non si stanno sciogliendo e se anche tutto questo fosse vero, il governo risolve il trascurabile fastidio con un decreto che nega l’evidenza. Oplà, il problema è risolto. Un governo decisionista, un governo formato da veri uomini del fare, un governo che non può tollerare le farneticazioni di uno sparuto gruppo di scienziati bolscevichi, soprattutto se possono inficiare la validità di certi business plan orientati alla cementificazione selvaggia, alla costruzione di centrali nucleari, di inceneritori, di Tav, Ponti universali, centri olii, all’aumento di produzione di automobili inquinanti. Una vera congiura ambientalista, da debellare con ogni mezzo.

Barack afferma di voler ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per riportarle ai livelli del 1990, un’apertura al protocollo ambientale di Kyoto sempre osteggiato da quel gran genio del suo predecessore; afferma di voler varare stategie ambientali basate sulla riduzione degli sprechi di energia e la sua ottimizzazione, sulla bio architettura, dichiara di voler accontentare i giovani che gli chiedono un mondo libero dalla minaccia nucleare bellica.
In Italia non giunge eco, o attenuata e opportunamente corretta, di questi discorsi, troppo impegnati a commentare al Bar Sport le imprese berlusconiane, le sue irresistibili battute e la crisi della Rossa (non dei rossi, ormai stinti ed estinti) che quest’anno proprio non va.

Il clima cambia mettendo a rischio gli ecosistemi, l’equilibrio naturale del pianeta, la salute e la vita degli esseri umani? Non Italia, in Italia lo neghiamo, nero su bianco (non è una barzelletta 'arcoriana' su Obama) con un bel decreto proposto da colti scienziati quali il primo firmatario Antonio D’Alì (addirittura presidente della Commissione Ambiente di palazzo Madama), coadiuvato da Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria del Senato (ah, ecco…), dal presidente della Commissione Istruzione e beni culturali (poveri noi!) del Senato, Guido Possa, e da altri trentaquattro senatori. Naturalmente, a sostegno della sciagurata tesi, verranno probabilmente citati 'alcuni' eminenti studiosi; peccato sia facile risalire, sempre tramite la vituperata rete, ad una coincidenza curiosa: gli scienziati negazionisti sono al soldo della multinazionale Exxon (la più grande multinazionale mondiale del petrolio, olé) e sono praticamente gli stessi che, sempre dietro lauto compenso (soldi di Big Tobacco, multinazionale del tabacco), esprimevano dubbi sul nesso tra consumo di sigarette e cancro ai polmoni. Siccome, all’ignoranza rivestita da tracotanza e furbizia non c’è limite, i cervelloni del governo aggiungono anche facezie del genere: “L’aumento della temperatura terrestre di qualche grado non può fare altro che migliorare la salute delle persone e l’andamento dell’economia”. Come dire, citando il Grande Capo per referente parallelismo, che Mussolini spediva i suoi oppositori in allegri villaggi vacanze.

I politici italiani sono scientificamente ignoranti, vogliono scientificamente rimanere abbarbicati alle loro lacune e soprattutto scientificamente elaborano i loro loschi progetti di business che nulla hanno da spartire con la ‘Politica’ (dal greco antico: arte di governare la polis, la città, la comunità; volendo allargare il concetto: arte del saggio e buon governo).

E poi cosa accade? Una notizia che forse avrete scovato sul web, magari sul sito del coriaceo Professor Montanari, ma che come sempre è sfuggita (è stata volutamente occultata) ai grandi media nazionali, quelli autorevoli, quelli che consentono al popolo italico di formarsi un’opinione autonoma e precisa: il sindaco di San Francisco (noto guerrigliero ambientalista) ha scritto una mail al suo omologo di Parma, invitandolo a riconsiderare la decisione di costruire l’ennesimo mortale inceneritore per risolvere il problema dei rifiuti. Forse, visto che noi italiani abbiamo problemi con la nostra stessa lingua, ci siamo trovati in difficoltà con la mail scritta in inglese (questo il link del testo integrale, per chi volesse cimentarsi nell’ardua impresa:
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1704&Itemid=68 ).

Per chi ama il sano, rilassante ozio, ecco la versione tradotta:

“di Gavin Newsom

Caro Sindaco di Parma,

Sono profondamente preoccupato nell’apprendere che Parma sta considerando l’incenerimento degli scarti dei suoi cittadini come un sistema di gestione dei rifiuti. Come sindaco di una città grande, geograficamente complessa e fisicamente costretta desidero portate alla sua attenzione il successo di San Francisco: noi ricicliamo e compostiamo il 70% del flusso dei nostri rifiuti.

Dal nostro rifiuto organico noi creiamo un compost che è fortemente richiesto, che arricchisce il nostro terreno, che ci fa risparmiare acqua, che riduce il ricorso a pesticidi e fertilizzanti mentre fissa l’anidride carbonica sottraendola all’atmosfera. In più, ci fa ottenere splendidi prodotti. In precedenza tutto questo finiva in discarica. Ma l’incenerimento ha impatti ancora maggiori e più negativi sull’atmosfera.

Parma è al centro della regione Emilia Romagna, patria di alcuni dei cibi più famosi e prelibati al mondo. Questo ben di Dio agricolo è l’eredità che avete avuto dal vostro terreno e dai vostri contadini. Negli Stati Uniti San Francisco è ugualmente un centro di produzione agricola ed alimentare. Qui i nostri rifiuti ci forniscono il più ricco dei compost organici per la frutta, per la verdura e per i vini biologici.

Io esorto il sindaco di Parma a venire a visitare San Francisco, così come hanno fatto oltre cento sindaci in occasione del World Environment Day nel 2005. A lui mostrerò personalmente come recuperiamo, a nostro beneficio, oltre il 70% dei rifiuti che produciamo.

Ciao,

Gavin Newsom”.

Ecco, quando davvero dovremmo prendere lezioni dagli americani. Ma senza essere sempre e comunque succubi della presunta superiorità statunitense e provinciali nell'approccio ai problemi, se il sindaco di Parma e gli altri amministratori della cosa pubblica, correi della criminale strategia pro inceneritori, volessero redimersi e imparare senza affrontare lunghe e faticose trasferte, potrebbero recarsi nelle località che fanno parte della rete dei Comuni Virtuosi (http://www.comunivirtuosi.org/).

Qui, in Italia. Incredibile, vero?

Pubblicato il 7/4/2009 alle 12.49 nella rubrica Diario.

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