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Automobile o vita del pianeta? Un arduo dilemma

di Hermes Pittelli

Obama, primo atto: dialogo con l’Islam, incentivazione alle auto ecologiche e alle fonti di energia rinnovabili e ritorno all’osservanza dei diritti garantiti dalla Costituzione (vedi alla voce Guantanamo e torture, reato che alle nostre beate latitudini non è nemmeno previsto dal Codice penale). Un pericoloso rivoluzionario, da fermare prima che sia troppo tardi.
E qui nella nostra Repubblichina? Tutta una corsa da parte dei galoppini dei padroni per affermare davanti ai microfoni: “Il Papa ha ragione, noi condividiamo il suo pensiero. Il Presidente Napolitano ha ragione, noi condividiamo il suo pensiero”.
Messaggi alla nazione profondi e memorabili. Ratzinger e Napolitano saranno davvero grati a tutte queste menti brillanti che appoggiano con solerzia le loro posizioni. Ma un’idea, un progetto originale, partorito tutto da soli, in proprio, nella laboriosa solitudine della propria bottega?
Chissà quando potremo beneficiare di questo grande evento. Curioso che proprio il pastore tedesco e il primo garante della nostra stupenda Costituzione a rischio estinzione, in due distinti messaggi propiziatori per un 2009 comunque di lacrime e sangue, abbiano invitato i cittadini le istituzioni le imprese ad un recupero del valore della Sobrietà. Abbiamo assistito alla consueta carica affannata alla ricerca del microfono e della telecamera da parte dei cicisbei di cui sopra e buonanotte suonatori.
Un concetto che è riuscito a resistere pochi minuti ai lanci d’agenzia e agli indigesti boli politici dei tg. Eppure… eppure questa crisi (ma cos’è questa crisi? Degrado economico o morale? Disfacimento di risorse monetarie o distruzione dell’intelligenza umana?), cavalcata in modo opportuno, potrebbe essere un’occasione di riscatto per il Pianeta.

Una notiziola trascurabile è sfuggita ai più, o semplicemente è stata fagocitata nel tritatutto della baraonda mediatica che tra un servizio di nera sull’ultimo stupro o efferato omicidio e una dotta disquisizione sociologica sulle tette del Grande Fratello ci impedisce di fermarci a riflettere per capire quali siano davvero le informazioni preziose per la nostra vita di cittadini e persone: a dicembre dell’anno appena estinto, 90 mila auto invendute sono rimaste sui piazzali del porto di Bremerhaven, in Germania, mandando completamente in tilt le normali attività della struttura.
Qualche piccolo ragionamento andrebbe stimolato. Possiamo continuare a vivere nelle città invase da veicoli inquinanti? Sommersi e assediati (altro che extracomunitari) da queste ammorbanti e inutili scatolette? Non andrebbe disciplinato e razionalizzato il ciclo di produzione dei veicoli o dobbiamo rassegnarci a morire soffocati dai gas di scarico o travolti perfino sui marciapiedi e sulle strisce pedonali dagli squilibrati cui vengono rilasciate patenti e vendute queste macchine “infernali”? (non si tratta di luddismo post litteram, tranquilli; solo banali constatazioni).
Non si può tornare indietro? Il progresso non si può arrestare (quale progresso? Di chi?)? I risultati nefasti per il Pianeta e per i suoi abitanti sono innegabili e lampanti. Qualcuno corre ai ripari, magari non sconfessando comunque la propria matrice americana. Obama non ha detto: “Gli Usa non produrrano più auto”, ha affermato che la grande America deve cominciare a costruire auto ecologiche e progettare il passaggio dall’era dello spreco selvaggio dell’energia e delle risorse all’era della sobrietà e delle fonti rinnovabili. La prossima vera rivoluzione passa da qui, non c’è scampo. L’alternativa è trovare un nuovo globo abitabile o scomparire a causa di disastri ambientali e guerre sempre più truculente per accaparrarsi sostentamento alimentare.

Da noi gli argomenti sono: il rilancio del nucleare, il divieto delle intercettazioni (un bel favore alla criminalità, e intanto il Pil gode…) e la resistenza dell’eroico Villari ai giochetti dei partiti che come sempre vogliono allungare le adunche mani sulla Rai; condite dalle bufale sul salvataggio di Alitalia (in qualunque altro Paese del mondo da tempo sarebbe fallita e i manager sarebbero stati cacciati o inquisiti) e sugli aiuti di stato (sempre a spese di Pantalon, il cittadino ignaro e agnostico che si fa ipnotizzare dai reality e poi paga di tasca sua).

Potremmo consigliare ai nostri dipendenti che occupano indebitamente le istituzioni (Chi li ha scelti? Chi li ha votati?) delle letture sane e stimolanti: Sobrietà (toh, quella cosa strana di cui parlavano Ratzinger e Napolitano) di Francesco Gesualdi oppure Decrescita felice di Maurizio Pallante. Così, due a caso. Volendo, per darsi un tono più internazionale, si potrebbe anche scegliere qualche saggio di Jeremy Rifkin, ma giusto per scadere nel consueto provincialismo tricolore.
Altrimenti, continuando a negare la realtà (o stravolgerla o camuffarla con gli llusionismi tanto cari a certi capi di governo), non resta che aggrapparsi al buon senso e al senso di giustizia della Natura: il petrolio sta per finire; non bastasse questo, verrà 'finita' la razza umana.

Pubblicato il 30/1/2009 alle 12.28 nella rubrica Diario.

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