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La Juve può vincere, l’Inter non è “Special”

di Hermes Pittelli

L
’inguaribile e impareggiabile guascone del calcio italiano, al secolo Giovanni Galeone, lo ha certificato alla sua maniera: “Altro che Mourinho! Sono più bravi i miei allievi Allegri, Gasperini, Giampaolo”.

Amabile conversatore, uomo di mondo, abituato ad essere esaltato come un vero mago del pallone (soprattutto a Pescara… ma anche a Udine) o additato quale folle visionario per i suoi convincimenti tattici (4 3 3 sempre e comunque), dal suo esilio dorato di pensionato di lusso si concede ancora lo sberleffo verbale per spiegare che lo strapagato allenatore dell’Inter è Special One a livello mediatico, di sicuro non per quello che riesce a trasmettere ai suoi ragazzi.

Un ragionamento meno provocatorio di quanto potrebbe apparire in superficie. L’attuale guru nerazzurro si è da subito proclamato ‘non pirla’ (e se ha strappato quell’ingaggio, fesso non è…) e pontificando ex cathedra urbi et orbi ha arringato le estasiate folle italiche del calcio spiegando che finalmente anche lo Stivale avrebbe potuto ammirare i suoi schemi rivoluzionari, forieri di spettacolo, gol, record e vittorie a go go.

‘Prefisso’ di riferimento il 4 3 3 tanto caro al citato Galeone. Per applicarlo con efficacia ha subito chiesto a Moratti i giocatori più adatti a interpretare quel canovaccio: due ali vere, in grado di galoppare sulle praterie laterali e capaci di scodellare cross millimetrici a ripetizione in mezzo all’area per i vari Ibrahimovic, Cruz, Crespo, Adriano o Balotelli di turno. E poi un centrocampista giovane, di forza fisica e sostanza che non disdegni la conclusione in porta alla bisogna. Accontentato: ecco a peso d’oro Mancini e Quaresma, ecco Muntari. Assi da aggiungere alla scala reale di quelli che già erano alla Pinetina, a detta degli espertoni la rosa più forte e meglio assortita d’Europa. Dunque, per Mourinho una sola missione: vincere tutto, ovunque, divertendo.

Abbiamo sussurrato: finalmente torna di moda il gioco arioso ed elegante, quello che prevede uno sviluppo armonioso e uno sfruttamento delle meravigliose corsie laterali, da noi trascurate per orridi intruppamenti nelle ultaffollate vie centrali del campo.

Purtroppo, come sempre, tra la teoria e la pratica, c’è di mezzo la realtà. L’Inter spumeggiante di Mourinho non l‘ha ancora ammirata nessuno; questa ricalca, anche male, quella tanto bistrattata dell’altro grande antipatico Mancio. Le ali hanno dimostrato di essere di piombo, incatenate al loro posto, altro che dribbling funambolici e scatti a ripetizione. Tanta panchina e tanta tribuna.

In fondo anche un 4 4 2 applicato con leggiadria può divertire. Invece, per la maggior parte del tempo grande impatto ‘fisico’ e palla lunga per Ibrahimovic sperando che dal cilindro estragga qualche magia: Questo l’unico schema dell’Inter. In Italia, finora ha funzionato ma si sta inceppando. In Europa non abbocca nessuno e a Manchester si stanno leccando i baffi all’idea del prossimo turno di Champions, quello che prevede l’eliminazione diretta.

Fa bene, benissimo dunque la coriacea Juve di Ranieri a cullare l’ipotesi di un clamoroso scherzetto in ottica scudetto. La Real Casa di Torino appare più quadrata, anche se a livello di qualità, sulla carta, paga dazio. Perché poi il tecnico trasteverino è bravo a lanciare anche i giovani: De Ceglie, Marchisio, e sa gestire e rilanciare i campioni maturi.

Mourinho, lodato oltre misura per due o tre buone prestazioni della sua squadra (le vittorie all’Olimpico con Roma e Lazio grazie all’italico contropiede e nello scontro diretto con la Vecchia Signora) ha mostrato segnali di preoccupante confusione tattica, il settore nel quale dovrebbe essere un drago. Quando la situazione non si sblocca o si mette al peggio, di solito l’unica contromisura è buttare in campo un’accozzaglia inguardabile di punte che vanno a pestarsi i piedi tra loro agevolando il compito di chi si difende. Cagliari e Atalanta hanno impartito lezioni di tattica al superbo mister portoghese, al pari dello spettacolare Genoa di Gasperini, formazione che meriterebbe una trattazione a parte per le mirabilie che produce in questa stagione.

Ritornano in auge i Galeone-boys: il Cagliari allenato da Allegri sta realizzando un altro piccolo miracolo sardo, del Grifone abbiamo detto, il Siena che ha scosso San Siro e imbrigliato Madama è preparato da Giampaolo.
Forse Mourinho dall’alto del suo scranno può permettersi ironie sui colleghi meno celebrati (e remunerati), ma questi dal basso del loro accurato lavoro di campo, con competenza gli dimostrano ogni domenica quanto sia duro e insidioso il campionato italiano.
Ecco perché il professor Mourinho deve indossare di nuovo e in fretta i panni del bravo allievo, ecco perché la Juve umile, tenace e affamata di Del Piero & Company può davvero mettere in scena la clamorosa stangata finale.

p.s. Ma il calcio migliore è tutto rossoblù: Genoa, Cagliari… anche il grande ex allenatore Arrigo Sacchi, esortato mesi fa da questo blog a non vedere tutto il mondo in ottica ‘squadre blasonate’, lo riconosce con ammirevole sincerità.

Pubblicato il 20/1/2009 alle 18.47 nella rubrica Divagazioni sportive.

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