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ITALIA OBSOLETA ANCHE NEL CALCIO, SI STRAPARLA DEI SOLITI NOTI

di Hermes Pittelli

Roma, 27 ottobre 2008 - Inter, Milan, Juventus, Napoli, Fiorentina, Roma e Lazio. Ecco l’attuale classifica della serie A. Qualcosa non quadra, perché in vetta è insediato un anomalo triumvirato (Inter, Napoli e Udinese) che con ogni probabilità si scioglierà già mercoledì sera; ma nelle imperdibili cronache tv e nelle dotte analisi dei soloni calcistici nostrani trovano diritto di cittadinanza solo le 7 sorelle (o 7 matrigne) di antica data. Non ci credete? Dunque, dei media (MEDIA, non ‘MIDIA’, capito grandi giornalisti nazionali???) televisivi è meglio non parlare per decenza visto che conduttori e soliti amici delle varie compagnie di giro che i padroni del business pallonaro sguinzagliano in queste arene vorrebbero un campionato riservato a 5 società (sai il divertimento). Anzi, meglio solo quelle tre (Inter Juve Milan, che triade!).
Ci sono poi gli opinion leaderS che non paghi delle ribalte video, ammorbano anche gli sparuti e coraggiosi lettori di quotidiani. Ora, passi per coloro che prestano la propria opera intellettuale per i fogli di partito (ovvero per la carta stampata nettamente schierata con certi clubs), ma i presunti giornalisti che dalle colonne dei cosiddetti autorevoli quotidiani nazionali sproloquiano sempre dei soliti noti sono insopportabili. E, ormai, inaccettabili. Stupirsi e indignarsi per lo sport può apparire ingenuo nella migliore delle ipotesi, sciocco in tutte le altre. In fondo il calcio italiano, pur infarcito di stranieri, riflette le magagne tipiche del Paese: gerontofilia (con tutto il rispetto per l’aggettivo vecchio, soprattutto se riferito a persone, tanto per fare un esempio, come la Professoressa Montalcini, insignita a Madrid dell’ennesima laurea ad honorem), clientelismo, lieta sudditanza al Potente o Ricco di turno.

Mario Sconcerti discetta del pessimo gioco cui è costretto ad assistere sui campi tricolore, l’ex innovatore del football mondiale Arrigo Sacchi contempla e consiglia solo le Divine (la Triade più in su citata…) e anche Ilaria D’Amico, dal suo sgabello “rosa”, continua ad avere occhi di riguardo e parole suadenti per gli attori dei cast consolidati.
Talvolta, gettare se non proprio il cuore oltre gli ostacoli almeno lo sguardo oltre la siepe, potrebbe riservare sorprese mozzafiato: per esempio, scoprire che una piccola squadra di una provincia di confine si permette non solo di avere i bilanci in attivo ma di issarsi attraverso la competenza la serietà del lavoro e il gioco spettacolare ai vertici della classifica; o si rischia di avvistare non solo la sagoma imponente dell’Etna ma anche che la Catania della pedata, sotto la guida illuminata dell’ex Uomo Ragno Zenga, a dispetto di una città allo sfacelo a causa della consueta mala amministrazione, si trasforma in un laboratorio virtuoso di tattica efficace e divertimento sopraffino. Eppure, dietro apparenti lodi al miele, Udinese e Catania sono trattate quali intruse, con il recondito pensiero e la non troppo velata speranza che rientrino al più presto nel sottoscala. Ebbene, per il bene del bistrattato calcio italiano, auspico l’esatto contrario: Udine/Catania, è qui il gioco scintillante tanto invocato, sono qui non i guru mediatici (con stipendi vergognosi) con le loro strampalate formule alchemiche, ma gli artigiani che giorno per giorno plasmano con fatica e sapienza squadre moderne, dinamiche, giovani e accattivanti. Se Marino si facesse chiamare Marinho e Zenga Zenghihno strapperebbero ingaggi favolosi a certi presidenti e il terreno calpestato dai loro piedi si illuminerebbe con lampi dorati.

Piccolo affettuoso consiglio finale; caro signor Sconcerti se desidera non allibire più al cospetto dello sconcertante non gioco delle presunte Grandi Sorelle ogni tanto perda un po’ del suo prezioso tempo ad osservare Catania, Udinese, perfino il traballante Cagliari (che contro il Milan ‘bailado’ ha dimostato cos’è una squadra); caro signor Arrigo Sacchi, non si faccia più troppe paranoie sull’incapacità delle formazioni italiane di sperimentare, innovare, coltivare l’etica del lavoro: Lei è nato in provincia, dalla provincia è partito per la Sua sfolgorante carriera, anche Lei ogni tanto si occupi della Provincia del pallone; infine, noblesse oblige, cara Signora D’Amico, sempre elegante e compita, è chiaro che è abituata a frequentare Teatri di fama ma ogni tanto anche in quelli ‘off’ si scovano talenti e personaggi da far impallidire i troppo celebrati “mattatori”.

Infine, gentili Sconcerti, Sacchi e D’Amico, non me ne vogliate, il mio non è uno sfogo contro di Voi; piuttosto avete il ‘torto’, la sfortuna di ricoprire il ruolo di paradigmi di quello che è un sistema, il sistema Italia, che come dimostrano ambiti molto più importanti di quello calcistico, così non funziona. Non più, anche se continuiamo a illuderci contro ogni evidenza. Purtroppo.

Pubblicato il 27/10/2008 alle 19.47 nella rubrica Divagazioni sportive.

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