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Pordenonelegge, tra primati (non scimmie, record!) e insidie da gigantismo
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 2 ottobre 2015



di Hermes Pittelli ©


 Il battello a vapore era partito placido e in sordina, 16 anni fa, dalle rive di Portus Naonis.

Sbuffando  e abbrivando sulle acque del sacro fiume.

Un festival dei libri con gli autori nel centro storico di Pordenone?

Un progetto da pazzi. In un paese come l’Italia, in fondo alle classifiche europee per lettura di libri e quotidiani e con l’esplosione del preoccupante fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, laureati e masterizzati compresi. Una regione, il Friuli Venezia Giulia (rigorosamente senza trattino divisorio), nota più per l’attenzione ai bes (soldini) che alla cultura (sulla definizione del termine, potremmo discettare a lungo). Invece, sognare e progettare l’improbabile, si è rivelato il modo più efficace per realizzare l’impossibile, l'apoteosi del libro e della letteratura.

Alla fine della 16° edizione, Pordenonelegge registra con merito e legittimo orgoglio l’ennesima sfilza di primati numerici (non i nostri preistorici antenati o gli abitanti del Pianeta delle Scimmie): quasi 150.000 visitatori, anche da altre regioni del Belpaese e perfino dall’estero, nell’arco dei 5 giorni (dal 16 al 20 settembre), il 53% del budget complessivo coperto dai privati, gli amici della manifestazione abbonati prima ancora di conoscere il programma completo, le scuole che hanno prenotato gli incontri loro dedicati in poche ore on line (meglio di un concerto di qualche stella del rock!), 300 incontri giovani e forti, 460 autori, 40 palchi… Vi basta?

Il mio naturale istinto da polemista e bastian contrario, mi porterebbe a interpellare quell’ex ministro, auto proclamato genio dell’economia, che non troppo anni fa (maledetta memoria che ancora funzioni!), tra gli sghignazzi generali di allocchi e servi sciocchi, sibilò con sicumera: con la cultura non si mangia… Infatti, ogni euro investito in Pordenonelegge, ne restituisce sette (7) al territorio! Gli chiederei come potrebbe, dunque, spiegare questo miracolo che ogni anno si rinnova (meglio del fenomeno del sangue di San Gennaro, 19 settembre,quest’anno in contemporanea con la presenza di Maurizio De Giovanni, scrittore partenopeo, parte napoletano…) e non si verifica, magari con l’intercessione della dea bendata, una tantum: che vuol dire una volta soltanto e non una ogni tanto!

In mezzo al diluvio di complimenti, esiste però un rischio,quello della sindrome da gigantismo, quello del delirio di (onni)potenza che spesso è tipico delle ‘multinazionali’. Nonostante gli innegabili progressi registrati negli anni, non sempre gli esercenti (alcuni, la minoranza) del centro storico si sono mostrati all’altezza dell’evento. Una certa ‘timidezza’ congenita, una mancanza di savoir faire che stride, molto, con il livello della manifestazione e con la gentilezza, l’educazione, il garbo adeguati alle ‘vetrine internazionali’. Anche le schiere di fans ogni tanto cadono in antichi vizi italopitechi: il sedicente vip (vera incivile persona) o figlio di vip o amico/a di vip ha ancora oggi la tentazione di non attendere in santa pazienza il proprio turno in fondo alla coda… Si creano quindi quelle antipatiche e ignobili triple, quarte file parallele nelle quali trionfa solo il peggio della ferina natura sub umana. Sommersi da una valanga modernista di corsi inutili, suggerisco corsi obbligatori di educazione civica, da ripristinare con urgenza, nelle famiglie, nelle scuole, nelle sedi istituzionali.

Dal punto di vista artistico, soprattutto nelle ultime edizioni, ho notato che i ‘grandi nomi’, le ‘star’, i campioni del sold out, talvolta frustrano e tradiscono le grandi aspettative del pubblico (o, semplicemente, le mie...).

Qualche esempio dall'edizione conclusa pochi giorni fa: imbarazzante il confronto tra un noto anziano giornalista e scrittore (Corrado Augias, la cui ultima 'fatica letteraria' è stata 'bacchettata' anche da Vito Mancuso, sul quotidiano La Repubblica), ateo dichiarato, negli ultimi anni ‘ossessionato' dalla figura di Cristo e dal Cristianesimo e anche soli 5 minuti di dialogo con il biblista ed esegeta di chiara fama mondiale, don Renato De Zan; tenera la coppia Gamberale/Gramellini, accolta dal pubblico delle grandi occasioni per l’evento finale al Teatro Verdi, ma le parole scandite sul palco, sono ai più risuonate un po’ banali, tanto da lambire la noia cosmica; cosa dire poi dell’acclamato pianista Ramin Bahrami che si era proposto di spiegare Bach ai nostri virgulti? Ore di coda per accedere al convento di San Francesco, tra l’altro di sera illuminato dalla luce abbagliante di Alice (capace di declamare e cantare l’eretico Pasolini con la forza della classe e della semplicità), pazienza usurata per l’arrivo del 'divo' con mezzora di ritardo, che si concede per 40 minuti e fugge via, lasciando tutti con uno scherzo in chiave di sol (sòla,come direbbero disincantati i Romani)…

Dirottati su un ‘palco minore’ e presi un po’ sottogamba, gli incontri, eccellenti, tra Marco Santagata e Walter Siti, sulla rilettura romanzesca, appassionante e raffinata degli amori danteschi; e quello tra Pino Cacucci e Piero Colussi sugli sconosciuti volontari Irlandesi che, dopo essersi arruolati nell’esercito degli Stati Uniti, disertarono per difendere l’indipendenza e l’integrità del Messico dalla solita, vile aggressione espansionistica, mascherata da lotta per la libertà; eventi che avrebbero meritato attenzioni e riconoscimenti superiori. Sono forse effetti indesiderati, non emendabili, di un festival dei libri ormai cresciuto a dismisura.

Per questo, credo, proprio per scongiurare il rischio che la ‘Creatura’ sfugga al controllo delle menti che l’hanno creata e che da sempre la rendono viva e vitale, già dal 2016 sarà necessario ancora di più coinvolgere l’intero territorio provinciale e tutti i suoi Cittadini; le istituzioni e gli altri enti (la Fiera ha già inviato ampi e lampanti segni di disponibilità) e le altre forze culturali pronte a collaborare con i paladini di #Pnlegge: vanno in questa direzione e meritano lodi per capacità di visione e tempestività, la fondazione della Fondazione Pordenonelegge le alleanze con il Salone del Libro di Torino, con il Premio Lucchetta di RaiTre Friuli Venezia Giulia e con altri importanti festival europei che saranno suggellate nei mesi futuri; perché la vera forza e la garanzia di successo di Pordenonelegge, restano loro, le persone e soprattutto le teste di Valentina Gasparet, Michela Zin, Paola Schiffo, Alberto GarliniGianmario Villalta (citati volutamente in ordine sparso e senza le mostrine dei gradi…) e tutta la Compagnia naoniana del Libro che, ogni anno a settembre, rende Pordenone l’ombelico del mondo letterario.

Grazie, sempre e solo grazie.

 

 

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