.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Solidarietà, passione e falsi miti: la lezione dell’America Latina per l’Europa
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 23 settembre 2012

 



di Hermes Pittelli © 


 Solidarietà sociale e passione latino americana.
Sono le uniche risorse con le quali la presuntuosa Europa al collasso, potrà forse sperare di costruirsi un nuovo futuro. Nonostante arranchi tra le proprie macerie ideologiche, politiche, economiche e sociali, il Vecchio Continente continua a giudicare il Sud America e il Sud del Mondo in generale come fenomeni di colorito folklore. Ne sono convinti il giornalista Gianni Minà, epurato dalla Rai da 30 anni, ancora in attesa di una spiegazione e lo scrittore e storico messicano Ignacio Paco Taibo II.
La serata di chiusura della trionfale edizione di Pordenonelegge 2012 (se 120.000 presenze vi sembran poche…) non avrebbe potuto offrire ‘interpreti’ migliori.
L’idea di continente latino americano non può più essere recepita come concetto astratto e in fondo lontano dalle nostre latitudini e dalla nostra sfera esistenziale. Su una Terra globalizzata dagli interessi ingordi e oligarchici delle multinazionali, solo le interconnessioni tra i Popoli, il confronto tra culture ed esperienze alternative, può offrire la possibilità per progettare un mondo diverso.

America Latina, espressione geografica o identità comune?
Jorge Castaneda sociologo messicano conservatore, con spiccate simpatie per la destra statunitense, per George Bush jr. in particolare, interviene ad un convegno sulle prospettive dell’America Latina, insieme al nostro inimitabile Ignacio Paco Taibo. Utilizza i primi quindici minuti a sua disposizione, per dissertare sui motivi che  a suo giudizio renderebbero inesistente il Sud America, non solo a livello politico e identitario, ma anche a livello geografico.
A Paco Ignacio Taibo II bastano 8 parole per smontare l’enfasi della tesi:
Non sarebbe carina un’idea di America Latina?”.
Cinque minuti di appalusi da parte del pubblico in sala.
Castaneda riparte all’assalto, più combattivo di prima e ribadisce l’impossibilità ontologica di questa utopia.
Taibo ascolta imperturbabile e poi proferisce altre 16 parole: Non sarebbe carina un’idea di America Latina come la concepivano Simon Bolivar e Che Guevara?”. La sala esplode d’entusiasmo, 15 minuti di applausi.
Castaneda, sconsolato, bofonchia con malcelata stizza: “Non si può discutere con gli scrittori”.
Al di là della divertente ‘spacconeria’ di Ignacio Paco Taibo quando racconta gustosi aneddoti autobiografici (non tralasciando mai di ‘celebrarsi’: “Sono un uomo molto intelligente”), la sua testimonianza è fondamentale per capire che i giochi sporchi di chi detiene le leve del potere economico (e quindi manovra anche le strategie politiche), sono uguali in tutti gli angoli del Pianeta.



Sud America e Paco Ignacio Taibo II: umanità, cultura, progresso
Gianni Minà, massimo ammiratore ed esperto italiano del continente e della cultura latinoamericani, senza tema di smentita, conferma non solo la generosità intellettuale e umana dell’Autore (“I pranzi a casa della mamma di Paco sono leggendari perché a quella tavola vengono sempre accolti sconosciuti viandanti con i quali si finisce poi per imbastire lunghi dialoghi sui temi più disparati”), ma anche la sua incredibile facondia letteraria: 50 libri belli e finiti, in attesa di pubblicazione.
A chi si stupisce per la sua prolificità scrittoria, Paco Ignacio Taibo II risponde così: “Sono monogamo, non bevo alcolici e amo scrivere”. Aggiungendo, da perfetto marpione del palco: “In questi giorni, una buona percentuale degli scrittori ospiti qui, vi avrà certo detto quanto sia faticoso e doloroso scrivere. Io vorrei chiedere loro: preferireste andare a lavorare come carpentieri?”.
Gianni Minà spiega poi che tra mille contraddizione e difficoltà il Sud America, nonostante le trame e gli intrighi degli Usa per controllare l’area, si è rimesso in piedi e ha ricominciato a marciare in modo spedito. Il continente latino americano è non solo vivo, ma vitale e brulicante di energie, fantasia, progetti.
Entro un biennio il Brasile diventerà la quinta potenza economica mondiale (purtroppo, pensando all’ambiente, grazie a ricchissimi giacimenti petroliferi scoperti nelle proprie acque territoriali).
Ecuador e Bolivia hanno recentemente riscritto le proprie Costituzioni, non inserendo some fiscali od obbrobri federalisti, ma indicando l’Ambiente come uno dei valori fondamentali e specificando che chi commette crimini contro la Natura è colpevole come chi violenta un proprio simile. Una scelta lungimirante. Una scelta che in questo frangente ci fa vergognare delle nostre attuali classi dirigenti, totalmente asservite ai potentati economici da ignorare che è stata la nostra maltrattata, magnifica Costituzione ad inserire per la prima volta al mondo il paesaggio tra i pilastri strategici di un paese civile ed evoluto.
L’Argentina che solo 9 anni fa era fallita, strangolata da un debito imposto dal Fondo monetario internazionale e dalle solite, famigerate multinazionali, non solo ha riportato la propria economia in attivo, grazie anche a soluzioni anti liberiste come le cooperative autogestite dei Lavoratori (con le Donne grandi protagoniste) che hanno resuscitato le fabbriche disintegrate dai manager e dagli ex governanti, collusi e corrotti; ma può permettersi di testimoniare il proprio risorgimento anche attraverso il varo di leggi addirittura all’avanguardia, come ad esempio quella sul sistema dei media televisivi (che l’ex Belpaese non riesce nemmeno ad immaginare).
"E' triste notare - aggiunge Minà - che mentre il Sud America lotta strenuamente per costruire i propri diritti, l'Europa li stia smantellando in nome dello spread".

Miti fondativi: tra Storia e Romanzo, tra bufale (come Davy Crockett) e Verità
Non è un gentile omaggio del Caso, se Ignacio Paco Taibo II è uno degli intellettuali più apprezzati del Sud America. Accanto ad una felicissima capacità di fascinazione narrativa, convive il rigore del metodo di ricerca delle fonti, tipico dello storico.
La capacità di creare miti fondativi, attingendo a fatti storici reali, è uno degli ingredienti che aiutano a creare l'identità e l'unità di un popolo.
Per questo Taibo si stupisce sempre quando durante le sue incursioni italiche si imbatte in statue di Garibaldi senza poncho rosso e senza cavallo:
“Perché Garibaldi era così, deve essere rappresentato così”.
Come Pancho Villa che cavalcava una cavalla chiamata Sette Leghe per quanto era veloce, una cavalla che “una volta colpita in battaglia – alla zampa o al petto? non è importante questo particolare! – continuò a galoppare come niente fosse”.
Ecco però che spunta l’anima dello Storico, quella che permette di discernere con cognizione di causa i miti fondativi realistici dalle panzane sfornate a proprio uso e consumo dai vincitori. L’ultimo libro di Taibo  - Alamo. Per la Storia non fidatevi di Hollywood - smonta con testimonianze e documentazioni inoppugnabili una delle leggende nord americane della frontiera: l’intrepido esploratore Davy Crockett e la sua partecipazione all’eroica Battaglia di Fort Alamo.
Incredibile che perfino i messicani si siano lasciati raccontare un episodio della propria storia dall’industria di Hollywood”.
Non ci fu nessuna eroica resistenza. La battaglia durò forse un’ora e mezza non di più e si risolse con un orribile massacro a danno degli americani. Davy Crockett era un cialtrone e un farabutto, non certo un audace esploratore; in quella fortezza cercava solo di salvarsi la pelle, non di combattere fino alla morte per il proprio paese. L’episodio, tutto sommato minore, non è edificante per nessuna delle parti in causa.
Il generale che guidava i soldati messicani era un delinquente, capace di vendere i cavalli della truppa per arrotondare le proprie entrate, costringendo poi i soldati a sobbarcarsi un tragitto di centinaia di chilometri a piedi; obbligandoli infine a comprare da lui le vettovaglie con cui alimentarsi. Un pessimo avvenimento storico, un'onta umana.
Una battaglia nata non per ottenere l'indipendenza, ma figlia di una bieca volontà espansionistica e speculativa. 


Gian Mario Villalta, anima e direttore artistico di Pordenonelegge, chiede a Gianni Minà, in una sorta di riflessione conclusiva, quale sia l'elemento mancante che ha originato in questi ultimi due decenni la disgregazione della società italiana e la risposta del giornalista è semplice, quanto amara: “La solidarietà sociale, quella che invece in Sud America, anche nei momenti peggiori, non manca mai”.
Il colmo per un paese che si dice cristiano.
Otro mundo es posible, un altro mondo è possibile, ma il nord del pianeta deve ripartire dalla scuole elementari; sedersi in classe, abbandonando superbia e stereotipi, per imparare di nuovo la prima, fondamentale lezione: le basi della società non sono il mercato e i suoi capricci, in nessuna forma o genere, ma le Persone.

Pierluigi Cappello, il potere delle Parole e della Poesia
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 23 settembre 2012



di Hermes Pittelli ©


 Il più importante poeta friulano vivente, autentico patrimonio nazionale, illumina la mattinata finale di Pordenonelegge 2012.
Pierluigi Cappello da Tricesimo spiega con semplicità, peculiarità dei grandi uomini, cosa sia la Poesia.
E i bambini delle scuole primarie, lo ascoltano prima con composta attenzione, per poi lanciarsi senza rete nel trovare le rime alle parole che il poeta offre come esca per la loro immaginazione.
Il segreto della Poesia, meno banale di quanto possa sembrare, si cela “nel potere della Parola”. “Un Potere misterioso in grado di irradiare quei significati nascosti nell’ombra, tra le pieghe della realtà, ma percepiti, individuati e offerti ai propri simili dai Poeti”.
Una lectio magistralis per certi versi ostica, eppure affascinante e coinvolgente.
Le rime, i versi ,le strofe, il ritmo come si trattasse di uno spartito, perché le parole sono innanzitutto suoni, note. Le strutture storiche: l’endecasillabo, la sestina, la quintina, la quartina che hanno permesso alla forma di poetica di plasmare i sentimenti e le percezioni degli autori nel corso dei secoli.
Dante Alighieri, il poeta italiano più glorioso, amato e studiato, in tutto il Mondo, scrive la Commedia in endecasillabi e ci regala magie, non solo con le sue rime perfette, ma progettando una scacchiera per le parole che diventa un ulteriore messaggio celato, da individuare ed apprezzare.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita”.

Questa prima celebre terzina, tecnicamente si definisce chiasmo, perché evidenziando la sua struttura ossea portante, si forma un ‘Chi’ greco che nell’antico alfabeto dei padri dell’Europa rappresentava l’iniziale del nome di Cristo. Un ‘miracolo’ lirico con il quale Dante ci comunica ‘in codice’ che affida e dedica il proprio (e nostro) cammino al Figlio di Dio.



Mentre Cappello, visibilmente emozionato e felice, riesce a rendere evidente a bimbi e genitori cosa sia il linguaggio poetico, offre frasi preziose che rendono comprensibili anche i concetti più complicati.
I poeti scavano nella realtà. Quello che trovano con il proprio io, lo rendono disponibile, lo trasformano in tesoro comune”.
Uno dei grandi misteri della creatività poetica, eterna fonte di dibattito, riguarda l’ispirazione. Per qualcuno è una specie di ‘super potere’, una sorta di dono divino. Eppure Cappello sostiene che tutta l’ispirazione giunge direttamente dalle parole, in modo molto concreto, parole così audaci e indipendenti che lo ‘costringono’ a scriverle: “Io giro sempre con un taccuino e una penna. Annoto frasi, accadimenti, concetti che mi colpiscono e che mi sembrano belli. Li custodisco lì. Poi, da soli, magari dopo molto tempo, cominciano ad aggregarsi fino a formare una bella melodia e a quel punto le note, cioè le parole, pretendono di essere trascritte; queste parole sono così determinate che spesso vengono a svegliarmi nel cuore della notte e non mi lasciano riposare fino a quando non le accontento. Una delle mie poesie più recenti, è nata così. Sono sempre loro a decidere quando è il momento di emergere in superficie, alla luce del sole”.

La poesia nasce quindi come suono e ritmo, un’Arte che serve all’uomo per comprendere la realtà, interpretarla attraverso il proprio intelletto, inondarla di armonia e bellezza. Per questo Cappello suggerisce sommessamente che la fruizione migliore della poesia, può avvenire soprattutto “leggendo ad alta voce, in modo tale da rendere proprie le parole messe a disposizione dal poeta”.

Ad un cultore e artigiano delle parole come Cappello, non resta che congedarsi con discrezione ed un sorriso ampio e sincero, pronunciando il vocabolo umano per lui più importante. Tutte le parole sono perle preziose, da custodire e salvare. Tutte. Alcune magari sono solo un po’ più usurate delle altre. Se esistesse un poeta capace di donare nuovo soffio vitale a parole quali ‘arcobaleno’ o ‘gabbiano’, meriterebbe immediatamente il Nobel. Ma se dovessi sceglierne una sola, da salvare per sempre, sceglierei questa: Libertà”.

Augias rivela l’inafferrabile segreto degli Italiani
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 22 settembre 2012

 

'I Segreti d'Italia' (Ed. Rizzoli), ultima fatica letteraria del noto giornalista, narra "storie, luoghi, personaggi nel romanzo di una nazione".



di Hermes Pittelli ©



 Il segreto dei segreti: capire la vera natura degli Italiani.
Siamo un rebus, un enigma, un responso di qualche sibilla; per noi stessi e soprattutto per i nostri compagni di viaggio dell’Unione europea.
Indecifrabili, inaffidabili. Incomprensibile che il Belpaese sia la patria dell’arte, della moda, del design, della Ferrari (quella di Maranello), dell’incomparabile qualità del cibo e dei vini e al tempo stesso delle mafie, delle cricche, delle infrastrutture obsolete e in perenne avaria, delle case, degli ospedali, delle scuole che crollano come carta velina.
In fondo, un segreto di Pulcinella, ma narrato con lo stile inconfondibile e lo sguardo acuto del Maestro Corrado Augias. Cronista di stampo anglosassone ed elegante scrittura mediterranea.
I Segreti d’Italia, “titolo enfatico che richiama i precedenti volumi della fortunata serie”, come sottolinea senza falsa modestia lo stesso autore, offre un’indagine, un viaggio romanzato e romanzesco tra le città, i personaggi, gli avvenimenti storici e le opere letterarie che contribuiscono a rivelare una volta per tutte l’arcano dell’identità italica. Con assoluta onestà intellettuale.
Augias utilizza subito due romanzi, entrambi pubblicati alla fine dell’800 a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, per indicare i due archetipi dell’italiano: ‘Cuore’ di Edmondo De Amicis e ‘Il piacere’ di Gabriele D’Annunzio (“Il suo capolavoro”, la postilla del grande giornalista).
In 'Cuore' c’è l’italiano onesto, laborioso, generoso, magari un po’ ‘grigio’, ma moralmente integerrimo; nel Piacere emerge la figura di Andrea Sperelli, l’italiano ribaldo e mascalzone, esteta raffinatissimo (lontano in questo aspetto da certi tristi figuri che affollano le cronache contemporanee), che si sente legibus solutus, non soggetto alla legge, perché per lui semplicemente non esiste e se esiste, la ignora.
“Siamo l’unico popolo al mondo con una divaricazione così ampia tra le nostre due nature. La Grecia madre dell’Europa è ormai solo piccolo artigianato, mare meraviglioso e turismo. La Spagna è più simile a noi, ma non raggiunge i nostri livelli eccelsi nei settori nei quali ancora brilliamo.
In Francia, paese nel quale da lungo tempo vivo per una parte dell'anno, magari sono poi disonesti come molti dei nostri politici e amministratori, ma hanno il culto della forma, quasi fino all’alterigia, in quanto parte visibile della correttezza. Fiorito, Lusi, Belsito e compagnia non hanno nemmeno una vaga idea del contegno che ogni amministratore pubblico deve avere.
Il familismo amorale individuato in Lucania dal sociologo Banfield per spiegare l’arretratezza di un paese, è addirittura dilagato. Pensiamo al triste esempio di Umberto Bossi capace di costruire le proprie fortune politiche rivendicando la propria non italianità e poi come i peggiori italiani pronto a comprare una laurea al figlio in una università albanese”.
Seneca e Alfieri sono stati i nostri unici autori di tragedie. Non per caso siamo la patria del melodramma e della commedia all’italiana. Alberto Sordi è stato cinematograficamente il nostro Moliere, l’attore che meglio ha interpretato e incarnato i peggiori vizi italici. Gli italiani anche al cospetto dei disastri, sono incapaci di vere tragedie; riescono a concludere tutto in burla”.

Augias spiega prima ai colleghi della stampa e poi alla folla da ennesimo tutto esaurito del Teatro Verdi che questa doppia natura, questa doppia faccia da Giano, si traduce in soldi bruciati. L’inadeguatezza e l’impresentabilità del precedente governo hanno acuito la crisi economica del Belpaese, hanno causato un aumento vertiginoso del famigerato differenziale perché i nostri partner continentali ci reputa(va)no ambigui, ergo inaffidabili.
Napolitano, forse eccedendo rispetto ai poteri previsti dalla carta costituzionale per il presidente della Repubblica, ha compiuto un capolavoro politico affidando la guida del governo a Monti. Di fatto, ha letteralmente salvato l’Italia dalla fogna perché questo paese alla fine del 2011 era sull’orlo del fallimento. Monti avrà commesso anche errori evitabili e non mantenuto alcune promesse, ma ha evitato il decesso del grande malato. E un altro capolavoro tattico è stato compiuto da Mario Draghi che in una sorta di partita a scacchi alla Banca centrale europea è riuscito ad isolare l’arrogantissimo presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca. L’Italia con Monti ha recuperato rispettabilità internazionale. Obama tiene ai suoi giudizi, Hollande e la Merkel gli telefonano o lo incontrano per concertare le decisioni che riguardano l’Europa”.

Il futuro però appare ancora incerto, quando non tetro, soprattutto per le nuove generazioni.

Questo è il paese dei grandi lestofanti, ma è anche il paese dell’avvocato Ambrosoli, dei giovani partigiani che si opposero al nazifascismo riscattando la vergogna dell’8 settembre e degli errori mussoliniani, è il paese dei padri costituenti che in un anno e mezzo sono riusciti a scrivere la Costituzione più bella e più avanzata del mondo. E’ il paese che nel secondo dopo guerra, rimboccandosi le maniche, è stato capace in pochi anni di trasformarsi da economia agro pastorale in potenza industriale, fino a raggiungere ritmi di crescita del 7%, ritmi oggi sostenuti solo dalla Cina”.
Augias con tatto durante l’incontro con il pubblico evita di parlare in modo troppo diffuso di politica “per non addolorarci con il bassissimo livello attuale del paese”, ma lascia in fondo intuire che per lui Mario Monti discende dal libro Cuore, mentre il precedente inquilino di palazzo Chigi, scevro da ogni raffinatezza estetica, discende dalla dissolutezza del Piacere dannunziano. Eppure, nonostante gli italiani storicamente sappiano offrire il meglio di sé soprattutto al cospetto delle prove fatali come i conflitti, l’Autore si congeda con una nota di cauto ottimismo:
Le fasi storiche sono lunghe, l’Italia si risolleverà;
io forse non farò in tempo a vederlo, ma voi e soprattutto i vostri figli, sì”.

Magari consapevoli che dopo aver regolato i conti con la Storia e la Coscienza, non si può pretendere un paese migliore, senza prima impegnarsi per diventare cittadini migliori, ogni giorno.

Letteratura a fumetti, il coraggio di crescere con le nuvole parlanti
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 20 settembre 2012



'Fiato sospeso', graphic novel di Silvia Vecchini e Antonio Vincenti in arte Sualzo, non è un gioco da ragazzi. Insegna ai giovani, ma anche agli adulti, l’importanza di sapersi tuffare nel mare della Vita senza bolle di protezione. Per diventare grandi davvero.


di Hermes Pittelli ©


 Non più figli di un dio minore, né intrattenimento per bambini.
I Fumetti sono diventati adulti e soprattutto forma d’arte ufficialmente riconosciuta dalla Cultura.
Come ‘illustra’ Sualzo alias Antonio Vincenti agli schiamazzanti e indomabili ragazzi delle scuole medie pordenonesi, “il fumetto è un mezzo (medium), non un genere. Proprio come il cinema. Attraverso i fumetti si può creare letteratura”.
Non a caso, Sualzo e la scrittrice Silvia Vecchini sono gli autori dello splendido e fortunato graphic novel ‘Fiato sospeso’, vicenda di Olivia, ragazzina affetta da allergie che trova nel nuoto e nell’amicizia di Leo il coraggio di rompere la bolla protettiva costruita intorno a lei dalla madre, per tuffarsi nel mare imprevedibile, ma meraviglioso, della Vita.
Un autentico romanzo a fumetti nel quale la parola scritta e le immagini si fondono in un connubio armonico sorprendente ed efficacissimo. Particolare che non è sfuggito agli entusiasti piccoli lettori che affollano gli stand di Pordenonelegge.it (alcuni, critici letterari in erba per l’acutezza delle osservazioni, ndr) come emerge dalle centinaia di lettere inviate ai due creatori di questa storia.
Stabilita la differenza tra fumetto seriale (ad es: Dylan Dog, Topolino, eroi Marvel, Diabolik, quelli con appuntamento periodico in edicola e con caratteristiche sostanzialmente immutabili dei personaggi e delle vicende, ndr) e graphic novel (“i protagonisti si evolvono in un numero concentrato di pagine, di solito si tratta di un avventuroso viaggio di crescita”), certificata la dignità culturale delle nuvole parlanti, Sualzo e Silvia raccontano ai giovani fan la genesi di ‘Fiato sospeso’.



Silvia
: “Mi piace scrivere storie nelle quali mi sento completamente coinvolta, nelle quali mi ritrovo.
La vicenda di Olivia nasce da una duplice ispirazione. Si tratta di una storia reale perché mia figlia è affetta da allergia, anche se è molto diversa dalla protagonista. Mi incuriosiva capire e immaginare cosa sarebbe accaduto a Olivia una volta uscita inevitabilmente dalla sfera protettiva materna, crescendo. Anche mia figlia pratica il nuoto perché è l’unica attività sportiva che possa affrontare in relativa sicurezza. Io stessa da bambina ero allergica, la mia vita - come oggi la sua - poteva dipendere dall’intervento tempestivo di una persona sconosciuta. Da tutto questo è scoccata la scintilla creativa, capire cosa accade quando la bolla si rompe. E’ una legge di Natura, ad un certo punto la mamma smette di occuparsi del pulcino, è lui con il becco divenuto robusto a sufficienza a dover rompere il guscio per uscire nel mondo”.
Antonio/Sualzo: “Per creare la storia di Olivia, abbiamo utilizzato un procedimento molto simile a quello delle riduzioni cinematografiche dei romanzi. Di solito, per il graphic novel non si lavora così, ma ci si affida ad un meccanismo molto lungo e complesso”.
Silvia: “Ho scritto la sceneggiatura in modo molto più libero e agile rispetto a quelle tradizionali per il cinema o per il fumetto. Mi interessava molto più concentrare l’attenzione sui dialoghi e sui dettagli di piccoli oggetti in grado di creare l’atmosfera giusta per la vicenda. Era poi davvero emozionante osservare come scena dopo scena i personaggi prendevano vita e si muovevano attraverso i disegni di Antonio”.
Antonio/Sualzo: “Molti lettori hanno evidenziato l’aderenza perfetta tra il testo e i disegni. In realtà il disegnatore è sempre molto preoccupato per il risultato finale, è sempre preda del dubbio sulla propria capacità di riuscire a rendere graficamente il significato della parola scritta. Ci siamo riusciti per la grande sintonia tra noi, per il modus operandi che abbiamo adottato da subito. Per esempio, eravamo entrambi d’accordo che i colori non dovessero rispecchiare la realtà, ma adattarsi e comunicare l’universo emotivo dei personaggi”.

Silvia Vecchini e Antonio Vincenti/Sualzo hanno ottenuto l’obiettivo più gratificante. Le giovani Lettrici e i giovani Lettori si sono appassionati non solo al loro romanzo a fumetti, ma alla letteratura tout court, dimostrando un’intelligenza e una sensibilità rare nel cogliere le sfumature della delicata sfera emozionale di Olivia e Leo.
Saranno quindi non solo Lettori attenti e appassionati in futuro, ma Cittadini migliori e forse, chissà, nuovi autori a loro volta.
Come insegna Olivia, nel finale aperto della sua storia, la vera vittoria nella Vita non consiste nel raggiungere il traguardo per primi, ma nel coraggio di affrontare le sfide:
anche contro i propri limiti, anche quelle che ci lasciano con il fiato sospeso.

Pordenonelegge.it 2012, partenza sprint con due ‘Scrittori per caso’
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 20 settembre 2012


di Hermes Pittelli ©


 Uno scrittore cui non piaceva leggere e un biologo, scrittore per noia.
Si incontrano sul palcoscenico di un teatro e chiacchierano delle rispettive esperienze.
Seduti su un divano bianco, essenziale, sorseggiando acqua minerale naturale.
Sono figlio di un’insegnate che mi inseguiva con i libri per convincermi a leggerli, una disperazione”.
L’altro ascolta. Poi racconta il suo esordio letterario.
Distante dal mito o dalla leggenda che di solito ammanta i predestinati.
Non ero un talento precoce. Da bambino non amavo scrivere e a scuola prendevo spesso brutti voti in italiano e spesso ero rimandato a settembre”.
Il giovane, irrompe, entusiasta: “Ho cominciato a leggere a vent’anni, quando mio padre, uomo sempre parco di parole, mi ha messo in mano a forza un tuo libro dicendomi solo che quello mi sarebbe piaciuto. Mi è piaciuto così tanto che mi sono appassionato non solo alla lettura, ma anche alla scrittura”.

Il ‘veterano’ quasi si commuove, anche perché non è la prima volta che gli riesce il miracolo laico di convertire allergici ai libri (ad esempio, un anziano idraulico romano) in stakanovisti della pagina scritta. Questa, però, è un’altra storia.

Sono biologo, ma mi annoiavo. Ho cominciato a scrivere per caso. Un romanzo tristissimo, intitolato Branchie. L’ho fatto leggere ad un amico che lavorava per una casa editrice sindacale di cui ignoravo l’esistenza e soprattutto non immaginavo si occupasse di letteratura. Era una collana nuova, creata per dare un’opportunità a giovani talenti. Dopo qualche giorno il mio amico mi ha telefonato annunciandomi che se avessi completato il romanzo, me lo avrebbero pubblicato. La notizia mi ha gasato. Il rovescio della medaglia è che trattandosi di una piccola casa editrice, la distribuzione era molto limitata. Anzi, quando gli amici mi chiedevano dove avrebbero potuto trovare il mio libro, indicavo una sola libreria a Roma, in Via delle Botteghe Oscure. Ad un certo punto, passavo tutti i giorni per controllare se la pila – si fa per dire – del mio romanzo si assottigliava. In realtà, molte volte aumentava! Nel senso che i pochi che l’avevano acquistato, lo riportavano lamentando che fosse proprio brutto.
La pubblicazione, lungi dal rappresentare l’anticamera del successo, è solo l’inizio del calvario per lo scrittore; perché poi scopre i problemi legati alla distribuzione e al rapporto con l’ufficio stampa che deve promuovere la propria opera. All’inizio litigavo sempre con l’ufficio stampa: è più facile trovare un responsabile esterno per i propri insuccessi, piuttosto che ammettere che il tuo libro è brutto.
Comunque, sono stato fortunato, perché tra i pochi che lo avevano acquistato e letto c’era anche un dirigente della Mondadori che mi convocò a Segrate.
Il viaggio fu a dir poco avventuroso. Quando sono ansioso e quando litigo, dopo cado in un sonno profondo. In quel caso ero così ansioso che a Orvieto già ronfavo della grossa. Mi sono svegliato a Bologna accorgendomi che qualcuno mi aveva rubato il portafoglio. Non avevo più una lira (all’epoca c’erano ancora le lire e non esistevano i cellulari)!
Arrivato a Milano non sapevo come comportarmi, così, come avevo sempre visto fare a Termini, ho cominciato a chiedere in giro:
<< Scusa, puoi darmi duecento lire?>>.
Ho rimediato un gettone telefonico e dopo aver consultato un elenco mezzo strappato ho telefonato in Mondadori, ma non mi ricordavo più il nome del dirigente, quindi ho chiesto di parlare con uno dei piani alti. Nel frattempo, l’illuminazione: Ferrari, dottor Ferrari! Mi hanno risposto che di Ferrari ce n’erano circa 70… Ho insistito chiedendo di parlare con il più importante e alla fine sono riuscito a farmelo passare e a raccontargli l’accaduto. Mi ha esortato a prendere un taxi che poi avrebbe saldato lui. Sono riuscito ad arrivare a Segrate e pensandoci adesso, il mio ingresso in Mondadori è stato proprio trionfale.
Ferrari mi disse che il mio Branchie gli era piaciuto molto e voleva pubblicarlo. Ma c’era l’ostacolo della casa editrice sindacale che non voleva saperne di concedere un favore ad un’azienda di Berlusconi. Io li rassicuravo sul fatto che nemmeno a me piacesse, ma che, senza dubbio, farsi pubblicare un libro dalla Mondadori…
E dentro di me pensavo che magari fosse solo un problema di soldi; in fondo, al cospetto di certe cifre, anche il compagno più inveterato può vacillare. Loro però sembravano irremovibili: il dottor Ferrari chiese se avessi altri romanzi pronti. Altri romanzi? All’epoca mica pensavo di diventare scrittore, al limite avevo dei racconti; ma quelli non andavano bene perché, tanto per cambiare, erano tempi duri per l’editoria e poi in Italia i racconti pare non siano molto apprezzati dai lettori. Insomma, come diceva Ferrari, <<Il momento è delicato>>.
Una frase che poi nel corso degli anni, una volta diventato scrittore a tutti gli effetti, mi è stata ripetuta ogni volta che ho proposto di pubblicare questi benedetti racconti; aumentati di numero con il trascorrere del tempo
”.

Nel corso degli anni, in effetti, l’ex biologo è diventato uno scrittore vero e di successo. Da tre dei suoi romanzi più noti, sono stati tratti lungometraggi cinematografici, diretti da grandi registi (‘Io non ho paura’ e ‘Come Dio comanda’ – entrambi per la regia di Gabriele Salvatores; ‘Io e te’ – Bernardo Bertolucci).
Per meglio illustrarne il talento, la capacità di destreggiarsi con un registro narrativo in perenne alternanza ed armonico equilibrio tra il tragico e il comico, l’altro scrittore, quello giovane, invita il suo mentore letterario inconsapevole a leggere uno dei racconti finalmente pubblicati in una doverosa raccolta (ottenuta dopo terribili minacce).
Il pubblico del teatro ride di cuore per tutta la durata della lettura.
Il titolo della raccolta celebra, con evidente auto ironia, quella lunga teoria di rifiuti (con la medesima motivazione), con la frase fatidica: ‘Il momento è delicato’. Profetico, considerando l’attualità, non solo per l’editoria.

Comincia ufficialmente così l’edizione 2012 di Pordenonelegge.it, autentica festa del libro con gli autori, divenuto ormai appuntamento di rilevanza nazionale e internazionale.
I due ‘Scrittori per caso’, Marco Missiroli, il giovane (finalista al Premio Campiello), e Niccolò Ammaniti, il ‘veterano’, inaugurano tra gli applausi scroscianti del Teatro Verdi di Pordenone, gremito come non mai di appassionati e della consueta parata di rappresentanti istituzionali, la kermesse culturale che ancora una volta, grazie alla competenza e alle intuizioni degli organizzatori, frantumerà ogni record. Bastano due dati per capire l’importanza dell’evento: 340 autori, 235 appuntamenti;
5 giorni (19 – 23 settembre 2012) di pura esaltazione culturale sulle rive del fiume Noncello.

Come dice Ammaniti dei suoi racconti, una sorta di vacanza rigenerante, per la mente e per lo spirito (nel suo caso, per smaltire la sofferenza della creazione tra un romanzo e l’altro).
Forse non sarà vero come sosteneva Valentino Bompiani che “un uomo che legge, ne vale due”; ma certo, per dirla con Flaubert, non si legge “come fanno i bambini, per divertirsi, o come gli ambiziosi, per istruirsi;
no, si legge per vivere
”.

Scienza e Web 2.0, la sfida per i Cittadini del domani
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 19 settembre 2012
 


di Hermes Pittelli ©


 Steve Jobs non sarà ricordato come il Galileo Galilei del III millennio;
ma molti dei gingilli tecnologici e dei programmi sviluppati dalla sua azienda, continueranno ad influenzare il modo di relazionarsi, comunicare, creare informazione, cultura, scienza; anche in futuro.
Non a caso, Nico Pitrelli, giornalista scientifico, nell’ambito dell’ormai internazionale festival del libro Pordenonelegge.it, comincia l’incontro con gli studenti delle superiori citando la celebre frase del defunto capo della Apple, pronunciata al cospetto degli universitari di Stanford: Stay hungry, stay foolish” (rimanete affamati, rimanete folli).
Fame e follia sono ottimi propellenti per una vita all’insegna della scoperta continua di obiettivi e progetti da realizzare.
La Rete, anche senza approcci miracolistici, come i media che si sono alternati nel corso dei secoli, dalla parola scritta alla stampa fino al computer, cambia non solo le relazioni tra gli esseri umani, ma anche i codici linguistici e informativi della Scienza e forse lo stesso metodo scientifico.
I grandi problemi che minacciano la stessa sopravvivenza del mondo globalizzato – global warming, bioterrorismo, cancro, pandemie – potrebbero forse trovare una soluzione sfruttando a pieno regime le potenzialità della Rete; questo è il convincimento di un numero sempre più cospicuo di Scienziati.
Basti pensare a quel signore malato di tumore che ha pubblicato le proprie cartelle cliniche, per rintracciare una cura adeguata; o al matematico incapace di trovare il bandolo della matassa di una complicatissima equazione, che ha chiesto aiuto sul web trovando in poche settimane la via giusta, vincendo in seguito addirittura la prestigiosa medaglia Fields, l’equivalente del Nobel per la matematica.

Sveva Avveduto, ricercatrice del CNR, cita Sant’Agostino per sgombrare il campo da equivoci: circolo e calamaio, ovvero confronto, dialogo, circolazione delle idee e studio personale, non sono invenzioni moderne. Sono mutate le forme e i supporti. Insomma, l’dea della ‘rete’ del sapere è più antica di quanto comunemente si creda. Certo, Einstein ha dovuto attendere molti anni prima di trovare il modello matematico che gli permettesse di spiegare la teoria della relatività – oggi forse impiegherebbe solo poche settimane – ma le ‘smart communities’ sul web, i gruppi che si aggregano spontaneamente e nascono all’istante coagulati attorno ad un problema da risolvere, ad un progetto da realizzare o ad una causa da promuovere, sono solo l’evoluzione tecnologica delle care, secolari comunità umane.
Scienza 2.0 e Web 2.0 in realtà sono formulette del marketing, accattivanti, nulla più.
Il valore aggiunto della Rete consiste nell’offerta quasi infinita di ingressi per accedere alla conoscenza e ai saperi; in questo senso, si tratta davvero di una nuova rivoluzione copernicana. Si pensi ad una comunità virtuale come Research Gate, nella quale i ricercatori del Cnr si confrontano e si scambiano preziose informazioni, in modo diretto ed immediato.
Come evidenzia correttamente Avveduto, l’utilizzo di Internet e delle informazioni virtuali, deve avvenire con consapevolezza. L’attendibilità e l’autorevolezza delle fonti restano uno scoglio sul quale tutti noi rischiamo di naufragare senza carte nautiche di riferimento, senza una fedele Stella Polare che ci indichi la rotta. “Wikipidia, utilizzato ormai da quasi tutti gli studenti al posto delle tradizionali enciclopedie, contiene migliaia di voci errate”. Anche gli imbonitori, gli imbroglioni, i cartomanti, i ciarlatani del III millennio si sono adeguati alla comunicazione hi tech.
Sostiene Avveduto che proprio la ‘Scuola 2.0’ – per restare nel campo delle formule markettare – è il luogo deputato per discernere e scegliere in modo 'avveduto' le fonti della conoscenza. Scuola italiana che purtroppo paga ritardi culturali dovuti, non solo alla barbarie politica ed istituzionale degli ultimi 30 anni, ma anche resistenze romantiche al mutamento delle forme e dei supporti informativi, unite alla strenua difesa di interessi privati delle lobbies editoriali.
Dal punto di vista del risparmio economico e di tempo, non esiste confronto tra i supporti digitali e virtuali e i libri cartacei. La soluzione più ragionevole, sarebbe la coesistenza equilibrata dei due universi culturali”.

Come dice Pitrelli, l’evoluzione del web 2.0 non innescherà ‘solo’ un’evoluzione culturale e antropologica. Potrebbe forse causarne una addirittura biologica; ma quella più importante riguarda i ragazzi di oggi, nativi digitali, che prima di assistere alla conferenza ascoltano musica con l’ipod, video giocano sull’ipad, si scattano foto con lo smartphone e le postano immediatamente su facebook e saranno i Cittadini di domani: riguarderà (come sempre) la loro capacità di costruire una società democratica, economicamente e socialmente equa, eco sostenibile.

Una società digitale nelle forme e negli strumenti, ma con l’auspicio che, alla fine della navigazione, sia giusta nella realtà.

Sfoglia agosto        aprile