.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Vampe d’agosto in Abruzzo: Scaroni cittadino onorario
post pubblicato in Ambiente, il 31 luglio 2012

Il Municipio di Cupello decide di concedere la cittadinanza onoraria a Paolo Scaroni, ad di Eni.
In contemporanea, l’associazione Pro Emigranti di Vasto attribuisce al noto paladino dell’Ambiente il Premio Silvio Petroro “per coloro che lasciano un segno nel territorio e nel mondo”…

 
di Hermes Pittelli ©

 
Vampe di piena estate in provincia di Chieti.
Sono autentici colpi di calore quelli che hanno investito l’amministrazione di Cupello e il Comitato dell’associazione istoniense Pro Emigranti.
Vampe, come le fiammate tipiche dei desolforatori, simbolo delle salubri cornucopie del cane nero a sei zampe e delle sue consorelle multinazionali.
Il 5 agosto sarà dunque una data fatidica per l’Abruzzo: il municipio di Cupello assegnerà a Paolo Scaroni amministratore delegato dell’Eni la cittadinanza onoraria. Come non bastasse, il gran capo del cane nero a sei zampe sarà premiato a Vasto dalla locale associazione Pro Emigranti con il riconoscimento annuale intitolato al fondatore ‘Silvio Petroro’. Un premio nell’ambito della tradizionale Festa del Ritorno, assegnato dal comitato associativo “a coloro che lasciano un segno nel territorio e nel mondo”.
Le due notizie sono state abilmente celate all’italiana, con la formula del segreto di Pulcinella.
Nessuna conferma ufficiale, ma molti sussurri, molti spifferi; per creare attesa e ottenere comunque visibilità. Fino all’inevitabile e prevedibile disvelamento della Verità

Il Divo Paolo planerà a Vasto in elicottero, come i veri top manager. Si trasferirà a Cupello per la cerimonia di cittadinanza, ma tornerà poi nel centro istoniense per essere ricevuto con tappeto rosso, fanfare e fasti assortiti a Palazzo d’Avalos dal sindaco Luciano Lapenna e dai segretari della Triplice sindacale (Angeletti, Camusso, Bonanni) con i quali si confronterà su temi di rilevanza nazionale; tra gli altri, l’approvvigionamento energetico per il futuro dell’Italia.
Una giornata celebrativa dedicata a Scaroni sconcertante, quanto le motivazioni che l’hanno ispirata.
Uno schiaffo morale”, come ha commentato la Professoressa D’Orsogna da Los Angeles, nei confronti dell’Abruzzo che anche e soprattutto grazie al suo impegno divulgativo è diventato il simbolo e la roccaforte dell’Italia che si ribella alla colonizzazione dei petrolizzatori.
Per descrivere il curriculum dell’ad dell’Eni, basterebbe rammentare che in qualità di ex dirigente dell’Enel è stato condannato in via definitiva dal tribunale di Venezia per il disastro ambientale della centrale elettrica di Porto Tolle all’interno del Parco nazionale fluviale sul Delta del Po, Patrimonio Unesco.
Basterebbe rammentare i disastri che semina oggi Eni con il polo petrolchimico in Sicilia o, tanto per restare in ambito fluviale, sul delta del Niger in Africa.
Da questo punto di vista il Comitato della Pro Emigranti ha proprio ragione, Scaroni è un uomo che senza dubbio “lascia segni profondi sul territorio e nel mondo”.
Nel frattempo, le associazioni ambientaliste stanno decidendo se organizzare una contro manifestazione di protesta o, in alternativa, l’ennesima puntuale opera di informazione della popolazione sulle reali mire dell’Eni e sulla complice cooperazione di istituzioni e politica.


Tutto cominciò a Cupello.
Il Municipio di Cupello forse si sentiva in colpa. Perché se è storia che la madre della resistenza contro la petrolizzazione sia stata la battaglia per impedire la costruzione del Centro Oli Eni ad Ortona, la dimostrazione plastica della mentalità antistorica, cristallizzata agli anni ’60 del 1900, della acefala collusione delle amministrazioni con i Predatori dei Territori, si palesò proprio a Cupello la sera del 22 luglio 2009. Anche all’epoca, in gran segreto, il locale municipio da sempre sottomesso alle strategie del cane nero (per la presenza di un sito di stoccaggio gas e per il manifesto appoggio al Centro Oli) aveva organizzato una serata celebrativa nella quale l’evanescente governatore Gianni Chiodi, invitato dal giovane esponente locale dell’Udc Silvio Bellano, avrebbe potuto illustrare senza contraddittorio le magnifiche sorti progressive dell’Abruzzo grazie alla sua guida illuminata, corroborato dalla presenza di Calogero Marrollo (Confindustria Abruzzo), Enrico Di Giuseppantonio (presidente Provincia Chieti), il fu Remo Gaspari (ex leone rampante della Democrazia Cristiana) e un giovane ingegnere (anche lui in odore di zolfo Eni) quale moderatore.
Rimasero spiazzati dalla massiccia presenza di attivisti e ambientalisti con in testa la stessa Professoressa D’Orsogna, la quale dopo mesi di frustranti tentavi via mail, poteva rivolgere di persona e sulla base di dati inoppugnabili domande dirette sulla questione petrolifera. Gianni Chiodi, Remo Gaspari e Silvio Bellano furono colti da crisi di nervi e poco avvezzi ai quesiti seri e al confronto democratico, finirono con l’insultare in modo scomposto i cittadini. Gianni Chiodi si dileguò nella notte a bordo dell’auto blu presidenziale, dopo aver chiamato la forza pubblica, per evitare ogni reale contatto con il Pubblico.
Forse per redimere il proprio onore ferito nell’occasione, il Municipio di Cupello ha partorito questa alzata d’ingegno.

La Professoressa D’Orsogna, nata nel Bronx e operativa a livello accademico in California, per sua origine, sorte e formazione culturale ha una mente anglosassone quindi pragmatica, aliena dai sofismi italiani, dalle infinite discussioni prive di senso, contenuti, dati reali, dagli accordi al ribasso frutto di compromessi tra gli istinti e gli interessi più retrivi; rammenta sempre che è giunto il momento di una scelta chiara e non più procrastinabile tra il modello di sviluppo Taormina e il modello di sviluppo Gela, tanto per restare nell’alveo degli esempi lampanti. Tertium non datur.

Con la consapevolezza che optando per il modello Gela dopo circa un decennio ci si ritrova avviluppati mortalmente al disastro sociale, ambientale, economico, sanitario. Del resto, l’Italia è disseminata diquesti scempi biblici: la Basilicata petrolizzata, Taranto ammorbata dalla diossina dell’Ilva, la Sardegna del poligono radioattivo e della raffineria dei Moratti. L’Abruzzo delle cementificazioni selvagge, delle piattaforme petrolifere, delle centrali a turbogas o quelle a biomasse, la regione un tempo più verde e incontaminata d’Europa che riesce con un misterioso gioco di prestigio (o dell’oca) del Tar di Pescara a riportare in auge, dopo sonora bocciatura insede di via (valutazione impatto ambientale, ndr) un folle e criminoso progetto di centrale gas sulla diga del lago di Bomba: un’autentica bomba ecologica innescata in nome della letale logica del ‘profitto per il profitto’, in questo caso griffata Forest Oil.

Tutto questo è accaduto e accade per colpa nostra, cittadini troppo spesso ignavi, passivi, disinformati. La politica e l’imprenditoria, locali e nazionali, sono solo la perfetta ‘copia carbone’ delle nostre pessime identità e coscienze.

Saremo maledetti nei secoli dalle generazioni future, se non agiremo e non spazzeremo una volta per tutte i nostri vizi atavici. Non avranno giustamente indulgenza per la nostra stupidità, né per ‘l’intollerabile tolleranza’ concessa alla furbizia dei nostri imprenditori e dei nostri politici.

Furbizia che sempre, sempre, è la negazione dell’Intelligenza per il Bene Comune.

 

 Fonti: Primadanoi.it, PiazzaRossetti.it, La Repubblica, Professoressa Maria Rita D’Orsogna

Sfoglia giugno        agosto