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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
ARRESTATO IL PROF. MONTANARI. A TEATRO
post pubblicato in Scienza, il 26 giugno 2010

di Hermes Pittelli © 


 Stefano Montanari in manette.

Un evento che in molti, amici e nemici, consideravano ormai inevitabile.
Lo scienziato maratoneta, il divulgatore scientifico, il Don Chisciotte della via Emilia che combatte contro gli inceneritori è stato finalmente fermato.
Almeno sul palco del Teatro Tendastrisce di Roma.
Insomma, il Professor Montanari interpreta se stesso nella piece di divulgazione scientifica ‘Quando i sogni vanno in fumo’; coadiuvato da un cast affiatato e soprattutto dal giornalista (non nuovo alle incursioni nei panni d’attore) David Gramiccioli.
Con un accompagnamento sonoro coinvolgente assicurato dalla giovanile verve del quartetto capitolino dei Feel.

Lo scienziato arrestato su input del ministro dell'interno Piccioni, che delega anche il compito di imbavagliare la stampa al questore, dottor Scalise.
Il pretesto: il professor Montanari, per pubblicizzare una sua conferenza, avrebbe fatto tappezzare la città con 30.000 manifesti raffiguranti un bambino reso deforme dalle nano particelle sputate da un inceneritore.
Montanari è colpevole, lo ammette subito. Montanari è reo confesso.
Un migliaio di conferenze in pochi anni, su e giù per il paese; centinaia di analisi gratuite assicurate dal laboratorio ‘a conduzione familiare’ (ma di fama internazionale) Nanodiagnostics.
Analisi che hanno portato alla scoperta delle letali nanopatologie causate dalle nano polveri, quelle prodotte da inceneritori, cementifici, acciaierie, turbogas, biomasse, carbone; insomma le attività fulcro dell’imprenditoria industriale italica.
Analisi che hanno permesso alle famiglie dei militari in missione all’estero in teatri di guerra di ottenere dallo stato giusti indennizzi per le patologie, spesso mortali, contratte dai propri congiunti e erroneamente attribuite all’uranio impoverito; causate invece dalle deflagrazioni ad alte temperature che originano nanoparticelle.

Lo scienziato bolognese commette il delitto più spaventoso che si possa concepire nell’Italia dei misteri, dei papocchi, degli intrighi che si consumano in un clima da cinepanettone pecoreccio, ma in grado di scatenare tragedie senza mai responsabili. Sul palco si fanno nomi e cognomi di ‘Personaggi’ cui la maggior parte dell’opinione pubblica, indotta da un certo ‘Sistema’, riconosce la patente di prestigio e competenza.
Smemorati d’Ippocrate in nome del conto in banca e guitti riconvertiti a guru, paladini della democrazia e della politica.
Analisi che hanno infastidito gli ‘innominabili’, quelli che non possono scientificamente contrastare le tesi di Antonietta Gatti, ma hanno interessi inconfessabili; eminenze grigie che tramando in segreto sono riuscite a sottrarre il prezioso microscopio Esem (acquistato grazie ad una entusiasmante, ma faticosa raccolta fondi popolare) per donarlo all’Università di Urbino, dove giace in attesa di consunzione da abbandono.

Ed è sconvolgente vedere sullo schermo, posizionato alle spalle del reprobo condotto da due agenti speciali nell’immaginaria questura, la carrellata di danni ed effetti collaterali prodotti dall’industria (e dalla politica collusa); la confessione, al cospetto dell’ispettore Nick Frontera, si fa via via non più coartata, ma sfocia, come un fiume carsico che trova lo sbocco in superficie, in un’appassionata, umanissima lectio magistralis.
Montanari, utilizzando il pc in cui custodisce i testi e i documenti delle proprie ricerche, proietta quello che non si deve vedere né raccontare:
un agnello nato deforme (il caso numero ‘0’ del laboratorio) con le orecchie al posto degli occhi, le zampe mutilate, privo del cervello; e poi, straziante, il bambino di 8 anni che sviluppa un inspiegabile cancro alla prostata e dopo inenarrabili sofferenze muore; il neonato ricoperto da orrende macchie e bubboni bluastri, nato da madre sana, bimbo che poche ore dopo essere venuto alla luce si spegne perché in utero ha contratto la leucemia.
Tutte vittime degli inceneritori, come quelli di Forlì o Nonantola.
Tutte vittime di quella ‘classe dirigente’ che risolve così magicamente il problema dei rifiuti e chiama 'eroi' gli avidi furfanti che costruiscono questi strumenti di morte.

C’è posto anche per le vittime potenziali, come gli abitanti di Malagrotta, gigantesca discarica laziale, zeppa anche di rifiuti tossici su cui qualcuno vorrebbe edificare un inceneritore gassificatore in grado di avvelenare tutta Roma; per la popolazione del comune di Colleferro che si batte per scongiurare la costruzione di uno di questi impianti; per la martoriata Guidonia.
Montanari se stesso ci parla della perfezione della Natura che procede in senso circolare, mentre l’uomo gioca a fare dio spezzando questa armonia e procedendo per linee rette che crede infinite.
Montanari parla, alla nostra mente e al nostro cuore, spiegandoci la follia criminale del ‘modello di sviluppo all’italiana’. Mentre fuori dai confini, magari a San Francisco in California, la raccolta differenziata, il compostaggio, il riciclo giungono al 75% sul totale dei rifiuti e nel 2020 quella metropoli festeggerà il record di prima ‘zero waste city’ (città senza ‘monnezza’).
Il Professore ci invita ad apprezzare e difendere l’Ambiente, spiegandoci quanto sia fondamentale non distruggere il foraminifero, microscopica forma di vita marina unicellulare, che assorbe l’anidride carbonica che si deposita e scioglie nei flutti, rilasciando ossigeno; peccato che gli scarichi e le emissioni velenose delle industrie lo stiano condannando all’estinzione.

L’ispettore Nick Frontera, alias David Gramiccioli (grande e storico reporter in luoghi del pianeta non troppo tranquilli e attuale conduttore della seguitissima Ouverture su Teleradiostereo), il duro dal cuore pulito trova il modo (anche attraverso una tragedia personale) non solo di comprendere le ragioni e gli studi del duo scientifico Gatti-Montanari, ma costringe la coscienza del pubblico a fare i conti con pagine poco edificanti della repubblica: l’uccisione di Carlo Giuliani al G8 di Genova, gli oscuri rapporti tra la politica, le istituzioni e settori deviati delle forze dell’ordine, cui sono concesse zone franche ‘per divertirsi’, magari massacrando di botte il debole di turno con un futile pretesto, i meccanismi perversi con cui possono essere annichilite socialmente e fisicamente le persone scomode, non allineate, non arrese al conformismo, non addomesticabili, quelle che potrebbero scompaginare questo mefitico, efficientissimo ‘Sistema’ paludoso.

L’epilogo, con il Professor Montanari rilasciato da Frontera che lo invita a fuggire e a non tornare, dipinge il nostro futuro a tinte cupe, come una nube tossica.
Un paese in declino inarrestabile, dove al momento l’intricato nodo gordiano degli interessi delle varie e ‘avariate’ cricche pare avere un potere soverchiante e inestricabile su tutto; un’Italia che oggi non è un paese per i migliori.

Eppure, la chiave di volta ottimistica, previo impegno attivo in prima persona (come da invito canoro dei Feel in apertura di spettacolo), la fornisce proprio l’indomabile scienziato maratoneta Montanari con il breve prologo alla piece.

Esiste una sola arma, non di offesa, ma di difesa, contro tutto questo:
la Conoscenza”.

Gianni Chiodi ‘il Temporeggiatore’ rinvia la risoluzione anti idrocarburi
post pubblicato in Ambiente, il 24 giugno 2010



L’Aquila, Consiglio regionale straordinario sul pericolo petrolizzazione: l’opposizione e gli ambientalisti sollecitano una legge chiara e definitiva per tutelare sia la terra ferma, sia i preziosi litorali.
Il Governatore rivendica: “Da quando sono in carica, nessuna nuova autorizzazione ai petrolieri; e un piano energetico ambizioso che punta sulle rinnovabili”.
Poi, fumata grigia sulle trivelle. E in strada 200 cittadini protestano al suono delle vuvuzelas abruzzesi



di Hermes Pittelli ©


Eccesso di risoluzioni, carenza di approfondimenti.
Questa in sintesi, la curiosa formula con cui il Consiglio Regionale d’Abruzzo, riunito in assemblea straordinaria per discutere del problema ‘petrolizzazione’, rimanda la questione a data da destinarsi.
Tra le rimostranze di circa 200 cittadini assiepati in via Jacobucci, all’esterno della sala dell’Emiciclo, in attesa di una lieta novella; persone di buona volontà in rappresentanza di quasi tutte le associazioni civiche e ambientaliste che nel corso degli ultimi 3 anni si stanno battendo per un Abruzzo libero dagli idrocarburi, fedele alla propria vocazione culturale, turistica, agricola, enogastronomica; con uno sviluppo basato sulle fonti rinnovabili.

La sospirata legge che dovrebbe tutelare definitivamente il territorio e il mare regionali dalle mire dei petrolieri resta dunque un’ipotesi.
Anche se Gianni Chiodi ha ribadito la propria “forte contrarietà” alla petrolizzazione dell’Abruzzo e rivendicato le azioni che in 18 mesi di mandato avrebbero impedito la concessione di nuove autorizzazioni di ricerca, perforazione, raffinazione o anche solo di prospezione.
Per il governatore la contestata legge 32 del 2009 targata PdL, in vigore ma sub judice in Corte Costituzionale, rappresenta comunque uno scudo (temporaneo) anti idrocarburi per l’80% della regione dei parchi.
Sostiene Chiodi di non essere d’accordo con le premesse del documento diramato dalle associazioni ambientaliste e soprattutto che il vero problema sia il conflitto di competenza permanente sulle materie ‘sensibili’ (quali energia e ambiente) tra Stato e Regioni.

Prima del Governatore, si registrano gli interventi degli esponenti dell’opposizione.
Maurizio Acerbo (PdRC) parla di una battaglia nata dal basso, di una legge per la tutela dell’Abruzzo figlia dell’impegno e delle competenze delle associazioni e della popolazione: “La Regione Abruzzo deve decidere se essere zerbino di decisioni prese a Roma oppure se mettersi alla testa del popolo abruzzese e delle regioni adriatiche per dire un no definitivo al petrolio nel nostro mare: perché non vogliamo diventare una nuova Louisiana. La battaglia vinta negli anni ’70 contro la Sangrochimica deve essere l’esempio”.
Antonio Menna (Udc) sottolinea l’importanza di un approvvigionamento energetico frutto di un mix di fonti rinnovabili e di un’ottimizzazione e risparmio dell’energia: “L’Abruzzo, considerata la sua delicata conformazione idrogeologica, non deve diventare un gruviera. Chiediamo al presidente Chiodi una legge più efficace e una politica più incisiva, anche presso la Conferenza Stato – Regioni”.
Walter Caporale (Verdi), proprio come il collega di opposizione Acerbo, riconosce alle associazioni e ai cittadini di avere prodotto non solo protesta fine a se stessa, ma un bagaglio di conoscenze e progettualità spesso superiori a quelle ideate dalla classe dirigente; soprattutto grazie all’opera di divulgazione scientifica e all’impegno ambientalista senza soluzione di continuità della Professoressa Maria Rita D’Orsogna.
Caporale critica la fragilità della famigerata Legge 32, rammenta che la proposta dell’assessore all’agricoltura Febbo non difende l’ambiente ,ma disciplina solo l’entità delle royalties e rinfaccia al governatore di non avere presentato alcuna osservazione contro il progetto ‘Ombrina Mare’ della Med Oil; sollecita quindi il presidente Chiodi a firmare le copie delle osservazioni redatte dalla Prof. D’Orsogna per girarle ai Ministeri competenti; propone inoltre una risoluzione urgente per impegnare il Governatore a varare un decreto legislativo che scongiuri in tutto il Mediterraneo la presenza di trivelle al largo delle coste nazionali e per sostenere la competenza locale delle scelte in materia ambientale, in modo che spetti agli abruzzesi la responsabilità di decidere il futuro economico della propria regione.
Anche Camillo D’Alessandro (Pd) non apprezza una Regione Abruzzo formato zerbino, “sorta di nuova Fontamara”; smonta anche il dato relativo all’80% del territorio al riparo dalle trivelle: “Leggendo bene tra le righe dei documenti e delle mappe si scopre un’altra realtà”. D’Alessandro boccia anche i ‘profili d’incompatibilità ambientale’, espressione troppo vaga e dal significato ambiguo e incerto.

Mentre si susseguono gli interventi, dall’esterno arrivano nitide le voci e i cori dei sostenitori dell’Abruzzo ancora e sempre regione più verde d’Europa.

Carlo Costantini (IdV), ringrazia comitati e associazioni, capaci di progetti concreti, molto più della politica regionale. “Il 99,9% degli abruzzesi non vuole il petrolio, né in terra, né in mare. Ho presentato un documento sullo stato di salute dell’Adriatico, prendendo come spunto la catastrofe del Golfo del Messico. L’Adriatico è un lago e un incidente anche cento volte inferiore a quello causato dalla BP avrebbe conseguenze inimmaginabili. Deve valere il principio di precauzione, anche perché proprio verso il nostro mare si concentrano sempre più gli appetiti dei petrolieri di tutto il mondo. Senza trascurare che nessuno cita mai il fenomeno della subsidenza causata dalle installazioni off shore. L’Abruzzo deve essere capo fila delle regioni adriatiche per presentare al governo nazionale una proposta di legge che vieti ogni tipo di attività petrolifera nell’Adriatico; secondo l’articolo 121 della Costituzione ogni singolo Consiglio regionale può presentare proposte di legge alle Camere”.

Poi le parole di Chiodi che tra l’altro loda il Piano Energetico Regionalemolto ambizioso e che assicura procedure agevolate al fotovoltaico”; concedendosi una polemica dai toni lievi e misurati (nulla a che vedere con il Governatore esagitato della notte di Cupello, ndr) sull’impatto derivante da fonti ritenute rinnovabili quali eolico, biomasse, idroelettrico e lo stesso solare fotovoltaico.
Al presidente Chiodi piace però l’idea di ergersi a promotore e guida di una ‘Santa Alleanza’ delle regioni adriatiche per mettere al bando il petrolio nel nostro mare lacustre. Magari anche come legittima vetrina politica personale.

Alle 18.20 Nazario Pagano, presidente del Consiglio Regionale, decreta la sospensione dei lavori fino alle 19.00, per consentire ai capi gruppo di confrontarsi e giungere ad una risoluzione finale condivisa.
I tempi però si dilatano, segnale di una convergenza meno semplice del previsto.
Quando Nazario Pagano rientra in aula, invitando i rappresentanti di maggioranza e opposizione a prendere posto, annuncia che la conferenza dei capi gruppo ha deciso di rinviare l’approvazione del documento finale: le tre risoluzioni presentate godono di una sostanziale approvazione generale, ma ‘qualcuno’ avrebbe espresso la necessità di ulteriori approfondimenti.
Off record’ gli esponenti dei partiti di minoranza, rivelano l’identità dell’incerto: Gianni Chiodi.

Quando tra gli ambientalisti giunge la notizia della fumata grigia, riparte la protesta al suono delle vuvuzelas abruzzesi (molto più ‘eufoniche’ rispetto a quelle sudafricane), con ennesima contestazione nei confronti di Gianni ‘il Temporeggiatore’ e con striscioni che ‘inneggiano’ al nuovo gruppo rap locale: “Del Turco – Chiodi, gemelli diversi”.
Va in scena un mini sit in che per circa mezzora impedisce ai consiglieri di uscire dalla sede del Consiglio, con la promessa di un nuovo presidio ambientalista fissato per martedì mattina.

Intanto, sulle macerie del centro storico si allungano le prime ombre della sera,
nere come fossero chiazze di petrolio.

Nemmeno Goldrake può salvare il Pianeta dalla 'stupidità petrolifera'
post pubblicato in Ambiente, il 15 giugno 2010

Go Nagai, papà di Atlas Ufo Robot e di altri celebri manga, nel 1975 scrive una storia che ‘annuncia’ la vicenda della marea petrolifera sgorgata dai fondali del Golfo del Messico.
Solo un fumetto o un profetico monito all’umanità?
Cousteau Jr., oceanografo figlio del leggendario Jacques, sembra confermare le ‘folli visioni’ dell’artista nipponico: “Queste bombe tossiche navigheranno fino alla fine del mondo in tutti gli oceani, non solo in quelli americani”






di Hermes Pittelli ©



 Un mostro petrolifero inarrestabile minaccia l’esistenza del pianeta e della razza umana.
Dopo un letargo millenario negli abissi marini, avanza inesorabile e fagocita con crudeltà tutto quello che incontra, seminando morte e distruzione.

Con la sensibilità un po’ folle, sicuramente misteriosa che caratterizza gli artisti, Go Nagai, papà di Goldrake, nella prima metà degli anni ’70 (del 1900) scrive e disegna un’avventura profetica che coinvolge il suo più celebre robottone, alleato per l’occasione con una formidabile compagine di altre fantasmagoriche macchine antropomorfe: il Grande Mazinger, Getter Robot, Venus A e Dianan A.
La famiglia dei super robot si trova a fronteggiare la terribile emergenza del dragosauro, una sorta di enorme dinosauro marino multicefalo, in grado anche di volare, che per cause ignote si risveglia improvvisamente.
Nel corso dei secoli è mutato geneticamente a causa degli idrocarburi che ha assimilato attraverso il bio accumulo. Ora attraverso i processi metabolici produce enzimi ‘petroliferi’ e soprattutto più divora idrocarburi più cresce e più avverte il bisogno di ingoiarne ancora, diventando sempre più grosso e letale.

Una storia fantascientifica a fumetti, da cui la casa di produzione Toei Animation di Tokyo realizzò anche un mediometraggio che quasi tutti i rappresentanti della generazione italica del ‘70 hanno visto al cinema o nelle recenti versioni in video cassetta e dvd.

Una vicenda che somiglia e per certi versi anticipa quella della marea nera causata dalla British Petroleum, un disastro ecologico superiore a quello della Exxon Valdez (la super petroliera affondata in Alaska nel 1989, disperdendo in mare 40,9 milioni di litri di petrolio), frutto della superficialità, dell’arroganza, dell’imperizia, della tracotanza e della cupidigia dei petrolieri; ma anche dei politici (perfino Obama) che per basse ragioni di tornaconto economico concedono alla lobby petrolifera con facilità disarmante permessi di trivellazione e raffinazione.
Salvo poi chiedersi quali natiche devono essere prese a calci: potrebbero cominciare dalle proprie.
Intanto, ogni giorno the black hole in the Gulf riversa in mare circa 600.000 mila litri di petra oleum; ad oggi, mentre niente e nessuno riesce ad arginare la voragine senza fondo, le stime scientifiche americane, certificano che più di 300 milioni di litri di peste liquida sono finiti nell’ecosistema marino.

Il figlio di Jacques Cousteau, Philippe, oceanografo come il leggendario padre, fondatore dell’EarthEchoInternational e di Azure WorldWide si è più volte recato nel Golfo del Messico e in Lousiana per studiare e fotografare il disastro;
un cataclisma ecologico con le sembianze del dragosauro.
Nella mia ultima immersione sono stato assalito da banchi di greggio a una profondità di 20 metri”.
Cousteau Jr. sottolinea anche le continue falsità dei petrolieri, non solo responsabili di questo delitto ambientale, ma privi di vergogna e moralità fino al punto da millantare una situazione quasi sotto controllo: “Non è affatto vero che abbiamo cominciato a risalire la china; anzi, il petrolio non è più solo in superficie perché l’additivo chimico usato per scioglierlo ha seminato una vera e propria zuppa rossa tossica nei fondali, ancora più velenosa rispetto a quella di partenza”.
Per immergersi è stato costretto a indossare una tuta protettiva speciale, “altrimenti sarei morto avvelenato”.
La sorte crudele toccata a migliaia di incolpevoli animali che Cousteau Jr ha invano tentato di sottrarre al mortale abbraccio del dragosauro petrolifero: “Aironi, sternidi, pellicani, tartarughe, tutti avvolti in un maleodorante e vischioso manto marrone cui nessun essere vivente, uomo o animale, riuscirebbe a sopravvivere”.

Il dragosauro targato BP fa paura.
Ancora Cousteau Jr racconta che durante l’ultima immersione si è davvero spaventato. “Sono stato investito da violente raffiche di petrolio granulare simile ad una pioggia di meteoriti. Una volta riemerso ho dovuto sottopormi ad una purificatrice e accuratissima doccia. Perché basta anche un minimo residuo di quel liquame per contrarre orribili bruciature alla pelle”.
La Convenzione Internazionale di Ramsar che in teoria rendeva intoccabile dalle losche attività industriali dell’uomo le Wetlands della Lousiana, habitat favoloso di uccelli e paradiso incontaminato dove numerose specie marine si riproducevano in santa pace, oggi vede le affascinanti mangrovie ridotte a scarti petroliferi e l’intera area una desolante discarica di putrido fango contaminato dal veleno nero.

Nel fumetto nipponico del 1975, mentre l’Armata dei Robot appare impotente contro il letale dragosauro, uno degli scienziati che coordina il disperato tentativo di salvataggio dell’umanità dice sconsolato e rabbioso: “Da anni noi esseri umani inquiniamo il mare con migliaia di ettolitri di idrocarburi generati dall’inquinamento e dagli scarichi industriali. Ora ci troviamo a subirne le conseguenze”.

Forse i politici italiani (ma non solo) così amici dei petrolieri e i presunti grandi capitani d’industria dovrebbero leggere e imparare a memoria questo storico manga del maestro Nagai.
A 35 anni dalla sua pubblicazione, davvero non vogliamo capire, né imparare;
tanto che Cousteau Jr conclude con una previsione che ammanta di tenebra il futuro del pianeta.
E’ un dramma senza via d’uscita. Quelle bombe tossiche navigheranno, trasportate dalle correnti, fino alla notte del mondo. E in tutti gli oceani, non solo quelli americani”.

Forse solo Goldrake e i suoi amici potrebbero otturare la falla che vomita petrolio nel Golfo del Messico e salvarci dal tragico dragosauro del III millennio; che abbiamo creato e risvegliato con le nostre mani.
Ma contro l’avidità, l’ingordigia, la stupidità della razza umana, nemmeno l’Armata dei Robot troverebbe rimedi taumaturgici.

Infatti, Goldrake ha deciso di tornare sul suo pianeta natale (Fleed) molto tempo fa.


Fonti: Professoressa Maria Rita D’Orsogna, Corriere della Sera, Go Nagai
Buon compleanno, ‘Re Publica’
post pubblicato in Società&Politica, il 2 giugno 2010

(piccola preghiera laica)






di Hermes Pittelli ©


 Non comprendo perché il compleanno della Repubblica sia ancora celebrato con una parata militare.

Articolo 11 della Costituzione: l’Italia ripudia la guerra.

Ci esaltiamo per cingolati e strumenti di morte come fosse un retaggio del regime o un auspicio per un potenziale futuro sempre incombente, schegge di un passato che non riusciamo ad archiviare perché ancora non abbiamo fatto i conti con la nostra coscienza?

Questa grottesca sfilata mi fa pensare (parallelismo solo 'coreografico', per nostra fortuna) alle muscolari e tragiche esibizioni di geometrica potenza della Corea di Kim Yong Il o della Cina pseudo repubblicana,
colosso economico non democratico.

E se volessimo davvero bene agli uomini e alle donne che hanno scelto di indossare una divisa non li manderemmo a morire per proteggere gli interessi delle multinazionali.

Se volessimo bene a questa Repubblica non avremmo ministri pagati (lautamente) dai cittadini, pronti ad usare la bandiera come carta igienica e fieri di rappresentare una fantomatica nazione straniera.

Se volessimo bene alla nostra Repubblica non devasteremmo la sua Costituzione, la sua Natura, la sua Cultura, il suo Territorio.

Se amassimo la Repubblica, in tempi di crisi dovremmo amare ancora di più la Verità e la Legalità (presupposti di Libertà e Democrazia);

invece di tagliare dovremmo moltiplicare i finanziamenti alla Ricerca, allo Studio, all’Arte, ai Servizi sociali e alla Sanità.

Se amassimo la nostra Repubblica, fischieremmo un calciatore di serie A che, reso orfano dalla camorra, invece di condannare pubblicamente la criminalità organizzata e la violenza in genere, critica chi denuncia gli sporchi affari della malavita.

Se amassimo la Repubblica, pretenderemmo politici con tre sole caratteristiche: intelligenza, competenza, onestà.
Con quattro punti base di programma, indipendentemente dall’orientamento politico: acqua potabile pubblica, energia da fonti rinnovabili, cultura per tutti, lotta senza quartiere ad ogni tipo di crimine (dall’evasione fiscale, alla corruzione, all’associazione di stampo mafioso).

Buon compleanno mia amata, odiata Repubblica.
Incolpevole vittima delle colpe dei tuoi scellerati figli.

Ancora incerto se augurarti un'estrema catarsi dal morbo che ti affligge come quella che auspicava per Te il sommo Pasolini:
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo”.

In un anfratto dell’anima in frantumi, spero ancora che sia Tu a guarirci:
libera nos a malo, se puoi,
Re Publica.

Anche i politici italiani leggono, ma non imparano (e polemizzano)
post pubblicato in Ambiente, il 1 giugno 2010
La Professoressa D’Orsogna scrive un articolo sulla senatrice palermitana Simona Vicari, sostenitrice di un’economia basata su petrolio e inceneritori.
Da Palazzo Madama qualcuno si connette al blog della Scienziata californiana e dopo qualche ora misteriosamente compare un commento firmato ‘Stefania’ che si scaglia contro “l’ambientalismo di tendenza sinistroide”.
Vaglielo a spiegare che salute e ambiente libero da inquinamento sono valori universali...


di Hermes Pittelli
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 Anche i politici italiani (e i petrolieri) leggono. 
Ebbene sì, frequentano i blog degli attivisti e degli Scienziati che si battono per la tutela dell’ambiente e della salute.
Nonostante questo, non si ravvedono sulla via di Damasco.
Dal punto di vista di chi fa business con gli idrocarburi (ancora per poco, belli!) è quasi una condanna esistenziale, resta invece lo sconcerto per la totale mancanza di comprensione da parte di chi dovrebbe rappresentare e tutelare il bene comune.
La Professoressa D’Orsogna lo scorso 22 maggio in un post sul proprio blog ci ha raccontato la vicenda di una senatrice italiana che, ospite del convegno di Assomineraria, forse per eccesso di cortesia, si è lanciata in una elegiaca arringa pro petrolieri; ventilando riforme parlamentari in favore della ‘vessata categoria’.
La scienziata abruzzocaliforniana ha evidenziato come sempre le clamorose incongruenze di alcune tesi sostenute nel discorso.
La senatrice in questione si chiama Simona Vicari, laureata in architettura, palermitana, senatrice della Repubblica, fa parte della Commissione Industria di Palazzo Madama.
Ebbene l’architetto siculo sostiene che i poveri petrolieri italiani rischiano l’indigenza a causa di ‘lacci e lacciuoli burocratici’; di royalties troppo alte in rapporto ai rischi minerari, mentre in Norvegia, Inghilterra, Danimarca non sarebbero applicate tasse sulle attività estrattive; la senatrice propone quindi di ovviare a questi impedimenti che soffocano l’imprenditorialità di industriali seri, pronti ad agire nel rispetto della tutela ambientale e con le più elevate misure di sicurezza, attraverso una rivoluzione in tre fasi:
1) una semplificazione delle procedure autorizzative oggi in vigore;
2) una rivisitazione dei prelievi fiscali e dei meccanismi di ridistribuzione sui territori coinvolti;
3) affidamento delle competenze di controllo e autorizzazione ad un’apposita agenzia.

Argomenti che sembrano una copia conforme della relazione con cui Claudio Descalzi ha infiammato la platea della potente lobby mineraria; solo che Descalzi, laureato in fisica ed esperto di igegneria, è il presidente di Assomineraria, nonché vice presidente di Confindustria Energia e, ciliegina sulla torta, direttore generale di Eni Spa.
Mentre la senatrice Vicari dovrebbe ergersi a paladina del popolo italiano.

Per questo la Prof. D’Orsogna si è permessa di rammentare che il petrolio con ambiente, agricoltura, pesca, turismo, salute non ci azzecca proprio: del resto in California sono gli stessi petrolieri che per legge (la celebre Prop65) avvisano la popolazione che estrazione e raffinazione di idrocarburi rischiano di causare tumori vari. Per tacere poi dei disastri tipo golfo del Messico o nei confini italici, la ‘meschina’ (come direbbero a Palermo) Val D’Agri.
Ma la senatrice sembra ignorare non solo questi fatti, ma anche l’esistenza di royalties molto salate in Norvegia, Danimarca e Inghilterra, informazione garantita dall’Economist, mica dal bollettino del mercatino rionale.
Come sembra ignorare che la ricostruzione post bellica fu possibile soprattutto grazie al Piano Marshall e non certo all’Eni, le cui operazioni off shore sono state causa dell’alluvione in Polesine e della subsidenza di cui soffrono ancora oggi Ravenna e la costa ravennate.

Ma il 'giallo' si concretizza quando sul blog della Scienziata compare un commento firmato da una misteriosa Stefania che si scaglia con veemenza contro la Prof. D’Orsogna.
Il mistero è fitto perché questa signora si è loggata da Palazzo Madama, sede del Senato italiano.
A meno che non si tratti della corregionale e compagna di compagine politica (PdL) Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente (altra simpatizzante di petrolio, inceneritori e 'carbone pulito'), intervenuta motu proprio per difendere le posizioni della collega.

Comincio dalla fine del commento vergato elettronicamente da Stefania: “Non serve fare stupido allarmismo se incompetenti. Bisogna costruire progetti razionali lasciando fuori beghe politiche e personali”.
Non si sa se ridere o piangere; preferibilmente la seconda opzione.
Maria Rita D’Orsogna potrà anche non risultare simpatica a qualcuno, ma sulla competenza scientifica e professionale non si può discutere (infatti, perfino i tecnici Eni hanno dovuto ritirarsi con la coda tra le ‘zampe’); la fantomatica Stefania invece non fornisce curriculum, né spiega quali sarebbero i ‘progetti razionali’.
Sulle beghe politiche e personali invece c’è proprio da sganasciarsi, perché la Scienziata vive e lavora in California, stipendiata dalla CSUN, non ha tessere di partito né amici imprenditori, e il suo credo ‘politico’ si basa solo su tre pilastri: democrazia, meritocrazia, onestà (in alphabetical order).

Altre considerazioni in libertà: solo la 'furbizia' di connettersi dal senato italiota per poi vomitare schiocchezze sotto falsa identità dovrebbe fornirci l'indice di 'qualità' della classe politicante.
Per esempio, al governo c'è chi con un unico 'colpo di genio' risolve i problemi della scuola e del turismo. Oplà, cittadini sempre meno scolarizzati (che poi se hanno cultura e sviluppano autonomo ragionamento diventano pericolosi) e vacanze perenni: l'Italia del III millennio!
Tra l'altro, visto che questa maggioranza e questo esecutivo ad ogni occasione non fanno che sproloquiare di turismo quale risorsa strategica per la nostra economia,  chiedo se faccia parte del pacchetto la visita guidata a piattaforme, raffinerie, inceneritori e centrali nucleari.

Eh, signora mia: Stefania o Simona, fa lo stesso. Gli stranieri non hanno l'anello al naso come gli indigeni ormai con la scatola cranica vuota grazie al vuoto della scatola televisiva; agli stranieri non basta che appaia qualche tizio in video, il quale senza nessuno che gli faccia domande dica: "tutto va bene, il sole splende, l'aria e il mare sono puliti", anche se la realtà è esattamente contraria. Gli stranieri vedono, non tornano e soprattutto poi diffondono informazioni.
In questo periodo, come Ella certo saprà, una delegazione norvegese è in missione esplorativa sulla costa vastese: sono rimasti incantati dalla bellezza dell’ecosistema locale e dallo straordinario livello enogastronomico.
I norvegesi non cercano il petrolio né le piattaforme qui da noi (ne hanno in abbondanza a casa loro), ma il mare incontaminato e il pesce buono (senza mercurio, né idrocarburi).
La signora Stefania scrive di non essere riuscita a concludere la lettura del post, forse perché disabituata ai fatti e alle verità scomode (un virus che in Italia sta mietendo più vittime della pandemia da febbre suina nel mondo): quelle che di solito ci costringono a fare i conti con la nostra coscienza e ad agire per il bene comune; se abbiamo un briciolo di onestà, almeno intellettuale (non chiedo troppo).
Sul “delirio da ambientalismo sinistroide”, ha risposto la Professoressa: “ambientalismo di tendenza californiana, più che sinistroide”.
Tirare fuori la storiella degli idrocarburi indispensabili (secondo Stefania, la razza umana rischia di tornare all’età della pietra focaia), mentre gli idrocarburi sono al canto del cigno è patetico; come voler insegnare l'educazione a un bambino scoraggiando presunti atteggiamenti sbagliati con la minaccia dell'arrivo del lupo cattivo.
La signora Stefania, visto che frequenta il senato, certo avrà accesso a media e documenti molto più ampi e dettagliati di quelli a disposizione di un normale cittadino: quindi si sarà accorta che la Cina da lei citata sta investendo somme enormi nel fotovoltaico e nell'eolico.
Tra l'altro, proprio il colosso orientale si fa progettare intere città ecosostenibili da un gruppo di architetti italiani.
Ma Stefania saprà anche questo.

Agli italiani che usano il suv (ma poi dichiarano di essere indigenti) per raggiungere l'edicola a 10 metri da casa non farebbe poi male un ritorno alla pietra focaia; anzi; personalmente li obbligherei per legge a spostarsi solo in bicletta, a piedi, a dorso di mulo quando mi sento generoso.
Alla gentile Stefania, suggerirei che il problema non è il modo di ragionare della Professoressa D'Orsogna (magari potessimo trovare anche solo un politico italiano così intelligente, preparato, onesto, completamente libero da vincoli familistici e clientelari), il problema è continuare ad avere una visione limitata e acefala della realtà, da tradursi nell’elementare binomio destra/sinistra (tra l'altro, già defunto da almeno 20 anni, come da referto obitoriale firmato da Norberto Bobbio).
Un binomio triste che però appassiona ancora qualche italiano nostalgico del campanilismo tra Comuni o tra guelfi e ghibellini; senza accorgersi che la politica italiana è solo la terra incantata dei ladri di Pisa (si litiga di giorno a favore di telecamera, per spartirsi il bottino di notte alla faccia dei cittadini e degli interessi pubblici).

Cara Stefania, la Professoressa D’Orsogna si diverte a propagare stupido allarmismo? Abbiamo tecnologie in continuo miglioramento?
Dunque, al senato non è giunta la notizia del disastro ambientale causato nel Golfo del Messico dai petrolieri della British Petroleum (incapaci e corrotti, Obama dixit)...
Forse lì non siete connessi a Gogol News!

Dove sono i progetti razionali di cui parla?
Magari certificati da Veronesi (lo smemorato d’Ippocrate che in tv va berciando di inceneritori quali impianti a zero emissioni) o come Angela Senior che sbertuccia l'eolico, ma dall'alto della 'sua scienza' non propone alternative (il nucleare?).

Stefania, lei sa che il piccolo bacino del Mediterraneo rappresenta solo l'1% dei mari del pianeta; stranamente però è il più inquinato. Forse perché qui si concentra il 20% del traffico mondiale delle petroliere che (senza includere i continui incidenti) riversano in acqua allegre e impunite ogni tipo di scarto e persino il 'risciacquo' delle cisterne.

Stefania/Simona, doppelganger a Palazzo Madama.
Roba buona per una puntata di Mistero;
non certo per un binomio Scienza/Politica davvero al lavoro per il bene dei cittadini.

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