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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Il rispetto secondo l’Eni
post pubblicato in Ambiente, il 31 gennaio 2010

di Hermes Pittelli ©


L’Eni aspira alla beatificazione. Naturalmente, ‘auto-beatificazione’.
L’anno scorso per cantare le proprie lodi aveva ingaggiato l’attore Massimo Ghini, interprete in una fiction tv di Enrico Mattei (il corruttore dall’alta integrità morale privata).
Nel 2010 ecco il nuovo spot celebrativo. Una voce fuori campo declama i tre ‘principi’ fondamentali, le tavole della legge che ispirerebbero la filosofia aziendale del cane nero a sei zampe: internazionalità, ricerca, rispetto. Il tutto mentre l’artista Ilana Yahav disegna con la sabbia (non bituminosa si spera) su pannelli di vetro il magico e incantato mondo Eni.

Internazionalità “una parola interessante” (certo che la fantasia o semplicemente il lessico di chi scrive queste markettate è davvero ai minimi storici). Ricerca “una parola più difficile” (idem come sopra).
Ma concentriamoci sulla parola “rispetto”. Cerchiamo di capire cosa significa rispetto per un’azienda che si vanta di operare (fare danni) in più di 70 paesi del mondo per portare energia agli italiani (in dono? Versione moderna di San Nicola/Santa Claus?).

Giorgio Bocca, 90 anni, giornalista dal 1945, protagonista della Resistenza, editorialista per la Repubblica e L’Espresso ha chiarito bene il non ruolo del giornalismo in Italia: “Se oggi voglio fare un’inchiesta sulla Fiat (o sull’Eni, per aggiungere un esempio, ndr) rinuncio da subito, perché Fiat è un grande inserzionista e i giornali in Italia vivono solo con la pubblicità (e con ingenti aiuti statali, altra piccola precisazione, ndr)”.
In Italia il cittadino non è informato, perché chi dovrebbe fungere da guardiano dei potentati economici e politici, mangia nella ciotola delle briciole dei tizi che dovrebbe ‘vivisezionare’.
L’Agi (Agenzia Giornalistica Italia) è addirittura controllata al 100% da Eni; così si fa prima.

All’estero invece sanno benissimo cosa significa Eni. Tra l’altro è lo stesso cagnaccio nero a sei zampe ad 'autodenunciarsi' annualmente davanti agli investitori di Wall Street. Già, perché a New York se vuoi essere ospitato nei listini non puoi raccontare balle come in Italia; devi presentare un report annuale alla SEC (Security Exchange Commission) in modo che chi pensa di investire i propri soldi su di te, abbia tutte le informazioni possibili e veritiere per valutare se sei degno di fiducia.
La nostra gloriosa Eni nel 2008 ha consegnato un ‘papiello’ di 10 pagine bello denso di procedimenti giudiziari pendenti a suo carico per comportamenti criminosi nei famosi 70 Paesi del globo in cui opera; veri e propri reati che spaziano dalla devastazione ambientale, alla creazione di cartelli per violare l’antitrust e quindi la libera concorrenza, fino all’evasione fiscale e alla corruzione (Very Italian Job, ndr).

L’elenco è lunghissimo e in costante aggiornamento.
Del resto, basterebbe limitarsi alle notizie apparse sui quotidiani in questi giorni.
Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Ente del Rispetto (dopo il partito dell’amore, ndr), già condannato per disastro ambientale nel parco fluviale del Delta del Po (quando guidava Enel), ha lanciato ‘
la campagna d’Africa’. Il Continente nero purtroppo già conosce il concetto di rispetto secondo Eni, visti le terribili ferite sul delta del Niger (con i veri padroni di quelle terre martoriati dal gas flaring) o in Congo (con lo sfruttamento delle sabbie bituminose ultratossiche e la coltivazione della palma da olio).
Ma Scaroni si crede la reincarnazione di Rommel, la volpe del deserto; anche perché, a parte il proprio stipendio annuale (è ‘solo’ 39° nella classifica 2008, con poco più di 3, milioni di euro ovvio) si preoccupa di soddisfare gli appetiti “di 300.000 soci affamati di dividendi”.
Insomma, più che il rispetto poté l’ingordigia di profitto.

Dunque, Eni nel 2008, alla SEC di Wall Street ha presentato la propria Top 18 Chart delle vergogne italiche, con le cause in cui compare come imputata per danni all’ambiente e alla salute dell’uomo:

- 1992: Causa a Mantova per inquinamento dal 1976 al 1990;

- 1997: : Causa a Venezia per crimini e cattiva conduzione degli stabilimenti di Porto Marghera, dal 1970 al 1995;

- 2000: Causa a Brindisi per inquinamento attraverso sostanze chimiche tossiche dal 1960 ad oggi.

- 2002: Causa a Gela per violazione delle leggi sullo smaltimento dei rifiuti. Eni condannata al pagamento di una multa per avere disperso nell'ambiente residui petroliferi inquinanti;

- 2002: Causa a Priolo (Siracusa) per avvelenamento intenzionale. Eni accusata di avere causato infiltrazioni di sostanze tossiche nelle falde idriche da cui dipende l’approvvigionamento dell’acquedotto cittadino. Eni condannata a bonificare l’area;

- 2002: Causa a Gela per l'inquinamento delle falde acquifere. Eni accusata di comportamenti criminosi nello smaltimento di rifiuti derivanti dalla raffineria e per danni ambientali e all'approvvigionamento idrico (a Gela l’acqua di rubinetto non è potabile; ma esce con tanti bei colori);

- 2002: Causa a Gela per avere causato danni alla salute umana ‘grazie’ alla raffineria e le sue emissioni;

- 2002: Incendio a Gela. Processo contro Eni per incendio negligente, crimini contro l'ambiente e deturpazione delle bellezze naturali;

- 2002: Causa a Venezia per danni ambientali alla Laguna causati dallo stabilimento di Porto Marghera;

- 2003: Causa a Crotone per danni ambientali e per danni irreversibili alla bellezza naturale nel sito di Aversa;

- 2004: Causa a Rovigo per smaltimento illegale di rifiuti in località Loreo;

- 2004: Causa a Rovigo per le emissioni nocive di un impianto petrolifero a Mantova;

- 2004: Causa a Rovigo per attività di smaltimento illegale di rifiuti a Mantova;

- 2006: Causa a Priolo (Siracusa) per incendio negligente;

- 2006: Causa a Torino per inquinamento da DDT a Pieve Vergonte, sul Lago Maggiore;

- 2007: Causa ad Augusta per inquinamento da Mercurio emesso dai propri stabilimenti;

- 2007: Causa a Carrara per inquinamento irreversibile alla bellezza naturale del sito di stoccaggio di idrocarburi in localita' Avenza. Fra le parti lese, lo stesso ministero dell’Ambiente;

- 2008: La Regione Veneto e l’Ente Parchi del Delta del Po, le Province di Venezia, Rovigo, Ferrara e la città di Comacchio fanno causa contro Eni per tentata strage e per aver causato alluvione.


In Norvegia, non solo il sito ufficiale del governo avvisa i cittadini della pericolosità connessa ad ogni fase delle attività petrolifere, ma il fondo pensionistico governativo disinveste dalle aziende e dalle multinazionali ritenute poco etiche.
I norvegesi dimostrano un senso di moralità e rispetto ambientale invidiabili: così decidono di vendere i titoli di marchi quali Wal-Mart, Rio Tinto, Phlipp Morris, l’italiana Finmeccanica; e di espellerli dal proprio portafogli.
In Norvegia non c’è posto per chi calpesta diritti umani, diritti dei lavoratori, integrità dell’ambiente; nemmeno se è ricco.
Nel nostro paese, invece, non solo nel settore degli investimenti, ma in ogni ambito, l’etica suscita grande ilarità; siamo quelli che varano scudi fiscali per riciclare i soldi sporchi delle mafie e che santificano ladri, corruttori e latitanti.

Eni ha ragione: rispetto è davvero una parola indispensabile; peccato non ne conosca il significato.
Ma per sua fortuna, l’Italia tutto questo non lo sa.


Fonti: La Repubblica; Professoressa Maria Rita D’Orsogna.

Abruzzo e petrolio, la Spoon River di politica e informazione
post pubblicato in Ambiente, il 28 gennaio 2010
Ortona, 7 gennaio 2010. La Prof. D’Orsogna, afona, ‘parla’ per interposta voce del rischio petrolizzazione che incombe sulla Costa dei Trabocchi. La politica locale è assente o rivendica improbabili conversioni ambientaliste dell’ultima ora. La Provincia di Chieti si fa rappresentare dall’Assessore Di Martino, storico sostenitore del centro oli targato Eni. In rete si discute di fantomatiche risse, invece del pericolo idrocarburi


di Hermes Pittelli ©


La Spoon River della politica abruzzese è andata in scena alla sala Eden di Ortona.
L’opera di Edgar Lee Masters è un capolavoro di poesia e letteratura, mentre nel nostro caso parliamo di una deprimente passerella per rivendicare meriti e battaglie immaginari.
Il 7 gennaio 2010, la conferenza organizzata da Gaetano Basti (ex direttore dell’Arta di Pescara che fornì parere favorevole al Centro Oli Eni, ndr), editore della rivista D’Abruzzo, per informare la popolazione sui rischi connessi ai progetti petroliferi che minacciano la Costa dei Trabocchi, ha preso una piega inaspettata e sconfortante.
La relazione principale è stata affidata alla Professoressa D’Orsogna, afona, in quanto reduce da un incontro a Monopoli dove per tre ore aveva illustrato i pericoli che incombono anche sulla Puglia a causa delle trivelle assetate d’idrocarburi. In Puglia, grazie all’impegno del Ctg Egnatia monopolitano, le relazioni scientifiche della Erin Brockovich abruzzocaliforniana sono state ascoltate in modo così attento che il governatore Nicky Vendola, non solo ha definito le piattaforme “una schifezza”, ma ha presentato ricorso al Tar per proteggere i mari regionali; e pochi giorni dopo, ha trionfato alle primarie del Pd (sarà un caso?).

A Ortona, a supporto di Maria Rita D’Orsogna, l’ingegner Giambuzzi con l’ingrato compito di spiegare gli aspetti più tecnici della legislazione italiana che dovrebbe regolamentare le attività petrolifere e la tutela della salute dei cittadini e dei territori.In sala, politici locali in ordine sparso.
Il tema non interessa al Consiglio municipale di Ortona che diserta in massa la serata. ‘Scalda’ poco anche Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, il quale preferisce correre alla presentazione dell’ennesima biografia dedicata all’ex ministro Remo Gaspari (nostalgico dell’epoca in cui l’Eni decideva d’imperio le strategie ambientali regionali, senza tante discussioni).
Ci sono anche amministrazioni che stanno partecipando alla battaglia contro la petrolizzazione senza esitazioni, come ad esempio i Comuni di S. Vito Chietino, Pineto, Treglio, Fossacesia, Casalbordino, Lanciano, Francavilla e Vasto.

A rappresentare la Provincia, Remo Di Martino, assessore al Turismo e alla Cultura. L’esposizione principale è stata affidata a me che per una sera ho indegnamente prestato la voce alla Prof. D’Orsogna; esposizione poco efficace per colpa mia che mi sono esposto volentieri alla brutta figura per la stima professionale e umana nei suoi confronti, ma che non dispongo delle stesse competenze scientifiche né comunicative. Dopo le relazioni, il fattaccio.
L’Assessore Di Martino prende la parola; qualcuno in sala rumoreggia, ma senza "frizzi", né "lazzi". L’avvocato ortonese forse confonde l’istituzione che è venuto a rappresentare e comincia un’infervorata difesa del Consiglio municipale sulla vicenda del centro oli. Ci tiene a sottolineare anche l’impegno di Enrico Di Giuseppantonio nella battaglia contro la petrolizzazione.
Peccato che le osservazioni presentate dalla Provincia di Chieti contro i progetti petroliferi siano state elaborate e scritte da cima a fondo dalla Prof. D’Orsogna; la Provincia si è limitata ad apporre il proprio logo, il timbro con la data e la firma, quella sì di proprio pugno, del Presidente. Nemmeno una citazione, né un ringraziamento per il lavoro della Scienziata; la quale, sentendo l’Assessore proclamarsi fiero oppositore del centro oli da tempi non sospetti, abbandona momentaneamente il tavolo dei relatori.
Nessuno ha impedito al rappresentante della Provincia di Chieti di esporre il suo pensiero. Il torto di Maria Rita D’Orsogna è di ragionare con i canoni della democrazia americana; alfabeto sconosciuto a queste latitudini, dove siamo ormai così proni e rassegnati agli inciuci da non renderci più nemmeno conto che ci stanno scippando (grazie alla nostra acefala passività) diritti, salute, risparmi, terra, il futuro dei nostri figli.
Inspiegabile poi la fantasiosa ricostruzione della serata offerta da un popolare quotidiano elettronico abruzzese che, senza inviati in loco, ha raccontato di una quasi rissa tra la Scienziata e l’Assessore Di Martino. E’ sufficiente consultare un vocabolario etimologico (o i testimoni della serata) per sgonfiare questa versione sensazionalistica. Un diversivo molto utile a coloro che preferiscono mantenere una coltre di nebbia sull’argomento, per interessi personali o per responsabilità dirette nell’immobilismo delle istituzioni.
Sul web si sono anche scatenati alcuni franchi tiratori, alcuni sciacalli che da tempo aspettavano nell’ombra per gettare discredito sulla Scienziata; sicari di bassa lega animati da fedeltà clientelari e da invidie ataviche.

Ma davvero sorprendenti restano le tesi dell’Assessore Di Martino che partecipa alle passeggiate ecologiche e stanzia fondi per l’edificazione di nuovi trabocchi (con vista sulle piattaforme petrolifere?); ha forse rimosso dalla memoria quanto lui stesso affermava sul progetto Eni in una lettera inviata al giornalista Lannes, collaboratore e inviato del quotidiano La Stampa di Torino: “Vedo di cosa si tratta e sembra una cosa non buona, ma straordinaria!” (Missiva datata 11/11/2008, pubblicata sul suo blog il I aprile 2009).
Sostiene Di Martino di essere venuto a conoscenza di questo progetto solo alla fine del 2006, su incarico del sindaco Nicola Fratino che non voleva occuparsi della questione per non essere tacciato di conflitto d’interessi.
E i cittadini presenti in sala? Muti come pesci. Qualche mugugno, nessuno che si prenda la briga di evidenziare l’incongruenza solare delle tesi esposte, di chiedere all’Assessore e agli altri politici quando si è concretizzata la miracolosa conversione sulla via dell’ambientalismo, cosa stiano facendo concretamente, con prese di posizione ufficiali e provvedimenti per difendere i mari e i territori abruzzesi.
Cittadini che poi in rete scrivono di essere contenti perché anche chi non aveva ancora capito l’ambiguità di certi amministratori ha potuto verificarla di persona.
La vera democrazia non funziona così e questa è stata solo l’ennesima occasione sprecata per ricominciare ad esercitarla sul serio.

Tornando all’avvocato Di Martino, alla fine di ottobre del 2007 raccontava: “Stato, Regione, Provincia, enti preposti ad esprimere il parere sulla compatibilità ambientale ed inquinamento, dicono che si deve procedere; i contadini, quelli che dovrebbero tenere alla loro terra più di ogni altra cosa vendono i loro poderi; l'indotto specie le aziende che da anni lavorano con l'Eni chiedono che si proceda; i lavoratori manifestano, con le sigle sindacali tutte in testa, per salvaguardare le loro famiglie; l'Eni che tra royalties e somme da versare nell'immediato dà al comune qualcosa come 25 milioni di Euro in 16 anni ed il Consiglio comunale dovrebbe dire no a che cosa e sulla base di che? Chiedo senza alcuna intenzione di fare polemica, dove sono stati questi difensori dell'ambiente in tutti questi anni? Il progetto giace al comune da anni e tutti sapevano tutto. Per inciso già due anni fa di mia iniziativa ho fatto vedere il progetto Eni a persone che in Ortona ne sanno molto perché operano nel campo da decenni e da loro ho avuto l’assicurazione che non vi sarebbe stato il disastro ecologico che, i proprietari delle agenzie immobilari che operano sul territorio paventano. Spero di essere riuscito a spiegare, se pur succintamente, che il consiglio comunale ha fatto bene, molto bene ad essere consequenziale con l'unica linea di sviluppo della nostra città, ove si voglia intervenire lo si debba fare con la Regione che può modificare o rifare i piani di sviluppo”.

Un fiero oppositore che definisce le attività petrolifere “unica linea di sviluppo della nostra città” e il progetto Eni “una cosa non buona, ma straordinaria!”.
Tra l’altro, come poteva l’Assessore chiedere pareri illuminanti sul centro oli alla fine del 2005, quando spiega di averlo scoperto solo alla fine del 2006?
Un progetto “di cui tutti sapevano tutto da diversi anni”.

Tutti chi? Non certo i cittadini.

Scajola contro Celentano, ‘balle’ atomiche a go go
post pubblicato in Ambiente, il 3 gennaio 2010
Celentano scrive a La Repubblica e spiega perché con il nucleare l’Italia rischia di giocarsi definitivamente la propria integrità ambientale. Apriti cielo. Uno dei mastini del governo, il ministro per le Attività produttive, gli risponde per le rime, dicendogli di limitarsi a fare il cantante. E citando come fonte scientifica pro atomo il solito professor Veronesi


di Hermes Pittelli ©


L’ex ragazzo della via Gluck non vuole il nucleare in Italia. Preferirebbe continuare a godere di campi verdi incontaminati e ruscelli limpidi, non avvelenati da scarichi industriali.
Del resto, anche gli italiani con un referendum nel 1987 avevano sonoramente bocciato il ‘progresso’ atomico.
Qualche settimana fa, il Re degli Ignoranti si è permesso di scrivere una lettera aperta al quotidiano La Repubblica.
Una missiva nella quale l’autentico inventore del rap, ambientalista da sempre (basti pensare a suoi lungometraggi come ‘Serafino’), spiega le ragioni della sua contrarietà al business atomico che tanto piace a questo governo e ai suoi amici interessati al giro di appalti.
Naturalmente, il povero ‘figlio della Foca’ attira immediatamente su di sé gli strali del partito dell’atomo; il giorno successivo, uno dei mastini dell’esecutivo, Claudio Scajola, replica piccato e con un senso dell’ironia diffuso tra politicanti e amministratori italici. Ovvero, invece di rispondere nel merito delle questioni, aggrediscono il malcapitato che ha avuto l’ardire di formulare una critica o una domanda; di solito la veemenza della replica è direttamente proporzionale alla vaghezza di nozioni sulla materia in questione.
Celentano insomma deve rassegnarsi al ruolo di uomo di spettacolo, la sua gabbia sociale da cui non deve permettersi destabilizzanti evasioni. Per Scajola l’Adriano nazionale è un grande cantante (“un poeta”), ma non ha la dignità di cittadino (“perde l’ispirazione e il tocco magico quando scrive in prosa”). Quindi non gli spetta la licenza di partecipare attivamente alla vita della polis. Per deduzione, se questa è la sorte di un italiano spesso sotto la luce dei riflettori, un cittadino semplice, con un lavoro che non prevede rilevanza pubblica o mediatica, deve limitarsi al ruolo di consumatore (altrimenti il pil soffre) e ‘vergatore’ di schede elettorali.
Una tesi che in un paese normale solleverebbe un coro popolare di proteste, soprattutto se l’autore fosse figura con incarichi istituzionali; in Italia, per fortuna, per non turbare il manovratore di turno, vige la regola del silenzio (anzi del chiacchiericcio da tg1, sostituto ufficiale del bar sport, infarcito di pettegolezzi e sciocchezze varie).

Scajola paladino dell’energia atomica racconta ‘balle radioattive’.
Chissà perché l’esecutivo simula di non aver ancora deciso l’elenco dei siti che dovrebbero ospitare le centrali nucleari, quando l’amministratore delegato di Enel, Carlo Conti, ammette che lo conosce, ma non lo rivelerebbe nemmeno sotto tortura: le fortunate località sono probabilmente le stesse che erano state predisposte prima del referendum estremista ambientalista del 1987. Qualche stratega politico deve aver immaginato che annunciarle con anticipo rispetto ad un’importante tornata elettorale regionale avrebbe potuto causare qualche calo di popolarità e soprattutto di voti.

In compenso però, si spande nell’aere l’odore dei soldi; come già sapevano gli antichi romani pecunia non olet. Come se per guarire magicamente i danni all’ambiente e alla salute dei cittadini fosse sufficiente rimpinguare le casse comunali (prima però opportunamente svuotate con provvedimenti demagogici, tipo l’abolizione dell’ici sulla prima casa).
Scajola sostiene sia difficile replicare a “un tale cumulo di banalità” espresse da Celentano sul nucleare.
Non è invece difficile smontare punto per punto le tesi del ministro delle Attività produttive.

Scajola sostiene che le centrali sono necessarie perché non emettono gas serra. Sostiene che i reattori nucleari sono necessari per smantellare le centrali a gas, a carbone, a petrolio, quelle sì “certamente inquinanti” (quindi, almeno su questo siamo d’accordo: ora dovrebbe informare la sua collega Prestigiacomo).
In verità, può darsi che la centrale durante il funzionamento non emetta gas serra, però per lavorare ha bisogno di combustibile nucleare e qui cominciano i guai: per ottenere questo combustibile si utilizzano comunque fonti fossili. Ad esempio, per alimentare un reattore in grado di produrre 1000 kw/h di energia elettrica, si utilizzano 200 kw/h di idrocarburi con relativa quantità di emissioni che finiscono in atmosfera.

Scajola sostiene ci siano attualmente 450 reattori attivi nel mondo (“mettendoli in fila 15.000 anni di funzionamento, la fonte di energia che ha causato meno danni all’uomo e all’ambiente”; il ministro evita accuratamente di parlare degli incidenti e soprattutto delle scorie nucleari). Vero, non specifica però che l’opzione nucleare non riscontra molto successo in Occidente; e che le centrali in fase di realizzazione si concentrano soprattutto nell’Est europeo, in Estremo Oriente e in qualche paese dell’Africa.

Scajola sostiene che le centrali sono sicure e “non possono esplodere”. Scajola non dice però che sono sicure da un punto di vista ingegneristico quelle di quarta generazione, non quelle di terza che riguardano l’Italia; né si premura di informare i cittadini che non esiste alcuna sicurezza rispetto ad altri fattori: negligenza umana (in Francia, da cui acquisteremo la tecnologia nucleare, nel 2008 nel giro di un mese si sono verificati quattro incidenti riconducibili a errori umani), gestione dei rifiuti radioattivi (le scorie tornano inerti dopo centinaia di anni), attacchi terroristici (lo scenario sarebbe talmente apocalittico che al momento nessuno riesce a prefigurarlo e il Mit di Boston ha redatto un documento ufficiale per spiegare che un livello di sicurezza così alto non è testato).

Il delicato argomento dello stoccaggio delle scorie ricade nella commedia all’italiana, ci si affida alla cabala e allo stellone, si accende un cero a Padre Pio o alla Madonna; gli Usa sul loro territorio hanno individuato un solo sito adeguato, in mezzo al deserto del Nevada (senza dimenticare, che hanno rifiutato di smaltire nostre scorie vaganti per il globo da qualche anno e che non riusciamo a rifilare proprio a nessuno).

Scajola poi si guarda bene dallo spiegare come mai i privati, in nessuna parte del mondo, vogliano investire nel business nucleare; non dice che il nucleare non renderà le bollette più leggere, né assicurerà all’Italia l’indipendenza energetica (non disponiamo di giacimenti di uranio; l’uranio si sta esaurendo come il petrolio e negli ultimi 8 anni il suo prezzo è decuplicato; il nucleare, a regime, coprirà solo il 10% del fabbisogno elettrico nazionale); i costi del nucleare ricadono interamente su chi paga le bollette (stiamo ancora pagando lo smantellamento di quelle bocciate con il referendum del 1987; una centrale ha un tempo ingegneristico di costruzione di 5 anni, ma un tempo reale di 15, un ciclo vitale medio dal momento dell’allaccio alla rete elettrica di circa 17 anni e di altri 15 anni per lo smantellamento e la messa in sicurezza: solo il costo di costruzione si aggira ‘nominalmente’, nel senso che poi con certezza matematica lievita, sul miliardo e mezzo di euro).

Ma l’argomento più formidabile che Scajola utilizza per smentire Celentano e propugnare l’atomo come panacea di tutti i nostri mali è l’opinione dell’oncologo prezzemolino Umberto Veronesi (consigliata una panoramica sul sito dello scienziato per passare in rassegna i suoi sponsor).
Scajola scherza dicendo “sarò all’antica, ma sui temi della salute continuo a dare più credito al professor Veronesi”.
Un professore che dagli studi di Che tempo che fa ha rassicurato milioni d’italiani sostenendo che gli inceneritori sono impianti ad emissioni “zero” (accompagnando l’azzardata affermazione con aulico gesto dell’avambraccio e della mano ‘sinistri’); salvo poi autosmentirsi davanti ad una giornalista di Qui Milano Libera: “non sono un esperto di inceneritori… i miei esperti mi hanno giurato che non ci sono effetti importanti sulla salute… non lo chieda a me, non è la mia materia”.

Sarò all’antica, ma sui temi della salute preferisco non fidarmi di chi ogni tanto veste i panni dello smemorato di Lavoisier (legge di conservazione della massa) e soprattutto di Ippocrate.



La lettera di Adriano Celentano

La risposta di Claudio Scajola


p.s. Le affermazioni sull’energia atomica contenute in questo articolo non sono ‘un’opinione’ dell’autore, ma sono informazioni scientifiche ricavate dal dialogo con il Professor Francesco Gonella, fisico, docente dell’università Ca’ Foscari di Venezia; informazioni frutto di una sintesi di quattro autorevoli fonti internazionali che sicuramente sono conosciute e consultate anche da chi sta sostenendo la necessità del ritorno del nucleare in Italia.

Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica

Agenzia Internazionale per l'Energia

Massachusetts Institute of Technology

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