.
Annunci online

pensierosuperficiale
"I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)

musica
29 luglio 2009
Il poetamusico Vecchioni strega il vecchioborgo di Spilimbergo
di Hermes Pittelli ©
 
 
 
Un concerto straordinario e atipico per chiudere l'edizione 2009 di Folkest.
Vecchioni anima sensibile e raffinata sa anche stupire. A modo suo, naturalmente.
Niente fronzoli, trucchi o raggi laser, fumi, chitarre distorte, batterie indemoniate. Cinque archi (2 violini, una viola, un violoncello,un contrabbasso), più un pianoforte, più una vocalist clarinettista.
Con questa insolita formazione, una vera grande orchestra in miniatura, il Professore milanese incanta una folta, e mai come in questa occasione passionale platea, con uno spettacolo di poesia in musica.
 
Ci sono i pezzi che il pubblico ama (Sogna ragazzo sogna, Luci a San Siro, Voglio una donna con la gonna, l'intramontabile Samarcanda...) ma soprattutto un progetto visionario che consente all'intellettuale Vecchioni di abbinare testi di 'canzonette' alle creazioni musicali di Mascagni, Puccini, Tchaikovsky, Rachmaninov... Intervallando i 'brani' con poesie di Gassman padre ('A Dio') e di Hikmet ('La vita non è uno scherzo'), e con battute agghindate da aneddoti di vita quotidiana (ho letto 2 geniali scritte sui muri: "Meglio ateo, che juventino"... "Chi sparge semi al vento, raccoglierà fiori sulla Terra"; formidabile la parabola 'evangelica' del miliardario Jhon e di Dio che lo convince a giocarsi - per fede - tutti i suoi averi a Las Vegas).
 
Un Vecchioni in forma strepitosa, generoso con il pubblico, ispirato dalla sua folle idea di registrare questo 'insolito' disco live (in uscita a Natale, ecco spiegata l'esecuzione estiva di una divertentissima 'Jingle Bells') qui a Spilimbergo, terra di confine di una regione di confine. Un omaggio e una sintesi della poetica stessa del Professore.
 
Il connubio tra sacro e profano, tra musica colta e testi di musica leggera che avrebbe causato a quasi ogni altro 'semplice cantautore' uno sconfinamento e un fragoroso tonfo nel ridicolo, nelle sapienti mani di Vecchioni si trasforma in una magia che rapisce, mistica e sensuale, le anime dei fortunati presenti all'evento.
 
Le quattro stagioni di Vivaldi (in realtà, tre - estate, autunno, inverno - più un movimento rossiniano, follia nella follia!) si trasformano in colonna sonora per un fatto di cronaca nera letto sul Corriere ed elevato a paradigma delle alterne stagioni che ogni essere umano attraversa nel breve arco della sua parabola terrena;
la 'patetica' di Tchaikovsky, composta - si dice - tra lacrime irrefrenabili per essere un 'contenitore' di ogni dolore umano, viene arditamente capovolta per dimostrare che la sublime armonia di queste note è perfetta anche con parole di pura gioia.
Vecchioni non eccede in protagonismo, cede la scena alla sua mini orchestra che lo ripaga (e manda in visibilio il pubblico) con una esecuzione magistrale e sunpatetica di un brano di Piazzolla.
 
Nella parte finale della rappresentazione musicopoetica, ecco l'incontro più sognato da Vecchioni, quello tra i suoi due supremi amori delle lettere e del pentagramma: Borges (con una 'sintesi' della lirica 'Istanti') e Rachmaninov (il 2° concerto per pianoforte, quello in do minore, un capolavoro universale).
Stravolto ma felice per essere stato accolto con benevolenza dalle Muse e dagli Dei, Vecchioni concede 2 bis e si congeda: "Buone vacanze a tutti!".
(A chi può permettersele, ovvio).
 
Chi ha potuto partecipare a questa serata, non solo custodirà nello scrigno della memoria e dell'anima le emozioni create dalla mente di Vecchioni, ma saprà sempre di essere stato attore e testimone 'consapevole' di un autentico evento di Cultura italiana.
Un bello schiaffo morale per i barbari ministeriali che armati con la scure dell'ignoranza vorrebbero ridurre l'arte e il sapere ad una banale questione di bilanci e produttività.
SCIENZA
28 luglio 2009
CHI HA PAURA DELLA RICERCA SULLE NANOPATOLOGIE?
Ricevo e pubblico un'accorata lettera-articolo del Professor Stefano Montanari.  



La storia del come c’impedirono l’uso del primo microscopio elettronico è stata raccontata un’infinità di volte, compresa quella, in dettaglio, del mio libro Il Girone delle Polveri Sottili. Quindi, non annoierò nessuno raccontandola di nuovo.

Il fatto è che, ad un certo punto della nostra ricerca sulle malattie da micro e nanopolveri – una scoperta tutta nostra e riconosciuta dalla Comunità Europea e dalle Nazioni Unite (FAO) – qualcuno si accorse che davamo troppo fastidio e cercò di fermarci. Anzi, cercò d’imbavagliarci, per usare le parole di Beppe Grillo che lanciò una raccolta di fondi per comprare un altro apparecchio.

Si cominciò a raccogliere denaro, io andavo in giro con Grillo a fare un pezzetto di spettacolo, tenevo conferenze - oltre 200 in un anno - e, insomma, nel giro di dodici mesi si racimolò il necessario.

Qui io commisi l’errore imperdonabile di lasciare che ad una signora di Reggio Emilia, tale Marina Bortolani, avvocatessa e presidentessa di una onlus molto personale, arrivasse il denaro donato e poi s’intestasse il microscopio. A me la cosa non interessava, perché dell’apparecchio mi serviva l’uso e non certo la proprietà. A raccolta in corso, m’insospettì il fatto che io non mi si lasciava accesso al conto bancario delle donazioni per controllarle e non mi fu concesso di entrare nel consiglio della onlus, ma ormai eravamo in ballo e, con l’impellenza di pagare quell’aggeggio, non si poteva fare gli schizzinosi.

Oggi, a sorpresa e tradendo chi aveva versato il suo soldino perché il microscopio finisse a mia moglie (la dott.ssa Antonietta Gatti, uno scienziato di livello mondiale) e a me, la signora Bortolani, senza nemmeno avvertirmi se non con una raccomandata a giochi ormai fatti e addirittura dopo un atto notarile, “dona” il nostro microscopio all’Università di Urbino, privandoci della possibilità di continuare la ricerca.

Mentendo pubblicamente, la signora in questione afferma che questa “donazione” così platealmente bizzarra, avvenuta dopo lunghissime trattative con Urbino condotte di nascosto come si conviene quando si fa qualcosa di non proprio onorevole, era nei nostri accordi, quando tutta la documentazione la smentisce e quando tutta la documentazione riporta con chiarezza che di quel microscopio possiamo disporre noi e nessun altro. La stessa signora afferma che il microscopio era sottoutilizzato da noi, quando, di fatto, lo usiamo per circa 8 ore ogni giorno e spesso anche di notte in modalità automatica. Afferma, mentendo e insultandoci ancora, che il microscopio noi lo usiamo “a scopo di lucro”, quando le entrate del laboratorio coprono una frazione minima delle spese di ricerca e nessuno, tanto meno la signora in questione, ci dà un aiuto. In modo a dir poco stravagante, la stessa rassicura tutti affermando che, comunque, noi potremo usare il microscopio “almeno un giorno la settimana” (a 230 km da casa nostra), quando la nostra ricerca lo richiede continuamente, quando ad Urbino non esiste nessun laboratorio attrezzato per le necessità di quella ricerca, quando non c’è un tecnico che sappia preparare i campioni da osservare e quando tutta l’Università di Urbino non ha pubblicato un singolo lavoro sulle nanopatologie, cioè l’argomento di ricerca per il quale sono stati chiesti soldi alla gente. Insomma, io ti chiedo del denaro per fare una cosa, tu il denaro lo dai e io faccio quello che mi salta in testa in quel momento, ma che non era ciò che ti avevo detto. Il vocabolario elenca una parola per un comportamento del genere e un’altra per chi così si comporta.

Tutta questa farsa, poi, inscenata da una persona che non è mai venuta a vedere che cosa facciamo, che non ci ha mai risposto al telefono o alle e-mail e che è di un’ignoranza assoluta per quanto riguarda qualsiasi argomento scientifico.

Perché questo sconcio? Beh, sopravvissuti alla sottrazione del primo microscopio non abbiamo imparato la lezione e continuiamo a dare fastidio, e imbavagliarci può fare comodo a qualcuno.

Perché diamo fastidio? Chi conosce le nostre ricerche e i nostri risultati, anche pratici, sugl’inceneritori e le centrali a biomassa sa di che cosa parlo. E così per le patologie dei militari ammalati da Sindrome del Golfo e dei Balcani. E così per le malformazioni fetali da inquinamento. E così per tante altre ricerche che hanno disturbato interessi tanto ricchi quanto poco onorevoli. E che dire degli alimenti e dei farmaci di cui continuiamo a scoprire magagne enormi e nascoste? Nessuna meraviglia, allora, che qualcuno si presti a toglierci dai piedi. In cambio di che, non saprei dire, ma credo di poter affermare che certe cose non si fanno per capriccio.

Ora noi stiamo cercando d’impedire questo “trasloco” che avrà, tra i mille effetti collaterali, anche quelli di non fare laureare i tre ragazzi che stanno preparando la tesi nel nostro laboratorio e d’impedire il completamento di un lavoro sull’inquinamento del latte materno e su certi tipi di malformazioni fetali. C’è davvero di che essere orgogliosi di averci bloccati.

Così non ci resta che chiedere l’aiuto di tutti coloro che un soldino l’hanno messo e di tutti coloro che il soldino non l’hanno messo ma, indipendentemente da ideologie, da simpatie o da altre considerazioni, si trovano d’accordo con Voltaire nel riconoscere il diritto a chiunque di perseguire le proprie convinzioni e la propria scienza.

Per favore, scrivete al dott. Enzo Fragapane, direttore amministrativo dell’Università di Urbino (diramm@uniurb.it) perché non accetti di prestarsi ad un’azione simile, e mettetevi in contatto con l’avvocato Alfonso Bonafede di Firenze (avvocatobonafede@gmail.com), comunicandogli i vostri dati personali e la vostra disponibilità ad unirvi all’azione che stiamo mettendo in atto.

Se il microscopio se ne andrà, la nostra ricerca morirà, e un pezzo di dignità di tutti sarà stato messo in vendita ed effettivamente venduto


Stefano Montanari
Direttore Scientifico Laboratorio Nanodiagnostics Modena

ECONOMIA
23 luglio 2009
ABRUZZO, CHIODI GIURA: "NESSUN POZZO DI PETROLIO NEI PROSSIMI 10 ANNI"

Il Governatore abruzzese, durante un ‘movimentato’ convegno a Cupello, si 'agita' dopo una domanda della Professoressa D’Orsogna, ma assicura che le ‘allarmistiche’ preoccupazioni di cittadini e ambientalisti sono prive di fondamento. Peccato che il Governo sia schierato con i petrolieri. Intanto, Remo Gaspari, democristiano di vecchia data in servizio permanente effettivo e tutor politico del governatore rampante, insulta le persone civili assetate di risposte istituzionali sulla sorte della ex Regione più verde d’Europa

 

(foto PamelaPiscicelli©)

 

di Hermes Pittelli ©

 

Abruzzo: quale futuro?
Convegno sull’economia, occupazione e sviluppo della Regione Abruzzo
Cupello, 22/07 ore 19

Intervengono:

- Matteo PARISIO Ing. Ambientale;
- Calogero MARROLLO, Pres. Conf. Abruzzo;
- Enrico DI GIUSEPPANTONIO, Pres. Prov. Di Chieti;
- Gianni CHIODI, Pres. Reg. Abruzzo;
- Silvio BELLANO, Pres. C.V.D.C

Conclude l’on. Remo GASPARI

 

 Una domanda, una semplice domanda è sufficiente oggi in Italia per causare il deragliamento delle ‘istituzioni’. Anche Gianni Chiodi, PdL, neogovernatore d’Abruzzo mostra questa bizzarra vulnerabilità. Nella Sala Consiliare del Municipio di Cupello (Ch) va in onda lo psicodramma che coinvolge l’ex sindaco di Teramo a conclusione del suo intervento. La Professoressa Maria Rita D’Orsogna chiede la parola, le passano il microfono, Lei, incauta e ingenua, formula la fatidica domanda; “Volevo chiedere al Presidente Chiodi: cosa pensa della decisione del governo centrale italiano di classificare l'Abruzzo distretto minerario, con il 50% del territorio coperto da permessi estrattivi?”.
Scattano gli applausi scroscianti dei cittadini preoccupati per la deriva petrolifera, applausi per il 'coraggio' della Prof. D'Orsogna, perché oggi in Italia porre questioni al 'potere' è sinonimo di impavidità.

Apriti cielo. Chiodi, visibilmente infastidito, si rialza e replica: "Le questioni possono essere affrontate in modo ideologico (chissà cosa c'entra l'ideologia con i pozzi di petrolio, ndr) oppure pragmatico. State ingigantendo un problema. Vi faccio un pronostico: tra 10 anni lei non troverà in Abruzzo di quei permessi - e ce ne sono tantissimi in Italia, ma la percentuale di trovare esito favorevole è limitata - lei non troverà quei paventati rischi (si deterge il sudore, ndr) e l'Abruzzo non diventerà un distretto di quel genere (evita di specificare il genere)". 
Chiodi però si agita, forse non gradisce la questione, i decibel della sua voce sfuggono al suo controllo: “Voi volete dare una rappresentazione di questo genere? Anche quando dissi che il centro oli (di Ortona, ndr) non sarebbe stato fatto, è sempre stato detto il contrario, e ancora oggi qualcuno dice che si fa. Questo non si fa!”.
In sala, i rappresentanti di Emergenza Ambiente srotolano mappe ministeriali (del ministero per le attività produttive) che dimostrano senza tema di smentita il risiko petrolifero che Eni e multinazionali straniere stanno giocando sulla pelle dell’Abruzzo inconsapevole.
Il governatore non demorde: "Oggi vi ripeto: tutto questo non si farà, anche perché non c'è alcuna prospettiva in questo senso. State millantando una situazione che è assolutamente falsa".
Applauso da parte dei 'fan' di Chiodi.
E si accascia esausto, mentre gli attivisti continuano a citare cifre e dati precisi che raccontano un’altra realtà. Qualche arrogante aspirante politico di primo pelo e dall’incerto bagaglio culturale insulta la Professoressa D’Orsogna, da due anni paladina californiana contro la deriva petrolifera dell’Abruzzo. Agli occhi di qualcuno, una colpa grave.
Lei continua a invocare una chiara presa di posizione da parte Chiodi, rammenta di avergli inviato decine di mail senza ottenere nemmeno una riga di risposta o un riscontro. Qualche membro dello staff si lamenta dicendo che la casella di posta elettronica del presidente è stata intasata dalle centinaia di missive relative al discorso petrolio. Forse perché la maggior parte degli abruzzesi crede sia un argomento grave e di fondamentale importanza per la propria vita nel territorio. 

Il preludio soft affidato all’ingegnere ambientale Matteo Parisio (presentato con il nome di 'Ingegner Tiberio') che illustra i vantaggi, non solo in termini ecologici, ma economici, di affidarsi alle fonti di energia rinnovabile (in particolare del fotovoltaico) in attesa dell’arrivo di Gianni Chiodi, appare a posteriori come la proverbiale bonaccia prima della tempesta. Anche perché in seguito gli interventi del governatore abruzzese e dell’inossidabile Gaspari, che elogia addirittura il nucleare (fu, tra l’altro, tra i sostenitori della Sangrochimica negli anni ’70, minaccia debellata da un’autentica rivolta popolare) non forniscono contributi concreti al tema della serata. Quasi tutto il mondo ha capito che scegliere le rinnovabili significa tentare di salvare il pianeta, ma nel nostro senato, menti geniali (Gasparri, Nania, Dell’Utri) presentano una mozione per imporre uno stop al solare termodinamico (a favore, magari, di carbone, petrolio, gas?).

Forse in Italia è stato cancellato per legge l’obbligo degli amministratori di rispondere ai quesiti dei cittadini/elettori/contribuenti. Un altro cittadino alza la mano e chiede la parola, ma uno degli organizzatori del convegno, Silvio Bellano (in quota Udc, anche lui allievo di 'Zio Remo'), comincia a straparlare di "irruenza, arroganza, mancanza di rispetto non solo verso gli ospiti, ma anche verso chi potrebbe intervenire". 
Chiodi allora non si argina più, riparte in quarta: "Scusate, siamo d'accordo su questa cosa. Non capisco per quale motivo nonostante io abbia detto che queste cose non si faranno, vi vedo tristi. Come mai siete tristi? Vorreste forse che si facessero? Non si faranno, non c'è niente da fare! Non si faranno e basta con queste strumentalizzazioni. Grazie".

La Prof. D'Orsogna e gli ambientalisti continuano a incalzare Chiodi. Silvio Bellano si erge a censore dei 'contestatori': "Grazie a Dio gli abruzzesi hanno punito la vostra arroganza e vi hanno mandato a casa. E' stata proprio la vostra parte politica ad essere punita dagli abruzzesi e dagli italiani che vi hanno mandato a casa. Avreste potuto chiedere di intervenire con dei supporti, invece, la vostra maleducazione nei confronti di chi ha affrontato un viaggio per stare qui, e la vostra irruenza vi ha penalizzati. Anche in Europa, anche l'Europa vi ha mandati a casa (a chi si riferisce? Mistero, ndr)".  
I cittadini e gli ambientalisti attoniti protestano la loro non appartenenza politica e insistono nella legittima richiesta di risposte istituzionali alla minaccia legata all’estrazione del pessimo petrolio locale.
Qualche zelante portaborse sbraita e chiede addirittura l’intervento dei Carabinieri e dei Vigili urbani con motivazione fantasiosa “Stanno attaccando (?) il presidente Chiodi”.

L’impegno ‘verbale’, sulla fiducia cristiana, di Chiodi evapora però nell’aria, senza un documento ufficiale o un atto scritto della Regione, quando poco prima lo stesso governatore aveva ammesso che, ad esempio, gli abusati protocolli d’intesa tra regioni e governo sono “nulla”, servono accordi quadro cogenti per l’esecutivo centrale.
Chissà come Chiodi intende convincere l’agguerrita compagine del ‘suo’ presidente Berlusconi a cancellare le concessioni petrolifere già autorizzate, a dismettere i pozzi già scavati (quasi 700 tra terraferma e mare), a varare strategie di sviluppo che favoriscano la tutela ambientale, l’agricoltura, la cultura, il turismo. Il petrolio, lo sanno anche le rocce del Gran Sasso, esclude tutto questo (e la sventurata Basilicata e il siracusano massacrato dal polo petrolchimico si sono stufati di essere citati come esempi negativi).
Prima dell’intermezzo, Chiodi si è scusato per il ritardo, ha incensato il suo mentore Remo Gaspari ("Quando l'Abruzzo era forte, e rimpiangiamo tutti quel periodo, c'erano dei motivi; primo, la stabilità politica grazie alla guida dell'On. Gaspari"), ha tenuto una dotta lectio magistralis di stampo bocconiano sulle cause della crisi economica in Abruzzo e sui rimedi per rilanciare la regione: una lezione infarcita di ‘master plan’, ‘fare sistema’, ‘road map’, per spiegare che si è insediato dal 27 gennaio, ha trovato un buco di bilancio pari a 4 miliardi di euro, ad aprile c’è stato il terremoto, ma lui ha strappato al governo (Tremonti definito ‘genio della finanza’) un’intesa quadro da 6 miliardi e commissariato 19 enti pubblici infestati da furbi succhia-risorse, rei di aver creato uno spaventoso debito pubblico, assieme a 38 aziende ospedaliere che non trovano giustificazione in relazione al numero di abitanti. Insomma, un modo per annunciare misure impopolari a base di lacrime e sangue (tasse salate e cinghia tirata) e per giustificare scelte strategiche poco gradite alla maggioranza degli abruzzesi (che fine ha fatto un sondaggio demoscopico del 2008 nel quale il 75% dei cittadini si dichiarava contrario alla petrolizzazione?).

Dopo l’interludio ‘sonoro’, ecco il vero show della serata, abilmente messo in scena da uno scafato commediante dell’arte: Remo Gaspari.
Il vecchio lupo democristiano ha perso il pelo, ma non il vizio. Rievoca con nostalgia l’età dell’oro del pentapartito (prima del 1992, cioé prima di Tangentopoli; poi, secondo lui, gli estremisti di sinistra hanno demolito tutto e causato gli attuali sconquassi italici), rivendica con orgoglio il suo curriculum: “Quaranta anni in Parlamento, 27 di governo. Quando c’era Remo, lavoravano tutti: democristiani, socialisti, comunisti. Quando c’ero io, l’Abruzzo era la prima regione d’Europa”.
Insomma, un mago delle clientele ancora stipendiato dal cittadino italiano.

Un autentico eroe della politica e un precursore: “Sono stato io nel 1987 a far costruire il primo impianto fotovoltaico italiano”. L’ex ministro per il Mezzogiorno (la Cassa per il Mezzogiorno non ha contribuito a formare l’attuale voragine del debito pubblico italico?) cita Obama, come il suo delfino: Obama è davvero trendy, con quella sua abbronzatura che non scolora mai!
Ma quale relazione esista tra le strategie energetiche ecosostenibili varate dall'inquilino della Casa Bianca e i sostenitori del petra oleum e del nucleare in Italia, nessuno riesce (o vuole) a spiegarlo.
L’Abruzzo deve tornare al progresso – e mostrando un voluminoso faldone del suo archivio personale – come quando il piano per lo smaltimento dei rifiuti era progettato dai migliori tecnici di Eni e Snam (ah, ecco!) e poi adottato dalla Regione”. Naturalmente, a intervalli regolari, insulta i facinorosi che hanno “preparato a freddo l’incidente per disturbare il coraggioso presidente Chiodi”.
Estremisti di sinistra scaricati perfino da Veltroni, fannulloni, gentarella da quattro soldi che inventa problemi per farsi pubblicità in piazza”, e via sfornando nuovi epiteti. Nella foga, si scaglia anche contro “i raccomandati”, creando sconcerto e apprensione tra i suoi stessi peones (“Ma sta parlando di noi?”).
A chi cerca d’intervenire alzando la mano, dice “Parla parla, tanto io non ti ascolto”. Questo dopo aver esortato in precedenza il delfino Chiodi – con aulico e infastidito gesto di mano – a “non rispondergli”. Un campione di democrazia.

Qualche cittadino più audace tenta di parlare senza ausilio del microfono, ma dalla claque indigena lo redarguiscono: “Abbiate rispetto per un uomo di 88 anni”. Caspita, quasi 90 anni ma quanta capacità polmonare per ‘etichettare’ senza appello insegnanti, cittadini, volontari del WWF di Pescara, dell’Arci di Vasto, del comitato Nuovo Senso Civico, studenti il cui solo torto è chiedere lumi sulla deriva petrolifera.

Resta una grande amarezza, la sensazione che se la Campania è stata strumentalizzata per creare l’emergenza monnezza pro business inceneritori, l’Abruzzo, ‘grazie’ anche al terremoto, sia diventato la cavia individuata dal governo per le brillanti strategie di progresso economico saldate a doppio filo ai vari business dei palazzinari, delle infrastrutture la cui realizzazione sarà affidata ai soliti famigerati noti, alla costruzione di moderni e sicuri termovalorizzatori e ‘frantoi petroliferi’.
Del resto, il capo del governo è stato chiaro: chi intralcerà il progetto di pseudosviluppo in salsa berlusconiana, dovrà vedersela con l’esercito. Quindi, non solo le amministrazioni locali sono di fatto esautorate da ogni parere vincolante sulla sorte del territorio, non solo chi dovesse ricorrere al Tar e uscire sconfitto al terzo grado di giudizio sarebbe costretto ad accollarsi tutte le spese legali e di risarcimento per il presunto mancato ‘progresso’, ora addirittura la minaccia dei soldati.
Ecco infine dispiegata in tutta la propria geometrica potenza ‘l’idea’ della degenerata classe politicante italiana (tutta, schieramenti complementari nel residence incantato) in merito alla democrazia.
Mancano solo l’avvelenamento dei giornalisti scomodi caro a certi ex agenti del Kgb e l’ordine di sparare sui cittadini (Iran tricolore?) che protestano contro le decisoni governative inique o cervellotiche.

Il suddito non abbia l’ardire e la sfrontatezza – mai – di chiedere conto ai propri dipendenti (almeno in questo caso, Grillo ha ragione). Resta la desolante certezza che il ‘potere’ sia gestito da arroganti e ignoranti, incapaci di rispondere a semplici domande di chi magari offre una visione del mondo alternativa a quella omologata e prefabbricata; un ‘potere’ nelle mani di chi brancola nelle tenebre dell’ortodossia imposta da un vertice e resta spiazzato e nudo se dalla platea non si levano applausi dai figuranti prezzolati.
(Per approfondire, ecco la cronaca precisa della grottesca serata di Cupello gentilmente scritta da Lorenzo Luciano)

Italia nel g8? Ma mi faccia il piacere!
Italia, anno di ‘disgrazia’ 2009, completamente fuori dal mondo.

diritti
22 luglio 2009
Abruzzo, ultime chiamate per salvarlo dal petrolio

grazie a Lorenzo Luciano per la terribile ma efficace foto

foto di Lorenzo Luciano

 

di Hermes Pittelli ©

Perdonate lo sturm und drang con cui faccio irruzione on line, ma la situazione degenera.
Mentre gli abruzzesi se ne stanno in spiaggia a grattarsi le terga, illudendosi che potranno godere del sole, del mare e dei prodotti tipici della propria terra per sempre, le multinazionali del petrolio (Eni in particolare, ma non solo, visto che sta vendendo i diritti di alcuni campi petroliferi a compagnie straniere) continuano a lavorare nell'ombra - nemmeno troppo - per massacrare l'ex regione più verde d'Europa in nome del dio profitto!

Mentre noi cittadini, credendoci attivi e partecipativi, stiamo a discutere su come muoverci (in molti casi, "se muoverci", vedi il mezzo flop della manifestazione di Pescara o le rivalità all'interno di certe associazioni civiche e ambientaliste) l'Eni avanza come un rullo compressore:
stasera alle 19 nella sala consiliare del Municipio di Cupello (comune che tra l'altro si è schierato a favore della costruzione del  centro oli, fonte: MR D'Orsogna), in sordina per evitare contestazioni, hanno organizzato un incontro cui parteciperanno Gianni Chiodi (PdL, presidente della Regione), Remo Gaspari (che voi conoscerete bene, immagino: dc di vecchia data e mago delle raccomandazioni clientelari), Marrollo del Gruppo Marrollo (palazzinari che fingono di essere ecologisti e sono soci della famigerata Buonefra della famiglia Fratino; Nicola Fratino sindaco di Ortona e ultrafavorevole all'edificazione del 'frantoio petrolifero'), Enrico Di Giuseppantonio presidente della Provincia di Chieti.
Vogliono convincere i media che, a parte i soliti ecointegralisti comunisti capaci solo di dire 'no' alla loro idea malata di progresso, la maggioranza degli Abruzzesi è a favore della petrolizzazione foriera di ricchezza e benessere. Vogliono convincere i media (e la gente ignorante, la massa bovina) che la mediazione, il compromesso sono cosa buona e giusta, che l'accordo si può stipulare con reciproca soddisfazione (una misera elemosina ai cittadini, in cambio di profitti colossali per i soliti noti; da una parte devastazione e degrado, dall'altro conti bancari sempre più pingui).

Se non vi pesano troppo le natiche e avete ancora un briciolo di coscienza civile e intelletto autonomo, partecipate ingaggiando altri 'ecointegralisti' pronti a ribattere punto su punto a chi vuole uccidere l'Abruzzo con il petrolio.

p.s. fra un anno, se la deriva petrolifera non sarà fermata, col c...o vi godrete mare e sole! O credete che le piattaforme sempre più numerose che si vedono a 2 km dalla costa siano galeoni pirata per un nuovo parco giochi acquatico a tema???
Chiedete notizie della Basilicata, chiedete notizie di certe coste in Salento dove il mare grazie al petrolio è diventato quasi solido...
ECONOMIA
16 luglio 2009
Incubi e sogni sulle strategie energetiche dell’ex Belpaese

Tra l’Italia immaginaria (auspicabile) e quella reale (detestabile) c’è sempre un incolmabile e tragico divario di menzogne, truffe, affari sporchi nati dalla collusione tra politicanti, mafie, multinazionali

 
 
 
 
di Hermes Pittelli ©
 
 
 
 Il Belpaese sterza in modo deciso verso le fonti rinnovabili.
Eolico e solare saranno le energie che consentiranno all’Italia di affrancarsi dalla schiavitù commerciale nei confronti di paesi quali la Russia e la Libia.
Il governo ha progettato e varato una strategia energetica rivoluzionaria: addio al petrolio, al gas, al carbone, addio anche a tutti i rischi connessi alle centrali nucleari.
L’esecutivo guidato da Berlusconi, dopo i grandi successi al recente g8, ha visto approvare in via definitiva anche dal Senato il ddl sviluppo che proietta finalmente nel futuro ecosostenibile l’Italia.
Un paese a impatto zero, completamente autonomo e con milioni di posti di lavoro creati grazie alla realizzazione e alla manutenzione degli impianti per le rinnovabili, al rilancio del turismo, dell’accoglienza e della Cultura. Ecco l’ambizioso piano che già fa sussurrare ai cittadini comuni e perfino Oltretevere, nelle segrete stanze del Vaticano. “Silvio, santo subito!”.
 
L’Italia è un lembo di terra ferma che si allunga pigramente nel Mediterraneo e si vezzeggia con le sue meravigliose isole Sicilia e Sardegna.
Ecco, da oggi gli italiani potranno far funzionare l’indispensabile tv, l’irrinunciabile frigorifero, il vitale pc e tutti gli altri elettrodomestici con l’energia del vento e durante l’inverno otterranno il calore necessario dall’amico sole. Addirittura le case saranno dotate di caldaie alimentate da trucioli di legno e paglia.
La rivoluzione verde (non padana) delle rinnovabili consentirà di garantire il 100% del fabbisogno elettrico e il 70% di quello termico: addio salatissime bollette energetiche, addio sprechi, addio speculazioni dei colossi energetici; ogni cittadino italiano godrà di un surplus di energia che potrà rivendere.
Le emissioni di CO2 saranno abbattute del 140% e rispettare, superare e rendere reale l’accordo di Kyoto non sarà più solo una utopia, ma una travolgente e contagiosa realtà. E poi i trasporti non saranno più inquinanti: avremo auto e camion in grado di muoversi grazie all’idrogeno generato dalle pale eoliche!
Rifioriranno agricoltura e allevamenti biodinamici, la biodiversità non sarà più a rischio estinzione, i giovani dotati di intelletto e cultura non saranno più costretti ad emigrare all’estero per valorizzare i propri talenti e la propria sacrosanta voglia di ‘futuro concreto’.
 
Smaltiti gli inebrianti fumi del Nero d’Avola riprendo coscienza: come sempre, tra l’Italia immaginaria e quella reale c’è un un tragico divario di bugie, affari sporchi, truffe, business dei pochi e a vantaggio di pochi organizzato dalla collusione tra mafia, politica e multinazionali.
Quando politici e presunti grandi capitani coraggiosi (leggere come esempio la recente intervista concessa da Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, all’inserto economico di La Repubblica: l’unica preoccupazione è parlare del prezzo del greggio che una volta stabilizzato consentirebbe di abbattere i costi delle bollette e investire finalmente sulle rinnovabili... Silenzio sulla distruzione ambientale legata all’estrazione e alla lavorazione del petrolio, silenzio sull’imbroglio tutto italiano del Cip6) raccontano agli ignari, ignavi, pigri e proni sudditi italioti che le fonti rinnovabili costano troppo, sono difficili da realizzare e non assicurano alcun reale vantaggio economico e ambientale, come di consueto, mentono spudoratamente pro domo loro.
Il paradiso a impatto zero descritto poco fa esiste, si chiama Samso ed è un’isola danese che sta sperimentando con successo un progetto del Regno di Danimarca. Un’isola danese che, ad intuito può contare in abbondanza su correnti marine e potenza eolica, decide di affidarsi – e suona quasi come uno sberleffo nei nostri confronti – anche ad una impressionante batteria di pannelli solari!
Recentemente sono stato in Sicilia, nel siracusano, in gita-studio, e ho constato che nessuno quasi conosce l’esistenza di questi impianti (e di certo non sono le amministrazioni locali di concerto con le aziende indigene a favorire l’informazione e la diffusione dei pannelli solari!); tutti concentrati sugli ecoinsostenibili e depauperanti poli petrolchimici (passando in auto sull’autostrada Catania-Siracusa ho visto con i miei occhi carcasse di agnelli deformi in prossimità dell’uscita di Priolo).
Naturalmente, il vero ddl sottosviluppo lanciato in orbita da palazzo madama prevede di appoggiare i business inquinanti e criminosi legati al carbone, al nucleare, al petrolio (siamo così amici di Putin e di Gheddafi...); prevede l’esautorazione del parere vincolante delle amministrazioni locali: in sostanza non sono più i governatori locali, quelli che davvero conoscono i territori e le esigenze della gente, a poter decidere strategie politiche ed economiche davvero vantaggiose per la salute e le tasche dei cittadini, ma è il governo centrale, sentito il parere del fantasmatico ministero dell’Ambiente e con il supremo giudizio di quello delle Attività produttive , ad avere l’ultima parola sui destini delle popolazioni. Prepariamoci perché subiremo l’invasione degli ultracorpi: centri oli, inceneritori e centrali atomiche a go-go.
 
Come scrive Luciano Lorenzo, prendiamo nota di chi ha firmato (e votato alla Camera e al Senato) questa ennesima porcata (con rispetto per il porco vero), perché quando aumenteranno in modo esponenziale le patologie tumorali, le mutazioni del genoma umano, nasceranno bimbi morti e malformati, le madri avranno latte alla diossina, potremo guardare negli occhi e chiedere conto ai responsabili di questi disastri: TREMONTI, SCAJOLA, BRUNETTA, ALFANO, SACCONI, CALDEROLI (disegno di legge 1441), tutti alfieri e audaci paladini del governo Berlusconi.
 
La distruzione della nostra salute e l’assalto alla diligenza dei nostri risparmi passa sulle nostre teste rintronate e pigre, a vantaggio dei soliti noti (Eni, Enel, Impregilo, ecc.). Sono curioso di verificare quanti abruzzesi parteciperanno alla manifestazione di protesta contro la petrolizzazione d’Abruzzo prevista per sabato 18 luglio a Pescara; sono ansioso di constatare come i media la racconteranno (se...), come la politica locale e nazionale collusa tenterà di screditare e minimizzare le argomentazioni dei pericolosi ribelli ecointegralisti, come direbbe la petrolchimica Prestigiacomo che dovrebbe tutelare l’ambiente.
 
L’italia è ormai un paese antistorico; mi aspetto da un momento all’altro che diventi discarica per rottamare i veicoli, gli elettrodomestici arrugginiti e tutta la monnezza di Cina e India; accordo che la nostra politica firmerà in segreto sotto lauto pagamento di bustarelle e che sarà spacciato ai cittadini come necessaria e taumaturgica assicurazione per un avvenire di progresso e ricchezza.
Il belpaese, i cittadini italiani, si sono condannati all’esilio dalla realtà, sono carnefici e vittime di se stessi, a causa della propria mentalità obsoleta e inadeguata.
Obama quando vieni a salvarci? Ma lui ci direbbe, come ha fatto in Ghana con gli Africani, che il destino è nelle nostre mani e dobbiamo guadagnarcelo, lottare per costruircelo da soli!
 
C’è chi progetta la Los Angeles del 2030 come la prima Zero waste City.
C’è chi progetta (20 grandi aziende tedesche) di ‘catturare’ l’energia del deserto del Sahara per renderla disponibile, sempre, grazie ad una super-rete (un grande sistema integrato continentale, tutto basato sulle rinnovabili), per l'Africa del Nord e per il  Vecchio Continente; e c’è il famigerato pifferaio magico italiano che suona la nenia ipnotica sul petrolio foriero d’energia e ricchezza (Basilicata docet).
Un giornalista e saggista dei Paesi del Golfo (zona vagamente petrolifera) ha scritto: “La manna del petrolio è in realtà una disgrazia”.
Tahar Ben Jelloun, citando il Corano, ha vergato un commento alla notizia di questo progetto che renderebbe l’improduttiva, all’apparenza, distesa di sabbia una fonte di benessere per gran parte dell’umanità: “E’ la luce, non il petrolio, la vera ricchezza del deserto”.
Sempre lo scrittore e filosofo marocchino, vero baluardo contro ogni forma di razzismo, rammenta il poeta sufi Ibn Arabi, mistico: “Il deserto è l’immaginazione assoluta”.
L’immaginazione visionaria tradotta in progetti concreti è sempre stato l’unico motore dei reali progressi della razza umana.
 
Resta lo sconfortante sospetto che ormai in Italia l’unica luce che continua a brillare all’orizzonte sia la fiamma di un tetro e minaccioso desolforatore.
sfoglia
  
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte