.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
L'Italia del futuro: inceneritori, petrolchimico, cemento e centrali nucleari
post pubblicato in Società&Politica, il 29 aprile 2009

Il Belpaese a rischio Manfredonia 1976 (grazie, nostra gloriosa arsENIchem)




di Hermes Pittelli ©


 Centrali nucleari e inceneritori a perdita d’occhio. E naturalmente tutto intorno torri di fumo dalle raffinerie petrolifere e distese di cemento. Ecco la visione belusconiana dell’Italia del futuro. Una visione condivisa dai suoi accoliti – ci mancherebbe – ma anche dalle amministrazioni locali, da chi davvero conosce il territorio, i suoi abitanti, i problemi di ogni giorno; ma evidentemente ha stretto un patto col Diavolo (e non si tratta del Milan, ovvio).
Il capo del governo dalla Polonia dirama il suo editto; questa volta non è bulgaro, non contiene liste di proscrizione, ma solo la conferma di una strategia politica che, al di là dei proclami ambientalisti per ottenere la simpatia del resto del mondo (Stati Uniti, Inghilterra), prevede la definitiva e completa distruzione del territorio e dell'ambiente italiani.
Si vede che l’Europa dell’est ispira in modo particolare il Cavaliere. Purtroppo non possiamo commentare la campagna acquisti elettorale fatta a suon di veline ignoranti e soliti trombati pronti a riciclarsi (ecco l’unico riciclo dannoso e che non serve ai cittadini: quello dei politicanti voltagabbana, sempre pronti ad accomodarsi sulla carrozza del regnante di turno. Mastella docet).

Il problema è più grave perché riguarda i progetti che bisogna cominciare a realizzare adesso per costruire il Paese di domani; il Paese che immaginiamo, il Paese che vorremmo per noi e per i nostri figli.

E le emergenze attuali pare non servano a risvegliare cittadini rintronati dalla psichedelia catodica e dagli annunci roboanti con effetti speciali incorporati.
Eppure, sono sufficienti piogge un po’ più abbondanti del normale e venti più sostenuti per mettere in ginocchio e paralizzare un Paese che ama autocompiacersi ospitando i nani del G8 e lucidando la medaglietta onanistica e falsa di settima potenza industriale del pianeta.
Tra l’altro, chissenefrega! Quando la pioggia allaga le strade e non si riesce a circolare per il traffico impazzito e intasato, quando l’asfalto si sbriciola con poche gocce d’acqua aprendo crateri insidiosi per chi viaggia in moto, motorino o bicicletta (sì, bicicletta), quando i fiumi esondano non a causa di precipitazioni eccezionali ma perché le rive sono state disboscate selvaggiamente in nome del business dei palazzinari e degli abusivismi, dissertare di nazione nell’olimpo del progresso è solo l’ennesima, clamorosa presa per i fondelli.

Strano che i cittadini in sede elettorale non rammentino nulla, strano che si facciano imporre nelle liste fantocci e teatranti, smutandate ignoranti e personaggi loschi dalla fedina penale che nemmeno qualche acido ultrapotente riuscirebbe a pulire almeno un po’.

Le vittime del terremoto in Abruzzo, più della fede e della speranza che un papa isolato dal mondo nel suo palazzo d’ori crede di dispensare con la comparsata di un’ora, sarebbero confortate e onorate sapendo che i loro familiari sopravvissuti non continueranno a rischiare la pelle per colpa di amministratori-tecnici-costruttori in combutta per spartirsi una montagna di soldi; sarebbero onorate sapendo che da oggi saranno cestinati e perseguiti piani edilizi criminali, in zone fortemente sismiche, con materiali scadenti e senza rispetto delle più elementari norme di sicurezza e tecnologia antisismica.
Eppure tutti in Italia si vantano – e le classifica di vendita lo certificano – forse perché dona un’aura di impegno civile e sociale e culturale, di aver letto Gomorra di Saviano; strano, perché l’autore campano descrive in modo chiaro e inequivocabile come si alimenta l’affarismo dei palazzinari ai danni dell’incolumità e dei risparmi dei cittadini: “Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. A Castel Volturno nessuno dimentica i camion che depredavano il Volturno dalla sabbia. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova”.
E' lampante: nessuno può sentirsi al sicuro in un Paese con amministratori così, con imprenditori così, un Paese in cui le varie mafie accumulano con le loro illecite attività quasi un terzo del famigerato pil nazionale. Questo accade perché c’è un evidente e innaturale connubio tra politica, affarismo e criminalità organizzata: con reciproca soddisfazione, ai danni dei soliti fessi, cioé i cittadini onesti e ignari, ma ignari molto spesso per pigrizia e per renitenza all’informazione e alla conoscenza (non mi stancherò mai di ripeterlo. Leggete i blog degli scienziati veri: Maria Rita D’Orsogna, Stefano Montanari e gli altri come loro).

Berlusconi continua a raccontare la balla della necessità delle centrali nucleari per l’approvigionamento energetico, auspica una Bielorussia ragionevole (con i metodi di Putin, magari), ribadisce che quella dei ‘termovalorizzatori’ è l’unica via per lo smaltimento di rifiuti: balle, balle, balle! Non ecoballe: panzane, menzogne, mistificazioni calcolate. Il suo amico abbronzato Obama parla di altro, parla di fonti rinnovabili (non il truffaldino Cip6 italico), parla di bioarchitettura e agricoltura biodinamica, parla di un mondo libero dalle emissioni di CO2 e dalla minaccia nucleare.
Se l’Italia investisse seriamente in queste tecnologie (e sul compostaggio, riciclo, riuso) si renderebbe energeticamente indipendente e potrebbe dedicarsi al ritorno a giardino incantato, a paradiso di biodiversità, di naturale e incomparabile bellezza, una culla di arte, civiltà e cultura invidiate nel mondo.

Invece, continua a lasciare il proprio destino in mano ai criminali.

Caso esemplare, tra i troppi, quello avvenuto il 26 settembre 1976:
l’impianto Enichem di Manfredonia, in provincia di Foggia, esplose liberando nell’aria e sul territorio 32 tonnellate di anidride arseniosa (As2 O3). Quella fabbrica, targata ENI, produceva fertilizzanti (FERTILIZZANTI, finiscono nei prodotti alimentari che noi introduciamo nel nostro stomaco, finiscono dentro di noi!) con l’ARSENICO (Lupin non c’entra, purtroppo).
La disinformazione di regime si attivò subito; alla popolazione allarmata dalla tetra visione di quella nube nera sulle proprie teste e che avvolgeva l’intera città venne raccontato che l’inquinamento era pari a quello del fumo di una sigaretta (un po’ come gli inceneritori di Berlusconi. E’ incredibile quanto le bugie abbiano gambe e memoria corte!), a quei disperati venne assicurato che non ci sarebbero stati rischi per la loro salute: qui trovate la storia completa http://dorsogna.blogspot.com/2009/04/leni-manfredonia.html.

Come si può facilmente immaginare, arsenico e anidride arseniosa sono vagamente cancerogeni.

La nostra gloriosa ENI, non contenta di aver gettato tutto quel veleno su 2.000 operai e 50.000 cittadini, affidò ad alcuni dipendenti il compito di ‘ripulire’ la zona: a mani nude e con delle scope (non è uno scherzo, è la tragica realtà).

Fra questi martiri c’era Nicola Lovecchio, all’epoca 30enne, che tra l’altro continuò a lavorare alla ENIchem fino al 1996, quando fu costretto ad andare in pensione dopo aver scoperto di essere stato colpito da tumore ai polmoni; piccolo ininfluente particolare: non fumatore.

L’ENIchem, anche dopo la deflagrazione, ha continuato a produrre indisturbata arsenico, senza preoccuparsi della tutela e della salute di lavoratori e cittadini. Ha avvelenato il territorio, ha avvelenato il ciclo alimentare, ha avvelenato le falde acquifere e perfino un ampio tratto di costa (con moria di delfini e tartarughe).

Alcuni bambini sono nati con il fegato spappolato dall’arsenico.

Ma con un tipico colpo di scena all’italiana nel 1994 la Regione Puglia (Vendola, tu che fai?) decide di reindustrializzare la zona di Manfredonia senza alcun tipo di valutazione d’impatto ambientale e riconcede le sovvenzioni all’ENIchem.

Nel 2002 l’Europa apre una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, ma ad oggi i governi Berlusconi-Prodi non hanno provveduto a sanare la situazione e il territorio di Manfredonia è lontanissimo da una seria e accurata bonifica dei veleni prodotti dall’Eni.

Intanto, le analisi delle urine dei lavoratori continuano a rivelare una presenza di arsenico leggermente superiore alla norma: 14.000 volte più di quanto possa tollerare l’organismo umano. Ma medici compiacenti (e compiaciuti di essere foraggiati dall’Eni), oggi come allora, certificano che la causa è della voracità degli operai, i quali ghiotti di aragoste (crostacei che bioaccumulano arsenico senza espellerlo) ne mangiano troppe. Insomma, i dipendenti della ENIchem si ‘autoavvelenano’ di arsenico perché – sorta di moderno contrappasso dantesco – sono degli inguaribili mangioni!

Nel frattempo, 23 operai di quelli costretti a ripulire l’area senza alcun tipo di protezione sono morti a causa di patologie tumorali manifestatesi in età relativamente giovane.

Nel frattempo, l’ENI si è lucidata la coscienza nel solito modo tipico alle nostre latitudini: elargendo laute mazzette. Ai sindaci dei comuni interessati dal disastro, perfino alle famiglie delle vittime di oggi e di ieri e alle associazioni ambientaliste; così, anche chi si era costituito parte civile contro ENI non si è poi presentato al processo.

La Regione Puglia e lo Stato si guardano bene dal prendere provvedimenti.

Il 5 ottobre 2007 la ‘giudice’ Michela Valente emette il verdetto: il fatto non sussiste, l’ENI è innocente e pura come un puttino scolpito nel marmo.

Come dice la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, “tutta colpa delle aragoste”.

Nicola Lovecchio, morto di tumore a 50 anni nel 1997, ringrazia.

La nostra Vita - o i brandelli ancora in nostro possesso - è adesso, il futuro è oggi.
Gli attuali politici italiani stanno progettando un paese avvelenato, contaminato a causa di un territorio completamente disseminato di inceneritori, centrali nucleari, poli petrolchimici, cemento a cascata.
Rischiamo tutti di finire come il povero Nicola Lovecchio, come i morti in Abruzzo, come coloro che ogni giorno periscono sulle strade e sul lavoro e poi, durante 45 secondi sui tg, vengono elogiati quali inevitabili vittime sull’altare della nostra inarrestabile modernità.
Rischiamo di finire come quelle aragoste.

E i responsabili di queste tragedie, di questi autentici crimini contro l'umanità, consolati e redenti da conti bancari sempre più pingui nei vari eden fiscali, ripetono a favore di telecamera: “Mai più”.

La sporca guerra della politica contro i cittadini
post pubblicato in Società&Politica, il 27 aprile 2009

Ovvero: i 'termovalorizzatori' (e il petrolio) non inquinano

con una breve intervista al Professor Stefano Montanari

(la celebre scena della partita a scacchi con la
morte, dal film 'Il settimo sigillo' di Bergman)


di Hermes Pittelli ã


 Siamo in guerra, purtroppo. Non dichiarata: strisciante, segreta, quindi ancora più insidiosa.
Quale guerra? Quella tra la stragrande maggioranza degli ignari cittadini (per colpevole pigrizia e indotta mancanza di fonti di conoscenza attendibili) e la politica criminale che guida questo paese a tutti i livelli (da quello nazionale – governo parlamento senato) al più piccolo dei comuni (con la confortante eccezione di quelli virtuosi) in combutta con le multinazionali della morte (Eni, Impregilo, ecc).

Multinazionali della morte, perché massacrare il territorio abruzzese (la costa teatina nella fattispecie, grazie Eni: leggete il blog della Professoressa Maria Rita D'Orsogna http://dorsogna.blogspot.com/) alla ricerca di improbabili eldorado del petrolio o avvelenare ciò che resta dell’ambiente italiano – con il suo vero tesoro di biodiversità e culture locali – per costruire inceneritori (grazie Impregilo) altro non è che una delle tante maschere con cui il business milionario si ingrassa a spese del portafoglio e della salute dei cittadini.

Siete scettici? Chiedete a chi tenta di sopravvivere in Sicilia nel triangolo del petrolchimico Priolo-Augusta-Melilli. Chiedetelo a agli abitanti di Montale, vicino a Pistoia, che si ritrovano fuori dalla porta di casa un bell’inceneritore e hanno scoperto che i loro polli, uova, pesci e altri animali sono contaminati da diossine e da PCB (policlorobifenili, ultrainquinanti persistenti dalla tossicità assimilabile alla diossina). Chiedetelo agli abitanti di Colleferro (Lt) dove nel pittoresco e suggestivo inceneritore di paese, sono stati bruciati per anni rifiuti industriali pericolosi grazie alla collusione tra politici, tecnici e amministratori locali che poi esibivano false ricerche che attestavano livelli di inquinamento nella norma (ma nella norma stabilita da chi?).
Chiedetelo a quei cittadini che in queste, o altre zone con destino simile, con stili di vita sobri, alimentazione corretta e naturale, non fumatori, si sono improvvisamente ammalati di tumore ai polmoni.

Nel giorno in cui Carlo d’Inghilterra si presenta alla Camera di Montecitorio e parla (in un italiano stentato, ma volenteroso) della minaccia dei cambiamenti climatici (sì, proprio quelli che il nostro senato ha negato per decreto) e invoca un Rinascimento ambientale planetario, Berlusconi e Bertolaso si presentano a Napoli per fare un punto sull’emergenza rifiuti in Campania.
E dichiarano in allegria - a reti unificate, tg1/2/3, tutte incredibilmente appiattite nel definire quello di Acerratermovalorizzatore’ e non I N C E N E R I T O R E - che le emissioni del gioiello tecnologico inaugurato in pompa magna un mese fa e targato Impregilo sono praticamente nulle.
Ora, a parte il fatto che gli attivisti ambientali locali sostengono che l’inceneritore (se fosse così, sarebbe un bene per la popolazione) non sia mai entrato in funzione, bisognerebbe chiedere al governo, agli amministratori locali, all’Asl locale, ai grandi giornalisti nazionali e locali, agli scienziati popolari e mediatici che sostengono gli effetti magici e taumaturgici degli inceneritori, quali reali competenze abbiano in fisica, chimica e tossicologia; ai medici collaborazionisti cosa direbbero a Ippocrate se resuscitasse oggi di fronte a loro e cosa direbbero in faccia a tutti i prossimi candidati alla chemio.
Sul sito del Professor Montanari, sorta di moderno Don Chisciotte – da noi immeritato – che si batte, insieme alla consorte Professoressa Gatti, per la Scienza vera e per la salute dei cittadini, potete trovare l’elenco delle sostanze che finiscono negli inceneritori (divertitevi: http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1737&Itemid=62#JOSC_TOP) e che, sottoposti a combustione a temperature elevatissime, originano e liberano altre sostanze, polveri tossiche e nanopolveri letali che, come ripete spesso proprio l’inascoltato Scienziato, di sicuro non sono frizzante e salubre aria di montagna.

Di seguito, la breve intervista esclusiva al Professor Montanari:

D. Gli attivisti ambientali locali danno ragione al capo del governo, nel senso che secondo loro 'il termovalizzatore' (definito così a reti unificate dai soliti gionalisti informati del tg1, 2 e 3) è solo l'ennesimo spot elettorale e che in realtà non sta funzionando. Bertolaso sostiene il contrario e parla di normali tempi di rodaggio. Ma se funzionasse, è bene ripeterlo, cosa produrrebbe? Eliminerebbe magicamente rifiuti e produrrebbe energia pulita, sana ed economica?
R. "Se si bruciano 600.000 tonnellate di qualcosa, è legge della Natura che escano 600.000 tonnellate di qualcosa d’altro. Se, poi, si considerano le aggiunte e l’ossigeno che la combustione richiede, andiamo a 1.200.000 tonnellate. Qualsiasi tossicologo sa perfettamente, poi, che bruciare significa, almeno nella gran parte dei casi, trasformare materiali in altri decisamente più tossici. Tragga lei le conclusioni. Consideri anche che l’inceneritore di Acerra produrrà diossine alla dose massima tollerabile per legge da 3.914.285 persone. Per legge non significa per l’organismo".

D. A Napoli, i bimbi che hanno la fortuna di andare a scuola dicono agli insegnanti che gli inceneritori sono belli perché eliminano la monnezza e non inquinano, "l'ha detto Berlusconi in tv". Il potere di plagio delle menti, non solo quelle giovani e ancora in formazione, ma anche adulte, da parte dei politici e della tv collusa è spaventoso. Come possiamo contrastarlo o arginarlo?
R. "Gli spacciatori di droga distribuiscono gratis e davanti alle scuole caramelle drogate. È la tecnica di Berlusconi: i clienti vanno allevati fin da piccoli".

D. Sempre a proposito di Acerra, gli attivisti hanno chiesto a Bertolaso un confronto pubblico sull'impatto ambientale dell'inceneritore ma la Protezione Civile ha ignorato l'invito. Anche Lei può vantare esperienze simili, visto che da tempo 'sfida' ad un dibattito pubblico lo scienziato di regime Veronesi sui danni ambientali e per la salute dei cittadini causati dagli inceneritori, ricevendo sempre e solo sdegnati dinieghi (avrei voluto scrivere, 'rifiuti', ma non è tempo di battute...). Ci sono dunque molti scheletri da nascondere sull'argomento?
R. "
E’ fin troppo ovvio che nessuno di questi mascalzoni è in grado di sostenere un contraddittorio. Che scheletri nell’armadio ha chi ha concepito i forni dei lager?".

 

Siamo tutti protagonisti inconsapevoli – come in una sorta di remake, ma reale, del ‘Settimo sigillo’ di Bergman – di una partita a scacchi con la Morte.
E la Morte, che non ne avrebbe bisogno, ha un vantaggio clamoroso: perché non la vogliamo vedere, perché ha stretto un patto scellerato con alcuni nostri simili accecati dall’ingordigia di soldi e potere.
Ma un ambiente devastato e contaminato non li renderà immortali, non renderà immortali i loro discendenti.
E la Morte alla fine esigerà il tributo anche da loro. Una consolazione in linea con questi tempi grami, davvero troppo magra: inaccettabile.

Quando cominceremo ad agire per cambiare sul serio?
Insetti Malvagi Domenicali
post pubblicato in Società&Politica, il 26 aprile 2009

(la locandina del torrido film
tratto dal romanzo Diario di una ninfomane)


di Hermes Pittelli ã

25 aprile: “Tana libera tutti!!!”.
Mai per caso. Quando Berlusconi compie un’azione o si muove, dietro c’è sempre un’accurata strategia, un risultato da portare a casa in qualche modo.
Il capo del governo partecipa per la prima volta alle celebrazioni per la Liberazione dal nazifascismo, ma dice: “Sia la festa di tutti, anche di coloro che combatterono e caddero dalla parte sbagliata”. Quod erat demonstrandum. Antichi fascisti, post fascisti, neo fascisti sono al governo (perfino alcuni che nel ’68 erano estremisti di sinistra, ora riconvertiti per convenienza) e scrivono le leggi e decidono le sorti di questa Italietta. Ma, naturalmente, non è sufficiente.
Tranquilli, Mussolini (e anche Craxi, per carità) e tutti i repubblichini saranno di diritto annoverati tra i martiri del pantheon italico cattolico. Va bene, così?

G8 in Abruzzo, dove i caveau di Bankitalia sono più importanti della vita delle persone.
Alla fine, il capo della Protezione civile ha rivelato i veri motivi che hanno indotto il governo a spostare l’inutile (e costosissimo) summit dei nani della Terra dalla Sardegna all’Abruzzo martoriato.
Al di là dello spottone (in cui è caduta mani e piedi anche l’Unione Europea, ma non si può dire), ci sono motivi di bilancio: insomma, la Sardegna eviti di protestare, non erano disponibili i soldi per allestire un set all’altezza dell’evento. Così, Bertolaso si è tolto il pensiero di dover cercare le navi extralusso per trasportare le varie delegazioni (e quegli infiltrati dei giornalisti accreditati); avrebbe sempre potuto ricorrere ai barconi scassati con cui i moderni mercanti di schiavi riversano sulle nostre coste i migranti disperati.
Ma, ancor più raccapricciante, udire che la caserma della Guardia di Finanza Giudice” (forse il nome andrebbe cambiato...) che ospiterà il vertice sarà sottoposta a rigorosi controlli di tenuta strutturale e sicurezza. E poi, visto che già oggi sono custoditi dei caveau della Banca d’Italia, “è un complesso sicuro da tutti i punti di vista, sia della solidità delle strutture, sia della sorveglianza”.
Insomma, come dire, se sei un vip o un caveau di banca stai tranquillo, ma se sei una persona normale la tua vita non vale un fico secco; ti conviene, come in una vecchia barzelletta, farti consegnare i pantaloni e dire ai parenti che non litighino sulla questione delle spese funebri: al cimitero ci vai da solo!

L’orrore del nulla che alberga ormai nelle nostre teste.
A Varese due ragazzi, uno di 20 anni l’altro di 18, hanno prima accoltellato e poi finito a picconate un loro amico 17enne di origini croate. Poi, tranquillamente, lo hanno avvolto in un telo di cellophane e lo hanno sepolto nell’orto a 20 metri dalla casa di uno dei due. Ragazzi come tanti, ragazzi con storie ‘normali’ in una ‘normale’ – e ricca – provincia dell’industrioso Nord. Quindi, nessun disagio sociale da invocare per giustificare un massacro feroce e insensato.
Gli inquirenti, loro sì, sono sotto choc: “Hanno confessato senza un grido, senza un pianto isterico. In tono monocorde, hanno raccontato i particolari dell’omicidio, come se raccontassero il copione di uno stupido telefilm”. Questa è la vera tragedia moderna della nostra società, della società che continuiamo a costruire con le nostre scelte e con la fiducia concessa supinamente e acriticamente a certi politici, imprenditori, pseudoscienziati. Non è la mancanza di cuore o di anima (entità indefinibili e sempre citate a sproposito), ma la mancanza di materia grigia nella scatola cranica, la cronica assenza di cultura, il nulla che come una metastasi si è impossessato di tutti noi.
L’ennesima riprova? La sera del massacro, i tre si sono recati in un vecchio bar tabaccheria, ma la titolare non rammenta di averli visti. Non li ha visti, come di sicuro non ha guardato in faccia nemmeno uno dei suoi avventori. Perché??? Era troppo assorta a seguire sullo schermo tv le immagini della finale del ‘Grande Fratello’.

Ninfomane? In Italia non si può dire, turba le coscienze.
Davvero un paese bislacco, questa nostra Italia. Antonio Marano, leghista, direttore di RaiDue (“Il nostro Epaminonda”, come lo ha definito dj Francesco durante una puntata di X Factor) decide di cancellare in via preventiva l’intervento, già fissato da tempo, di una scrittrice francese a Quelli che il calcio...
Dunque, l’autrice si chiama Valerie Tasso e il suo romanzo, scandaloso caso letterario da cui è stato tratto un torrido lungometraggio (con locandina censurata addirittura nella evoluta Spagna), s’intitola Diario di una ninfomane. La conduttrice della trasmissione, Simona Ventura, non ha voluto commentare la decisione della rete, una solerte decisione in odor di censura. Chissà, Marano, da navigato ammiraglio tra i sargassi della politica, avrà fiutato il vento e forse per non indispettire il Vaticano, sempre così attento alle questioni sessuali (magari un po’ meno a chi si macchia del reato di tortura o devastazione ambientale o avvelenamento di esseri umani), avrà preferito evitarsi una settimana di fastidiose procelle. Eh sì, perché le prodezze di una ninfomane potrebbero turbare la psiche e la morale dei casti, ingenui, pii italici.
Come se certe sozzure fossero nelle pagine di un libro o nei fotogrammi di un film e non nella nostra società che ogni giorno ci propone politici mafiosi, corrotti, consumo e spaccio di cocaina perfino nelle sedi istituzionali, stupri in famiglia, preti pedofili e tutta una lunga lista di altre amenità che evitiamo di elencare; in fondo è meglio non agitare un’altra santa domenica italiana.

La Resistenza? Tra i carrelli pieni di consumismo e follia
post pubblicato in Società&Politica, il 24 aprile 2009


(carrelli della spesa, incatenati
ma pronti ad essere colmati.
Fonte: Google)

Sarà una bella società, fondata sulla libertà, però spiegateci perché se non pensiamo come Voi, ci disprezzate, come mai? Ma che colpa abbiamo noi...”. (Shel Shapiro&The Rokes, 1966)

di Hermes Pittelli ã

 Un autentico assalto ai forni di manzoniana memoria. Questo l’inopinato spettacolo gentilmente offerto dai miei concittadini romani alla Coop di Largo Franchellucci.

Forse l’imminente 25 aprile ha scatenato l’animale consumistico che è in noi (“si prende tutto, anche il caffé...” F.Battiato). La festa della Liberazione deve essere celebrata degnamente, come chiede Napolitano, e i cittadini si adeguano con lo sfrenato accaparramento delle derrate alimentari.

Così la celebrazione della lotta al nazismo e al fascismo si tramuta nell’occasione per una pantagruelica ‘magnata’: carrelli strabordanti di ogni genere di prodotti escono senza soluzione di continuità dalle porte scorrevoli del supermercato.

Non si esce vivi dagli anni ’80 – ce lo ha insegnato Manuel Agnelli con i suoi Afterhours – e non si esce vivi dalla nostra attuale bella società consumistica acefala. Gli anni ’80 sono entrati nella storia quale simbolo delle mode stupide, della musica pop più kitsch e inutile e, naturalmente, per il turboliberalismo edonistico professato dall’amministrazione Reagan (e oggi paghiamo a caro prezzo, economico e ambientale, le conseguenze di tanta criminale idiozia).

Ebbene, ripiombando sull’argomento, la scena – presumo simile in molti altri supermercati e centri commerciali italiani – è stata avvilente: caos inenarrabile nel parcheggio, anche in quello sopraelevato riservato ai soli clienti Coop; auto in tripla fila, accatastate, parcheggiate su due ruote, di lato, in diagonale; un groviglio di ferraglia da rottamare senza pensarci.

Ancora peggio la situazione nelle corsie del negozio: centinaia di persone impazzite come formiche impazzite durante un attacco di insetti invasori ad un formicaio. Un blob (dis)umano di mamme inferocite, giovani autistici isolati dal mondo con le cuffiette dell’i-pod d’ordinanza, pensionati d’assalto, tutti armati di carrelli, cestini e megacestini a rotelle; tanto da rendere un’impresa eroica la possibilità di reperirne uno per i malcapitati che avessero avuto la sventurata idea di recarsi lì per la consueta e modesta spesuccia quotidiana.

Nel reparto frutta, vecchietti reduci dai conflitti mondiali e dalla Resistenza (quella vera), muniti di nodosi bastoni d’appoggio (in realtà, ordigni di distruzione di masse...), intimano con voce tonante agli sconcertati bipedi in fila alle bilance elettroniche di darsi una mossa “perché mica possiamo stare qui tutto il giorno a perdere tempo!”. Appiccico lo scontrino adesivo al mio sacchetto di mele golden alla velocità della luce – manco fossi Superman al supermarket – e guardingo, per non incocciare in qualche roteante e nodosa bastonata, mi dileguo come un’anguilla tra la folla di attenti e coscienziosi consumatori.

Al bancone della gastronomia, pare di essere piombati alla distribuzione del pane durante il regime comunista nella gloriosa e ormai dissolta Urss di staliniana tradizione (se mai qualcuno avesse nostalgia). Tempo medio di attesa, 40 minuti, nonostante tre esausti addetti tentino in ogni modo di soddisfare le audaci richieste degli astanti: “Cell’hai le olive de Gaeta? Quelle bbone...”; “Du’ etti de mortadella magra, quella dietetica! (?)”, “Quarche fettina de guanciale”, “Che, me dai er presciutto in offerta. Ma tajato fino fino, no comme ar solito co’ la mannaja!”.

Prendo il numerino e arguisco sia meglio farsi un giretto in attesa del turno. Nella corsia dei quotidiani, furbetti del quartierino leggono a sbafo Corriere dello Sport e Gazzetta, giusto per conoscere le novità sul futuro societario della Roma e le richieste astronomiche degli sceicchi arabi che costringeranno il parsimonioso Lotito a svenarsi per riscattare l’intero cartellino di Zarate.
Passo oltre e rimugino che però fa uno strano effetto trovare i giornali e, soprattutto i libri, al supermercato; non è snobismo intellettuale, è come se fosse proprio un atto contro natura.

Ripasso al reparto frutta e verdura. Certo, gli ortaggi nei bustoni saranno comodi, ma che tristezza. E poi la prelibata frutta no ogm, come ripete ossessivamente una voce metallica dagli altoparlanti, ha un’aria un po’ così – moscia – come se la nostra avidità cieca ci impedisse di accontentarci dei prodotti della terra stagionali: vogliamo tutto e in ogni momento dell’anno; ad osservare bene, pomodorini, mele, arance sembrano tolti dal loro ambiente molto prima della naturale maturazione e trasportati crudelmente in orripilanti tir frigoriferi. Mah...

Evito abilmente tre placcaggi e due tentativi di gomitate sul naso prominente e mi rimetto in fiduciosa e sospirante attesa davanti al bancone. Un altro quarto d’ora e poi tocca a me. “136!”, “eccomi – rispondo con prontezza inusitata – ce l’ho, cosa ho vinto?”. Dopo l’inevitabile imbarazzo, chiedo al rassegnato banconiere cosa stia accadendo, se ci sia qualche imminente pestilenza, qualche carestia di cui non ho ricevuto notizia, se il governo abbia consigliato di fare un’ultima grande spesa prima dell’esodo... “E’ così da stamattina alle 8.30”, mi risponde sconsolato.
Quaranta minuti di attesa per 80 grammi di bresaola, facevo prima ad andare in Valtellina ad adottare un ignaro e innocente bovino d’alta quota.

Alle casse, ormai disperato, prego di riuscire a pagare in un lasso di tempo leggermente meno flemmatico e filosofico. Alla signora Laura, la cassiera, che riesce a mantenere un autocontrollo e un sorriso ammirevoli – per non dire eroici – rivolgo un sincero “Resistere, resistere, resistere!” (niente dietrologie antiberlusconiane, non dobbiamo festeggiare la Resistenza?).

Poi, colpo di scena. La direzione prende una decisione che lascia di stucco lavoratori e clienti: sabato 25 aprile il punto vendita resterà aperto dalle 08.30 alle 13.00. I volti degli addetti diventano terrei, i cannibaleschi avventori sciamano velocemente all’esterno del supermercato.
L’annuncio ha domato, almeno fino alla prossima festività o ricorrenza, l’ansia da mancanza di sperpero quotidiano.

Con buona pace degli invocati stili di vita responsabili, della sostenibilità ambientale e della sobrietà, che ora grazie ad Obama, sono argomenti familiari perfino negli Usa.
Usare e non consumare, distinguere tra quantità e qualità, progettare e costruire la gioia di vivere e non il divertimento fine a se stesso? Ma quando mai!
In fondo, Tremonti, Confindustria e Bankitalia l’hanno detto in coro: “Crisi? Quale crisi? Il peggio è passato”.

Dunque, alla decrescita felice penseremo in un altro momento, ora consumiamo tutti insieme scelleratamente!

21 aprile 2009: Natale di Roma, Natale di Gelli
post pubblicato in Società&Politica, il 22 aprile 2009


(Il 'Venerabile' Licio Gelli
all'epoca dello scandalo 'P2')

“Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io”.
Licio Gelli a Concita De Gregorio (la Repubblica, 28 settembre 2003)


di Hermes Pittelli ã

 Le coincidenze, nella vita, spesso sono tutto; o comunque, rappresentano molto.
Oggi 22 aprile si celebra la 40° giornata mondiale della Terra e la Professoressa Montalcini raggiunge il secolo di vita.
Ieri, 21 aprile (of course...), il Venerabile Maestro Licio Gelli ha compiuto 90 anni. Il Fondatore della Loggia massonica Propaganda 2 (P2 per gli adepti), orgogliosamente fascista fino alla morte, ha festeggiato, curiosa coincidenza, il traguardo del novantesimo genetliaco nello stesso giorno del 2762° Natale di Roma. Solo coincidenze, appunto, ma ci si può sbizzarrire ad libitum.

A questa bella loggia erano iscritte importanti e famose persone, rappresentanti delle categorie più svariate e avariate: militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti. Qualche nome? Non sarebbe elegante, meglio i cognomi: Berlusconi (non è colpa mia), Cicchitto (allora entrambi convinti socialisti), Cossiga (uno che dovrebbe sapere qualcosa sul caso Moro), Vittorio Emanuele di Savoia, Rizzoli, Costanzo...

In rete trovate un interessante documento che spiega in modo chiaro e preciso, con uno stile un po’ alla Lucarelli, come la storia italiana degli ultimi 30 anni abbia percorso i sentieri tracciati dallo ‘Zio’ (i suoi attuali collaboratori dichiarano che è preferibile chiamarlo così) nel progetto eversivo Piano di Rinascita Democratica (?): http://www.youtube.com/watch?v=MAveryDlGmk&feature=channel_page

Consiglio anche un agile volume di 70 pagine scritto dalla blogger d’inchiesta Antonella Beccaria (Il programma di Licio Gelli – una profezia avverata. Ed. Socialmente, 10 euro) che illustra alla perfezione il meccanismo scientifico con il quale l’attuale governo sta di fatto realizzando i 58 punti del ‘piano R’.

Oggi, forse, Licio Gelli è solo un nostalgico vecchietto che riceve amici e ammiratori nelle sue residenze sparse per l’Italia (Pistoia, Montecatini, Roma, Arezzo nella ‘famigerata’ Villa Wanda) e che si dedica alla poesia. Ma sarebbe bene analizzare con attenzione il suo curriculum vitae per evitare di incorrere nel più grave peccato mortale italiano: la distruzione della memoria con conseguente riscrittura della Storia.

In un’intervista concessa nel 2003 (governo Belusconi bis) a Concita De Gregorio (all’epoca, giornalista de La Repubblica) affermò con malcelata soddisfazione: “Sì, forse dovrei pretendere i diritti d’autore. Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa”. Da brividi.

Un uomo di così grande spessore meriterebbe spazio più ampio, qui mi limiterò a proporre gli snodi fondamentali della sua fulgida ‘carriera’:

- Nasce a Pistoia, il 21 aprile 1919. Nella vita, si dedica all’imprenditoria (nessuna facile ironia, please).

- Parte volontario per la Spagna con le Camicie Nere del Duce in soccorso del regime di Franco

- Dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica di Salò

- Nel luglio del 1942, in qualità di ispettore del Partito nazionale fascista, riceve l’incarico di trasportare in Italia il tesoro di re Pietro II di Jugoslavia, tra cui figurano 60 tonnellate di lingotti d’oro. Gelli, come buonuscita, ne sottrae 20 e le fa ‘sparire’ in Argentina (ah, l’iniziativa imprenditoriale è il pilastro del successo...)

- Dopo la seconda guerra mondiale e la fine delle dittature, Gelli si riclica abilmente: diventa portaborse del deputato democristiano Romolo Diecidue

- Gelli, tra le maldicenze sul proprio conto, annovera anche il coinvolgimento nella struttura clandestina Gladio (‘stay-behind’, finanziata dalla Cia con la benedizione della Nato) e nell’ambito del fallito Golpe Borghese (1970) avrebbe dovuto assumersi la responsabilità dell’arresto del presidente Saragat

- Il 17 marzo 1981 una perquisizione della Polizia nella sua villa di Castiglio Fibocchi (Ar) fa scoppiare il bubbone P2: vengono trovate le liste (forse incomplete) dei 962 affiliati alla loggia. Tra loro, un’impressionante sequenza di alte cariche dell’esercito e di importanti funzionari pubblici. La commissione d’inchiesta palamentare viene presieduta dall’On. Tina Anselmi (Dc) e riferisce in aula dopo 2 anni e mezzo di indagini.

- Gelli fugge in Svizzera, dove viene arrestato mentre tenta di prelevare decine di migliaia di dollari. Riesce anche ad evadere dal carcere e a riparare in Argentina. Ma nel 1987 decide di costituirsi. “Con la P2 avevamo l'Italia in mano. Con noi c'era l'Esercito, la Guardia di Finanza, la Polizia, tutte nettamente comandate da appartenenti alla Loggia”, dice.

Il ‘misterioso’ Sindona.
Michele Sindona era un affiliato della P2, banchiere colluso con la mafia.
Catturato e condannato nel 1980 negli Stati Uniti, fu estradato in Italia e condannato all’ergastolo, ma dopo 2 anni Michele il misterioso fu misteriosamente avvelenato in cella. I sospetti anche in questo caso si focalizzano sul povero Gelli, che sarebbe coinvolto anche nell’assassinio di Roberto Calvi, altro discepolo P2, banchiere dello ‘scandaloso’ Banco Ambrosiano. Il banchiere di Dio, prodigo di tangenti ai socialisti Craxi e Martelli, accusato e incarcerato per il fallimento della banca meneghina (il cui maggior azionista sarebbe stato in realtà lo Ior, Istituto Opere di Religione del Vaticano) nel 1982 si ‘trasferisce’ a Londra dove viene trovato impiccato sotto il Black Frears Bridge (Ponte dei Frati Neri) sul Tamigi.

Licio Gelli, ennesima vittima delle persecuzioni giudiziarie italiane, ama definirsi un uomo dalle “mani nette sia di sangue, sia di oro”. Non sembrerebbe, passando in rassegna l’elenco delle sue condanne definitive:

- Procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato;

- Calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola;

- Tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna;

- Bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano).


Un’altra delle massime del Venerabile Maestro ci riconduce impietosamente agli strani giorni che il destino beffardo ci costringe a vivere:
Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media”.

E chissà se il nostro capo del governo, uno dei pochi uomini italiani a godere della stima del suo antico Gran Maestro (“Un uomo fuori dal comune. Già all’epoca dei nostri primi incontri aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi sogni. Un uomo del fare. Di questo c’è bisogno in Italia; non di parole, di azioni”), avrà inviato qualche bigliettino d’auguri (magari con elegia composta per l’occasione da Sandro Bondi) e qualche regalino di commossa riconoscenza.

E chissà se a qualcuno verrà in mente di proporre la beatificazione anche per Licio Gelli. In fondo, emeriti e riconosciuti delinquenti fino a 10 anni fa, oggi sono rispettabili parlamentari che scrivono le leggi; altri, ai quali la gente infuriata durante la fugace stagione di Mani Pulite lanciava le monetine per strada, vedi Bettino Craxi, sono in odor di santità e annoverati tra i più grandi innovatori e statisti della patria storia (fino a poco tempo fa, una delle più importanti cariche dello Stato pensava la stessa cosa di Mussolini).

Crimini, coscienza e giustizia non si possono sempre cancellare con un comodo lifting morale, politico e mediatico.

Il potere della memoria e delle informazioni è l’unico vero potere che ci resta. Memoria e informazioni che talvolta restano abilmente occultati come i 426 fascicoli da Gelli intestati a uomini d'affari, politici, società, banche, ecclesiastici, ecc. che la Guardia di Finanza e gli inquirenti non sono mai riusciti a reperire.

Oggi Licio Gelli può essere rivestito con gli immacolati panni di 'poeta' o 'memoria storica vivente'.

Sarebbe doveroso moralmente non far calare la coltre dell’oblio sulla sua fedina penale che comprende, come detto, anche il reato di depistaggio per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980:
85 morti e 200 feriti.

Affaire Balotelli, quanta ipocrisia!
post pubblicato in Divagazioni sportive, il 21 aprile 2009


(nella foto: tifoso interista durante l'era Moggi.
Fonte: Google Immagini)


di Hermes Pittelli ©


 Alle solite. Balotelli, vittima di cori e ululati razzisti durante l’insignificante Juve-Inter, diventa un affaire di stato, non solo di pseudo-sport. Soprattutto per coloro che hanno la memoria corta e un bell’armadio capiente pieno di scheletri; soprattutto per i tanti pigmei con la codona di paglia che ammorbano il calcio e il Paese.

Moratti, avresti ritirato la tua invincibile armata (ma in Europa e nel mondo conti come il due di bastoni a briscola) se fossi stato presente all’Olimpico di Torino, ma cosa hai fatto di concreto quando i tuoi amati e delicati ultras dileggiavano in modo altrettanto incivile il difensore ‘abbronzato’ (come direbbe il capo del governo) del Messina, Zoro (attualmente emigrato in un piccolo club portoghese)?

Dove erano i soloni del pallone nostrano (Abete, Matarrese, Campana... quali pulpiti) che ora chiedono la sospensione degli incontri per i cori razzisti quando le partite causavano i morti e i feriti negli stadi (episodi che tra l’altro continuano a verificarsi) e poi con il muso finto costernato proclamavano che show must go on?

In passato, nessuno ha mai scomodato il razzismo per bollare l’idiozia di pochi idioti. Periodicamente i media nazionali riesumano la storia del povero israeliano errante Rosenthal rifiutato dall’Udinese causa antisemitismo della Curva Nord; nessuno, nemmeno all’epoca, ha per esempio mai condannato tutti i tifosi del Napoli presenti al San Paolo durante una partita contro la Juve quando al malcapitato difensore bianconero Julio Cesar (brasiliano, anche lui ‘abbronzato’) mentre veniva trasportato fuori in barella, dagli spalti lanciarono di tutto: insulti, arance, lattine, bottigliette, monetine (le stesse che permisero al Ciuccio di aggiudicarsi uno scudetto).

Oggi è di moda la battaglia contro il razzismo. Fa audience, conferisce un’aura di rispettabilità, fa cassetta, permette vetrine mediatiche a costo zero e grande ritorno di immagine. Figuriamoci se i politicanti dello sport e quelli del Parlamento non la cavalcano, figuriamoci se i media nazionali, sempre sensibili al fascino del potere (vi farei ascoltare i commenti di certi giornalisti tifosi all’interno dell’intimità delle proprie redazioni), non si offrono spontaneamente come cassa di risonanza.

Anche la morale e l’etica sono ormai strumenti, da estrarre dal cassetto e lucidare solo quando fa comodo, solo quando c’è una convenienza da realizzare.

Materazzi per anni è stato bersagliato con lo stesso trattamento, eppure è italiano di carnagione bianca. Sissoko è nero, gioca nella Juve ed è uno degli idoli attuali del tifo di Madama. Come la mettiamo? Forse, azzardo un’ipotesi, l’atteggiamento dei tifosi avversari è influenzato in certa misura anche dal comportamento dei giocatori in campo. Kakà, ad esempio, è un fuoriclasse molto temuto, ma non mi sembra venga accolto negli stadi con minacce e insulti: questione di correttezza e di stile.

In passato, grandi campioni – Platini, Zico, Van Basten – erano visti come spauracchi dai sostenitori delle formazioni che li affrontavano, ma spesso venivano salutati con applausi scroscianti se riuscivano a confezionare qualcuna delle loro magie. Quindi?

Quindi sarebbe meglio parlare di un problema di carenza di educazione e cultura dell’intero Paese, non solo dello sport o del calcio. Moratti e Mourinho insegnino il modo di comportarsi a questo arrogante bambino e poi si permettano di obiettare sugli atteggiamenti dei tifosi italiani.

L’Italia, fuori dai ritratti oleografici e folcloristici, è un paese profondamente razzista e fascista. Lo è con i suoi stessi abitanti, con i propri cittadini indipendentemente dal pigmento epidermico o dall’etnia d’origine. Vogliamo parlare del derby capitolino, di quello che accade ogni volta che si confrontano Lazio e Roma (cronaca recentissima, per chi non ha paraocchi o resetta la memoria a responsabilità limitata)?

Siamo un popolo ormai corrotto dalla scientifica demolizione della scuola, delle famiglie che hanno abdicato dal proprio ruolo di educatrici di persone e cittadini esemplari, delle istituzioni che ormai sono solo manipoli asserviti alle lobbies del potere economico.

Un popolo ignorante, disinformato, disgregato è molto più malleabile e facile da controllare, plagiare, comandare.

L’affaire Balotelli è solo l’ennesima foglia di fico per coprire le nostre vergogne endemiche. Questo ‘caso’ si smonterà da solo quando i titoloni sui giornali non faranno più vendere un maggior numero di copie; per passare in fretta ad un’altra emergenza, a una notizia più accattivante e 'smerciabile'.

Un gara a porte chiuse per la Juventus è una sanzione inutile, squalificare gli stadi o i tifosi è inutile; perché è l’intero Pease che è squalificato.
E continuerà ad essere pecora nera in tutti i campi fino a quando non deciderà davvero di risolvere i propri problemi alla radice.

I morti in Abruzzo? Uccisi dal terremoto e dai pm
post pubblicato in Società&Politica, il 20 aprile 2009

Il popolo non fu mai definito. E’ un’entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa da dove cominci esattamente, né dove finisca. L’aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale”. (Lui, non quello di oggi. L’altro Lui, quello di Palazzo Venezia)


di Hermes Pittelli ©


 ‘Famio a capirse’, diceva un grande e dotto manager di una grande società editrice capitolina.

Ecco, questo resta il punto fondamentale: cerchiamo di capirci. Ma anche di capirLi. E speriamo, soprattutto, che almeno tra di loro si capiscano.

Fini dice che i responsabili dei lutti in Abruzzo (il vero problema non sono i terremoti, ma come sono costruiti gli edifici), amministratori compiacenti e costruttori, dovranno saldare il loro conto con la Giustizia. Il capo del governo, anche in mezzo alle macerie incapace di arginare la propria discutibile verve umoristica, bolla le inchieste della magistratura come ‘perdita di tempo’. Chi di sicuro non perde tempo sono gli sciacalli che intendono speculare sulla tragedia: la camorra, i palazzinari, i politici marci nell’anima che sognano di arricchirsi come quelli che hanno lucrato in Irpinia nel 1980.

Il Cavaliere, appena spuntata l’ipotesi di un’azione giudiziaria, aveva già sentenziato “Non credo al dolo, ma si indaghi pure”. Insomma, per Lui, chiaro, i costruttori, categoria di gente che fa, di gente che lavora e non perde tempo in chiacchiere, sono innocenti come acqua di fonte (non inquinata da rifiuti tossici), adamantini più del diamante, puri più puri dell’Arcangelo Gabriele. Assoluzione con formula piena, forse un omaggio ad una Corporazione italica che lo sostiene da sempre, anche perché Lui stesso vi appartiene in quanto ‘palazzinaro’ – pardon – Re del Mattone.

Eppure, in un sussulto di perduta coscienza, sono gli stessi costruttori edili ad ammettere che per anni hanno bellamente ignorato, e continuano a farlo per realizzare profitti astronomici sulla pelle delle persone, ogni norma, ogni regola sulle misure di sicurezza e su quelle antisismiche nella costruzione di case, scuole, ospedali. Ma hanno tirato in ballo anche coloro che sarebbero preposti a controllare: Genio civile, Asl, forze dell’ordine, ecc.

Eppure, risvegliato dalla narcolessia, forse da un sussulto del Colle, perfino Napolitano ha richiamato autorità, istituzioni, amministratori e categorie imprenditoriali ad un serio esame di coscienza, proclamando la necessità di ricorrere alla magistratura per stabilire eventuali colpe e comminare le inevitabili condanne.

A fronte di tutto questo, Berlusconi ha replicato con la coscienza civile e politica che tutti gli riconoscono, citando una battuta di suo padre (ecco rivelata l’origine della sua avversione per i giudici): “Mio padre mi diceva che se uno nasce col piacere di fare del male ha davanti tre scelte: il delinquente, il pm o il dentista. Ma i dentisti si sono emancipati, oggi esiste l’anestesia”.

E poi, sembra fantascienza, grazie all’emergenza in Abruzzo, l’inquilino di palazzo Chigi, sfruttando la sua vocazione di pallina da flipper perennemente seguita dalle telecamere dei media tricolori, risale negli irrinunciabili sondaggi perché secondo l’italiano medio il premier si è dimostrato ancora una volta ‘homo faber’.

Peccato nessuno riesca ad aprire il terzo occhio dell’italiota, nessuno sia in grado di risvegliarlo dall’ipnosi televisiva: forse dovrebbe farsi un giretto tra i terremotati per conoscere davvero il loro pensiero e la loro situazione, forse dovrebbe riflettere sul fatto che tutti i tg nazionali si sono scagliati con veemenza contro quell’idiota di albergatore di Vasto che ha intossicato alcuni sfollati con cibi avariati, ma che glissano sui motivi reali dei crolli degli edifici e sulle colpe della lobby del mattone e compiacente congrega politica. Come dice il professor Montanari, stiamo perdendo la battaglia, ma vinceremo la guerra: peccato che, particolare ininfluente, la guerra verrà vinta in nostro nome dalla Natura, quando finalmente ci spazzerà dalla faccia del Pianeta, stufa della nostra idiozia, della nostra acefala ingordigia, dei nostri attentati alla salute.

Nel frattempo, come nella censurata vignetta di Vauro, continueremo ad aumentare le cubature, quelle dei cimiteri. Una vignetta che non offende né le vittime, né i parenti superstiti, perché chi davvero offende la memoria di quelle quasi 400 persone perite invano sotto le macerie, sono i criminali che hanno fabbricato edifici di cartapesta e i criminali che ora li coprono per impedire alla Giustizia di fare il proprio corso.

Per una volta. Per evitare ‘la tragica burla’ che le decisioni prese dai delinquenti delegati dal popolo a decidere in propria vece restino come sempre impuniti.

Abruzzo, tragedia italiana: tra terremoto e solite fandonie
post pubblicato in Società&Politica, il 8 aprile 2009

di Hermes Pittelli ã

 “Mai più”. Li avete sentiti e li sentirete nei prossimi giorni. La sequela di politicume che davanti a microfoni e telecamere con retorica ipocrisia ripeterà la formula di circostanza per strappare un vergognoso applauso di cordoglio, una lacrima di dolore.

Resteranno le vittime, i cui nomi scompariranno presto non solo sotto le macerie, ma cancellati dall’oblio che i media e lo Stato faranno scivolare su di loro; resteranno i parenti e coloro che nel disastro hanno perso tutto, in attesa che le promesse di questi giorni possano almeno recare loro un po’ di conforto e sostegno concreto. Ma sappiamo già che saranno vane parole spazzate in fretta dal vento.

Promesse mirabolanti di aiuti fantasmagorici, nessuno sarà lasciato solo. Poi, i fondi per la ricostruzione, misteriosamente, si fermeranno in un imbuto e andranno a rimpinguare le tasche dei soliti famigerati non ignoti.

Resteranno il dolore, la rabbia, i dubbi, sempre tanti, sempre maledettamente troppi. Le calamità naturali non si possono prevedere, continuano a ripetere gli scienziati e i giornalisti del regime. No? Accettiamo per buona questa versione. Dunque, perché ci martellano con queste spiegazioni, sempre più imbarazzate, sempre più incerte? Perché insistere nel dare dell’imbecille a quel tale, Giuliani, se tutta la comunità scientifica ufficiale lo ritiene un pazzo esaltato? E’ davvero così?

Nella Storia, si contano a bizzeffe i geni che per le loro intuizioni al di fuori e oltre ogni logica ‘ufficiale’ e ‘omologata’ sono stati ghettizzati, derisi, perseguitati, mandati al rogo. Non so se Giuliani rientri nella categoria, ma qualcuno degli studiosi dell’olimpo nostrano si è preso la briga di verificare se le sue teorie sulla possibilità di prevedere con ragionevole certezza un sisma abbiano qualche fondamento? Affermare: “Non si possono evacuare migliaia di cittadini per niente, con il rischio di catastrofi peggiori”, appare una spiegazione labile e sciocca.

Sono solo un povero giornalista, quindi, per definizione, ignorante e cialtrone; ma ogni tanto prendo a noleggio della materia grigia d’occasione che m’instilla strani quesiti sul senso, se esiste, di quello che accade intorno a noi, a noi, dentro di noi.

E mi sembra, inghiottita a fatica la versione scientifica ufficiale, di scorgere un invisibile filo che collega comunque gli eventi catastrofici che hanno sconvolto l’Italia nell’ultimo secolo. Un filo terribile, intrecciato con i nostri peccati storici e forse endemici: la furbizia, la pigrizia, l’arroganza, la superstizione spacciata per fede e religiosità, la cupidigia, la superficialità.

Se alluvioni, esondazioni, valanghe e terremoti non si possono vaticinare, certo sarebbe possibile organizzare delle contromisure efficaci. L’Italia, senza bisogno di sciamani o extraterrestri, è notoriamente area geografica a forte rischio sismico.

Ma gli edifici delle nostre città, le nostre infrastrutture, le grandi faraoniche opere che servono ai politicanti per riempirsi la bocca e riscuotere consensi elettorali (e mazzette dai vincitori degli appalti) sono a norma? Sono costruiti rispettando i criteri minimi di sicurezza? Sono realizzati in ossequio alle più recenti e moderne tecniche edilizie antisismiche?

Perché non imparare da chi è davvero maestro in materia (magari il Giappone)?

Di mezzo, a ostacolare la salvaguardia e la salute dei cittadini, c’è sempre un condono di troppo, un favorino agli amici della categoria compiacente (i palazzinari, gli industriali dalle fabbriche velenose, i banchieri intrallazzatori, ecc.).

Così se il terremoto è ineluttabile, i palazzi si sbriciolano perché antiquati e mai adeguati (L’Aquila), le scuole elementari si afflosciano su se stesse come cartapesta (perché costruite con materiali di scarto e senza la minima misura di sicurezza: San Giuliano di Puglia). Mi fermo qui per pietà e rispetto nei confronti di tutte le vittime dell’incuria e del malaffare, ma è facile documentarsi e capire quanto la responsabilità umana sia almeno pari, se non preponderante, alla furia dei cataclismi in occasione di queste tragedie.

Dobbiamo dunque prestare fede al signor Bertolaso, il quale minaccia le dimissioni dopo aver appreso che il governo intende tagliare i fondi anche alla Protezione Civile (quindi, anche al suo budget personale)? Dobbiamo credere all’esecutivo, da Berlusconi in giù? Dobbiamo credere agli annunci e ai sondaggi roboanti, quando la realtà mostra una classe politica (?) che sottrae ossigeno ai settori fondamentali del Paese (ricerca scientifica, cultura, ambiente, istruzione, la tanto strombazzata sicurezza) per favorire i comparucci del quartierino? Dobbiamo consegnare le nostre vite in mano a pseudoscienziati che godono di fama di rispettabilità e competenza perché transitano da Porta a Porta e poi, Veronesi docet, confezionano rivoltanti spot pro inceneritori?

Una masnada di pochi potenti gioca a dadi con la sorte di esseri umani ormai stremati dai soprusi e dagli abusi di potere, arresi alle oscure trame affaristiche ai danni del bene e della cosa comune. Persone prone, passive, rassegnate ad una preghiera verso un qualche dio, anche minore: “A chi toccherà la prossima volta? Risparmia me e la mia famiglia”.

Perché con queste premesse e con l’attuale situazione in Italia ci sarà sempre una prossima volta, perché poi le cose accadono, come dicono quelli che passano per menagrami o rompiscatole (http://allegriadinaufragi.blogspot.com/2009/04/le-cose-accadono.htmlhttp://allegriadinaufragi.blogspot.com/2009/04/il-barattolo-di-vermi.html).

Non possiamo sorprenderci se le case e gli edifici costruiti senza rispetto delle norme vengono giù come castelli di carte anche con scosse d’intensità inferiore rispetto all’Abruzzo, non possiamo sorprenderci se, dopo aver disboscato selvaggiamente, gli argini cedono e i fiumi esondano, non possiamo sorprenderci se valanghe e slavine, non contrastate da barriere naturali, travolgono complessi abusivi. Sulle teste di chi ricadono le colpe?

Macabra coincidenza che questo sisma sia arrivato nei giorni del processo contro Eternit. Abbiamo già rimosso i martiri dell’amianto, quelli, recenti, della ThyssenKrupp, quelli che cadono ogni giorno, senza nome e senza volto, sacrificati sull’altare infernale del lavoro nero?

Ogni vittima in più, è una vittima di troppo. Paradossale nel Paese dei valorosi paladini della Vita, quelli che si precipitano ad ossequiare porporati ad ogni alzata di sopracciglio del papa.

Arriverà per tutti il giorno del redde rationem. Per i responsabili diretti, ma anche per chi ha preferito restare inerte: il trionfo del Male non si nutre solo di collaborazionisti, si accontenta anche di coloro che, pur vedendo, non agiscono.

Obama chiede misure contro i cambiamenti climatici, il governo italiano li nega. Per decreto
post pubblicato in Diario, il 7 aprile 2009

(e il sindaco di San Francisco scrive una mail ‘verde’ a quello di Parma)




di Hermes Pittelli ã

 
Berlusconi non si (ci) concede tregua. “Io e Obama? Identità di vedute su tutti i temi”. Dopo aver brillantemente risolto grazie al telefonino presidenziale una potenziale crisi tra la Nato e la Turchia, il Cavaliere assicura: “Anche sulla tutela dell’ambiente, Italia e Usa hanno le stesse idee”.

Ma Obama lo sa? Perché, un conto è raccontare leggende metropolitane al popolino italico grazie a scriba compiacenti, altra faccenda ‘intortare’ leader internazionali che si fidano di collaboratori scientifici forse un po' più preparati e attendibili.

Così, suscita sorpresa, tra coloro non completamente soggiogati dalle gag alla Alvaro Vitali al G20 di Londra (altro che strategia pop, come scritto dal Corriere della Sera), auscultare le sempre audaci dichiarazioni del premier sullo stato di salute del pianeta.
Strano, perché mentre l’immenso (il confronto è con i nostri lillipuziani politicanti) Obama parla senza ombra di dubbio della priorità mondiale di scongiurare il surriscaldamento terrestre e i cambiamenti climatici causati dallo scriteriato atteggiamento dell’uomo, il nostro Senato approva una mozione del governo che nega questa realtà acclarata.
Il legame tra aumento della temperatura e concentrazione di CO2 non sarebbe chiaro, il livello degli oceani non aumenterebbe a ritmo preoccupante, le calotte polari e i ghiacciai non si stanno sciogliendo e se anche tutto questo fosse vero, il governo risolve il trascurabile fastidio con un decreto che nega l’evidenza. Oplà, il problema è risolto. Un governo decisionista, un governo formato da veri uomini del fare, un governo che non può tollerare le farneticazioni di uno sparuto gruppo di scienziati bolscevichi, soprattutto se possono inficiare la validità di certi business plan orientati alla cementificazione selvaggia, alla costruzione di centrali nucleari, di inceneritori, di Tav, Ponti universali, centri olii, all’aumento di produzione di automobili inquinanti. Una vera congiura ambientalista, da debellare con ogni mezzo.

Barack afferma di voler ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per riportarle ai livelli del 1990, un’apertura al protocollo ambientale di Kyoto sempre osteggiato da quel gran genio del suo predecessore; afferma di voler varare stategie ambientali basate sulla riduzione degli sprechi di energia e la sua ottimizzazione, sulla bio architettura, dichiara di voler accontentare i giovani che gli chiedono un mondo libero dalla minaccia nucleare bellica.
In Italia non giunge eco, o attenuata e opportunamente corretta, di questi discorsi, troppo impegnati a commentare al Bar Sport le imprese berlusconiane, le sue irresistibili battute e la crisi della Rossa (non dei rossi, ormai stinti ed estinti) che quest’anno proprio non va.

Il clima cambia mettendo a rischio gli ecosistemi, l’equilibrio naturale del pianeta, la salute e la vita degli esseri umani? Non Italia, in Italia lo neghiamo, nero su bianco (non è una barzelletta 'arcoriana' su Obama) con un bel decreto proposto da colti scienziati quali il primo firmatario Antonio D’Alì (addirittura presidente della Commissione Ambiente di palazzo Madama), coadiuvato da Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria del Senato (ah, ecco…), dal presidente della Commissione Istruzione e beni culturali (poveri noi!) del Senato, Guido Possa, e da altri trentaquattro senatori. Naturalmente, a sostegno della sciagurata tesi, verranno probabilmente citati 'alcuni' eminenti studiosi; peccato sia facile risalire, sempre tramite la vituperata rete, ad una coincidenza curiosa: gli scienziati negazionisti sono al soldo della multinazionale Exxon (la più grande multinazionale mondiale del petrolio, olé) e sono praticamente gli stessi che, sempre dietro lauto compenso (soldi di Big Tobacco, multinazionale del tabacco), esprimevano dubbi sul nesso tra consumo di sigarette e cancro ai polmoni. Siccome, all’ignoranza rivestita da tracotanza e furbizia non c’è limite, i cervelloni del governo aggiungono anche facezie del genere: “L’aumento della temperatura terrestre di qualche grado non può fare altro che migliorare la salute delle persone e l’andamento dell’economia”. Come dire, citando il Grande Capo per referente parallelismo, che Mussolini spediva i suoi oppositori in allegri villaggi vacanze.

I politici italiani sono scientificamente ignoranti, vogliono scientificamente rimanere abbarbicati alle loro lacune e soprattutto scientificamente elaborano i loro loschi progetti di business che nulla hanno da spartire con la ‘Politica’ (dal greco antico: arte di governare la polis, la città, la comunità; volendo allargare il concetto: arte del saggio e buon governo).

E poi cosa accade? Una notizia che forse avrete scovato sul web, magari sul sito del coriaceo Professor Montanari, ma che come sempre è sfuggita (è stata volutamente occultata) ai grandi media nazionali, quelli autorevoli, quelli che consentono al popolo italico di formarsi un’opinione autonoma e precisa: il sindaco di San Francisco (noto guerrigliero ambientalista) ha scritto una mail al suo omologo di Parma, invitandolo a riconsiderare la decisione di costruire l’ennesimo mortale inceneritore per risolvere il problema dei rifiuti. Forse, visto che noi italiani abbiamo problemi con la nostra stessa lingua, ci siamo trovati in difficoltà con la mail scritta in inglese (questo il link del testo integrale, per chi volesse cimentarsi nell’ardua impresa:
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1704&Itemid=68 ).

Per chi ama il sano, rilassante ozio, ecco la versione tradotta:

“di Gavin Newsom

Caro Sindaco di Parma,

Sono profondamente preoccupato nell’apprendere che Parma sta considerando l’incenerimento degli scarti dei suoi cittadini come un sistema di gestione dei rifiuti. Come sindaco di una città grande, geograficamente complessa e fisicamente costretta desidero portate alla sua attenzione il successo di San Francisco: noi ricicliamo e compostiamo il 70% del flusso dei nostri rifiuti.

Dal nostro rifiuto organico noi creiamo un compost che è fortemente richiesto, che arricchisce il nostro terreno, che ci fa risparmiare acqua, che riduce il ricorso a pesticidi e fertilizzanti mentre fissa l’anidride carbonica sottraendola all’atmosfera. In più, ci fa ottenere splendidi prodotti. In precedenza tutto questo finiva in discarica. Ma l’incenerimento ha impatti ancora maggiori e più negativi sull’atmosfera.

Parma è al centro della regione Emilia Romagna, patria di alcuni dei cibi più famosi e prelibati al mondo. Questo ben di Dio agricolo è l’eredità che avete avuto dal vostro terreno e dai vostri contadini. Negli Stati Uniti San Francisco è ugualmente un centro di produzione agricola ed alimentare. Qui i nostri rifiuti ci forniscono il più ricco dei compost organici per la frutta, per la verdura e per i vini biologici.

Io esorto il sindaco di Parma a venire a visitare San Francisco, così come hanno fatto oltre cento sindaci in occasione del World Environment Day nel 2005. A lui mostrerò personalmente come recuperiamo, a nostro beneficio, oltre il 70% dei rifiuti che produciamo.

Ciao,

Gavin Newsom”.

Ecco, quando davvero dovremmo prendere lezioni dagli americani. Ma senza essere sempre e comunque succubi della presunta superiorità statunitense e provinciali nell'approccio ai problemi, se il sindaco di Parma e gli altri amministratori della cosa pubblica, correi della criminale strategia pro inceneritori, volessero redimersi e imparare senza affrontare lunghe e faticose trasferte, potrebbero recarsi nelle località che fanno parte della rete dei Comuni Virtuosi (http://www.comunivirtuosi.org/).

Qui, in Italia. Incredibile, vero?

I Aprile all'italiana
post pubblicato in Società&Politica, il 2 aprile 2009
dal vostro affezionato, nonché squattrinato giornalista di quartiere Hermes Pittelli ©


 U
n primo aprile qualunque, un primo aprile italiano. Notiziole sparse che hanno allietato il primo aprile nella Penisola.

Mario Chiesa, il ‘mariuolo’ craxiano, ci ricasca. Dopo essere assurto a simbolo, tra i tanti, dello tsunami di Mani Pulite nel 1992 - primo arresto ordinato da Di Pietro - l’ex direttore del Pio Albergo Trivulzio di Milano aveva fatto perdere le sue tracce. Invece, saldato come meglio non si potrebbe il debito con la giustizia italiana e dopo aver ingannato tutti fingendosi un uomo nuovo folgorato sulla via di Damasco, si scopre che l’antico mestiere ardeva ancora insopprimibile nel suo cuore. Quale? Ma naturale, la truffa ai danni delle amministrazioni attraverso le giuste conoscenze politiche. Questa volta ‘l’affare’ riguardava lo smaltimento della puzzolente, ingombrante ma preziosissima ‘monnezza’.
In una telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza, il buon Mario affermava con giubilo e senza vergogna: “Rubiamo a manetta!”. Eh già, perché i loschi traffici sono stati scoperti grazie a quelle intercettazioni telefoniche così invise al governo, le stesse che hanno permesso di individuare i veri responsabili dello stupro della Caffarella.

Grazie Europa, grazie Italia: ora possiamo bere e mangiare “moderno” con l’aranciata senza arance e la mozzarella senza latte. L’Italia, come di consueto, recepisce immediatamente le direttive comunitarie e non permette mai a Bruxelles di appiopparle procedure d’infrazione o sanzioni vere e proprie. Ecco perché il Senato della Repubblica ha accolto al volo la direttiva europea che permetterà alle aziende della ristorazione e alle indifese multinazionali alimentari di produrre, ad esempio, bibite con colore e aroma d’arancia anche se il vero succo del prezioso agrume non l’hanno visto nemmeno in foto o su qualche ‘natural network’ (sola(nacea).com). Una decisione che s’inserisce nella scia di quelle già varate, sempre a livello continentale, che permette di realizzare vino senza uva (con fermentazione di frutta) oppure formaggio a partire da caseina e caseinati invece che dall’obsoleto latte; anche il goloso cioccolato non è estraneo a queste norme che ci proiettano nell’era dell’alimentazione moderna: invece che dal burro di cacao si può produrre con altri grassi, di provenienza varia ed eventuale. E sull’etichetta, il consumatore, in omaggio alla vera libertà di scelta, non troverà menzione alcuna dell’origine del prodotto che sta acquistando, né degli ingredienti con cui è composto. Una grande conquista di civiltà.

Non sfondi come valletta? Per fortuna c’è la politica: per fortuna che Silvio c’è, verrebbe da dire (o da cantare con il suo inno ufficiale). Almeno per qualcuno. Il nostro premier, tra le tante qualità che si attribuisce, annovera anche quella di irresistibile latin lover, quindi è sempre molto sensibile al fascino femminile. Ecco quindi che la sconosciuta ex letteronza Barbara Matera, annunciatrice Rai (già ‘consigliata’ dallo stesso Cavaliere ad Agostino Saccà, plenipotenziario Rai), lunga chioma bionda, occhi verdi, sorriso incantevole ha finalmente trovato uno sbocco professionale degno del suo curriculum: Berlusconi in persona ha deciso di candidarla alle europee nelle liste PdL. I rotocalchi gossippari l'hanno subito ribattezzata la Carfagna bionda.
Ma anche il suo grande antagonista Di Pietro, per una volta ha voluto misurarsi sullo stesso terreno ad armi pari: l’ex pm di Mani Pulite ha scelto di offrire una chance nelle liste di Italia dei Valori a Maruska Piredda una delle pasionarie di Alitalia durante i caldi giorni della protesta contro la cordata Cai. Anche l’altra pasionaria, Daniela Martani (quella del cappio) transitata ingloriosamente e fugacemente, per Grandi Fratelli, Fattorie e licenziamenti Alitalia, ha trovato il suo pigmalione nella figura di Emilio Fede, core de nonno, che le ha affidato la conduzione della trasmissione ‘Sipario’ sull’emittente illegale Rete4 (Mediaset, e il cerchio si chiude).

Pesci d’aprile? No, solo alcuni degli incredibili avvenimenti che accadono quotidianamente in Italia. Si potrebbe concludere dicendo: “Italia, primo aprile tutto l’anno”. Se non ci fosse da piangere.
Sfoglia marzo        maggio