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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Halloween Abruzzo, inceneritori e petrolio
post pubblicato in Ambiente, il 31 ottobre 2009

di Hermes Pittelli ©


 Daniela Stati parla. Questa è già una notizia.

L'assessore all'ambiente della regione Abruzzo, dopo lunghi silenzi e lunga meditazione, ha preparato le risposte. Alle 10 domande di Repubblica a Berlusconi?No, molto più semplicemente a quelle che da mesi i cittadini rivolgono a lei e al governatore Chiodi sul futuro ambientale della ex regione più verde d'Europa.
Noi credevamo che il voto del silenzio fosse un ringraziamento mistico per i voti ricevuti in campagna elettorale e per la grazia ottenuta con il conferimento dell'incarico; credevamo che la barriera di indifferenza opposta alle sollecitazioni della Professoressa Maria Rita D'Orsogna e delle associazioni e dei comitati civici ambientalisti fosse timidezza per mancanza di dimestichezza alle responsabilità del ruolo. O, ancora più semplice, che avesse nulla da dire.

Invece, improvvisamente, come un baco miracoloso che si trasforma in farfalla d'inverno, Daniela Stati ha mostrato il vero volto dell'amministrazione che tiene in pugno le sorti dell'Abruzzo e delle future generazioni di abruzzesi. Insomma, non solo petrolio, per fortuna. Il progresso abruzzese passerà anche per la costruzione di termovalorizzatori. Cancrovalorizzatori, se siete ambientalisti estremisti e terroristi.

Non si può non riconoscere a Daniela Stati un umorismo fuori dal comune: per annunciare la svolta che la giunta regionale apporterà alla legge 45 (modifica che spianerà la strada all'incenerimento d'Abruzzo) ha scelto la cornice dell'Ecomondo di Rimini. Chissà cosa c'è di ecologico nell'ardere la monnezza e consentire alle polveri sottili e a quelle ultrafini (diossina, mai sentito parlare di diossina?) di inquinare l'ambiente e causare terribili malattie ai cittadini.

La ex silente Stati, di colpo loquacissima, spiattella con linguaggio da piazzisti door to door del III millennio l'epocale svolta che colpirà l'Abruzzo: "Una scelta precisa e condivisa della Giunta regionale; il messaggio è chiaro, la Regione si appresta a virare verso una scelta politica di recupero energetico dei rifiuti; ci sarà un bando pubblico, serio e trasparente per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione; non saranno tollerate fughe in avanti di territori che si candideranno ad ospitare il termovalorizzatore; sui rifiuti, non si può ancora parlare di emergenza nelle quattro provincie, ma nei territori bisogna attivare la raccolta differenziata per aprire la strada alla termovalorizzazione. I fondi ci sono".

Il consueto, consunto e maleolente (come il petrolio, la monnezza e il denaro sporco degli affari sporchi) canovaccio: si calpestano le leggi e la volontà delle popolazioni in nome di qualche investitura divina; si paventa un disastro ecologico da invasione dei rifiuti, ma non si spiega al cittadino che con l'incenerimento sì ci sarà l'invasione degli ultracorpi forieri di tumori e mutazioni genetiche (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: i rifiuti arsi diventano qualcosa d'altro, mica spariranno per magia); si alletta il cittadino, già lobotomizzato e passivo di suo, facendogli credere che bruciando rifiuti otterrà energia gratis (basterebbe controllare le bollette per accorgersi di queste balle colossali: la svolta nucleare e termovalorizzatrice le renderà ancora più pesanti, escludendo i danni all'ecosistema e alla salute); i fondi per queste mostruosità ci sono sempre, chissà come mai. E non si venga a raccontare di scelte politiche, queste sono scelte di business per favorire gli amichetti oligarchi che gozzovigliano in questi settori.

Chissà perchè in Usa non costruiscono più inceneritori da quasi 20 anni, chissà perchè, a parte il Texas, tutti gli stati americani vietano le trivellani on shore e consentono quelle off shore, ma almeno a 160 km dalla costa. Certo, non si può accusare gli americani di essere comunisti o poco inclini al fascino dei proventi economici. Forse le ragioni sono altre, ragioni così importanti che diventano prioritarie rispetto al lucro.

Naturalmente, Chiodi e Stati ignorano l'abbondante letteratura scientifica che dimostra quanto estrazioni petrolifere e inceneritori siano letali per l'uomo e per l'ambiente. O ignorano (ma visto il ruolo che ricoprono sono ancora più colpevoli), o si illudono che con i benefici che loro ricaveranno salveranno se stessi e le proprie famiglie dalla distruzione. Fanno orecchie da mercante a tutti coloro che tentano di avvisarli, di farli tornare ad una reale coscienza politica, civica, morale.

La filosofia del vecchio dc, ma ancora influente Remo Gaspari, trionfa nelle scatole craniche delle moderne, evolute, preparatissime figure politiche svezzate a suon di marketing, inglese (esiguo e traballante) e impresa. Così, la ricetta per condannare l'Abruzzo ad un futuro di devastazione e malattia è realtà: trivellare suolo e fondali marini, bruciare i rifiuti
Del resto, zio Remo, che ancora oggi rivendica una non meglio precisata età dell'oro, quando l'Abruzzo era la "prima regione d'Europa" (grazie a lui, ovvio), gira per il territorio portando sottobraccio il faldone che testimonia come fosse l'Eni durante la Prima Repubblica a decidere strategie energetiche, di smaltimento rifiuti, costruzione d'infrastrutture e assetti urbanistici.
Oggi, siamo tornati indietro, un ritorno ma non al futuro, purtroppo.
Del resto, questo può accadere solo in un paese che espone alla gogna mediatica i giudici che applicano le leggi e tutelano la Costituzione e che assume come modello di comportamento banditi arricchiti in spregio ad ogni regola e ad ogni limite etico.

Pare proprio che quei bei tempi siano tornati. Del resto, si sa, in Italia basta attendere che si plachi la buriana e tutto (tutti i politici inetti e corrotti, i manager truffaldini, i delinquenti) si ricicla. Dobbiamo perfino tollerare le prese per i fondelli: il riciclo della monnezza non per evitare gli effetti nefasti della 'termovalorizzazione', ma per favorirla. Fine pena mai.

Halloween trova così la sua celebrazione più consona: i celti lasciavano frammenti di cibo per i cari estinti, in Abruzzo c'è chi li ha superati e lavora per estinguere l'ambiente e la popolazione.


Fonti: Primadanoi, Maria Rita D'OrsognaIng. Lorenzo Luciano

ITALIA DEVASTATA DA ABUSI E DISASTRI: SERVIREBBE UN GOVERNO DELLE MASSAIE
post pubblicato in Ambiente, il 7 ottobre 2009



di Hermes Pittelli ©

 


 “La natura è bella: difendiamola”. Lo sanno per istinto e per purezza anche i bambini. Sono i piccoli saggi della scuola elementare Leonardo Da Vinci di Altolia in provincia di Messina, il paese che si è trovato isolato per tre giorni a causa del fango e dei detriti in seguito al nubifragio che ha colpito l’area.

Lo hanno scritto su un poster di cartone disegnato e colorato nelle classi. “La Natura ha bisogno di fatti, le parole da sole non danno frutti, ad agire allora che aspetti?”.

Solo pochi mesi fa con queste frasi gli studenti della Da Vinci chiamavano gli adulti ad assumersi le responsabilità di una situazione ad alto rischio: sapevano che la loro frazione era minacciata dalle colline che incombevano sull’abitato.

Frasi che oggi inchiodano senza appello una classe politica e amministrativa, senza esclusione e senza attenuanti. A tutti i livelli, sia locale sia nazionale.

Abusivismi condonati in nome del business e del tornaconto elettorale, rapporti e allarmi della Protezione civile ignorati per ignavia, pigrizia (Brunetta, dove sei?) e menefreghismo.

Dovrebbero tutti dimettersi in massa. E sparire dalla scena pubblica e dal suk di collocamento dei pubblici uffici. Tutti colpevoli a livello locale perché non è possibile proporsi come amministratori senza una reale conoscenza delle criticità del proprio territorio; a livello nazionale perché è facile giocare allo scaricabarile quando non si progettano strategie di salvaguardia ambientale. Trivellare il suolo e i fondali marini, esempio puramente voluto, non aiuta la stabilità di un paese a forte rischio sismico e estremamente delicato dal punto di vista idrogeologico.

Cosa è diventato questo paese? Servirebbe rileggere e riascoltare lo straniamento di Pasolini che già negli anni ’70 del secolo scorso aveva fotografato con lucidità la distruzione perpetrata ai danni del nostro meraviglioso territorio.

Non solo abbiamo smarrito ogni cultura della legalità, ma una mutazione genetica mostruosa ha completamente stravolto il nostro senso del bello, del giusto, ha rivoltato il nostro buon senso.

Non servono scienziati, ingegneri o giudici per capire che non si può disboscare selvaggiamente, non si può depredare i letti fluviali o le montagne di ghiaia e pietre, è idiozia pura edificare su argini, colline franose, alvei dei corsi d’acqua.

Cosa è diventato questo paese? E’ sufficiente leggere le dichiarazioni di alcuni sopravvissuti, dichiarazioni che fanno rabbrividire per la mancanza di intelligenza e pragmatismo.

Si ammette l’edificazione senza licenze, ma si rifiuta contro ogni logica la patente di “abusivismo” perché negli anni ’90 (del 1900) “abbiamo realizzato modifiche contestate dai comuni, ma abbiamo sanato, abbiamo pagato e tutto è a posto”.

Con i soldi tutto va a posto, anche la Natura che ci considera ormai un virus da debellare con ogni mezzo.

Qualcuno ha costruito una palazzina di 5 piani appoggiata ad una collina dove scorre un torrente, ma afferma con sciocca tracotanza: “E’ normale costruire qui, io ho sanato tutto, prima pagavo una percentuale più bassa dell’Ici, ma con le sanatorie e i condoni ho regolarizzato tutto, anche se adesso pago una quota di Ici un po’ più alta”.

Il gran capo della Protezione civile ha commentato: “L’abusivismo può essere regolarizzato con i condoni, ma non c’è sanatoria che possa convincere un corso d’acqua a spostarsi”. Bene, bravo, bis: ora dovrebbe spiegarlo anche al governo che vara sedicenti 'piani casa', camuffamenti dilettanteschi per altri abusivismi e cementificazioni senza regole.

Non c’è fine al peggio. Non solo i morti, non solo i dispersi, ma anche le ferite all’ecosistema (e i costi, tutti sulle spalle dei cittadini) che avranno bisogno di anni per rimarginarsi e di cure pazienti e mirate che non si scorgono neppure in lontananza: infatti, in assenza di discariche per l’immondizia ordinaria, non esistono chiaramente quelle per le emergenze straordinarie, quindi i detriti e i materiali abusivi vengono riversati allegramente in mare, ridotto ormai ad una cloaca liquida.

 

Avanti tutta. In fondo, è perfino ozioso continuare nell’impresa di comprensione di questo paese. Fingiamo indignazione per le navi con i rifiuti tossici inabissate nei nostri mari, ma Ilaria Alpi (insieme all'operatore Hrovatin) aveva scoperto tutto ed è stata ammazzata in Somalia per questo (la mappa con i siti degli affondamenti era nota da tempo, come mai nessuno si era mai preso la briga di verificare?).

Fingiamo indignazione, ma permettiamo all’Eni di “prelevare ricchezza e regalare povertà”, come accaduto per anni a Crotone; dove “tutti sapevano, ma nessuno parlava”, tutti sapevano che multinazionali degli idrocarburi e della chimica smaltivano illegalmente rifiuti e materiali tossici che sono stati utilizzati per costruire strade, palazzi, scuole! Un impressionante boom di tumori alla vescica nella zona è sempre stato spiegato con misteriose, altre ragioni.

Il grano e la barbabietola da zucchero pieni di cadmio e piombo si sono intossicati da soli ad un rave party agricolo?  

Fingiamo indignazione, ma non agiamo – come ci accusano i bambini – siamo indifferenti al cospetto dello scandalo di Praia a Mare (Cs), sempre in Calabria. Alla Marlane gli operai respiravano fumi tossici e la loro unica protezione era un fazzoletto! Nessuna parete divisoria dagli ambienti dove i fumi erano prodotti, però a fine turno un bel cartone di latte per disintossicarsi dai veleni! Dal 1969 al 1987 questa fabbrica di morte era proprietà, strana coincidenza, dell’Eni; poi è stata acquistata dalla rispettabile famiglia Marzotto di Valdagno (primo gruppo tessile italiano, olé!). Oggi le vasche tossiche sono sigillate, l’azienda è fallita nel 1996 ma figura ancora tra le proprietà della manifattura vicentina.

Come scrive la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, “La Natura ha i suoi tempi, per un po’ accetta, assorbe, sopporta tutto. Noi dimentichiamo in fretta, ma Lei no, ricorda. Noi uomini paghiamo le conseguenze di ogni violenza che commettiamo contro la Natura. La Natura si rispetta e non perché vogliamo essere "ambientalisti estremisti", ma per il semplice buon senso. Amare e rispettare la Natura significa amare e rispettare il genere umano, che della natura fa parte e che dalla natura trae vita, benessere, sostentamento. Ogni albero sradicato lungo quel fiume di Messina, ogni fusto tossico gettato in mare, sono piccoli tasselli di morte”.

Lo sanno i bambini, non riescono a capirlo (non vogliono) amministratori, governanti, politici, industriali. Non vogliamo capirlo (e agire di conseguenza) noi ex cittadini, attuali servi sciocchi di un potere indecente.

 

Per una volta perfino Giorgio Napolitano ha centrato il cuore del problema: “Non servono opere faraoniche, servono opere intelligenti per mettere in sicurezza le aree del paese che sono a rischio”.

Peccato che il governo, nonostante Bertolaso abbia indicato nell’abusivismo edilizio la causa prima del dissesto idrogeologico che ha poi originato il disastro, abbia assegnato al governatore siciliano Raffaele Lombardo i gradi di commissario per l’emergenza nel Messinese. I gradi e i fondi straordinari. Lombardo, per la cronaca, è uno di quei politici illuminati favorevoli alla trivellazione di un patrimonio artistico, storico e naturalistico mondiale – la Val di Noto – per la ricerca di qualche goccia di schifosissimo e inquinante petrolio.

Se non suonasse macabro, si potrebbe esclamare: “Piove sul bagnato”.

 

In Italia non servono geni al governo. Negli ultimi vent’anni, indipendentemente dalle casacche, si sono alternati esecutivi zeppi di presunti cervelloni della politica e come sia ridotto questo paese è sotto gli occhi di tutti.

Aristofane scrisse Le donne a parlamento (Ecclesiazuse, 391 a. C.).

Ecco, nell’ex Belpaese sarebbe necessario al più presto un governo d’emergenza e salute nazionale delle massaie. Sì, le antiche e preziosissime massaie, quelle in grado di far quadrare sempre i conti anche con pochi centesimi, quelle in grado di organizzare un banchetto di nozze con i fichi secchi, capaci di inventarsi sempre un po’ di pane e companatico, di estrarre dalla credenza con praticità una cena magari austera per non lasciare isolato un pranzo frugale, ma dignitoso.

Ci vorrebbe un governo delle massaie, quelle guidate solo dall’Onestà e dal Buon Senso.

L’Italia non ha bisogno di miracoli: solo Onestà e Buon Senso.

 

p.s. L’Umanità intera avrebbe bisogno di recuperare Buon Senso: stiamo ultimando la distruzione della Terra, ma non ci basta; vogliamo sparare bombe (un po’ come in un fotogramma del celebre film di Melies, Viaggio nella Luna, con un occhio di Selene infilzato da un razzo terrestre - 1902) contro il nostro satellite naturale per cercare acqua. Follia senza fine


Fonti: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica 1, 2, 3

NUCLEARE ITALIANO: BRICIOLE D'ENERGIA, SALATISSIME E INDIGESTE
post pubblicato in Scienza, il 2 ottobre 2009

 

Nessuna certezza sulla sicurezza (non per colpa della tecnologia), per nulla economico. Il Professor Francesco Gonella, docente di Fisica a Ca’ Foscari spiega perché la strategia energetica che dovrebbe rendere l’Italia indipendente da gas e petrolio altrui sia un flop annunciato. Ma ancora una volta pagato a caro prezzo dalle tasche dei cittadini



di Hermes Pittelli ©



 Metti una sera a cena (post cenam) con lo scienziato: Francesco Gonella, padovano, docente di Fisica a Ca’ Foscari.
Da tempo, molti amici e colleghi gli chiedevano cosa pensasse dell’opzione nucleare, se la ritenesse un’opportunità irrinunciabile per rendere l’Italia libera dalla schivitù energetica che la condiziona.
Fino a pochi mesi fa, il Professore rispondeva: “Penso... nulla”.
Non aveva né strumenti adeguati, né dati scientifici per offrire una spiegazione critica e motivata ad un quesito che diventa di stringente attualità al cospetto della dichiarata volontà del governo di costruire 8 o 10 centrali atomiche. I siti individuati dall’esecutivo per la realizzazione delle centrali sono: Fossano (Cn), Trino (Vc), Caorso (Pc), Monfalcone (Go), Chioggia (Ve), Ravenna, Scarlino (Gr), Latina, Garigliano (Ce), San Benedetto del Tronto (Ap), Termoli (Cb), Mola (Ba), Scanzano Jonico (Mt), Palma (Ag), Oristano.
Francesco Gonella si è incuriosito, la curiosità dello scienziato che diventa la sfida e il piacere della conoscenza. Qualche politico della maggioranza vorrebbe eliminare la figura dello scienziato, un po’ come Brunetta intende fare con quello che definisce ‘culturame’.
Gonella si è gettato in modo forsennato nella ricerca e raccolta di informazioni scientifiche e documenti ufficiali sull’argomento. Poi ha ristretto il campo di indagine, eliminando le fonti contraddittorie, quelle schierate in modo ideologico ‘pro’ o ‘contro’, quelle senza una reale base scientifica.
Alla fine, con la mente del ricercatore che parte da una tabula rasa e senza pregiudizi di alcuna natura, è giunto a formulare le sue conclusioni basandosi su 4 fonti 4, le più rigorose, autorevoli e super partes a livello mondiale. E le espone ai cittadini in pubbliche conferenze multimediali, come quella intitolata ‘Nucleare e fonti rinnovabili’, organizzata dall’Aido (Associazione italiana donatori di organi) di Pordenone.

Professore, lei è docente di Fisica. Perché ha cominciato a studiare il tema 'energia nucleare e fonti alternative'?

R. Da un lato, perché parte della mia attività didattica all'Università Ca' Foscari riguarda la Fisica dell'ambiente, dall'altro perché volevo formarmi un'idea personale, libera da preconcetti.

Sgombriamo il campo da equivoci (visti i tempi): Lei nella sua analisi dell'argomento è stato influenzato da opinioni politiche, da pregiudizi di qualche natura, da interessi particolari e privatissimi?

R. Assolutamente no. Ho cercato anzi di valutare criticamente tutto quello che ho letto a prescindere completamente da qualsiasi orientamento ideologico, mantenendo l'onestà intellettuale che costituisce uno dei doveri fondamentali dello scienziato nella sua attività.

Perché, al di là della fatica erculea per la mole di dati che si possono reperire sul nucleare, Lei ha ristretto il campo di indagine a quattro fonti? Può citarle?

R. Dopo aver consultato molte dozzine di fonti diverse, ho ristretto il campo a poche fonti che a mio giudizio garantiscono da una parte i criteri di obbiettività necessari ad un'informazione corretta, capillare e completa, e dall'altra un livello di scientificità nell'approccio che le rende del tutto attendibili. Mi sono quindi basato, nel farmi una (comunque personale) idea della situazione riguardo al nucleare, sui documenti dell'IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), dell'IEA (Agenzia Internazionale per l'Energia) e su uno studio specifico portato avanti da un gruppo di lavoro del MIT, il Massachusetts Institute of Technology di Boston. A questi documenti, per completare il quadro anche in riferimento alla situazione italiana, ho aggiunto alcune pubblicazioni (tra cui, Con tutta l'energia possibile, Ed. Sperling&Kupfer) di Leonardo Maugeri, direttore del settore Strategie Sviluppo dell'ENI nonché membro di diversi organismi di studio internazionali sulle tematiche in oggetto.

Entriamo nel dettaglio. Lei ha deciso di evidenziare soprattutto due aspetti dell'argomento: quello economico e quello della sicurezza. Perché?

R. Tra i molti nodi che fanno del nucleare una scelta critica, quelli del costo e della sicurezza sono a mio avviso i più importanti, nel senso che sono imprescindibili per qualsiasi strategia si voglia sviluppare riguardo all'approvvigionamento energetico.

Partiamo dal dato economico: è vero che tutti i paesi più avanzati del G20 stanno rilanciando il nucleare? E in Europa qual è la situazione?

R. Non è vero. Gli scenari stimati per lo sviluppo del nucleare attestano una crescita del numero di centrali localizzata soltanto nell'Est Europeo, in Estremo Oriente e in alcuni Paesi dell'Africa. Il mondo occidentale in generale non sta "sposando" l'opzione nucleare.

La politica italiana, in modo trasversale, non solo il governo e la maggioranza, dice ai cittadini che l'energia atomica renderà il Belpaese libero dalla schiavitù energetica, assicurando bollette molto più leggere di quelle attuali. E' davvero così?

R. No. Il tempo necessario, dal momento in cui si approva la costruzione di una centrale al momento in cui la si allaccia alla rete elettrica, è in media, in Europa Occidentale, di quasi 17 anni. Le 4 centrali in programma in Italia graveranno quindi economicamente sulla collettività per quasi vent’anni, prima di entrare in funzione nella rete elettrica. A quel punto, apporteranno un contributo attorno al 10% del consumo nazionale di elettricità, cioè appena di qualche punto % del consumo energetico totale.

Forse è noioso, ma forniamo dati numerici precisi: quanto costa costruire una centrale di media grandezza e potenza? Quanto costa in termini di manutenzione? Quanto costa alimentarla, visto che l'Italia magari non acquisterebbe più energia elettrica, gas e petrolio all'estero, ma dovrebbe comprare uranio?

R. Il costo di costruzione è nominalmente di circa 1,5 miliardi di Euro. Dico nominalmente, perché è calcolato su un tempo "ingegneristico" di costruzione di 5 anni, mentre abbiamo visto che il tempo effettivo è molto più lungo. Nel nucleare è normale, ovunque, che le spese eccedano il budget iniziale previsto in modo a volte sbalorditivo. Riguardo ai costi dell'uranio, è impossibile sapere oggi come si evolverà il mercato. Certo è che il suo prezzo è aumentato di 10 volte negli ultimi 5 anni.

E soprattutto, una volta esaurito il proprio ciclo vitale, quanto costa smantellare una centrale?

R. I costi purtroppo si estendono molto al di là del termine della vita operativa di una centrale. La dismissione di una centrale costa almeno quanto l’allestimento. Oggi come oggi, i costi esorbitanti a cui ad esempio la Gran Bretagna è andata incontro riguardano lo smantellamento e la gestione dei rifiuti, più ancora che la manutenzione vera e propria. Riguardo allo stoccaggio delle scorie nucleari, gli Stati Uniti da soli hanno in programma investimenti per circa 70 miliardi di Euro solo per la messa in opera di un unico sito di stoccaggio, posto nel sottosuolo del deserto del Nevada.

Professore, tutti questi costi, da chi verrebbero sostenuti? Esistono privati interessati al business nucleare? E, facendo gli scongiuri, in caso di incidente, le grandi compagnie assicurative coprirebbero i costi di eventuali danni ambientali, materiali, menomazioni o addirittura perdita di vite umane?

R. Qui arriviamo a una questione che ci deve far riflettere. In nessuna parte del mondo investitori privati comperano né finanziano impianti nucleari, e solo continui e massicci interventi statali tengono in vita l'opzione nucleare. L'assenza di partecipazioni private fa del nucleare l'unica opzione i cui costi e le cui conseguenze saranno sempre, dovunque e comunque pagate soltanto dalla collettività, in termini di tasse. E’ interessante sapere che una piccola quota della nostra bolletta della luce ancora oggi continua a pagare lo smantellamento delle centrali nucleari italiane chiuse dopo l'incidente di Chernobyl nel 1986.

Sicurezza. Le attuali centrali posso essere ritenute sicure? E quelle eventualmente realizzate in Italia apparterrebbero alla terza o alla quarta generazione?

R. Dal punto di vista tecnico-ingegneristico, le centrali sono molto sicure. Il problema sta nella sicurezza rispetto altri fattori, ad esempio negligenze o errori umani, attacchi terroristici, gestione dei rifiuti radioattivi. In questo senso, le tecnologie più sicure sono quelle relative ai cosiddetti reattori di quarta generazione, ma motivi tecnologici indicano proprio nel ciclo chiuso la fonte per la produzione di plutonio suscettibile di venir venduto illegalmente a paesi o gruppi terroristici. In Italia comuque il progetto riguarda reattori di terza generazione.

Ammesso che queste centrali siano tecnologicamente sicure, qual è dunque il rischio connesso alla loro presenza? Nel 2008 in Francia nel giro di un solo mese si sono verificati addirittura quattro incidenti nucleari...

R. Appunto. Le negligenze umane, o semplicemente la cattiva manutenzione, accadono con una frequenza molto maggiore dei guasti veri e propri.

Queste centrali – pensiamo allo scenario peggiore, l'11 settembre 2001 – sono al riparo da eventuali attentati o attacchi terroristici?

R. No. Per citare testualmente il risultato dell'analisi del MIT, Il livello a cui gli impianti nucleari debbano essere messi in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato.

Professore, in Italia stiamo davvero facendo tutto il possibile per progettare una strategia energetica che ci renda indipendenti e che sia sostenibile sia dal punto di vista ambientale, sia da quello economico?

R. No. Tra i costi del nucleare che non ho citato precedentemente c'è ad esempio il cosiddetto "costo di risorsa", e cioè la sottrazione di investimenti allo sviluppo delle tecnologie relative alle altre fonti rinnovabili, e soprattutto ai programmi di rinnovamento delle reti energetiche e delle infrastrutture.

Se la transizione dalle vecchie e insostenibili filosofie energetiche (ed economiche) alle fonti rinnovabili non può essere realizzata di colpo (servono un nuovo approccio culturale e una profonda rivoluzione dell'Economia), esiste già una tattica di pronto intervento che consenta di ridurre spese, sprechi e inquinamento ambientale?

R. Certamente sì, tanto che a volte viene citata come "fonte energetica" di per se stessa, e cioè l'efficienza. E' inammissibile che non esista, a fronte di una realtà dei fatti che ci imporrà comunque di continuare a utilizzare nei prossimi decenni le fonti fossili tradizionali, una politica che razionalizzi il consumo energetico ad esempio nel campo dei trasporti, e più ancora in campo edilizio. E' insensato che ci incentivino a usare lampadine a basso consumo quando i soldi che risparmiamo li usiamo poi per acquistare un SUV. Com’è altrettanto insensato che al mercato io possa comperare mirtilli fuori stagione che arrivano trasportati dal Cile. Riguardo all'edilizia, lei sa che le tecnologie che consentono di costruire case ad alta efficienza energetica e che non hanno bisogno dell'impianto di riscaldamento sono tecnologie a basso costo, e sono note letteralmente da decenni (In Colorado, dove d'inverno la temperatura scende anche a -40°, uno scienziato, Amory B. Lovins, nel 1984 ha edificato la sua attuale casa con tecnologie disponibili all'epoca: questa casa ogni giorno consuma energia pari ad una lampadina da 100 watt, ndr).

E' vero che in Italia, dal 2000, indipendentemente dal colore dei governi, non solo la ricerca scientifica è stata ostracizzata e boicottata, ma quella relativa all'energia non riceve più fondi dallo Stato? Perché, secondo Lei, è stata attuata una politica così miope e suicida?

R. Il discorso è molto complesso. Posso solo dire che la situazione della ricerca scientifica in Italia è semplicemente vergognosa, molto più di quanto sia percepito dall'opinione pubblica, e in questo senso la ricerca relativa all'energia paga lo stesso insensato dazio degli altri settori.

Professore, cerchiamo di offrire una conclusione: il nucleare italiano è dunque una grande opportunità energetica ed economica o il consueto grande inganno a danno dei cittadini e a vantaggio dei soliti, pochi furbacchioni?

R. Diciamo che fino a 6 mesi fa, quando ho preso di petto la questione e ho iniziato a studiare, ero per così dire equidistante tra le posizioni a favore e contro il nucleare. Ora come ora invece, penso che la possibilità che il nucleare rappresenti per il nostro Paese una scelta lungimirante, sicura e conveniente sia semplicemente inesistente.

LUFT, A ROMA SI RESPIRA ARIA NUOVA
post pubblicato in Società&Politica, il 1 ottobre 2009
di Hermes Pittelli ©


 Lo hanno chiamato
Luft, aria in tedesco. Non risolverà per magia i problemi di inquinamento atmosferico della Capitale, ma potrebbe rendere l’aria romana più pulita e respirabile.
E’ un’invenzione tutta italiana, di un gruppo di ingegneri di Padova. All’apparenza sembra un anonimo cassone in vetroresina di 160x240x65 cm. Ma dispone di un’apertura frontale che ingoia letteralmente le polveri sottili e le nanopolveri che quotidianamente ‘galleggiano’ minacciose nel cielo di Roma e che rischiano di transitare nei nostri organismi con effetti nefasti per la salute.
Il marchingegno, 110 chili il peso, per essere operativo, viene montato sul tetto di un veicolo autoalimentato (bus o taxi) e durante il tragitto, quasi fosse una sorta di aspirapolvere, fagocita gli agenti inquinanti dall’aria.

L’amministrazione guidata dal sindaco Alemanno ha avviato la sprimentazione di Luft in gran segreto. Per 18 giorni, durante l'estate, un autobus di 12 metri messo a dispozione gratuitamente da Trambus, ha percorso alcune tra le arterie più trafficate e inquinate della Capitale in esercizio simulato.
I risultati dell’esperimento sono stati poi valutati dal Professor Adolfo Panfili (delegato del sindaco per i rapporti con Enti e Istituzioni Sanitarie), da un pool di studiosi dell’università La Sapienza e dal dottor Stefano Montanari (già, proprio lui. Uno dei due titolari, l’altra è la moglie – la dottoressa Gatti – del laboratorio scientifico Nanodiagnostics che studia le nanopatologie, ndr).

I primi responsi sono addirittura entusiasmanti: il bus utilizzato in questo lasso temporale ha percorso 2448 km in 192 ore di servizio ad una media di 13 km l’ora (velocità più o meno equivalente a quella dei mezzi del trasporto pubblico romano) dimostrando che i filtri del dispositivo sono in grado di trattenere 8,24 grammi di polveri sottili al giorno. Sembra una quantità risibile, invece si tratta di una mole enorme. Per capire, se 100 autobus montassero il Luft, verrebbero catturati 824 grammi di polveri quotidianamente, pari a 3 quintali all’anno. Ogni anno, l’ambiente verrebbe ripulito da 3 quintali di polveri sottili, sottratte quindi all’inalazione da parte dei cittadini

Come funziona il Luft: il principio si basa sull’azione congiunta di elettrofiltri che isolano le microparticelle delle polveri dell’aria e degli altri inquinanti (ossidi di azoto, di zolfo, Ipa e pollini) e in seguito le abbattono. I due filtri di tessuto posti in serie sono arrotolati e si svolgono in un anno, in modo da porgere sempre una faccia pulita all’ingresso dell’aria. L’elettrofiltro posto in fondo blocca la nanopolveri sfuggite ai due filtri di tessuto. La pulizia dei filtri si effettua una o due volte l’anno smontando i filtri, mettendoli in un sistema ad ultrasuoni che stacca tutte le polveri. Le polveri recuperate vengono compattate ad alta pressione e formano dei blocchi grossi e solidi, praticamente inattaccabili.

La giunta Alemanno si segnala quindi all’avanguardia nella lotta concreta all’inquinamento atmosferico che da sempre è uno dei crucci e dei fattori di disagio per chi vive e lavora nella Capitale. Il primo cittadino spiega con orgoglio che forse per la prima volta il Campidoglio non ricorre a misure tampone dagli effetti discutibili (per es. il blocco del traffico), ma affronta di petto il problema non occultandolo, ma mettendo in campo competenze scientifiche e progettualità.
Un progetto per salvaguardare l’integrità dell’ambiente e la salute dei cittadini, soprattutto le categorie che per lavoro sono più esposte all’inquinamento atmfosferico quali vigili urbani, tassisti, conducenti di tram e bus, operai nei cantieri, ecc.
Altro risvolto non trascurabile: se il Luft manterrà le premesse e le promesse della fase sperimentale, si ridurranno drasticamente i costi sanitari a carico della collettività per la cura delle patologie riconducibili all’inalazione delle polveri sottili.

Ogni dispositivo Luft costa circa 20.000 euro, ma in un’economia di scala, se tutti i bus di Roma fossero dotati del ‘mangiapolveri ecologico’, l’impatto sulle casse comunali sarebbe più lieve. Ora parte la seconda fase della sperimentazione, alla quale collaborerà anche il servizio Radio Taxi 3570. Il Luft montato sulle auto è più economico, costa circa 7.000 euro.

Ma il Campidoglio per appofondire questi primi risultati e disporre di dati ancora più probanti affiderà il Luft alle analisi dell’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale. Quasi sicuramente comunque il Luft sarà montato sulle vetture di 10 linee urbane (23, 44, 46/, 61, 71, 81, 85, 88, 170, 280) scelte in base a criteri specifici: direttrici stradali con intenso numero di passeggeri e ad elevato inquinamento; copertura quanto più possibile omogenea del territorio comunale.

Fabio De Lillo (assessore alle Politiche Ambientali), dopo il saluto di Sergio Marchi (assessore alla Mobilità) durante la conferenza stampa di presentazione, sottolinea l’importanza della cooperazione tra assessorati dell’ambiente e della mobilità: obiettivi condivisi e mirati assicurano progetti e risultati reali. De Lillo spiega che la sperimentazione del Luft è solo una parte di una visione antropologica dell’Ambiente, nella quale l’uomo si pone al centro della Natura non per inquinarla, ma per tutelarla attraverso la tecnologia ecocompatibile e sostenibile.
Il Prof. Panfili rammenta che già Ippocrate (quello del giuramento) aveva intuito che l’essere umano finisce con il somigliare all’ambiente in cui vive. L’Ocse, informa Panfili, ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico è l’ottava causa di morte prematura dell’uomo.
L’Italia ha un’estensione geografica lillipuziana rispetto ad altri paesi, eppure figura al 4° posto mondiale per vetture circolanti e addirittura è a livelli da primato (poco edificante) per emissioni inquinanti.
Ecco perchè accanto al Luft, Alemanno ha varato il potenziamento delle piste ciclabili, il bike sharing e la sottoscrizione di un contratto di servizi con Atac e Trambus per un trasporto pubblico sempre più sostenibile.

Il dottor Stefano Montanari, scienziato che ha valutato da esperto esterno e indipendente i risultati sperimentali di Luft, ha illustrato perché sia fondamentale la possibilità di ‘ingabbiare’ le nanopolveri; il dato relativo al peso diventa quasi relativo (la legge tiene conto di questo fattore) se rapportato alla dimensione delle microparticelle: inferiori al micron. Significa che una volta inalate si propagano velocemente e invasivamente nei polmoni, nel sangue, nei tessuti, nelle cellule, potenziali inneschi per patologie quali cancro, diabete, ecc. Una volta nell’organismo le nanoparticelle non possono essere espulse o distrutte.
L’ideale sarebbe non produrne più. Sono soprattutto i fenomeni che avvengono ad altissime temperature a originarle: quindi, tra i principali responsabili, al netto di revisionismi e negazionismi, troviamo inceneritori, cementifici, motori a scoppio, fonderie. Insomma, gran parte di quell’industria che reso così ‘evoluta’ (o solo pigra, scriteriata e egoisticamente vorace) la nostra ‘civiltà’.
Montanari, da ambientalista realista, non si aspetta che l’uomo torni indietro a 750.000 anni fa e rinunci al dono di Prometeo (il fuoco). Però chiarisce anche che l’Agenzia europea per l’Ambiente, attraverso il report n.2 del 2007, ha dichiarato che le nanopolveri, una volta prodotte, sono eterne.

Il Luft funziona, evviva il Luft; ma da solo non basta. Accanto a questo dispositivo rivoluzionario, servirebbe una vera rivoluzione: culturale. Montanari dixit: “Dobbiamo produrre rifiuti solo se necessario, usare l’automobile il meno possibile, imparare a differenziare, riutilizzare, riciclare, ridurre, rinunciare alla plastica, bere acque di rubinetto in bottiglie di vetro, evitare gli imballi, tassare i sacchetti di plastica come in Irlanda – dove sono calati del 90% - o proibirli come in California, poi implementare tecnologie che già esistono per ridurre l’inquinamento alla fonte”.
Lunga vita all’inventiva italica, peccato venga poi vanificata dalla cronica incapacità di fare sistema, di “fare impresa”. L’Italia prima inventa il Luft, poi si fa soffiare il brevetto da una holding iberica. Forse perché, come scherza Montanari, oggi gli spagnoli “sono molto più toreri di noi”.

Una sola certezza: ancora una volta, la vera soluzione dei problemi si chiama Cultura.
Proprio quella che qualcuno vorrebbe incenerire come plastica.

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