.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
ARRESTATO IL PROF. MONTANARI. A TEATRO
post pubblicato in Scienza, il 26 giugno 2010

di Hermes Pittelli © 


 Stefano Montanari in manette.

Un evento che in molti, amici e nemici, consideravano ormai inevitabile.
Lo scienziato maratoneta, il divulgatore scientifico, il Don Chisciotte della via Emilia che combatte contro gli inceneritori è stato finalmente fermato.
Almeno sul palco del Teatro Tendastrisce di Roma.
Insomma, il Professor Montanari interpreta se stesso nella piece di divulgazione scientifica ‘Quando i sogni vanno in fumo’; coadiuvato da un cast affiatato e soprattutto dal giornalista (non nuovo alle incursioni nei panni d’attore) David Gramiccioli.
Con un accompagnamento sonoro coinvolgente assicurato dalla giovanile verve del quartetto capitolino dei Feel.

Lo scienziato arrestato su input del ministro dell'interno Piccioni, che delega anche il compito di imbavagliare la stampa al questore, dottor Scalise.
Il pretesto: il professor Montanari, per pubblicizzare una sua conferenza, avrebbe fatto tappezzare la città con 30.000 manifesti raffiguranti un bambino reso deforme dalle nano particelle sputate da un inceneritore.
Montanari è colpevole, lo ammette subito. Montanari è reo confesso.
Un migliaio di conferenze in pochi anni, su e giù per il paese; centinaia di analisi gratuite assicurate dal laboratorio ‘a conduzione familiare’ (ma di fama internazionale) Nanodiagnostics.
Analisi che hanno portato alla scoperta delle letali nanopatologie causate dalle nano polveri, quelle prodotte da inceneritori, cementifici, acciaierie, turbogas, biomasse, carbone; insomma le attività fulcro dell’imprenditoria industriale italica.
Analisi che hanno permesso alle famiglie dei militari in missione all’estero in teatri di guerra di ottenere dallo stato giusti indennizzi per le patologie, spesso mortali, contratte dai propri congiunti e erroneamente attribuite all’uranio impoverito; causate invece dalle deflagrazioni ad alte temperature che originano nanoparticelle.

Lo scienziato bolognese commette il delitto più spaventoso che si possa concepire nell’Italia dei misteri, dei papocchi, degli intrighi che si consumano in un clima da cinepanettone pecoreccio, ma in grado di scatenare tragedie senza mai responsabili. Sul palco si fanno nomi e cognomi di ‘Personaggi’ cui la maggior parte dell’opinione pubblica, indotta da un certo ‘Sistema’, riconosce la patente di prestigio e competenza.
Smemorati d’Ippocrate in nome del conto in banca e guitti riconvertiti a guru, paladini della democrazia e della politica.
Analisi che hanno infastidito gli ‘innominabili’, quelli che non possono scientificamente contrastare le tesi di Antonietta Gatti, ma hanno interessi inconfessabili; eminenze grigie che tramando in segreto sono riuscite a sottrarre il prezioso microscopio Esem (acquistato grazie ad una entusiasmante, ma faticosa raccolta fondi popolare) per donarlo all’Università di Urbino, dove giace in attesa di consunzione da abbandono.

Ed è sconvolgente vedere sullo schermo, posizionato alle spalle del reprobo condotto da due agenti speciali nell’immaginaria questura, la carrellata di danni ed effetti collaterali prodotti dall’industria (e dalla politica collusa); la confessione, al cospetto dell’ispettore Nick Frontera, si fa via via non più coartata, ma sfocia, come un fiume carsico che trova lo sbocco in superficie, in un’appassionata, umanissima lectio magistralis.
Montanari, utilizzando il pc in cui custodisce i testi e i documenti delle proprie ricerche, proietta quello che non si deve vedere né raccontare:
un agnello nato deforme (il caso numero ‘0’ del laboratorio) con le orecchie al posto degli occhi, le zampe mutilate, privo del cervello; e poi, straziante, il bambino di 8 anni che sviluppa un inspiegabile cancro alla prostata e dopo inenarrabili sofferenze muore; il neonato ricoperto da orrende macchie e bubboni bluastri, nato da madre sana, bimbo che poche ore dopo essere venuto alla luce si spegne perché in utero ha contratto la leucemia.
Tutte vittime degli inceneritori, come quelli di Forlì o Nonantola.
Tutte vittime di quella ‘classe dirigente’ che risolve così magicamente il problema dei rifiuti e chiama 'eroi' gli avidi furfanti che costruiscono questi strumenti di morte.

C’è posto anche per le vittime potenziali, come gli abitanti di Malagrotta, gigantesca discarica laziale, zeppa anche di rifiuti tossici su cui qualcuno vorrebbe edificare un inceneritore gassificatore in grado di avvelenare tutta Roma; per la popolazione del comune di Colleferro che si batte per scongiurare la costruzione di uno di questi impianti; per la martoriata Guidonia.
Montanari se stesso ci parla della perfezione della Natura che procede in senso circolare, mentre l’uomo gioca a fare dio spezzando questa armonia e procedendo per linee rette che crede infinite.
Montanari parla, alla nostra mente e al nostro cuore, spiegandoci la follia criminale del ‘modello di sviluppo all’italiana’. Mentre fuori dai confini, magari a San Francisco in California, la raccolta differenziata, il compostaggio, il riciclo giungono al 75% sul totale dei rifiuti e nel 2020 quella metropoli festeggerà il record di prima ‘zero waste city’ (città senza ‘monnezza’).
Il Professore ci invita ad apprezzare e difendere l’Ambiente, spiegandoci quanto sia fondamentale non distruggere il foraminifero, microscopica forma di vita marina unicellulare, che assorbe l’anidride carbonica che si deposita e scioglie nei flutti, rilasciando ossigeno; peccato che gli scarichi e le emissioni velenose delle industrie lo stiano condannando all’estinzione.

L’ispettore Nick Frontera, alias David Gramiccioli (grande e storico reporter in luoghi del pianeta non troppo tranquilli e attuale conduttore della seguitissima Ouverture su Teleradiostereo), il duro dal cuore pulito trova il modo (anche attraverso una tragedia personale) non solo di comprendere le ragioni e gli studi del duo scientifico Gatti-Montanari, ma costringe la coscienza del pubblico a fare i conti con pagine poco edificanti della repubblica: l’uccisione di Carlo Giuliani al G8 di Genova, gli oscuri rapporti tra la politica, le istituzioni e settori deviati delle forze dell’ordine, cui sono concesse zone franche ‘per divertirsi’, magari massacrando di botte il debole di turno con un futile pretesto, i meccanismi perversi con cui possono essere annichilite socialmente e fisicamente le persone scomode, non allineate, non arrese al conformismo, non addomesticabili, quelle che potrebbero scompaginare questo mefitico, efficientissimo ‘Sistema’ paludoso.

L’epilogo, con il Professor Montanari rilasciato da Frontera che lo invita a fuggire e a non tornare, dipinge il nostro futuro a tinte cupe, come una nube tossica.
Un paese in declino inarrestabile, dove al momento l’intricato nodo gordiano degli interessi delle varie e ‘avariate’ cricche pare avere un potere soverchiante e inestricabile su tutto; un’Italia che oggi non è un paese per i migliori.

Eppure, la chiave di volta ottimistica, previo impegno attivo in prima persona (come da invito canoro dei Feel in apertura di spettacolo), la fornisce proprio l’indomabile scienziato maratoneta Montanari con il breve prologo alla piece.

Esiste una sola arma, non di offesa, ma di difesa, contro tutto questo:
la Conoscenza”.

Anche i politici italiani leggono, ma non imparano (e polemizzano)
post pubblicato in Ambiente, il 1 giugno 2010
La Professoressa D’Orsogna scrive un articolo sulla senatrice palermitana Simona Vicari, sostenitrice di un’economia basata su petrolio e inceneritori.
Da Palazzo Madama qualcuno si connette al blog della Scienziata californiana e dopo qualche ora misteriosamente compare un commento firmato ‘Stefania’ che si scaglia contro “l’ambientalismo di tendenza sinistroide”.
Vaglielo a spiegare che salute e ambiente libero da inquinamento sono valori universali...


di Hermes Pittelli
ã


 Anche i politici italiani (e i petrolieri) leggono. 
Ebbene sì, frequentano i blog degli attivisti e degli Scienziati che si battono per la tutela dell’ambiente e della salute.
Nonostante questo, non si ravvedono sulla via di Damasco.
Dal punto di vista di chi fa business con gli idrocarburi (ancora per poco, belli!) è quasi una condanna esistenziale, resta invece lo sconcerto per la totale mancanza di comprensione da parte di chi dovrebbe rappresentare e tutelare il bene comune.
La Professoressa D’Orsogna lo scorso 22 maggio in un post sul proprio blog ci ha raccontato la vicenda di una senatrice italiana che, ospite del convegno di Assomineraria, forse per eccesso di cortesia, si è lanciata in una elegiaca arringa pro petrolieri; ventilando riforme parlamentari in favore della ‘vessata categoria’.
La scienziata abruzzocaliforniana ha evidenziato come sempre le clamorose incongruenze di alcune tesi sostenute nel discorso.
La senatrice in questione si chiama Simona Vicari, laureata in architettura, palermitana, senatrice della Repubblica, fa parte della Commissione Industria di Palazzo Madama.
Ebbene l’architetto siculo sostiene che i poveri petrolieri italiani rischiano l’indigenza a causa di ‘lacci e lacciuoli burocratici’; di royalties troppo alte in rapporto ai rischi minerari, mentre in Norvegia, Inghilterra, Danimarca non sarebbero applicate tasse sulle attività estrattive; la senatrice propone quindi di ovviare a questi impedimenti che soffocano l’imprenditorialità di industriali seri, pronti ad agire nel rispetto della tutela ambientale e con le più elevate misure di sicurezza, attraverso una rivoluzione in tre fasi:
1) una semplificazione delle procedure autorizzative oggi in vigore;
2) una rivisitazione dei prelievi fiscali e dei meccanismi di ridistribuzione sui territori coinvolti;
3) affidamento delle competenze di controllo e autorizzazione ad un’apposita agenzia.

Argomenti che sembrano una copia conforme della relazione con cui Claudio Descalzi ha infiammato la platea della potente lobby mineraria; solo che Descalzi, laureato in fisica ed esperto di igegneria, è il presidente di Assomineraria, nonché vice presidente di Confindustria Energia e, ciliegina sulla torta, direttore generale di Eni Spa.
Mentre la senatrice Vicari dovrebbe ergersi a paladina del popolo italiano.

Per questo la Prof. D’Orsogna si è permessa di rammentare che il petrolio con ambiente, agricoltura, pesca, turismo, salute non ci azzecca proprio: del resto in California sono gli stessi petrolieri che per legge (la celebre Prop65) avvisano la popolazione che estrazione e raffinazione di idrocarburi rischiano di causare tumori vari. Per tacere poi dei disastri tipo golfo del Messico o nei confini italici, la ‘meschina’ (come direbbero a Palermo) Val D’Agri.
Ma la senatrice sembra ignorare non solo questi fatti, ma anche l’esistenza di royalties molto salate in Norvegia, Danimarca e Inghilterra, informazione garantita dall’Economist, mica dal bollettino del mercatino rionale.
Come sembra ignorare che la ricostruzione post bellica fu possibile soprattutto grazie al Piano Marshall e non certo all’Eni, le cui operazioni off shore sono state causa dell’alluvione in Polesine e della subsidenza di cui soffrono ancora oggi Ravenna e la costa ravennate.

Ma il 'giallo' si concretizza quando sul blog della Scienziata compare un commento firmato da una misteriosa Stefania che si scaglia con veemenza contro la Prof. D’Orsogna.
Il mistero è fitto perché questa signora si è loggata da Palazzo Madama, sede del Senato italiano.
A meno che non si tratti della corregionale e compagna di compagine politica (PdL) Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente (altra simpatizzante di petrolio, inceneritori e 'carbone pulito'), intervenuta motu proprio per difendere le posizioni della collega.

Comincio dalla fine del commento vergato elettronicamente da Stefania: “Non serve fare stupido allarmismo se incompetenti. Bisogna costruire progetti razionali lasciando fuori beghe politiche e personali”.
Non si sa se ridere o piangere; preferibilmente la seconda opzione.
Maria Rita D’Orsogna potrà anche non risultare simpatica a qualcuno, ma sulla competenza scientifica e professionale non si può discutere (infatti, perfino i tecnici Eni hanno dovuto ritirarsi con la coda tra le ‘zampe’); la fantomatica Stefania invece non fornisce curriculum, né spiega quali sarebbero i ‘progetti razionali’.
Sulle beghe politiche e personali invece c’è proprio da sganasciarsi, perché la Scienziata vive e lavora in California, stipendiata dalla CSUN, non ha tessere di partito né amici imprenditori, e il suo credo ‘politico’ si basa solo su tre pilastri: democrazia, meritocrazia, onestà (in alphabetical order).

Altre considerazioni in libertà: solo la 'furbizia' di connettersi dal senato italiota per poi vomitare schiocchezze sotto falsa identità dovrebbe fornirci l'indice di 'qualità' della classe politicante.
Per esempio, al governo c'è chi con un unico 'colpo di genio' risolve i problemi della scuola e del turismo. Oplà, cittadini sempre meno scolarizzati (che poi se hanno cultura e sviluppano autonomo ragionamento diventano pericolosi) e vacanze perenni: l'Italia del III millennio!
Tra l'altro, visto che questa maggioranza e questo esecutivo ad ogni occasione non fanno che sproloquiare di turismo quale risorsa strategica per la nostra economia,  chiedo se faccia parte del pacchetto la visita guidata a piattaforme, raffinerie, inceneritori e centrali nucleari.

Eh, signora mia: Stefania o Simona, fa lo stesso. Gli stranieri non hanno l'anello al naso come gli indigeni ormai con la scatola cranica vuota grazie al vuoto della scatola televisiva; agli stranieri non basta che appaia qualche tizio in video, il quale senza nessuno che gli faccia domande dica: "tutto va bene, il sole splende, l'aria e il mare sono puliti", anche se la realtà è esattamente contraria. Gli stranieri vedono, non tornano e soprattutto poi diffondono informazioni.
In questo periodo, come Ella certo saprà, una delegazione norvegese è in missione esplorativa sulla costa vastese: sono rimasti incantati dalla bellezza dell’ecosistema locale e dallo straordinario livello enogastronomico.
I norvegesi non cercano il petrolio né le piattaforme qui da noi (ne hanno in abbondanza a casa loro), ma il mare incontaminato e il pesce buono (senza mercurio, né idrocarburi).
La signora Stefania scrive di non essere riuscita a concludere la lettura del post, forse perché disabituata ai fatti e alle verità scomode (un virus che in Italia sta mietendo più vittime della pandemia da febbre suina nel mondo): quelle che di solito ci costringono a fare i conti con la nostra coscienza e ad agire per il bene comune; se abbiamo un briciolo di onestà, almeno intellettuale (non chiedo troppo).
Sul “delirio da ambientalismo sinistroide”, ha risposto la Professoressa: “ambientalismo di tendenza californiana, più che sinistroide”.
Tirare fuori la storiella degli idrocarburi indispensabili (secondo Stefania, la razza umana rischia di tornare all’età della pietra focaia), mentre gli idrocarburi sono al canto del cigno è patetico; come voler insegnare l'educazione a un bambino scoraggiando presunti atteggiamenti sbagliati con la minaccia dell'arrivo del lupo cattivo.
La signora Stefania, visto che frequenta il senato, certo avrà accesso a media e documenti molto più ampi e dettagliati di quelli a disposizione di un normale cittadino: quindi si sarà accorta che la Cina da lei citata sta investendo somme enormi nel fotovoltaico e nell'eolico.
Tra l'altro, proprio il colosso orientale si fa progettare intere città ecosostenibili da un gruppo di architetti italiani.
Ma Stefania saprà anche questo.

Agli italiani che usano il suv (ma poi dichiarano di essere indigenti) per raggiungere l'edicola a 10 metri da casa non farebbe poi male un ritorno alla pietra focaia; anzi; personalmente li obbligherei per legge a spostarsi solo in bicletta, a piedi, a dorso di mulo quando mi sento generoso.
Alla gentile Stefania, suggerirei che il problema non è il modo di ragionare della Professoressa D'Orsogna (magari potessimo trovare anche solo un politico italiano così intelligente, preparato, onesto, completamente libero da vincoli familistici e clientelari), il problema è continuare ad avere una visione limitata e acefala della realtà, da tradursi nell’elementare binomio destra/sinistra (tra l'altro, già defunto da almeno 20 anni, come da referto obitoriale firmato da Norberto Bobbio).
Un binomio triste che però appassiona ancora qualche italiano nostalgico del campanilismo tra Comuni o tra guelfi e ghibellini; senza accorgersi che la politica italiana è solo la terra incantata dei ladri di Pisa (si litiga di giorno a favore di telecamera, per spartirsi il bottino di notte alla faccia dei cittadini e degli interessi pubblici).

Cara Stefania, la Professoressa D’Orsogna si diverte a propagare stupido allarmismo? Abbiamo tecnologie in continuo miglioramento?
Dunque, al senato non è giunta la notizia del disastro ambientale causato nel Golfo del Messico dai petrolieri della British Petroleum (incapaci e corrotti, Obama dixit)...
Forse lì non siete connessi a Gogol News!

Dove sono i progetti razionali di cui parla?
Magari certificati da Veronesi (lo smemorato d’Ippocrate che in tv va berciando di inceneritori quali impianti a zero emissioni) o come Angela Senior che sbertuccia l'eolico, ma dall'alto della 'sua scienza' non propone alternative (il nucleare?).

Stefania, lei sa che il piccolo bacino del Mediterraneo rappresenta solo l'1% dei mari del pianeta; stranamente però è il più inquinato. Forse perché qui si concentra il 20% del traffico mondiale delle petroliere che (senza includere i continui incidenti) riversano in acqua allegre e impunite ogni tipo di scarto e persino il 'risciacquo' delle cisterne.

Stefania/Simona, doppelganger a Palazzo Madama.
Roba buona per una puntata di Mistero;
non certo per un binomio Scienza/Politica davvero al lavoro per il bene dei cittadini.

Abruzzo, regione sventurata
post pubblicato in Società&Politica, il 28 dicembre 2009

Dall’alba dell’umanità un pugno di oppressori ha da noi strappato quel controllo della vita che era solo di noi stessi. Così facendo ci tolsero il Potere. Senza far nulla, Noi vi rinunciamo”.
(V per vendetta, Alan Moore&David Lloyd)



di Hermes Pittelli ©



 Il compianto giornalista Enzo Biagi citava spesso una frase del grande drammaturgo tedesco Bertolt Brecht: “Sventurato il Paese che ha bisogno di eroi”.

Un aforisma che si adatta perfettamente all’Abruzzo. Una regione caso esemplare dell’anomalia italiana.

Nella serata conclusiva della meritoria manifestazione culturale Son’Ora a Sulmona, la Professoressa Maria Rita D’Orsogna è stata definita da uno degli organizzatori ‘vera figura eroica dei nostri tempi’.
Nulla da eccepire sull’alto profilo professionale e umano della Erin Brockovich abruzzocaliforniana.
Resta però una sensazione di sconforto e amarezza per i ‘mala tempora’ in cui ci dibattiamo, ormai immemori del nostro ruolo di cittadini.

L’Italia è il paese (‘p’ minuscola) in cui due cariche istituzionali di rilievo affermano pubblicamente che il noto e riconosciuto mafioso e assassino Vittorio Mangano è un eroe, senza suscitare indignazione popolare e riprovazione politica (con annesse, immediate dimissioni); sintomo lampante di una terra che ha smarrito il valore delle parole.

Le parole sono importanti, sono fondamentali. Nella Bibbia c’è scritto ‘In principio era il verbo’. E’ dal Logos, dal Verbo, dalla Parola che tutto ha inizio, è la Parola che squarcia le tenebre eterne del caos e che origina la scintilla di luce che innesca la creazione dell’Universo, la Vita.
Non a caso nell’antichità, le caste dei sacerdoti erano potenti perché custodivano le Parole, non il linguaggio corrente della plebe, ma la Sofia, la Conoscenza assoluta.

Ecco perché oggi in Italia lamentiamo un pauroso vuoto di cultura, in senso stretto ma che si riflette sulla nostra coscienza civile, civica, politica. La strategia dei comitati d’affari che si sono spartiti i territori nazionali si sta rivelando vincente proprio perché passa con premeditazione dalla distruzione sistematica del linguaggio. Un linguaggio depauperato, depotenziato, in cui esistano solo un centinaio di vocaboli di uso comune, magari imbastarditi da espressioni esterofile (gossip, trendy, fashion) per un tocco di posticcio cosmopolitismo è il miglior salvacondotto per degradare - con violenza incruenta - i cittadini a sudditi postmoderni. Sudditi incapaci di discernere la realtà, i fatti (anche per colpa di un’informazione collusa e asservita), incapaci di una valutazione critica del mondo in cui vivono: completamente immersi in un flusso costante e ininterrotto di chiacchiericcio senza significato e significante, una sorta di mondo parallelo, virtuale, anestetizzato e anestetizzante: del cervello e della coscienza.
Cittadini ridotti a meri consumatori e automi vergatori di schede elettorali. La vera democrazia liberale non si riduce a questo. La vera libertà non si traduce in una sequela di acquisti indotti di inutili marchingegni elettronici al centro commerciale e di x segnate con la matita su nomi di inetti sconosciuti, scelti da chi vuole controllare le nostre vite e spartirsi le nostre terre.

La Professoressa D’Orsogna rammenta sempre durante le sue conferenze il comandamento fondamentale della vera democrazia. Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti (1743-1826) e uno degli autori della Dichiarazione d’Indipendenza, ammoniva che il prezzo da pagare per la Libertà è l’eterna vigilanza.
L’Abruzzo (l’Italia) non può attendere che arrivi un colonizzatore o un liberatore/salvatore dall’estero o dal cielo (come nel caso di Maria Rita D’Orsogna, appunto) per decidere la propria sorte. Riunirsi in un teatro per informarsi e confrontarsi sulla tutela dell’ambiente e per discutere delle strategie di sviluppo economico più adatte ai propri territori significa fare politica, nell’accezione più nobile del termine.
Non quella del politicame italico, infarcito solo di scambi clientelari e in cui la parola d’ordine è ‘compromesso’.
Anche uscire di casa al mattino e recarsi al lavoro e interagire con i nostri simili è un atto politico. Abbiamo smarrito il senso delle parole, l’etimologia è fondamentale per recuperare una bussola, un faro come il Pireo d’Atene nella Grecia classica. Polis è la Città, tutti siamo cittadini, tutti abbiamo il diritto/dovere (binomio inscindibile) di concorrere alla formazione del buon governo del nostro territorio.
Arrendersi, ignari e proni, alle grandi – spesso occulte perché inconfessabili – manovre di ignoranti e arroganti arrivisti, assetati solo di potere e profitto, equivale a firmare la propria schiavitù, la cessione perenne della propria terra, la distruzione del proprio territorio, la negazione del futuro per i nostri figli.

Inceneritori, cementifici, fonderie, pozzi di petrolio sono business della morte. Fino a 50 anni fa, poteva valere la scusa dell’ignoranza. Oggi in tutto il mondo c’è una letteratura scientifica (a parte gli smemorati d’Ippocrate a libro paga delle multinazionali) che dimostra in modo inequivocabile quanto queste attività industriali siano deleterie, spesso letali, per la salute umana e per l’ambiente.
L’Abruzzo, gli abruzzesi devono ridestarsi una volta per tutte; devono decidere di essere gli artefici del proprio destino e di quello della propria regione.
Non possono ancora pretendere che arrivi una scienziata dalla California e li informi sugli effetti nefasti degli idrocarburi e sia poi anche costretta, da sola, a convincere gli amministratori regionali e locali a puntare sulla terza rivoluzione industriale, sull’economia verde.

Da oggi, a 72 ore dalla fine della moratoria sulle trivellazioni in Abruzzo, la responsabilità del futuro è nelle mani degli Abruzzesi.
Non possono più accampare giustificazioni.

Il partigiano Giacomo Ulivi, poco prima di essere fucilato dai fascisti all’età di 19 anni , scrisse una lettera meravigliosa, che dovrebbe diventare patrimonio di chi vuole ancora esercitare il proprio inalienabile diritto/dovere di cittadinanza:
No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere! Ricordate, siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi, di badare a quelli dei vostri figli,
dei vostri cari. Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese, di noi stessi e quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farla valere. Se credete nella libertà democratica, in cui nei limiti della costituzione, voi stessi potreste indirizzare la cosa pubblica. Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti”.

Halloween Abruzzo, inceneritori e petrolio
post pubblicato in Ambiente, il 31 ottobre 2009

di Hermes Pittelli ©


 Daniela Stati parla. Questa è già una notizia.

L'assessore all'ambiente della regione Abruzzo, dopo lunghi silenzi e lunga meditazione, ha preparato le risposte. Alle 10 domande di Repubblica a Berlusconi?No, molto più semplicemente a quelle che da mesi i cittadini rivolgono a lei e al governatore Chiodi sul futuro ambientale della ex regione più verde d'Europa.
Noi credevamo che il voto del silenzio fosse un ringraziamento mistico per i voti ricevuti in campagna elettorale e per la grazia ottenuta con il conferimento dell'incarico; credevamo che la barriera di indifferenza opposta alle sollecitazioni della Professoressa Maria Rita D'Orsogna e delle associazioni e dei comitati civici ambientalisti fosse timidezza per mancanza di dimestichezza alle responsabilità del ruolo. O, ancora più semplice, che avesse nulla da dire.

Invece, improvvisamente, come un baco miracoloso che si trasforma in farfalla d'inverno, Daniela Stati ha mostrato il vero volto dell'amministrazione che tiene in pugno le sorti dell'Abruzzo e delle future generazioni di abruzzesi. Insomma, non solo petrolio, per fortuna. Il progresso abruzzese passerà anche per la costruzione di termovalorizzatori. Cancrovalorizzatori, se siete ambientalisti estremisti e terroristi.

Non si può non riconoscere a Daniela Stati un umorismo fuori dal comune: per annunciare la svolta che la giunta regionale apporterà alla legge 45 (modifica che spianerà la strada all'incenerimento d'Abruzzo) ha scelto la cornice dell'Ecomondo di Rimini. Chissà cosa c'è di ecologico nell'ardere la monnezza e consentire alle polveri sottili e a quelle ultrafini (diossina, mai sentito parlare di diossina?) di inquinare l'ambiente e causare terribili malattie ai cittadini.

La ex silente Stati, di colpo loquacissima, spiattella con linguaggio da piazzisti door to door del III millennio l'epocale svolta che colpirà l'Abruzzo: "Una scelta precisa e condivisa della Giunta regionale; il messaggio è chiaro, la Regione si appresta a virare verso una scelta politica di recupero energetico dei rifiuti; ci sarà un bando pubblico, serio e trasparente per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione; non saranno tollerate fughe in avanti di territori che si candideranno ad ospitare il termovalorizzatore; sui rifiuti, non si può ancora parlare di emergenza nelle quattro provincie, ma nei territori bisogna attivare la raccolta differenziata per aprire la strada alla termovalorizzazione. I fondi ci sono".

Il consueto, consunto e maleolente (come il petrolio, la monnezza e il denaro sporco degli affari sporchi) canovaccio: si calpestano le leggi e la volontà delle popolazioni in nome di qualche investitura divina; si paventa un disastro ecologico da invasione dei rifiuti, ma non si spiega al cittadino che con l'incenerimento sì ci sarà l'invasione degli ultracorpi forieri di tumori e mutazioni genetiche (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: i rifiuti arsi diventano qualcosa d'altro, mica spariranno per magia); si alletta il cittadino, già lobotomizzato e passivo di suo, facendogli credere che bruciando rifiuti otterrà energia gratis (basterebbe controllare le bollette per accorgersi di queste balle colossali: la svolta nucleare e termovalorizzatrice le renderà ancora più pesanti, escludendo i danni all'ecosistema e alla salute); i fondi per queste mostruosità ci sono sempre, chissà come mai. E non si venga a raccontare di scelte politiche, queste sono scelte di business per favorire gli amichetti oligarchi che gozzovigliano in questi settori.

Chissà perchè in Usa non costruiscono più inceneritori da quasi 20 anni, chissà perchè, a parte il Texas, tutti gli stati americani vietano le trivellani on shore e consentono quelle off shore, ma almeno a 160 km dalla costa. Certo, non si può accusare gli americani di essere comunisti o poco inclini al fascino dei proventi economici. Forse le ragioni sono altre, ragioni così importanti che diventano prioritarie rispetto al lucro.

Naturalmente, Chiodi e Stati ignorano l'abbondante letteratura scientifica che dimostra quanto estrazioni petrolifere e inceneritori siano letali per l'uomo e per l'ambiente. O ignorano (ma visto il ruolo che ricoprono sono ancora più colpevoli), o si illudono che con i benefici che loro ricaveranno salveranno se stessi e le proprie famiglie dalla distruzione. Fanno orecchie da mercante a tutti coloro che tentano di avvisarli, di farli tornare ad una reale coscienza politica, civica, morale.

La filosofia del vecchio dc, ma ancora influente Remo Gaspari, trionfa nelle scatole craniche delle moderne, evolute, preparatissime figure politiche svezzate a suon di marketing, inglese (esiguo e traballante) e impresa. Così, la ricetta per condannare l'Abruzzo ad un futuro di devastazione e malattia è realtà: trivellare suolo e fondali marini, bruciare i rifiuti
Del resto, zio Remo, che ancora oggi rivendica una non meglio precisata età dell'oro, quando l'Abruzzo era la "prima regione d'Europa" (grazie a lui, ovvio), gira per il territorio portando sottobraccio il faldone che testimonia come fosse l'Eni durante la Prima Repubblica a decidere strategie energetiche, di smaltimento rifiuti, costruzione d'infrastrutture e assetti urbanistici.
Oggi, siamo tornati indietro, un ritorno ma non al futuro, purtroppo.
Del resto, questo può accadere solo in un paese che espone alla gogna mediatica i giudici che applicano le leggi e tutelano la Costituzione e che assume come modello di comportamento banditi arricchiti in spregio ad ogni regola e ad ogni limite etico.

Pare proprio che quei bei tempi siano tornati. Del resto, si sa, in Italia basta attendere che si plachi la buriana e tutto (tutti i politici inetti e corrotti, i manager truffaldini, i delinquenti) si ricicla. Dobbiamo perfino tollerare le prese per i fondelli: il riciclo della monnezza non per evitare gli effetti nefasti della 'termovalorizzazione', ma per favorirla. Fine pena mai.

Halloween trova così la sua celebrazione più consona: i celti lasciavano frammenti di cibo per i cari estinti, in Abruzzo c'è chi li ha superati e lavora per estinguere l'ambiente e la popolazione.


Fonti: Primadanoi, Maria Rita D'OrsognaIng. Lorenzo Luciano

Nanoparticelle scomode, lo stato italiano 'uccide' chi le studia
post pubblicato in Società&Politica, il 4 settembre 2009

Intervista esclusiva al dottor Stefano Montanari.

Il paese che sfratta il premio Nobel Montalcini non ha problemi a 'giustiziare' mediaticamente e professionalmente la coppia Gatti/Montanari. 'Qualcuno' ha deciso di sottrarre loro il prezioso microscopio con cui hanno scoperto e studiano da anni le letali patologie connesse alle terribili nanoparticelle.
Senza microscopio, addio laboratorio. E soprattutto addio a chi disturba il business di inceneritori, cementifici, industrie siderurgiche, centrali a carbone e biomasse...



di Hermes Pittelli ©
 



 Un Paese che mostra quotidianamente il meglio di sé.  Sfrattando, ad esempio, il premio Nobel Montalcini, mentre in tutto il resto del pianeta lo studio delle neuroscienze è fondamentale e strategico.
Con un ministro dell'ambiente che difende le industrie inquinanti dai rigidi paletti previsti dal protocollo di Kyoto, un capo del governo, unico caso tra i presunti grandi paesi del mondo che va ad omaggiare – con la pattuglia delle frecce tricolori ridotta a compagnia di burattini – un dittatore sanguinario per tutelare gli interessi commerciali di Eni, Enel, Finmeccanica, Impregilo.
Un Paese che in silenzio e totale passività subisce lo sfregio mortale della deriva morale, civile, sociale, culturale, politica per lasciare ai soliti famigerati noti la licenza di massacrare salute e ambiente in nome dei loro personalissimi superiori interessi.

Non stupisce quindi che chi tenta con dedizione, studio e fatica di risvegliare le coscienze e salvare i propri concittadini sia oggetto di criminose campagne di diffamazione e di una guerra subdola, magari incruenta ma capace di uccidere in modo più crudele di una pallottola.
Basta fare terra bruciata attorno agli scienziati che conducono ricerche 'scomode', ricerche che dimostrano in modo inequivocabile la pericolosità delle industrie e delle attività i cui capataz dei consigli d'amministrazione sono, caso strano, amici (per denaro e tornaconto) degli esponenti più influenti del governo e della politica. Così, guai ai vinti che osano raccontare ai cittadini la follia del petrolio, degli idrocarburi, delle centrali a bio e turbogas; guai a chi dimostra che inceneritori, cementifici, industrie siderurgiche sono fonti di veleni letali per l'uomo e l'ambiente.

Tra i 'vinti', ma mai domi e supini, ecco Antonietta Gatti e Stefano Montanari, che vedono il loro laboratorio modenese Nanodiagnostics a rischio chiusura: qualche burocrate universitario e legale molto solerte nell'applicazione acefala dei diktat piramidali da mesi ha deciso di sottrarre loro il sofisticato e indispensabile microscopio con cui hanno scoperto le patologie connesse alle terribili nanoparticelle. Va da sé che senza quel microscopio, Gatti e Montanari, ma anche tutti i giovani studenti e ricercatori universitari che gravitano attorno a Nanodiagnostics, sono resi inoffensivi. Il risultato che si vuole ottenere.

Questa intervista al dottor Stefano Montanari tenta di ricostruire i passaggi della vicenda.

 

D. Dottore, pare che siate sotto attacco. Da tempo c'erano 'cecchini mediatici' (misteriosi disturbatori che spargevano cattiverie e zizzania sul vostro blog) e accademici da operetta che tentavano di diffamarvi e lordare la validità delle vostre ricerche. Oggi sono passati alle vie di fatto. Perché 'qualcuno' vuole sottrarvi il microscopio con cui studiate le nanopatologie?

 

R. Il motivo è semplicissimo: noi siamo un granellino fastidioso penetrato all’interno di un sistema d’ingranaggi complesso e con noi tra i piedi quell’ingranaggio scricchiola. Finché il granello è piccolo, finché non ne entrano altri, è meglio fare pulizia.

 

D. Secondo Lei, chi ha ordito questa bella strategia?

 

R. Credo ci siano diversi interessi che si sono trovati a convergere. È evidente che i nostri studi danno un fastidio terribile a chi è sempre più ingolosito dal business dei rifiuti legato alla loro combustione. Ma ci sono anche elementi diversi: io mi batto per difendere il nostro Paese da scempi quali quelli di TAV, Mose, Ponte sullo Stretto, ad esempio, e per questo devo essere punito. Poi ci sono meschine vendette personali di qualcuno la cui miseria e solitudine non può che destare commiserazione.

 

D. A chi spetta la titolarità del microscopio?

 

R. Io ho il pessimo difetto di fidarmi delle persone e di credere sempre alla buona fede. A suo tempo io stesso proposi d’intestare il microscopio alla Onlus Carlo Bortolani che ne è la legale proprietaria. Dal punto di vista morale le cose stanno in tutt’altra maniera, dato che la raccolta fondi che permise di comprare l’apparecchio era stata strombazzata come dedicata ai dottori Gatti e Montanari e null’altro. Addirittura la Onlus Bortolani scrisse “L’attività di ricerca oggetto della collaborazione sarà svolta sotto la completa responsabilità della Dott.ssa Antonietta Gatti la quale determina gestione, tempi, modi, durata, luogo dei singoli progetti e ubicazione dell’apparecchiatura in oggetto.” Non credo si potesse essere più chiari. Di Urbino o di altre destinazioni non si parlò mai e con questo “trasloco” ci si fa beffe di chi a suo tempo mise il suo soldino.

 

D. Perché la onlus Bortolani si sta prestando al vostro omicidio scientifico e professionale?

 

R. Bisognerebbe chiederlo alla sig.ra Bortolani. Io le mie idee le ho, ma per ora me le tengo. Dico solo che, per allestire una farsa del genere, occorrono sollecitazioni pesanti e una potrebbe essere quella che arriva da qualcuno alle spalle di chi, all’interno dell’Università di Urbino, non lavora certo per difendere ambiente e salute. Comunque, basta leggere le motivazioni addotte sul blog della Onlus per accorgersi che si supera ogni soglia di grottesco.

 

D. Cosa c'entra in questa 'singolare' vicenda l'Università di Urbino? E perché dalla cittadella universitaria marchigiana nessuno sembra interessato a rispondere alle vostre sollecitazioni?

 

R. Urbino c’entra eccome. In quella Università ci sono personaggi che prestano la loro opera perché si possano costruire impianti non certo amici della salute e dell’ambiente. Le riporto testualmente una frase di una delle non poche diffide spedite ad Urbino, in questo caso da un’associazione di donatori: “Non può tacersi infine la circostanza che mentre la NANODIAGNOSTICS S.r.l., nelle persone dei Dottori Montanari e Gatti, ha sempre messo a disposizione degli enti locali e dei cittadini le proprie ricerche e conoscenze per valutazioni di ordine scientifico e sanitario a tutela della salute pubblica e dell’ambiente, l’università di Urbino si è schierata in più occasioni a favore di soggetti privati ed iniziative di carattere “imprenditoriale” di dubbia validità. Prova ne siano le recenti consulenze dell’Istituto di Botanica dell’Università e del Prof. Orazio Attanasi, in qualità di docente dell’Ateneo, a sostegno della realizzazione della centrale termoelettrica a cosiddette biomasse nel Comune di Orciano di Pesaro, un progetto ritenuto altamente pericoloso anche dall’IST – Istituto Nazionale per la Ricerca su Cancro di Genova, chiamato a esprimersi da uno dei comuni interessati.”
Sottolineo il fatto che ad Urbino non si faranno mai ricerche sulle nanopatologie, non solo per la mancanza delle attrezzature necessarie ma soprattutto per la palese incompetenza nel campo dell’intero corpo accademico (zero tituli, ovvero zero pubblicazioni e zero lavori accettati ai congressi veri). E sottolineo che il fatto che a noi si conceda graziosamente di accedere al microscopio “almeno un giorno la settimana” è clausola prevista o da un perfetto imbecille o da chi, molto più credibilmente, sa perfettamente che, in quelle condizioni, non ci sarà mai possibile ricercare.

 

D. Qualcuno vi accusa di essere degli incompetenti e di trarre furbo profitto dalla vostra attività. Cosa risponde a queste illazioni?

 

R. Non mi costringa ad un italianissimo “lei non sa chi sono io.” Per prima cosa, è fin troppo facile accusare, mentre molto più difficile è circostanziare l’accusa. Ad oggi nessuno ha presentato una singola prova di una tesi che appare teneramente campata per aria e, nei fatti, lanciata da perfetti incompetenti: ragazzini, qualche sfaccendato, qualche aspirante politico di paese... Insomma, nessuno che possa aspirare ad una pur minima credibilità. In campo scientifico si presentano dei fatti. Il resto è chiacchiera da osteria. E particolarmente buffa è l’affermazione che noi non avremmo scoperto nulla che già non si sapesse. Chi ha le prove, le tiri fuori.

Tra le tante cose mi limito a ricordare i progetti europei di cui mia moglie è stata ed è a capo, gl’inviti in tutto il mondo a presentare le nostre scoperte (mia moglie, reduce da Oslo e da Helsinki è ora a Pechino per poi andare immediatamente a Losanna), il nostro libro “Nanopatology” presente ad Harvard, a Cambridge, al Massachussets Institute of Technology, ecc., il libro che l’Università di Cambridge ci chiede di scrivere, il libro appena uscito della NATO “Nanomaterials: Risks and Benefits” con due capitoli nostri, l’invito alla Camera dei Lord e al parlamento francese, la legge sul riconoscimento delle nanopatologie nei militari, le università che, senza troppo clamore, ci mandano i ragazzi a fare le tesi di laurea o di master … Naturalmente potrei continuare e potrei anche citare la sperimentazione appena terminata con grande successo per la mitigazione dell’inquinamento urbano, gli studi in corso sulle malformazioni fetali, sul latte materno, sui vaccini, ecc. Ma mi fermo qui. Chi vuole venire a trovarmi, sappia che le porte del laboratorio sono aperte a tutti.

Quanto allo “scopo di lucro”, l’accusa è bizzarra e si poteva inventare di meglio. Più volte ho invitato i miei critici a dimostrare ciò che sostengono. Il tutto, come sempre, senza risposta ma con la continuazione, devo dire un po’ stucchevole, dell’accusa. I fatti, ahimé, stanno in tutt’altra maniera. Da quando, nel 2004, siamo stati costretti ad allestire il laboratorio Nanodiagnostics, subiamo perdite gravissime, tanto che mia moglie ed io siamo stati costretti ad impiegare quanto avevamo risparmiato in decenni di lavoro per sostenere le ricerche. Da notare che nessuno di noi due riceve compensi per il lavoro che svolge e che le consulenze che prestiamo, consulenze che nulla hanno a che vedere con l’uso del microscopio, fruttano denaro che finisce in toto nel calderone della ricerca. Una delle tante cose che mi dispiacciono è non tanto l’accusa ricevuta da quattro pettegoli ma da un paio di persone che sono perfettamente al corrente della situazione e che, dunque, agiscono nella peggiore malafede. Comunque, chi vuole il laboratorio venga a prenderselo gratis, accollandosene debiti e crediti, con la sola condizione di farci continuare le ricerche. Già ho proposto varie volte il business e un tale, uno solo, si disse disponibile. Non appena si accorse della situazione, però, scappò senza lasciare traccia.

Vero è che noi vendiamo analisi a chi ce le commissiona, analisi che, in ogni caso, aggiungono dati utili alle nostre ricerche. Questo denaro, purtroppo pochissimo e capace di coprire solo una piccola frazione delle spese, è ottenuto esattamente come fanno tutte le università che, al contrario di quanto avviene per noi, hanno il privilegio di godere di finanziamenti derivanti dalle tasse dei contribuenti.

Resta il fatto che, se anche per assurdo noi lucrassimo sull’uso del microscopio, la cosa non sarebbe contestabile perché la motivazione della raccolta fondi non conteneva nulla in proposito. Ma qui siamo alla fantascienza.

 

D. In passato, Beppe Grillo durante i suoi spettacoli vi ha aiutato a raccogliere fondi per l'acquisto del microscopio. Oggi Lei chiede un confronto diretto, all'americana, con il provocatore genovese. Come mai?

 

R. Il dato di fatto è che ora Grillo pare avere virato di centottanta gradi e di essere del tutto favorevole a che ci si tolga il microscopio e ci s’imbavagli, per usare un’espressione a lui cara. Le mie richieste reiterate di un confronto perché almeno mi dica il perché di questo atteggiamento, il perché, contrariamente a quanto sostiene da anni, non sia andato alla fonte della notizia e abbia dato credito a chi non ha alcun titolo, sono cadute nel vuoto. Del resto, tutti i miei inviti a confronti cadono nel vuoto. Evidentemente il coraggio e la dignità non fanno parte dell’armamentario di chi preferisce strepitare da lontano o di chi si trova a suo agio solo se è protetto da una robusta corazza di anonimato come avviene con i famigerati troll.

 

 

D. Perché in questo ex Belpaese qualcuno ha tanta paura delle ricerche scientifiche di Gatti/Montanari?

 

R. Perché se ci si lasciasse continuare, il popolo bue aprirebbe gli occhi e si accorgerebbe delle rapine che subisce sia in termini di borsellino sia in termini di salute. Meglio le chiacchiere dei fatti.

 

D. Chi ha davvero a cuore la cultura scientifica, la tutela della salute umana e dell'ambiente, in quale modo può tentare di appoggiarvi nel tentativo di evitare che il microscopio sia sottratto al vostro laboratorio?

 

R. Non c’è che da far capire ad Urbino il livello morale che tocca con questa azione. Magari l’aspetto della moralità non colpirà più di tanto, ma se i ragazzi cominciassero a scegliere università diverse cui iscriversi…

 

D. Visto che questo paese è ormai così marcio, avete mai pensato di mandarlo al diavolo per trasferirvi magari a Boston o a Los Angeles?

 

R. Sì, molte volte, ma questo significherebbe dichiarare una sconfitta e lasciare campo libero ad un tipo di delinquenza che mi dà troppa soddisfazione combattere. Ogni vittoria, per piccola che sia, per me che sono piccolo è un trionfo. Per tanti anni ho fatto l’atleta e non avrei mai rinunciato al gusto della competizione.


 

MAGIC ITALY, ITINERARIO TURISTICO TRA RAFFINERIE E INCENERITORI
post pubblicato in Società&Politica, il 23 giugno 2009
Berlusconi, prima della tornata elettorale europea, aveva annunciato il ‘brand’ (da Lui stesso ideato) per rilanciare alla grande il turismo internazionale nel Belpaese. Il ‘marchio’ dovrebbe certificare, rivalorizzare e accreditare i nostri patrimoni artistici, culturali, monumentali, paesaggistici, enograstonomici, naturali presso i potenziali visitatori stranieri. Sempre ammesso che petrolio e nanopolveri risparmino almeno qualche rudere






di Hermes Pittelli ã


 Magic Italy, ecco il brand che rilancerà il turismo internazionale in Italia.
L’ha pensato il presidente del Consiglio. Nonostante debba barcamenarsi tra congiure eversive rosse e rave party, attorniato dai migliori esperti di marketing indigeni, ancora una volta ha dovuto pensarci Lui in prima persona.

L’Italia nel 2008 ha perso la tradizionale leadership (che linguaggio tecnico, eh?) di meta più desiderata dai turisti di tutto il mondo, scavalcata da Australia, Canada e Stati Uniti. Manteniamo il primato dell’appeal europeo, ma certo queste classifiche (oserei dire sondaggi) solleticano sempre l’interesse e l’orgoglio del premier. Ecco spiegata la ragione della sua nuova campagna.
Il logo presentato dalla vulcanica – e rossa! – ministra del Turismo Brambilla per la verità ha già suscitato più di qualche critica per una qualità grafica non eccelsa, capace di ottenere un effetto deterrente più che ammaliante nei confronti dei potenziali clienti delle bellezze italiche.
L’annuncio, come ricorderete, è stato dato quasi di sfuggita dal Cavaliere stesso durante l’ultima conferenza stampa pre-elettorale relativa alle elezioni europee.

Resta un mistero per chi però conosce e si informa quotidianamente sulla salute ambientale italiana quale tipo di accoglienza potremmo mai offrire alle orde di turisti scatenati che piomberanno sul patrio suolo.
Perché, al di là delle formulette markettare, i visitatori pretendono non ‘loghi’, ma ‘prodotti’, quelli che storicamente hanno permesso al Belpaese di assurgere nell’immaginario globale a ‘luogo mito’, ‘luogo incantato’, ‘sogno del saper vivere’: quindi la bellezza e la straordinaria varietà ambientale, il patrimonio artistico e culturale, i prodotti enogastronomici, i manufatti del nostro originalissimo e unico artigianato.
Assediati nella morsa di raffinerie (quasi 7.000 pozzi scavati ad oggi) e inceneritori (51) più che di un magico brand avremmo bisogno di un miracolo, in grado di risvegliare di colpo le menti e le coscienze dei cittadini italiani, finalmente pronti ad informarsi grazie al Tridente degli Scienziati Veri (Gatti, Montanari, D’Orsogna) e capaci di opporsi alle criminali strategie di sviluppo economico perpetrate dalla politica e dall’industria autoctone. Qualcosa si muove, per esempio l’attivissimo ed audace comitato brianzolo ‘No al pozzo’, ma la sabbia nella clessidra si sta esaurendo e i segnali di rinascita sociale, civile, politica sono ancora troppo episodici e flebili.


Dunque, immaginiamo i torpedoni (sono tornati di moda, vista la crisi) di turisti che percorreranno in lungo e in largo l’Italia, isole comprese. Ne vedranno delle belle (e non parlo di veline)!

Potrebbero cominciare dalla Valle D’Aosta, regione bonsai, ma gradevole: visita alla discarica di Brissogne. Qui la Regione pare sia stata colta da una sorta di folgorazione ecologista e il presidente Augusto Rollandin ha dichiarato di voler “trasformare la Valle in un laboratorio alpino di energie rinnovabili”. Magari non quelle del Cip6. Speriamo che tra un Blac Morgex accompagnato da fette di Motzetta e pezzetti di Toma di Gressoney il locale Comitato Rifiuti Zero vigili con attenzione. Evitando di accendere il fuoco nel caminetto con partite di legna radioattiva.

In Piemonte i nostri amici turisti possono cominciare ad ammirare il progresso che l’industria petrolifera regala ai territori in cui si installa. Oppure l’inceneritore di Vercelli o quello di Gerbido, ai quali, grazie ad una sentenza del Tar, potrebbero essere affiancati altri sei impianti gemelli, in modo da risolvere drasticamente il problema rifiuti. A Torino poi ci sono marciapiedi radioattivi e il tarassaco mutante fotografato da Roberto Topino che cresce casualmente in tutte le ex aree industriali della città: mutazioni stimolate da sostanze patogene, quindi pericolose per il genoma umano, o scherzi di natura? Chissà. Però che effetti speciali per questi turisti. E se cercano montagne ‘elvetiche’ (traforate come gruviera), i cantieri per la Tav Lione-Torino potrebbero rappresentare un interessante passatempo.
Strano che alle recenti elezioni, nei comuni della Val di Susa, l’abbiano spuntata tutti candidati favorevoli o ‘non pregiudizialmente ostili’ alla grandiosa opera.

La Liguria del G8 genovese 2001, non vanta al momento derive petrolifere o inceneritori, ma è pur sempre la patria di Claudio Scajola, attuale ministro delle Attività produttive; in compenso, la terra del Pesto è da troppo tempo paradiso di commistioni tra politica e imprenditoria (refrain vecchio, ma evergreen), legato alle strategie di deindustrializzazione che si tramutano in cementificazioni selvagge e speculazioni edilizie vergognose. Una bella colata di cemento, moderno, progressista e addio alle anticaglie naturali, tipo Sestri Levante, Sestri Ponente, Vado Ligure, Finale Ligure, Alassio, Bordighera, Sanremo, Ventimiglia.
In fondo, anche il Santuario dei Cetacei, forse l’area faunisticamente più ricca del Mediterraneo, è ormai obsoleto.

Oh, la Lombardia. Dei rischi che corre il Parco naturale di Montevecchia e Valle del Curone, abbiamo detto. I turisti faranno bene ad accelerare la loro visita qui, perché vista l’aria che tira, salvia e rosmarino rischiano l’estinzione precoce...
Ma la deriva petrolifera è assai più estesa. La Regione del presidente Formigoni può poi vantarsi di aver fatto 13! Tredici inceneritori, record italiano. E a Milano, amministrata dalla petroliera Letizia Moratti, il museo pseudoscientifico Leonardo mette in bella mostra il plastico (molto invidiato da Vespa!) che riproduce in miniatura l’impianto Silla2 e una simpatica filastrocca pro ‘termovalorizzatori’ per i bambini delle scuole. Cari stranieri, vigilate sui vostri pargoli!
La casseula all’idrogeno solforato chissà come profuma e quanto gusto sprigiona.

Una regione progredita come il Trentino Alto Adige, non ha bisogno di petrolio puzzolente, ma a Bolzano l’inceneritore per fortuna c’è. Quello che preoccupa però è la smania di cementificazione che sembra colpire una delle aree più verdi d’Italia. Un articolo del marzo 2008 di Giorgia Cardini del quotidiano L’Adige informava che nel periodo 2000/06 in tutto il Trentino è stato possibile costruire 26.400.000 metri cubi di nuovi edifici (per ogni uso e destinazione), di cui 9.500.000 destinati all’industria. Senza tenere conto di aree ormai dismesse, magari utilizzabili cambiando la destinazione d’uso, senza tutelare il vero patrimonio locale, cioé la Natura. Tanto che perfino il Wwf ha lanciato l’allarme: “Esiste un’emergenza cementificazione”. La replica della politica e dell’imprenditoria locale è stata affidata all’abusato ritornello: “Le industrie sono ricchezza”. Visioni logore e corporative sono i peggiori virus contro un vero e necessario Rinascimento italiano.

In Veneto l’oro nero zampilla. In terra e in mare. In più, oltre ai disastri di Porto Marghera e di Mestre, hanno voluto calare i quattro assi, ovvero 4 inceneritori (Padova, Verona, Schio, Venezia). Il sindaco di Venezia, il filosofico Cacciari, difende a spada tratta il polo petrolchimico, che assicura lavoro a molte persone. Bisognerebbe domandarsi se questo polo, dietro il cui ventilato affossamento potrebbe celarsi la speculazione di qualche gigante del petrolio (toh, l’Eni?), sia foriero di salute e integrità ambientale. I morti e gli incidenti causati dal petrolchimico a Marghera sono una teoria lunghissima e impressionante: lo sversamento in Adriatico di fanghi chimici tossici, dice qualcosa? Dell’indagine del pm Felice Casson contro Montedison, Enichem, Enimont qualcuno rammenta piccoli particolari? Sui danni ormai quasi irreversibili contro il prezioso ecosistema marino della laguna veneta, dell’avvelenamento delle acque e delle colture agricole poniamo un pietra tombale?Carissimi turisti, occhio a vongole e telline...

Friuli Venezia Giulia, niente petrolio o gas, ‘solo’ l’inceneritore di Trieste. In compenso, ad Aviano continua ad esserci una base Nato che nel proprio ventre custodisce gelosamente ordigni nucleari, ma sulla pedemontana c’è anche il Cro (Centro ricerche oncologiche) che, guarda caso, registra patologie tumorali in continuo aumento. Inoltre, la regione di gente unica, ha trovato lo stratagemma perfetto per battere la crisi: asfalto e cemento. Bisogna avere un Pil così sullo stomaco per ignorare la ‘sostenibilità’ di certi progetti (tipo distese di inutili capannoni industriali o il saccheggio della ghiaia da fiumi e torrenti), per ignorare che la recessione sta sbaragliando soprattutto i comparti del mobile, siderurgico e manifatturiero rispetto a quello edilizio. Ma l’azzurro presidente Tondo è un esemplare discepolo delle teorie berlusconiane.
Lo scandalo del depuratore di Tolmezzo, costruito – male – con i soldi pubblici e per ‘depurare’ gli scarichi della cartiera Burgo? Il mancato dragaggio dei fanghi dai canali della laguna di Grado e Marano? Il probabilissimo via libera (business da 150 milioni di euro) alle casse di ‘devastazione/espansione’ sul medio Tagliamento? Basta non parlarne. E chi si accontenta di degustare frico, prosciutto di Sauris e refosco dal peduncolo rosso, si muova perché anche a nordest il futuro e il progresso non aspettano.

Emilia Romagna, 8 inceneritori e tanto petrolio, meglio di così... Nella gaudente regione della Professoressa Gatti e del Professor Montanari possono stare tranquilli: Pil e patologie tumorali andranno a gonfie vele. Qui i turisti potranno, dopo aver firmato opportuna liberatoria, andare a visitare alcuni bambini malformati grazie alle ‘0’ emissioni, comunque non inquinanti, degli impianti di termovalorizzazione.
Il Prof. Montanari è riuscito a ‘intrufolarsi’ nel comune di Nonantola, chissà se riuscirà a convincere i tanti suoi nuovi ‘colleghi’ che inceneritori, cementifici, discariche sono forieri di malattie e distruzione ambientale.

Anche la Toscana esibisce 8 inceneritori e qualche area petrolifera (Tombolo, Belforte, Siena, Cinigiano, Grosseto, Fiume Bruna). Le dolci colline toscane, la coltura della vite, i casali e gli agriturismi trarranno gran giovamento da queste attività di progresso.

Marche, solo 1 inceneritore, ma con il polo petrolchimico di Falconara, i turisti non si annoieranno di certo. Soprattutto con quel gioco di società che prevede la fuga precipitosa dalla spiaggia quando dallo stabilimento industriale a pochi metri partono le acute note di una sirena e cominciano a lampeggiare a tutto spiano lucette rosse. Tranquilli, di solito non accade nulla, è tutto altamente sicuro e se anche qualche sostanza superasse i filtri tecnologici, intelligenti e potentissimi, non sarebbe pericolosa per l’organismo umano. Il petrolio è progresso, il petrolio è ricchezza. Ridete felici.

Umbria, una regione davvero triste: 1 inceneritore e nemmeno l’ombra di pozzetti petroliferi. Cosa ci sarà mai d’interessante a Spoleto, Gubbio, Norcia, Todi, Perugia, Assisi, Orvieto, Foligno? Se volete, cari turisti stranieri, potete bypassare questa inutile area della Penisola.

Nel Lazio gli inceneritori sono quattro di cui tre sotto sequestro per inchieste della magistratura sulle ecoballe tossiche e sulle truffe realizzate nel campo remunerativo della monnezza. Il presidente Marrazzo, fidati degli insospettabili, pare abbia una predilezione per gli inceneritori, ma ad Albano Laziale, dove vorrebbero costruirne un altro, la gente non è favorevole e si batte contro l’ennesima follia della politica e del business. I castelli e i prodotti del Lazio in discarica? Crimine, ma voi stranieri, cantate qualche stornello che vi passa. E non badate ai tentacoli petroliferi che spuntano anche qui.

Abruzzo, dolenti note petrolifere: 722 pozzi già scavati; il centro oli di Ortona ‘rimandato’, ma le trivelle spietate già puntano la Val Vibrata e non rispettano la costa teatina; di fronte alla riserva naturale di Punta Aderci ecco una meravigliosa piattaforma a soli 3 km da calette e spiagge di roccia di purezza inusitata (prima). Qualcuno ha proposto alla Professoressa D’Orsogna il ruolo di presidentessa dell’eventuale coordinamento nazionale dei comitati italiani ‘no petrolio’: il curriculum e l’onestà personale depongono a suo favore; in più, è conosciuta a livello internazionale e da qualche giorno è amica del duo Gatti/Montanari.
Il petrolio non si concilia con il vino, con tutta l’agricoltura, arreca danno all’ambiente e alla salute, rovina per sempre l’immagine di quella che fu la regione più verde d’Europa, come era stata celebrata dallo stesso Berlusconi che in campagna elettorale dice una cosa, poi lascia mano libera a Scajola che firma le concessioni. Requiem per l’Abruzzo! Così, fortunati turisti, al viaggio potete abbinare anche la musica classica.

In Molise, terra natia del 'giustizialista' Di Pietro, ancora non hanno varato inceneritori, in compenso il petrolio è diventato risorsa invasiva più che mai. A Mafalda, dove qualche settimana fa ha parlato di nanopatologie il Prof. Montanari, a Colle Ginestre, a Colle di Lauro, a Isernia e Campobasso, l'avanzamento della deriva petrolifera a tappe forzate e stadi più o meno evoluti sembra senza argini.
E poi ecco la cementificazione della costa, termolese in particolare, sfregiata da obbrobri edilizi che servono come di consueto a fare cassa. Volendo si può fare il giro delle discariche abusive con possibilità di filmare o fotografare materiali e articoli di vario genere: materassi, cassette di frutta, scarti imprenditoriali di palazzinari e industriali d'assalto (quelli che assicurano il progresso al territorio), polistirolo, eternit... Una bruschetta all'eternit è una raffinatezza da autentici gourmet!
Infine, per dimostrare di non avere nulla da invidiare alla Campania, cercando con puntiglio non italico, si possono reperire siti di smaltimento di ecoballe provenienti dal Veneto (ma questo è tutto un altro tour).


Basilicata
, la terra dei morti viventi. Due inceneritori (Melfi, Potenza) e il parco nazionale della Val d’Agri annichilito dall’estrazione, raffinazione, trasporto di oro nero. Nero di sporcizia, malattia e morte. La campagna Eni in demoniaco connubio con il Wwf (scandaloso!) per la salvaguardia della biodiversità è un’ipocrisia che poteva trovare spazio solo in Italia. Proviamo a raccontarle agli stranieri, le stesse balle. Intanto, agricoltura e turismo sono finiti, alla faccia dei politici e degli imprenditori che celebravano l’Era della Trivella come manna del cielo.

Campania, le mozzarelle alla diossina, l’ecocamorra, la camorra tradizionale, il petrolio, l’inceneritore di Acerra costruito dagli eroi di Impregilo, battistrada di tanti altri taumaturgici termovalorizzatori. E poi Roberto Saviano, autore di Gomorra, prigioniero di se stesso e del suo coraggio, celebrato da chi con la malavita organizzata fa affari ed in cuore suo spera che prima o poi... Un po’ come i giudici Falcone e Borsellino, ricordati ogni anno dallo Stato che ha contribuito a farli eliminare. Pizza, mandolino, una gita sulla costiera sorrentina dove si sversano acque reflue e fanghi industriali alla luce del sole, Paisà! Comme si´ bello – turista straniero - a cavallo a stu camello, cu ´o binocolo a tracolla, cu ´o turbante e ´o narghilè!...
Napoli petrolifera, Napoli milionaria!

Puglia, oro nero, 2 inceneritori (uno non operativo, l’altro sotto sequestro per le solite vicende). Il Salento, la notte della taranta, i cantieri abusivi con gli operai in nero e le morti bianche, i braccianti schiavi – migranti ‘irregolari’ – che raccolgono frutta e pomodori e muiono ma non finiscono nelle statistiche; la diossina dell’Ilva di Taranto. Straniero – mamma li turchi – ti basta?

Calabria, Calabria Saudita, quindi viva il petrolio. E poi viva l’inceneritore di Gioia Tauro, in contrada Cicerna, costruito da una ditta spezzina, ma sotto sequestro perché ampiamente fuori norma per l’alto impatto urbanistico e ambientale, in grado di mettere a rischio l’intera Piana. La Calabria della n’drangheta, delle amministrazioni più che infiltrate, completamente in mano alla criminalità, dell’omicidio Fortugno perché anche la sanità è la cloaca degli sporchi affari della politica. Turista dal mondo, mica ti annoierai proprio qui? Con i pomodori essicati, il peperoncino di Diamante e la n’duja?

Restano le isole.

La Sicilia del polo petrolchimico siracusano. Industrie che appartengono alla famiglia Prestigiacomo. Caro straniero, non ti stupire se la rampolla di casa è ministro dell’Ambiente: sei in Italia. Augusta Melilli Priolo, il triangolo della morte; alla carenza d’acqua (anche questa, criminale) hanno sostituito l’acqua avvelenata, le patologie tumorali, le leucemie, i feti malformati, le neomamme che dai seni offrono latte alla diossina. Via, scaccia i pensieri, magari ammirando la vicina Libia del nostro prestigioso e intelligentissimo alleato Gheddafi.

Sardegna. Perdas Defogu e Sarroch. Turista straniero, a Parigi avranno Eurodisney, ma qui giochiamo alle guerre spaziali nel poligono interforze più bello d’Europa e al piccolo petroliere texano nella raffineria più grande del bacino mediterraneo.
Gli agnellini con le orecchie al posto degli occhi sono frutto di effetti speciali che nemmeno puoi immaginare; per non parlare, anche qui, ultima stazione della via crucis, dei soliti tumori, della morte dell’agricoltura, dell’ecosistema marino avvelenato. In fondo, qualche operaio morto sul lavoro alla Saras morattiana rende il viaggio on the road un vero reality da duri.

Fine del viaggio nella Magic Italy!

Curioso notare che tra i parametri utilizzati dal ‘Country brand index’ per stilare la classifica dei Paesi più desiderati dai turisti compaia anche la voce ‘libertà politica’ che tiene conto del tasso democratico delle istituzioni e del grado di libertà civile. L’Olanda è prima, l’Italia non figura tra le prime 10; unito al fatto che nella classifica della libertà di stampa siamo retrocessi, unico paese dell’Europa occidentale (insieme ‘all’europea’ Turchia), a ‘paese parzialmente libero’, ecco spiegato come mai gli italiani sappiano poco della deriva petrolifera e dei nefasti effetti delle nanoparticelle che inceneritori e cementifici dispensano in quantità... industriali.

Aleggia nell’aria, che non puzza più di monnezza (incenerita) ma di zolfo (grazie all’idrogeno solforato del petrolio), l’amletico quesito: basterà un loghetto markettaro a infinocchiare gli stranieri?

Difesa ambientale, noi e gli Americani
post pubblicato in Società&Politica, il 5 giugno 2009

5 giugno, giornata mondiale dell’ambiente. Quanta ipocrisia, quanti proclami vuoti, quanti inutili polemiche pre-elettorali tra ‘ladri di Pisa’. Una sola realtà: tra agenzie ecologiche truffaldine e scelte strategiche che consegnano la nostra Terra ai petrolieri, ai palazzinari e ai costruttori di inceneritori ci stiamo giocando l’ormai ex Belpaese


(foto tratta da www.ecostiera.it)


di Hermes Pittelli ã


 Il cuore del Parco del Circeo trasformato in una discarica a cielo aperto; una scuola romana collocata vicino a edifici militari ormai dismessi ma con tetti ricoperti di salubre amianto che nessuno ha bonificato, la costruzione inarrestabile di inceneritori e raffinerie.

Piccoli esempi della nostra cultura ambientale, della nostra lotta quotidiana per la nostra salute e per garantire un Paese sano ed ecosostenibile ai nostri figli.

Ma perché l’Italia si vuole autodistruggere, perché gli italiani sono così trogloditi da fare come la simpatica testuggine: ritirano la testa nel proprio guscio e quello che accade fuori non li riguarda più?

Altro edificante aneddoto: l’Aragona Servizi Ecologia (sigh!) in combutta con 60 albergatori di Ischia e con i soliti amministratori al di sotto di ogni sospetto (quelli che nelle uscite pubbliche straparlano di sinergie tra imprenditoria, cultura e territorio per lo sviluppo economico) sversava le acque reflue non depurate di strutture alberghiere e termali dell’isola campana direttamente nelle fogne pubbliche a due passi dalla splendida spiaggia, non più incontaminata, dei Maronti.

Il misfatto è stato scoperto dai Carabinieri del nucleo ecologico di Napoli con un’indagine durata 9 mesi e denominata, a ragione, ‘Dirty Island’. Purtroppo.

I circa 70 lestofanti autori dell’ennesimo scempio (5 agli arresti domiciliari, 3 con obbligo di firma, 60 albergatori indagati) avevano concertato di inscenare una procedura regolare per la raccolta e lo smaltimento dei liquami di risulta delle strutture: la società Aragona avrebbe dovuto asportare i materiali di scarto dalle griglie in cui si depositano. Quasi tutti gli alberghi di Ischia, infatti, in assenza di una vera rete fognaria provvista di depuratori, sono dotati di vasche a tenuta stagna per lo stoccaggio momentaneo delle acque reflue.

Gli albergatori, lieti di togliersi un’incombenza fastidiosa, firmavano finti formulari che gli operatori della società avrebbero dovuto compilare per legge; in realtà, una sorta di foglio di via, grazie al quale i ‘prelievi’ sfuggivano alla certificazione per finire direttamente a sfregiare il mare e l’ecosistema marino.

Per tutta la banda di avvelenatori i reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa in atto pubblico e attività di gestione di rifiuti non autorizzata.

Sotto sequestro sono finiti la società Aragona, il laboratorio di analisi chimiche che produceva falsi referti e i 4 autocarri utilizzati per questa meritoria missione.

I carabinieri hanno anche accertato che i fanghi di sedimentazione sono stati riversati direttamente sul terreno in un’area all’interno del comune di Ischia, ma di proprietà della sedicente agenzia ecologica. Un espediente che permetteva di abbattere i costi del 50%.

A peggiorare il peggio, cui in Italia sembra non esserci argine, l’Aragona imbrogliava addirittura il centro dialisi dell’Asl 2 di Napoli: prendeva in carico i rifiuti della Asl, ma classificandoli con un codice diverso da quello indicato, a completa insaputa della azienda sanitaria. I rifiuti pericolosi diventavano magicamente puliti e potevano quindi essere trasportati in tutta tranquillità a bordo dei traghetti che fanno spola tra le due isole e Napoli.

C’è da auspicare massima severità, c’è da auspicare se il Codice penale è carente in materia che la difesa ambientale venga ampliata sempre di più e che i criminali che infrangono le norme siano condannati a pene esemplari: potrebbero, ad esempio, oltre alla sanzione pecuniaria salata, all’interdizione da ogni incarico pubblico e da quello che ricoprivano, essere costretti a bonificare il territorio che hanno inquinato. Ma davvero, non all’italiana.

Dagli Usa giunge un storia da cui dovremmo imparare molto.

Chissà perché coltiviamo sempre i miti americani sbagliati, o forse quelli che ci permettono di assecondare i nostri vizi secolari.

Dunque, in Texas, stato petrolifero che più petrolifero non si può, nel 2000 la società Texas Oil and Gathering ha pensato di cominciare a risparmiare sugli inutili costi previsti per lo smaltimento a norma dei materiali di scarto pericolosi (qui la storia completa).

Quale luogo migliore di alcuni pozzi ormai dismessi? La geniale pensata è frutto di due capoccioni: il proprietario e il manager delle operazioni logistiche, tali John Kessel e Edgar Pettijohn.

Il portentoso duo compilava documenti e verbali ufficiali che attestavano la ‘non tossicità’ dei materiali parlando solo di brine e acque saline; in realtà, trafficavano con munnezza che conteneva dosi elevate di toluene, xylene, benzene; sostanze altamente cancerogene.

Il bisniss ha funzionato a gonfie vele per 3 anni, poi uno dei pozzi sotterranei è esploso e tre innocenti operai sono morti. La deflagrazione non è avvenuta in uno dei pozzi della vergogna, però la magistratura comunista si è insospettita e ha voluto capire cosa andasse a finire in quei luoghi.

I due ‘audaci imprenditori’ hanno dovuto rispondere di 14 imputazioni per crimini contro l’ambiente e la collettività (negli Usa! in Texas!), tra cui cospirazione, violazione delle leggi per la sicurezza dell'acqua potabile (The Safe Drinking Water Act) e violazione delle leggi per la conservazione delle risorse (The Resource Conservation and Recovery Act).

Si sono dichiarati colpevoli, la sentenza definitiva è attesa a settembre 2009. L’accusa ha chiesto di condannare la società ad una multa di 500.000 dollari, e 500.000 dollari ciascuno dovranno sborsare anche entrambi i soci. In più, nonostante l’ammissione di responsabilità, potrebbero finire dietro le sbarre per 8 anni.

L'ufficio per il controllo dei crimini ambientali di Dallas del ministero americano dell´ambiente l'EPA, (the Environmental Protection Agency) ha dichiarato:

“I due accusati hanno cercato di raggirare le nostre leggi sulla protezione dell'ambiente per aumentare i loro profitti. Queste condanne ci ricordano che chiunque decidera' di commettere crimini contro l'ambiente verra' portato in tribunale, e non solo la compagnia, ma anche gli individui responsabili”.

Difesa ambientale, Italia e Usa, realtà agli antipodi, parallele che non si incontreranno mai.

Qui, Aniello Cimitile (Pd, per dovere di cronaca), indagato nell’ambito dell’operazione sulle ecoballe campane, già strepita: “Sono turbato e amareggiato (Lui. E la salute dei cittadini? E l’integrità dell’ambiente?). Verrebbe voglia di mollare tutto (già, dimissioni zero. Come ‘zero emissioni’...). Però ho fiducia nella giustizia(Ti pareva...). Ho ricevuto tanta solidarietà. Persino da Cicchitto”. Senza commento.

Rincara la dose il Capo della Protezione civile: “Il termovalorizzatore (di Acerra, ndr) è una realtà”. Una realtà preoccupante, purtroppo. Ma per chi ha rimosso dalla mente e dalla coscienza le leggi di fisica, chimica e tossicologia, non è un problema: basta annunciare ai sudditi che l’impianto sta già producendo energia elettrica. Sui lievi contrattempi della produzione di nanopolveri genotossiche silenzio-assenso.

Regioni svendute ai petolieri, regioni massacrate dagli inceneritori. Mari con presunte bandiere blu che si trasformano in chiazze nere.

Dobbiamo poi sorbirci le menzogne di un governo, attraverso la voce del ministro Prestigiacomo, che assicura quanto all’imminente inutile, ridicolo G8 il tema ambientale sia una delle priorità in agenda. E che l’Italia farà la sua parte.

Un’autentica minaccia.


P.S.
Così, intanto, grazie alla nostra incuria, al nostro vergognoso menefreghismo, alla nostra egoistica, balorda e miope ignavia ci giochiamo la meravigliosa
Costiera Sorrentina. Lo denuncia da anni il Wwf locale, ma certo la politica e la coscienza civica dei cittadini sono impegnate in cause più importanti.

Nella giornata mondiale dell’ambiente è stato diffuso il primo film (30 minuti circa) a ‘impatto zero’ (speriamo non sia quello di Veronesi...). Alcuni dei marchi che hanno sponsorizzato l’opera non sono certo cristallini, concediamo loro il beneficio del dubbio nella speranza che comincino un reale mutamento della propria filosofia aziendale e ambientale.

Recisi 15 tentacoli della Piovra Munnezza in Campania
post pubblicato in Società&Politica, il 4 giugno 2009

“Il medico deve evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante l’ interesse primario, quale è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse secondario. Il conflitto di interesse riguarda aspetti economici e non, e si può manifestare nella ricerca scientifica, nella formazione e nell’aggiornamento professionale, [….]e nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, nonché con la Pubblica Amministrazione.” (Articolo 30 del Codice Deontologico Medico)

 

 






di Hermes Pittelli ã

 

 

 
 Le Ecoballe scoppiano. Quindici arresti in Campania nell’ambito dell’inchiesta che cerca di appurare le irregolarità dei collaudi effettuati dalla famigerata Fibe Spa (società del Gruppo Impregilo, che dal 1998 al 2005 ha detenuto l’incarico dello smaltimento rifiuti in Campania) nel ciclo di produzione Cdr nel napoletano e nel Sannio. Cdr, ovvero combustibile derivato dai rifiuti, la capacità quindi di produrre energia attraverso le ecoballe di munnezza.

Peccato che in questi presunti cumuli di rifiuti finissero scarti tossici nocivi per la salute umana (qualcuno dirà che l’alto tasso di patologie tumorali in Campania è solo una drammatica fatalità), peccato che gli impianti in teoria progettati per effettuare questo ‘miracolo’ non fossero a norma, peccato che in queste aree, poste sotto sequestro, si continuasse l’opera di avvelenamento del territorio e dell’organismo umano.

 

Ecco i nomi e l’identikit dei 15 eroi che portavano avanti questo lercio lavoro e che approfittando del loro ruolo di amministratori della cosa pubblica e stimati docenti universitari lucravano attestando conformità a strumenti dispensatori di morte.

Sono accusati ‘solo’ di falso ideologico in atto pubblico, al momento si trovano agli arresti domiciliari; l’indagine è stata condotta dai soliti pm Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo, Alessandro Milita.

 

ANIELLO CIMITILE, presidente della provincia di Benevento, nonché rettore dell’Università del Sannio;

 

ORESTE GRECO, docente universitario in Ingegneria dell’Informazione;

 

GIUSEPPE SICA, architetto;

 

CLAUDIO DE BIASIO, architetto, sub commissario per l’emergenza rifiuti in Campania (uno dei fedeli aiutanti di Bertolaso, un servitore dello Stato intimidito dalle toghe rosse), già finito agli arresti nel 2008;

 

VINCENZO NASO, docente di Ingegneria alla prestigiosa università Federico II di Napoli;

 

GIUSEPPE VACCA, ingegnere, direttore dei lavori all’inceneritore di Acerra. A marzo, citando lo pseudoscienziato Umberto Veronesi, aveva affermato che il ‘termovalorizzatore’ avrebbe comportato “zero rischi per la popolazione” (tra il Dottor Zero e Mourinho, ma qui poi la gente si ammala e muore);

 

VITTORIO COLAVITA, ingegnere, revisore dei conti della Confservizi Campania,;

 

ALFREDO NAPPO, igegnere, esperto in beni ambientali;

 

VITALE CARDAMONE, ingegnere;

 

RITA MASTRULLO (no, una donna no), docente di Fisica Tecnica alla Federico II;

 

FILIPPO DE ROSSI, ordinario di Fisica Tecnica, rettore della facoltà di Ingegneria all’Università del Sannio;

LUIGI TRAVAGLIONE, ingegnere dell’ufficio tecnico di Benevento, fiduciario del Coni di Benevento;

 

MARIO CINI;

 

FRANCESCO SCALINGIA.

 

Dalle indagini emerge anche un’altra, inquietante verità: i ‘professionisti’ utilizzati dalle strutture commissariali in alcuni casi erano praticamente semianalfabeti. Nel migliore dei casi, possono vantare licenze di terza media. Italia, terzo millennio, membro del G8. Olé!
Ecco, con questa sorta di gogna virtuale (ideata dalla Professoressa Maria Rita D'Orsogna, paladina della lotta contro la petrolizzazione d'Abruzzo) tentiamo di ricoprire di ludibrio gli amorali, i senza etica, i corrotti che hanno certificato la conformità di impianti pericolosi. Nel frattempo in Campania si accumulano milioni di ecoballe letali che non possono essere smaltite, ma il governo continua a smerciare lo spot sulla soluzione portentosa del caso munnezza.

Intanto, i Cdr continuano a trattare i rifiuti, ma in modo ‘creativo’ rispetto a quanto prescritto dalla legge, perché non esiste una reale strategia per il ciclo di smaltimento della munnezza, perché l’unica risposta che la politica, le industrie e gli ‘scienziati’ a libro paga hanno saputo fornire è stata: inceneritori killer a go go.

 

Paolo Rabitti, ingegnere, consulente tecnico per la Procura di Napoli nell’inchiesta sull’emergenza rifiuti in Campania, in un’intervista concessa al Corriere del Mezzogiorno on line, dice senza mezzi termini che “i responsabili della situazione sono Impregilo che non ha fatto quello che avrebbe dovuto, e le amministrazioni pubbliche che non hanno esercitato i controlli”. Nessun teorema, una spiegazione semplice e banale, con colpevoli evidenti e le consuete vittime, i cittadini ignoranti e proni. Il I luglio, nell’aula bunker di Poggioreale, ennesima udienza del processo che vede tra gli imputati governator Bassolino, quello del rinascimento partenopeo.
Rabitti, en passant, illumina anche l’agnostico sul ruolo ‘marginale’ della camorra in questo giochino: “Il bando (l’appalto per lo smaltimento viene assegnato tramite bando di gara indetto dalla pubblica amministrazione, ndr) delega la localizzazione delle discariche a Impregilo e crea il presupposto di una contrattazione tra quest’ultima e i proprietari delle cave, di rado galantuomini” .
Di rado galantuomini, appunto, come del resto si evince anche dal film di Matteo Garrone, Gomorra, tratto dall'omonimo romanzo inchiesta di Roberto Saviano.
Le solite bazzecole, le solite congiure.

 

La Dottoressa Patrizia Gentilini, del Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute, quindi il lato buono della Scienza, ha più volte tentato di svegliare i cittadini dall’ipnosi, allertandoli sulla pericolosità degli inceneritori.

Oggi ha pubblicato un articolo sul sito del Professor Montanari, un altro Scienziato onesto che non nascondendo nei cassetti contratti con multinazionali, se la passa male e rischia ogni giorno la chiusura del proprio laboratorio.
In breve, i grandi medici ufficiali, quelli graditi al Potere, quelli mediatici, quelli che pontificano da certi salotti ‘giornalistici’, amati dalle masse bovine, senza pudore, ormai totalmente slegati dal giuramento d’Ippocrate, osano dare alle stampe lavori che dimostrerebbero, contro ogni studio internazionalmente riconosciuto su base scientifica ed epidemiologica, l’estraneità dei termovalorizzatori sull’incidenza tumorale.
Eppure, se molti milioni di italiani hanno visto e sentito Veronesi da Fazio, giurare e spergiurare sull’impatto zero di questi impianti, forse solo i più vivaci intellettualmente si sono presi la briga di sfruculiare la rete per pescare questa intervista, nella quale l’oncologo ammette di non essere un esperto in materia e di essersi fidato sulla parola dei suoi collaboratori. Lo stesso oncologo rifiuta da tempo un confronto pubblico con il Professor Montanari. Chissà cosa teme.

 

Nel frattempo, la politica lavora per risolvere questi terribili problemi dei cittadini.

Capezzino, portavoce del PdL, precisa: “Anche dinanzi a questa iniziativa della magistratura, che ha per oggetto esponenti e protagonisti della sinistra campana, il Pdl conferma di non voler usare l'arma giudiziaria, esattamente all'opposto del giustizialismo della sinistra. Ci basta la valutazione politica: e' stato il Pd a creare l'emergenza rifiuti, con danni drammatici per la Campania; ed e' il Pdl, grazie all'opera del Governo Berlusconi, che invece la sta risolvendo”.
Ecco, questo il contributo al bene comune.
Silenzio, naturalmente, sul fatto che Impregilo sia sponsorizzata dal governo (Berlusconi&Bertolaso), silenzio sulla deriva petrolifera che l'Eni e altre multinazionali dell'oro nero stanno perpetrando in quasi tutte le regioni italiane, sempre grazie alla sponda generosamente offerta dall'attuale esecutivo.

Nel frattempo, a Palermo, arriva il solito Bertolaso, che nel corso di una delle udienze dell’inchiesta campana in cui è coinvolto, ha ammesso: “Sa­pevo che gli impianti non erano in grado di realizzare ecoballe, nè fos (frazione organica differenzia­ta, ndr). Non ricordo se fossero in grado di realizzare il trattamento aerobico sulla frazione organica (procedura per trasformare il rifiu­to in compost, ndr). Più volte ho fatto il giro degli impianti di cdr: ricordo di aver chiesto ai tecnici presenti se il trattamento aerobi­co della frazione organica si faces­se, mi venne detto di sì”.
Insomma, anche lui anima candida come Veronesi, vittima della cieca fiducia nei confronti del prossimo.
Nel capoluogo siculo assisteremo allo stesso copione girato in Campania: esercito e inceneritori. Come non bastasse il petrolchimico a massacrare una delle isole più belle del mondo.

 

Roberto Pirani, uomo di buonsenso e che si batte per una serio progetto di smaltimento rifiuti, si chiede giustamente, come tutte le persone di buona volontà: “Ma la legge esiste?”.

 

Rapporti oscuri e intrecci d’interesse tra politicume, multinazionali e criminalità organizzata, non sono una novità, soprattutto in Italia, ma – prendo a prestito una frase della Dottoressa Gentilini – con sgomento chiedo: “Se i medici (certi medici, ndr) sapevano, perché hanno taciuto?”.

 

 

 

 

 

 

 

Eco-balle in Campania: Bertolaso 'ringhia', ma resta muto
post pubblicato in Società&Politica, il 1 giugno 2009

In Italia va di moda il Berlusca-Style. Se la magistratura ti indaga, tu sollevi un polverone, minacci, accusi qualcuno di congiurare contro di te, ma non rispondi mai nel merito delle questioni che ti riguardano. In Campania, due pm vorrebbero fare pulizia sul caso della munnezza, ma si scontrano contro gli interessi di un business troppo vantaggioso per questo governo e per i suoi amici. Trovando avversari insospettabili anche tra i propri colleghi





di Hermes Pittelli ©



 Trafficare con la (nella) munnezza è un ottimo ‘bisniss’. Quasi superiore al mercato degli stupefacenti. Già, soprattutto perché i rifiuti solidi urbani sono scomodi, appannano l’immagine delle amministrazioni, sono complicati da smaltire. Almeno in un paese arretrato culturalmente come l’Italia, obsoleto nel settore della raccolta differenziata, del riciclo e del riuso. Tutti concetti ampiamente frequentati e conosciuti all’estero (Germania, Spagna, Usa per fare degli esempi), ma teorie criptiche e oscure alle nostre latitudini. Se poi nelle balle – uh, quante balle! – di munnezza finiscono anche i letali e ancora più scomodi rifiuti tossici delle industrie ‘birichine’ ecco che l’orizzonte è ampio e completo.

In questo blog è stato spiegato dal Professor Montanari come la Campania sia stata utilizzata da cavia per la deflagrazione del problema munnezza e per convincere l’opinione pubblica inciuchita dai media che l’unica soluzione possibile e praticabile sia la costruzione di inceneritori. Come quello di Acerra, gemello di quello di Brescia. Silenzio sugli studi che dimostrano scientificamente la pericolosità di questi impianti, letali per la salute umana e per l’ambiente. Certo, le ragioni del bisniss confliggono sempre con il bene comune, nel Belpaese.
I sindaci più furbi e biechi, intuito che l’argomento ambientale porta voti, fingono di occuparsene, ma poi non riescono a trattenersi e anche in pubblico blaterano di giusti compromessi tra salute e sviluppo economico. Senza eco-ideologismi,come dice la Prestigiacomo.
Peccato che salute e ambiente dovrebbero rappresentare punti cardinali imprescindibili per chiunque creda di poter ricoprire incarichi amministrativi o governativi; non si tratta di presunti opposti schieramenti politici, non si tratta di antiche e sorpassate ideologie confinate ormai ai manuali di storia (al netto di censure e revisionismi, così a la page come i compromessi).
Punto. Ogni altra considerazione o è falsa per ignoranza o è ipocrita per raggiungere un secondo fine; tertium non datur.

Cosa sarebbe accaduto – e cosa ancora avviene (attenzione, la grana si sta sviluppando bene anche in Sicilia, dove l’Amia non pulisce le strade ma spende e spande, e nel Lazio) – in Campania, secondo i due pm inquirenti Sirleo (curiosa assonanza con Forleo) e Noviello?
Bazzecole, quisquilie, pinzillacchere: una storia di discariche non a norma, siti di stoccaggio che si rivelano discariche abusive a cielo aperto, tonnellate di rifiuti la cui gestione scivola di mano in mano, da quella privata a quella pubblica.
L’inchiesta prende spunto dall’altro filone, quello che riguarda Romiti-Bassolino, e mira a dimostrare la pericolosità per la salute e l’ambiente dei siti utilizzati per occultare in modo provvidenziale la munnezza che aveva intasato Napoli, siti che accolgono rifiuti di ogni genere e specie per il semplice motivo che non esiste un progetto e quindi un serio ciclo di smaltimento rifiuti in Campania.
Questi crateri di stoccaggio, per i 2 pm sarebbero il corpo del reato di una colossale truffa ai danni dello Stato (cioé dei cittadini che pagano le tasse, ndr) da parte di imprenditori e amministratori, in quanto lo smaltimento delle discariche spetterebbe alla Fibe e i costi dovrebbero essere sostenuti da Impregilo.
Stesso discorso per le ecoballe: devono essere smaltite da Fibe, non dallo Stato.
Mamma mia, alla fine dai cumuli di munnezza spuntano sempre i soliti nomi.

Ecco perché Sirleo e Noviello convocano in procura gli uomini nominati dal governo per sbrigare l’emergenza rifiuti: per capire se Marcello Fiori, capo missione del coordinamento Protezione civile del sottosegretario all’emergenza rifiuti; il generale di brigata Sandro Mariantoni, capo missione tecnico operativa; Franco Giannini, vicario del sottosegratario Bertolaso; Gianfranco Giardella, commissario ad acta, fossero informati sull’inadeguatezza delle discariche e sul fatto che toccherebbe a Fibe smaltire i rifiuti. Le risposte sono rarefatte e laconiche. “Forse siamo stati tratti in inganno dal termine ‘siti’, ma avevamo chiesto notizie in Protezione civile, senza ottenere risposte”.
Accertamenti sono in corso anche sul ‘termovalorizzatore’ di Acerra, l’impianto magico targato Impregilo che cancella i rifiuti e inquina come tre utilitarie di media cilindrata, impianto misterioso sia per la presenza di tecnologia forse già obsoleta (non esiste tecnologia in grado di bruciare rifiuti senza produrre nanopolveri genotossiche), sia perché al momento è in fase di collaudo e nessuno sa se e quando ‘lavorerà’ a regime.

Ora si capisce la furia con cui Bertolaso, durante una conferenza stampa, attacca i giudici che osano cercare la verità, si capisce il tempismo con cui Berlusconi scaglia nuovi dardi avvelenati contro fantomatici grumi eversivi della magistratura.
Giustizia ad orologeria, ripetono come una filastrocca ipnotica il premier e i suoi scherani. Ad orologeria, ci sono solo certe facce toste.

L’inchiesta va avanti da un anno, ma il Capo della Protezione civile sceglie di esternare la sua frustrazione ad una settimana dal voto europeo, che suscita poco entusiasmo tra gli elettori, ma viene considerato un test importante dai politicanti: “I miei funzionari, il mio vicario, il mio avvocato, i prefetti, generali a 2 e 3 stelle, tutti sono stati sentiti sul termovalorizzatore, in questi giorni”.
Bertolaso teme che l’inchiesta possa spaventare qualcuno dei suoi fidi, teme che l’insistenza degli interrogatori possa distogliere qualcuno dal grande lavoro e dalla passione con cui il governo sta risolvendo l’emergenza rifiuti in Campania.
E si augura che gli accertamenti avvengano secondo la legge ed entro i limiti della giustizia.
Avvelenare la gente e l’ambiente in nome del bisniss è lecito, indagare su questi crimini no. Una strana visione per un ‘servitore dello Stato’.

Ma la vicenda ha naturalmente creato una spaccatura nella procura di Napoli, già ribattezzata dal quotidiano partenopeo il Mattino, ‘la procura dei Veleni’ (in tutti i sensi). Infatti, il procuratore capo Lepore, si oppone alla volontà dei suoi sostituti (Sirleo e Noviello, appunto) di inscrivere nel registro degli indagati proprio Bertolaso. “Se mandiamo a giudizio Bertolaso, scoppia un putiferio politico e giornalistico. Sono contrario, quindi faccio uno stralcio e il procedimento me lo prendo io”. Questo accadeva il 24 luglio 2008.
Qualche giorno fa, Lepore fa pubblicare una lettera aperta alla cittadinanza per spiegare che la decisione di stralciare la posizione del Capo della Protezione civile è solo dettata da “esigenze tecniche” per consentire anche agli altri 7 indagati di difendersi e per evitare intoppi in una fase cruciale dell’emergenza, vista “l’incompiutezza delle indagini”.
Ma Sirleo e Noviello sono di altro parere: “Il procuratore non ha mai parlato di ostacoli tecnici. Ma solo di motivi di opportunità”. Sirleo rammenta che se non c’era “opportunità” quasi un anno fa, “non ci sarà neppure domani”; e Noviello, con disincanto che “ho lavorato per due anni e mezzo, anche in ferie, fino alle 4 del mattino. Figuriamoci se volevo perdere l’inchiesta”.
Lepore, da nocchiero navigato, istituisce una superprocura che accentra i processi sui rifiuti a Napoli e in Campania, “per evitare che in regione si prendano decisioni diverse che finiscano per intralciare l’opera del sottosegretariato (la Protezione civile, ndr)”.
Ai due suoi sostituti “offre” la possibilità di continuare le indagini sui rifiuti, ma senza svolgere “udienze di routine”. Non perché “voglia proteggere qualcuno, ma per rispetto delle norme processuali. L’indagine a luglio era incompleta e le memorie difensive degli indagati vanno vagliate a fondo”.
Un garantismo ad orologeria, per parafrasare personaggi importanti.

Al momento, dunque, resta la profonda amarezza del povero Bertolaso: “Sono un medico. Se vedo un moribondo, non aspetto l’ambulanza. Lo carico a bordo, se passo con il rosso o supero i limiti di velocità, pazienza. Pagherò la multa”.
Già, un medico, come dice il Professor Montanari, senza più memoria del giuramento d’Ippocrate.

Chissà quanti moribondi dovrà raccattare il Capo della Protezione civile prima di convincersi che gli inceneritori sono macchine dispensatrici di morte.


APPROFONDIMENTI

Walter Ganapini, presidente di Greenpeace, segni particolari chimico, aveva rilasciato questa intervista al Manifesto. Ma forse non è stato ritenuto attendibile in quanto ecoideologista:
http://www.laveritadellecontrade.com/ganapini.pdf

Questo invece è un intervento del Professor Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto pubblico all’Università Federico II di Napoli: http://www.laveritadellecontrade.com/cip6lucarelli.pdf

Questa infine la denuncia che il Comitato giuridico di difesa ecologica della Campania aveva inoltrato, ancora nel 2004, alla Commissione europea:
http://www.laveritadellecontrade.com/2004Europa.pdf

Fonti: La verità delle Contrade, L’Espresso, Il Messaggero, Il Ponente, Canale9online e il Professor Stefano Montanari, del quale consiglio una riflessione sull’emergenza rifiuti a Palermo.

‘Cancrovalorizzatori’, la vita in cenere
post pubblicato in Società&Politica, il 23 maggio 2009

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma
Anassagora (V sec. a.C.) poi ripreso e dimostrato scientificamente da Antoine Lavoisier (1743 – ghigliottinato nel 1794 per volontà del Tribunale rivoluzionario francese)


Una vignetta di Vukic, tratta dal suo blog;
un'amara constatazione sulle virtù dei
'termovalorizzatori'


La politica mafiosa e ignorante, fiancheggiata da scienziati corrotti e amorali, continua a vendere al popolo bue la favola dei 'termovalorizzatori' in grado di eliminare il problema dei rifiuti e produrre energia. Senza rischi per la salute e per l'ambiente.
Un castello (di cenere genotossica) di menzogne.
Come spiegano e dimostrano da anni la Professoressa Gatti e il Professor Montanari


di Hermes Pittelli ã

 I ‘termovalorizzatori’ o ‘termoutilizzatori’ sono pure invenzioni di menti malate e criminali. Una trovata tipica del marketing industriale italiano applicato alla e dalla politica collusa. E rivenduto al popolo bue da pseudoscienziati corrotti e amorali. L’Europa non riconosce questo termine e ha già più volte avviato procedure d’infrazione contro i nostri governi per obbligarli ad informare correttamente i cittadini e soprattutto a non spacciare la combustione di rifiuti inorganici per fonti pulite e rinnovabili.
In Germania, primo paese continentale ad adottare questa mortale tecnologia, non ne costruiscono più, in Francia tutti i medici hanno firmato una convenzione per bloccare la costruzione di nuovi inceneritori e ogni volta che qualche amministratore locale fiuta l’odore del business si mobilitano e riescono a scongiurare l’inizio dei lavori; negli Stati Uniti, in California, hanno ormai perso addirittura memoria di questi impianti e non vogliono nemmeno le centrali nucleari perché, ammesso e non concesso il fattore ‘sicurezza’, non sanno poi dove stoccare e smaltire le scorie radioattive, scorie che conservano questa letale caratteristica per qualche centinaio d’anni.
Altrettanto pericolosi sono cementifici, fonderie, poligoni di tiro dove si gioca alla guerra (es: Perdasdefogu in Sardegna) e qualunque tipo d’impianto sviluppi altissime temperature.

In Italia, popolo di santi (furbi) navigatori (navigati) e poeti (fantasiosi), siamo rimasti fermi al 1697. Non sobbalzate sulla sedia. I nostri scienziati di regime, quelli che godono dell’ufficialità e dello status di nobiltà mediatica non si sono mossi dalle teorie di Georg Ernst Stahl, sono rimasti tenacemente abbarbicati al FLOGISTO (dal greco phlogistos=infiammabile).
Per dirla in soldoni, un materiale sottoposto a combustione perderebbe un fluido volatile ribattezzato appunto flogisto. Una teoria che incontrò un enorme successo presso la comunità scientifica e alchemica dell’epoca. Nessuno sprecò materia grigia sul ruolo dell’ossigeno e per giustificare l’aumento inopinato di peso di certe materie sottoposte a combustione si attribuì al flogisto un valore negativo.

Ecco, i nostri soloni della scienza si sono fermati qui. Non si sono aggiornati, non hanno studiato.

Preferiscono ignorare e cancellare dalla Storia la figura di Monsieur Antoine Lavoisier (1743-1794): lo studioso parigino, avvocato ed esattore delle tasse (forse l’hanno ghigliottinato per questo), si accorge che il fosforo sottoposto a combustione diventa più pesante del fosforo allo stato naturale. Intuisce che al peso originario del fosforo si somma quello dell’ossigeno utilizzato per bruciarlo. Giunge così ad enunciare la prima legge della conservazione della massa.
Gli scienziati italiani oggi in voga (anche quelli che sproloquiano in tv) sembra abbiano praticato una sorta di palingenesi mentale e culturale, raschiando via il padre della chimica moderna.

Perché in fondo per smascherare l’imbroglio mortale degli inceneritori bastano e avanzano queste nozioni basilari, nozioni che si imparano a scuola sui manuali delle medie; ma forse i testi della rivoluzione scolastica moderna riportano informazioni sottoposte ad opportune revisioni e censure.

Tornando a capofitto ai nostri amati e necessari termovalorizzatori, se bruciamo una tonnellata di rifiuti, produciamo due tonnellate di sostanze che finiscono in gran parte in atmosfera; per tacere del particolato secondario che per legge e anche per l’Arpa non esiste. Ma non per questo è meno patogeno.

Ci raccontano che bruciare i rifiuti sia l’unica via per non morire soffocati dalla munnezza.
Falso: possiamo differenziare, riciclare, riusare.
Ci raccontano che i ‘termovalorizzatori’ sono sicuri perché utilizzano la miglior tecnologia possibile, con filtri potentissimi: peccato che questi filtri trattengano solo le particelle più grossolane e si intasino nel giro di pochi minuti.
Ci rassicurano raccontandoci che la terribile diossina si produce con temperature tra i 400 e gli 800 gradi e che i moderni impianti raggiungono una temperatura di 1200 gradi: vero, almeno questo; vero che la produzione di diossina si riduce al minimo, peccato che più aumenta la temperatura di combustione più aumenta la genesi di nanopolveri, che tra le caratteristiche non annoverano solo l’alto potenziale patogeno, ma anche l’eternità. Le nanoparticelle sono indistruttibili, una volta prodotte restano nell’ambiente per sempre.

Ci raccontano che dobbiamo scegliere tra le discariche o gli inceneritori.
Falso: perché gli inceneritori devono comunque appoggiarsi a discariche per stoccare le ceneri residue della combustione. L’unico vantaggio è che le ceneri non emettono olezzi, quindi il cittadino non si accorge di nulla, ma quella cenere è molto più insidiosa e letale.
Tra l’altro, quella pestilenziale cenere viene utilizzata per produrre cemento e asfalto: insomma le nostre abitazioni (le tane più pericolose esistenti sul pianeta) e la strada davanti alle nostre case sono altamente cancerogene.

In Italia, tra le tante magagne, non abbiamo nemmeno discariche a norma. E non sappiamo utilizzarle correttamente, perché non dovrebbero finirci rifiuti putrescibili, segnalati non solo dai miasmi nauseabondi, ma dal fatto che stormi di gabbiani svolazzano sui cumuli di monnezza alla ricerca di cibo; e i gabbiani non si nutrono certo di plastica!

Ci dicono che i ‘termovalorizzatori’ siano necessari per soddisfare il nostro fabbisogno energetico. Ma un documento ufficiale dello stato italiano scritto dall’ente nazionale per l’energia certifica che per il biennio 2007/09 l’Italia ha prodotto energia in quantità sensibilmente superiore alla domanda.

Tra l’altro, se fossimo meno ottusi ed ignoranti, rifacendoci alla fisica elementare, capiremmo che in un sistema chiuso attingendo energia dall’interno (es: petrolio, gas, ecc.) inevitabilmente quell’energia si esaurisce. Dovremmo copiare la natura, le piante che attraverso le foglie catturano l’energia del sole, l’unica veramente pulita. Il sole tra l’altro si dovrebbe spegnere solo fra quattro miliardi e mezzo di anni, quindi avremmo il tempo di fare una bella scorta...

Il professor Umberto ‘Zero’ (perché da Fabio Fazio ha detto che la pericolosità di questi impianti è pari a zero) Veronesi, quello che rifiuta un confronto pubblico con il Professor Montanari, dovrebbe spiegare agli italiani perché una bambina di 7 anni che vive vicino ad un inceneritore dalle parti di Roma sia affetta da osteosarcoma pediatrico; perché un bambino di 6 anni (6 anni, non 80!) residente a Forlì, stretto nella morsa di 2 ‘termovalorizzatori’, sia stato colpito da cancro alla prostata; dovrebbe spiegare perché a Perdasdefogu gli agnellini nascono orrendamente malformati, senza il cervello o con le orecchie al posto degli occhi; dovrebbe spiegare – purtroppo ho visto personalmente le foto e non so se mi riprenderò – perché un neonato a Mantova, altra sede d’inceneritore, sia deceduto 8 ore dopo essere venuto alla luce, colpito nell’utero materno (signora perfettamente sana) da leucemia mieloide acuta.

Le nanoparticelle sono genotossiche, dopo 60 secondi raggiungono il sangue e finiscono nei nostri organi e tessuti e sono in grado di modificare il nostro genoma, il nostro Dna; il nostro codice della vita, causando patologie e mutazioni tremende.

Anche Sergio Chiamparino sindaco di Torino o Piero Marrazzo presidente della regione Lazio, insospettabili iscritti al fans club pro inceneritori, dovrebbero spiegare ai cittadini le motivazioni delle loro simpatie.

Meno male che almeno il sindaco di Roma Gianni Alemanno dimostra umiltà e sensibilità leggendo i libri della coppia Gatti-Montanari e affidandosi allo scienziato di Modena per collaudare un rivoluzionario progetto per la mobilità ecosostenibile.

In Italia, solo chi è ignorante integrale o ha la coscienza sporca può temere i “gatti” e i “montanari”; i libri con le loro ricerche sulle nanoparticelle e sulle nanopatologie si trovano nelle università di Harvard e Cambridge, al Mit di Boston, ma non negli atenei italiani, centri di potere oscurantista.

La Professoressa Gatti ha ideato e coordinato un progetto di ricerca sull’argomento, autorizzato e finanziato dall’Unione Europea, al quale hanno aderito molte università continentali, tranne quella italiana. Altra occasione persa e poi recriminiamo sulla scomparsa della ricerca e sulla mancanza di fondi per sostenerla: dipende da chi vuole condurre quella ricerca e da quali sono i suoi reali obiettivi!

Come avevo già scritto, Obama sarà solo una grande illusione, ma si circonda di esperti scientifici competenti; qualche mese prima della sua elezione alla Casa Bianca componenti del suo staff hanno richiesto al Professor Montanari e alla Professoressa Gatti i volumi che contengono la spiegazione e la dimostrazione delle loro ricerche.

Chissà perché in Italia la politica mafiosa e la scienza ‘ufficiale’ tentano di screditarli, di ‘decapitarli’ non come accaduto a Lavoisier, ma sottraendo loro gli strumenti (il loro microscopio) per proseguire nello studio delle nanopolveri; se il loro laboratorio chiudesse, le vere vittime saremmo noi cittadini italiani.

Loro sarebbero accolti trionfalmente in Usa o nel Regno Unito.

L’ignoranza moltiplicata dalla furbizia genera mostri, è un crimine contro l’umanità.

Cancellare o dimenticare la Scienza vera ci condurrà verso una catastrofe irreversibile e definitiva.

Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!”.
(Libro della Genesi 3, 19)

E come ripete sconsolato il Professor Montanari, forse l’autore o gli autori della Genesi avevano visto davvero lontano.
Perfino troppo lontano.

Sfoglia maggio        luglio