.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Una notte d'agosto (a Torricella Peligna)
post pubblicato in Ambiente, il 6 settembre 2010
Il testo integrale dell'intervento che avevo preparato in occasione della conferenza della Prof. Maria Rita D'Orsogna a Torricella Peligna (6 agosto 2010).
Altro territorio in provincia di Chieti a rischio danni da petrolizzazione, con la Forest Oil di Denver che vorrebbe trivellare la fragile e delicata area del lago di Bomba, dove l'assetto idrogeologico e la presenza della diga sconsiglierebbero di piantare anche solo uno spillo.
Il mio intervento è stato poi abbreviato e aggiustato 'in corsa' a braccio, causa inconveniente tecnico che ha costretto la Scienziata abruzzo-californiana a cominciare la propria relazione con quasi un'ora di ritardo.



di Hermes Pittelli ©
 



 Buonasera.
Grazie ad Antonio Piccoli per l’invito;
è una grande gioia essere qui con voi questa sera, detto senza piaggeria o doveri di ospitalità.
Sono friulano di nascita, vivo a Roma da 10 anni, ma da 7 frequento assiduamente quello che il Times di Londra ha definito il Tibet d’Europa, cioè l’Abruzzo e ne sono innamorato come fosse la mia terra natale.
Il mio intervento verte sull’importanza della memoria e della Verità – ove possibile – storica; ma non preoccupatevi per questa premessa, mi impegno ad essere sintetico. Credo sia già indispensabile una testimonianza storica, da parte di un umile scriba che da un anno e mezzo segue la vicenda della petrolizzazione.
Il prossimo 15 ottobre la Professoressa D’Orsogna festeggerà il terzo complenno della sua vita parallela.
Credo la conosciate tutti: la sua vita ufficiale è (o dovrebbe essere) un’altra; ricercatrice e docente della California State University at Northridge di Los Angeles.
Nel paese dalla memoria labile, dalla memoria ad orologeria, che si attiva a seconda della direzione dei venti e delle convenienze del momento c’è bisogno di riavvolgere il nastro e fare chiarezza.
Questo è ormai un paese dove la soglia d’attenzione dei cittadini è precipitata ai minimi livelli o si è proprio azzerata, nel quale assistiamo alla continua riscrittura della realtà ad uso e consumo dei furbi ed è falso e ingiusto che la ragione sia attribuita a chi urla più forte e il merito venga riconosciuto a chi riesce a pronunciare per ultimo uno stupido slogan di marketing.
Il grande drammaturgo tedesco Bertolt Brecht aveva le idee chiare:
Chi non conosce la verità, è uno stolto. Ma chi, conoscendola, la chiama menzogna è un delinquente”.
Qui in Abruzzo in piena lotta anti petrolizzazione – con l’esito ancora incertissimo, con la netta disparità di forze tra i cittadini e le associazioni ambientaliste da una parte e la politica e i petrolieri dall’altra – qualcuno dopo tre anni di battaglie sta già tentando di fornire una nuova versione della vicenda per attribuirsi medaglie che non gli spettano; in vista di un chiaro interesse di bottega strettamente personale ed egoistico. La politica italiana, come ha detto Agnese Moro figlia di Aldo Moro a proposito della strage di Bologna, dovrebbe essere in grado di reggere il peso della Verità.

Prendiamo Gianni Chiodi, da me ribattezzato il Temporeggiatore perché rimanda di continuo una vera decisione per proteggere l’Abruzzo, tutto terra e mare, dalla petrolizzazione; ora è in carica da due anni.
Certo, il governo di Roma non lo agevola nominandolo commissario speciale per tutto: per la ricostruzione e per i disavanzi di bilancio nella sanità.
Dopo aver
vinto le elezioni, non ha fatto in tempo a insediarsi che già riceveva la prima lettera dalla Professoressa (in cui lo esortava ad una posizione ufficiale e a decisioni concrete anti petrolio) e lui, non avendo capito di che tempra fosse la nostra Erin Brocovich, ha risposto con toni melliflui e retorici, concludendo ‘Spero di conoscerla presto’.
Quando poi un anno fa, a Cupello (consiglio la visione dei filmati su YouTube per coloro che non erano presenti), se l’è ritrovata davanti in carne, ossa e domande è sbiancato, si è agitato, gli è venuto il fiato corto e una copiosa sudorazione, ha farfugliato parole incomprensibili. Una semplice domanda, diretta, chiara, su basi incontrovertibili è sufficiente per mandare in crisi i nostri politici;
come agitare un crocifisso davanti ad un vampiro: impazzisce di terrore e dolore.
Poi Gianni Chiodi è fuggito nella notte a bordo della sua torpedo blù, protetto dalla scorta, dicendo di essere stato aggredito.
Ma voi riuscite a immaginare qualcuno più educato, rispettoso e democratico della Professoressa? Vi immaginate la Professoressa capace di ‘aggredire’ qualcuno, fosse pure il cane nero a sei zampe dell’Eni, fattosi persona???
Per la cronaca, Gianni Chiodi è indagato per disastro ambientale, per la vicenda del crollo della discarica La Torre all’epoca in cui ricopriva la carica di sindaco di Teramo. Oggi infatti, per non ritrovarsi più la ‘monnezza’ tra i piedi, è favorevole alla costruzione degli inceneritori: un vero amico dell’Ambiente che di continuo rammenta ai cittadini: “Vi avevo promesso che il Centro Oli di Ortona non sarebbe stato realizzato e infatti è andata così”.
Omette di specificare che la questione in realtà è sospesa. Perché Eni è ancora titolare dei permessi e potrebbe anche decidere di sfruttarli in futuro o venderli a qualche altra compagnia.

Pro inceneritori anche l’ex assessore regionale all’Ambiente, Daniela Stati.
Sulla petrolizzazione non ha mai spiccicato parola, salvo – da un festival dell’Ambiente a Rimini – affermare con sprezzo del pericolo e del ridicolo che gli inceneritori in Abruzzo sono imprescindibili.
Assomiglia come figura istituzionale alla sua omologa a livello nazionale, Stefania Prestigiacomo (la quale invece parla spesso, per sostenere le centrali nucleari o stabilire che le piattaforme petrolifere a 5 o 9 miglia dalla costa tutelano l’ecosistema marino e i litorali).
In comune, hanno dei papà ‘ingombranti’.
Di Daniela Stati e del padre Ezio non aggiungo altro a quanto sta emergendo dalle cronache, per pudore. Delle aziende della famiglia Prestigiacomo cosa dire se non che sono collocate nel triangolo siculo della morte Augusta-Melilli-Priolo e che risultano tra le più impattanti per la salute e l’ambiente?
Infatti, la bucolica Stefania è ministro per la tutela ambientale…

C’è Enrico Di Giuseppantonio, ex sindaco di Fossacesia, anche lui contrario alle piattaforme accanto ai Trabocchi, ma poi ‘Prudentissimo’ sulla questione della Perimetrazione del Parco marino che avrebbe potuto scongiurare almeno questo pericolo. Qualche giorno fa, l’attuale presidente della Provincia di Chieti, da un palco assiepato di sindaci con fascia tricolore e gagliardetto municipale, forse galvanizzato dalla presenza di tante telecamere e flash, ha tuonato, rivendicando i meriti della sua istituzione: le osservazioni contrarie alle piattaforme a mare inviate ai ministeri romani. Ho scritto in un articolo che uno degli effetti collaterali dell’idrogeno solforato, di cui sembra che tutti siano diventati esperti in regione, è la pandemia di amnesie che si sta diffondendo in Abruzzo: quelle osservazioni e tutto quello che i politici e amministratori locali sanno – e oggi vanno ripetendo come fossero gli eredi del pappagallo di Portobello - sull’industria degli idrocarburi è frutto da cima a fondo del lavoro di ricerca, sensibilizzazione e divulgazione della Professoressa. Frutto di lavoro gratuito, per amore solo per amore; con notti insonni e senza più periodi di vacanza, come dimostra anche questa estate 2010, costellata di conferenze ed interviste.
Di Giuseppantonio, mentre i petrolieri e le trivelle avanzano veloci, equidistante, misurato, sempre pronto a rammentare la complessità degli itinera istituzionali, la mancanza di veri poteri, blatera di tavoli tecnici da formare a settembre.
Mentre a settembre a Roma partirà la discussione in aula del disegno di legge firmato dalla senatrice palermitana Simona Vicari per concedere i permessi di ricerca ed estrazione in modo molto più celere e semplificato.
Tradotto: ancora minori vincoli legislativi e burocratici per i comodacci dei petrolieri.
Del resto, Di Giuseppantonio è uno dei pupilli (assieme a Chiodi) di Remo Gaspari; è come se avesse un marchio di qualità: DOCG, denominazione di origine controllata e garantita, il massimo. Anzi, con una battuta: DC OG, democrazia cristiana… origine garantita!
Remo Gaspari ancora oggi viaggia con i faldoni dei piani industriali Eni sottobraccio e rimpiange nostalgico i 'tempi d'oro', quando in base alle esigenze del cane nero a sei zampe venivano scritti i progetti ambientali della Regione.
Di Giuseppantonio dovrebbe magari spiegare come mai assessore al turismo della Prov. Di Chieti sia l’avvocato Remo Di Martino, storico sostenitore del Centro Oli Eni di Ortona, oggi convertitosi – sostiene lui – all’ambientalismo … sulla via dei Trabocchi! E’ così ambientalista che partecipa alle passeggiate ecologiche, ma poi esprime parere favorevole per mutare la destinazione d’uso ai terreni di Contrada Feudo: da agricoli a industriali. Mah…

Tutto questo avviene ‘per colpa nostra’. Che tra l’altro è il titolo di un ottimo docu film sul terremoto dell’Aquila, per la regia di Walter Nanni, abruzzese doc, basato sull’inchiesta giornalistica di Giuseppe Caporale giornalista de La Repubblica che della vicenda si occupa dal momento del sisma.
Perché il vero dramma dell’Aquila, della petrolizzazione e di tutte le altre porcherie che si stanno consumando in Italia, consiste nella nostra abdicazione al ruolo di cittadini, con diritti e doveri. Ci siamo consegnati e abbiamo firmato una delega senza garanzie a questi personaggi. Negli ultimi 20 anni ci siamo sempre più trasformati in ‘crash test dummies’: avete presente i manichini che le aziende automobilistiche utilizzano per collaudare l’affidabilità dei sistemi di sicurezza delle vetture, tipo gli airbag. Ecco, quelli.
Solo che noi siamo diventati semplici manichi, senza più l’airbag della nostra coscienza civile, senza più l’utilizzo della nostra materia grigia per vedere e intervenire sull’illegalità che si consuma tutti i giorni davanti ai nostri occhi, alla luce del sole.
Com’è possibile si chiedeva la scorsa settimana a Spinazzola, Carlo Vulpio (giornalista CorSera) che sulle Ande colombiane la popolazione degli indigeni U’wa, appoggiata dai contadini della regione Aruca, tutti analfabeti senza nemmeno licenza elementare, abbiano resistito per 10 anni e vinto contro le multinazionali del petrolio; contro il governo colombiano capace di inviare 5.000 soldati in assetto di guerra che non si sono fatti scrupoli di trucidare donne e bambini; come è possibile che minacciando un suicidio di massa (come ai tempi dei Conquistadores spagnoli, gente coriacea questi indigeni) siano riusciti a difendere ciò che considerano più prezioso di tutto, Sacro: la Madre Terra, il Planeta Azul (il pianeta azzurro, ndr).
Com’è possibile che noi abbiamo smarrito la memoria di cos’era questo paese nel ‘500 durante il Rinascimento?
Quello, integrato e aggiornato alla realtà del 2010 con la green economy – quella vera! - , è il modello di sviluppo da seguire. Le famiglie nobili, le signorie erano sì prodighe e dedite al mecenatismo, ma avevano fiuto per il business, come diremmo oggi: arte, cultura, ambiente, enogastronomia di qualità rendevano, eccome!
E l’Italia era considerata il giardino incantato d’Europa. Basti pensare che i celebrati giardini all’inglese in realtà sono stati copiati dai giardini toscani, tipo i giardini di Boboli a Firenze.
Dov’è la nostra strombazzata fantasia, dov’è la creatività, il genio? Dove è finita la spinta vitale che sempre consente ad un popolo di uscire dai bassifondi della Storia in cui ogni tanto precipita?
Sembra quasi che siamo già stanchi della Costituzione che risale solo al 1948 o della Repubblica (non il quotidiano…) nata con il referendum del 2 giugno 1946…
Stanchi della felicità e del benessere generale che potremmo avere, un po’ come gli abitanti di Atlantide che assuefatti e incapaci di gestire troppa grazia affondarono nella corruzione, nelle liti meschine, nella insensata violenza, nell’incapacità di immaginare e progettare ancora il domani.

Sempre Bertolt Brecht diceva “Sventurato il paese che ha bisogno di eroi”.
Non costringiamo Maria Rita D’Orsogna a diventare un eroe, oltre – molto oltre – le sue intenzioni; peggio, non rendiamola una martire della lotta contro la petrolizzazione.
Ci sono decine di iniziative che ciascuno di noi può mettere in atto: sensibilizzare parenti amici e conoscenti; scrivere lettere di protesta e osservazioni alle istituzioni, ai ministeri, ai media locali nazionali internazionali, alla Comunità europea facendo riferimento al Trattato di Aarhus (testo straordinario perché coniuga il diritto/dovere delle popolazioni locali alla salute e all'integrità ambientale con il principio di autodeterminazione);
fare pressione continua sui politici locali, sugli amministratori locali, magari ogni giorno incontrandoli per strada o al bar:
Cosa state facendo contro la petrolizzazione? Ma anche contro gli inceneritori, le discariche abusive di rifiuti tossici, gli sversamenti illegali di sostanze chimiche nei nostri corsi d’acqua da parte delle industrie?”.
E’ una fatica? Certo, ma è il nostro preciso dovere morale.
Ci dobbiamo meritare l’amore e l’impegno della Professoressa D’Orsogna.
Ci dobbiamo meritare la democrazia, dobbiamo meritarci la fortuna di essere nati in questo paese, dobbiamo meritarci e costruirci un futuro.
Adesso, perché la sabbia nella clessidra è già tutta scesa e non possiamo più rigirarla.

Diamoci da fare per non dover poi dire come il Riccardo II di Shakespeare:
Ho sciupato il tempo, ora il tempo sciupa me”.

Gianni Chiodi ‘il Temporeggiatore’ rinvia la risoluzione anti idrocarburi
post pubblicato in Ambiente, il 24 giugno 2010



L’Aquila, Consiglio regionale straordinario sul pericolo petrolizzazione: l’opposizione e gli ambientalisti sollecitano una legge chiara e definitiva per tutelare sia la terra ferma, sia i preziosi litorali.
Il Governatore rivendica: “Da quando sono in carica, nessuna nuova autorizzazione ai petrolieri; e un piano energetico ambizioso che punta sulle rinnovabili”.
Poi, fumata grigia sulle trivelle. E in strada 200 cittadini protestano al suono delle vuvuzelas abruzzesi



di Hermes Pittelli ©


Eccesso di risoluzioni, carenza di approfondimenti.
Questa in sintesi, la curiosa formula con cui il Consiglio Regionale d’Abruzzo, riunito in assemblea straordinaria per discutere del problema ‘petrolizzazione’, rimanda la questione a data da destinarsi.
Tra le rimostranze di circa 200 cittadini assiepati in via Jacobucci, all’esterno della sala dell’Emiciclo, in attesa di una lieta novella; persone di buona volontà in rappresentanza di quasi tutte le associazioni civiche e ambientaliste che nel corso degli ultimi 3 anni si stanno battendo per un Abruzzo libero dagli idrocarburi, fedele alla propria vocazione culturale, turistica, agricola, enogastronomica; con uno sviluppo basato sulle fonti rinnovabili.

La sospirata legge che dovrebbe tutelare definitivamente il territorio e il mare regionali dalle mire dei petrolieri resta dunque un’ipotesi.
Anche se Gianni Chiodi ha ribadito la propria “forte contrarietà” alla petrolizzazione dell’Abruzzo e rivendicato le azioni che in 18 mesi di mandato avrebbero impedito la concessione di nuove autorizzazioni di ricerca, perforazione, raffinazione o anche solo di prospezione.
Per il governatore la contestata legge 32 del 2009 targata PdL, in vigore ma sub judice in Corte Costituzionale, rappresenta comunque uno scudo (temporaneo) anti idrocarburi per l’80% della regione dei parchi.
Sostiene Chiodi di non essere d’accordo con le premesse del documento diramato dalle associazioni ambientaliste e soprattutto che il vero problema sia il conflitto di competenza permanente sulle materie ‘sensibili’ (quali energia e ambiente) tra Stato e Regioni.

Prima del Governatore, si registrano gli interventi degli esponenti dell’opposizione.
Maurizio Acerbo (PdRC) parla di una battaglia nata dal basso, di una legge per la tutela dell’Abruzzo figlia dell’impegno e delle competenze delle associazioni e della popolazione: “La Regione Abruzzo deve decidere se essere zerbino di decisioni prese a Roma oppure se mettersi alla testa del popolo abruzzese e delle regioni adriatiche per dire un no definitivo al petrolio nel nostro mare: perché non vogliamo diventare una nuova Louisiana. La battaglia vinta negli anni ’70 contro la Sangrochimica deve essere l’esempio”.
Antonio Menna (Udc) sottolinea l’importanza di un approvvigionamento energetico frutto di un mix di fonti rinnovabili e di un’ottimizzazione e risparmio dell’energia: “L’Abruzzo, considerata la sua delicata conformazione idrogeologica, non deve diventare un gruviera. Chiediamo al presidente Chiodi una legge più efficace e una politica più incisiva, anche presso la Conferenza Stato – Regioni”.
Walter Caporale (Verdi), proprio come il collega di opposizione Acerbo, riconosce alle associazioni e ai cittadini di avere prodotto non solo protesta fine a se stessa, ma un bagaglio di conoscenze e progettualità spesso superiori a quelle ideate dalla classe dirigente; soprattutto grazie all’opera di divulgazione scientifica e all’impegno ambientalista senza soluzione di continuità della Professoressa Maria Rita D’Orsogna.
Caporale critica la fragilità della famigerata Legge 32, rammenta che la proposta dell’assessore all’agricoltura Febbo non difende l’ambiente ,ma disciplina solo l’entità delle royalties e rinfaccia al governatore di non avere presentato alcuna osservazione contro il progetto ‘Ombrina Mare’ della Med Oil; sollecita quindi il presidente Chiodi a firmare le copie delle osservazioni redatte dalla Prof. D’Orsogna per girarle ai Ministeri competenti; propone inoltre una risoluzione urgente per impegnare il Governatore a varare un decreto legislativo che scongiuri in tutto il Mediterraneo la presenza di trivelle al largo delle coste nazionali e per sostenere la competenza locale delle scelte in materia ambientale, in modo che spetti agli abruzzesi la responsabilità di decidere il futuro economico della propria regione.
Anche Camillo D’Alessandro (Pd) non apprezza una Regione Abruzzo formato zerbino, “sorta di nuova Fontamara”; smonta anche il dato relativo all’80% del territorio al riparo dalle trivelle: “Leggendo bene tra le righe dei documenti e delle mappe si scopre un’altra realtà”. D’Alessandro boccia anche i ‘profili d’incompatibilità ambientale’, espressione troppo vaga e dal significato ambiguo e incerto.

Mentre si susseguono gli interventi, dall’esterno arrivano nitide le voci e i cori dei sostenitori dell’Abruzzo ancora e sempre regione più verde d’Europa.

Carlo Costantini (IdV), ringrazia comitati e associazioni, capaci di progetti concreti, molto più della politica regionale. “Il 99,9% degli abruzzesi non vuole il petrolio, né in terra, né in mare. Ho presentato un documento sullo stato di salute dell’Adriatico, prendendo come spunto la catastrofe del Golfo del Messico. L’Adriatico è un lago e un incidente anche cento volte inferiore a quello causato dalla BP avrebbe conseguenze inimmaginabili. Deve valere il principio di precauzione, anche perché proprio verso il nostro mare si concentrano sempre più gli appetiti dei petrolieri di tutto il mondo. Senza trascurare che nessuno cita mai il fenomeno della subsidenza causata dalle installazioni off shore. L’Abruzzo deve essere capo fila delle regioni adriatiche per presentare al governo nazionale una proposta di legge che vieti ogni tipo di attività petrolifera nell’Adriatico; secondo l’articolo 121 della Costituzione ogni singolo Consiglio regionale può presentare proposte di legge alle Camere”.

Poi le parole di Chiodi che tra l’altro loda il Piano Energetico Regionalemolto ambizioso e che assicura procedure agevolate al fotovoltaico”; concedendosi una polemica dai toni lievi e misurati (nulla a che vedere con il Governatore esagitato della notte di Cupello, ndr) sull’impatto derivante da fonti ritenute rinnovabili quali eolico, biomasse, idroelettrico e lo stesso solare fotovoltaico.
Al presidente Chiodi piace però l’idea di ergersi a promotore e guida di una ‘Santa Alleanza’ delle regioni adriatiche per mettere al bando il petrolio nel nostro mare lacustre. Magari anche come legittima vetrina politica personale.

Alle 18.20 Nazario Pagano, presidente del Consiglio Regionale, decreta la sospensione dei lavori fino alle 19.00, per consentire ai capi gruppo di confrontarsi e giungere ad una risoluzione finale condivisa.
I tempi però si dilatano, segnale di una convergenza meno semplice del previsto.
Quando Nazario Pagano rientra in aula, invitando i rappresentanti di maggioranza e opposizione a prendere posto, annuncia che la conferenza dei capi gruppo ha deciso di rinviare l’approvazione del documento finale: le tre risoluzioni presentate godono di una sostanziale approvazione generale, ma ‘qualcuno’ avrebbe espresso la necessità di ulteriori approfondimenti.
Off record’ gli esponenti dei partiti di minoranza, rivelano l’identità dell’incerto: Gianni Chiodi.

Quando tra gli ambientalisti giunge la notizia della fumata grigia, riparte la protesta al suono delle vuvuzelas abruzzesi (molto più ‘eufoniche’ rispetto a quelle sudafricane), con ennesima contestazione nei confronti di Gianni ‘il Temporeggiatore’ e con striscioni che ‘inneggiano’ al nuovo gruppo rap locale: “Del Turco – Chiodi, gemelli diversi”.
Va in scena un mini sit in che per circa mezzora impedisce ai consiglieri di uscire dalla sede del Consiglio, con la promessa di un nuovo presidio ambientalista fissato per martedì mattina.

Intanto, sulle macerie del centro storico si allungano le prime ombre della sera,
nere come fossero chiazze di petrolio.

Lettera aperta al Governatore d'Abruzzo
post pubblicato in Ambiente, il 15 maggio 2010
 
(Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo)


di Hermes Pittelli ©



 Gentile Presidente Gianni Chiodi,

mi chiamo Hermes Pittelli, giornalista professionista free lance, vivo e lavoro a Roma.
Sono friulano di nascita, ma da 6 anni a questa parte l’Abruzzo è entrato prepotentemente nella mia vita e nel mio cuore, come fosse la mia terra natale, una regione dell’anima, un luogo incantato con scambio ininterrotto e inossidabile ‘di amorosi sensi e affinità elettive’.

Mi rivolgo direttamente a Lei perché nel corso della campagna elettorale aveva promesso misure concrete contro la deriva petrolifera della Regione. Un impegno che ha ribadito nella ‘famigerata’ serata di Cupello, alla quale ho assistito di persona e durante la quale, Lei, con toni vibranti al cospetto della cartina che illustra il 50% del territorio (compreso i tratti di mare) interessato da richieste di permessi per la trivellazione, ha escluso che si potessero realizzare.
Le problematiche di tutela del territorio sono prioritarie. L’impegno del governo regionale è quello di contrastare ogni forma di trivellazione in Abruzzo”. Sono parole Sue, recentissime, rilasciate al quotidiano on line Prima Da Noi.

E’ il momento di agire, il momento dei fatti, caro Governatore. Il tempo è scaduto.

Allibisco nell’apprendere che l’assalto di compagnie petrolifere più o meno importanti e potenti (dall’Eni in giù) non conosce soste. Ora è il turno della Forest Oil di Denver che senza ritegno e senza pudore, né un livello minimo di raziocinio propone addirittura di trivellare il lago di Bomba.
Non esistono più nemmeno aggettivi per definire l’insensatezza di questi ‘progetti’.
Un’impresa cui ha rinunciato nel 1992 perfino l’Agip (cioè sempre Eni), che magari trivella e piazza rigassificatori nella Laguna Veneta (per tacer della subsidenza), ma qui abdica per non incorrere nel rischio, elevatissimo, di un nuovo Vajont.

Forse all’estero non hanno capito che non è più possibile considerare tutti gli italiani dei tapini, degli ingenui da turlupinare per realizzare profitti, fuggire con il bottino e lasciare macerie di ogni tipo: ambientale, sociale, sanitario, economico.
E’ tramontata l’era dell’italiano pizza, mafia e mandolino o in alternativa Mamma, nazionale di calcio, Ferrari e moda. Spero che non sia la classe politica e dirigente abruzzese a volerla tenere ancora in vita. Le popolazioni d’Abruzzo non sono sprovvedute; hanno ormai capito che tutte le fasi legate alla ricerca, estrazione, raffinazione e trasporto degli idrocarburi comportano rilascio di sostanze tossiche nell’ambiente; uso di componenti chimici responsabili di varie e gravi patologie tra cui quelle tumorali (idrogeno solforato, nemico pubblico numero uno); sanno che le infrastrutture petrolifere non sono sicure: è quasi superfluo citare quanto accaduto nel Golfo del Messico al gioiello tecnologico Deepwater Horizon della British Petroleum, con il risultato strepitoso dell’annientamento dell’ecosistema marino di 5 stati americani.

In Italia non può accadere? Ma è già successo: a Trecate nel 1994 e solo un crollo casuale ha bloccato la fuoriuscita inarrestabile di petrolio. Mica sono state le infrastrutture dei petrolieri e le pseudo misure di sicurezza che avrebbero dovuto garantire e scongiurare anche ‘l’inopinato’, anche ‘l’impossibile’.
E per inciso il Mediterraneo, mare chiuso e poco profondo, è gia oggi il più inquinato del pianeta.

Presidente Chiodi lei ha una spada di Damocle sul capo che deriva dalla delicatezza delle Sue responsabilità istituzionali e politiche. Però ha anche una grande opportunità.
Spetta solo a Lei decidere se passare alla Storia come il Governatore che ha condannato l’Abruzzo ad una catastrofe ambientale, umana, sociale senza precedenti (Basilicata docet) o come l’Uomo che ha proiettato questa terra meravigliosa nel futuro. Adesso. Perché non è vero che i sogni o perfino le utopie siano fatti di sostanza volatile che evapora alla velocità del pensiero: basta la tetragona volontà di trasformarli in progetti concreti.
Presidente Chiodi, ci rifletta davvero. Abbandoni il manuale Cencelli, gli intrighi e i compromessi della politicuccia all’italiana; metta da parte le meschine rendite immediate e si abbandoni a prospettive di ampio respiro; cestini il codice machiavellico. Indossi un paio di ali vere, non quelle di cera di Icaro.
Viva il Suo incarico come un Politico di stampo ellenico, nell’accezione più nobile e scintillante del ruolo, non solo come fosse una banale ‘carriera professionale’.
Il Politico è dotato di pronoia, capacità di ‘vedere prima’, di intuire le trasformazioni del mondo ed elaborare progetti formidabili per il progresso e il bene comune della Polis.
Presidente Chiodi perché non trasformare l’Abruzzo in un avanzatissimo laboratorio italiano di energie rinnovabili? Lasci perdere idrocarburi, inceneritori e nucleare; sono strumenti di morte che non solo non hanno futuro, ma lo fagocitano, come il Nulla oscuro che nel romanzo La Storia Infinita cancella il regno di Fantàsia.
Grazie a Lei l’Abruzzo potrebbe diventare la locomotiva siderale che trascina l’Italia nel III millennio, da protagonista positiva, da paese guida esemplare che ha scelto come nell’epoca d’oro del Rinascimento di porre al centro dell’Universo l’Uomo, l’Umanesimo, il Culto per la Bellezza che non può non passare dalla cura dell’Ambiente, della Cultura, dell’Arte; tutte ricchezze che nell’Abruzzo come lo conosciamo fino ad oggi abbondano e sono benedizioni, ma che come tutte le risorse non sono infinite e hanno bisogno di attenzioni, dedizione, pianificazione puntigliosa, intelligente, sensibile, etica.

‘Tornando a Bomba’: il progetto della Forest Oil prevede l’estrazione di gas e di petrolio amaro e pesante nei pressi di una diga ed in un territorio altamente sismico, geologicamente instabile, soggetto a frane, smottamenti, subsidenza e rischio di cedimento della diga stessa.
Lo ammette la stessa ditta proponente nella sua Valutazione di Impatto Ambientale. Come non fosse sufficiente, la Forest Oil aggiunge la ciliegina di un desolforatore che incenerirà - per i prossimi 20 anni, ininterrottamente - idrogeno solforato ed altri scarti petroliferi, fra cui metalli pesanti altamente tossici e cancerogeni. Giusto per non far mancare nulla agli sventurati abitanti dell’area.
Le chiedo: quale sorte attende tutti gli incantevoli agriturismi della zona, come quelli a Villa Santa Maria, frequentati da migliaia di turisti, non solo, abruzzesi in ogni stagione dell’anno?
O l’incredibile rocca di Pietra Ferrazzana, paesino che in qualunque altra nazione europea sarebbe consacrato a monumento nazionale, dove, a dispetto, dei circa 200 abitanti, c’è una vitalità incredibile che sfocia in continue attività e manifestazioni culturali e di recupero della musica popolare autoctona?
Cosa dire di Torricella Peligna, dove ogni estate si svolge il festival letterario dedicato a John Fante, i cui figli dagli Stati Uniti si sono preoccupati di tutelare la loro antica e lontana regione d’origine? Come è possibile che dell’integrità del territorio e della salute dei cittadini, si preoccupino di più gli emigranti o addirittura gli stranieri, e non la politica locale che dovrebbe assurgere al ruolo di paladina senza macchia e senza paura dell’Abruzzo?
Sono questi i ‘veri gioielli’ del territorio: i flussi di turismo naturalistico o sportivo (tra cui numerose società di varie discipline che spesso decidono di venire in ritiro qui per la preparazione agonistica) che vede al centro dell’interesse il lago di Bomba.

Cosa racconteremo alle generazioni future? Che abbiamo bruciato le vere risorse dell’Abruzzo per raschiare il fondo del barile degli idrocarburi? Che abbiamo devastato la Natura e la Salute per consentire a qualche rapace petroliere, avido e senza scrupoli, di arricchirsi ancora un po’?

Presidente Chiodi, non mi permetterei mai di farle lezioni o peggio la morale: Lei sa meglio di me, che sono solo un abruzzese ‘acquisito’, che la petrolizzazione dell’Abruzzo è in totale contrasto con l’attuale assetto della regione, stravolgerebbe tutta l’economia, basata sulla storica e vincente vocazione al turismo di qualità, sull’agricoltura d’eccellenza (il Montepulciano e lo straordinario olio d’oliva praticamente senza acidità, possono bastare come esempi?) e su un’immagine di territorio sano e sostenibile.
Le attività della Forest Oil Corporation quale contributo positivo porteranno all’Abruzzo?
La migliore delle ipotesi, è che la ditta in questione contribuisca solo allo 0.6% del fabbisogno nazionale di energia (per un solo anno!): una quantità ridicola, risibile e insignificante se paragonata alla distruzione dell’economia attuale.
Tutte le attività e le ‘manovre’ relative e riconducibili agli idrocarburi sono da mettere al bando, senza appello, una volta per tutte.

Infine, anche se spesso pochi lo rammentano in quanto dato di fatto scomodo, il trattato di Aarhus, recepito dall’Italia, afferma che le popolazioni hanno il diritto di esprimere le proprie valutazioni in merito alle strategie economiche ed energetiche che vanno a incidere sul territorio in cui vivono e che possono avere forti impatti sulla salute umana; queste valutazioni, in base al trattato danese, “sono vincolanti”.

Presidente Chiodi, Le invio un cordiale saluto con l’auspicio, sincero, che il Suo lavoro sia ‘buono e giusto’.

 

Fonte scientifica: Professoressa Maria Rita D'Orsogna

Storia della Scienziata americana che sconfisse (forse) le trivelle
post pubblicato in Ambiente, il 27 aprile 2010


Intervista esclusiva alla Professoressa Maria Rita D’Orsogna
(I parte)



di Hermes Pittelli ©


 Quindici ottobre 2007: tutto comincia in questa data.
E’ il giorno in cui la vita della Professoressa Maria Rita D’Orsogna si sdoppia. Laureata in fisica, docente di matematica applicata presso la California State University at Northridge di Los Angeles, una lontana origine abruzzese (madre di Ortona, padre di Lanciano, emigrante di successo nel settore edile a New York), ha cominciato quasi tre anni fa la sua battaglia contro la petrolizzazione d’Abruzzo.

D. In Abruzzo si vivono strani giorni. Domenica 18 aprile 5.000 cittadini abruzzesi hanno sfidato la pioggia a San Vito Chietino per dire no al petrolio e sì alle energie rinnovabili. Sono arrivati a cavallo, in bicicletta, in treno sulla linea Sangritana. Ma la politica locale, salvo splendide eccezioni (i sindaci di Pineto e Silvi, ad esempio) latita. E il governatore Chiodi, dopo aver varato una legge incostituzionale e fuori tempo massimo sulla scadenza della moratoria anti trivellazioni, oggi dice che la situazione è trasparente e queste manifestazioni sono manovre dell’opposizione per creare scompiglio. Lei cosa pensa osservando tutto questo dalla California?

R. "Contenta per la manifestazione, alla quale purtroppo non ho potuto partecipare causa Giove Cinereo (la nube vulcanica islandese, n.d.r.) ma cauta per quanto riguarda la politica abruzzese. 
Ho pochissima stima dei membri della giunta regionale, compresi Daniela Stati (assessore all'Ambiente), Mauro Febbo (assessore alle Politiche agricole) e Gianni Chiodi (presidente della Regione) che si sono dimostrati davvero antidemocratici in molte occasioni.

Penso alla legge regionale che avrebbe dovuto proteggere l’Abruzzo dal petrolio. Una legge palesemente incostituzionale, arrivata in fretta e furia, un attimo prima che scadesse la moratoria anti trivelle, bocciata dalla Corte Costituzionale.
Una legge in cui si parla di “divieto di estrarre oli combustibili”. Frase senza senso. Gli oli combustibili sono un derivato industriale del petrolio e non si estraggono. Perché c’è così paura di usare la parola idrocarburi? Forse perché è troppo assoluta? Si parla di divieto di prima raffinazione. E la seconda? Quella la accettiamo invece?
A me sarebbe piaciuta una dicitura del tipo: “Su tutto il suolo regionale è vietata qualsiasi attività collegata allo sfruttamento di idrocarburi, incluse - ma non solo – l’esplorazione, l’estrazione, il trivellamento, la coltivazione, lo stoccaggio, e il raffinamento a qualsiasi stadio di idrocarburi, fra cui oli pesanti e leggeri, gas e sabbie bituminiche”.

Non sono un legislatore, ma io pretendo chiarezza: in modo che tra due, cinque, dieci anni non ci sia qualcuno che trovi “nuove interpretazioni” alla legge. Allo stesso modo, occorre proteggere il mare, ed essere sicuri che tutte le zone di terra siano protette, non solo le aree speciali. Non ha senso proteggere sei aree, come la regione propone, se poi si può trivellare a cento metri da queste aree.

Ancora, si è deciso di proteggere i vigneti. Ma chi classifica le aree protette e i “vigneti”? Se uno acquista un vigneto – come per esempio ha fatto l’ENI ad Ortona per costruirci la raffineria – e poi decide di spiantare la vigna, quella zona è ancora protetta? Chissà.
Non sarebbe stato meglio scrivere, senza possibilità di fraintendimenti, “tutto l’Abruzzo”?
La Regione ha avuto l’opportunità di scrivere una legge chiara, invece il testo prodotto - ai miei occhi anglosassoni almeno - appare qualcosa di molto astruso e che lascia spazio a molte ambiguità.

Credo che in questi mesi noi tutti attivisti abbiamo dimostrato di essere molto più intelligenti di tutte le furbizie proposteci dalla giunta regionale. Ricordo la proposta di legge di Mauro Febbo dove per rabbonire la popolazione, si proponeva di spartire più diffusamente i proventi economici delle estrazioni fra le cittadinanze coinvolte, invece che vietarle. Come se la salute avesse un prezzo! Ricordo che Daniela Stati a tutt’oggi non ha detto nulla di concreto sul petrolio – ed è l’assessore all’ambiente in cui vivono un milione di persone. Ricordo che Gianni Chiodi a Cupello promise che quei pozzi su una cartina ministeriale non si sarebbero mai materializzati, come per magia.
Oggi quella cartina esiste ancora al ministero per sviluppo e le attività produttive; spuntano nuovi progetti come quello di trivellare un territorio particolarmente fragile come il lago di Bomba.
Chiodi però continua a sostenere che la situazione è trasparente e manifestazioni come quella di San Vito sono solo manovre dell’opposizione per creare confusione.

Come si può avere fiducia di queste persone?
In questi mesi non hanno mai chiesto la partecipazione dei cittadini e degli ambientalisti alla stesura di questo testo. Poi penso alla dicitura “estrazioni di oli combustibili” e capisco da sola.

Ma la domanda più difficile è: se non ci fossero stati gli attivisti, la regione si sarebbe mai anche solo posto il problema delle estrazioni di petrolio in Abruzzo?


A 23 anni, dopo la laurea conseguita a Padova con 110 e lode e in tempi lontani dalla laurea breve, dopo due master conseguiti con il massimo dei voti (uno nel Maryland, uno in California) la Prof. D’Orsogna ha deciso di stabilirsi Oltreoceano. Da sola e senza alcuna garanzia alle spalle. Oggi, l’impegno contro la deriva petrolifera della ex regione più verde d’Europa, unitamente alle lezioni in ateneo, non le lasciano più nemmeno il tempo di dedicarsi al volontariato o coltivare la passione per la recitazione con il suo gruppo teatrale.
Anche perché nel frattempo, la sua fama di paladina dell'ambiente è divenuta nazionale e sempre più spesso risponde agli appelli di soccorso lanciati anche da altre regioni esposte all'attacco di 'Big Oil' (es: Lombardia, Veneto, Puglia)
 


(San Vito Chietino, 18 aprile 2010; manifestazione No petrolio, sì energie rinnovabili. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


D. Riavvolgiamo il nastro. Come è nata la sua resistenza scientifica, civile e ambientale contro la deturpazione dell’Abruzzo?

R. "E’ nata per caso. Da una telefonata con un amico di Lanciano, appunto il 15 ottobre 2007, in cui mi si diceva di un non meglio specificato “centro oli” per Ortona e che addirittura avevano trovato il petrolio in Abruzzo. Non ne sapevamo quasi niente nessuno dei due. Dopo quella telefonata, ho iniziato ad indagare, avevo un sentore che c’era qualcosa di sbagliato e che occorreva andare a fondo, capire, studiare la faccenda. All’inizio le persone più vicine a me, mi hanno affettuosamente suggerito di lasciar perdere: vivevo troppo lontano, era stato già tutto deciso, l’ENI è potente. Forse conoscendomi, sapevano che mi ci sarei gettata anima e corpo.
E invece no. Ho voluto capire e una volta capito, ho sentito il dovere di dirlo a tutti e di cercare di fare quello che potevo affinché l’Abruzzo non diventasse un campo petrolifero. Questo a prescindere da dove vivessi e quanta energia mi sarebbe costata. Ho contattato il primo comitato spontaneo sorto in difesa del territorio – il Comitato Natura Verde – e da lì sono partita. In questi due anni il movimento si è allargato, sono nati altri gruppi, e molti sono stati i singoli che hanno deciso di lavorare. E’ nata così Emergenza Ambiente Abruzzo, dove non c’è un presidente, uno statuto, regole e cosi via.
Tutti mettiamo quello che possiamo in termini di competenze, di tempo, di energie.

Abbiamo creato qualcosa di molto bello: se ci pensa, siamo riusciti a rivoltare l’opinione pubblica in tutta la regione, ciascuno mettendoci il proprio tempo, le proprie competenze e senza nessuno sponsor politico, economico. Siamo stati guidati solo dal nostro idealismo.
Nel corso dei mesi ho conosciuto e lavorato con tante persone eccezionali: Fabrizia, Giosuè, Lorenzo, Antonio, Assunta, Danilo, Ines.
E’ stata molto bella anche l’amicizia e la sintonia che si è creata fra noi.

Halloween Abruzzo, inceneritori e petrolio
post pubblicato in Ambiente, il 31 ottobre 2009

di Hermes Pittelli ©


 Daniela Stati parla. Questa è già una notizia.

L'assessore all'ambiente della regione Abruzzo, dopo lunghi silenzi e lunga meditazione, ha preparato le risposte. Alle 10 domande di Repubblica a Berlusconi?No, molto più semplicemente a quelle che da mesi i cittadini rivolgono a lei e al governatore Chiodi sul futuro ambientale della ex regione più verde d'Europa.
Noi credevamo che il voto del silenzio fosse un ringraziamento mistico per i voti ricevuti in campagna elettorale e per la grazia ottenuta con il conferimento dell'incarico; credevamo che la barriera di indifferenza opposta alle sollecitazioni della Professoressa Maria Rita D'Orsogna e delle associazioni e dei comitati civici ambientalisti fosse timidezza per mancanza di dimestichezza alle responsabilità del ruolo. O, ancora più semplice, che avesse nulla da dire.

Invece, improvvisamente, come un baco miracoloso che si trasforma in farfalla d'inverno, Daniela Stati ha mostrato il vero volto dell'amministrazione che tiene in pugno le sorti dell'Abruzzo e delle future generazioni di abruzzesi. Insomma, non solo petrolio, per fortuna. Il progresso abruzzese passerà anche per la costruzione di termovalorizzatori. Cancrovalorizzatori, se siete ambientalisti estremisti e terroristi.

Non si può non riconoscere a Daniela Stati un umorismo fuori dal comune: per annunciare la svolta che la giunta regionale apporterà alla legge 45 (modifica che spianerà la strada all'incenerimento d'Abruzzo) ha scelto la cornice dell'Ecomondo di Rimini. Chissà cosa c'è di ecologico nell'ardere la monnezza e consentire alle polveri sottili e a quelle ultrafini (diossina, mai sentito parlare di diossina?) di inquinare l'ambiente e causare terribili malattie ai cittadini.

La ex silente Stati, di colpo loquacissima, spiattella con linguaggio da piazzisti door to door del III millennio l'epocale svolta che colpirà l'Abruzzo: "Una scelta precisa e condivisa della Giunta regionale; il messaggio è chiaro, la Regione si appresta a virare verso una scelta politica di recupero energetico dei rifiuti; ci sarà un bando pubblico, serio e trasparente per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione; non saranno tollerate fughe in avanti di territori che si candideranno ad ospitare il termovalorizzatore; sui rifiuti, non si può ancora parlare di emergenza nelle quattro provincie, ma nei territori bisogna attivare la raccolta differenziata per aprire la strada alla termovalorizzazione. I fondi ci sono".

Il consueto, consunto e maleolente (come il petrolio, la monnezza e il denaro sporco degli affari sporchi) canovaccio: si calpestano le leggi e la volontà delle popolazioni in nome di qualche investitura divina; si paventa un disastro ecologico da invasione dei rifiuti, ma non si spiega al cittadino che con l'incenerimento sì ci sarà l'invasione degli ultracorpi forieri di tumori e mutazioni genetiche (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: i rifiuti arsi diventano qualcosa d'altro, mica spariranno per magia); si alletta il cittadino, già lobotomizzato e passivo di suo, facendogli credere che bruciando rifiuti otterrà energia gratis (basterebbe controllare le bollette per accorgersi di queste balle colossali: la svolta nucleare e termovalorizzatrice le renderà ancora più pesanti, escludendo i danni all'ecosistema e alla salute); i fondi per queste mostruosità ci sono sempre, chissà come mai. E non si venga a raccontare di scelte politiche, queste sono scelte di business per favorire gli amichetti oligarchi che gozzovigliano in questi settori.

Chissà perchè in Usa non costruiscono più inceneritori da quasi 20 anni, chissà perchè, a parte il Texas, tutti gli stati americani vietano le trivellani on shore e consentono quelle off shore, ma almeno a 160 km dalla costa. Certo, non si può accusare gli americani di essere comunisti o poco inclini al fascino dei proventi economici. Forse le ragioni sono altre, ragioni così importanti che diventano prioritarie rispetto al lucro.

Naturalmente, Chiodi e Stati ignorano l'abbondante letteratura scientifica che dimostra quanto estrazioni petrolifere e inceneritori siano letali per l'uomo e per l'ambiente. O ignorano (ma visto il ruolo che ricoprono sono ancora più colpevoli), o si illudono che con i benefici che loro ricaveranno salveranno se stessi e le proprie famiglie dalla distruzione. Fanno orecchie da mercante a tutti coloro che tentano di avvisarli, di farli tornare ad una reale coscienza politica, civica, morale.

La filosofia del vecchio dc, ma ancora influente Remo Gaspari, trionfa nelle scatole craniche delle moderne, evolute, preparatissime figure politiche svezzate a suon di marketing, inglese (esiguo e traballante) e impresa. Così, la ricetta per condannare l'Abruzzo ad un futuro di devastazione e malattia è realtà: trivellare suolo e fondali marini, bruciare i rifiuti
Del resto, zio Remo, che ancora oggi rivendica una non meglio precisata età dell'oro, quando l'Abruzzo era la "prima regione d'Europa" (grazie a lui, ovvio), gira per il territorio portando sottobraccio il faldone che testimonia come fosse l'Eni durante la Prima Repubblica a decidere strategie energetiche, di smaltimento rifiuti, costruzione d'infrastrutture e assetti urbanistici.
Oggi, siamo tornati indietro, un ritorno ma non al futuro, purtroppo.
Del resto, questo può accadere solo in un paese che espone alla gogna mediatica i giudici che applicano le leggi e tutelano la Costituzione e che assume come modello di comportamento banditi arricchiti in spregio ad ogni regola e ad ogni limite etico.

Pare proprio che quei bei tempi siano tornati. Del resto, si sa, in Italia basta attendere che si plachi la buriana e tutto (tutti i politici inetti e corrotti, i manager truffaldini, i delinquenti) si ricicla. Dobbiamo perfino tollerare le prese per i fondelli: il riciclo della monnezza non per evitare gli effetti nefasti della 'termovalorizzazione', ma per favorirla. Fine pena mai.

Halloween trova così la sua celebrazione più consona: i celti lasciavano frammenti di cibo per i cari estinti, in Abruzzo c'è chi li ha superati e lavora per estinguere l'ambiente e la popolazione.


Fonti: Primadanoi, Maria Rita D'OrsognaIng. Lorenzo Luciano

LA BRIANZA RESPINGE LE TRIVELLE, L'ABRUZZO DORME
post pubblicato in Società&Politica, il 2 agosto 2009



di Hermes Pittelli ©


 La Brianza respinge le trivelle, in Abruzzo sporche manovre politiche e mediatiche continuano ad alimentare la deriva petrolifera.
La buona notizia c'è. Il Parco del Curone non diventerà il campo giochi petrolifero della multinazionale australiana Po Valley per conto di Edison Spa. Almeno per ora.
Lo comunica in modo ufficiale il ministero per lo sviluppo economico.

Istanza di permesso di ricerca BERNAGA (OSSOLA). Con nota in data 30 luglio 2009 la Società Po Valley Operations Pty Ltd (r.u.), in nome proprio e per conto della contitolare Edison S.p.A., ha rinunciato all'istanza di permesso di ricerca originariamente denominata "Ossola" e successivamente riperimetrata e denominata "Bernaga", ubicata in territorio della Regione Lombardia. È pertanto annullato il relativo iter procedimentale di conferimento. 

Il presente comunicato sarà pubblicato nel BUIG anno LIII n. 7. 

Roma, 30 luglio 2009 

Il Direttore Generale: TERLIZZESE” 


http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/dettaglio.asp?cod=67

http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/veloce/avvisi/avviso19.htm



I promotori del comitato 'no al Pozzo' però si chiedono con lungimiranza se non si tratti di una mossa per sviare l'attenzione da una questione che ha sollevato l'indignazione (e l'azione) popolare e quella degli amministratori locali, tutti pronti a schierarsi in modo unitario a difesa del territorio e della salute dei cittadini. Nessuno si abbandona a trionfalismi, ma il risultato ottenuto dovrebbe costituire una bella lezione per i passivi ad oltranza, per quanti sono rassegnati a subire sempre e comunque imposizioni inique dall'alto.
In Brianza sono concreti e non abbassano la guardia: hanno subito pensato di scrivere una lettera aperta a tutti i parlamentari e senatori della provincia di Lecco (Bodega, Castelli, Codurelli , Rusconi ), a tutti i capi gruppo della Camera dei Deputati : (Brugger, Casini, Cicchitto, Cota, Donadi, Soro), al relatore Raisi del DDL “Energia”, 1441-ter-C in discussione al Parlamento ed ai sottosegretari Romani, Saglia e Urso, nonché alla Commissione Attività Produttive nelle persone del Presidente: Andrea Gibelli e dei Vicepresidenti Raffaello Vignali e Laura Froner.
Missiva per rammentare che il comitato civico NoAlPozzo è apartitico, espressione delle associazioni e dei residenti brianzoli, nato per difendere il parco regionale dall'ipotesi di trivellazione, e che in una sola settimana ha raccolto 3000 firme per una petizione destinata al ministero per lo sviluppo (quindi, a Scajola). Petizione legata all'articolo 27 del DDL Energia (approvato dalla Camera, modificato in Senato, e quindi ora di nuovo al vaglio della Camera) relativo all'estrazione di idrocarburi e soprattutto per scongiurare che la centralizzazione delle decisioni per concedere le concessioni (norma che di fatto esautora le amministrazioni locali) danneggi quelle aree storicamente già dichiarate protette a livello regionale e comunitario.
Una lettera che a nome del comitato e dei cittadini firmatari della petizione chiede ai politici 'nominati' di favorire con il voto e con l'azione parlamentare emendamenti che introducano nella legge l'impossibilità di effettuare ricerca o coltivazione di idrocarburi nelle aree già di Parco o Riserva Naturale ed in quelle limitrofe contro la volontà degli enti locali.


In Abruzzo invece dopo la farsa grottesca del convegno a Cupello tutto tace;
quindi procede a gonfie vele per le multinazionali che hanno allungato le grinfie sul 50% del territorio grazie alle concessioni previste dal solito ministero per lo sviluppo. Le amministrazioni hanno lasciato placare la buriana sollevata dalla presenza ingombrante e 'indagatoria' della Professoressa D'Orsogna e dei comitati civici per rilanciare mediaticamente, grazie ad un lungo servizio mandato in onda da Teleradio S. Pietro, la criminale tesi del petrolio foriero di ricchezza e progresso. Come segnalato da
Lorenzo Luciano, la tv locale ha montato le immagini della sala stracolma intenta ad ascoltare i prestigiosi ospiti e soprattutto una serie di dichiarazioni dei relatori ad una giornalista che fungeva da semplice reggi microfono: nessun contraddittorio, nessuna domanda sul petrolio, nessun accenno alle contestazioni civili e documentate dei cittadini, una mediocre e ipocrita litania di fole con la chicca finale della necessità di rilanciare il turismo in Abruzzo. Turismo tra i pozzi? Con l'aria che puzza di uova marce?
Restano quindi tutte sul tavolo le perplessità e le critiche esposte dalla Professoressa D'Orsognacome mai un convegno aperto al pubblico, ma stranamente poco pubblicizzato dalle amministrazioni locali, è stato aperto da un perito che lavora per l'Eni, che attribuisce all'estrazione e alla lavorazione del petrolio proprietà taumaturgiche, ma preferisce non identificarsi? Come può il presidente abruzzese Gianni Chiodi affermare che tutte le concessioni pendenti sull'Abruzzo non si trasformeranno in pozzi? Sa qualcosa di ignoto ai cittadini? E perché allora non la divulga e non prende una chiara posizione ufficiale come hanno fatto i sindaci del lecchese?
E cosa pensa il governatore d'Abruzzo di tutti i pozzi già scavati e delle piattaforme che si moltiplicano a vista d'occhio sulla costa teatina?
Perché in una serata che dovrebbe illustrare le strategie politiche per il rilancio dell'ABruzzo si parla solo delle magagne passate ed esistenti e non si trova traccia di una sola proposta concreta? Perché si celebra un 'mostro sacro' come Zio Remo Gasperi che, forse incautamente rispetto a Chiodi, si sbilancia a favore dell'Eni e si esibisce in una vergognosa celebrazione dei 'suoi tempi d'oro', quelli delle ruberie e delle clientele care al Pentapartito, senza che nessuno provi indignazione (a parte i pericolosi “estremisti di sinistra fannulloni” additati dallo stesso campione ex dc)?
Gasperi ha nostalgia della Cassa del Mezzogiorno, uno strumento infernale che ha divorato risorse pubbliche ingenti, che ha causato l'aumento smisurato del debito pubblico italiano, che ha favorito le clientele e il foraggiamento del malaffare. E che magicamente quel 'genio' di Tremonti (così definito da Chiodi, ndr) ha prontamente rispolverato per risolvere la secolare questione meridionale.

Peccato che in Italia si guardi solo al passato e non esista mai una seria programmazione del futuro, peccato che i problemi vengano affrontati solo quando si tramutano in emergenze o servono a qualche casta per attingere al denaro dei contribuenti; peccato che con il megadecretone anti crisi votato in fretta e furia il 1 agosto per non costringere gli stakanovisti della politica a rimandare le ferie si scelga ancora una volta la formula che olezza di stantio e imbroglio: il famigerato piano casa che è solo un favore ai palazzinari e ridarà stura alla cementificazione selvaggia dell'Italia (a proposito degli incendi, bisognerebbe capire a vantaggio di chi vanno le migliaia di ettari di natura in cenere), l'affiancamento del ministero di Scajola a quello dell'ambientalista petrolifera Prestigiacomo per le decisioni sulle centrali elettriche e, appunto, la neocassa del Mezzogiorno. Una legge truffa, tanto per non cambiare mai.


Nel mondo, c'è chi pensa di sfruttare l'eolico del Sahara, chi si spende in ricerche scientifiche come Michael McElroy della Harvard Boston University che sostiene la possibilità di soddisfare la richiesta mondiale di energia elettrica attraverso una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza, posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente e gli insediamenti urbani (da verificare, certo, ma sono passi da gigante rispetto alla mummificazione italica); c'è chi come Obama, attraverso il buon esempio, tenta di convincere i colossi Cina e India ad accettare di ridurre le proprie emissioni inquinanti per la salvezza del Pianeta.


E c'è chi come la maggior parte degli italiani (brianzoli a parte, eccezione esemplare) e gli abruzzesi in particolare crede ancora che l'idrogeno solforato migliorerà la qualità delle colture, dell'ambiente e incrementerà a dismisura la corsa al turismo.


La prossima estate, ne riparleremo.

ABRUZZO, CHIODI GIURA: "NESSUN POZZO DI PETROLIO NEI PROSSIMI 10 ANNI"
post pubblicato in Società&Politica, il 23 luglio 2009

Il Governatore abruzzese, durante un ‘movimentato’ convegno a Cupello, si 'agita' dopo una domanda della Professoressa D’Orsogna, ma assicura che le ‘allarmistiche’ preoccupazioni di cittadini e ambientalisti sono prive di fondamento. Peccato che il Governo sia schierato con i petrolieri. Intanto, Remo Gaspari, democristiano di vecchia data in servizio permanente effettivo e tutor politico del governatore rampante, insulta le persone civili assetate di risposte istituzionali sulla sorte della ex Regione più verde d’Europa

 

(foto PamelaPiscicelli©)

 

di Hermes Pittelli ©

 

Abruzzo: quale futuro?
Convegno sull’economia, occupazione e sviluppo della Regione Abruzzo
Cupello, 22/07 ore 19

Intervengono:

- Matteo PARISIO Ing. Ambientale;
- Calogero MARROLLO, Pres. Conf. Abruzzo;
- Enrico DI GIUSEPPANTONIO, Pres. Prov. Di Chieti;
- Gianni CHIODI, Pres. Reg. Abruzzo;
- Silvio BELLANO, Pres. C.V.D.C

Conclude l’on. Remo GASPARI

 

 Una domanda, una semplice domanda è sufficiente oggi in Italia per causare il deragliamento delle ‘istituzioni’. Anche Gianni Chiodi, PdL, neogovernatore d’Abruzzo mostra questa bizzarra vulnerabilità. Nella Sala Consiliare del Municipio di Cupello (Ch) va in onda lo psicodramma che coinvolge l’ex sindaco di Teramo a conclusione del suo intervento. La Professoressa Maria Rita D’Orsogna chiede la parola, le passano il microfono, Lei, incauta e ingenua, formula la fatidica domanda; “Volevo chiedere al Presidente Chiodi: cosa pensa della decisione del governo centrale italiano di classificare l'Abruzzo distretto minerario, con il 50% del territorio coperto da permessi estrattivi?”.
Scattano gli applausi scroscianti dei cittadini preoccupati per la deriva petrolifera, applausi per il 'coraggio' della Prof. D'Orsogna, perché oggi in Italia porre questioni al 'potere' è sinonimo di impavidità.

Apriti cielo. Chiodi, visibilmente infastidito, si rialza e replica: "Le questioni possono essere affrontate in modo ideologico (chissà cosa c'entra l'ideologia con i pozzi di petrolio, ndr) oppure pragmatico. State ingigantendo un problema. Vi faccio un pronostico: tra 10 anni lei non troverà in Abruzzo di quei permessi - e ce ne sono tantissimi in Italia, ma la percentuale di trovare esito favorevole è limitata - lei non troverà quei paventati rischi (si deterge il sudore, ndr) e l'Abruzzo non diventerà un distretto di quel genere (evita di specificare il genere)". 
Chiodi però si agita, forse non gradisce la questione, i decibel della sua voce sfuggono al suo controllo: “Voi volete dare una rappresentazione di questo genere? Anche quando dissi che il centro oli (di Ortona, ndr) non sarebbe stato fatto, è sempre stato detto il contrario, e ancora oggi qualcuno dice che si fa. Questo non si fa!”.
In sala, i rappresentanti di Emergenza Ambiente srotolano mappe ministeriali (del ministero per le attività produttive) che dimostrano senza tema di smentita il risiko petrolifero che Eni e multinazionali straniere stanno giocando sulla pelle dell’Abruzzo inconsapevole.
Il governatore non demorde: "Oggi vi ripeto: tutto questo non si farà, anche perché non c'è alcuna prospettiva in questo senso. State millantando una situazione che è assolutamente falsa".
Applauso da parte dei 'fan' di Chiodi.
E si accascia esausto, mentre gli attivisti continuano a citare cifre e dati precisi che raccontano un’altra realtà. Qualche arrogante aspirante politico di primo pelo e dall’incerto bagaglio culturale insulta la Professoressa D’Orsogna, da due anni paladina californiana contro la deriva petrolifera dell’Abruzzo. Agli occhi di qualcuno, una colpa grave.
Lei continua a invocare una chiara presa di posizione da parte Chiodi, rammenta di avergli inviato decine di mail senza ottenere nemmeno una riga di risposta o un riscontro. Qualche membro dello staff si lamenta dicendo che la casella di posta elettronica del presidente è stata intasata dalle centinaia di missive relative al discorso petrolio. Forse perché la maggior parte degli abruzzesi crede sia un argomento grave e di fondamentale importanza per la propria vita nel territorio. 

Il preludio soft affidato all’ingegnere ambientale Matteo Parisio (presentato con il nome di 'Ingegner Tiberio') che illustra i vantaggi, non solo in termini ecologici, ma economici, di affidarsi alle fonti di energia rinnovabile (in particolare del fotovoltaico) in attesa dell’arrivo di Gianni Chiodi, appare a posteriori come la proverbiale bonaccia prima della tempesta. Anche perché in seguito gli interventi del governatore abruzzese e dell’inossidabile Gaspari, che elogia addirittura il nucleare (fu, tra l’altro, tra i sostenitori della Sangrochimica negli anni ’70, minaccia debellata da un’autentica rivolta popolare) non forniscono contributi concreti al tema della serata. Quasi tutto il mondo ha capito che scegliere le rinnovabili significa tentare di salvare il pianeta, ma nel nostro senato, menti geniali (Gasparri, Nania, Dell’Utri) presentano una mozione per imporre uno stop al solare termodinamico (a favore, magari, di carbone, petrolio, gas?).

Forse in Italia è stato cancellato per legge l’obbligo degli amministratori di rispondere ai quesiti dei cittadini/elettori/contribuenti. Un altro cittadino alza la mano e chiede la parola, ma uno degli organizzatori del convegno, Silvio Bellano (in quota Udc, anche lui allievo di 'Zio Remo'), comincia a straparlare di "irruenza, arroganza, mancanza di rispetto non solo verso gli ospiti, ma anche verso chi potrebbe intervenire". 
Chiodi allora non si argina più, riparte in quarta: "Scusate, siamo d'accordo su questa cosa. Non capisco per quale motivo nonostante io abbia detto che queste cose non si faranno, vi vedo tristi. Come mai siete tristi? Vorreste forse che si facessero? Non si faranno, non c'è niente da fare! Non si faranno e basta con queste strumentalizzazioni. Grazie".

La Prof. D'Orsogna e gli ambientalisti continuano a incalzare Chiodi. Silvio Bellano si erge a censore dei 'contestatori': "Grazie a Dio gli abruzzesi hanno punito la vostra arroganza e vi hanno mandato a casa. E' stata proprio la vostra parte politica ad essere punita dagli abruzzesi e dagli italiani che vi hanno mandato a casa. Avreste potuto chiedere di intervenire con dei supporti, invece, la vostra maleducazione nei confronti di chi ha affrontato un viaggio per stare qui, e la vostra irruenza vi ha penalizzati. Anche in Europa, anche l'Europa vi ha mandati a casa (a chi si riferisce? Mistero, ndr)".  
I cittadini e gli ambientalisti attoniti protestano la loro non appartenenza politica e insistono nella legittima richiesta di risposte istituzionali alla minaccia legata all’estrazione del pessimo petrolio locale.
Qualche zelante portaborse sbraita e chiede addirittura l’intervento dei Carabinieri e dei Vigili urbani con motivazione fantasiosa “Stanno attaccando (?) il presidente Chiodi”.

L’impegno ‘verbale’, sulla fiducia cristiana, di Chiodi evapora però nell’aria, senza un documento ufficiale o un atto scritto della Regione, quando poco prima lo stesso governatore aveva ammesso che, ad esempio, gli abusati protocolli d’intesa tra regioni e governo sono “nulla”, servono accordi quadro cogenti per l’esecutivo centrale.
Chissà come Chiodi intende convincere l’agguerrita compagine del ‘suo’ presidente Berlusconi a cancellare le concessioni petrolifere già autorizzate, a dismettere i pozzi già scavati (quasi 700 tra terraferma e mare), a varare strategie di sviluppo che favoriscano la tutela ambientale, l’agricoltura, la cultura, il turismo. Il petrolio, lo sanno anche le rocce del Gran Sasso, esclude tutto questo (e la sventurata Basilicata e il siracusano massacrato dal polo petrolchimico si sono stufati di essere citati come esempi negativi).
Prima dell’intermezzo, Chiodi si è scusato per il ritardo, ha incensato il suo mentore Remo Gaspari ("Quando l'Abruzzo era forte, e rimpiangiamo tutti quel periodo, c'erano dei motivi; primo, la stabilità politica grazie alla guida dell'On. Gaspari"), ha tenuto una dotta lectio magistralis di stampo bocconiano sulle cause della crisi economica in Abruzzo e sui rimedi per rilanciare la regione: una lezione infarcita di ‘master plan’, ‘fare sistema’, ‘road map’, per spiegare che si è insediato dal 27 gennaio, ha trovato un buco di bilancio pari a 4 miliardi di euro, ad aprile c’è stato il terremoto, ma lui ha strappato al governo (Tremonti definito ‘genio della finanza’) un’intesa quadro da 6 miliardi e commissariato 19 enti pubblici infestati da furbi succhia-risorse, rei di aver creato uno spaventoso debito pubblico, assieme a 38 aziende ospedaliere che non trovano giustificazione in relazione al numero di abitanti. Insomma, un modo per annunciare misure impopolari a base di lacrime e sangue (tasse salate e cinghia tirata) e per giustificare scelte strategiche poco gradite alla maggioranza degli abruzzesi (che fine ha fatto un sondaggio demoscopico del 2008 nel quale il 75% dei cittadini si dichiarava contrario alla petrolizzazione?).

Dopo l’interludio ‘sonoro’, ecco il vero show della serata, abilmente messo in scena da uno scafato commediante dell’arte: Remo Gaspari.
Il vecchio lupo democristiano ha perso il pelo, ma non il vizio. Rievoca con nostalgia l’età dell’oro del pentapartito (prima del 1992, cioé prima di Tangentopoli; poi, secondo lui, gli estremisti di sinistra hanno demolito tutto e causato gli attuali sconquassi italici), rivendica con orgoglio il suo curriculum: “Quaranta anni in Parlamento, 27 di governo. Quando c’era Remo, lavoravano tutti: democristiani, socialisti, comunisti. Quando c’ero io, l’Abruzzo era la prima regione d’Europa”.
Insomma, un mago delle clientele ancora stipendiato dal cittadino italiano.

Un autentico eroe della politica e un precursore: “Sono stato io nel 1987 a far costruire il primo impianto fotovoltaico italiano”. L’ex ministro per il Mezzogiorno (la Cassa per il Mezzogiorno non ha contribuito a formare l’attuale voragine del debito pubblico italico?) cita Obama, come il suo delfino: Obama è davvero trendy, con quella sua abbronzatura che non scolora mai!
Ma quale relazione esista tra le strategie energetiche ecosostenibili varate dall'inquilino della Casa Bianca e i sostenitori del petra oleum e del nucleare in Italia, nessuno riesce (o vuole) a spiegarlo.
L’Abruzzo deve tornare al progresso – e mostrando un voluminoso faldone del suo archivio personale – come quando il piano per lo smaltimento dei rifiuti era progettato dai migliori tecnici di Eni e Snam (ah, ecco!) e poi adottato dalla Regione”. Naturalmente, a intervalli regolari, insulta i facinorosi che hanno “preparato a freddo l’incidente per disturbare il coraggioso presidente Chiodi”.
Estremisti di sinistra scaricati perfino da Veltroni, fannulloni, gentarella da quattro soldi che inventa problemi per farsi pubblicità in piazza”, e via sfornando nuovi epiteti. Nella foga, si scaglia anche contro “i raccomandati”, creando sconcerto e apprensione tra i suoi stessi peones (“Ma sta parlando di noi?”).
A chi cerca d’intervenire alzando la mano, dice “Parla parla, tanto io non ti ascolto”. Questo dopo aver esortato in precedenza il delfino Chiodi – con aulico e infastidito gesto di mano – a “non rispondergli”. Un campione di democrazia.

Qualche cittadino più audace tenta di parlare senza ausilio del microfono, ma dalla claque indigena lo redarguiscono: “Abbiate rispetto per un uomo di 88 anni”. Caspita, quasi 90 anni ma quanta capacità polmonare per ‘etichettare’ senza appello insegnanti, cittadini, volontari del WWF di Pescara, dell’Arci di Vasto, del comitato Nuovo Senso Civico, studenti il cui solo torto è chiedere lumi sulla deriva petrolifera.

Resta una grande amarezza, la sensazione che se la Campania è stata strumentalizzata per creare l’emergenza monnezza pro business inceneritori, l’Abruzzo, ‘grazie’ anche al terremoto, sia diventato la cavia individuata dal governo per le brillanti strategie di progresso economico saldate a doppio filo ai vari business dei palazzinari, delle infrastrutture la cui realizzazione sarà affidata ai soliti famigerati noti, alla costruzione di moderni e sicuri termovalorizzatori e ‘frantoi petroliferi’.
Del resto, il capo del governo è stato chiaro: chi intralcerà il progetto di pseudosviluppo in salsa berlusconiana, dovrà vedersela con l’esercito. Quindi, non solo le amministrazioni locali sono di fatto esautorate da ogni parere vincolante sulla sorte del territorio, non solo chi dovesse ricorrere al Tar e uscire sconfitto al terzo grado di giudizio sarebbe costretto ad accollarsi tutte le spese legali e di risarcimento per il presunto mancato ‘progresso’, ora addirittura la minaccia dei soldati.
Ecco infine dispiegata in tutta la propria geometrica potenza ‘l’idea’ della degenerata classe politicante italiana (tutta, schieramenti complementari nel residence incantato) in merito alla democrazia.
Mancano solo l’avvelenamento dei giornalisti scomodi caro a certi ex agenti del Kgb e l’ordine di sparare sui cittadini (Iran tricolore?) che protestano contro le decisoni governative inique o cervellotiche.

Il suddito non abbia l’ardire e la sfrontatezza – mai – di chiedere conto ai propri dipendenti (almeno in questo caso, Grillo ha ragione). Resta la desolante certezza che il ‘potere’ sia gestito da arroganti e ignoranti, incapaci di rispondere a semplici domande di chi magari offre una visione del mondo alternativa a quella omologata e prefabbricata; un ‘potere’ nelle mani di chi brancola nelle tenebre dell’ortodossia imposta da un vertice e resta spiazzato e nudo se dalla platea non si levano applausi dai figuranti prezzolati.
(Per approfondire, ecco la cronaca precisa della grottesca serata di Cupello gentilmente scritta da Lorenzo Luciano)

Italia nel g8? Ma mi faccia il piacere!
Italia, anno di ‘disgrazia’ 2009, completamente fuori dal mondo.

Sfoglia agosto        ottobre