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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Anche i politici italiani leggono, ma non imparano (e polemizzano)
post pubblicato in Ambiente, il 1 giugno 2010
La Professoressa D’Orsogna scrive un articolo sulla senatrice palermitana Simona Vicari, sostenitrice di un’economia basata su petrolio e inceneritori.
Da Palazzo Madama qualcuno si connette al blog della Scienziata californiana e dopo qualche ora misteriosamente compare un commento firmato ‘Stefania’ che si scaglia contro “l’ambientalismo di tendenza sinistroide”.
Vaglielo a spiegare che salute e ambiente libero da inquinamento sono valori universali...


di Hermes Pittelli
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 Anche i politici italiani (e i petrolieri) leggono. 
Ebbene sì, frequentano i blog degli attivisti e degli Scienziati che si battono per la tutela dell’ambiente e della salute.
Nonostante questo, non si ravvedono sulla via di Damasco.
Dal punto di vista di chi fa business con gli idrocarburi (ancora per poco, belli!) è quasi una condanna esistenziale, resta invece lo sconcerto per la totale mancanza di comprensione da parte di chi dovrebbe rappresentare e tutelare il bene comune.
La Professoressa D’Orsogna lo scorso 22 maggio in un post sul proprio blog ci ha raccontato la vicenda di una senatrice italiana che, ospite del convegno di Assomineraria, forse per eccesso di cortesia, si è lanciata in una elegiaca arringa pro petrolieri; ventilando riforme parlamentari in favore della ‘vessata categoria’.
La scienziata abruzzocaliforniana ha evidenziato come sempre le clamorose incongruenze di alcune tesi sostenute nel discorso.
La senatrice in questione si chiama Simona Vicari, laureata in architettura, palermitana, senatrice della Repubblica, fa parte della Commissione Industria di Palazzo Madama.
Ebbene l’architetto siculo sostiene che i poveri petrolieri italiani rischiano l’indigenza a causa di ‘lacci e lacciuoli burocratici’; di royalties troppo alte in rapporto ai rischi minerari, mentre in Norvegia, Inghilterra, Danimarca non sarebbero applicate tasse sulle attività estrattive; la senatrice propone quindi di ovviare a questi impedimenti che soffocano l’imprenditorialità di industriali seri, pronti ad agire nel rispetto della tutela ambientale e con le più elevate misure di sicurezza, attraverso una rivoluzione in tre fasi:
1) una semplificazione delle procedure autorizzative oggi in vigore;
2) una rivisitazione dei prelievi fiscali e dei meccanismi di ridistribuzione sui territori coinvolti;
3) affidamento delle competenze di controllo e autorizzazione ad un’apposita agenzia.

Argomenti che sembrano una copia conforme della relazione con cui Claudio Descalzi ha infiammato la platea della potente lobby mineraria; solo che Descalzi, laureato in fisica ed esperto di igegneria, è il presidente di Assomineraria, nonché vice presidente di Confindustria Energia e, ciliegina sulla torta, direttore generale di Eni Spa.
Mentre la senatrice Vicari dovrebbe ergersi a paladina del popolo italiano.

Per questo la Prof. D’Orsogna si è permessa di rammentare che il petrolio con ambiente, agricoltura, pesca, turismo, salute non ci azzecca proprio: del resto in California sono gli stessi petrolieri che per legge (la celebre Prop65) avvisano la popolazione che estrazione e raffinazione di idrocarburi rischiano di causare tumori vari. Per tacere poi dei disastri tipo golfo del Messico o nei confini italici, la ‘meschina’ (come direbbero a Palermo) Val D’Agri.
Ma la senatrice sembra ignorare non solo questi fatti, ma anche l’esistenza di royalties molto salate in Norvegia, Danimarca e Inghilterra, informazione garantita dall’Economist, mica dal bollettino del mercatino rionale.
Come sembra ignorare che la ricostruzione post bellica fu possibile soprattutto grazie al Piano Marshall e non certo all’Eni, le cui operazioni off shore sono state causa dell’alluvione in Polesine e della subsidenza di cui soffrono ancora oggi Ravenna e la costa ravennate.

Ma il 'giallo' si concretizza quando sul blog della Scienziata compare un commento firmato da una misteriosa Stefania che si scaglia con veemenza contro la Prof. D’Orsogna.
Il mistero è fitto perché questa signora si è loggata da Palazzo Madama, sede del Senato italiano.
A meno che non si tratti della corregionale e compagna di compagine politica (PdL) Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente (altra simpatizzante di petrolio, inceneritori e 'carbone pulito'), intervenuta motu proprio per difendere le posizioni della collega.

Comincio dalla fine del commento vergato elettronicamente da Stefania: “Non serve fare stupido allarmismo se incompetenti. Bisogna costruire progetti razionali lasciando fuori beghe politiche e personali”.
Non si sa se ridere o piangere; preferibilmente la seconda opzione.
Maria Rita D’Orsogna potrà anche non risultare simpatica a qualcuno, ma sulla competenza scientifica e professionale non si può discutere (infatti, perfino i tecnici Eni hanno dovuto ritirarsi con la coda tra le ‘zampe’); la fantomatica Stefania invece non fornisce curriculum, né spiega quali sarebbero i ‘progetti razionali’.
Sulle beghe politiche e personali invece c’è proprio da sganasciarsi, perché la Scienziata vive e lavora in California, stipendiata dalla CSUN, non ha tessere di partito né amici imprenditori, e il suo credo ‘politico’ si basa solo su tre pilastri: democrazia, meritocrazia, onestà (in alphabetical order).

Altre considerazioni in libertà: solo la 'furbizia' di connettersi dal senato italiota per poi vomitare schiocchezze sotto falsa identità dovrebbe fornirci l'indice di 'qualità' della classe politicante.
Per esempio, al governo c'è chi con un unico 'colpo di genio' risolve i problemi della scuola e del turismo. Oplà, cittadini sempre meno scolarizzati (che poi se hanno cultura e sviluppano autonomo ragionamento diventano pericolosi) e vacanze perenni: l'Italia del III millennio!
Tra l'altro, visto che questa maggioranza e questo esecutivo ad ogni occasione non fanno che sproloquiare di turismo quale risorsa strategica per la nostra economia,  chiedo se faccia parte del pacchetto la visita guidata a piattaforme, raffinerie, inceneritori e centrali nucleari.

Eh, signora mia: Stefania o Simona, fa lo stesso. Gli stranieri non hanno l'anello al naso come gli indigeni ormai con la scatola cranica vuota grazie al vuoto della scatola televisiva; agli stranieri non basta che appaia qualche tizio in video, il quale senza nessuno che gli faccia domande dica: "tutto va bene, il sole splende, l'aria e il mare sono puliti", anche se la realtà è esattamente contraria. Gli stranieri vedono, non tornano e soprattutto poi diffondono informazioni.
In questo periodo, come Ella certo saprà, una delegazione norvegese è in missione esplorativa sulla costa vastese: sono rimasti incantati dalla bellezza dell’ecosistema locale e dallo straordinario livello enogastronomico.
I norvegesi non cercano il petrolio né le piattaforme qui da noi (ne hanno in abbondanza a casa loro), ma il mare incontaminato e il pesce buono (senza mercurio, né idrocarburi).
La signora Stefania scrive di non essere riuscita a concludere la lettura del post, forse perché disabituata ai fatti e alle verità scomode (un virus che in Italia sta mietendo più vittime della pandemia da febbre suina nel mondo): quelle che di solito ci costringono a fare i conti con la nostra coscienza e ad agire per il bene comune; se abbiamo un briciolo di onestà, almeno intellettuale (non chiedo troppo).
Sul “delirio da ambientalismo sinistroide”, ha risposto la Professoressa: “ambientalismo di tendenza californiana, più che sinistroide”.
Tirare fuori la storiella degli idrocarburi indispensabili (secondo Stefania, la razza umana rischia di tornare all’età della pietra focaia), mentre gli idrocarburi sono al canto del cigno è patetico; come voler insegnare l'educazione a un bambino scoraggiando presunti atteggiamenti sbagliati con la minaccia dell'arrivo del lupo cattivo.
La signora Stefania, visto che frequenta il senato, certo avrà accesso a media e documenti molto più ampi e dettagliati di quelli a disposizione di un normale cittadino: quindi si sarà accorta che la Cina da lei citata sta investendo somme enormi nel fotovoltaico e nell'eolico.
Tra l'altro, proprio il colosso orientale si fa progettare intere città ecosostenibili da un gruppo di architetti italiani.
Ma Stefania saprà anche questo.

Agli italiani che usano il suv (ma poi dichiarano di essere indigenti) per raggiungere l'edicola a 10 metri da casa non farebbe poi male un ritorno alla pietra focaia; anzi; personalmente li obbligherei per legge a spostarsi solo in bicletta, a piedi, a dorso di mulo quando mi sento generoso.
Alla gentile Stefania, suggerirei che il problema non è il modo di ragionare della Professoressa D'Orsogna (magari potessimo trovare anche solo un politico italiano così intelligente, preparato, onesto, completamente libero da vincoli familistici e clientelari), il problema è continuare ad avere una visione limitata e acefala della realtà, da tradursi nell’elementare binomio destra/sinistra (tra l'altro, già defunto da almeno 20 anni, come da referto obitoriale firmato da Norberto Bobbio).
Un binomio triste che però appassiona ancora qualche italiano nostalgico del campanilismo tra Comuni o tra guelfi e ghibellini; senza accorgersi che la politica italiana è solo la terra incantata dei ladri di Pisa (si litiga di giorno a favore di telecamera, per spartirsi il bottino di notte alla faccia dei cittadini e degli interessi pubblici).

Cara Stefania, la Professoressa D’Orsogna si diverte a propagare stupido allarmismo? Abbiamo tecnologie in continuo miglioramento?
Dunque, al senato non è giunta la notizia del disastro ambientale causato nel Golfo del Messico dai petrolieri della British Petroleum (incapaci e corrotti, Obama dixit)...
Forse lì non siete connessi a Gogol News!

Dove sono i progetti razionali di cui parla?
Magari certificati da Veronesi (lo smemorato d’Ippocrate che in tv va berciando di inceneritori quali impianti a zero emissioni) o come Angela Senior che sbertuccia l'eolico, ma dall'alto della 'sua scienza' non propone alternative (il nucleare?).

Stefania, lei sa che il piccolo bacino del Mediterraneo rappresenta solo l'1% dei mari del pianeta; stranamente però è il più inquinato. Forse perché qui si concentra il 20% del traffico mondiale delle petroliere che (senza includere i continui incidenti) riversano in acqua allegre e impunite ogni tipo di scarto e persino il 'risciacquo' delle cisterne.

Stefania/Simona, doppelganger a Palazzo Madama.
Roba buona per una puntata di Mistero;
non certo per un binomio Scienza/Politica davvero al lavoro per il bene dei cittadini.

Storia della Scienziata americana che sconfisse (forse) le trivelle
post pubblicato in Ambiente, il 29 aprile 2010
II e conclusiva parte (qui la I)


(San Vito Chietino, 18/04/2010; manifestazione Sì all'Abruzzo delle energie rinnovabili, No petrolio. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


Intervista esclusiva alla Professoressa Maria Rita D'Orsogna


di Hermes Pittelli ©


 Giorni strani, certo. Non solo in Abruzzo, anche in Italia.
Un clima politico, sociale, culturale mefitico, denso di veleni (metaforici e non) che credevamo di aver debellato in passato. Pensando a questo, sul volto della Professoressa D’Orsogna compaiono delle fugaci ombre di malinconia e amarezza:
Se qualcuno mi chiedesse perché sono così innamorata della California, qual è la cosa più bella di Los Angeles potrei cominciare a rispondere da quelle in apparenza più evidenti
e banali: il mare, il clima, Hollywood.
Ma la cosa più bella per me è la diversità umana. Qui i bianchi non sono la maggioranza. Da ogni cultura puoi imparare, crescere, e alla fine con tutti trovare poi qualcosa in comune.
E' molto penoso per me vedere gli atteggiamenti razzisti di certe zone del Nord Italia, e sentire gli ‘italiani’ definire extracomunitari anche i figli dei Migranti, che sono nati e cresciuti in Italia, e la cui unica diversità è il pigmento della pelle. Qui siamo tutti americani, di colori e storie diverse magari, ma tutti con uguali possibilità e diritti
”.


D. Tornando alla scabroso argomento, centro oli suona bene. Sembra un bel frantoio in stile Mulino Bianco. Ancora oggi in Abruzzo molti cittadini appaiono propensi a lasciarsi gabbare da aziende ultrainquinanti che con furbizia inseriscono nella ragione sociale il prefisso ‘eco’.
Come mai in California la cultura generale dei cittadini sembra molto piu’ solida e orientata alla tutela dell’ambiente e della salute?

Non so individuare un motivo preciso. Forse il motivo di base è il pragmatismo americano che fa sì che tutti si sentono responsabili in prima persona del bene comune. L’ambiente è visto come qualcosa di sacro perché ci sono mille attività naturali per il godimento dei cittadini, ma anche per la nostra economia.
Qui in America nel corso degli anni sono sorte associazioni ambientali di vario genere, che hanno moltissimi iscritti e che sono dei veri e propri cani da guardia per la difesa dell’ambiente. Oltre alle associazioni che conosciamo anche in Italia, come il WWF, Greenpeace e così via ci sono il Sierra Club, il Nature Conservancy e il National Resource Defence Council, che sono tutte organizzazioni che non solo fanno informazione, ma che fanno le cause civili contro chi inquina. Il Sierra Club per dirne una, ha una schiera di avvocati specializzati in fare le cause contro il proliferare di centrali a carbone. Finora sono riusciti a bloccare venti nuovi progetti. Sono tutti finanziati da contributi privati.


D. La California, Santa Monica dove lei vive, sembra molto lontana, non solo geograficamente, dall’Abruzzo e dall’Italia. In L.A. fuori dai centri di raccolta della differenziata, I cartelli avvisano il cittadino che sostando troppo a lungo vicino a certi prodotti di scarto rischia di contrarre il cancro.
Le multinazionali del petrolio grazie alla famosa Prop 65 (elenco voluto per legge dallo stato della California e aggiornato di continuo) sono obbligate a informare il cittadino che l’oro nero e suoi derivati causano il cancro. In Italia, politicanti collusi con rapaci businessmen discutono sul sesso degli angeli e con espressioni fuorvianti quali ‘pregiudiaziale, ideologico, necessario compromesso tra diverse esigenze’ confondono i cittadini e non perseguono il reale bene comune. Perché?

Me lo chiedo anche io perché ai politici italiani, nel loro complesso, non interessi il bene comune. L’Italia, e chiunque vive all’estero io penso possa confermarlo, non vive un buon momento. Non solo per l’ambiente, ma proprio moralmente, nella vita di tutti i giorni.
Forse perché la maggior parte dei politici non siede in quei posti per amor di popolo, ma solo per assicurarsi la continuazione dei propri vantaggi. La maggior parte dei nostri politici è vecchia - e non solo anagraficamente, ma di idee – non hanno viaggiato, non parlano le lingue, non sanno che il mondo ci è scappato avanti. Qualcuno ha anche condanne pendenti o passate. D’altro canto I cittadini troppo poco spesso esigono che il bene comune sia perseguito.
Un esempio: addirittura in molti ristoranti della Pacific Coast gli esercenti informano gli avventori che il pesce, a causa del bioaccumulo, potenzialmente può essere una fonte di patologie tumorali. Sembra fantascienza.
Ristorante dell’Hotel Coronado, San Diego, uno dei più esclusivi della California del sud. Provare per credere.





D.
Prof. torniamo all’argomento petrolio. Chi l’ha aiutata a formarsi una competenza così estesa e robusta sugli effetti negativi, scientificamente accertati in tutto il globo tranne che in Italia, sull’estrazione e la lavorazione di questa fonte fossile?

Ho trascorso moltissime ore a leggere articoli di vario genere – medicina, biologia, chimica. Sono andata in biblioteca e mi sono portata a casa una decina di libri sull’idrogeno solforato e sugli effetti delle estrazioni petrolifere in giro per il mondo. Ricordo di avere trascorso il mio 35esimo compleanno a studiare l’idrogeno solforato. E quando non sapevo ho preso e scritto a chi ne sapeva più di me. Nel corso dei mesi ho scambiato e-mail con Robert Morton, uno dei responsabili del servizio geologico degli USA, Kaye Kilburn, il padre della medicina ambientale negli USA ed uno dei massimi esperti dell’idrogeno solforato, ed altri universitari più esperti di me come Tom Chou, mio collega del dipartimento di medicina di UCLA.


D.
Sorride all’idea che molte delle persone che hanno grandi interessi economici privati nell’affaire petrolio in Abruzzo abbiano affermato in passato che Lei non era una persona reale, che non esisteva?

Sì, sorrido. Sorrido perché il personaggio in questione – Remo Di Martino – pensava che sarebbe bastato invitarmi a bere il caffè a Ortona per spiegare - lui a me - che in realtà il “centro oli” era solo un progettino per incanalare il gas. Quando gli risposi che ero ben sicura di quel che dicevo e che ero allibita dell’ignoranza della classe politica ortonese, è iniziata la campagna mediatica del “la D’Orsogna è una creatura del web e se esiste la denunciamo”. Ovviamente sono viva e vegeta. Cosa posso dire? E’ triste quando chi sta al governo nemmeno è conscio dei propri limiti culturali. E’ triste che invece di chiedersi se possa esserci un che di vero nelle cose che dico, ci si lancia sugli attacchi personali, a scatola chiusa.
Ora Remo Di Martino è assessore al turismo della provincia di Chieti.
Questo per me è incomprensibile.


D. La ‘sensazione’ è che la giunta Chiodi sia stata ‘costretta’ a varare questa presunta legge antipetrolio, dopo aver fiutato il clima di pressione innescato da Lei con le lettere alle istituzioni, ai ministeri a Roma, alla Chiesa; esempio imitato da moltissimi privati cittadini e dai comitati civici e ambientalisti d’Abruzzo.
In Italia la politica ha smarrito il senso del dovere e del rigore per il bene comune e insegue solo rendite di convenienza.
Dopo quasi tre anni di fatiche immani, dopo decine di conferenze in Abruzzo, in Brianza, in Veneto, in Puglia, dopo centinaia di articoli sul Suo blog, ecco che la stampa nazionale, Corriere della Sera e La Repubblica in testa, si sono accorte del problema e dedicano articoli alla questione petrolifera abruzzese.
La BBC si è interessata all’argomento e ha girato un servizio.
Il Times ha definito l’Abruzzo il Tibet d’Europa e l’ha inserito tra le 10 avventure più belle della vita!
Si rende conto di quanto abbia agitato le placide acque dei consueti ‘intrallazzi’ italiani?

Sì, anche io rimango esterrefatta quando guardo indietro alle cose che siamo riusciti a fare in questi due anni. Non riesco nemmeno io a credere di avere scosso così profondamente lo status quo in Abruzzo.
E’ veramente una bella storia di democrazia, anche se c’è ancora molto da fare.
A volte ci sono anche dei risvolti comici in questo mio ruolo ‘pubblico’ e mi sento un po’ come Forrest Gump, perché non ho mai avuto una strategia, o un calcolo ben preciso. Ho sempre solo detto ciò che pensavo e sulla base di fatti veri, non ho mai mollato, ed ho sempre avuto ben chiaro in mente cosa volevo: l’Abruzzo “spetrolizzato”.
Sono una persona libera. Non devo chiedere niente a nessuno – favori, stipendi, posto di lavoro. E questo fa sì che io possa dire chiaramente ciò che penso, sempre e comunque.
Credo che questa sincerità abbia avuto un forte impatto sulla gente.


D. In California, dal 1976 non si costruiscono più raffinerie.
Da 20 anni sono al bando gli inceneritori e a nessuno viene più in mente di tornare alla carica con progetti di questo tipo.
Ma cosa devono fare gli italiani? Trasferirsi in massa in California?

Nella mia opinione ciò che manca alla maggior parte degli italiani è la perseveranza. C’è qualcosa che non ci piace? Allora occorre che ciascuno si chieda cosa può fare lui medesimo per cambiarla. Sapendo che non si arriva al risultato l’indomani, ma che ogni giorno deve essere un passettino verso la meta finale. Questo comporta sacrifici, comporta lavoro, comporta tempo rubato allo svago, alla vita spensierata. Ma c’è un che di nobile alla fine, la vita ha un senso, c’è la soddisfazione di avere fatto una cosa buona. Ovviamente tutto questo è molto più difficile in Italia, dove le leggi sono contorte, il “sistema” non è fatto per proteggere il bene comune e il cittadino. Ma ci si deve provare lo stesso. A dire la verità, piccoli e grandi eroi ci sono in Italia – basti pensare a Roberto Saviano – ma tutti gli altri? La maggior parte delle persone tende a credere che ci penserà qualcun altro, o che è troppo difficile, oppure si dà il tutto per tutto solo quando è troppo tardi.
E intanto il degrado avanza, senza che neanche ce ne accorgiamo. Come dice Thomas Jefferson, il prezzo da pagare per la democrazia è l’eterna vigilanza.
Quale che sia il finale di questa storia, la cosa che più vorrei rimanesse fra gli Abruzzesi, e specie i più giovani, è che se questo l’ho potuto fare io, che abitavo in California e che nessuno nemmeno conosceva tre anni fa, allora lo possono fare tutti. Un giorno alla volta, senza stancarsi e avendo ben chiaro dove si vuole arrivare.


D. A fronte della furbizia della politica abruzzese e italiana, a fronte del fatalismo passivo e pigro della maggioranza dei cittadini abruzzesi e italiani, visto che Lei è perfettamente integrata in California; scusi, ma chi la obbliga a continuare questa battaglia?

Nessuno. E’ solo che è giusto così. Se tutti facessimo la stessa cosa l’Italia sarebbe un paese migliore. In un certo senso è la parte Americana di me che mi fa fare tutto questo. Non lo posso accettare che i prepotenti – in questo caso l’Eni e tutte le altre ditte petrolifere che vogliono venire a trivellare in Abruzzo – possano avere la meglio sui più deboli, sui cittadini, e a discapito delle generazioni future.
Le generazioni passate hanno sofferto fame, guerra e miseria per lasciarci quello che abbiamo oggi. E noi abbiamo la responsabilità di fare lo stesso per chi viene dopo. Non ci sono scuse.



(ancora un momento della manifestazione anti-petrolio del 18 aprile 2010 a San Vito Chietino. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


D. A proposito di chi verrà dopo di noi: uno degli aspetti più importanti della manifestazione a San Vito è stata la partecipazione attiva e convinta di molti giovani abruzzesi.
Possiamo trarre un auspicio ottimistico da questo? E come possiamo coinvolgerli ancora di più, visto che il vero cambiamento non giungerà certo dai vecchi volponi che stanno distruggendo l’Italia?

Certo che possiamo trarre un segnare positivo dalla presenza dei giovani, ma per il cambiamento vero, c’è bisogno di molto più. Occorre dare l’esempio ai giovani, perché sono molto più intelligenti di quanto crediamo.
Noi adulti per primi dobbiamo vivere una vita esemplare: onesta e partecipata.
Non sa che tristezza quando un giorno una studentessa di 15-16 anni mi disse che non c’era niente da fare perché “tanto in Italia è tutto corrotto”.
Ecco, occorre ridare un po’ di speranza ai giovani ed indicare loro delle strade da seguire affinché con impegno le cose cambino, lentamente sì, ma inesorabilmente.


D. So che è stata contattata da esponenti di partito e addirittura da alcuni rappresentanti delle aziende contro cui sta lottando.
Persone che hanno tentato di ‘lusingarla’ con allettanti proposte di carriera.
Ci dobbiamo aspettare in un prossimo futuro un ‘governatore californiano’ per l’Abruzzo?

La mia vita - per ora almeno - si svolge in California. Sono felice qui e una parte di me desidera tornare ad una vita tranquilla.
Non mi ci vedo in politica. Sarei troppo severa, mi scandalizzerei troppo davanti al “mal vedere”, punterei all’eccellenza e non accetterei compromessi e mezze misure.
Non so se gli Abruzzesi sarebbero pronti. Non so se io sarei pronta.


Intanto, astuti razziatori millantano a cittadini ignavi e proni un inesistente futuro da sceicchi, tra trivelle, piattaforme, desolforatori piazzati in mezzo a trabocchi, vigne, ulivi.
La Professoressa D’Orsogna continua a trascorrere sabati, domeniche, perfino i periodi di vacanza studiando e progettando nuove iniziative contro i criminosi piani di trivellazione d’Abruzzo.
Nella speranza che il suo impegno, convinca sempre più cittadini e politici abruzzesi a diventare attivisti per la causa del bene comune. 

Perché la Val D’Agri, devastata da Eni e Total, non è lontana come la California.

Cronache californiane: Non tutto e’ oro…
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2009
Le raffinerie ci sono. Ma sono state costruite prima degli insediamenti urbani. E poi a Santa Monica, eliminano parcheggi per costruire campi da calcio!


di Hermes Pittelli ©



 Non tutto funziona al meglio. Anche a Los Angeles c'e' qualche magagna.
L’aeroporto internazionale e’ fonte di emissioni nocive non solo acustiche, ma anche gassose e di radiazioni.
Ma gli agglomerati urbani intorno alla struttura sono formati da case a basso prezzo, abitate da famiglie e persone con poche possibilita’ economiche che gia' contente di avere un tetto sulle teste si guardano bene dal sollevare problemi di tutela della salute e ambientale.
Procedendo sulla freeway oltre Venice Beach verso sud in direzione San Diego, all’altezza di Manhattan Beach si lambisce una zona di Los Angeles chiamata El Segundo (il secondo) ossia il secondo impianto del pionere del petrolio, poi multimilardario, John D. Rockefeller, costruito appositamento per la raffinazione del petrolio.
Di proprieta’ della Chevron, costola della Standard Oil di Rockeffeler quando nel 1911 la Corte Suprema gli impose di frazionare la sua creatura vorace e monopolista, e’ considerata una presenza storica, una gloria locale anche perche’ molti indigeni si sono arricchiti con questo business.
Una presenza che ha polarizzato l’arrivo di molti abitanti, consentendo all’area di crescere e svilupparsi. Una fonte di guadagno: infatti attraversando la freeway, di fronte alla raffineria e’ stato realizzato un meraviglioso ed esclusivo campo da golf.

Ma tornando agli aspetti edificanti, c’e’ da registrare a Santa Monica – localita’ che i residenti considerano indipendente e a se’ stante rispetto a L.A. – la presenza di un parcheggio a pagamento alimentato completamente da pannelli solari. La presenza di colonne multicromatiche fanno dell’edificio anche una specie di opera d’arte. Questo parking e’ sorto per ovviare alla riduzione dei parchimetri lungo le strade della rinomata localita’ turistica. Una contrazione richiesta espressamente dai cittadini, esasperati dall’invadenza e dal caos causati dall’eccesso di veicoli.
Qui non si sono verificate insurrezioni delle associazioni dei commercianti locali e l’amministrazione, la City Hall of Santa Monica, ha preso atto della volonta’ dei residenti e ha progettato la situazione alternativa, sostenibile, ecologica, economica.

Sempre a Santa Monica si trova il Photovoltaic Solar Port. Una banchina di pannelli solari con centraline in grado di ricaricare i veicoli elettrici. La diffusione di queste auto e’ al momento limitata (ma le ibride, soprattutto Toyota, spopolano) a cusa della terribile pressione lobbistica attuata dai colossi dell’industria automobilistica americana, quali la Ford. Ma la verita’ e’ che qui si sperimenta il futuro, si studiano i progetti per avere un futuro ecosostenibile. 
Questa stazione a pieno regime e’ in grado di generare 1,3 milioni di kw/h evitando la combustione di 600 tonnellate di carbone, 2.200 barili di petrolio grezzo, 12,8 milioni di metri cubi di gas naturale; elimina le emissioni di CO2, SO2, NOx. Attendiamo notizie dall’Italia.

E al posto dei parcheggi ‘tagliati’? Sulle aree liberate da asfalto e cemento, sono spuntati aree verdi e campi gioco (da calcio, da baseball, da football, ecc.).
In Italia i profeti della cementificazione selvaggia dovrebbero solo cospargersi il capo di cenere e prendere appunti.


Cronache californiane: la meritocrazia
post pubblicato in Società&Politica, il 25 novembre 2009

di Hermes Pittelli ©


 Una formula abusata dai politici italiani quando vogliono approvare leggi incostituzionali e antidemocratiche recita: “E’ una riforma necessaria per rendere moderno il Paese. E’ cosi’ in tutte le domocrazie piu’ evolute del mondo”. E quando vogliono proprio troncare il discorso e impedire ogni ulteriore obiezione aggiungono: “E’ come negli Usa”. Indagando sul campo, in presa diretta, chissa’ perche’ si scoprono sempre altre realta’,verita’ opposte a quelle descritte e predicate dai politicanti italioti. Argomento a caso: la meritocrazia. Necessaria in ogni settore della vita pubblica, amministrativa, istituzionale di una qualunque nazione. 

Viene il sospetto che piu’ una materia anima annosi dibattiti, tanto meno viene vissuta e applicata nella vita quotidiana. Mai come in questo periodo della storia repubblicana italiana abbiamo assistito allo spettacolino di ministri, ministre, sottosegretari, portaborse e affini sproloquiare ai quattro venti sull’urgenza di riforme per consentire ai piu’meritevoli e competenti, ad esempio, di accedere alle cattedre della scuola pubblica o alle aule degli atenei o agli uffici della pubblica amministrazione.

Cosa accade in America? Non esistono concorsi pubblici (da noi, oltre ad essere uno strumento facilmente manipolabile per i soliti imbrogli clientelari, di casta e di famiglia, sono anche divenuti piu’ rari del passaggio della cometa di Halley). Le universita’ pubblicano sui quotidiani o sulle bacheche on line e su tutti i veicoli mediatici che reputano adatti annunci con la descrizione delle figure professionali di cui hanno bisogno. Gli interessati inviano i propri curricula e i quattro o cinque ritenuti piu’ interessanti sono selezionati per trascorrere tre giorni all’interno dell’ateneo. Ogni spesa e’ a carico dell’universita’, le 72 ore sono utilizzate per sottoporre il candidato ad una serie di interviste utili per mettere in luce ogni aspetto non solo della sua reale preparazione, ma anche della personalita’, della capacita’ di agire sotto pressione, di rispondere in modo corretto e in tempi brevi a imprevisti e difficolta’, alla sua disponibilita’ e propensione a lavorare in un team e per il bene della squadra.

Nel curriculum il candidato deve inserire solo la propria formazione culturale e le esperienze professionali accumulate. Ogni altra informazione di carattere personale e’ vietata, per legge. E se l’Universita’ la richiede commette un’illegalita’ ed e’ passibile di denuncia. Notizie sullo stato di famiglia, sugli orientamenti politici, sui gusti sessuali, su eventuali conoscenze, referenze o amicizie sono considerate una indebita violazione della privacy. Soprattutto sono considerate ininfluenti ai fini dell’individuazione di un buon docente o ricercatore per l’ateneo. E’ ritenuto addirittura sconveniente  che un laureato voglia cercare lavoro presso l’universita’ nella quale ha studiato: e’ considerato un segnale di pigrizia, un impedimento alla circolazione del sapere, delle idee, degli stimoli creativi. 

Solo in un secondo momento, quando l’universita’ reputa un candidato idoneo alle proprie necessita’ e intende formulare una proposta di collaborazione, cerca di sondare in modo molto garbato – chiedendo senza chiedere – se la persona abbia motivi o legami particolari che potrebbero impedirgli di lavorare serenamente. Se un laureato in California ad esempio deve trasferirsi a Boston, ma la sua famiglia risiede a Pasadena, l’universita’ cerca di dargli una mano a trovare un posto di lavoro alla moglie o al marito, un asilo per i figli e cosi’ via. Ma tutto questo avviene non per generosita’, ma perche’ qui ogni ‘azienda’ e quindi anche le universita’, sanno che un lavoratore distratto da altre necessita’ non sara’ produttivo ai massimi livelli.

Insomma, l’universita’ cerca non solo i migliori, ma tenta di metterli nelle migliori condizioni di lavoro per egoismo, perche’ da quelle persone vuole trarre il massimo profitto per i propri interessi.

Qualche settimana fa, alcuni noti bloggers di Los Angeles hanno pubblicato una serie di articoli su una ministra dell’attuale governo italiano: e’ stata descritta come esempio vivente di donna non solo di aspetto gradevole, ma anche preparata, intelligente, capace di ricoprire ruoli di responsabilita’. A parte la banalita’ dello spunto di discriminazione sessista da cui sono partiti, e’ interessante notare che in America anche l’uomo comune, il cosiddetto uomo della strada, da’ per scontato che i posti di prestigio e responsabilita’ siano appannaggio delle persone piu’ meritevoli.

Qui il rispetto delle leggi e la meritocrazia, che tanto fanno apparire gli americani come un popolo ‘rigido’ ai nostri occhi, sono concetti inscritti nel genoma di ogni cittadino.

Vallo a spiegare agli ingenui ‘stars andstripes’ che in Italia, piu’ che la meritocrazia, vige - al di la’ di ogni genere sessuale o schieramento politico - la meretriciocrazia. 



Cronache californiane: le domeniche della Memoria
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2009


di Hermes Pittelli ©


 Spiaggia di Santa Monica, una domenica mattina come tante in quest'angolo di California.
Sole, aria primaverile, gruppi di ragazzi che giocano a beach volley, fanno jogging o pedalano sulle mountain bike. I piu' intrepidi si tuffano nell'Oceano.
Eppure dal
2003 ogni domenica su questa sabbia accade qualcosa di straordinario, ma poco in sintonia con il clima d'allegria spensierata delle famigliole che affollano il mercatino rionale (farmers' market) dei coltivatori diretti.
Al mattino presto residenti volontari e l'associazione californiana dei
veterani (reduci dei vari conflitti cui hanno partecipato gli Usa) per la pace allestiscono un cimitero con piccole croci lignee bianche e rosse per ricordare i caduti in Iraq e in Afghanistan, sia americani, sia iracheni e afghani (un fatto anomalo, a queste latitudini). Sotto ogni croce, un fiore una piantina una foto un biglietto, una frase dedicata alle vittime, con riflessioni sulle nostre vite, con una reale presa di coscienza sull'inutilita' crudele di ogni guerra, sulla falsita' delle motivazioni poltiche ed economiche che predicano la santita' e l'ortodossia dei conflitti.
C'e' un registro aggiornato con il censimento preciso sul numero e sull'identita' di tutte le persone che hanno pagato con la morte violenta il tributo agli intrallazzi della business politica (le cifre sono superiori alle 'stime governative' e includono anche i suicidi di chi non ha retto l'impatto agli orrori del conflitto sul campo).
Solo qui l'America puo' guardare in faccia quale sporco affare sia la guerra, quale sia il biglietto da pagare, senza le ipocrite censure dei media e delle istituzioni: foto nitide e spietate mostrano i cadaveri, i corpi straziati, le terribili menomazioni dei sopravvissuti.
L'hanno ribattezzato
Arlington West (Arlington e' il cimitero degli 'eroi' di Washington dove sono sepolti gli americani uccisi nei vari conflitti o gli uomini di stato come JFK) ed e' straziante il contrasto tra i turisti domenicali che sciamano rumorosamente e disordinatamente sul pontile a sinistra, l'apparizione di Malibu beach sulla destra e i tendoni del cirque du soleil alle spalle, mentre attraversi afono e meditabondo questo santuario della memoria sull'arenile e ascolti le note commoventi del silenzio che una signora americana con pareo arancione crea con il flauto, a piedi scalzi tra queste mille croci di legno.
Un cartello spiega che camminando un passo dopo l'altro per ogni vittima della guerra in Iraq ti fermeresti solo dopo aver percorso
190 miglia.
Prima di lasciarti nuovamente coinvolgere dal traffico della Main Street, tra i Suv dei ricconi e il lento vagabondare degli homeless in cerca di scarti di cibo o di una panchina dove dormire, un anziano veterano con baffi e pizzetto che devono avere attraverso piu' di una tempesta, ti scruta negli occhi e ti indica un cartello scritto a mano: 
"
Quanti morti ancora?".

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