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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
‘Nuovi mostri’, vizi atavici: Italia vuota dentro una tv
post pubblicato in Società&Politica, il 20 aprile 2010




di Hermes Pittelli ©


 Il fortunato saggio di
Oliviero Beha (I nuovi mostri, Ed. chiarelettere, 2009) dovrebbe accendere la miccia di una resistenza politica, sociale e di una nuova, necessaria rivoluzione culturale.
Per riempire un vuoto pneumatico colmato negli ultimi 20 anni da Berlusconi.
Per puntellare una repubblica vacua che rischia di implodere.
In fondo, una rivoluzione etica non può prescindere da una culturale.
Solo con nuovi strumenti culturali gli individui hanno la possibilità di esprimere un atto di volontà che edifichi una società morale.

E un’autentica rivoluzione culturale da chi dovrebbe partire se non dagli intellettuali e dai giovani?
A giudicare dal numero dei partecipanti al dibattito organizzato alla sala Odeion dell’Ateneo La Sapienza di Roma dal periodico OrizzonteUniversitario, c’è poco da stare allegri.
Degli Intellettuali nemmeno l’ombra. Del resto senza cospicuo cachet è arduo trovare una ‘mente’ disposta a contribuire con il proprio sapere alla crescita del paese. I giovani saranno stati, con ottimistica approssimazione, una trentina.
Un risultato positivo se pensiamo che la conferenza era fissata per le 15, classico momento della pennichella. Sconfortante perché gli argomenti di cui tratta il giornalista, scrittore, autore, intellettuale dovrebbero scatenare la curiosità e l’attivismo sfrenato e ipercinetico proprio delle nuove generazioni.
In particolare quelle che frequentano le maltrattate università tricolori e che, come si diceva nei tempi andati, dovrebbero formare in un futuro prossimo la nuova classe dirigente, imprenditoriale, culturale del paese.

Ma di quale paese? Quello che lo stesso Beha ha descritto nel suo saggio precedente ‘Italiopoli’.
Un’italia allegramente allo sfascio ‘per merito’ di una cricca politicante gelatinosa e geneticamente modificata in comitati d’affari.
Un’opposizione inesistente per un motivo semplice: come dice Marco Travaglio, è composta da diversamente concordi. Quando cesseranno le fortune del grande burattinaio attuale (S.B.) si sgretolerà anche la fazione di chi apparentemente lo contrasta. Il terrore dell’opposizione è veder scomparire il Sultano, vero elemento fondativo del centrosinistra. Un ‘centrosinistro’ lieto di partecipare al telegioco dei ladri di Pisa, quelli che davanti alle telecamere litigano di giorno, per poi spartirsi il bottino (cioè le risorse del paese) di notte.
A questo vergognoso banchetto partecipano naturalmente anche i presunti capitani d’industria autoctoni, nani quando la competizione è vera sugli scenari internazionali, giganti quando la gara è truccata dal doping delle clientele politiche all’interno dei patrii confini.
Come del resto hanno dimostrato, ancora una volta, le recenti inchieste della magistratura a Firenze e Trani.

Ma il tema centrale dell’incontro di Beha con i virgulti dell’Italia del domani (se mai ci sarà, verrebbe voglia di tifare per il vulcano finlandese o per un catartico tsunami) verteva sulla trasformazione del popolo indigeno da pluralità di cittadini a singolarità di telespettatori.
L’amara conclusione del giornalista basata semplicemente sull’osservazione della Storia è che gli italiani non hanno mai raggiunto lo status di cittadini. Troppo recente la vituperata Unità d’Italia, addirittura recentissima l’invisa Repubblica democratica fondata sulla Costituzione antifascista e antinazista.
In sostanza, avvezzi da secoli a recitare da sudditi, gli italioti si sono adattati con passiva allegria a fungere da telespettatori paganti – a prezzi esorbitanti – dello squallido horror unreality show chiamato Italietta del III millennio.

Una nazione nemmeno obsoleta, ma antistorica, avulsa da ogni contesto reale nel mondo attuale. Basti solo pensare alla vera nuova rivoluzione economica basata sulle fonti rinnovabili. Ebbene, l’italia che dice di considerare strategico il turismo internazionale, va poi in Europa a negare i mutamenti climatici da inquinamento e a propugnare una ‘innovativa’ ricetta a base di carbone, petrolio e nucleare. Quando perfino la Cina sta stanziando cifre astronomiche per il fotovoltaico e per l’eolico.
Mentre a Roma il ministero per le attività produttive e quello per l’ambiente (!) approvano trivellazioni per raschiare il barile degli idrocarburi in Abruzzo, in Sicilia, alle isole Tremiti.
Pura follia criminale, pura idiozia sostenuta solo da furbizia e avidità parassitarie (n.d.r.)

Un paese vecchio che avidi e arroganti vecchi inamovibili stanno condannando ad una eterna gerontoruina.
Una nazione che viene codificata e illustrata solo da un manipolo di artisti e giornalisti, assurti – forse perfino contro la propria volontà – all’ingrato compito di intellighenzia resistente.
Nanni Moretti con il finale del film Il Caimano ha visto lontano.
Non c’è bisogno di lanciare le molotov contro Tribunali e Procure, basta minare il potere giudiziario dall’interno, svuotandolo di ogni funzione e prerogativa.
Non c’è bisogno di uccidere un giudice, è sufficiente sbertucciarlo in tv solo perché indossa calzini turchesi.
Così, non c’è bisogno di mandare al confino o far trangugiare olio di ricino ai cronisti che raccontano i fatti. Basta ostracizzarli dal medium televisivo: in questo paese equivale alla scomparsa, alla morte professionale e civile.
Un po’ quanto accaduto allo stesso Beha che però oggi si prende giuste rivincite grazie alla collaborazione con il Fatto Quotidiano e al ritorno in video su RaiTre (Brontolo, tutti i giovedì alle 11,30).

Un paese che non a caso spaventava uno degli ultimi grandi intellettuali della nostra storia moderna: Pasolini. Per credere, rileggere tutti gli Scritti corsari del 1974: una visione lucida sul moloch televisivo, politico, industriale che in pochi anni aveva (e avrebbe) sconvolto il Belpaese.
Infatti, Pasolini è stato liquidato; troppo pericoloso un personaggio che insegna ai propri simili a guardare la luna e non il dito che la indica.

Resta una piccola notazione sui giovani. Quelli che considerano il primo grande evento di cui sono stati testimoni l’avvento di Internet e degli sms; quelli che hanno vaghe idee o addirittura una bella tabula rasa sul G8 di Genova e sull’11 settembre 2001.
I giovani che dovrebbero ribellarsi quando si sentono inscatolare in una categoria; perché la gioventù in quanto tale dovrebbe essere magmatica, proteiforme, ribelle, contestatrice e mai classificabile; perché quando la gioventù non segue più la propria natura ontologica ma diventa categoria non socio antropologica ma pura logica commerciale, significa che è già stata sconfitta dal conformismo e dal marketing.
Dopo due ore di esposizione di fatti raccapriccianti da parte di Beha, nessuno dei ragazzi presenti ha dato segno di nutrire dubbi, domande, curiosità o di voler proporre una propria riflessione.

Nuovi piccoli mostri crescono?

Rigassificatori, metaniere, pozzi di petrolio: mari italiani sempre più infiammabili
post pubblicato in Ambiente, il 6 novembre 2009
di Hermes Pittelli ©



 Un mostro “grande due volte lo stadio di San Siro”.
Ecco il rigassificatore dei record, quello entrato in funzione il 20 ottobre a Porto Levante (provincia di Rovigo, paese del tartassato Delta del Po). Un’opera attesa 12 anni, la prima struttura al mondo nel suo genere completamente off shore (circa 15 km dalla costa).

Naturalmente, il sito del governo ha commentato con toni trionfalistici: il rigassificatore targato (anche) Edison "è finalmente operativo". Una meraviglia della tecnologia, tutta in cemento armato, alta 47 metri, larga 88, lunga 180, capace di espletare le funzioni di ricezione, stoccaggio e rigassificazione del GNL (gas naturale liquido) e di assicurare 8 milardi di metri cubi in più all’anno alla freddolosa Italia (circa il 10% del fabbisogno nazionale, sempre secondo fonte governativa).
Berlusconi prima del misterioso viaggio da Putin, non si è perso l’occasione di brindare a questo nuovo miracolo italiano nella cornice dello storico teatro veneziano La Fenice.

Misteriosi anche i toni celebrativi con cui ne ha parlato Giorgio Lonardi, inviato del quotidiano La Repubblica. Dopo aver definito appunto ‘mostro’ il terminale GNL Adriatico, afferma che per quest’anno gli italiani – manco fossero tutti cuginetti della piccola fiammiferaia – potranno dormire senza incubi, sicuri che d’inverno non resteranno al freddo e al gelo.
Il mostro, 290.000 tonnelate di peso, è costato 2 miliardi di euro.
I
l sito di Palazzo Chigi è prodigo di elogi e assicura che la struttura ha ottenuto pareri favorevoli a 4 valutazioni d'impatto ambientale; ma chi conosce un fenomeno chiamato subsidenza resta interdetto leggendo: "questa piattaforma è stata realizzata rispettando i più elevati standard internazionali di sicurezza e di tutela ambientale".
Del resto, che anche l'Alto Adriatico sia nelle voraci mire delle companies energetiche non è una novità: l'Agip (alias Eni) vuole costruire piattaforme per estrarre gas nella laguna veneta a 5 km dalla costa, ma lì le popolazioni preferirebbero evitare di vedere le proprie città storiche, le proprie abitazioni e le proprie vite sommerse dalle acque.

Nell’esecutivo faber che sta rivoluzionando l’Italia, si distingue il ministro Scajola che da sempre sostiene la competenza esclusiva del governo in materia di politiche energetiche. Il titolo V della Costituzione le attribuisce invece in maniera concorrente allo Stato e alle Regioni, ma sono intoppi e lungaggini che la compagine berlusconiana sta eliminando. Un modo per scoraggiare eventuali ambientalisti estremisti, quelli che sanno dire solo no a inceneritori, pozzi di petrolio, centrali nucleari; quelli che non accettano compromessi, magari una regalia in denaro (spiccioli) o una scuola nuova (quelle così belle e friabili) in cambio del silenzio su opere che ingrassano ‘i grandi capitani d’industria’, ma avvelenano l’ambiente e l’organismo umano. Del resto, per chi considera decidere e agire un’azione unica e immediata esistono ricette semplici: piazzare nelle Regioni persone di fiducia, che non abbiano ubbie per la testa e che alle richieste dei cittadini oppongano il bel tacer che non fu mai scritto. Ogni riferimento all’Abruzzo incenerito dalla deriva petrolifera e ora anche termovalorizzatrice è puramente voluto.

Tornando al rigassificatore Edison, tutte le caratteristiche addirittura taumaturgiche della struttura come descritta sul sito di Palazzo Chigi, sono garantite, come qualche ingenuo potrebbe attendersi, non da studiosi ed esperti ‘terzi e indipendenti’, ma dalla stessa Edison. Perché sprecare altro tempo e dilapidare denaro pubblico? Tutto si compie nell’interesse collettivo; ma qualche trascurabile obiezione nasce spontanea.
Perché la sicurezza di queste strutture non è proprio garantita, anche escludendo l’errore umano sempre in agguato. Il comitato per la difesa del golfo di Trieste ha pubblicato un elenco dettagliato degli incidenti relativi ai rigassificatori nel mondo (51 attualmente operativi).
Sempre i nostri amici americani, ci informano con uno studio del Pentagono del 1982 e uno più recente (2003) della Commissione energetica della California che se nell’apoteosi di tecnologie infallibili e procedure a prova di attacco alieno qualcosina dovesse comunque non funzionare, magari a bordo delle navi metaniere che trasportano il gas reso liquido con il freddo, lo scenario coinvolto si presenterebbe “simile a quello di un’esplosione nucleare”.
Un tratto di mare così stretto come l’Alto Adriatico sarà inoltre interessato da un sensibile aumento di traffico marittimo. Il Terminale GNL Adriatico che fa capo ad una società partecipata - Qatar Terminal Limited (45%), ExxonMobil Italiana Gas (45%) e Edison (10%) – non può restare certo inoperoso; così, già il I agosto, una metaniera proveniente dal ricco giacimento North Field in Qatar è approdata al rigassificatore veneto.

Queste maestose caravelle moderne sono definite dagli interessati inaffondabili, ma sappiamo che l’aggettivo in questione non porta bene. Il doppio scafo delle metaniere, come quello delle famigerate petroliere che spesso affondano o si incendiano causando disastri ecologici, è garantito a prova di bomba, ma esistono studi che proverebbero come sia sufficiente un’arma di medio calibro per perforarlo.
Sappiamo che nemmeno i reattori atomici di quarta generazione sono considerati sicuri da eventuali attacchi terroristici, escludiamo lo siano queste imbarcazioni.
Ma anche ignorando ipotesi apocalittiche, il rischio di collisioni non è così campato in aria. Forse il governo ha previsto un piano per limitare o sospendere il traffico marittimo nell’area quando transitano le metaniere: al momento non è dato saperlo.

Intanto, anche in altre regioni si progettano scempi dello stesso genere. In Calabria, dovrebbe sorgere un bel mostro a Gioia Tauro, nelle previsioni operativo dal 2014: nella prima conferenza di servizi, le amministrazioni interessate hanno fornito all’unanimità parere favorevole. Le popolazioni, chissà.
Nella Sicilia ‘lombarda’ (nel senso del governatore Raffaele Lombardo), povera Trinacria, all’orizzonte ci sono addirittura due impianti: uno a Priolo (come dire? Piove sul bagnato) e uno, connubio perfetto con il panorama, di fronte alla Valle dei Templi di Agrigento.
Così gli abruzzesi della costa teatina non potranno più lamentarsi commentando gli obbrobri, chimati piattaforme petrolifere, visibili a occhio nudo dalle loro ex incontaminate coste.
Con notevole umorismo, Enel, promotore del rigassificatore agrigentino sostiene che “sarà invisibile dalla casa di Pirandello”. Certo, gran parte della struttura verrà interrata sul fondale; permane sempre il dubbio sulla subsidenza e sul fatto che non è plausibile paragonare l’impatto ambientale di questi agglomerati industriali a quelli di edifici, magari inestetici, ma ‘urbani’.
Originale poi la teoria del ‘lontano dagli occhi lontano dal cuore’, come se la pericolosità e la sostenibilità ambientale di tali strutture dipendessero dalla visibilità da parte dei cittadini.
Cittadini spesso all’oscuro delle manovre che queste compagnie orchestrano insieme al governo e, ancora più riprovevole, con la complicità delle amministrazioni locali. I ‘sudditi’ hanno il diritto di esprimere la loro adesione o il loro rifiuto a questi progetti attraverso lo strumento del referendum; previa opportuna e circostanziata informazione da parte degli amministratori della cosa pubblica. Peccato che spesso (sempre) la documentazione fornita da multinazionali e grandi gruppi dell’energia sia composta da faldoni zeppi di dati tecnici incomprensibili e sia spuria dell’obbligatoria sintesi ‘non tecnica’ per consentire ai profani la comprensione di quanto dovrebbe avvenire sulle loro terre e sui loro mari.

Tra pozzi di petrolio, rigassificatori, flotte di metaniere che dal Golfo arabico raggiungeranno le nostre coste non si può più, per ovvi motivi, nemmeno accendere il proverbiale cero per chiedere protezione ai santi.
“CLOWN” (by Times): VOTATE IN MASSA PER LUI
post pubblicato in Società&Politica, il 3 giugno 2009


(immagine da SkyTg24)


di Hermes Pittelli ©


 Mamme sempre più confuse e dai dubbi gusti sessuali – però furbe – vogliono lasciargli i pargoli a Palazzo Grazioli, così cresceranno già ‘imparati’.

Il Cavaliere, maestro di saggezza (secondo un ‘instant book’ scritto, poveri noi, da una velina di 32 anni!) e maestro di ‘paideia’ (l’arte di educare i bimbi, per i non addetti).

Ebbene, il tizio che dovrebbe ricoprire il ruolo di presidente del consiglio, arriva in ritardo alla parata del 2 giugno e come sempre esistono tante verità sui motivi: colpa di un torcicollo, no telefonate istituzionali, no doveva esaminare qualche nuova laureata PdL, no stava soffiando sulle candeline ad una festa di compleanno.

Poi, durante la sfilata, smorfie linguacce gesti inconsulti, nesun rispetto per la Repubblica, le sue istituzioni, i cittadini che Lui dice di amare e da cui è idolatrato.

Infine, alla faccia del torcicollo (forse la puntura o qualche miracoloso massaggio brasiliano avranno fatto effetto), una volta liberato dalle ‘pastoie’ illiberali dei pletorici e noiosi cerimoniali, ecco il suo sport preferito: il bagno di folla (sempre finto anche questo, visto la muraglia umana dei suoi incazzosi mastini) e il salto sul predellino dell’auto presidenziale.

Il meglio nei proclami di fine comica: spezzeremo le reni – nell’ordine – alla sinistra (uh, che sforzo!), alla magistratura (un’ossessione kafkiana), all’unione europea nemica delle imprese, all’economia cinese illegale (attento!).

Non c’è molto da aggiungere a quanto scritto da Francesco Merlo su La Repubblica che con maestria, sagacia e ironia ha commentato l’ennesima sceneggiata 'mascarata' e anche la vicenda del vergognoso abuso dei voli di stato: “Con quell’abuso ha fatto una pernacchia agli Italiani. E anche a se stesso”.

Temo però che gli italioti non capiscano, continuano a non sviluppare senso civico e critico, continuano ad applaudire acefali più che mai, ‘nArcorizzati’ più che mai, in perenne overdose da reality; e poi, diciamolo in un nanosecondo di onestà, se fossero al suo posto, si comporterebbero così e anche peggio.

Dunque, amate voi il vostro Capo Clown (lo hanno scritto quei comunisti del Times)?

Circo Italia, votatelo in massa: SILVIO 100%.

E poi rideremo, rideremo, rideremo. Tanto lui, a 73 anni, “è solo all’inizio”.
I piccoli cittadini italiani sacrificati sull’altare della ‘modernità’ tricolore
post pubblicato in Società&Politica, il 2 giugno 2009

di Hermes Pittelli ã

 

 


 “Vergini che si offrono in pasto al Drago”, Veronica Lario, fu (nel senso di ex) signora Berlusconi, dixit.

 

A parte che di solito queste vergini non lo sono nemmeno di segno zodiacale (e complimenti per l’audacia mentale di certe vestali di 30/40 anni capaci di autodefinirsi ancora ‘showgirl’), quello che mi inorridisce davvero è vedere genitori e scuole dare in pasto i propri figli/scolari a Schifani e Berlusconi.

Accade oggi, 2 giugno, anno del Signore (ma Lui lo sa?) 2009, 63° genetliaco della Repubblica.

Forse a quei virgulti, giovani cittadini ignari del passato e del futuro, dovrebbero prima spiegare il curriculum dell’attuale presidente del Senato. Lieto di accoglierli da buon pater familias per donare loro una copia della nostra Costituzione – la nostra Legge fondamentale, quella che la cricca che lui rappresenta vorrebbe demolire – e per spiegare loro che è giunta l’ora di rendere moderno il Paese.

E qui casca l’asino, poverino. Stanlio & Ollio vedevano asini che volano nel ciel, noi forse non vedremo più questi fieri e magnifici qudrupedi; che per molti bambini moderni sono già animali leggendari inventati con molta fantasia da un certo mastro Collodi.

Come non si stanca mai di ripetere il Professor Montanari, ecco le caramelle drogate distribuite ai bimbi ai cancelli delle scuole: cresceranno già perfettamente funzionali al Potere, senza dubbi, acefali, succubi, senza alcuna velleità di conoscenza, senza impeti di ribellione e cambiamento.

 

Sì perché la ricetta di modernità declinata a la berluscones, come più volte ho ripetuto ammorbando perfino me stesso, è un trito e ritrito pasticcio di formulette ultraliberiste anni ’80: edilizia selvaggia e spietata – grazie alla quale usciremo dalla crisi! – e strategie energetiche basate su fonti in esaurimento, letali e costosissime (tranne per i pochi che ci speculano) quali petrolio, carbone, energia atomica.

 

Solo in un paese vecchio e popolato per 2/3 da vecchi ingordi e ripiegati sul proprio egoismo, un menù così sorpassato e indigesto può ancora passare per avanguardistico e rivoluzionario. Peccato che la bolla speculativa legata al mattone sia uno dei detonatori che hanno innescato l’esplosione dei mercati mondiali a partire dagli Usa, peccato che proprio gli Usa abbiano cominciato a virare rotta in modo vigoroso sulle fonti di energia ecosostenibili e rinnovabili; non quelle taroccate e truccate che sviolinano a noi ignoranti italioti.

 

Resto allibito, forse ormai solitario, forse in compagnia dei soliti quattro amici, osservando l’ennesimo trionfo personale con annesso bagno di folla del premier. Famiglie intere, mamme papà nonni zii, torpedoni di sostenitori organizzati manco si trattasse di una finale dei campionati del mondo tutti accalcati contro le transenne di via dei Fori Imperiali per gridare a Silvio: “Vai presidente! Grande presidente! Siamo tutti con te! Non mollare!”.

Una forma di adorazione e identificazione che sfugge alle mie capacità di comprensione; il dna italico che non riesce a modificare quella parte di genoma che prevede l’applauso non solo a chi ti domina concedendo un po’ di elemosina, ma anche una sorta di istintiva e automatica ‘pronitudine’, perfino gratuita, nei confronti del vincitore, del padroncino di turno.

Povero quel piccolo Francesco istigato da una pessima famiglia ad invitare al proprio compleanno nonno Silvio, commovente quel signore con i capelli bianchi sincero nella propria commozione durante la parata militare che dovrebbe celebrare i fasti “di questa nostra bella nazione”.

 

Bella? Se fosse liberata dalla propria ignoranza atavica, indotta e anche un po’ coltivata per pigrizia e ignavia congenite, forse sì.

Perché il tempo che ci resta per recuperare attività cerebrale e capacità d’azione prima di varcare il confine del non ritorno si sta riducendo in modo esponenziale.

Il cittadino medio appalude i politicanti con la scorta e l’auto blu come un tenore dopo un do di petto, come una ballerina dopo una perfetta spaccata, come un centravanti dopo il gol, ma non sa che alle sue spalle, nell’omertà di media e istituzioni, gli stanno comprimendo i diritti, restringendo la democrazia, svendendo e distruggendo la sua terra.

La deriva petrolifera procede spedita: in Basilicata, in Sicilia, in Abruzzo, nelle Marche.

Trivellare il terreno e i fondali marini non solo aumenta il rischio sismico, ma produce, di sicuro, inquinamento e avvelenamento dell’ecosistema. Oltre a tutti i danni alla salute degli esseri umani.

Non è un problema che riguarda altri, non è un problema che risolverà qualcuno. E’ una catastrofe che ci coinvolge, tutti, in prima persona.

Il menefreghismo italiano è l’ottavo vizio capitale. Lo pagheremo sulla nostra pelle, senza distinzioni di razza, censo e convinzioni politiche. Non ci sarà una Lega a dirci che è colpa degli immigrati, non ci sarà un napoleoncino a dirci che è solo una psicosi inventata dalla sinistra.

 

Diremo addio ai frutti di mare, alla frittura di paranza, al parmigiano, alle mozzarelle di bufala, ai pomodori pachino, ad ogni incredibile varietà di prodotto caseario, vitivinicolo, agricolo, alimentare che la divina biodiversità italica riesce ancora a concederci per allietare il nostro palato e la nostra vita; biodiversità che in simbiosi con il nostro unico patrimonio artistico e culturale genera, tra l’altro (meglio sottolinearlo per i cultori del profitto), un ciclo economico florido e vantaggioso per il Paese.

 

Estrarre e raffinare petrolio nelle nostre Regioni è follia criminale e solo questo governo (Berlusconi, Scajola, Prestigiacomo, Bertolaso) in combutta con le multinazionali dell’oro nero potevano concepire una strategia capace di ingrassare i soliti noti e andare a discapito della collettività: in modo irreversibile.

Con il petrolio, non solo non risolviamo la nostra presunta penuria energetica, ma, come detto, distruggiamo l’agricoltura, l’ambiente, il turismo, la Salute di ognuno di noi.

 

Leggete come ‘pensa’ un petroliere, leggete del rischio mortale che corrono l’Abruzzo e le Marche.

Dei disastri e dei misfatti perpetrati dai petrolchimici in combutta con laidi amministratori locali in Sicilia, Puglia e Basilicata avete già sentito qualcosa.

La Terra è sull’orlo del collasso ambientale, sconvolta da mutamenti climatici inauditi e le multinazionali quale contributo offrono? Trivellare l’Italia, trivellare l’Alaska in cerca del solito famigerato maledetto petrolio e deforestare completamente il polmone del pianeta, l’Amazzonia. Alaska e Amazzonia non sono realtà ‘aliene’, sono parte integrante della congiura planetaria che cinici ma idioti business men (dispongono di astronavi e di un pianeta alternativo?) stanno perpetrando contro l’intera umanità. Dovremmo tutti lottare per salvare l’Abruzzo, la Sicilia, le Marche quanto l’Alaska e l’Amazzonia.

 

I terroristi adoratori del petrolio sono quelli che considerano i diritti umani un intralcio ai loro business plan, quelli che sognano i parlamenti ridotti a consigli d’amministrazione dove collocare i propri galoppini, sono quelli che invocano la modernità, quelli che bramano il depotenziamento delle istituzioni, delle formazioni, delle dinamiche democratiche; sono quelli che trasformano, nel silenzio (quindi, nella complicità) della maggioranza ‘perbene’ e ‘bene-pensante’, gli ultimi del globo in automi schiavi peggio di quelli di Metropolis: costretti a lavorare fino alla morte (unico grande premio da sognare) per un pugno di riso al giorno.

 

Suvvia, con il vessillo tricolore in una mano e i nostri figli nell’altra, conduciamoli al sacrificio sull’altare della modernità: lasciamoli in balia del politicume italiano, quello che li ucciderà con inceneritori, raffinerie, centrali nucleari.

Poi non ci sarà alcun dio, sondaggio, tribunale o prescrizione in grado di garantirci salvezza, impunità e redenzione.

 

 

'No all'Italia multietnica'. Chissà con chi hanno fornicato le nostre nonne...
post pubblicato in Società&Politica, il 11 maggio 2009


Una 'foto' di Lucy, la nostra progenitrice africana
(più di 3 milioni di anni e non sentirli...)


Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 10.
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.


di Hermes Pittelli ©

"Non vogliamo un'Italia multietnica". Chi l'ha detto?
Ma sempre Lui, l'anziano più malato di protagonismo in questo sgangherato Paese.
Dimostrando come sempre di essere un uomo sorpassato in tutto e per tutto, di rappresentare un microcosmo pseudoculturale meschino, xenofobo, antiquato, totalmente antistorico.
La cosiddetta linea della fermezza sulla delicata questione dei Migranti è solo un nauseabondo pedaggio 'politico' che il Cavaliere paga alla "fedele e leale alleanza" della leghina bossiana.

Questa volta però gli hanno risposto i suoi grandi amici Vescovi della Cei: "L'Italia di fatto è già una società multietnica. La multiculturalità è un Valore".
E il cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Mediolanum, ha citato nell'incipit al suo intervento su la Repubblica un passo del Deuteronomio: "Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nel paese d'Egitto".
Perfino Dario Franceschini, segretario pro tempore (?) del Pd (police department?), tra una polemica sugli antiquari romani e una sul gossip matrimoniale, rammenta
al premier che la tanto ammirata America è multietnica e "l'amico Obama", quello con un'invidiabile abbronzatura, è il frutto di una sintesi multietnica; e che senza trasmigrare oltre Oceano, qui in Europa, Inghilterra Francia Germania, potenze del Vecchio Continente, sono realtà multiculturali molto più variegate dell'Italia.
Basterebbe rispolverare, e magari leggere con un po' di attenzione, qualche sussidiario anni '70 delle scuole elementari (oggi con la demolizione della scuola pubblica, dovrebbero essere chiamate 'primarie') che le migrazioni umane sono cominciate dalla preistoria; chissà tra l'altro quale tuffo al cuore per gli orgogliosi padani scoprire che tutti siamo discendenti di Lucy, gentile Australopithecus afarensis vissuta più di tre milioni di anni fa, il cui scheletro fossilizzato fu ritrovato in Etiopia nel 1973 da Donald Johanson.
Insomma, per sintetizzare con citazione kennediana 'Siamo tutti africani'.

Eh sì, ci si può anche truccare da Asterix&Obelix o da Vicky il vichingo, inventarci riti pagani (cosa dice il Vaticano in proposito?) sul sacro fiume Po (se è sacro, smettete di inquinarlo con i rifiuti tossici delle vostre fabbrichette!), scrivere o riscrivere patti di Pontida, ma la realtà storica è una sola: la culla della civiltà (perduta, purtroppo) si trova nel cuore dell'Africa.

Già quell'Africa dalla quale provengono la maggior parte dei migranti disperati che fuggono da persecuzioni politiche religiose civili e che stremati e mezzi morti si riversano sulle nostre coste in cerca di un futuro, in cerca di dignità, in cerca, se possibile, di un po' di felicità.
Ma il cattivissimo Maroni, paladino della lega, li rispedisce indietro, nell'inferno dei centri di detenzione libici, dove, quasi con certezza, subiranno torture e violenze indicibili. Grazie al Cavaliere ora il colonnello Gheddafi, che non riconosce la convenzione di Ginevra sui diritti umani, è nostro amico (magari grazie anche a tutti i miliardi di euro che gli ignari contribuenti italiani hanno versato nelle casse del furbo beduino) e questi fastidi ce li risolve lui; con i suoi metodi, naturalmente. Insomma, un patto scellerato e fuori legge.
Ma a noi non deve importare, dobbiamo solo rallegrarci di essere cittadini illuminati da una marmaglia politicante che risolve i problemi nascondendo il pattume sotto il tappeto persiano, allestendo un set di cartapesta, sproloquiando con paroloni altisonanti e vuoti.

Dunque, ora va di moda l'equazione 'migrante' - 'delinquente'. Potrei proporre la stessa equazione sostituendo il sostantivo 'migrante' con 'politico italiano'. Verrei subito sbranato, accusato di qualunquismo, di accanimento ideologico. Eppure è facile prendersela con i Migranti, orchestrare campagne di terrorismo psicologico e poi varare leggi vergogna che condonino o cancellino le malefatte del Sultano e della sua corte, è facile approvare con adesione bipartisan e compatta decreti salva trombati (ovvero, chi resta appiedato per un turno dal Bengodi di Parlamento, Senato o ministeri gode di una corsia preferenziale per la direzione di Asl e ospedali; e le competenze?), è facile strillare e straparlare di sicurezza e legalità e poi fare sontuosi business con le mafie, depenalizzare il falso in bilancio, affossare la class action (e tanti saluti a tutti i risparmiatori truffati da Cirio, Parmalat e dalle banche italiane), comodo dopo il teatrino davanti alle telecamere ritrovarsi tutti gaudenti e ridenti nel segreto dei palazzi a spartirsi la torta.

Tra l'altro, si continua a praticare la tattica della disinformazione istituzionale per conferire autorevolezza a decisioni che contrastano ogni logica umana e ogni norma di diritto. Maroni sostiene che il governo italiano agisce nel rispetto dei trattati e delle convenzioni internazionali; peccato che "a vietare tassativamente il respingimento di rifugiati o richiedenti asilo sono gli obblighi internazionali che nascono, nello specifico, dalla Convenzione sui Rifugiati del 1951 e dal Protocollo del 1967, dalla Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici, dalla Convenzione Onu contro la tortura, dalla Convenzione europea sulla protezione dei diritti umani". "Tutto il sistema normativo europeo in materia d'asilo si basa sulla convenzione di Ginevra. Quindi, di nuovo, sul principio del non respingimento. Tra l'altro, la convenzione europea sui diritti umani vieta "la tortura (ah già, quel reato non previsto dal nostro Codice Penale), il trattamento disumano e degradante" e la Corte di Strasburgo per i diritti umani applica questo divieto anche nei contesti di respingimento ed espulsione. E neanche si può circoscrivere la questione alle acque di competenza. L'obbligo di non-respingimento non comporta alcuna limitazione geografica - secondo le convenzioni - e si applica a tutti gli agenti statali nell'esercizio delle loro funzioni all'interno o all'esterno del territorio nazionale".
"A questo proposito, il diritto è ancora più preciso: nel caso di richiedenti asilo che affrontano un viaggio via mare, il non-respingimento si applica all'interno delle 12 miglia di acque territoriali, così come nelle acque contigue, in mare aperto e nelle acque costiere di paesi terzi. Praticamente senza limitazioni". (Fonte: Vittorio Longhi - LaRepubblica.it)

Come diceva e scriveva spesso Enzo Biagi: "Chissà con chi sono andate a letto le nostre nonne". Sì, le nonne di tutti noi, anche quelle dei padani. In quali attributi consisterebbe la purezza di una razza che è stata 'contaminata' nei secoli da tutte le invasioni barbariche possibili e immaginabili? Frisi, Sassoni, Franchi, Alemanni, Burgundi, Marcomanni, Quadi, Lugi, Vandali, Iutungi, Gepidi e Goti, le tribù daciche dei Carpi, quelle sarmatiche di Iazigi, Roxolani ed Alani, oltre a Bastarni, Sciti, Borani, Eruli ed Unni; tutti questi signori si sono presi la briga di fare una gitarella in Italia e, naturale, dare sfogo ai propri ormoni in subbuglio con le pulzelle italiche che trovavano lungo il percorso, pulzelle disponibili o meno alla fornicazione. Le nostre nonne, appunto.
Poi, come trascurare il passaggio anche di Turchi ("Mamma li turchi!") o della civiltà araba (i famigerati e temuti Mori); giova rammentare ai padani il Moro di Venezia, aiuterebbe la comprensione e una minore intransigenza rammentare che tutti i cognomi settentrionali che posseggono la radice 'moro' (Moro, Moretton, Morettin, ecc.) o 'turco' (Turchet, Turchettin, ecc.) altro non sono che il rimando storico agli incontri sessuali delle nostre trisavole con gli invasori di turno.
Poi, se davvero vogliamo essere tetragoni e coerenti con la strategia del respingimento, allora proporrei per i 300.000 padani pronti a imbracciare il fucile come minaccia Bossi ogni volta che non ottiene ciò che vuole, di prepararsi a sostenere i lavori che oggi che siamo diventati un popolo di 'sciuri' (ricchi signori, in slang padano) affidiamo ai migranti: braccianti nei campi, badanti dei nostri bimbi, malati, anziani, operai senza protezione e garanzie nei cantieri, ecc.

Insomma, nonostante Bossi Maroni Berlusconi (chissà le loro nonne con chi si sono accoppiate...), è arduo affermare che l'Italia non abbia origini multietniche.
Noi, oggi, in modo incontrovertibile, siamo il risultato (magari non esaltante, magari un po' avariato) dei 'lascivi imenei' delle nostre antiche progenitrici.

Un popolo di migranti senza memoria che condanna a morte i migranti moderni si macchia di crimine contro l'umanità e non merita comprensione, né assoluzione.

Ricostruzione in Abruzzo, meglio la bacchetta di Silvan
post pubblicato in Società&Politica, il 7 maggio 2009




di Hermes Pittelli ©


 Alla fine, in Abruzzo, servirà davvero la bacchetta di Silvan.

Sì, proprio lui, il mago della mia infanzia, quello che a Domenica In è stato ferocemente redarguito da una certa Bianchetti (http://www.youtube.com/watch?v=sPtDMtymoQM), amica del Vaticano e di Del Noce, per una innocente battuta sull’anziano più amato del pianeta (forse del sistema solare, della galassia, dell’Universo, perfino più di Actarus principe di Fleed).

Il decreto che dovrebbe stanziare i fondi per la ricostruzione dei centri colpiti dal sisma è già stato ribattezzato con la formula cara a maghi, stregoni, fattucchiere: ‘Abracadabra’.
Non si tratta della solita congiura della sinistra, non si tratta di malevolenze sparse da mogli sobillate, ma delle consuete formule vuote agghindate con il maquillage delle star di Hollywood.
Per farla breve, parole e frasi pompose, con arditezze linguistiche, per nascondere il nulla. In questo caso, il doloroso e vergognoso nulla di soldi che dovrebbero da subito essere destinati alla ripresa del lavoro e alla ricostruzione di abitazioni sicure per le popolazioni terremotate.

Invece, giusto per fare un esempio, nel provvedimento si parla di fondi da reperire per assicurare un tetto ad almeno 13.000 famiglie grazie alla costruzione di case provvisorie (niente paura, tanto è la vita stessa che è un bene provvisorio, soprattutto in Italia) “a durevole utilizzazione”.
Durevole utilizzazione? Il linguaggio politico è magmatico e paludoso per natura, ma scherzare e fare le sciarade sulla pelle delle persone è da patibolo immediato (e meno male che la guida spirituale del premier, Antonio Zuliani, prete trevigiano, garantisce sulla profonda umanità e cristianità del nostro boss).
In confronto, le convergenze parallele di Aldo Moro erano un capolovoro di geometrica concretezza (geometria non euclidea, certo, ma più solida di questa).

Non entro in dettagli tecnici, del resto gli articoli che trovate in questi giorni sull’argomento (sia sui quotidiani, sia sul web) dimostrano in modo chiaro e inequivocabile che i soldi per l’emergenza Abruzzo non ci sono, o sono pochi, e tutti gli annunci sono un bluff da gioco d’azzardo. E già, perché tra le voci di entrata straordinaria sono previste tra l’altro indizioni “di nuove lotterie ad estrazione istantanea”, “ulteriori modalità del gioco del Lotto”, “scommesse a distanza a quota fissa”. Ma che serietà ed etica può avere uno Stato biscazziere e biscazziere nel fronteggiare le calamità?

Altra fonte straordinaria prevista, con deliziosa e involontaria comicità, riguarderebbe la lotta dura senza paura all’evasione fiscale, anche internazionale (ecco una vera barzelletta con i fiocchi; chi lo spiega ai grandi evasori nonché elettori del Cavaliere, quelli che organizzano banchetti luculliani ogni volta che lui occupa palazzo Chigi?)

La cifra globale è inferiore agli 8 miliardi promessi da Berlusconi e Tremonti. L’eventuale stanziamento ammonterebbe a 5,8 miliardi e comunque andrebbe spalmato nell’arco di 23 anni; ovvero, da qui all’eternità, perché poi da noi, spento il clamore e spente le telecamere, un’emergenza, una tragedia si cronicizzano diventando status quotidiano, accettato come fatalità immanente e permanente.

Sul blog di Lorenzo Luciano, ingegnere residente a Casalbordino, ma con attitudini da grande giornalista d’inchiesta, potete leggere la somma pro capite che spetterà ai singoli cittadini scampati al disastro; scampati al disastro della terra che trema e si ribella, ma che non possono fuggire da uno sfascio chiamato Italia: circa 10 euro a testa, al giorno (http://allegriadinaufragi.blogspot.com/2009/04/58-miliardi-in-24-anni.html). Una cifra ridicola per chi deve ricominciare ab tabula rasa, per chi non ha più casa e lavoro.

Perfino Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, non certo una pericolosa e sfascista comunista, in visita a L’Aquila si è lasciata sfuggire un sincero: “Qui servono soldi veri”.

Qualche mattina fa, ad Omnibus su La7, Gaia Tortora, una delle giornaliste del dibattito politico che dà il buongiorno agli italiani, affermava assolutoria e comprensiva: “Certo che quando Berlusconi è al governo, gli capitano sempre disgrazie immani: l’11 settembre nel 2001, quest’anno il terremoto in Abruzzo”.
Non capisco, non capisco proprio. Ma la politica e i governi non esistono proprio per risolvere i problemi e la difficoltà dei cittadini? E non dovrebbero avere le capacità professionali, culturali e morali proprio per gestire e dirimere le questioni pratiche anche e soprattutto in occasioni di emergenze e disastri?
Altrimenti, tanto vale che ognuno faccia da sé, tanto vale tornare all’intramontabile homo homini lupus. Tanto vale ricorrere al famoso imperativo “Italiani, arrangiatevi!” di Totò.
Politica, mia cara, dal greco antico polis; cos’altro se non la sopraffina capacità di governare bene la polis, la città, la comunità?
A parte che il mito berlusconiano dell’uomo di successo si incrina proprio con queste considerazioni: come minimo porta jella se ogni volta che lui governa si verificano questi sconquassi! Invece, giusto per alleggerire la situazione, con un partigiano come presidente (come cantava il poeta) e con l’inviso Prodi direttore dell’esecutivo sono arrivate due vittorie ai mondiali di calcio (che smacco!).

Se il povero Silvan (reso immortale anche da una canzone degli Afterhours) non è persona gradita al governo che è liberale e tollerante solo con le presunte spiritosaggini del proprio capo, sul mercato si possono reperire altre figure professionali.
Restano liberi e disponibili (precari pure loro, mala tempora...):
mago Merlino, Maga Magò, la fattucchiera Nocciola, e, la mia preferita, Amelia la strega che ammalia; essendo partenopea e vivendo vicino al cratere del Vesuvio, di edifici in zone a rischio calamità se ne intende.

Ecco, generosi consigli al presidente del consiglio per evitare che il pacchetto ricostruzione si tramuti nell’ennesimo, avvelenato pacco all’italiana...
Sessualmente disponibile, acefala e muta, servizievole: l’ideale femminile italico
post pubblicato in Società&Politica, il 5 maggio 2009




di Hermes Pittelli ©


 La vicenda Lario-Berlusconi è squallida, da ogni angolazione la si voglia osservare.
Ma contiene gli ingredienti per una piccola riflessione sui virus socioantropologici che incubiamo in Italia e che non riusciamo (vogliamo) debellare.

Il capo del governo come sempre trasformerà in un potente traino mediatico anche situazioni all’apparenza negative.
In fondo, quello che più lo infastidisce e lo fa infuriare, non è la pubblica rivelazione di un'incerta tempra morale (sai la novità), ma il fatto che la signora (sobillata dalla congiura di sinistra: Le ha pure dato della cretina!) abbia osato dare di matto in campagna elettorale. Inaudito, come fa una moglie a non capire che certe bizze muliebri possono causare tonfi nei sondaggi e soprattutto incrinare delicati rapporti con il Vaticano?

Dare la stura al gossip selvaggio sulla guerra dei Roses di Arcore è in fondo uno stratagemma nemmeno troppo ardito e raffinato per evitare di affrontare la realtà: le nostre città sempre più insicure, nonostante da sempre la sicurezza sia un baluardo elettorale della destra, la crisi che azzanna molto più della febbre suina, i fondi destinati (annunciati con squilli di tromba dal governo come se fossero soldi loro e non come sempre attinti dalle tasche dei contribuenti) alla ricostruzione in Abruzzo che un giorno sembrano essere illimitati e il giorno successivo sono già spariti; la perenne distruzione dell’ambiente e gli attentati quotidiani alla salute dei cittadini. Tutte quisquilie

Si chiacchiera nei bar trangugiando cornetto e cappuccino, ci si connette al web per partecipare al sondaggio decisivo 'Duello Lario-Berlusconi: dì la tua. Stai con Veronica o con Silvio?', si corre in casa ad accendere la tv per seguire quel talk show che ha immagini esclusive e rivelazioni piccanti sul divorzio del millennio, una storia che farà epoca... almeno fino all’inizio dell’esodo estivo, con l’afa che stronca anziani e animali.

Le anime ingenue restano sbalordite dall’ingenuità della Signora Lario: 30 anni, Le ci sono voluti 30 anni per capire alla perfezione i tratti salienti e peculiari dell’uomo che ha sposato. Meglio tardi che mai!

Ma, facile previsione, il Cavaliere sempre meno cavalleresco, a meno che non si tratti delle donzelle che insegue ancora volentieri, gode di un consenso stratosferico anche in questo affaire.
Perché in fondo gli italioti maschi, tutti o quasi, sognano di assomigliare a Lui, di realizzare tutti i miracoli che Lui ha realizzato, perché condividono i suoi ideali, le sue aspirazioni, le sue pulsioni più viscerali.
L’ominide tricolore ha un’idea antiquata, cavernicola, della donna: avvenente, deve dire sempre sì, occuparsi di economia domestica e della prole. Un ninnolo, un monile grazioso che non integra, completa e arricchisce il proprio compagno, ma serve solo a donare ancora più lucentezza alla magnificenza e alla grandezza vanagloriosa del Maschio dominatore.
Una donnina pronta a sorridergli sempre, a concedersi a comando, ma che mai e poi mai deve permettersi di esprimere opinioni personali o, peggio, avere idee e prendere iniziative.
In fondo, una sorta di automa sessualmente compiacente, come in quel vecchio film di Alberto Sordi, Io e Caterina: nessun problema, solo un dovuto ‘strumento’ per appagare gli ormoni e avere sempre a disposizione una governante efficientissima e discreta.

Fino a qui niente di sorprendente, anche se poi è inutile fare grandi proclami sulla modernità del Paese: la realtà vera emerge sempre, al di là di ogni ragionevole dubbio o artificio speciale.

Ci si scopre statue di sale, invece, registrando quanto siano proprio le donne italiane ad alimentare e condividere questo ideale di femminilità obsoleto e malato.

Le lotte femministe degli anni 60/70 per l’emancipazione è come se facessero parte di qualche vecchio musical ormai datato e ancora in scena solo in qualche piccolo teatro off di provincia.

Basta passare in rassegna le reazioni delle nostre ministre e deputate alla notizia della rottura (in tutti i sensi) della Signora Lario dal Ganimede delle libertà: commenti timidi nella migliore delle ipotesi, rabbia, stizza quasi accanimento assai poco terapeutico e niente cristiano in tutti gli altri casi. Un livore sottocutaneo, percepibilissimo, una sorta di anatema laico: “Ma come? Sei stata baciata dalla benevolenza dell’Imperatore, hai goduto dei privilegi che Lui ti ha concesso ed elargito e ora osi ribellarti, alzare la voce, infangarLo per una sciocca ripicca?”.
Già, una sciocca ripicca, invece di continuare a sorridere amabilmente, e silenziosamente continuare a deglutire fiele.

Madame Curie, Nilde Iotti, Tina Modotti, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, chi erano, chi sono mai queste sventurate? Donne sfortunate, anche con mariti e amanti, che non avendo però trovato l’ala protettrice e salvifica di un vero Pigmalione – “poverette” – sono state costrette a dedicare la propria esistenza ad altre attività.
Niente shopping in via Montenapoleone, niente villoni, niente maggiordomi, autisti e guardie del corpo, niente vacanze tutto l’anno.

Storicamente e antropologicamente proni, sudditi nel dna e per scelta felicemente consapevole; Arlecchini sempre pronti a servire il padrone (o i padroni) di turno, ammesso sia così magnanimo da lasciar cadere dal proprio desco qualche briciola o qualche avanzo.

Credevo fossero solo gli uomini italiani a coltivare con pervicacia questo genere di sub-esistenza; mi accorgo, mio malgrado e con sommo raccapriccio, che invece è una forma mentis radicata anche nella maggioranza delle donne italiane:
il mito della caccia al buon partito non passa mai di moda.

Ecco perché l’Italia, tra le altre sconcezze varie ed eventuali, continua ad essere un sobborgo che tutto sommato tollera ancora gli stupri in famiglia, i delitti d’onore, la femminilità 'elevata' al rango di salviettina profumata usa e getta.

Contente Voi...

L'Italia del futuro: inceneritori, petrolchimico, cemento e centrali nucleari
post pubblicato in Società&Politica, il 29 aprile 2009

Il Belpaese a rischio Manfredonia 1976 (grazie, nostra gloriosa arsENIchem)




di Hermes Pittelli ©


 Centrali nucleari e inceneritori a perdita d’occhio. E naturalmente tutto intorno torri di fumo dalle raffinerie petrolifere e distese di cemento. Ecco la visione belusconiana dell’Italia del futuro. Una visione condivisa dai suoi accoliti – ci mancherebbe – ma anche dalle amministrazioni locali, da chi davvero conosce il territorio, i suoi abitanti, i problemi di ogni giorno; ma evidentemente ha stretto un patto col Diavolo (e non si tratta del Milan, ovvio).
Il capo del governo dalla Polonia dirama il suo editto; questa volta non è bulgaro, non contiene liste di proscrizione, ma solo la conferma di una strategia politica che, al di là dei proclami ambientalisti per ottenere la simpatia del resto del mondo (Stati Uniti, Inghilterra), prevede la definitiva e completa distruzione del territorio e dell'ambiente italiani.
Si vede che l’Europa dell’est ispira in modo particolare il Cavaliere. Purtroppo non possiamo commentare la campagna acquisti elettorale fatta a suon di veline ignoranti e soliti trombati pronti a riciclarsi (ecco l’unico riciclo dannoso e che non serve ai cittadini: quello dei politicanti voltagabbana, sempre pronti ad accomodarsi sulla carrozza del regnante di turno. Mastella docet).

Il problema è più grave perché riguarda i progetti che bisogna cominciare a realizzare adesso per costruire il Paese di domani; il Paese che immaginiamo, il Paese che vorremmo per noi e per i nostri figli.

E le emergenze attuali pare non servano a risvegliare cittadini rintronati dalla psichedelia catodica e dagli annunci roboanti con effetti speciali incorporati.
Eppure, sono sufficienti piogge un po’ più abbondanti del normale e venti più sostenuti per mettere in ginocchio e paralizzare un Paese che ama autocompiacersi ospitando i nani del G8 e lucidando la medaglietta onanistica e falsa di settima potenza industriale del pianeta.
Tra l’altro, chissenefrega! Quando la pioggia allaga le strade e non si riesce a circolare per il traffico impazzito e intasato, quando l’asfalto si sbriciola con poche gocce d’acqua aprendo crateri insidiosi per chi viaggia in moto, motorino o bicicletta (sì, bicicletta), quando i fiumi esondano non a causa di precipitazioni eccezionali ma perché le rive sono state disboscate selvaggiamente in nome del business dei palazzinari e degli abusivismi, dissertare di nazione nell’olimpo del progresso è solo l’ennesima, clamorosa presa per i fondelli.

Strano che i cittadini in sede elettorale non rammentino nulla, strano che si facciano imporre nelle liste fantocci e teatranti, smutandate ignoranti e personaggi loschi dalla fedina penale che nemmeno qualche acido ultrapotente riuscirebbe a pulire almeno un po’.

Le vittime del terremoto in Abruzzo, più della fede e della speranza che un papa isolato dal mondo nel suo palazzo d’ori crede di dispensare con la comparsata di un’ora, sarebbero confortate e onorate sapendo che i loro familiari sopravvissuti non continueranno a rischiare la pelle per colpa di amministratori-tecnici-costruttori in combutta per spartirsi una montagna di soldi; sarebbero onorate sapendo che da oggi saranno cestinati e perseguiti piani edilizi criminali, in zone fortemente sismiche, con materiali scadenti e senza rispetto delle più elementari norme di sicurezza e tecnologia antisismica.
Eppure tutti in Italia si vantano – e le classifica di vendita lo certificano – forse perché dona un’aura di impegno civile e sociale e culturale, di aver letto Gomorra di Saviano; strano, perché l’autore campano descrive in modo chiaro e inequivocabile come si alimenta l’affarismo dei palazzinari ai danni dell’incolumità e dei risparmi dei cittadini: “Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. A Castel Volturno nessuno dimentica i camion che depredavano il Volturno dalla sabbia. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova”.
E' lampante: nessuno può sentirsi al sicuro in un Paese con amministratori così, con imprenditori così, un Paese in cui le varie mafie accumulano con le loro illecite attività quasi un terzo del famigerato pil nazionale. Questo accade perché c’è un evidente e innaturale connubio tra politica, affarismo e criminalità organizzata: con reciproca soddisfazione, ai danni dei soliti fessi, cioé i cittadini onesti e ignari, ma ignari molto spesso per pigrizia e per renitenza all’informazione e alla conoscenza (non mi stancherò mai di ripeterlo. Leggete i blog degli scienziati veri: Maria Rita D’Orsogna, Stefano Montanari e gli altri come loro).

Berlusconi continua a raccontare la balla della necessità delle centrali nucleari per l’approvigionamento energetico, auspica una Bielorussia ragionevole (con i metodi di Putin, magari), ribadisce che quella dei ‘termovalorizzatori’ è l’unica via per lo smaltimento di rifiuti: balle, balle, balle! Non ecoballe: panzane, menzogne, mistificazioni calcolate. Il suo amico abbronzato Obama parla di altro, parla di fonti rinnovabili (non il truffaldino Cip6 italico), parla di bioarchitettura e agricoltura biodinamica, parla di un mondo libero dalle emissioni di CO2 e dalla minaccia nucleare.
Se l’Italia investisse seriamente in queste tecnologie (e sul compostaggio, riciclo, riuso) si renderebbe energeticamente indipendente e potrebbe dedicarsi al ritorno a giardino incantato, a paradiso di biodiversità, di naturale e incomparabile bellezza, una culla di arte, civiltà e cultura invidiate nel mondo.

Invece, continua a lasciare il proprio destino in mano ai criminali.

Caso esemplare, tra i troppi, quello avvenuto il 26 settembre 1976:
l’impianto Enichem di Manfredonia, in provincia di Foggia, esplose liberando nell’aria e sul territorio 32 tonnellate di anidride arseniosa (As2 O3). Quella fabbrica, targata ENI, produceva fertilizzanti (FERTILIZZANTI, finiscono nei prodotti alimentari che noi introduciamo nel nostro stomaco, finiscono dentro di noi!) con l’ARSENICO (Lupin non c’entra, purtroppo).
La disinformazione di regime si attivò subito; alla popolazione allarmata dalla tetra visione di quella nube nera sulle proprie teste e che avvolgeva l’intera città venne raccontato che l’inquinamento era pari a quello del fumo di una sigaretta (un po’ come gli inceneritori di Berlusconi. E’ incredibile quanto le bugie abbiano gambe e memoria corte!), a quei disperati venne assicurato che non ci sarebbero stati rischi per la loro salute: qui trovate la storia completa http://dorsogna.blogspot.com/2009/04/leni-manfredonia.html.

Come si può facilmente immaginare, arsenico e anidride arseniosa sono vagamente cancerogeni.

La nostra gloriosa ENI, non contenta di aver gettato tutto quel veleno su 2.000 operai e 50.000 cittadini, affidò ad alcuni dipendenti il compito di ‘ripulire’ la zona: a mani nude e con delle scope (non è uno scherzo, è la tragica realtà).

Fra questi martiri c’era Nicola Lovecchio, all’epoca 30enne, che tra l’altro continuò a lavorare alla ENIchem fino al 1996, quando fu costretto ad andare in pensione dopo aver scoperto di essere stato colpito da tumore ai polmoni; piccolo ininfluente particolare: non fumatore.

L’ENIchem, anche dopo la deflagrazione, ha continuato a produrre indisturbata arsenico, senza preoccuparsi della tutela e della salute di lavoratori e cittadini. Ha avvelenato il territorio, ha avvelenato il ciclo alimentare, ha avvelenato le falde acquifere e perfino un ampio tratto di costa (con moria di delfini e tartarughe).

Alcuni bambini sono nati con il fegato spappolato dall’arsenico.

Ma con un tipico colpo di scena all’italiana nel 1994 la Regione Puglia (Vendola, tu che fai?) decide di reindustrializzare la zona di Manfredonia senza alcun tipo di valutazione d’impatto ambientale e riconcede le sovvenzioni all’ENIchem.

Nel 2002 l’Europa apre una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, ma ad oggi i governi Berlusconi-Prodi non hanno provveduto a sanare la situazione e il territorio di Manfredonia è lontanissimo da una seria e accurata bonifica dei veleni prodotti dall’Eni.

Intanto, le analisi delle urine dei lavoratori continuano a rivelare una presenza di arsenico leggermente superiore alla norma: 14.000 volte più di quanto possa tollerare l’organismo umano. Ma medici compiacenti (e compiaciuti di essere foraggiati dall’Eni), oggi come allora, certificano che la causa è della voracità degli operai, i quali ghiotti di aragoste (crostacei che bioaccumulano arsenico senza espellerlo) ne mangiano troppe. Insomma, i dipendenti della ENIchem si ‘autoavvelenano’ di arsenico perché – sorta di moderno contrappasso dantesco – sono degli inguaribili mangioni!

Nel frattempo, 23 operai di quelli costretti a ripulire l’area senza alcun tipo di protezione sono morti a causa di patologie tumorali manifestatesi in età relativamente giovane.

Nel frattempo, l’ENI si è lucidata la coscienza nel solito modo tipico alle nostre latitudini: elargendo laute mazzette. Ai sindaci dei comuni interessati dal disastro, perfino alle famiglie delle vittime di oggi e di ieri e alle associazioni ambientaliste; così, anche chi si era costituito parte civile contro ENI non si è poi presentato al processo.

La Regione Puglia e lo Stato si guardano bene dal prendere provvedimenti.

Il 5 ottobre 2007 la ‘giudice’ Michela Valente emette il verdetto: il fatto non sussiste, l’ENI è innocente e pura come un puttino scolpito nel marmo.

Come dice la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, “tutta colpa delle aragoste”.

Nicola Lovecchio, morto di tumore a 50 anni nel 1997, ringrazia.

La nostra Vita - o i brandelli ancora in nostro possesso - è adesso, il futuro è oggi.
Gli attuali politici italiani stanno progettando un paese avvelenato, contaminato a causa di un territorio completamente disseminato di inceneritori, centrali nucleari, poli petrolchimici, cemento a cascata.
Rischiamo tutti di finire come il povero Nicola Lovecchio, come i morti in Abruzzo, come coloro che ogni giorno periscono sulle strade e sul lavoro e poi, durante 45 secondi sui tg, vengono elogiati quali inevitabili vittime sull’altare della nostra inarrestabile modernità.
Rischiamo di finire come quelle aragoste.

E i responsabili di queste tragedie, di questi autentici crimini contro l'umanità, consolati e redenti da conti bancari sempre più pingui nei vari eden fiscali, ripetono a favore di telecamera: “Mai più”.

Insetti Malvagi Domenicali
post pubblicato in Società&Politica, il 26 aprile 2009

(la locandina del torrido film
tratto dal romanzo Diario di una ninfomane)


di Hermes Pittelli ã

25 aprile: “Tana libera tutti!!!”.
Mai per caso. Quando Berlusconi compie un’azione o si muove, dietro c’è sempre un’accurata strategia, un risultato da portare a casa in qualche modo.
Il capo del governo partecipa per la prima volta alle celebrazioni per la Liberazione dal nazifascismo, ma dice: “Sia la festa di tutti, anche di coloro che combatterono e caddero dalla parte sbagliata”. Quod erat demonstrandum. Antichi fascisti, post fascisti, neo fascisti sono al governo (perfino alcuni che nel ’68 erano estremisti di sinistra, ora riconvertiti per convenienza) e scrivono le leggi e decidono le sorti di questa Italietta. Ma, naturalmente, non è sufficiente.
Tranquilli, Mussolini (e anche Craxi, per carità) e tutti i repubblichini saranno di diritto annoverati tra i martiri del pantheon italico cattolico. Va bene, così?

G8 in Abruzzo, dove i caveau di Bankitalia sono più importanti della vita delle persone.
Alla fine, il capo della Protezione civile ha rivelato i veri motivi che hanno indotto il governo a spostare l’inutile (e costosissimo) summit dei nani della Terra dalla Sardegna all’Abruzzo martoriato.
Al di là dello spottone (in cui è caduta mani e piedi anche l’Unione Europea, ma non si può dire), ci sono motivi di bilancio: insomma, la Sardegna eviti di protestare, non erano disponibili i soldi per allestire un set all’altezza dell’evento. Così, Bertolaso si è tolto il pensiero di dover cercare le navi extralusso per trasportare le varie delegazioni (e quegli infiltrati dei giornalisti accreditati); avrebbe sempre potuto ricorrere ai barconi scassati con cui i moderni mercanti di schiavi riversano sulle nostre coste i migranti disperati.
Ma, ancor più raccapricciante, udire che la caserma della Guardia di Finanza Giudice” (forse il nome andrebbe cambiato...) che ospiterà il vertice sarà sottoposta a rigorosi controlli di tenuta strutturale e sicurezza. E poi, visto che già oggi sono custoditi dei caveau della Banca d’Italia, “è un complesso sicuro da tutti i punti di vista, sia della solidità delle strutture, sia della sorveglianza”.
Insomma, come dire, se sei un vip o un caveau di banca stai tranquillo, ma se sei una persona normale la tua vita non vale un fico secco; ti conviene, come in una vecchia barzelletta, farti consegnare i pantaloni e dire ai parenti che non litighino sulla questione delle spese funebri: al cimitero ci vai da solo!

L’orrore del nulla che alberga ormai nelle nostre teste.
A Varese due ragazzi, uno di 20 anni l’altro di 18, hanno prima accoltellato e poi finito a picconate un loro amico 17enne di origini croate. Poi, tranquillamente, lo hanno avvolto in un telo di cellophane e lo hanno sepolto nell’orto a 20 metri dalla casa di uno dei due. Ragazzi come tanti, ragazzi con storie ‘normali’ in una ‘normale’ – e ricca – provincia dell’industrioso Nord. Quindi, nessun disagio sociale da invocare per giustificare un massacro feroce e insensato.
Gli inquirenti, loro sì, sono sotto choc: “Hanno confessato senza un grido, senza un pianto isterico. In tono monocorde, hanno raccontato i particolari dell’omicidio, come se raccontassero il copione di uno stupido telefilm”. Questa è la vera tragedia moderna della nostra società, della società che continuiamo a costruire con le nostre scelte e con la fiducia concessa supinamente e acriticamente a certi politici, imprenditori, pseudoscienziati. Non è la mancanza di cuore o di anima (entità indefinibili e sempre citate a sproposito), ma la mancanza di materia grigia nella scatola cranica, la cronica assenza di cultura, il nulla che come una metastasi si è impossessato di tutti noi.
L’ennesima riprova? La sera del massacro, i tre si sono recati in un vecchio bar tabaccheria, ma la titolare non rammenta di averli visti. Non li ha visti, come di sicuro non ha guardato in faccia nemmeno uno dei suoi avventori. Perché??? Era troppo assorta a seguire sullo schermo tv le immagini della finale del ‘Grande Fratello’.

Ninfomane? In Italia non si può dire, turba le coscienze.
Davvero un paese bislacco, questa nostra Italia. Antonio Marano, leghista, direttore di RaiDue (“Il nostro Epaminonda”, come lo ha definito dj Francesco durante una puntata di X Factor) decide di cancellare in via preventiva l’intervento, già fissato da tempo, di una scrittrice francese a Quelli che il calcio...
Dunque, l’autrice si chiama Valerie Tasso e il suo romanzo, scandaloso caso letterario da cui è stato tratto un torrido lungometraggio (con locandina censurata addirittura nella evoluta Spagna), s’intitola Diario di una ninfomane. La conduttrice della trasmissione, Simona Ventura, non ha voluto commentare la decisione della rete, una solerte decisione in odor di censura. Chissà, Marano, da navigato ammiraglio tra i sargassi della politica, avrà fiutato il vento e forse per non indispettire il Vaticano, sempre così attento alle questioni sessuali (magari un po’ meno a chi si macchia del reato di tortura o devastazione ambientale o avvelenamento di esseri umani), avrà preferito evitarsi una settimana di fastidiose procelle. Eh sì, perché le prodezze di una ninfomane potrebbero turbare la psiche e la morale dei casti, ingenui, pii italici.
Come se certe sozzure fossero nelle pagine di un libro o nei fotogrammi di un film e non nella nostra società che ogni giorno ci propone politici mafiosi, corrotti, consumo e spaccio di cocaina perfino nelle sedi istituzionali, stupri in famiglia, preti pedofili e tutta una lunga lista di altre amenità che evitiamo di elencare; in fondo è meglio non agitare un’altra santa domenica italiana.

I morti in Abruzzo? Uccisi dal terremoto e dai pm
post pubblicato in Società&Politica, il 20 aprile 2009

Il popolo non fu mai definito. E’ un’entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa da dove cominci esattamente, né dove finisca. L’aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale”. (Lui, non quello di oggi. L’altro Lui, quello di Palazzo Venezia)


di Hermes Pittelli ©


 ‘Famio a capirse’, diceva un grande e dotto manager di una grande società editrice capitolina.

Ecco, questo resta il punto fondamentale: cerchiamo di capirci. Ma anche di capirLi. E speriamo, soprattutto, che almeno tra di loro si capiscano.

Fini dice che i responsabili dei lutti in Abruzzo (il vero problema non sono i terremoti, ma come sono costruiti gli edifici), amministratori compiacenti e costruttori, dovranno saldare il loro conto con la Giustizia. Il capo del governo, anche in mezzo alle macerie incapace di arginare la propria discutibile verve umoristica, bolla le inchieste della magistratura come ‘perdita di tempo’. Chi di sicuro non perde tempo sono gli sciacalli che intendono speculare sulla tragedia: la camorra, i palazzinari, i politici marci nell’anima che sognano di arricchirsi come quelli che hanno lucrato in Irpinia nel 1980.

Il Cavaliere, appena spuntata l’ipotesi di un’azione giudiziaria, aveva già sentenziato “Non credo al dolo, ma si indaghi pure”. Insomma, per Lui, chiaro, i costruttori, categoria di gente che fa, di gente che lavora e non perde tempo in chiacchiere, sono innocenti come acqua di fonte (non inquinata da rifiuti tossici), adamantini più del diamante, puri più puri dell’Arcangelo Gabriele. Assoluzione con formula piena, forse un omaggio ad una Corporazione italica che lo sostiene da sempre, anche perché Lui stesso vi appartiene in quanto ‘palazzinaro’ – pardon – Re del Mattone.

Eppure, in un sussulto di perduta coscienza, sono gli stessi costruttori edili ad ammettere che per anni hanno bellamente ignorato, e continuano a farlo per realizzare profitti astronomici sulla pelle delle persone, ogni norma, ogni regola sulle misure di sicurezza e su quelle antisismiche nella costruzione di case, scuole, ospedali. Ma hanno tirato in ballo anche coloro che sarebbero preposti a controllare: Genio civile, Asl, forze dell’ordine, ecc.

Eppure, risvegliato dalla narcolessia, forse da un sussulto del Colle, perfino Napolitano ha richiamato autorità, istituzioni, amministratori e categorie imprenditoriali ad un serio esame di coscienza, proclamando la necessità di ricorrere alla magistratura per stabilire eventuali colpe e comminare le inevitabili condanne.

A fronte di tutto questo, Berlusconi ha replicato con la coscienza civile e politica che tutti gli riconoscono, citando una battuta di suo padre (ecco rivelata l’origine della sua avversione per i giudici): “Mio padre mi diceva che se uno nasce col piacere di fare del male ha davanti tre scelte: il delinquente, il pm o il dentista. Ma i dentisti si sono emancipati, oggi esiste l’anestesia”.

E poi, sembra fantascienza, grazie all’emergenza in Abruzzo, l’inquilino di palazzo Chigi, sfruttando la sua vocazione di pallina da flipper perennemente seguita dalle telecamere dei media tricolori, risale negli irrinunciabili sondaggi perché secondo l’italiano medio il premier si è dimostrato ancora una volta ‘homo faber’.

Peccato nessuno riesca ad aprire il terzo occhio dell’italiota, nessuno sia in grado di risvegliarlo dall’ipnosi televisiva: forse dovrebbe farsi un giretto tra i terremotati per conoscere davvero il loro pensiero e la loro situazione, forse dovrebbe riflettere sul fatto che tutti i tg nazionali si sono scagliati con veemenza contro quell’idiota di albergatore di Vasto che ha intossicato alcuni sfollati con cibi avariati, ma che glissano sui motivi reali dei crolli degli edifici e sulle colpe della lobby del mattone e compiacente congrega politica. Come dice il professor Montanari, stiamo perdendo la battaglia, ma vinceremo la guerra: peccato che, particolare ininfluente, la guerra verrà vinta in nostro nome dalla Natura, quando finalmente ci spazzerà dalla faccia del Pianeta, stufa della nostra idiozia, della nostra acefala ingordigia, dei nostri attentati alla salute.

Nel frattempo, come nella censurata vignetta di Vauro, continueremo ad aumentare le cubature, quelle dei cimiteri. Una vignetta che non offende né le vittime, né i parenti superstiti, perché chi davvero offende la memoria di quelle quasi 400 persone perite invano sotto le macerie, sono i criminali che hanno fabbricato edifici di cartapesta e i criminali che ora li coprono per impedire alla Giustizia di fare il proprio corso.

Per una volta. Per evitare ‘la tragica burla’ che le decisioni prese dai delinquenti delegati dal popolo a decidere in propria vece restino come sempre impuniti.

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