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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
ARRESTATO IL PROF. MONTANARI. A TEATRO
post pubblicato in Scienza, il 26 giugno 2010

di Hermes Pittelli © 


 Stefano Montanari in manette.

Un evento che in molti, amici e nemici, consideravano ormai inevitabile.
Lo scienziato maratoneta, il divulgatore scientifico, il Don Chisciotte della via Emilia che combatte contro gli inceneritori è stato finalmente fermato.
Almeno sul palco del Teatro Tendastrisce di Roma.
Insomma, il Professor Montanari interpreta se stesso nella piece di divulgazione scientifica ‘Quando i sogni vanno in fumo’; coadiuvato da un cast affiatato e soprattutto dal giornalista (non nuovo alle incursioni nei panni d’attore) David Gramiccioli.
Con un accompagnamento sonoro coinvolgente assicurato dalla giovanile verve del quartetto capitolino dei Feel.

Lo scienziato arrestato su input del ministro dell'interno Piccioni, che delega anche il compito di imbavagliare la stampa al questore, dottor Scalise.
Il pretesto: il professor Montanari, per pubblicizzare una sua conferenza, avrebbe fatto tappezzare la città con 30.000 manifesti raffiguranti un bambino reso deforme dalle nano particelle sputate da un inceneritore.
Montanari è colpevole, lo ammette subito. Montanari è reo confesso.
Un migliaio di conferenze in pochi anni, su e giù per il paese; centinaia di analisi gratuite assicurate dal laboratorio ‘a conduzione familiare’ (ma di fama internazionale) Nanodiagnostics.
Analisi che hanno portato alla scoperta delle letali nanopatologie causate dalle nano polveri, quelle prodotte da inceneritori, cementifici, acciaierie, turbogas, biomasse, carbone; insomma le attività fulcro dell’imprenditoria industriale italica.
Analisi che hanno permesso alle famiglie dei militari in missione all’estero in teatri di guerra di ottenere dallo stato giusti indennizzi per le patologie, spesso mortali, contratte dai propri congiunti e erroneamente attribuite all’uranio impoverito; causate invece dalle deflagrazioni ad alte temperature che originano nanoparticelle.

Lo scienziato bolognese commette il delitto più spaventoso che si possa concepire nell’Italia dei misteri, dei papocchi, degli intrighi che si consumano in un clima da cinepanettone pecoreccio, ma in grado di scatenare tragedie senza mai responsabili. Sul palco si fanno nomi e cognomi di ‘Personaggi’ cui la maggior parte dell’opinione pubblica, indotta da un certo ‘Sistema’, riconosce la patente di prestigio e competenza.
Smemorati d’Ippocrate in nome del conto in banca e guitti riconvertiti a guru, paladini della democrazia e della politica.
Analisi che hanno infastidito gli ‘innominabili’, quelli che non possono scientificamente contrastare le tesi di Antonietta Gatti, ma hanno interessi inconfessabili; eminenze grigie che tramando in segreto sono riuscite a sottrarre il prezioso microscopio Esem (acquistato grazie ad una entusiasmante, ma faticosa raccolta fondi popolare) per donarlo all’Università di Urbino, dove giace in attesa di consunzione da abbandono.

Ed è sconvolgente vedere sullo schermo, posizionato alle spalle del reprobo condotto da due agenti speciali nell’immaginaria questura, la carrellata di danni ed effetti collaterali prodotti dall’industria (e dalla politica collusa); la confessione, al cospetto dell’ispettore Nick Frontera, si fa via via non più coartata, ma sfocia, come un fiume carsico che trova lo sbocco in superficie, in un’appassionata, umanissima lectio magistralis.
Montanari, utilizzando il pc in cui custodisce i testi e i documenti delle proprie ricerche, proietta quello che non si deve vedere né raccontare:
un agnello nato deforme (il caso numero ‘0’ del laboratorio) con le orecchie al posto degli occhi, le zampe mutilate, privo del cervello; e poi, straziante, il bambino di 8 anni che sviluppa un inspiegabile cancro alla prostata e dopo inenarrabili sofferenze muore; il neonato ricoperto da orrende macchie e bubboni bluastri, nato da madre sana, bimbo che poche ore dopo essere venuto alla luce si spegne perché in utero ha contratto la leucemia.
Tutte vittime degli inceneritori, come quelli di Forlì o Nonantola.
Tutte vittime di quella ‘classe dirigente’ che risolve così magicamente il problema dei rifiuti e chiama 'eroi' gli avidi furfanti che costruiscono questi strumenti di morte.

C’è posto anche per le vittime potenziali, come gli abitanti di Malagrotta, gigantesca discarica laziale, zeppa anche di rifiuti tossici su cui qualcuno vorrebbe edificare un inceneritore gassificatore in grado di avvelenare tutta Roma; per la popolazione del comune di Colleferro che si batte per scongiurare la costruzione di uno di questi impianti; per la martoriata Guidonia.
Montanari se stesso ci parla della perfezione della Natura che procede in senso circolare, mentre l’uomo gioca a fare dio spezzando questa armonia e procedendo per linee rette che crede infinite.
Montanari parla, alla nostra mente e al nostro cuore, spiegandoci la follia criminale del ‘modello di sviluppo all’italiana’. Mentre fuori dai confini, magari a San Francisco in California, la raccolta differenziata, il compostaggio, il riciclo giungono al 75% sul totale dei rifiuti e nel 2020 quella metropoli festeggerà il record di prima ‘zero waste city’ (città senza ‘monnezza’).
Il Professore ci invita ad apprezzare e difendere l’Ambiente, spiegandoci quanto sia fondamentale non distruggere il foraminifero, microscopica forma di vita marina unicellulare, che assorbe l’anidride carbonica che si deposita e scioglie nei flutti, rilasciando ossigeno; peccato che gli scarichi e le emissioni velenose delle industrie lo stiano condannando all’estinzione.

L’ispettore Nick Frontera, alias David Gramiccioli (grande e storico reporter in luoghi del pianeta non troppo tranquilli e attuale conduttore della seguitissima Ouverture su Teleradiostereo), il duro dal cuore pulito trova il modo (anche attraverso una tragedia personale) non solo di comprendere le ragioni e gli studi del duo scientifico Gatti-Montanari, ma costringe la coscienza del pubblico a fare i conti con pagine poco edificanti della repubblica: l’uccisione di Carlo Giuliani al G8 di Genova, gli oscuri rapporti tra la politica, le istituzioni e settori deviati delle forze dell’ordine, cui sono concesse zone franche ‘per divertirsi’, magari massacrando di botte il debole di turno con un futile pretesto, i meccanismi perversi con cui possono essere annichilite socialmente e fisicamente le persone scomode, non allineate, non arrese al conformismo, non addomesticabili, quelle che potrebbero scompaginare questo mefitico, efficientissimo ‘Sistema’ paludoso.

L’epilogo, con il Professor Montanari rilasciato da Frontera che lo invita a fuggire e a non tornare, dipinge il nostro futuro a tinte cupe, come una nube tossica.
Un paese in declino inarrestabile, dove al momento l’intricato nodo gordiano degli interessi delle varie e ‘avariate’ cricche pare avere un potere soverchiante e inestricabile su tutto; un’Italia che oggi non è un paese per i migliori.

Eppure, la chiave di volta ottimistica, previo impegno attivo in prima persona (come da invito canoro dei Feel in apertura di spettacolo), la fornisce proprio l’indomabile scienziato maratoneta Montanari con il breve prologo alla piece.

Esiste una sola arma, non di offesa, ma di difesa, contro tutto questo:
la Conoscenza”.

Il maratoneta Dott. Montanari alla riscossa
post pubblicato in Scienza, il 11 dicembre 2009

Dopo un paio di mesi di resa apparente, il ‘discusso’ scienziato annuncia battaglia: “Chi diffama il mio lavoro e quello di mia moglie, la dottoressa Gatti, risponderà in sede penale”.
‘Forse’ la ricerca sulle nanopatologie ha indispettito i capataz dei business legati a inceneritori, cementifici, centrali a biomasse, fonderie, ecc. Il legale del laboratorio Nanodiagnostics spiega che esiste un ‘piano B’ (“E anche uno C”) nel caso il microscopio della discordia finisse all’Università di Urbino



di Hermes Pittelli ©


 “Prassi di stampo mafioso per imbavagliare la ricerca”.

Non usa mezzi termini l’avvocato penalista Corrado Canafoglia, legale del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, nel definire la strategia della diffamazione scatenata da qualche mese contro le figure professionali e anche umane della dottoressa Gatti e del dottor Montanari.
Quest’ultimo soprattutto, è finito sotto un tiro incrociato di presunti giornalisti e presunti esperti scientifici che, in particolare sul web, attraverso sedicenti siti d’informazione, lo accusano di essere un ciarlatano (spesso sbeffeggiato con l’epiteto di farmacista) e di millantare risultati scientifici non documentabili.

Da oggi basta. Per due mesi ci siamo in apparenza arresi, ma insieme al nostro legale abbiamo raccolto il materiale con cui ci infangano e soprattutto abbiamo individuato le fonti di questa campagna denigratoria. Sappiano che ora daremo battaglia nelle sedi deputate. A chi crede di averci ridotti all’impotenza dico, da vecchio maratoneta agonista, che non sono abituato ad arrendermi. Mai”.

Montanari, durante un ennesimo incontro con i giornalisti, sempre più sparuti, per illustrare il punto sulla vicenda del microscopio della discordia (quello acquistato grazie ad una campagna di raccolta fondi promossa nel 2006 da Beppe Grillo e oggi donato d’imperio dalla Onlus Carlo Bortolani all’Università di Urbino, ndr) si lascia sfuggire, amareggiato, ma non rassegnato: “Magari avessi fatto davvero il farmacista, come voleva mio padre…”. Un ‘cialtrone’ che a gennaio parlerà di nanopatologie all’Eliseo, un ‘farmacista’ cui la Cambridge Press sta chiedendo di scrivere un libro sull’argomento e la rivista ‘Scientific American’ un articolo.

L’avvocato Canafoglia smentisce tra l’altro, con alla mano documento ufficiale della Procura di Modena, la notizia su ipotetiche indagini penali a carico del dottor Montanari.

Il fatto nuovo è questo: il ‘famigerato’ microscopio Esem (costato 378.000 euro, tutti donati da privati cittadini che aderirono all’invito di Grillo e li destinarono in modo chiaro per la ricerca scientifica di Gatti/Montanari sulle nanopatologie, ndr) è ancora presso il laboratorio Nanodiagnostics. La ditta incaricata di effettuare il trasloco dello strumento a Urbino ha portato in sede gli imballaggi, ma non ha ancora eseguito ‘il ratto’. Strana procedura, visto che l’operazione era stata pianificata per la fine di ottobre.
Nel frattempo, l’attività scientifica del laboratorio è condizionata da questa spada di Damocle, perché non conoscendo il limite temporale per l’utilizzo del macchinario, non può assumersi la responsabilità di avviare nuove analisi o ricerche. Un intoppo che va a intaccare i risultati ottenuti fino ad oggi.
Infatti, grazie allo scoperta e allo studio delle nanopatologie, l’Italia è la prima nazione al mondo a riconoscere (per legge) gli effetti patogeni delle nanoparticelle sull’organismo dei militari o dei civili che si trovino a operare in aree geografiche teatro di conflitti o le persone esposte alle polveri provenienti dai poligoni di tiro militari.
Le ricerche condotte da Gatti/Montanari hanno appurato che la cosiddetta sindrome dei Balcani o esposizione all’uranio impoverito non sono letali per effetto della (modesta) radioattività, ma perché l’elevata temperatura di combustione prodotta dalla deflagrazione degli ordigni bellici origina nanoparticelle che si depositano nei tessuti e nelle cellule del corpo umano per inalazione.
Una deduzione, scientificamente accertata, che consente (o consentiva, almeno fino a quando il microscopio resterà sub judice) a tutti quei militari o civili reduci da missioni in territori sconvolti da guerre di ottenere giusti risarcimenti in denaro per sé o, purtroppo nella maggior parte dei casi, per la famiglie dopo il decesso delle parti lese.
La scorsa settimana il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero della Difesa a riconoscere 1 milione e quattrocentomila euro di risarcimento alla famiglia di un militare della provincia di Lecce, scomparso a 26 anni nel 2005; militare che aveva partecipato a numerose missioni in Kosovo da cui era rientrato definitivamente nel 2003. Una sentenza storica (dopo quella del Tribunale di Firenze del 2008, ndr) giunta proprio grazie agli studi e alle analisi compiuti da Nanodiagnostics.
Non a caso è la struttura scientifica cui fa riferimento e affidamento l’Osservatorio Militare italiano che assiste i soldati e le loro famiglie in questo tipo di vertenze legali. Più volte l’ex maresciallo dell’Esercito, Domenico Leggiero, attuale responsabile del comparto Difesa dell’Osservatorio, ha sottolineato l’importanza fondamentale del lavoro di Gatti/Montanari. E a chi spesso gli chiede perché l’Esercito non si rivolga a consulenti ‘altri’, magari a livello europeo o extracontinentale, Leggiero risponde disarmante: “Ma perché Nanodiagnostics è l’unico laboratorio scientifico a livello mondiale a condurre ricerche sulle nanopatologie”.

Senza dimenticare che la coppia Gatti/Montanari è l’unico baluardo per cittadini indifesi esposti ai terribili effetti delle nanopatologie causati da inceneritori, cementifici, fonderie, centrali a biomasse, centrali a combustione di olii pesanti. Tutte presunte attività imprenditoriali sponsorizzate dalla pseudopolitica italica (in toto) e da lobbies di artifici finanziari che poco hanno da spartire con un autentico spirito di creatività e d’intrapresa.
Forse Nanodiagnostics pesca i propri guai con ‘scientifico lanternino’, proprio perché mette in discussione attività industriali legate a fortissimi interessi di business (si parla di giri d’affari di miliardi di euro, ndr).
Nel 2007, ad esempio, furono le ricerche e gli interventi di Gatti/Montanari a scongiurare la costruzione di una centrale termoelettrica a biomasse nel comune di Orciano (in provincia di Pesaro, la stessa dell’Università di Urbino). Per pura coincidenza, la ditta che avrebbe dovuto edificare il ‘cancrovalorizzatore’ (i cui vertici sono oggi indagati per truffa ai danni della Comunità europea, ndr), annoverava come consulente scientifico l’Istituto di Chimica (Prof. Orazio Attanasi) dell’ateneo marchigiano, cui dovrebbe finire in dono il microscopio di Nanodiagnostics.

Beppe Grillo, il Masaniello ligure, è nel frattempo scomparso. Non si occupa più di nanopatologie e sul proprio democratico blog censura gli interventi sull’argomento e sulla coppia Gatti/Montanari. Strano visto che proprio lui, all’epoca dei suoi show cui invitava come divulgatore scientifico il dottor Montanari, tuonava in difesa della vera ricerca scientifica capace di smascherare gli intrallazzi dell’imprenditoria che mira solo al profitto in barba alla salute e agli interessi della collettività.
Strano anche l’atteggiamento della Onlus Carlo Bortolani la cui presidentessa, Marina Bortolani, che oggi giustifica la decisione unilaterale di ‘donare’ il microscopio all’Università di Urbino accusando Nanodiagnostics di non utilizzare lo strumento per i fini indicati dalla sottoscrizione popolare, abbia sempre evitato di rispondere ai continui inviti telefonici, per mail, addirittura tramite raccomandata del dottor Montanari per verificare di persona cosa avvenga nei locali di Via Enrico Fermi l/1.
Strano che la signora Bortolani, dopo aver definito sul proprio blog la Onlus dedicata alla memoria del padre, un semplice “collettore della raccolta fondi per l’acquisto del microscopio”, oggi si erga a titolare di un diritto che per statuto (all’articolo 4, ndr) spetta unicamente alla dottoressa Gatti: è la dottoressa l’unica figura che può decidere ubicazione e utilizzo del microscopio.
Strano che la Onlus Bortolani abbia prima aperto il conto dove far confluire i proventi della raccolta fondi alla banca Etica, salvo poi, improvvisamente e misteriosamente, trasferirlo alla Unipol; senza mai consentire alla coppia Gatti/Montanari la visione di un bilancio o di un estratto contabile.
Anche in questo caso il dottor Montanari fa ammenda per la propria “ingenuità”:
“Se avessi immaginato l’epilogo, non mi sarei mai lasciato sfuggire quel giorno a pranzo con Beppe Grillo e con il giornalista Matteo Incerti (Resto del Carlino) che era stato invitato e si era presentato con questa sua amica (la signora Bortolani, ndr) che preferivo, per trasparenza e pulizia morale, affidare i proventi della raccolta ad una onlus…”.
Strano anche constatare che la bufera contro Nanodiagnostics , per pura coincidenza, sia cominciata dalla fine del 2008 quando l’ingenuo maratoneta Montanari, era reduce dalla candidatura ad aspirante premier (alle elezioni politiche di aprile) nella lista civica Per il Bene Comune: un potenziale presidente del consiglio (boicottato da tutti i media nazionali, in barba ai diritti costituzionali e all’ipocrita par condicio, ndr) che nel proprio programma condannava in modo esplicito le grandi opere, tutte altamente inquinanti ma che prevedono commesse miliardarie per chi si aggiudica gli appalti.

Intanto, la sorte del microscopio resta in un limbo, affidato ad un ente astratto come l’Università pubblica di Urbino (all’epoca della raccolta fondi era privata, ndr) che non ha ancora chiarito “il progetto scientifico legato all’utilizzo dello strumento”. Insomma, un microscopio che alla Nanodiagnostics lavora 340 giorni all’anno, spesso anche di notte e che nelle Marche rischia di finire coperto di polvere e ragnatele.
Ma se, alla fine, l’Esem cambiasse davvero sede, ci sarebbe “un piano B”. E anche “un piano C”, annuncia con un sorriso misterioso l’avvocato Canafoglia. E' lo stesso Montanari a fugare le ipotesi, a qualcuno gradite, di un esilio all'estero: "Mia moglie ogni tanto propone questa soluzione. Ma per me avrebbe il sapore di una sconfitta. No, il campo di battaglia è questo e vogliamo vincere qui".

Strano paese l’Italia. Riconosce gli effetti patogeni delle nanoparticelle sui militari e sui civili in zone di guerra, ma non sui propri cittadini entro i confini nazionali; nega e ostacola la ricerca scientifica che tutela il diritto alla salute e alla salvaguardia ambientale.
Forse perché i diritti costituzionali di 60 milioni di persone non devono disturbare gli interessi privati di qualche centinaio di ‘grandi imprenditori e capitani d’industria’.

NUCLEARE ITALIANO: BRICIOLE D'ENERGIA, SALATISSIME E INDIGESTE
post pubblicato in Scienza, il 2 ottobre 2009

 

Nessuna certezza sulla sicurezza (non per colpa della tecnologia), per nulla economico. Il Professor Francesco Gonella, docente di Fisica a Ca’ Foscari spiega perché la strategia energetica che dovrebbe rendere l’Italia indipendente da gas e petrolio altrui sia un flop annunciato. Ma ancora una volta pagato a caro prezzo dalle tasche dei cittadini



di Hermes Pittelli ©



 Metti una sera a cena (post cenam) con lo scienziato: Francesco Gonella, padovano, docente di Fisica a Ca’ Foscari.
Da tempo, molti amici e colleghi gli chiedevano cosa pensasse dell’opzione nucleare, se la ritenesse un’opportunità irrinunciabile per rendere l’Italia libera dalla schivitù energetica che la condiziona.
Fino a pochi mesi fa, il Professore rispondeva: “Penso... nulla”.
Non aveva né strumenti adeguati, né dati scientifici per offrire una spiegazione critica e motivata ad un quesito che diventa di stringente attualità al cospetto della dichiarata volontà del governo di costruire 8 o 10 centrali atomiche. I siti individuati dall’esecutivo per la realizzazione delle centrali sono: Fossano (Cn), Trino (Vc), Caorso (Pc), Monfalcone (Go), Chioggia (Ve), Ravenna, Scarlino (Gr), Latina, Garigliano (Ce), San Benedetto del Tronto (Ap), Termoli (Cb), Mola (Ba), Scanzano Jonico (Mt), Palma (Ag), Oristano.
Francesco Gonella si è incuriosito, la curiosità dello scienziato che diventa la sfida e il piacere della conoscenza. Qualche politico della maggioranza vorrebbe eliminare la figura dello scienziato, un po’ come Brunetta intende fare con quello che definisce ‘culturame’.
Gonella si è gettato in modo forsennato nella ricerca e raccolta di informazioni scientifiche e documenti ufficiali sull’argomento. Poi ha ristretto il campo di indagine, eliminando le fonti contraddittorie, quelle schierate in modo ideologico ‘pro’ o ‘contro’, quelle senza una reale base scientifica.
Alla fine, con la mente del ricercatore che parte da una tabula rasa e senza pregiudizi di alcuna natura, è giunto a formulare le sue conclusioni basandosi su 4 fonti 4, le più rigorose, autorevoli e super partes a livello mondiale. E le espone ai cittadini in pubbliche conferenze multimediali, come quella intitolata ‘Nucleare e fonti rinnovabili’, organizzata dall’Aido (Associazione italiana donatori di organi) di Pordenone.

Professore, lei è docente di Fisica. Perché ha cominciato a studiare il tema 'energia nucleare e fonti alternative'?

R. Da un lato, perché parte della mia attività didattica all'Università Ca' Foscari riguarda la Fisica dell'ambiente, dall'altro perché volevo formarmi un'idea personale, libera da preconcetti.

Sgombriamo il campo da equivoci (visti i tempi): Lei nella sua analisi dell'argomento è stato influenzato da opinioni politiche, da pregiudizi di qualche natura, da interessi particolari e privatissimi?

R. Assolutamente no. Ho cercato anzi di valutare criticamente tutto quello che ho letto a prescindere completamente da qualsiasi orientamento ideologico, mantenendo l'onestà intellettuale che costituisce uno dei doveri fondamentali dello scienziato nella sua attività.

Perché, al di là della fatica erculea per la mole di dati che si possono reperire sul nucleare, Lei ha ristretto il campo di indagine a quattro fonti? Può citarle?

R. Dopo aver consultato molte dozzine di fonti diverse, ho ristretto il campo a poche fonti che a mio giudizio garantiscono da una parte i criteri di obbiettività necessari ad un'informazione corretta, capillare e completa, e dall'altra un livello di scientificità nell'approccio che le rende del tutto attendibili. Mi sono quindi basato, nel farmi una (comunque personale) idea della situazione riguardo al nucleare, sui documenti dell'IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), dell'IEA (Agenzia Internazionale per l'Energia) e su uno studio specifico portato avanti da un gruppo di lavoro del MIT, il Massachusetts Institute of Technology di Boston. A questi documenti, per completare il quadro anche in riferimento alla situazione italiana, ho aggiunto alcune pubblicazioni (tra cui, Con tutta l'energia possibile, Ed. Sperling&Kupfer) di Leonardo Maugeri, direttore del settore Strategie Sviluppo dell'ENI nonché membro di diversi organismi di studio internazionali sulle tematiche in oggetto.

Entriamo nel dettaglio. Lei ha deciso di evidenziare soprattutto due aspetti dell'argomento: quello economico e quello della sicurezza. Perché?

R. Tra i molti nodi che fanno del nucleare una scelta critica, quelli del costo e della sicurezza sono a mio avviso i più importanti, nel senso che sono imprescindibili per qualsiasi strategia si voglia sviluppare riguardo all'approvvigionamento energetico.

Partiamo dal dato economico: è vero che tutti i paesi più avanzati del G20 stanno rilanciando il nucleare? E in Europa qual è la situazione?

R. Non è vero. Gli scenari stimati per lo sviluppo del nucleare attestano una crescita del numero di centrali localizzata soltanto nell'Est Europeo, in Estremo Oriente e in alcuni Paesi dell'Africa. Il mondo occidentale in generale non sta "sposando" l'opzione nucleare.

La politica italiana, in modo trasversale, non solo il governo e la maggioranza, dice ai cittadini che l'energia atomica renderà il Belpaese libero dalla schiavitù energetica, assicurando bollette molto più leggere di quelle attuali. E' davvero così?

R. No. Il tempo necessario, dal momento in cui si approva la costruzione di una centrale al momento in cui la si allaccia alla rete elettrica, è in media, in Europa Occidentale, di quasi 17 anni. Le 4 centrali in programma in Italia graveranno quindi economicamente sulla collettività per quasi vent’anni, prima di entrare in funzione nella rete elettrica. A quel punto, apporteranno un contributo attorno al 10% del consumo nazionale di elettricità, cioè appena di qualche punto % del consumo energetico totale.

Forse è noioso, ma forniamo dati numerici precisi: quanto costa costruire una centrale di media grandezza e potenza? Quanto costa in termini di manutenzione? Quanto costa alimentarla, visto che l'Italia magari non acquisterebbe più energia elettrica, gas e petrolio all'estero, ma dovrebbe comprare uranio?

R. Il costo di costruzione è nominalmente di circa 1,5 miliardi di Euro. Dico nominalmente, perché è calcolato su un tempo "ingegneristico" di costruzione di 5 anni, mentre abbiamo visto che il tempo effettivo è molto più lungo. Nel nucleare è normale, ovunque, che le spese eccedano il budget iniziale previsto in modo a volte sbalorditivo. Riguardo ai costi dell'uranio, è impossibile sapere oggi come si evolverà il mercato. Certo è che il suo prezzo è aumentato di 10 volte negli ultimi 5 anni.

E soprattutto, una volta esaurito il proprio ciclo vitale, quanto costa smantellare una centrale?

R. I costi purtroppo si estendono molto al di là del termine della vita operativa di una centrale. La dismissione di una centrale costa almeno quanto l’allestimento. Oggi come oggi, i costi esorbitanti a cui ad esempio la Gran Bretagna è andata incontro riguardano lo smantellamento e la gestione dei rifiuti, più ancora che la manutenzione vera e propria. Riguardo allo stoccaggio delle scorie nucleari, gli Stati Uniti da soli hanno in programma investimenti per circa 70 miliardi di Euro solo per la messa in opera di un unico sito di stoccaggio, posto nel sottosuolo del deserto del Nevada.

Professore, tutti questi costi, da chi verrebbero sostenuti? Esistono privati interessati al business nucleare? E, facendo gli scongiuri, in caso di incidente, le grandi compagnie assicurative coprirebbero i costi di eventuali danni ambientali, materiali, menomazioni o addirittura perdita di vite umane?

R. Qui arriviamo a una questione che ci deve far riflettere. In nessuna parte del mondo investitori privati comperano né finanziano impianti nucleari, e solo continui e massicci interventi statali tengono in vita l'opzione nucleare. L'assenza di partecipazioni private fa del nucleare l'unica opzione i cui costi e le cui conseguenze saranno sempre, dovunque e comunque pagate soltanto dalla collettività, in termini di tasse. E’ interessante sapere che una piccola quota della nostra bolletta della luce ancora oggi continua a pagare lo smantellamento delle centrali nucleari italiane chiuse dopo l'incidente di Chernobyl nel 1986.

Sicurezza. Le attuali centrali posso essere ritenute sicure? E quelle eventualmente realizzate in Italia apparterrebbero alla terza o alla quarta generazione?

R. Dal punto di vista tecnico-ingegneristico, le centrali sono molto sicure. Il problema sta nella sicurezza rispetto altri fattori, ad esempio negligenze o errori umani, attacchi terroristici, gestione dei rifiuti radioattivi. In questo senso, le tecnologie più sicure sono quelle relative ai cosiddetti reattori di quarta generazione, ma motivi tecnologici indicano proprio nel ciclo chiuso la fonte per la produzione di plutonio suscettibile di venir venduto illegalmente a paesi o gruppi terroristici. In Italia comuque il progetto riguarda reattori di terza generazione.

Ammesso che queste centrali siano tecnologicamente sicure, qual è dunque il rischio connesso alla loro presenza? Nel 2008 in Francia nel giro di un solo mese si sono verificati addirittura quattro incidenti nucleari...

R. Appunto. Le negligenze umane, o semplicemente la cattiva manutenzione, accadono con una frequenza molto maggiore dei guasti veri e propri.

Queste centrali – pensiamo allo scenario peggiore, l'11 settembre 2001 – sono al riparo da eventuali attentati o attacchi terroristici?

R. No. Per citare testualmente il risultato dell'analisi del MIT, Il livello a cui gli impianti nucleari debbano essere messi in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato.

Professore, in Italia stiamo davvero facendo tutto il possibile per progettare una strategia energetica che ci renda indipendenti e che sia sostenibile sia dal punto di vista ambientale, sia da quello economico?

R. No. Tra i costi del nucleare che non ho citato precedentemente c'è ad esempio il cosiddetto "costo di risorsa", e cioè la sottrazione di investimenti allo sviluppo delle tecnologie relative alle altre fonti rinnovabili, e soprattutto ai programmi di rinnovamento delle reti energetiche e delle infrastrutture.

Se la transizione dalle vecchie e insostenibili filosofie energetiche (ed economiche) alle fonti rinnovabili non può essere realizzata di colpo (servono un nuovo approccio culturale e una profonda rivoluzione dell'Economia), esiste già una tattica di pronto intervento che consenta di ridurre spese, sprechi e inquinamento ambientale?

R. Certamente sì, tanto che a volte viene citata come "fonte energetica" di per se stessa, e cioè l'efficienza. E' inammissibile che non esista, a fronte di una realtà dei fatti che ci imporrà comunque di continuare a utilizzare nei prossimi decenni le fonti fossili tradizionali, una politica che razionalizzi il consumo energetico ad esempio nel campo dei trasporti, e più ancora in campo edilizio. E' insensato che ci incentivino a usare lampadine a basso consumo quando i soldi che risparmiamo li usiamo poi per acquistare un SUV. Com’è altrettanto insensato che al mercato io possa comperare mirtilli fuori stagione che arrivano trasportati dal Cile. Riguardo all'edilizia, lei sa che le tecnologie che consentono di costruire case ad alta efficienza energetica e che non hanno bisogno dell'impianto di riscaldamento sono tecnologie a basso costo, e sono note letteralmente da decenni (In Colorado, dove d'inverno la temperatura scende anche a -40°, uno scienziato, Amory B. Lovins, nel 1984 ha edificato la sua attuale casa con tecnologie disponibili all'epoca: questa casa ogni giorno consuma energia pari ad una lampadina da 100 watt, ndr).

E' vero che in Italia, dal 2000, indipendentemente dal colore dei governi, non solo la ricerca scientifica è stata ostracizzata e boicottata, ma quella relativa all'energia non riceve più fondi dallo Stato? Perché, secondo Lei, è stata attuata una politica così miope e suicida?

R. Il discorso è molto complesso. Posso solo dire che la situazione della ricerca scientifica in Italia è semplicemente vergognosa, molto più di quanto sia percepito dall'opinione pubblica, e in questo senso la ricerca relativa all'energia paga lo stesso insensato dazio degli altri settori.

Professore, cerchiamo di offrire una conclusione: il nucleare italiano è dunque una grande opportunità energetica ed economica o il consueto grande inganno a danno dei cittadini e a vantaggio dei soliti, pochi furbacchioni?

R. Diciamo che fino a 6 mesi fa, quando ho preso di petto la questione e ho iniziato a studiare, ero per così dire equidistante tra le posizioni a favore e contro il nucleare. Ora come ora invece, penso che la possibilità che il nucleare rappresenti per il nostro Paese una scelta lungimirante, sicura e conveniente sia semplicemente inesistente.

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