.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Affaire Balotelli, quanta ipocrisia!
post pubblicato in Divagazioni sportive, il 21 aprile 2009


(nella foto: tifoso interista durante l'era Moggi.
Fonte: Google Immagini)


di Hermes Pittelli ©


 Alle solite. Balotelli, vittima di cori e ululati razzisti durante l’insignificante Juve-Inter, diventa un affaire di stato, non solo di pseudo-sport. Soprattutto per coloro che hanno la memoria corta e un bell’armadio capiente pieno di scheletri; soprattutto per i tanti pigmei con la codona di paglia che ammorbano il calcio e il Paese.

Moratti, avresti ritirato la tua invincibile armata (ma in Europa e nel mondo conti come il due di bastoni a briscola) se fossi stato presente all’Olimpico di Torino, ma cosa hai fatto di concreto quando i tuoi amati e delicati ultras dileggiavano in modo altrettanto incivile il difensore ‘abbronzato’ (come direbbe il capo del governo) del Messina, Zoro (attualmente emigrato in un piccolo club portoghese)?

Dove erano i soloni del pallone nostrano (Abete, Matarrese, Campana... quali pulpiti) che ora chiedono la sospensione degli incontri per i cori razzisti quando le partite causavano i morti e i feriti negli stadi (episodi che tra l’altro continuano a verificarsi) e poi con il muso finto costernato proclamavano che show must go on?

In passato, nessuno ha mai scomodato il razzismo per bollare l’idiozia di pochi idioti. Periodicamente i media nazionali riesumano la storia del povero israeliano errante Rosenthal rifiutato dall’Udinese causa antisemitismo della Curva Nord; nessuno, nemmeno all’epoca, ha per esempio mai condannato tutti i tifosi del Napoli presenti al San Paolo durante una partita contro la Juve quando al malcapitato difensore bianconero Julio Cesar (brasiliano, anche lui ‘abbronzato’) mentre veniva trasportato fuori in barella, dagli spalti lanciarono di tutto: insulti, arance, lattine, bottigliette, monetine (le stesse che permisero al Ciuccio di aggiudicarsi uno scudetto).

Oggi è di moda la battaglia contro il razzismo. Fa audience, conferisce un’aura di rispettabilità, fa cassetta, permette vetrine mediatiche a costo zero e grande ritorno di immagine. Figuriamoci se i politicanti dello sport e quelli del Parlamento non la cavalcano, figuriamoci se i media nazionali, sempre sensibili al fascino del potere (vi farei ascoltare i commenti di certi giornalisti tifosi all’interno dell’intimità delle proprie redazioni), non si offrono spontaneamente come cassa di risonanza.

Anche la morale e l’etica sono ormai strumenti, da estrarre dal cassetto e lucidare solo quando fa comodo, solo quando c’è una convenienza da realizzare.

Materazzi per anni è stato bersagliato con lo stesso trattamento, eppure è italiano di carnagione bianca. Sissoko è nero, gioca nella Juve ed è uno degli idoli attuali del tifo di Madama. Come la mettiamo? Forse, azzardo un’ipotesi, l’atteggiamento dei tifosi avversari è influenzato in certa misura anche dal comportamento dei giocatori in campo. Kakà, ad esempio, è un fuoriclasse molto temuto, ma non mi sembra venga accolto negli stadi con minacce e insulti: questione di correttezza e di stile.

In passato, grandi campioni – Platini, Zico, Van Basten – erano visti come spauracchi dai sostenitori delle formazioni che li affrontavano, ma spesso venivano salutati con applausi scroscianti se riuscivano a confezionare qualcuna delle loro magie. Quindi?

Quindi sarebbe meglio parlare di un problema di carenza di educazione e cultura dell’intero Paese, non solo dello sport o del calcio. Moratti e Mourinho insegnino il modo di comportarsi a questo arrogante bambino e poi si permettano di obiettare sugli atteggiamenti dei tifosi italiani.

L’Italia, fuori dai ritratti oleografici e folcloristici, è un paese profondamente razzista e fascista. Lo è con i suoi stessi abitanti, con i propri cittadini indipendentemente dal pigmento epidermico o dall’etnia d’origine. Vogliamo parlare del derby capitolino, di quello che accade ogni volta che si confrontano Lazio e Roma (cronaca recentissima, per chi non ha paraocchi o resetta la memoria a responsabilità limitata)?

Siamo un popolo ormai corrotto dalla scientifica demolizione della scuola, delle famiglie che hanno abdicato dal proprio ruolo di educatrici di persone e cittadini esemplari, delle istituzioni che ormai sono solo manipoli asserviti alle lobbies del potere economico.

Un popolo ignorante, disinformato, disgregato è molto più malleabile e facile da controllare, plagiare, comandare.

L’affaire Balotelli è solo l’ennesima foglia di fico per coprire le nostre vergogne endemiche. Questo ‘caso’ si smonterà da solo quando i titoloni sui giornali non faranno più vendere un maggior numero di copie; per passare in fretta ad un’altra emergenza, a una notizia più accattivante e 'smerciabile'.

Un gara a porte chiuse per la Juventus è una sanzione inutile, squalificare gli stadi o i tifosi è inutile; perché è l’intero Pease che è squalificato.
E continuerà ad essere pecora nera in tutti i campi fino a quando non deciderà davvero di risolvere i propri problemi alla radice.

La piccola Udinese oscura le presunte ‘Grandi’
post pubblicato in Divagazioni sportive, il 13 marzo 2009

di Hermes Pittelli ©

 Che pacchia! Che beffa! Una piccola squadra di provincia ‘salva’ l’onore calcistico del Paese che un tempo si credeva all’avanguardia, almeno nel calcio. I ceffoni ricevuti da Inter, Juve e Roma per mano – anzi, per piede - di formazioni della perfida e tracotante Albione, raccontano un’altra verità. E perfino qualche giornalista italiano ha dovuto prenderne atto.

Altri, invece, continuano imperterriti a fare orecchie da mercante, nel senso che restano saldamente ancorati alle regole del marketing piuttosto che a quelle auree del giornalismo: la notizia del giorno non è l’ennesima rifondazione interista, ma il fatto che la bistrattata Udine sia la capitale calcistica italiana in Europa. Stranamente, però, per un certo foglio rosa il titolone d’apertura è riservato appunto alla nuova lista della spesa compilata da Mou il grillo parlante nerazzurro al suo ‘ingenuo’ presidente.

L’estremo confine nordorientale tricolore assurge al ruolo di avamposto e ultimo bastione di un movimento sportivo che ancora una volta riflette la realtà del Paese che rappresenta: arcaico, obsoleto, felice di sguazzare nei propri luoghi comuni, incapace di un vero colpo d’ala per spiccare il balzo nella modernità, autoreferenziale, pressapochista, superstizioso e tronfio di antichi fasti.

Piccola premessa essenziale: mi autodenuncio, sono friulano. Ma questo non inficia di una virgola il discorso.

I media, controvoglia, sono costretti a menzionare Udine e l’Udinese; sono costretti ad ammettere il fallimento dei presunti grandi club che fanno cassetta e a riconoscere l’abilità e la competenza dei dirigenti di una lillipuziana società di provincia.
Udine, cittadina di 90.000 abitanti, più o meno, quella che assomiglia all’isola di Peter Pan, ovvero non c’è, nel senso che molti italiani non sanno dove sia (a meno che non abbiano fatto la naja in Friuli); quella che per ottenere dignità e collocazione geografica è costretta a spiegare che la si può scorgere sulle cartine tra Venezia e la Slovenia; quella che resta per i friulani nel mondo la capitale della piccola patria; quella che per i grandi e preparati giornalisti nazionali è solo uno sperduto villaggio nel Fr-ì-uli (Frìuli, con accento sulla prima ‘i’; diplomati a RadioElettra???); quella che ha potuto ammirare il leggendario Zico, ma dai potenti media sportivi nazionali viene etichettata ancora oggi ‘razzista e antisemita’ per una sciocca faccenda risalente al 1990 e legata al mancato tesseramento di un carneade del pallone, Ronny Rosenthal, attaccante israeliano poi finito al Liverpool (antisemitismo condensato in una stupida frase di uno stupido quattordicenne su un muro della Curva Nord), mentre in casacca bianconerà approdò Abel Balbo.

Ebbene, l’Udinese della friulanissima famiglia Pozzo e dell’allenatore siculo atipico Marino Pasquale da Marsala, si ritrova sotto i riflettori calcistici continentali: nell’andata degli ottavi di finale di Coppa Uefa si è concessa il lusso di strapazzare la corazzata sovietica Zenit San Pietroburgo, detentrice del trofeo. Tutto questo mentre la blasonate Inter, Juve e Roma si sono lasciate irretire e estromettere dalla Champions dalle ‘tre comari’ britanniche Manchester Utd, Chelsea e Arsenal.

Sotto le arcate dello stadio Friuli, c’è una dirigenza matura che sa ammettere i propri errori e ha il coraggio di non esonerare un tecnico che, dopo i fasti delle prime 9 giornate di campionato, nelle successive 11 raccoglie solo tre punti, senza lo straccio di una vittoria; ed oggi però gode i frutti della buona semina.

A Milano c’è un presidente ricco (ma sarebbe interessante scoprire da dove arrivano realmente tutti i miliardi che il rampollo Moratti utilizza per rimpinguare la collezione di figurine della sua squadra) ma volubile: è divorato da una febbre quasi fisica che in panchina non sieda solo un uomo che, al limite, capisca di calcio, ma sia anche glamorous. Quindi Simoni e Cuper non fanno per lui, non hanno né la fisiognomica né l’eloquio dei personaggi da copertina patinata. Ecco la passione insana per Roberto Mancini, concupito quando ancora era un calciatore. Mancini con il suo ciuffo ribelle alla Sgarbi è elegante e addirittura vincente (anche se i campionati in Italia sono come le situazioni, gravi ma per fortuna non seri), ma a Moratti junior non basta. Brama ardentemente la Coppa argentata dalle grandi orecchie. Ciao Mancini, sei bravo, ma troppo provinciale, non hai carisma internazionale.

Finalmente, ecce Homo, l’uomo per Lui, lo specialone, l’Uomo da 14 milioni di euro (all’anno) e senza nemmeno essere un telefilm americano di successo degli anni ’80.

Ah, Mourinho sì è un allenatore filosofo, un autentico mago che conosce a memoria vita morte miracoli caratteristiche e statistiche di ogni calciatore e di ogni campionato del pianeta, da quello di Subbuteo della provincia di Pordenone fino alla petroleosa lega degli Emirati Arabi. Impossibile fallire, Mou ha la vittoria scritta nel dna. Peccato rimanga ben custodita nella sua doppia elica. L’anziano e saggio Ferguson lo ha imprigionato in un sacco ruvido come il celebre gatto degli improbabili proverbi trapattoniani.

L’Inter special è scialba, 10 uomini dietro la linea della palla e in attacco solo Ibrahimovic in attesa di un passaggio decente da trasformare in magia; quando va sotto, di solito la variante di José consiste nel creare caos disorganizzato inserendo punte centrali a profusione, ma senza qualcuno a centrocampo che sia in grado di offrire sapienza calcistica e una parvenza di manovra ragionata.

Così l’uomo da ‘zeru tituli’ (riferito a Milan, Juve e Roma in una conferenza stampa da storia del cabaret) rischia di restare lui ‘senza tituli’ e se dovesse accadere ad un ambiente che non ha mai davvero superato il trauma del 5 maggio, sai che pernacchie speciali per lui e per chi l’ha ingaggiato spacciandolo per l’erede di Herrera.

Considerazioni su Juve e Roma le rimandiamo ad altro momento; con organici risicati nella qualità ed evidenti errori di preparazione fisica (a proposito, ma il calcio italiano non era superiore anche in questo? Come mai le nostre formazioni a febbraio sono già spompate, mentre quelle inglesi o spagnole che giocano il triplo corrono che sembran lepri?) non potevano fare di più e meglio di così. Sconfortante.

Cosa rimane, dunque, della campagna calcistica europea 2008/09?
Solo l’Udinese, appunto. Magari tra una settimana incapperà in una delle sue solite serate di amnesia e mancanza di personalità, magari sarà poi comunque eliminata ai quarti di finale; ma che meraviglia impartire ex cathedra lezioni di pallone ai paperoni podofili italiani, anche solo per un giorno.

E se dovesse andar male, niente psicodrammi, niente roghi o inchieste parlamentari invocate a gran voce da politicanti a caccia di pubblicità: la gente come noi non molla il taj (documentatevi, fatevi un giro culturale ed enograstronomico in Friuli!). Tutti all’osteria a mangiare polenta e frico, irrorati generosamente da nettare di Bacco, rigorosamente ‘neri’.

Mandi fruz!
La Juve può vincere, l’Inter non è “Special”
post pubblicato in Divagazioni sportive, il 20 gennaio 2009

di Hermes Pittelli

L
’inguaribile e impareggiabile guascone del calcio italiano, al secolo Giovanni Galeone, lo ha certificato alla sua maniera: “Altro che Mourinho! Sono più bravi i miei allievi Allegri, Gasperini, Giampaolo”.

Amabile conversatore, uomo di mondo, abituato ad essere esaltato come un vero mago del pallone (soprattutto a Pescara… ma anche a Udine) o additato quale folle visionario per i suoi convincimenti tattici (4 3 3 sempre e comunque), dal suo esilio dorato di pensionato di lusso si concede ancora lo sberleffo verbale per spiegare che lo strapagato allenatore dell’Inter è Special One a livello mediatico, di sicuro non per quello che riesce a trasmettere ai suoi ragazzi.

Un ragionamento meno provocatorio di quanto potrebbe apparire in superficie. L’attuale guru nerazzurro si è da subito proclamato ‘non pirla’ (e se ha strappato quell’ingaggio, fesso non è…) e pontificando ex cathedra urbi et orbi ha arringato le estasiate folle italiche del calcio spiegando che finalmente anche lo Stivale avrebbe potuto ammirare i suoi schemi rivoluzionari, forieri di spettacolo, gol, record e vittorie a go go.

‘Prefisso’ di riferimento il 4 3 3 tanto caro al citato Galeone. Per applicarlo con efficacia ha subito chiesto a Moratti i giocatori più adatti a interpretare quel canovaccio: due ali vere, in grado di galoppare sulle praterie laterali e capaci di scodellare cross millimetrici a ripetizione in mezzo all’area per i vari Ibrahimovic, Cruz, Crespo, Adriano o Balotelli di turno. E poi un centrocampista giovane, di forza fisica e sostanza che non disdegni la conclusione in porta alla bisogna. Accontentato: ecco a peso d’oro Mancini e Quaresma, ecco Muntari. Assi da aggiungere alla scala reale di quelli che già erano alla Pinetina, a detta degli espertoni la rosa più forte e meglio assortita d’Europa. Dunque, per Mourinho una sola missione: vincere tutto, ovunque, divertendo.

Abbiamo sussurrato: finalmente torna di moda il gioco arioso ed elegante, quello che prevede uno sviluppo armonioso e uno sfruttamento delle meravigliose corsie laterali, da noi trascurate per orridi intruppamenti nelle ultaffollate vie centrali del campo.

Purtroppo, come sempre, tra la teoria e la pratica, c’è di mezzo la realtà. L’Inter spumeggiante di Mourinho non l‘ha ancora ammirata nessuno; questa ricalca, anche male, quella tanto bistrattata dell’altro grande antipatico Mancio. Le ali hanno dimostrato di essere di piombo, incatenate al loro posto, altro che dribbling funambolici e scatti a ripetizione. Tanta panchina e tanta tribuna.

In fondo anche un 4 4 2 applicato con leggiadria può divertire. Invece, per la maggior parte del tempo grande impatto ‘fisico’ e palla lunga per Ibrahimovic sperando che dal cilindro estragga qualche magia: Questo l’unico schema dell’Inter. In Italia, finora ha funzionato ma si sta inceppando. In Europa non abbocca nessuno e a Manchester si stanno leccando i baffi all’idea del prossimo turno di Champions, quello che prevede l’eliminazione diretta.

Fa bene, benissimo dunque la coriacea Juve di Ranieri a cullare l’ipotesi di un clamoroso scherzetto in ottica scudetto. La Real Casa di Torino appare più quadrata, anche se a livello di qualità, sulla carta, paga dazio. Perché poi il tecnico trasteverino è bravo a lanciare anche i giovani: De Ceglie, Marchisio, e sa gestire e rilanciare i campioni maturi.

Mourinho, lodato oltre misura per due o tre buone prestazioni della sua squadra (le vittorie all’Olimpico con Roma e Lazio grazie all’italico contropiede e nello scontro diretto con la Vecchia Signora) ha mostrato segnali di preoccupante confusione tattica, il settore nel quale dovrebbe essere un drago. Quando la situazione non si sblocca o si mette al peggio, di solito l’unica contromisura è buttare in campo un’accozzaglia inguardabile di punte che vanno a pestarsi i piedi tra loro agevolando il compito di chi si difende. Cagliari e Atalanta hanno impartito lezioni di tattica al superbo mister portoghese, al pari dello spettacolare Genoa di Gasperini, formazione che meriterebbe una trattazione a parte per le mirabilie che produce in questa stagione.

Ritornano in auge i Galeone-boys: il Cagliari allenato da Allegri sta realizzando un altro piccolo miracolo sardo, del Grifone abbiamo detto, il Siena che ha scosso San Siro e imbrigliato Madama è preparato da Giampaolo.
Forse Mourinho dall’alto del suo scranno può permettersi ironie sui colleghi meno celebrati (e remunerati), ma questi dal basso del loro accurato lavoro di campo, con competenza gli dimostrano ogni domenica quanto sia duro e insidioso il campionato italiano.
Ecco perché il professor Mourinho deve indossare di nuovo e in fretta i panni del bravo allievo, ecco perché la Juve umile, tenace e affamata di Del Piero & Company può davvero mettere in scena la clamorosa stangata finale.

p.s. Ma il calcio migliore è tutto rossoblù: Genoa, Cagliari… anche il grande ex allenatore Arrigo Sacchi, esortato mesi fa da questo blog a non vedere tutto il mondo in ottica ‘squadre blasonate’, lo riconosce con ammirevole sincerità.




permalink | inviato da erikfortini il 20/1/2009 alle 18:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
ITALIA OBSOLETA ANCHE NEL CALCIO, SI STRAPARLA DEI SOLITI NOTI
post pubblicato in Divagazioni sportive, il 27 ottobre 2008

di Hermes Pittelli

Roma, 27 ottobre 2008 - Inter, Milan, Juventus, Napoli, Fiorentina, Roma e Lazio. Ecco l’attuale classifica della serie A. Qualcosa non quadra, perché in vetta è insediato un anomalo triumvirato (Inter, Napoli e Udinese) che con ogni probabilità si scioglierà già mercoledì sera; ma nelle imperdibili cronache tv e nelle dotte analisi dei soloni calcistici nostrani trovano diritto di cittadinanza solo le 7 sorelle (o 7 matrigne) di antica data. Non ci credete? Dunque, dei media (MEDIA, non ‘MIDIA’, capito grandi giornalisti nazionali???) televisivi è meglio non parlare per decenza visto che conduttori e soliti amici delle varie compagnie di giro che i padroni del business pallonaro sguinzagliano in queste arene vorrebbero un campionato riservato a 5 società (sai il divertimento). Anzi, meglio solo quelle tre (Inter Juve Milan, che triade!).
Ci sono poi gli opinion leaderS che non paghi delle ribalte video, ammorbano anche gli sparuti e coraggiosi lettori di quotidiani. Ora, passi per coloro che prestano la propria opera intellettuale per i fogli di partito (ovvero per la carta stampata nettamente schierata con certi clubs), ma i presunti giornalisti che dalle colonne dei cosiddetti autorevoli quotidiani nazionali sproloquiano sempre dei soliti noti sono insopportabili. E, ormai, inaccettabili. Stupirsi e indignarsi per lo sport può apparire ingenuo nella migliore delle ipotesi, sciocco in tutte le altre. In fondo il calcio italiano, pur infarcito di stranieri, riflette le magagne tipiche del Paese: gerontofilia (con tutto il rispetto per l’aggettivo vecchio, soprattutto se riferito a persone, tanto per fare un esempio, come la Professoressa Montalcini, insignita a Madrid dell’ennesima laurea ad honorem), clientelismo, lieta sudditanza al Potente o Ricco di turno.

Mario Sconcerti discetta del pessimo gioco cui è costretto ad assistere sui campi tricolore, l’ex innovatore del football mondiale Arrigo Sacchi contempla e consiglia solo le Divine (la Triade più in su citata…) e anche Ilaria D’Amico, dal suo sgabello “rosa”, continua ad avere occhi di riguardo e parole suadenti per gli attori dei cast consolidati.
Talvolta, gettare se non proprio il cuore oltre gli ostacoli almeno lo sguardo oltre la siepe, potrebbe riservare sorprese mozzafiato: per esempio, scoprire che una piccola squadra di una provincia di confine si permette non solo di avere i bilanci in attivo ma di issarsi attraverso la competenza la serietà del lavoro e il gioco spettacolare ai vertici della classifica; o si rischia di avvistare non solo la sagoma imponente dell’Etna ma anche che la Catania della pedata, sotto la guida illuminata dell’ex Uomo Ragno Zenga, a dispetto di una città allo sfacelo a causa della consueta mala amministrazione, si trasforma in un laboratorio virtuoso di tattica efficace e divertimento sopraffino. Eppure, dietro apparenti lodi al miele, Udinese e Catania sono trattate quali intruse, con il recondito pensiero e la non troppo velata speranza che rientrino al più presto nel sottoscala. Ebbene, per il bene del bistrattato calcio italiano, auspico l’esatto contrario: Udine/Catania, è qui il gioco scintillante tanto invocato, sono qui non i guru mediatici (con stipendi vergognosi) con le loro strampalate formule alchemiche, ma gli artigiani che giorno per giorno plasmano con fatica e sapienza squadre moderne, dinamiche, giovani e accattivanti. Se Marino si facesse chiamare Marinho e Zenga Zenghihno strapperebbero ingaggi favolosi a certi presidenti e il terreno calpestato dai loro piedi si illuminerebbe con lampi dorati.

Piccolo affettuoso consiglio finale; caro signor Sconcerti se desidera non allibire più al cospetto dello sconcertante non gioco delle presunte Grandi Sorelle ogni tanto perda un po’ del suo prezioso tempo ad osservare Catania, Udinese, perfino il traballante Cagliari (che contro il Milan ‘bailado’ ha dimostato cos’è una squadra); caro signor Arrigo Sacchi, non si faccia più troppe paranoie sull’incapacità delle formazioni italiane di sperimentare, innovare, coltivare l’etica del lavoro: Lei è nato in provincia, dalla provincia è partito per la Sua sfolgorante carriera, anche Lei ogni tanto si occupi della Provincia del pallone; infine, noblesse oblige, cara Signora D’Amico, sempre elegante e compita, è chiaro che è abituata a frequentare Teatri di fama ma ogni tanto anche in quelli ‘off’ si scovano talenti e personaggi da far impallidire i troppo celebrati “mattatori”.

Infine, gentili Sconcerti, Sacchi e D’Amico, non me ne vogliate, il mio non è uno sfogo contro di Voi; piuttosto avete il ‘torto’, la sfortuna di ricoprire il ruolo di paradigmi di quello che è un sistema, il sistema Italia, che come dimostrano ambiti molto più importanti di quello calcistico, così non funziona. Non più, anche se continuiamo a illuderci contro ogni evidenza. Purtroppo.




permalink | inviato da erikfortini il 27/10/2008 alle 19:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Sfoglia marzo