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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
D’Orsogna/Vicari: la strana estate 2010
post pubblicato in Diario, il 31 luglio 2010




di Hermes Pittelli ©



 L’estate è la stessa per entrambe. Il paese anche: l’Italia.
Ma i percorsi che stanno tracciando queste due protagoniste della nostra storia attuale sono paralleli, senza possibilità di convergenze extra euclidee.

La Professoressa D’Orsogna dovrebbe trascorrere un periodo di vacanza con la propria famiglia a Lanciano, invece segue un’agenda fitta d’impegni, costellata da continue conferenze per sensibilizzare i cittadini sui pericoli della incombente petrolizzazione.

Non meno densa l’agenda della Senatrice Vicari, promotrice e prima firmataria del disegno di legge per istituire un’Agenzia unica che snellisca le procedure di concessione di permessi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi; un’agenda densa come la fanghiglia puzzolente e velenosa che i petrolieri vorrebbero succhiare bucherellando indiscriminatamente le nostre bellezze naturali.
Un disegno di legge che viene propagandato come un inno alla sicurezza delle attività legate all’industria petrolifera, ma che è un gentile omaggio ad Assomineraria, visto che i cardini del ddl ricalcano i sogni nel cassetto primaverili della categoria guidata dal presidente Descalzi.
Del resto, mentre la Professoressa D’Orsogna continua a studiare, informare e coordinare la resistenza anti petrolizzazione, la senatrice sicula inaugura la petroliera galleggiante più grande d’Italia, al largo di Pozzallo (Ragusa). In quel tratto di mare dove per 20 anni Vega Oil ha sversato schifezze di ogni tipo (100.00 tonnellate tra petrolio e gasolio).
Ma oggi, grazie al modernissimo mostro tecnologico della Edison, pulito sicurissimo e inaffondabile, magicamente tutto è risolto.

La Scienziata dei Due mondi, invece di riposarsi dalle fatiche di ricercatrice e docente della Csun di Los Angeles, non ha fatto in tempo a scendere dalle scalette dell’aereo atterrato a Fiumicino (from Usa) che già era in auto destinazione Basilicata per l’ennesima conferenza(Lido di Metaponto, 23 luglio).
Il giorno successivo (24 luglio) incontro in piazza San Sebastiano, Spinazzola nelle Murge, Puglia. Conferenza promossa dall’associazione civica ‘No all’Italia petrolizzata’ e coordinata dal coraggioso giornalista Cosimo Forina; un successo nonostante l’infantile boicottaggio del sindaco Carlo Scelzi che non ha concesso né il patrocinio municipale, né le sedie per relatori e cittadini.
Ma non finisce qui, perché tra una relazione pubblica e l’altra Maria Rita D’Orsogna concede decine d’interviste a testate giornalistiche italiane, francesi, inglesi, a blogger d’assalto, a tv private, ad ogni giornalista impegnato in questa guerra per l’informazione, ma soprattutto per il diritto supremo ad una vita sana in un ambiente incontaminato.
Il 31 luglio 2010, altro giro di giostra a Giulianova Lido (Teramo): La Bellezza e l’Inferno. Possono mai coesistere le piattaforme petrolifere e i trabocchi? Anche i bambini sono in grado di rispondere in modo saggio e immediato. Gli stessi bambini che in una lettera geniale si chiedono e chiedono agli amministratori locali come mai, se tutti sono contro il petrolio, invece di continuare a raccontarlo non vanno in gruppo da Gianni Chiodi a pretendere una legge che scongiuri una volta per tutte i rischi petroliferi, in terra e in mare.
Il 6 agosto a Torricella Peligna (patria di John Fante): Progetto Monte Pallano, risorsa o minaccia?
Il 7 conferenza stampa a Pescara con le Donne di Emergenza Ambiente Abruzzo: uscire dalla trappola petrolifera si può, grazie ad una visione moderna di sviluppo per tutta la regione.
L’8 agosto a Fossacesia presso la Cantina Sangro le verrà consegnato un premio per il suo impegno totale e disinteressato per l’integrità ambientale della regione.
Il 9 agosto a Bomba: dalla raffineria sul lago alle piattaforme in mare.
Il 10 agosto a Ortona, nella tana del lupo come scrive lei stessa sul suo blog (chiaro riferimento al sindaco Fratino e all’attuale assessore al turismo della Provincia di Chieti, Remo Di Martino, storici fautori del Centro Oli Eni, ndr), riceverà un altro riconoscimento: Premio d’Abruzzo per l’Ambiente, alla presenza del Vescovo Carlo Ghidelli e con annessa conferenza cui parteciperanno anche Franco Farinelli (geografo di fama mondiale) e Francesco Stoppa (professore di Geochimica e Vulcanologia all’Università D’Annunzio di Chieti).
Poi, a Ferragosto, tra un fuoco d’artificio e l’altro, potrebbe organizzare in prima persona un convegno su qualche trabocco; ed infine, sull’aereo che la riporterà a Los Angeles, impiegare le 16 ore di volo transoceanico con due o tre video conferenze per salvare da qualche altro folle progetto magari le prealpi carniche del Friuli o l’Appennino tosco emiliano.

Decidere se optare per la visione del mondo proposta dalla Professoressa D’Orsogna o per quella della Senatrice Vicari, non è una questione di simpatia personale o di fede viscerale da bar sport.
Significa decidere se vogliamo un modello di sviluppo insostenibile, che ha fallito e che non fa altro che aumentare l’ingiustizia sociale con una minoranza di furbi sempre più ricca e padrona delle risorse e dei diritti ed una maggioranza sempre più esclusa dall’accesso ai requisiti minimi per una vita dignitosa.
Significa decidere (agire) qui ed oggi – perché la sabbia nella clessidra è esaurita – se vogliamo costruire un futuro sano, sostenibile, decoroso per noi e per i nostri figli o se vogliamo continuare a precipitare verso l’ecatombe universale discutendo delle prodezze erotiche di Belen e degli ultimi occhiali da sole dei vip, così trendy quest’anno sulle italiche sponde.

La Professoressa Maria Rita D’Orsogna, intanto, è legittimata a pensare:
“E la chiamano estate; e le chiamano ferie d’agosto”.

Cronache californiane: Riciclo e differenziata, guadagno in salute e dollari
post pubblicato in Diario, il 3 dicembre 2009

di Hermes Pittelli ©


 Los angelenos lo fanno meglio. Il riciclo e la differenziata, ovvio.
Gli abitanti di Los Angeles lo fanno in modo ‘naturale’ e spontaneo. Qui non esistono discussioni su quanto sia complicato educare I cittadini ad una pratica che nel 2030 condurra’ Los Angeles al traguardo della zero waste, zero monnezza.
Del resto, la California e’ lo Stato americano che dal 1969 ha bandito le piattaforme petrolifere, da 20 anni non costruisce piu’ inceneritori (capito Italia?), e’ lo Stato che lo scorso anno ha indetto un referendum per difendere il diritto delle galline d’allevamento (!) ad uno spazio vitale consono, stabilito dalla completa apertura alare.

Funziona in modo molto pratico ed efficiente, in perfetto american style.
Fuori dalle abitazioni ci sono i bidoni della differenziata. Sono appannaggio di quei cittadini che pagano l’azienda che raccoglie i rifiuti, per evitare di recarsi di persona al centro riciclaggio e smistamento.
Gli altri, quelli che fanno fa da sé, ogni settimana circa, con la propria auto stracolma di monnezza perfettamente differenziata in carta da macero, quotidiani, vetro, lattine, organica, ecc. raggiungono il sito preposto nella propria area di residenza e scaricano negli appositi container i ‘frutti’ della raccolta domestica autogestita.

Nei supermercati, molte persone arrivano fornite di buste di stoffa per evitare di utilizzare quelle in plastica. Lo Stato li premia concedendo loro uno sconto di 5 centesimi su ogni busta riempita della propria spesa.
Le buste di plastica che comunque esistono sono spesso utilizzate piu’ volte dopo opportuno lavaggio.

Stesso principio per la raccolta delle bottigliette di vetro: quelle piccole valgono 5 centesimi, 10 quelle grandi.
Un riconoscimento che consente a molti homeless particolarmente attivi e intraprendenti di racimolare anche 20/30 dollari al giorno da utilizzare per la propria sussistenza. Magari concedendosi una colazione dal solito Starbucks, dove non e’ inusuale notare seduti gli uni accanto agli altri manager che lavorano concentratissimi sui propri lap top e vagabondi che sorseggiano un caffe’ e gustano un pumpkin bread mentre allungano le gambe e si godono il sole.

La California ha poi dichiarato guerra ai giganteschi schermi al plasma che continuano a spopolare nelle preferenze dei cultori di prodotti hi tech. Ma in molti quartieri di Los Angeles nelle ore notturne non si accendono luci per le strade. Bisogna considerare che da quando e’ stata creata la Environmental Commission of California la coscienza civica ambientalista e i progetti per la tutela dell’ambiente sono aumentati.
Una coscienza che trova alimento e supporto anche in molte associazioni civiche e addirittura legali che lavorano solo in questo settore e per questo obiettivo.
L'Abruzzo invece ha bisogno della sua Erin Brockovich da Los Angeles, alias Maria Rita D'Orsogna, per ottenere un po' d'informazione e di salvaguardia dalle multinazionali dell'ultrainquinamento.

Dalla fine degli anni ’70 ad oggi, mirate politiche di risparmio e efficienza energetica, hanno consentito incredibilmente un risparmio del 40% rispetto agli altri stati dell’Unione. Questo, nonostante la sfavillante fama di Hollywood, Beverly Hills e la vocazione di stato del turismo e delle attrazioni. La California ha continuato a espandersi demograficamente, urbanisticamente, economicamente (anche se oggi e’ vicina alla bancarotta, ma per tutto altro genere di motivi, legati ad una gestione troppo disinvolta dello strumento referandario!) riuscendo a ridurre i propri consumi energetici.

Una lezione, l’ennesima, per l’Italia: non e’ vero che la tutela dell’ambiente crei ‘riserve indiane’ (come direbbe qualche politico italiano) mettendo a repentaglio i sistemi economici. E’ vero invece che una seria strategia integrata ecosostenibile crea opportunita’ di lavoro e il cittadino ci guadagna.
In salute e denaro.

Cronache californiane: Non tutto e’ oro…
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2009
Le raffinerie ci sono. Ma sono state costruite prima degli insediamenti urbani. E poi a Santa Monica, eliminano parcheggi per costruire campi da calcio!


di Hermes Pittelli ©



 Non tutto funziona al meglio. Anche a Los Angeles c'e' qualche magagna.
L’aeroporto internazionale e’ fonte di emissioni nocive non solo acustiche, ma anche gassose e di radiazioni.
Ma gli agglomerati urbani intorno alla struttura sono formati da case a basso prezzo, abitate da famiglie e persone con poche possibilita’ economiche che gia' contente di avere un tetto sulle teste si guardano bene dal sollevare problemi di tutela della salute e ambientale.
Procedendo sulla freeway oltre Venice Beach verso sud in direzione San Diego, all’altezza di Manhattan Beach si lambisce una zona di Los Angeles chiamata El Segundo (il secondo) ossia il secondo impianto del pionere del petrolio, poi multimilardario, John D. Rockefeller, costruito appositamento per la raffinazione del petrolio.
Di proprieta’ della Chevron, costola della Standard Oil di Rockeffeler quando nel 1911 la Corte Suprema gli impose di frazionare la sua creatura vorace e monopolista, e’ considerata una presenza storica, una gloria locale anche perche’ molti indigeni si sono arricchiti con questo business.
Una presenza che ha polarizzato l’arrivo di molti abitanti, consentendo all’area di crescere e svilupparsi. Una fonte di guadagno: infatti attraversando la freeway, di fronte alla raffineria e’ stato realizzato un meraviglioso ed esclusivo campo da golf.

Ma tornando agli aspetti edificanti, c’e’ da registrare a Santa Monica – localita’ che i residenti considerano indipendente e a se’ stante rispetto a L.A. – la presenza di un parcheggio a pagamento alimentato completamente da pannelli solari. La presenza di colonne multicromatiche fanno dell’edificio anche una specie di opera d’arte. Questo parking e’ sorto per ovviare alla riduzione dei parchimetri lungo le strade della rinomata localita’ turistica. Una contrazione richiesta espressamente dai cittadini, esasperati dall’invadenza e dal caos causati dall’eccesso di veicoli.
Qui non si sono verificate insurrezioni delle associazioni dei commercianti locali e l’amministrazione, la City Hall of Santa Monica, ha preso atto della volonta’ dei residenti e ha progettato la situazione alternativa, sostenibile, ecologica, economica.

Sempre a Santa Monica si trova il Photovoltaic Solar Port. Una banchina di pannelli solari con centraline in grado di ricaricare i veicoli elettrici. La diffusione di queste auto e’ al momento limitata (ma le ibride, soprattutto Toyota, spopolano) a cusa della terribile pressione lobbistica attuata dai colossi dell’industria automobilistica americana, quali la Ford. Ma la verita’ e’ che qui si sperimenta il futuro, si studiano i progetti per avere un futuro ecosostenibile. 
Questa stazione a pieno regime e’ in grado di generare 1,3 milioni di kw/h evitando la combustione di 600 tonnellate di carbone, 2.200 barili di petrolio grezzo, 12,8 milioni di metri cubi di gas naturale; elimina le emissioni di CO2, SO2, NOx. Attendiamo notizie dall’Italia.

E al posto dei parcheggi ‘tagliati’? Sulle aree liberate da asfalto e cemento, sono spuntati aree verdi e campi gioco (da calcio, da baseball, da football, ecc.).
In Italia i profeti della cementificazione selvaggia dovrebbero solo cospargersi il capo di cenere e prendere appunti.


Cronache californiane: Il bus per Downtown
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2009
“La signora in rosso e l’Audrey Hepburn afroamericana”.
Piccola lezione socioantropologica vivente sugli abitanti di Los Angeles



di Hermes Pittelli ©


 Per andare da Santa Monica a Downtown, da sud a est di L.A., l’imperativo categorico e’ uno solo: utilizzare il bus metro express della linea 720.
Diventa un’avventura di circa un’ora e 20 minuti, tanto quanto dura il tragitto per chi ha voglia di visitare il Moca – che non e’ la macchinetta per preparare finalmente un buon caffe’ da far assaggiare ai californiani – ma il Museum of Contemporary Art della citta’ degli angeli.
Non solo un divertimento, ma una sorta di lezione vivente di socioantropologia per imparare a conoscere la composita popolazione autoctona.
Il biglietto, virtuale per evitare consumo di carta e abbattimento di alberi, si paga all’autista, in modo molto piu’ pratico e veloce se forniti di quarti di dollaro (1 corsa costa 1 dollaro e 25 cents, quindi servono 5 monetine da 0,25).
A bordo, in una sorta di agora’ davvero democratica e senza distinzioni di classe, si puo’ incontrare il manager in giacca e cravatta, la signora elegante e agguerrita pronta per una sessione di hard shopping in Beverly Drive, fino all’homeless carico delle sue infinite borse di plastica e cartone.

La manovra per accogliere a bordo una signora paralizzata e’ rapida ed efficiente. La signora, seduta su sedia a rotelle automatica, e’ vestita completamente di rosso, dalle scarpe al cappellino da baseball patriottico ornato con l’acquila e la bandiera americane. Alla signora in rosso non mancano le cuffiette stereo d’ordinanza per ascoltare in mp3 rilassanti brani di musica classica.

Poi salgono gruppi di immigrati e fratelli neri. Ondeggiano, danzano, cantano. Nessuno, nemmeno I veri poveri, mostrano insofferenza, stress o maleducazione. Sorridere e salutare, ringraziare la persona che cede il posto o agevola il passaggio e’ pratica diffusa e connaturata.
Bambini sudamericani, dagli occhi ardenti e curiosi, ridono con allegria contagiosa.
Qualcuno si informa con le news pubblicate dal Los Angeles Times, lenzuolo formato da doppio tabloid sovrapposto (del resto, dove se non qui tutto deve essere big?), qualcuno, turista a caccia d’emozioni, studia la mappa della citta’ per individuare le mete di pellegrinaggio artistico, consumistico o ludico.
Quando il bus attraversa Beverly Hills l’esagerazione e l’opulenza attraversano I finestrini e si stampano contro la faccia: le boutique delle griffe, le palestre dei vip, la concessionaria Ferrari/Maserati, Hokusai che non e’ l’artista nipponico della Grande Onda ma un rinomato sushi bar.
Se poi si e’ cosi’ sfortunati da incappare in uno dei giorni di chiusura del Moca (accade anche qui, non solo a Roma o Firenze) si puo’ sempre cercare consolazione con una capatina alla libreria del museo o, da veri americani, perdersi con una passeggiata tra le vie di Downtown, nucleo originario da cui poi si e’ sviluppata la L.A. che conosciamo oggi.
E prima di ripartire per Santa Monica, ‘gustare’ un morning muffin – senza tentare di indovinarne gli ingredienti ne’ il sapore – e un single italian espresso a Bunker Hill One, per abbandonarsi al naufragio emotivo negli stessi sogni di John Fante.

Se l’autista che ti riporta a casa e’ nero, evento molto probabile, apprezzerai la giovialita’ e l’umanita’ con cui accoglie a bordo con una parola buona o una battuta ogni singolo passeggero, la simpatia con cui saluta I bambini che agli incroci gli fanno ciao con la manina, la suonata di clacson agli amici sui marciapiedi, o la spudorata audacia con la quale s’inventa una fermata non prevista in mezzo a Rodeo Drive per attirare l’attenzione di una sua amica con ampi cenni delle braccia e richiami sonori e offrirle un passaggio fino alla meta.
Una ragazza, nemmeno serve specificarlo, terribilmente carina, una sorta di Audrey Hepburn afroamericana che – questa volta senza possibilita’ di altre interferenze – monopolizza la sua attenzione per il resto del tragitto…





permalink | inviato da erikfortini il 27/11/2009 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Cronache californiane: le domeniche della Memoria
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2009


di Hermes Pittelli ©


 Spiaggia di Santa Monica, una domenica mattina come tante in quest'angolo di California.
Sole, aria primaverile, gruppi di ragazzi che giocano a beach volley, fanno jogging o pedalano sulle mountain bike. I piu' intrepidi si tuffano nell'Oceano.
Eppure dal
2003 ogni domenica su questa sabbia accade qualcosa di straordinario, ma poco in sintonia con il clima d'allegria spensierata delle famigliole che affollano il mercatino rionale (farmers' market) dei coltivatori diretti.
Al mattino presto residenti volontari e l'associazione californiana dei
veterani (reduci dei vari conflitti cui hanno partecipato gli Usa) per la pace allestiscono un cimitero con piccole croci lignee bianche e rosse per ricordare i caduti in Iraq e in Afghanistan, sia americani, sia iracheni e afghani (un fatto anomalo, a queste latitudini). Sotto ogni croce, un fiore una piantina una foto un biglietto, una frase dedicata alle vittime, con riflessioni sulle nostre vite, con una reale presa di coscienza sull'inutilita' crudele di ogni guerra, sulla falsita' delle motivazioni poltiche ed economiche che predicano la santita' e l'ortodossia dei conflitti.
C'e' un registro aggiornato con il censimento preciso sul numero e sull'identita' di tutte le persone che hanno pagato con la morte violenta il tributo agli intrallazzi della business politica (le cifre sono superiori alle 'stime governative' e includono anche i suicidi di chi non ha retto l'impatto agli orrori del conflitto sul campo).
Solo qui l'America puo' guardare in faccia quale sporco affare sia la guerra, quale sia il biglietto da pagare, senza le ipocrite censure dei media e delle istituzioni: foto nitide e spietate mostrano i cadaveri, i corpi straziati, le terribili menomazioni dei sopravvissuti.
L'hanno ribattezzato
Arlington West (Arlington e' il cimitero degli 'eroi' di Washington dove sono sepolti gli americani uccisi nei vari conflitti o gli uomini di stato come JFK) ed e' straziante il contrasto tra i turisti domenicali che sciamano rumorosamente e disordinatamente sul pontile a sinistra, l'apparizione di Malibu beach sulla destra e i tendoni del cirque du soleil alle spalle, mentre attraversi afono e meditabondo questo santuario della memoria sull'arenile e ascolti le note commoventi del silenzio che una signora americana con pareo arancione crea con il flauto, a piedi scalzi tra queste mille croci di legno.
Un cartello spiega che camminando un passo dopo l'altro per ogni vittima della guerra in Iraq ti fermeresti solo dopo aver percorso
190 miglia.
Prima di lasciarti nuovamente coinvolgere dal traffico della Main Street, tra i Suv dei ricconi e il lento vagabondare degli homeless in cerca di scarti di cibo o di una panchina dove dormire, un anziano veterano con baffi e pizzetto che devono avere attraverso piu' di una tempesta, ti scruta negli occhi e ti indica un cartello scritto a mano: 
"
Quanti morti ancora?".

10.000 volte GRAZIE.
post pubblicato in Diario, il 17 settembre 2009
A marzo i contatti di questo blog erano meno di 1.000.
In questi mesi mi sono illuso di essere cresciuto come 'autore', però di certo siete aumentati Voi.

Grazie, davvero.

Grazie a chi mi ha letto solo una volta, grazie a chie è tornato più volte, grazie a chi mi viene a trovare quasi ogni giorno.
Grazie a chi ha trovato il blog interessante e magari dagli articoli ha tratto motivi di spunto e riflessione; grazie anche a chi ha esclamato "ecco un altro inutile idiota"; grazie a chi ha lasciato qualche commento o l'ha solo pensato.

Mi sembra un piccolo, grande traguardo. Una soddisfazione morale di quelle che aiutano a credere ancora di più nelle proprie azioni.

Grazie a Tutte e Tutti.


Hermes Pittelli



permalink | inviato da erikfortini il 17/9/2009 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Obama chiede misure contro i cambiamenti climatici, il governo italiano li nega. Per decreto
post pubblicato in Diario, il 7 aprile 2009

(e il sindaco di San Francisco scrive una mail ‘verde’ a quello di Parma)




di Hermes Pittelli ã

 
Berlusconi non si (ci) concede tregua. “Io e Obama? Identità di vedute su tutti i temi”. Dopo aver brillantemente risolto grazie al telefonino presidenziale una potenziale crisi tra la Nato e la Turchia, il Cavaliere assicura: “Anche sulla tutela dell’ambiente, Italia e Usa hanno le stesse idee”.

Ma Obama lo sa? Perché, un conto è raccontare leggende metropolitane al popolino italico grazie a scriba compiacenti, altra faccenda ‘intortare’ leader internazionali che si fidano di collaboratori scientifici forse un po' più preparati e attendibili.

Così, suscita sorpresa, tra coloro non completamente soggiogati dalle gag alla Alvaro Vitali al G20 di Londra (altro che strategia pop, come scritto dal Corriere della Sera), auscultare le sempre audaci dichiarazioni del premier sullo stato di salute del pianeta.
Strano, perché mentre l’immenso (il confronto è con i nostri lillipuziani politicanti) Obama parla senza ombra di dubbio della priorità mondiale di scongiurare il surriscaldamento terrestre e i cambiamenti climatici causati dallo scriteriato atteggiamento dell’uomo, il nostro Senato approva una mozione del governo che nega questa realtà acclarata.
Il legame tra aumento della temperatura e concentrazione di CO2 non sarebbe chiaro, il livello degli oceani non aumenterebbe a ritmo preoccupante, le calotte polari e i ghiacciai non si stanno sciogliendo e se anche tutto questo fosse vero, il governo risolve il trascurabile fastidio con un decreto che nega l’evidenza. Oplà, il problema è risolto. Un governo decisionista, un governo formato da veri uomini del fare, un governo che non può tollerare le farneticazioni di uno sparuto gruppo di scienziati bolscevichi, soprattutto se possono inficiare la validità di certi business plan orientati alla cementificazione selvaggia, alla costruzione di centrali nucleari, di inceneritori, di Tav, Ponti universali, centri olii, all’aumento di produzione di automobili inquinanti. Una vera congiura ambientalista, da debellare con ogni mezzo.

Barack afferma di voler ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per riportarle ai livelli del 1990, un’apertura al protocollo ambientale di Kyoto sempre osteggiato da quel gran genio del suo predecessore; afferma di voler varare stategie ambientali basate sulla riduzione degli sprechi di energia e la sua ottimizzazione, sulla bio architettura, dichiara di voler accontentare i giovani che gli chiedono un mondo libero dalla minaccia nucleare bellica.
In Italia non giunge eco, o attenuata e opportunamente corretta, di questi discorsi, troppo impegnati a commentare al Bar Sport le imprese berlusconiane, le sue irresistibili battute e la crisi della Rossa (non dei rossi, ormai stinti ed estinti) che quest’anno proprio non va.

Il clima cambia mettendo a rischio gli ecosistemi, l’equilibrio naturale del pianeta, la salute e la vita degli esseri umani? Non Italia, in Italia lo neghiamo, nero su bianco (non è una barzelletta 'arcoriana' su Obama) con un bel decreto proposto da colti scienziati quali il primo firmatario Antonio D’Alì (addirittura presidente della Commissione Ambiente di palazzo Madama), coadiuvato da Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria del Senato (ah, ecco…), dal presidente della Commissione Istruzione e beni culturali (poveri noi!) del Senato, Guido Possa, e da altri trentaquattro senatori. Naturalmente, a sostegno della sciagurata tesi, verranno probabilmente citati 'alcuni' eminenti studiosi; peccato sia facile risalire, sempre tramite la vituperata rete, ad una coincidenza curiosa: gli scienziati negazionisti sono al soldo della multinazionale Exxon (la più grande multinazionale mondiale del petrolio, olé) e sono praticamente gli stessi che, sempre dietro lauto compenso (soldi di Big Tobacco, multinazionale del tabacco), esprimevano dubbi sul nesso tra consumo di sigarette e cancro ai polmoni. Siccome, all’ignoranza rivestita da tracotanza e furbizia non c’è limite, i cervelloni del governo aggiungono anche facezie del genere: “L’aumento della temperatura terrestre di qualche grado non può fare altro che migliorare la salute delle persone e l’andamento dell’economia”. Come dire, citando il Grande Capo per referente parallelismo, che Mussolini spediva i suoi oppositori in allegri villaggi vacanze.

I politici italiani sono scientificamente ignoranti, vogliono scientificamente rimanere abbarbicati alle loro lacune e soprattutto scientificamente elaborano i loro loschi progetti di business che nulla hanno da spartire con la ‘Politica’ (dal greco antico: arte di governare la polis, la città, la comunità; volendo allargare il concetto: arte del saggio e buon governo).

E poi cosa accade? Una notizia che forse avrete scovato sul web, magari sul sito del coriaceo Professor Montanari, ma che come sempre è sfuggita (è stata volutamente occultata) ai grandi media nazionali, quelli autorevoli, quelli che consentono al popolo italico di formarsi un’opinione autonoma e precisa: il sindaco di San Francisco (noto guerrigliero ambientalista) ha scritto una mail al suo omologo di Parma, invitandolo a riconsiderare la decisione di costruire l’ennesimo mortale inceneritore per risolvere il problema dei rifiuti. Forse, visto che noi italiani abbiamo problemi con la nostra stessa lingua, ci siamo trovati in difficoltà con la mail scritta in inglese (questo il link del testo integrale, per chi volesse cimentarsi nell’ardua impresa:
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1704&Itemid=68 ).

Per chi ama il sano, rilassante ozio, ecco la versione tradotta:

“di Gavin Newsom

Caro Sindaco di Parma,

Sono profondamente preoccupato nell’apprendere che Parma sta considerando l’incenerimento degli scarti dei suoi cittadini come un sistema di gestione dei rifiuti. Come sindaco di una città grande, geograficamente complessa e fisicamente costretta desidero portate alla sua attenzione il successo di San Francisco: noi ricicliamo e compostiamo il 70% del flusso dei nostri rifiuti.

Dal nostro rifiuto organico noi creiamo un compost che è fortemente richiesto, che arricchisce il nostro terreno, che ci fa risparmiare acqua, che riduce il ricorso a pesticidi e fertilizzanti mentre fissa l’anidride carbonica sottraendola all’atmosfera. In più, ci fa ottenere splendidi prodotti. In precedenza tutto questo finiva in discarica. Ma l’incenerimento ha impatti ancora maggiori e più negativi sull’atmosfera.

Parma è al centro della regione Emilia Romagna, patria di alcuni dei cibi più famosi e prelibati al mondo. Questo ben di Dio agricolo è l’eredità che avete avuto dal vostro terreno e dai vostri contadini. Negli Stati Uniti San Francisco è ugualmente un centro di produzione agricola ed alimentare. Qui i nostri rifiuti ci forniscono il più ricco dei compost organici per la frutta, per la verdura e per i vini biologici.

Io esorto il sindaco di Parma a venire a visitare San Francisco, così come hanno fatto oltre cento sindaci in occasione del World Environment Day nel 2005. A lui mostrerò personalmente come recuperiamo, a nostro beneficio, oltre il 70% dei rifiuti che produciamo.

Ciao,

Gavin Newsom”.

Ecco, quando davvero dovremmo prendere lezioni dagli americani. Ma senza essere sempre e comunque succubi della presunta superiorità statunitense e provinciali nell'approccio ai problemi, se il sindaco di Parma e gli altri amministratori della cosa pubblica, correi della criminale strategia pro inceneritori, volessero redimersi e imparare senza affrontare lunghe e faticose trasferte, potrebbero recarsi nelle località che fanno parte della rete dei Comuni Virtuosi (http://www.comunivirtuosi.org/).

Qui, in Italia. Incredibile, vero?

Intervista di Ecoradio a Stefano Montanari
post pubblicato in Diario, il 20 marzo 2009
di Hermes Pittelli ©

 Il Professor Montanari ha gentilmente concesso un'intervista all'emittente radiofonica Ecoradio. L'intervista, scritta e proposta da me alla redazione capitolina, è stata realizzata negli studi di Ecoradio dal caporedattore Fabio Camillacci, coadiuvato dal sottoscritto. L'argomento, naturalmente, le nefaste nanoparticelle create dalla stoltezza umana.

Di seguito il link per ascoltare le parole del Professor Montanari:
http://www.ecoradio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=4480&Itemid=71



permalink | inviato da erikfortini il 20/3/2009 alle 15:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Automobile o vita del pianeta? Un arduo dilemma
post pubblicato in Diario, il 30 gennaio 2009

di Hermes Pittelli

Obama, primo atto: dialogo con l’Islam, incentivazione alle auto ecologiche e alle fonti di energia rinnovabili e ritorno all’osservanza dei diritti garantiti dalla Costituzione (vedi alla voce Guantanamo e torture, reato che alle nostre beate latitudini non è nemmeno previsto dal Codice penale). Un pericoloso rivoluzionario, da fermare prima che sia troppo tardi.
E qui nella nostra Repubblichina? Tutta una corsa da parte dei galoppini dei padroni per affermare davanti ai microfoni: “Il Papa ha ragione, noi condividiamo il suo pensiero. Il Presidente Napolitano ha ragione, noi condividiamo il suo pensiero”.
Messaggi alla nazione profondi e memorabili. Ratzinger e Napolitano saranno davvero grati a tutte queste menti brillanti che appoggiano con solerzia le loro posizioni. Ma un’idea, un progetto originale, partorito tutto da soli, in proprio, nella laboriosa solitudine della propria bottega?
Chissà quando potremo beneficiare di questo grande evento. Curioso che proprio il pastore tedesco e il primo garante della nostra stupenda Costituzione a rischio estinzione, in due distinti messaggi propiziatori per un 2009 comunque di lacrime e sangue, abbiano invitato i cittadini le istituzioni le imprese ad un recupero del valore della Sobrietà. Abbiamo assistito alla consueta carica affannata alla ricerca del microfono e della telecamera da parte dei cicisbei di cui sopra e buonanotte suonatori.
Un concetto che è riuscito a resistere pochi minuti ai lanci d’agenzia e agli indigesti boli politici dei tg. Eppure… eppure questa crisi (ma cos’è questa crisi? Degrado economico o morale? Disfacimento di risorse monetarie o distruzione dell’intelligenza umana?), cavalcata in modo opportuno, potrebbe essere un’occasione di riscatto per il Pianeta.

Una notiziola trascurabile è sfuggita ai più, o semplicemente è stata fagocitata nel tritatutto della baraonda mediatica che tra un servizio di nera sull’ultimo stupro o efferato omicidio e una dotta disquisizione sociologica sulle tette del Grande Fratello ci impedisce di fermarci a riflettere per capire quali siano davvero le informazioni preziose per la nostra vita di cittadini e persone: a dicembre dell’anno appena estinto, 90 mila auto invendute sono rimaste sui piazzali del porto di Bremerhaven, in Germania, mandando completamente in tilt le normali attività della struttura.
Qualche piccolo ragionamento andrebbe stimolato. Possiamo continuare a vivere nelle città invase da veicoli inquinanti? Sommersi e assediati (altro che extracomunitari) da queste ammorbanti e inutili scatolette? Non andrebbe disciplinato e razionalizzato il ciclo di produzione dei veicoli o dobbiamo rassegnarci a morire soffocati dai gas di scarico o travolti perfino sui marciapiedi e sulle strisce pedonali dagli squilibrati cui vengono rilasciate patenti e vendute queste macchine “infernali”? (non si tratta di luddismo post litteram, tranquilli; solo banali constatazioni).
Non si può tornare indietro? Il progresso non si può arrestare (quale progresso? Di chi?)? I risultati nefasti per il Pianeta e per i suoi abitanti sono innegabili e lampanti. Qualcuno corre ai ripari, magari non sconfessando comunque la propria matrice americana. Obama non ha detto: “Gli Usa non produrrano più auto”, ha affermato che la grande America deve cominciare a costruire auto ecologiche e progettare il passaggio dall’era dello spreco selvaggio dell’energia e delle risorse all’era della sobrietà e delle fonti rinnovabili. La prossima vera rivoluzione passa da qui, non c’è scampo. L’alternativa è trovare un nuovo globo abitabile o scomparire a causa di disastri ambientali e guerre sempre più truculente per accaparrarsi sostentamento alimentare.

Da noi gli argomenti sono: il rilancio del nucleare, il divieto delle intercettazioni (un bel favore alla criminalità, e intanto il Pil gode…) e la resistenza dell’eroico Villari ai giochetti dei partiti che come sempre vogliono allungare le adunche mani sulla Rai; condite dalle bufale sul salvataggio di Alitalia (in qualunque altro Paese del mondo da tempo sarebbe fallita e i manager sarebbero stati cacciati o inquisiti) e sugli aiuti di stato (sempre a spese di Pantalon, il cittadino ignaro e agnostico che si fa ipnotizzare dai reality e poi paga di tasca sua).

Potremmo consigliare ai nostri dipendenti che occupano indebitamente le istituzioni (Chi li ha scelti? Chi li ha votati?) delle letture sane e stimolanti: Sobrietà (toh, quella cosa strana di cui parlavano Ratzinger e Napolitano) di Francesco Gesualdi oppure Decrescita felice di Maurizio Pallante. Così, due a caso. Volendo, per darsi un tono più internazionale, si potrebbe anche scegliere qualche saggio di Jeremy Rifkin, ma giusto per scadere nel consueto provincialismo tricolore.
Altrimenti, continuando a negare la realtà (o stravolgerla o camuffarla con gli llusionismi tanto cari a certi capi di governo), non resta che aggrapparsi al buon senso e al senso di giustizia della Natura: il petrolio sta per finire; non bastasse questo, verrà 'finita' la razza umana.




permalink | inviato da erikfortini il 30/1/2009 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Strade di Roma
post pubblicato in Diario, il 7 marzo 2008
di Hermes Pittelli 

 Tangenziale benedetta, ad est ad est si va. Unica arteria della Capitale in grado di condurmi davvero a destinazione. Il Grande Raccordo Anulare (o Allunare?) invece è un labirinto inestricabile; sei certo di partire, mai di arrivare. Una conferma pratica che nel viaggio la parte importante è il tragitto, non l’approdo. In fondo il fascino delle grandi strade romane è questo: hai la consapevolezza che ti perderai. Ma dietro all’apparente disagio c’è un disegno divino. Condurti in luoghi misteriosi, lontani dalla pazza insensata folla delle orde turistiche; luoghi ‘visibili’ che nessuno degna mai di uno sguardo, quindi arcani; come visioni accessibili solo a grandi sciamani o profeti dopati. Soggetti perfetti per veri itinerari di cultura e ‘smarrimento stendaliano’, materia per libri straordinari pensati e scritti da giornalisti di successo. Come quell’anziano lord della notizia che ha manifestato l’intenzione di acquistare il kit della ‘dolce morte’ per regalarsi un’uscita dal palco dignitosa e signorile. Suscitando lo sdegno tra le fila degli integralisti cattolici in servizio permanente effettivo, sempre ispirati non da un qualunque Dio, ma dalla Immensa Ipocrisia. Sono gli stessi che ingrassano le multinazionali e, se occupano posti di potere, non esitano a lucrare sui raggiri finanziari, sul commercio delle armi, sulle leggi truffa, sempre a danno del cittadino e calpestando i diritti inalienabili e superiori di ogni essere umano.

Arterie più complesse del labirinto della reggia di Minosse. Parti dalla Batteria Nomentana e se ti distrai (o presti ingenuamente fede alle indicazioni sui cartelli) rischi di ritrovarti a mangiare il pesce a Civitavecchia. Esperienza gaudente, ma logisticamente traumatica per la psiche.

Andare a giocare a ‘calciotto’ con gli amici diventa una sorta di spedizione antartica. Anche perché la Santa tangenziale potrebbe essere intasata o improvvisamente sbarrata per rattoppi volanti; piove? Sei certo che all’altezza di Tor di Quinto sarai costretto ad abbandonare la retta via per spazientirti su percorsi alternativi, pure troppo alternativi. E non c’è mai una pattuglia della municipale o dei CC quando ti servono indicazioni. E se c’è, goffamente appostata in attesa di trasgressori da multare, l’unico membro dotato di parola (più o meno) ammetterà con imbarazzo di non essere pratico della zona. Poi ci chiediamo perché i nostri confini sono peggio di un ibrido tra uno scolapasta e un emmenthal… Come manna dal cielo, accogli con urla di giubilo la presenza di un chiosco abusivo di fiori; al fiorista pachistano, egiziano, neroafricano, potrai finalmente rivolgere, con un utilissimo grammelot italiota/romanesco/partenopeo gestuale, la fatidica domanda: “Scusi, per andare dove devo andare da che parte devo andare?”. E l’interlocutore, con motivato disprezzo, dopo aver increspato le labbra in un moto di pietosa sopportazione, ti fornirà la preziosa informazione in triplice lingua: perfetto italiano ultimo aggiornamento dell’Accademia della Crusca, francese irreprensibile e chic, inglese snob da ForeverSwingingLondon. A capo chino (non a Capodichino), umiliato, ringrazierai in tono servilfantozziano. Ma risalendo in auto, ultimo schiaffo al tuo ego occidentale ormai spappolato, sentirai mormorare al tuo salvatore: “Ah questi italiani, ignoranti e incapaci perfino di orientarsi con le vaghe stelle dell’Orsa…”. Lui, il Salvatore, fa l’ambulante ma è laureato alla Sorbona e, se volesse, in tre orette di dialogo saprebbe sciorinarti un trattato Storico/antropo/sociologico da far impallidire (ancora di più) i nostri più celebrati intellettuali da competizione. Io mi ritengo ormai squalificato a vita, visto che la mia preoccupazione più urgente è solo non fare tardi al calcio d’avvio… “Ma stasera poi dovrò giocare con la maglietta bianca o con la colorata? Mannaggia, mi sa che la bianca è rimasta nel cesto dei panni da lavare…”.

Fischietto, l’autoradio mi aiuta a non pensare. O forse a riflettere con più leggerezza, distanza e serenità. Sì, una sgambata una sudata una sana incazzatura catartica per un passaggio sballato e domani mattina il mondo sarà di nuovo in mio potere, l’illusione di dominare, eventi portenti effendi, sarà beatamente restaurata…

Fino al prossimo schiaffo morale.




permalink | inviato da erikfortini il 7/3/2008 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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