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"I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)

letteratura
21 settembre 2018
LA CURA (per tutto/i?): LIBRI & LETTERATURA

Testo e foto di Hermes Pittelli © Pordenone, 21/09/2018

 

Il dialogo tra Fabio Stassi e Davide Longo è un incontro intellettuale tra due autori le cui opere più recenti rivelano assonanze, affinità, inaspettate condivisioni di ideali culturali. 

Entrambi artefici di romanzi catalogati per comodità alla voce noir, scritti che in realtà sfuggono alle catalogazioni semplicistiche.

Sono i miracoli o, se preferite, le magie della letteratura. Anche se scherzando Fabio Stassi (‘Ogni coincidenza ha un’anima’) rivela che Ignacio Paco Taibo , durante una conversazione personale, gli disse che "la letteratura è una infermità e i libri sono una patologia". Un paradosso, un’ironica provocazione, o forse una scheggia di verità su questa ancestrale passione, da cui non riusciamo a liberarci: ascoltare storie, inventare e narrare storie, anche a nostra insaputa, perfino nel noioso tran tran quotidiano. Ancora più paradossale che il messaggero di questa ‘provocazione’ sia Stassi, creatore di Vince Corso, singolare figura di fallito di successo (coltissimo, amante di libri musica cinematografia di qualità) che per dare una svolta alla propria esistenza, decide di reinventarsi Biblioterapeuta: convinto assertore del potere curativo dei libri e della lettura sulle congenite ferite interiori di ogni animo e mente umana. A patto, si badi bene, di scegliere la lettura più opportuna.

Arcadipane, il commissario irregolare di Davide Longo,patisce per la crisi di mezza età maschile, per i problemi in famiglia e perché la sua peculiarità segreta la luccicanza (lo shining di Kubrik…) sembra essersi dissolta; non il fiuto dello sbirro di lungo corso che quando si imbatte in un’apparente fossa comune nelle campagne torinesi, dal dettaglio stonato (il bottone di un jeans troppo recente per essere stato fabbricato nell’epoca bellica) fiuta un potenziale mistero, chiamando in aiuto i due amici più fidati e competenti e cominciando un’indagine parallela ch egli farà scoperchiare trame sovversive indicibili, negazione totale di democrazia e civiltà.

Trame che affondano le radici nel periodo storico più buio della nostra repubblica, con le quali non abbiamo mai davvero fatto i conti, optando per una più rassicurante ma ipocrita gigantesca rimozione dalla coscienza collettiva.

La letteratura scava, come nel cantiere ferroviario del romanzo che riporta alla luce i resti umani; 

così Longo, attraverso i reperti della sua trama, nel suo laboratorio letterario, più perfora i vari strati della crosta terrestre, più rinviene particolari (tessere) che, una volta mondati dalla terra, vanno a ricomporre mosaici di memoria perduta o volutamente sepolta.

Bill Bass, gli anni ’70 delle trame nere e del brigatismo rosso, sono alcuni degli elementi che hanno contribuito alla genesi di questo romanzo, ‘Così giocano le bestie giovani’, tutto frullato assieme con la vita che si forma via via e anche grazie allo sport che sempre aiuta chi scrive perché resta uno dei pochi settori nei quali si riesce a trovare ancora un po’ di epica”.

“Ho sempre avuto la sensazione che anche se avessimo potuto accedere a tutto il faldone sui misteri degli anni di piombo, l’Italia non avrebbe potuto cambiare il binario prestabilito cui era stata destinata dalla fine della II guerra mondiale, almeno fino a quando è stato poi demolito il muro di Berlino…”.

Stassi aggiunge poi che i libri non sono ‘definitivi’, mutano forma, mutano significato a seconda dell’età in cui sono letti; anche i personaggi dei romanzi cambiano e invecchiano insieme a noi.

Senza dimenticare mai che lo stesso libro assume diversi significati: tanti quanti sono i lettori che lo sfogliano. Un cenno poi Fabio Stassi nato a Roma, di origini sicule arbereshe, lo riserva al momento di rabbia e tensioni, anche a sfondo razziale che come un fiume carsico attraversa il paese e talvolta riemerge tumultuosamente e pericolosamente: “Essere antirazzisti non è questione di ideologia politica, ma semplicemente di intelligenza”.

Quindi, se resta comunque difficile tracciare un confine tra realtà e ‘finzione letteraria’– visto che noi stessi e la realtà che ci circonda esistiamo quando abbiamo le parole per raccontare e comprendere – e tenendo presente che ogni libro è una verità diversa a seconda del lettore, abbiamo il compito e il dovere di essere così attenti e maturi per capire che la Verità non si estrae dal sottosuolo, come fosse una materia prima.

I libri, magari non potranno contenere tutte le risposte (e forse nemmeno sarebbe giusto pretendere questo!), ma restano, ora e sempre, la mappa migliore a disposizione di noi incerti e barcollanti esploratori del mondo.
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