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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Una notte d'agosto (a Torricella Peligna)
post pubblicato in Ambiente, il 6 settembre 2010
Il testo integrale dell'intervento che avevo preparato in occasione della conferenza della Prof. Maria Rita D'Orsogna a Torricella Peligna (6 agosto 2010).
Altro territorio in provincia di Chieti a rischio danni da petrolizzazione, con la Forest Oil di Denver che vorrebbe trivellare la fragile e delicata area del lago di Bomba, dove l'assetto idrogeologico e la presenza della diga sconsiglierebbero di piantare anche solo uno spillo.
Il mio intervento è stato poi abbreviato e aggiustato 'in corsa' a braccio, causa inconveniente tecnico che ha costretto la Scienziata abruzzo-californiana a cominciare la propria relazione con quasi un'ora di ritardo.



di Hermes Pittelli ©
 



 Buonasera.
Grazie ad Antonio Piccoli per l’invito;
è una grande gioia essere qui con voi questa sera, detto senza piaggeria o doveri di ospitalità.
Sono friulano di nascita, vivo a Roma da 10 anni, ma da 7 frequento assiduamente quello che il Times di Londra ha definito il Tibet d’Europa, cioè l’Abruzzo e ne sono innamorato come fosse la mia terra natale.
Il mio intervento verte sull’importanza della memoria e della Verità – ove possibile – storica; ma non preoccupatevi per questa premessa, mi impegno ad essere sintetico. Credo sia già indispensabile una testimonianza storica, da parte di un umile scriba che da un anno e mezzo segue la vicenda della petrolizzazione.
Il prossimo 15 ottobre la Professoressa D’Orsogna festeggerà il terzo complenno della sua vita parallela.
Credo la conosciate tutti: la sua vita ufficiale è (o dovrebbe essere) un’altra; ricercatrice e docente della California State University at Northridge di Los Angeles.
Nel paese dalla memoria labile, dalla memoria ad orologeria, che si attiva a seconda della direzione dei venti e delle convenienze del momento c’è bisogno di riavvolgere il nastro e fare chiarezza.
Questo è ormai un paese dove la soglia d’attenzione dei cittadini è precipitata ai minimi livelli o si è proprio azzerata, nel quale assistiamo alla continua riscrittura della realtà ad uso e consumo dei furbi ed è falso e ingiusto che la ragione sia attribuita a chi urla più forte e il merito venga riconosciuto a chi riesce a pronunciare per ultimo uno stupido slogan di marketing.
Il grande drammaturgo tedesco Bertolt Brecht aveva le idee chiare:
Chi non conosce la verità, è uno stolto. Ma chi, conoscendola, la chiama menzogna è un delinquente”.
Qui in Abruzzo in piena lotta anti petrolizzazione – con l’esito ancora incertissimo, con la netta disparità di forze tra i cittadini e le associazioni ambientaliste da una parte e la politica e i petrolieri dall’altra – qualcuno dopo tre anni di battaglie sta già tentando di fornire una nuova versione della vicenda per attribuirsi medaglie che non gli spettano; in vista di un chiaro interesse di bottega strettamente personale ed egoistico. La politica italiana, come ha detto Agnese Moro figlia di Aldo Moro a proposito della strage di Bologna, dovrebbe essere in grado di reggere il peso della Verità.

Prendiamo Gianni Chiodi, da me ribattezzato il Temporeggiatore perché rimanda di continuo una vera decisione per proteggere l’Abruzzo, tutto terra e mare, dalla petrolizzazione; ora è in carica da due anni.
Certo, il governo di Roma non lo agevola nominandolo commissario speciale per tutto: per la ricostruzione e per i disavanzi di bilancio nella sanità.
Dopo aver
vinto le elezioni, non ha fatto in tempo a insediarsi che già riceveva la prima lettera dalla Professoressa (in cui lo esortava ad una posizione ufficiale e a decisioni concrete anti petrolio) e lui, non avendo capito di che tempra fosse la nostra Erin Brocovich, ha risposto con toni melliflui e retorici, concludendo ‘Spero di conoscerla presto’.
Quando poi un anno fa, a Cupello (consiglio la visione dei filmati su YouTube per coloro che non erano presenti), se l’è ritrovata davanti in carne, ossa e domande è sbiancato, si è agitato, gli è venuto il fiato corto e una copiosa sudorazione, ha farfugliato parole incomprensibili. Una semplice domanda, diretta, chiara, su basi incontrovertibili è sufficiente per mandare in crisi i nostri politici;
come agitare un crocifisso davanti ad un vampiro: impazzisce di terrore e dolore.
Poi Gianni Chiodi è fuggito nella notte a bordo della sua torpedo blù, protetto dalla scorta, dicendo di essere stato aggredito.
Ma voi riuscite a immaginare qualcuno più educato, rispettoso e democratico della Professoressa? Vi immaginate la Professoressa capace di ‘aggredire’ qualcuno, fosse pure il cane nero a sei zampe dell’Eni, fattosi persona???
Per la cronaca, Gianni Chiodi è indagato per disastro ambientale, per la vicenda del crollo della discarica La Torre all’epoca in cui ricopriva la carica di sindaco di Teramo. Oggi infatti, per non ritrovarsi più la ‘monnezza’ tra i piedi, è favorevole alla costruzione degli inceneritori: un vero amico dell’Ambiente che di continuo rammenta ai cittadini: “Vi avevo promesso che il Centro Oli di Ortona non sarebbe stato realizzato e infatti è andata così”.
Omette di specificare che la questione in realtà è sospesa. Perché Eni è ancora titolare dei permessi e potrebbe anche decidere di sfruttarli in futuro o venderli a qualche altra compagnia.

Pro inceneritori anche l’ex assessore regionale all’Ambiente, Daniela Stati.
Sulla petrolizzazione non ha mai spiccicato parola, salvo – da un festival dell’Ambiente a Rimini – affermare con sprezzo del pericolo e del ridicolo che gli inceneritori in Abruzzo sono imprescindibili.
Assomiglia come figura istituzionale alla sua omologa a livello nazionale, Stefania Prestigiacomo (la quale invece parla spesso, per sostenere le centrali nucleari o stabilire che le piattaforme petrolifere a 5 o 9 miglia dalla costa tutelano l’ecosistema marino e i litorali).
In comune, hanno dei papà ‘ingombranti’.
Di Daniela Stati e del padre Ezio non aggiungo altro a quanto sta emergendo dalle cronache, per pudore. Delle aziende della famiglia Prestigiacomo cosa dire se non che sono collocate nel triangolo siculo della morte Augusta-Melilli-Priolo e che risultano tra le più impattanti per la salute e l’ambiente?
Infatti, la bucolica Stefania è ministro per la tutela ambientale…

C’è Enrico Di Giuseppantonio, ex sindaco di Fossacesia, anche lui contrario alle piattaforme accanto ai Trabocchi, ma poi ‘Prudentissimo’ sulla questione della Perimetrazione del Parco marino che avrebbe potuto scongiurare almeno questo pericolo. Qualche giorno fa, l’attuale presidente della Provincia di Chieti, da un palco assiepato di sindaci con fascia tricolore e gagliardetto municipale, forse galvanizzato dalla presenza di tante telecamere e flash, ha tuonato, rivendicando i meriti della sua istituzione: le osservazioni contrarie alle piattaforme a mare inviate ai ministeri romani. Ho scritto in un articolo che uno degli effetti collaterali dell’idrogeno solforato, di cui sembra che tutti siano diventati esperti in regione, è la pandemia di amnesie che si sta diffondendo in Abruzzo: quelle osservazioni e tutto quello che i politici e amministratori locali sanno – e oggi vanno ripetendo come fossero gli eredi del pappagallo di Portobello - sull’industria degli idrocarburi è frutto da cima a fondo del lavoro di ricerca, sensibilizzazione e divulgazione della Professoressa. Frutto di lavoro gratuito, per amore solo per amore; con notti insonni e senza più periodi di vacanza, come dimostra anche questa estate 2010, costellata di conferenze ed interviste.
Di Giuseppantonio, mentre i petrolieri e le trivelle avanzano veloci, equidistante, misurato, sempre pronto a rammentare la complessità degli itinera istituzionali, la mancanza di veri poteri, blatera di tavoli tecnici da formare a settembre.
Mentre a settembre a Roma partirà la discussione in aula del disegno di legge firmato dalla senatrice palermitana Simona Vicari per concedere i permessi di ricerca ed estrazione in modo molto più celere e semplificato.
Tradotto: ancora minori vincoli legislativi e burocratici per i comodacci dei petrolieri.
Del resto, Di Giuseppantonio è uno dei pupilli (assieme a Chiodi) di Remo Gaspari; è come se avesse un marchio di qualità: DOCG, denominazione di origine controllata e garantita, il massimo. Anzi, con una battuta: DC OG, democrazia cristiana… origine garantita!
Remo Gaspari ancora oggi viaggia con i faldoni dei piani industriali Eni sottobraccio e rimpiange nostalgico i 'tempi d'oro', quando in base alle esigenze del cane nero a sei zampe venivano scritti i progetti ambientali della Regione.
Di Giuseppantonio dovrebbe magari spiegare come mai assessore al turismo della Prov. Di Chieti sia l’avvocato Remo Di Martino, storico sostenitore del Centro Oli Eni di Ortona, oggi convertitosi – sostiene lui – all’ambientalismo … sulla via dei Trabocchi! E’ così ambientalista che partecipa alle passeggiate ecologiche, ma poi esprime parere favorevole per mutare la destinazione d’uso ai terreni di Contrada Feudo: da agricoli a industriali. Mah…

Tutto questo avviene ‘per colpa nostra’. Che tra l’altro è il titolo di un ottimo docu film sul terremoto dell’Aquila, per la regia di Walter Nanni, abruzzese doc, basato sull’inchiesta giornalistica di Giuseppe Caporale giornalista de La Repubblica che della vicenda si occupa dal momento del sisma.
Perché il vero dramma dell’Aquila, della petrolizzazione e di tutte le altre porcherie che si stanno consumando in Italia, consiste nella nostra abdicazione al ruolo di cittadini, con diritti e doveri. Ci siamo consegnati e abbiamo firmato una delega senza garanzie a questi personaggi. Negli ultimi 20 anni ci siamo sempre più trasformati in ‘crash test dummies’: avete presente i manichini che le aziende automobilistiche utilizzano per collaudare l’affidabilità dei sistemi di sicurezza delle vetture, tipo gli airbag. Ecco, quelli.
Solo che noi siamo diventati semplici manichi, senza più l’airbag della nostra coscienza civile, senza più l’utilizzo della nostra materia grigia per vedere e intervenire sull’illegalità che si consuma tutti i giorni davanti ai nostri occhi, alla luce del sole.
Com’è possibile si chiedeva la scorsa settimana a Spinazzola, Carlo Vulpio (giornalista CorSera) che sulle Ande colombiane la popolazione degli indigeni U’wa, appoggiata dai contadini della regione Aruca, tutti analfabeti senza nemmeno licenza elementare, abbiano resistito per 10 anni e vinto contro le multinazionali del petrolio; contro il governo colombiano capace di inviare 5.000 soldati in assetto di guerra che non si sono fatti scrupoli di trucidare donne e bambini; come è possibile che minacciando un suicidio di massa (come ai tempi dei Conquistadores spagnoli, gente coriacea questi indigeni) siano riusciti a difendere ciò che considerano più prezioso di tutto, Sacro: la Madre Terra, il Planeta Azul (il pianeta azzurro, ndr).
Com’è possibile che noi abbiamo smarrito la memoria di cos’era questo paese nel ‘500 durante il Rinascimento?
Quello, integrato e aggiornato alla realtà del 2010 con la green economy – quella vera! - , è il modello di sviluppo da seguire. Le famiglie nobili, le signorie erano sì prodighe e dedite al mecenatismo, ma avevano fiuto per il business, come diremmo oggi: arte, cultura, ambiente, enogastronomia di qualità rendevano, eccome!
E l’Italia era considerata il giardino incantato d’Europa. Basti pensare che i celebrati giardini all’inglese in realtà sono stati copiati dai giardini toscani, tipo i giardini di Boboli a Firenze.
Dov’è la nostra strombazzata fantasia, dov’è la creatività, il genio? Dove è finita la spinta vitale che sempre consente ad un popolo di uscire dai bassifondi della Storia in cui ogni tanto precipita?
Sembra quasi che siamo già stanchi della Costituzione che risale solo al 1948 o della Repubblica (non il quotidiano…) nata con il referendum del 2 giugno 1946…
Stanchi della felicità e del benessere generale che potremmo avere, un po’ come gli abitanti di Atlantide che assuefatti e incapaci di gestire troppa grazia affondarono nella corruzione, nelle liti meschine, nella insensata violenza, nell’incapacità di immaginare e progettare ancora il domani.

Sempre Bertolt Brecht diceva “Sventurato il paese che ha bisogno di eroi”.
Non costringiamo Maria Rita D’Orsogna a diventare un eroe, oltre – molto oltre – le sue intenzioni; peggio, non rendiamola una martire della lotta contro la petrolizzazione.
Ci sono decine di iniziative che ciascuno di noi può mettere in atto: sensibilizzare parenti amici e conoscenti; scrivere lettere di protesta e osservazioni alle istituzioni, ai ministeri, ai media locali nazionali internazionali, alla Comunità europea facendo riferimento al Trattato di Aarhus (testo straordinario perché coniuga il diritto/dovere delle popolazioni locali alla salute e all'integrità ambientale con il principio di autodeterminazione);
fare pressione continua sui politici locali, sugli amministratori locali, magari ogni giorno incontrandoli per strada o al bar:
Cosa state facendo contro la petrolizzazione? Ma anche contro gli inceneritori, le discariche abusive di rifiuti tossici, gli sversamenti illegali di sostanze chimiche nei nostri corsi d’acqua da parte delle industrie?”.
E’ una fatica? Certo, ma è il nostro preciso dovere morale.
Ci dobbiamo meritare l’amore e l’impegno della Professoressa D’Orsogna.
Ci dobbiamo meritare la democrazia, dobbiamo meritarci la fortuna di essere nati in questo paese, dobbiamo meritarci e costruirci un futuro.
Adesso, perché la sabbia nella clessidra è già tutta scesa e non possiamo più rigirarla.

Diamoci da fare per non dover poi dire come il Riccardo II di Shakespeare:
Ho sciupato il tempo, ora il tempo sciupa me”.

“CLOWN” (by Times): VOTATE IN MASSA PER LUI
post pubblicato in Società&Politica, il 3 giugno 2009


(immagine da SkyTg24)


di Hermes Pittelli ©


 Mamme sempre più confuse e dai dubbi gusti sessuali – però furbe – vogliono lasciargli i pargoli a Palazzo Grazioli, così cresceranno già ‘imparati’.

Il Cavaliere, maestro di saggezza (secondo un ‘instant book’ scritto, poveri noi, da una velina di 32 anni!) e maestro di ‘paideia’ (l’arte di educare i bimbi, per i non addetti).

Ebbene, il tizio che dovrebbe ricoprire il ruolo di presidente del consiglio, arriva in ritardo alla parata del 2 giugno e come sempre esistono tante verità sui motivi: colpa di un torcicollo, no telefonate istituzionali, no doveva esaminare qualche nuova laureata PdL, no stava soffiando sulle candeline ad una festa di compleanno.

Poi, durante la sfilata, smorfie linguacce gesti inconsulti, nesun rispetto per la Repubblica, le sue istituzioni, i cittadini che Lui dice di amare e da cui è idolatrato.

Infine, alla faccia del torcicollo (forse la puntura o qualche miracoloso massaggio brasiliano avranno fatto effetto), una volta liberato dalle ‘pastoie’ illiberali dei pletorici e noiosi cerimoniali, ecco il suo sport preferito: il bagno di folla (sempre finto anche questo, visto la muraglia umana dei suoi incazzosi mastini) e il salto sul predellino dell’auto presidenziale.

Il meglio nei proclami di fine comica: spezzeremo le reni – nell’ordine – alla sinistra (uh, che sforzo!), alla magistratura (un’ossessione kafkiana), all’unione europea nemica delle imprese, all’economia cinese illegale (attento!).

Non c’è molto da aggiungere a quanto scritto da Francesco Merlo su La Repubblica che con maestria, sagacia e ironia ha commentato l’ennesima sceneggiata 'mascarata' e anche la vicenda del vergognoso abuso dei voli di stato: “Con quell’abuso ha fatto una pernacchia agli Italiani. E anche a se stesso”.

Temo però che gli italioti non capiscano, continuano a non sviluppare senso civico e critico, continuano ad applaudire acefali più che mai, ‘nArcorizzati’ più che mai, in perenne overdose da reality; e poi, diciamolo in un nanosecondo di onestà, se fossero al suo posto, si comporterebbero così e anche peggio.

Dunque, amate voi il vostro Capo Clown (lo hanno scritto quei comunisti del Times)?

Circo Italia, votatelo in massa: SILVIO 100%.

E poi rideremo, rideremo, rideremo. Tanto lui, a 73 anni, “è solo all’inizio”.
Pazzi per i reality… o reality per pazzi?
post pubblicato in Società&Politica, il 31 marzo 2008



di Hermes Pittelli 

Incredibile!!! Qualcuno, dalle parti del Leviatano della Politica, si è accorto che la realtà – nello specifico italiana – non coincide con la realtà (irrealtà spettacolarizzata) raccontata, tra l’altro male e con linguaggio sciatto – dalla scatoletta tv. Anzi, non qualcuno, uno solo: Veltroni. L’ex sindaco di Roma a bordo del suo torpedone verde (nel senso cromatico) è stato folgorato lungo le vie della Penisola dall’osservazione di un’altra Italia, migliore – a suo dire – di quella che emerge dalle quotidiane, insopportabili cronache catodiche rimbecillenti; e ha voluto immediatamente farlo sapere alla Nazione tutte dalle ospitali pagine del quotidiano ‘La Repubblica’. Riflessioni ragionevoli e condivisibili, in particolare sul Valore sottostimato e bistrattato della Cultura.

A partire dai telegiornali, ormai ridotti a contenitori di cronaca nera sadica e morbosa e amenità gossippare indegne di Novella 2000, per finire alle edificanti soap e fino allo sbracare con i didascalici (copyright Lotito) reality, si assiste alla deprimente gara del livellamento (anzi trivellamento, visto che gli scavi sono finiti da un pezzo) verso il basso greve. Una litania di volgarità, sfregi al bello, idiozie – quelle sì – da guinness (meglio annegare la mestizia in una buona pinta di birra).

Considerato che poi, malgrado tutto, i reality o loro derivati, alle nostre latitudini continuano a riscuotere successi di share (non ne conosco il significato, ma per fortuna viviamo in un Paese che ha depotenziato e devitalizzato ogni singola parola, ne ha profanato la sacralità e l’essenza più profonde; l’importante è assemblarle a casaccio per stupire e impressionare l’interlocutore, o la platea, o i consumatori/clienti/elettori), ho riesumato dalla soffitta polverosa questo pezzo pazzo sui pazzi per (del) il prodotto televisivo in questione. Salute.



Roma, a.D. 2005

“Scatola cranica satura di vuoto. Perfino il nulla sarebbe più nobile e dignitoso. Rimbalzano echi di un’altra vita, memorie da studente inetto, complessato, impaurito: “Horror vacui…” chi lo diceva? I latini? Boh, forse era Dario Argento.

Oggi viviamo in regime di assoluta vacuità, il trionfo della vacuità (si potrà esibire questa arditezza linguistica? Eh eh); meglio, molto meglio il trionfo della morte (citazioni culturali da Bignami, giusto per alimentare ancora un po’ l’illusione auto-consolatoria e auto-assolutoria di essere una particella superiore al fango di cui sono impastato fino alla viscere e che fagocita tutti noi).

Il reality “ipnotizza” davanti allo specchio catodico che ci risputa in faccia la nostra stupidità “8 milioni 649mila spettatori”. Spettatori o persone? Persone o clienti? Persone o elettori? Persone o contribuenti? Almeno in India le vacche sono considerate animali sacri, qui invece più sono esangui più le vogliono ‘spremere’.

Dammi il tuo dato Auditel, di quanto alzi lo share quando spari le tue cazzate via etere? Servirebbe dell’etere per addormentarsi e dimenticare, dolce oblio, per sempre. Anche perché ormai l’unica cosa che ci si impenna è la percentuale di contatti… Le corde della coscienza (?) vibrano solo quando l’anziano canterino di successo ormai in disarmo viene scaricato ‘in diretta’ (oh, quale coup de theatre) dalla sua finta giovane vera ossigenata ‘manza’ dotata di talento tendente a – Infinito: caspita, perbacco e perfino corbezzoli!!!

Nuova Sociologia Spicciola per italioti medi: sull’Isola o nella Casa (tv) bandiera bianca, la barca (salvate almeno quel povero diavolo di Caronte) affonda, il morbo infuria (il ministro tranquillizza “abbiamo agito con tempestività, prese le opportune contromisure, i nostri polli e le nostre mozzarelle sono sani”… influenza aviaria, latticini alla diossina, bistecche dopate e porcherie varie prodotte in laboratorio dalle stesse multinazionali farmaceutiche che poi ci rifilano milioni di velenosi vaccini (farmakon, greco antico=farmaco, veleno!) per realizzare nuovi profitti e il Pil felice cresce a dismisura… fantastico interpretare il cittadino cinico/depresso/nichilista/fantapolitico), il pan (o il pen) ci manca, ma… Ma “quest’Isola piace perché è uno specchio della vita (testuale della conduttrice, un donna ‘vera’, rifatta dal ‘Frankestin’ di turno solo tre o quattro volte), è un programma che racconta la vita di ognuno di noi (non solo i miei dati sensibili, molto sensibili, ora quelle baldracche delle banche si sono venduti anche la mia biografia); ci sono momenti difficili ma alla gente piace il modo scanzonato (che sagome, che saggi, che maestri d’esistenza, autentici guru) in cui riusciamo a sdrammatizzare certe situazioni, con quel filo d’ironia (ah, l’ironia che valore assoluto – ci sarà differenza tra ironia, umorismo e comicità alias drammatica coglionaggine involontaria?) che aiuta a sorridere sulle cose della vita” -> (Eros Ramazzotti anche qui? Esigo un buon amaro per digerire).

Intanto, i parrucconi di Stoccolma assegnano il Nobel per la Letteratura a Pinter e noi, novelli (novizi) Onan del transito terrestre, seguiamo il ‘reality’, la finzione (o minzione?) della vita perché la ‘sacra Mimesi’ risulterebbe troppo elevata per i nostri ex neuroni annientati, ‘brasati’, ormai inesistenti e incapaci di analisi e comprensione.

Il reality specchio della vita? Specchio da castello stregato, quindi immagine capovolta e deformata. Come un bullo da bar sport che si vanta con gli amici di aver copulato con Marilyn, quando si è invece praticato una deprimente sessione di autoerotismo al cospetto di una foto disperata di Norma Jean.

Ma questa è Vita. Troppa. Vera. E, dannazione, spesso dolorosa.

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