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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Agenzia mineraria Vicari, i petrolieri ringraziano
post pubblicato in Economia (dal volto umano), il 22 luglio 2010




di Hermes Pittelli ©


 

 Un’Agenzia unica, istituita presso il Ministero dello Sviluppo economico per garantire maggiore sicurezza e competitività al comparto delle risorse minerarie ed energetiche italiane.
Un nuovo meccanismo di ridistribuzione delle royalties, intrecciato a filo doppio con il federalismo fiscale prossimo alla luce.
Sono gli ambiziosi obiettivi fissati dal disegno di legge (ddl) n. 2267 firmato dalla senatrice palermitana Simona Vicari (PdL; cofirmatari i senatori e colleghi di partito Cursi, Gasparri e Quagliariello).

La marea nera del Golfo del Messico (cui si sono aggiunte quelle in Egitto e Cina) più che uno stimolo alla tutela ambientale e alla sicurezza sembra un cavallo di Troia per confezionare un dono estivo all’industria petrolifera.
Perché i contenuti e i principi ispiratori del ddl Vicari somigliano quasi fossero una copia carbone ai concetti espressi da Claudio Descalzi presidente di Assomineraria (nonché vice presidente di Confindustria Energia e direttore generale di Eni Spa) davanti all’assemblea di categoria, il 30 marzo 2010.
Per pura coincidenza quel giorno la senatrice Vicari era relatrice e ospite d’onore.
In quel contesto, il Dott. Descalzi lanciò quasi un aut aut alla politica italiana:
Serve un’agenzia governativa per iter più veloci, in modo da sbloccare progetti che garantirebbero 34.000 posti di lavoro e un risparmio in bolletta di 100 miliardi grazie ai giacimenti italiani non ancora sfruttati. Sono già pronti 57 progetti cantierabili per 5 miliardi di investimento”.
No all’aumento delle royalties, per impedire la fuga delle imprese petrolifere verso altre nazioni”, fece immediatamente eco la Senatrice Vicari.
Come se l’Italia fosse un deserto arabo e non uno scrigno di bellezze naturali, paesaggistiche e biodiversità.

Ecco dunque l’Agenzia mineraria configurata nel ddl (la discussione in aula dovrebbe cominciare a metà settembre).
Non l’ennesima authority – specifica il presidente della Commissione Industria e Attività produttive del Senato, Cursima un organismo in grado di accelerare il via libera alle estrazioni, visto che oggi bisogna attendere anche 4 o 5 anni, quando non 6 o 7”.
Il direttore generale sarà nominato direttamente dal premier su proposta del ministero per le Attività produttive e sarà individuato “tra persone di indiscussa moralità e indipendenza”.
Mistero sulla competenza e sull’autonomia decisionale, visto che il prescelto sarà comunque ‘un’emanazione’ del capo dell’esecutivo.

Come poi sia possibile conciliare la rapidità dell’iter con le adeguate valutazioni d’impatto ambientale e la sicurezza non è dato sapere. Standard di sicurezza dell’industria petrolifera tricolore comunque all’avanguardia mondiale – secondo la Senatrice – e in linea con le nuove direttive europee in materia.
Per Simona Vicari la probabilità di incidenti rilevanti sono praticamente nulle. Forse perché i media nazionali danno poco risalto ai frequenti incidenti che avvengono nel settore petrolifero sul patrio suolo.
Né lascia tranquilli la considerazione che il disastro targato British Petroleum “sia avvenuto a 1.500 metri di profondità, mentre nei mari italiani le perforazioni si effettuano tra i 20 e un massimo di 150 metri”.
In caso di fuoriuscita inarrestabile potremmo dire addio al nostro ecosistema marino, considerando che il Mediterraneo è un mare chiuso e poco profondo. La Senatrice dimentica di dire che già oggi il Mare Nostrum è il più inquinato del Pianeta e che le acque territoriali italiane sono solcate da 300 petroliere al giorno che scaricano senza controllo ogni tipo di sostanza di scarto e perfino il ‘risciacquo’ delle cisterne.

L’Italia descritta dalla Sen. Vicari è affamata di energia: è il quarto paese europeo dopo Germania, Francia e Regno Unito per consumi, con un utilizzo preponderante di fonti fossili (77%).
Nessun cenno al dato fornito da Confartigianato: nel 2009 le famiglie italiane sono riuscite a soddisfare il 100% del proprio fabbisogno elettrico grazie alle energie rinnovabili.
L’attuale svantaggio competitivo dell'Italia e la forte dipendenza energetica da altri paesi, secondo Vicari è da attribuire anche al referendum del 1987 con cui gli italiani rinunciarono al nucleare, senza però citare l’incidente di Chernobyl, né il fatto che al momento non sappiamo come e dove smaltire le scorie, né che Carlo Rubbia abbia bocciato come poco sicure anche le centrali di quarta generazione.
La senatrice lamenta che le risorse minerarie italiane siano poco sfruttate, nonostante un sistema infrastrutturale di altissimo livello. Non dice che bucherellare il suolo e i fondali marini, oltre a deturpare il paesaggio con le installazioni industriali, mette a rischio un paese dal delicatissimo equilibrio idrogeologico.
Racconta del miracolo economico del periodo 1950/1970 grazie allo sfruttamento del metano della Valle Padana e a quello nei fondali del Ravennate (magari anche il Piano Marshall ha dato una mano), ma tralascia di rammentare l’alluvione del Polesine o il fenomeno della subsidenza che ha fatto sprofondare il livello del suolo di 4/5 metri, a causa dell’attività estrattiva.

Il nuovo meccanismo di ridistribuzione delle royalties.
Estrazioni in terraferma: 45% ai Comuni interessati, 45% alle Regioni, 10% ai residenti sotto forma di agevolazioni per l’acquisto di carburanti.
Estrazioni in mare: lo Stato, generoso, si fa da parte; 50% alle Regioni e 50% ai Comuni rivieraschi entro un raggio di 12 miglia dal punto di produzione. Per quanto riguarda la produzione in piattaforma continentale, il 100% delle royalties è destinato allo Stato.
L’entità delle royalties è stata lievemente ritoccata: per la produzione sulla terraferma di olio e gas si arriverà a un'aliquota unica del 10 per cento. Per la produzione in mare di olio si pagherà il 4 per cento fino a 250 mila tonnellate l'anno, il 7 per cento da 250 mila a 500 mila tonnellate l'anno e il 10 per cento oltre 500 mila tonnellate l'anno; per quella di gas l'aliquota sarà pari al 7 per cento fino a un miliardo di metri cubi l'anno e del 10 per cento oltre tale soglia.
Nulla di paragonabile al Regno Unito (51%, fonte The Economist) o alla Norvegia (76% fonte The Economist), anche se la senatrice Vicari insiste nel sostenere che in questi paesi non si pagano royalties (fonte Descalzi).
Briciole da gettare alle amministrazioni (con le casse sempre più vuote anche per la realizzazione del federalismo fiscale e quindi ‘costrette’ a ospitare i petrolieri) e alle popolazioni locali, inebriate dal miraggio di trasformarsi in sceicchi.
Bisognerebbe chiedere agli abitanti della Basilicata che anni fa hanno abboccato: annientata la Val d’Agri, avvelenate le falde acquifere, coltivazioni distrutte (uva, pesche e fagioli al petrolio), turismo e mercato immobiliare quasi azzerati, aumento vertiginoso delle patologie tumorali; e, come beffa, benzina più cara rispetto alle altre regioni italiane e un aumento di posti di lavoro insignificante.

A fronte di discutibili, ipotetici vantaggi, quanto costerebbero alle Regioni i danni ambientali permanenti (con addio al turismo, all’agricoltura, alla pesca, ecc.), quelli sanitari e quelli sociali? Nessuna risposta.

La proiezione dell’attuale governo al 2030 relativa al mix energetico italiano recita:
50% da fonti fossili, 25% da rinnovabili, 25% da nucleare.
Non si capisce perché decidere di considerare strategico lo sfruttamento di petrolio nostrano, scarso, difficile da estrarre, quasi tutto di pessima qualità, ricco di impurità sulfuree che poi i desolforatori a fiamma costante sputeranno nell’ambiente; distruggendo la natura e causando nei cittadini gravi disfunzioni sessuali e tumori.
Silenzio sui tagli del governo agli incentivi per il solare fotovoltaico.
Silenzio sugli investimenti straordinari che perfino un inquinatore da record come la Cina sta stanziando per le ‘energie verdi’ e sul fatto che a Shangai sia appena stata inaugurata la centrale solare più grande del mondo, in grado di soddisfare le necessità di 12.000 famiglie. Silenzio sul fatto che la green economy sia al momento uno dei pochi comparti che crea davvero decine di migliaia di nuovi posti di lavoro in tutto il Pianeta.
Silenzio sul fatto che in California le industrie del petrolio sono costrette per legge (Prop65) ad ammettere che le attività legate allo sfruttamento degli idrocarburi rilasciano nell’ambiente sostanze cancerogene e in grado di causare gravissime disfunzioni sessuali.
Silenzio sulla martoriata Basilicata, silenzio sul triangolo siculo della morte Gela-Melilli-Priolo a causa del polo petrolchimico. Del resto, è stata proprio la senatrice a inaugurare con orgoglio a fine giugno la piattaforma petrolifera più grande d’Italia che brucia e vomita nell’ambiente sostanze di scarto 24 ore su 24, a sole 12 miglia dalla costa di Pozzallo (nel Ragusano).
Nessun cenno al principio di autodeterminazione dei popoli. In Abruzzo, un esempio a caso, il 75% dei cittadini ha espresso la chiara volontà di non ricorrere a strategie energetiche ed economiche basate sugli idrocarburi, ma sulle fonti rinnovabili, sulla bellezza e integrità dell’ambiente e sul turismo, appellandosi anche alla Convenzione di Aarhus (sottoscritta e recepita dall’Italia): in questo caso il governo centrale come si regola? Impone il petrolio con l’esercito (come accaduto per gli inceneritori e come dovrebbe accadere per le centrali nucleari)?

Salvatore Settis, archeologo di fama mondiale e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha scritto su La Repubblica a proposito della cementificazione selvaggia (altra faccia di queste presunte strategie economiche) che “il paesaggio incarna valori costituzionali primari e assoluti che sovrastano qualsiasi interesse economico, perciò esige un elevato livello di tutela, inderogabile da altre discipline di settore" (citando la sentenza n. 367 del 2007 della Corte Costituzionale).
Per Settis le risorse più preziose del Paese sono “il paesaggio e l’ambiente”.
Altro che gli ipocriti spot Magic Italy del governo.

Le industrie petrolifere straniere nei report ufficiali on line ai propri investitori già parlavano dell’Italia come di un ottimo posto dove fare business, grazie a bassi costi d’entrata, rischi politici e di protesta popolare quasi nulli e una rete infrastrutturale molto sviluppata. Se il ddl Vicari diventasse legge, scriverebbero di aver trovato l’ultimo Bengodi petrolifero in Terra.

Il Senatore Quagliariello ha concluso che “la geopolitica del 21° secolo rende finalmente adeguato e non ideologico l’approccio italiano alle tematiche energetiche”.
Cosa ci sia di ‘ideologico’ (orrendo stereotipo molto in voga nel politichese attuale) nella difesa della salute dei Cittadini e nella tutela dell’Ambiente resta tra i misteri dolorosi del nostro Paese.


(consulenza scientifica: Professoressa Maria Rita D’Orsogna, California State University at Northridge, Los Angeles)

Storia della Scienziata americana che sconfisse (forse) le trivelle
post pubblicato in Ambiente, il 29 aprile 2010
II e conclusiva parte (qui la I)


(San Vito Chietino, 18/04/2010; manifestazione Sì all'Abruzzo delle energie rinnovabili, No petrolio. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


Intervista esclusiva alla Professoressa Maria Rita D'Orsogna


di Hermes Pittelli ©


 Giorni strani, certo. Non solo in Abruzzo, anche in Italia.
Un clima politico, sociale, culturale mefitico, denso di veleni (metaforici e non) che credevamo di aver debellato in passato. Pensando a questo, sul volto della Professoressa D’Orsogna compaiono delle fugaci ombre di malinconia e amarezza:
Se qualcuno mi chiedesse perché sono così innamorata della California, qual è la cosa più bella di Los Angeles potrei cominciare a rispondere da quelle in apparenza più evidenti
e banali: il mare, il clima, Hollywood.
Ma la cosa più bella per me è la diversità umana. Qui i bianchi non sono la maggioranza. Da ogni cultura puoi imparare, crescere, e alla fine con tutti trovare poi qualcosa in comune.
E' molto penoso per me vedere gli atteggiamenti razzisti di certe zone del Nord Italia, e sentire gli ‘italiani’ definire extracomunitari anche i figli dei Migranti, che sono nati e cresciuti in Italia, e la cui unica diversità è il pigmento della pelle. Qui siamo tutti americani, di colori e storie diverse magari, ma tutti con uguali possibilità e diritti
”.


D. Tornando alla scabroso argomento, centro oli suona bene. Sembra un bel frantoio in stile Mulino Bianco. Ancora oggi in Abruzzo molti cittadini appaiono propensi a lasciarsi gabbare da aziende ultrainquinanti che con furbizia inseriscono nella ragione sociale il prefisso ‘eco’.
Come mai in California la cultura generale dei cittadini sembra molto piu’ solida e orientata alla tutela dell’ambiente e della salute?

Non so individuare un motivo preciso. Forse il motivo di base è il pragmatismo americano che fa sì che tutti si sentono responsabili in prima persona del bene comune. L’ambiente è visto come qualcosa di sacro perché ci sono mille attività naturali per il godimento dei cittadini, ma anche per la nostra economia.
Qui in America nel corso degli anni sono sorte associazioni ambientali di vario genere, che hanno moltissimi iscritti e che sono dei veri e propri cani da guardia per la difesa dell’ambiente. Oltre alle associazioni che conosciamo anche in Italia, come il WWF, Greenpeace e così via ci sono il Sierra Club, il Nature Conservancy e il National Resource Defence Council, che sono tutte organizzazioni che non solo fanno informazione, ma che fanno le cause civili contro chi inquina. Il Sierra Club per dirne una, ha una schiera di avvocati specializzati in fare le cause contro il proliferare di centrali a carbone. Finora sono riusciti a bloccare venti nuovi progetti. Sono tutti finanziati da contributi privati.


D. La California, Santa Monica dove lei vive, sembra molto lontana, non solo geograficamente, dall’Abruzzo e dall’Italia. In L.A. fuori dai centri di raccolta della differenziata, I cartelli avvisano il cittadino che sostando troppo a lungo vicino a certi prodotti di scarto rischia di contrarre il cancro.
Le multinazionali del petrolio grazie alla famosa Prop 65 (elenco voluto per legge dallo stato della California e aggiornato di continuo) sono obbligate a informare il cittadino che l’oro nero e suoi derivati causano il cancro. In Italia, politicanti collusi con rapaci businessmen discutono sul sesso degli angeli e con espressioni fuorvianti quali ‘pregiudiaziale, ideologico, necessario compromesso tra diverse esigenze’ confondono i cittadini e non perseguono il reale bene comune. Perché?

Me lo chiedo anche io perché ai politici italiani, nel loro complesso, non interessi il bene comune. L’Italia, e chiunque vive all’estero io penso possa confermarlo, non vive un buon momento. Non solo per l’ambiente, ma proprio moralmente, nella vita di tutti i giorni.
Forse perché la maggior parte dei politici non siede in quei posti per amor di popolo, ma solo per assicurarsi la continuazione dei propri vantaggi. La maggior parte dei nostri politici è vecchia - e non solo anagraficamente, ma di idee – non hanno viaggiato, non parlano le lingue, non sanno che il mondo ci è scappato avanti. Qualcuno ha anche condanne pendenti o passate. D’altro canto I cittadini troppo poco spesso esigono che il bene comune sia perseguito.
Un esempio: addirittura in molti ristoranti della Pacific Coast gli esercenti informano gli avventori che il pesce, a causa del bioaccumulo, potenzialmente può essere una fonte di patologie tumorali. Sembra fantascienza.
Ristorante dell’Hotel Coronado, San Diego, uno dei più esclusivi della California del sud. Provare per credere.





D.
Prof. torniamo all’argomento petrolio. Chi l’ha aiutata a formarsi una competenza così estesa e robusta sugli effetti negativi, scientificamente accertati in tutto il globo tranne che in Italia, sull’estrazione e la lavorazione di questa fonte fossile?

Ho trascorso moltissime ore a leggere articoli di vario genere – medicina, biologia, chimica. Sono andata in biblioteca e mi sono portata a casa una decina di libri sull’idrogeno solforato e sugli effetti delle estrazioni petrolifere in giro per il mondo. Ricordo di avere trascorso il mio 35esimo compleanno a studiare l’idrogeno solforato. E quando non sapevo ho preso e scritto a chi ne sapeva più di me. Nel corso dei mesi ho scambiato e-mail con Robert Morton, uno dei responsabili del servizio geologico degli USA, Kaye Kilburn, il padre della medicina ambientale negli USA ed uno dei massimi esperti dell’idrogeno solforato, ed altri universitari più esperti di me come Tom Chou, mio collega del dipartimento di medicina di UCLA.


D.
Sorride all’idea che molte delle persone che hanno grandi interessi economici privati nell’affaire petrolio in Abruzzo abbiano affermato in passato che Lei non era una persona reale, che non esisteva?

Sì, sorrido. Sorrido perché il personaggio in questione – Remo Di Martino – pensava che sarebbe bastato invitarmi a bere il caffè a Ortona per spiegare - lui a me - che in realtà il “centro oli” era solo un progettino per incanalare il gas. Quando gli risposi che ero ben sicura di quel che dicevo e che ero allibita dell’ignoranza della classe politica ortonese, è iniziata la campagna mediatica del “la D’Orsogna è una creatura del web e se esiste la denunciamo”. Ovviamente sono viva e vegeta. Cosa posso dire? E’ triste quando chi sta al governo nemmeno è conscio dei propri limiti culturali. E’ triste che invece di chiedersi se possa esserci un che di vero nelle cose che dico, ci si lancia sugli attacchi personali, a scatola chiusa.
Ora Remo Di Martino è assessore al turismo della provincia di Chieti.
Questo per me è incomprensibile.


D. La ‘sensazione’ è che la giunta Chiodi sia stata ‘costretta’ a varare questa presunta legge antipetrolio, dopo aver fiutato il clima di pressione innescato da Lei con le lettere alle istituzioni, ai ministeri a Roma, alla Chiesa; esempio imitato da moltissimi privati cittadini e dai comitati civici e ambientalisti d’Abruzzo.
In Italia la politica ha smarrito il senso del dovere e del rigore per il bene comune e insegue solo rendite di convenienza.
Dopo quasi tre anni di fatiche immani, dopo decine di conferenze in Abruzzo, in Brianza, in Veneto, in Puglia, dopo centinaia di articoli sul Suo blog, ecco che la stampa nazionale, Corriere della Sera e La Repubblica in testa, si sono accorte del problema e dedicano articoli alla questione petrolifera abruzzese.
La BBC si è interessata all’argomento e ha girato un servizio.
Il Times ha definito l’Abruzzo il Tibet d’Europa e l’ha inserito tra le 10 avventure più belle della vita!
Si rende conto di quanto abbia agitato le placide acque dei consueti ‘intrallazzi’ italiani?

Sì, anche io rimango esterrefatta quando guardo indietro alle cose che siamo riusciti a fare in questi due anni. Non riesco nemmeno io a credere di avere scosso così profondamente lo status quo in Abruzzo.
E’ veramente una bella storia di democrazia, anche se c’è ancora molto da fare.
A volte ci sono anche dei risvolti comici in questo mio ruolo ‘pubblico’ e mi sento un po’ come Forrest Gump, perché non ho mai avuto una strategia, o un calcolo ben preciso. Ho sempre solo detto ciò che pensavo e sulla base di fatti veri, non ho mai mollato, ed ho sempre avuto ben chiaro in mente cosa volevo: l’Abruzzo “spetrolizzato”.
Sono una persona libera. Non devo chiedere niente a nessuno – favori, stipendi, posto di lavoro. E questo fa sì che io possa dire chiaramente ciò che penso, sempre e comunque.
Credo che questa sincerità abbia avuto un forte impatto sulla gente.


D. In California, dal 1976 non si costruiscono più raffinerie.
Da 20 anni sono al bando gli inceneritori e a nessuno viene più in mente di tornare alla carica con progetti di questo tipo.
Ma cosa devono fare gli italiani? Trasferirsi in massa in California?

Nella mia opinione ciò che manca alla maggior parte degli italiani è la perseveranza. C’è qualcosa che non ci piace? Allora occorre che ciascuno si chieda cosa può fare lui medesimo per cambiarla. Sapendo che non si arriva al risultato l’indomani, ma che ogni giorno deve essere un passettino verso la meta finale. Questo comporta sacrifici, comporta lavoro, comporta tempo rubato allo svago, alla vita spensierata. Ma c’è un che di nobile alla fine, la vita ha un senso, c’è la soddisfazione di avere fatto una cosa buona. Ovviamente tutto questo è molto più difficile in Italia, dove le leggi sono contorte, il “sistema” non è fatto per proteggere il bene comune e il cittadino. Ma ci si deve provare lo stesso. A dire la verità, piccoli e grandi eroi ci sono in Italia – basti pensare a Roberto Saviano – ma tutti gli altri? La maggior parte delle persone tende a credere che ci penserà qualcun altro, o che è troppo difficile, oppure si dà il tutto per tutto solo quando è troppo tardi.
E intanto il degrado avanza, senza che neanche ce ne accorgiamo. Come dice Thomas Jefferson, il prezzo da pagare per la democrazia è l’eterna vigilanza.
Quale che sia il finale di questa storia, la cosa che più vorrei rimanesse fra gli Abruzzesi, e specie i più giovani, è che se questo l’ho potuto fare io, che abitavo in California e che nessuno nemmeno conosceva tre anni fa, allora lo possono fare tutti. Un giorno alla volta, senza stancarsi e avendo ben chiaro dove si vuole arrivare.


D. A fronte della furbizia della politica abruzzese e italiana, a fronte del fatalismo passivo e pigro della maggioranza dei cittadini abruzzesi e italiani, visto che Lei è perfettamente integrata in California; scusi, ma chi la obbliga a continuare questa battaglia?

Nessuno. E’ solo che è giusto così. Se tutti facessimo la stessa cosa l’Italia sarebbe un paese migliore. In un certo senso è la parte Americana di me che mi fa fare tutto questo. Non lo posso accettare che i prepotenti – in questo caso l’Eni e tutte le altre ditte petrolifere che vogliono venire a trivellare in Abruzzo – possano avere la meglio sui più deboli, sui cittadini, e a discapito delle generazioni future.
Le generazioni passate hanno sofferto fame, guerra e miseria per lasciarci quello che abbiamo oggi. E noi abbiamo la responsabilità di fare lo stesso per chi viene dopo. Non ci sono scuse.



(ancora un momento della manifestazione anti-petrolio del 18 aprile 2010 a San Vito Chietino. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


D. A proposito di chi verrà dopo di noi: uno degli aspetti più importanti della manifestazione a San Vito è stata la partecipazione attiva e convinta di molti giovani abruzzesi.
Possiamo trarre un auspicio ottimistico da questo? E come possiamo coinvolgerli ancora di più, visto che il vero cambiamento non giungerà certo dai vecchi volponi che stanno distruggendo l’Italia?

Certo che possiamo trarre un segnare positivo dalla presenza dei giovani, ma per il cambiamento vero, c’è bisogno di molto più. Occorre dare l’esempio ai giovani, perché sono molto più intelligenti di quanto crediamo.
Noi adulti per primi dobbiamo vivere una vita esemplare: onesta e partecipata.
Non sa che tristezza quando un giorno una studentessa di 15-16 anni mi disse che non c’era niente da fare perché “tanto in Italia è tutto corrotto”.
Ecco, occorre ridare un po’ di speranza ai giovani ed indicare loro delle strade da seguire affinché con impegno le cose cambino, lentamente sì, ma inesorabilmente.


D. So che è stata contattata da esponenti di partito e addirittura da alcuni rappresentanti delle aziende contro cui sta lottando.
Persone che hanno tentato di ‘lusingarla’ con allettanti proposte di carriera.
Ci dobbiamo aspettare in un prossimo futuro un ‘governatore californiano’ per l’Abruzzo?

La mia vita - per ora almeno - si svolge in California. Sono felice qui e una parte di me desidera tornare ad una vita tranquilla.
Non mi ci vedo in politica. Sarei troppo severa, mi scandalizzerei troppo davanti al “mal vedere”, punterei all’eccellenza e non accetterei compromessi e mezze misure.
Non so se gli Abruzzesi sarebbero pronti. Non so se io sarei pronta.


Intanto, astuti razziatori millantano a cittadini ignavi e proni un inesistente futuro da sceicchi, tra trivelle, piattaforme, desolforatori piazzati in mezzo a trabocchi, vigne, ulivi.
La Professoressa D’Orsogna continua a trascorrere sabati, domeniche, perfino i periodi di vacanza studiando e progettando nuove iniziative contro i criminosi piani di trivellazione d’Abruzzo.
Nella speranza che il suo impegno, convinca sempre più cittadini e politici abruzzesi a diventare attivisti per la causa del bene comune. 

Perché la Val D’Agri, devastata da Eni e Total, non è lontana come la California.

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