.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
ARRESTATO IL PROF. MONTANARI. A TEATRO
post pubblicato in Scienza, il 26 giugno 2010

di Hermes Pittelli © 


 Stefano Montanari in manette.

Un evento che in molti, amici e nemici, consideravano ormai inevitabile.
Lo scienziato maratoneta, il divulgatore scientifico, il Don Chisciotte della via Emilia che combatte contro gli inceneritori è stato finalmente fermato.
Almeno sul palco del Teatro Tendastrisce di Roma.
Insomma, il Professor Montanari interpreta se stesso nella piece di divulgazione scientifica ‘Quando i sogni vanno in fumo’; coadiuvato da un cast affiatato e soprattutto dal giornalista (non nuovo alle incursioni nei panni d’attore) David Gramiccioli.
Con un accompagnamento sonoro coinvolgente assicurato dalla giovanile verve del quartetto capitolino dei Feel.

Lo scienziato arrestato su input del ministro dell'interno Piccioni, che delega anche il compito di imbavagliare la stampa al questore, dottor Scalise.
Il pretesto: il professor Montanari, per pubblicizzare una sua conferenza, avrebbe fatto tappezzare la città con 30.000 manifesti raffiguranti un bambino reso deforme dalle nano particelle sputate da un inceneritore.
Montanari è colpevole, lo ammette subito. Montanari è reo confesso.
Un migliaio di conferenze in pochi anni, su e giù per il paese; centinaia di analisi gratuite assicurate dal laboratorio ‘a conduzione familiare’ (ma di fama internazionale) Nanodiagnostics.
Analisi che hanno portato alla scoperta delle letali nanopatologie causate dalle nano polveri, quelle prodotte da inceneritori, cementifici, acciaierie, turbogas, biomasse, carbone; insomma le attività fulcro dell’imprenditoria industriale italica.
Analisi che hanno permesso alle famiglie dei militari in missione all’estero in teatri di guerra di ottenere dallo stato giusti indennizzi per le patologie, spesso mortali, contratte dai propri congiunti e erroneamente attribuite all’uranio impoverito; causate invece dalle deflagrazioni ad alte temperature che originano nanoparticelle.

Lo scienziato bolognese commette il delitto più spaventoso che si possa concepire nell’Italia dei misteri, dei papocchi, degli intrighi che si consumano in un clima da cinepanettone pecoreccio, ma in grado di scatenare tragedie senza mai responsabili. Sul palco si fanno nomi e cognomi di ‘Personaggi’ cui la maggior parte dell’opinione pubblica, indotta da un certo ‘Sistema’, riconosce la patente di prestigio e competenza.
Smemorati d’Ippocrate in nome del conto in banca e guitti riconvertiti a guru, paladini della democrazia e della politica.
Analisi che hanno infastidito gli ‘innominabili’, quelli che non possono scientificamente contrastare le tesi di Antonietta Gatti, ma hanno interessi inconfessabili; eminenze grigie che tramando in segreto sono riuscite a sottrarre il prezioso microscopio Esem (acquistato grazie ad una entusiasmante, ma faticosa raccolta fondi popolare) per donarlo all’Università di Urbino, dove giace in attesa di consunzione da abbandono.

Ed è sconvolgente vedere sullo schermo, posizionato alle spalle del reprobo condotto da due agenti speciali nell’immaginaria questura, la carrellata di danni ed effetti collaterali prodotti dall’industria (e dalla politica collusa); la confessione, al cospetto dell’ispettore Nick Frontera, si fa via via non più coartata, ma sfocia, come un fiume carsico che trova lo sbocco in superficie, in un’appassionata, umanissima lectio magistralis.
Montanari, utilizzando il pc in cui custodisce i testi e i documenti delle proprie ricerche, proietta quello che non si deve vedere né raccontare:
un agnello nato deforme (il caso numero ‘0’ del laboratorio) con le orecchie al posto degli occhi, le zampe mutilate, privo del cervello; e poi, straziante, il bambino di 8 anni che sviluppa un inspiegabile cancro alla prostata e dopo inenarrabili sofferenze muore; il neonato ricoperto da orrende macchie e bubboni bluastri, nato da madre sana, bimbo che poche ore dopo essere venuto alla luce si spegne perché in utero ha contratto la leucemia.
Tutte vittime degli inceneritori, come quelli di Forlì o Nonantola.
Tutte vittime di quella ‘classe dirigente’ che risolve così magicamente il problema dei rifiuti e chiama 'eroi' gli avidi furfanti che costruiscono questi strumenti di morte.

C’è posto anche per le vittime potenziali, come gli abitanti di Malagrotta, gigantesca discarica laziale, zeppa anche di rifiuti tossici su cui qualcuno vorrebbe edificare un inceneritore gassificatore in grado di avvelenare tutta Roma; per la popolazione del comune di Colleferro che si batte per scongiurare la costruzione di uno di questi impianti; per la martoriata Guidonia.
Montanari se stesso ci parla della perfezione della Natura che procede in senso circolare, mentre l’uomo gioca a fare dio spezzando questa armonia e procedendo per linee rette che crede infinite.
Montanari parla, alla nostra mente e al nostro cuore, spiegandoci la follia criminale del ‘modello di sviluppo all’italiana’. Mentre fuori dai confini, magari a San Francisco in California, la raccolta differenziata, il compostaggio, il riciclo giungono al 75% sul totale dei rifiuti e nel 2020 quella metropoli festeggerà il record di prima ‘zero waste city’ (città senza ‘monnezza’).
Il Professore ci invita ad apprezzare e difendere l’Ambiente, spiegandoci quanto sia fondamentale non distruggere il foraminifero, microscopica forma di vita marina unicellulare, che assorbe l’anidride carbonica che si deposita e scioglie nei flutti, rilasciando ossigeno; peccato che gli scarichi e le emissioni velenose delle industrie lo stiano condannando all’estinzione.

L’ispettore Nick Frontera, alias David Gramiccioli (grande e storico reporter in luoghi del pianeta non troppo tranquilli e attuale conduttore della seguitissima Ouverture su Teleradiostereo), il duro dal cuore pulito trova il modo (anche attraverso una tragedia personale) non solo di comprendere le ragioni e gli studi del duo scientifico Gatti-Montanari, ma costringe la coscienza del pubblico a fare i conti con pagine poco edificanti della repubblica: l’uccisione di Carlo Giuliani al G8 di Genova, gli oscuri rapporti tra la politica, le istituzioni e settori deviati delle forze dell’ordine, cui sono concesse zone franche ‘per divertirsi’, magari massacrando di botte il debole di turno con un futile pretesto, i meccanismi perversi con cui possono essere annichilite socialmente e fisicamente le persone scomode, non allineate, non arrese al conformismo, non addomesticabili, quelle che potrebbero scompaginare questo mefitico, efficientissimo ‘Sistema’ paludoso.

L’epilogo, con il Professor Montanari rilasciato da Frontera che lo invita a fuggire e a non tornare, dipinge il nostro futuro a tinte cupe, come una nube tossica.
Un paese in declino inarrestabile, dove al momento l’intricato nodo gordiano degli interessi delle varie e ‘avariate’ cricche pare avere un potere soverchiante e inestricabile su tutto; un’Italia che oggi non è un paese per i migliori.

Eppure, la chiave di volta ottimistica, previo impegno attivo in prima persona (come da invito canoro dei Feel in apertura di spettacolo), la fornisce proprio l’indomabile scienziato maratoneta Montanari con il breve prologo alla piece.

Esiste una sola arma, non di offesa, ma di difesa, contro tutto questo:
la Conoscenza”.

Scajola contro Celentano, ‘balle’ atomiche a go go
post pubblicato in Ambiente, il 3 gennaio 2010
Celentano scrive a La Repubblica e spiega perché con il nucleare l’Italia rischia di giocarsi definitivamente la propria integrità ambientale. Apriti cielo. Uno dei mastini del governo, il ministro per le Attività produttive, gli risponde per le rime, dicendogli di limitarsi a fare il cantante. E citando come fonte scientifica pro atomo il solito professor Veronesi


di Hermes Pittelli ©


L’ex ragazzo della via Gluck non vuole il nucleare in Italia. Preferirebbe continuare a godere di campi verdi incontaminati e ruscelli limpidi, non avvelenati da scarichi industriali.
Del resto, anche gli italiani con un referendum nel 1987 avevano sonoramente bocciato il ‘progresso’ atomico.
Qualche settimana fa, il Re degli Ignoranti si è permesso di scrivere una lettera aperta al quotidiano La Repubblica.
Una missiva nella quale l’autentico inventore del rap, ambientalista da sempre (basti pensare a suoi lungometraggi come ‘Serafino’), spiega le ragioni della sua contrarietà al business atomico che tanto piace a questo governo e ai suoi amici interessati al giro di appalti.
Naturalmente, il povero ‘figlio della Foca’ attira immediatamente su di sé gli strali del partito dell’atomo; il giorno successivo, uno dei mastini dell’esecutivo, Claudio Scajola, replica piccato e con un senso dell’ironia diffuso tra politicanti e amministratori italici. Ovvero, invece di rispondere nel merito delle questioni, aggrediscono il malcapitato che ha avuto l’ardire di formulare una critica o una domanda; di solito la veemenza della replica è direttamente proporzionale alla vaghezza di nozioni sulla materia in questione.
Celentano insomma deve rassegnarsi al ruolo di uomo di spettacolo, la sua gabbia sociale da cui non deve permettersi destabilizzanti evasioni. Per Scajola l’Adriano nazionale è un grande cantante (“un poeta”), ma non ha la dignità di cittadino (“perde l’ispirazione e il tocco magico quando scrive in prosa”). Quindi non gli spetta la licenza di partecipare attivamente alla vita della polis. Per deduzione, se questa è la sorte di un italiano spesso sotto la luce dei riflettori, un cittadino semplice, con un lavoro che non prevede rilevanza pubblica o mediatica, deve limitarsi al ruolo di consumatore (altrimenti il pil soffre) e ‘vergatore’ di schede elettorali.
Una tesi che in un paese normale solleverebbe un coro popolare di proteste, soprattutto se l’autore fosse figura con incarichi istituzionali; in Italia, per fortuna, per non turbare il manovratore di turno, vige la regola del silenzio (anzi del chiacchiericcio da tg1, sostituto ufficiale del bar sport, infarcito di pettegolezzi e sciocchezze varie).

Scajola paladino dell’energia atomica racconta ‘balle radioattive’.
Chissà perché l’esecutivo simula di non aver ancora deciso l’elenco dei siti che dovrebbero ospitare le centrali nucleari, quando l’amministratore delegato di Enel, Carlo Conti, ammette che lo conosce, ma non lo rivelerebbe nemmeno sotto tortura: le fortunate località sono probabilmente le stesse che erano state predisposte prima del referendum estremista ambientalista del 1987. Qualche stratega politico deve aver immaginato che annunciarle con anticipo rispetto ad un’importante tornata elettorale regionale avrebbe potuto causare qualche calo di popolarità e soprattutto di voti.

In compenso però, si spande nell’aere l’odore dei soldi; come già sapevano gli antichi romani pecunia non olet. Come se per guarire magicamente i danni all’ambiente e alla salute dei cittadini fosse sufficiente rimpinguare le casse comunali (prima però opportunamente svuotate con provvedimenti demagogici, tipo l’abolizione dell’ici sulla prima casa).
Scajola sostiene sia difficile replicare a “un tale cumulo di banalità” espresse da Celentano sul nucleare.
Non è invece difficile smontare punto per punto le tesi del ministro delle Attività produttive.

Scajola sostiene che le centrali sono necessarie perché non emettono gas serra. Sostiene che i reattori nucleari sono necessari per smantellare le centrali a gas, a carbone, a petrolio, quelle sì “certamente inquinanti” (quindi, almeno su questo siamo d’accordo: ora dovrebbe informare la sua collega Prestigiacomo).
In verità, può darsi che la centrale durante il funzionamento non emetta gas serra, però per lavorare ha bisogno di combustibile nucleare e qui cominciano i guai: per ottenere questo combustibile si utilizzano comunque fonti fossili. Ad esempio, per alimentare un reattore in grado di produrre 1000 kw/h di energia elettrica, si utilizzano 200 kw/h di idrocarburi con relativa quantità di emissioni che finiscono in atmosfera.

Scajola sostiene ci siano attualmente 450 reattori attivi nel mondo (“mettendoli in fila 15.000 anni di funzionamento, la fonte di energia che ha causato meno danni all’uomo e all’ambiente”; il ministro evita accuratamente di parlare degli incidenti e soprattutto delle scorie nucleari). Vero, non specifica però che l’opzione nucleare non riscontra molto successo in Occidente; e che le centrali in fase di realizzazione si concentrano soprattutto nell’Est europeo, in Estremo Oriente e in qualche paese dell’Africa.

Scajola sostiene che le centrali sono sicure e “non possono esplodere”. Scajola non dice però che sono sicure da un punto di vista ingegneristico quelle di quarta generazione, non quelle di terza che riguardano l’Italia; né si premura di informare i cittadini che non esiste alcuna sicurezza rispetto ad altri fattori: negligenza umana (in Francia, da cui acquisteremo la tecnologia nucleare, nel 2008 nel giro di un mese si sono verificati quattro incidenti riconducibili a errori umani), gestione dei rifiuti radioattivi (le scorie tornano inerti dopo centinaia di anni), attacchi terroristici (lo scenario sarebbe talmente apocalittico che al momento nessuno riesce a prefigurarlo e il Mit di Boston ha redatto un documento ufficiale per spiegare che un livello di sicurezza così alto non è testato).

Il delicato argomento dello stoccaggio delle scorie ricade nella commedia all’italiana, ci si affida alla cabala e allo stellone, si accende un cero a Padre Pio o alla Madonna; gli Usa sul loro territorio hanno individuato un solo sito adeguato, in mezzo al deserto del Nevada (senza dimenticare, che hanno rifiutato di smaltire nostre scorie vaganti per il globo da qualche anno e che non riusciamo a rifilare proprio a nessuno).

Scajola poi si guarda bene dallo spiegare come mai i privati, in nessuna parte del mondo, vogliano investire nel business nucleare; non dice che il nucleare non renderà le bollette più leggere, né assicurerà all’Italia l’indipendenza energetica (non disponiamo di giacimenti di uranio; l’uranio si sta esaurendo come il petrolio e negli ultimi 8 anni il suo prezzo è decuplicato; il nucleare, a regime, coprirà solo il 10% del fabbisogno elettrico nazionale); i costi del nucleare ricadono interamente su chi paga le bollette (stiamo ancora pagando lo smantellamento di quelle bocciate con il referendum del 1987; una centrale ha un tempo ingegneristico di costruzione di 5 anni, ma un tempo reale di 15, un ciclo vitale medio dal momento dell’allaccio alla rete elettrica di circa 17 anni e di altri 15 anni per lo smantellamento e la messa in sicurezza: solo il costo di costruzione si aggira ‘nominalmente’, nel senso che poi con certezza matematica lievita, sul miliardo e mezzo di euro).

Ma l’argomento più formidabile che Scajola utilizza per smentire Celentano e propugnare l’atomo come panacea di tutti i nostri mali è l’opinione dell’oncologo prezzemolino Umberto Veronesi (consigliata una panoramica sul sito dello scienziato per passare in rassegna i suoi sponsor).
Scajola scherza dicendo “sarò all’antica, ma sui temi della salute continuo a dare più credito al professor Veronesi”.
Un professore che dagli studi di Che tempo che fa ha rassicurato milioni d’italiani sostenendo che gli inceneritori sono impianti ad emissioni “zero” (accompagnando l’azzardata affermazione con aulico gesto dell’avambraccio e della mano ‘sinistri’); salvo poi autosmentirsi davanti ad una giornalista di Qui Milano Libera: “non sono un esperto di inceneritori… i miei esperti mi hanno giurato che non ci sono effetti importanti sulla salute… non lo chieda a me, non è la mia materia”.

Sarò all’antica, ma sui temi della salute preferisco non fidarmi di chi ogni tanto veste i panni dello smemorato di Lavoisier (legge di conservazione della massa) e soprattutto di Ippocrate.



La lettera di Adriano Celentano

La risposta di Claudio Scajola


p.s. Le affermazioni sull’energia atomica contenute in questo articolo non sono ‘un’opinione’ dell’autore, ma sono informazioni scientifiche ricavate dal dialogo con il Professor Francesco Gonella, fisico, docente dell’università Ca’ Foscari di Venezia; informazioni frutto di una sintesi di quattro autorevoli fonti internazionali che sicuramente sono conosciute e consultate anche da chi sta sostenendo la necessità del ritorno del nucleare in Italia.

Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica

Agenzia Internazionale per l'Energia

Massachusetts Institute of Technology

Con tutta l'energia possibile

Sfoglia maggio        luglio