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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Torna a casa Rocco e ricade dal pero
post pubblicato in Ambiente, il 18 agosto 2012


L’artista lucano, ormai uomo immagine Eni, festeggia il compleanno in Basilicata con uno spettacolo, accolto e omaggiato dal sindaco di Latronico, che glissa sull’attività promozionale dell’attore: “Le trivellazioni non le decide mica lui. Ha esportato la nostra immagine nel mondo”. Quale immagine?




di Hermes Pittelli ©



 Rocco (Papaleo) torna a casa, nonostante l’Eni.
Rocco non lascia, anzi raddoppia. Dopo il film da regista/protagonista sponsorizzato dalla Total (Basilicata Coast to Coast, 2010), l’estate dell’artista lucano è stata caratterizzata dalla campagna promozionale per i carburanti del Cane nero a sei zampe.
Quelli che in tempi di spread, di vampirismi montiani e di crisi globale permanente avrebbero dovuto far ripartire l’Italia e gli italiani (esclusivamente durante i week end, fine settimana suona provinciale e proletario).
A ripartire – sussistevano dubbi? – sono invece solo i profitti della creatura assemblata da Enrico Mattei, anche perché, nonostante, le favolose promozioni, la benzina italiana si conferma la più costosa in Europa.
Come le bollette energetiche, del resto, e chissà se esistono nessi, connessioni, spiegazioni al misterioso fenomeno.
Così molti italiani, quelli che possono, alla faccia del Cane nero e dell’imperturbabile Rocco, si mettono in viaggio, ma per andare oltre confine (in Slovenia, Austria e Germania) a rifornirsi di scorte di carburante più economico per affrontare il lungo ‘autunno caldo’.

Intanto, Rocco torna a casa sua, in Basilicata, nella natia Lauria, per festeggiare il compleanno (16/08/1958, auguri) con uno spettacolo.
Viene accolto a Latronico in Municipio dal sindaco Fausto De Maria, alla stregua di una nobile personalità, capace di dare lustro alla madre patria. Papaleo sorride, come sempre e riceve lieto l’omaggio ideato solo per lui, una pietra locale.
Clima festoso e battute a go go. Nessun cenno alla disastrosa situazione socio economica lucana, nessun riferimento alla distruzione ambientale e sanitaria della regione ‘grazie’ alle multinazionali dell’oro nero, tra le quali Total e Eni, così importanti per Papaleo.
Per il primo cittadino, che accoglie l’attore con fascia tricolore d’ordinanza, non c’è scandalo e lo spiega attraverso uno dei social network oggi in voga (attraverso il quale è stato abile a costruire la propria recente vittoria elettorale): “Rocco è un bravo artista ed è lucano. Non competeva e non compete a lui prendere decisioni sulle estrazioni. Rimane un bravo attore che con le sue capacità artistiche è riuscito a portare la Basilicata fuori dai propri confini e questo non può essere cancellato da uno spot”.
Il ‘borgomastro’ di Latronico divaga con considerazioni scontate e stereotipate, ma è troppo esperto nell’uso dei nuovi media e delle tecniche di comunicazione per non sapere che accettare il ruolo di uomo immagine Eni significa veicolare un messaggio devastante, almeno quanto gli effetti dell’economia fossile: estrarre petrolio è cosa buona, giusta e virtuosa. Un paradosso terribile se il messaggio è poi affidato ad un artista lucano che dovrebbe essere cosciente e informato sulla prostrazione ‘totale’ della Basilicata dopo più di 20 anni di colonizzazione petrolifera; dovrebbe sapere che nonostante i miraggi e gli illusionismi di una Lucania Saudita creati dai petrolizzatori, le famiglie locali sono sempre più indebitate (tra gli 11.000 e i 12.000 euro all'anno).
Il sindaco De Maria si illude di glissare in modo spigliato, ma qualche voce critica e dissonante esiste.
Quella del battagliero segretario dei Radicali, Maurizio Bolognetti, latronichese d’adozione e da anni impegnato nella denuncia contro gli abusi e gli inquinamenti delle multinazionali dell’oro nero: “Papaleo non è Cristicchi – afferma anche lui attraverso la bacheca virtuale della rete, rivolgendosi al primo cittadino – A volte, offrire la propria immagine, se non stai attento, può servire per operazioni strumentali e si corre il rischio di assumere la veste dell’utile idiota, perdona la citazione letteraria”.
Papaleo, pomo della discordia, dunque, durante questo controverso ritorno alle origini.
Papaleo però, da attore ormai esperto e navigato, passato attraverso mille tempeste, non può non sapere che un vero artista non vive in un universo ideale fuori dalla realtà, ma partecipa in modo attivo e completo al proprio tempo presente e diventa tanto più grande e immortale se ha il coraggio e la capacità di affidare al mestiere Messaggi e Valori che non subiscono ingiuria né sfregi, non solo da parte delle miserie umane, ma dello stesso Kronos.

Ecco perché come direbbe la Professoressa D’Orsogna, iniziative come questa o come i premi a Vasto e la cittadinanza onoraria a Cupello (in Abruzzo) riservati a Paolo Scaroni, grande capo dell’Eni, sono sempre più “uno schiaffo morale” in faccia e contro l’impegno di chi difende l’Ambiente e la Salute e propone un Progresso eco sostenibile.

Insomma, Rocco ricade dal pero; ma dopo l’incontro e l’attrazione fatali con le multinazionali dell’Oro nero, quasi una folgorazione sulla via di Damasco, cadrà sempre in piedi.
Con lo sguardo del pistolero infallibile che estrae le pistole al distributore di benzina,
proprio come in uno degli insulsi spot girati per l’Eni.
E pazienza se la Basilicata (insieme all’Italia intera) sarà sempre più preda del Far West petrolifero.


Fonti: La Nuova del Sud, Maurizio Bolognetti, Professoressa Maria Rita D'Orsogna

Storia della Scienziata americana che sconfisse (forse) le trivelle
post pubblicato in Ambiente, il 29 aprile 2010
II e conclusiva parte (qui la I)


(San Vito Chietino, 18/04/2010; manifestazione Sì all'Abruzzo delle energie rinnovabili, No petrolio. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


Intervista esclusiva alla Professoressa Maria Rita D'Orsogna


di Hermes Pittelli ©


 Giorni strani, certo. Non solo in Abruzzo, anche in Italia.
Un clima politico, sociale, culturale mefitico, denso di veleni (metaforici e non) che credevamo di aver debellato in passato. Pensando a questo, sul volto della Professoressa D’Orsogna compaiono delle fugaci ombre di malinconia e amarezza:
Se qualcuno mi chiedesse perché sono così innamorata della California, qual è la cosa più bella di Los Angeles potrei cominciare a rispondere da quelle in apparenza più evidenti
e banali: il mare, il clima, Hollywood.
Ma la cosa più bella per me è la diversità umana. Qui i bianchi non sono la maggioranza. Da ogni cultura puoi imparare, crescere, e alla fine con tutti trovare poi qualcosa in comune.
E' molto penoso per me vedere gli atteggiamenti razzisti di certe zone del Nord Italia, e sentire gli ‘italiani’ definire extracomunitari anche i figli dei Migranti, che sono nati e cresciuti in Italia, e la cui unica diversità è il pigmento della pelle. Qui siamo tutti americani, di colori e storie diverse magari, ma tutti con uguali possibilità e diritti
”.


D. Tornando alla scabroso argomento, centro oli suona bene. Sembra un bel frantoio in stile Mulino Bianco. Ancora oggi in Abruzzo molti cittadini appaiono propensi a lasciarsi gabbare da aziende ultrainquinanti che con furbizia inseriscono nella ragione sociale il prefisso ‘eco’.
Come mai in California la cultura generale dei cittadini sembra molto piu’ solida e orientata alla tutela dell’ambiente e della salute?

Non so individuare un motivo preciso. Forse il motivo di base è il pragmatismo americano che fa sì che tutti si sentono responsabili in prima persona del bene comune. L’ambiente è visto come qualcosa di sacro perché ci sono mille attività naturali per il godimento dei cittadini, ma anche per la nostra economia.
Qui in America nel corso degli anni sono sorte associazioni ambientali di vario genere, che hanno moltissimi iscritti e che sono dei veri e propri cani da guardia per la difesa dell’ambiente. Oltre alle associazioni che conosciamo anche in Italia, come il WWF, Greenpeace e così via ci sono il Sierra Club, il Nature Conservancy e il National Resource Defence Council, che sono tutte organizzazioni che non solo fanno informazione, ma che fanno le cause civili contro chi inquina. Il Sierra Club per dirne una, ha una schiera di avvocati specializzati in fare le cause contro il proliferare di centrali a carbone. Finora sono riusciti a bloccare venti nuovi progetti. Sono tutti finanziati da contributi privati.


D. La California, Santa Monica dove lei vive, sembra molto lontana, non solo geograficamente, dall’Abruzzo e dall’Italia. In L.A. fuori dai centri di raccolta della differenziata, I cartelli avvisano il cittadino che sostando troppo a lungo vicino a certi prodotti di scarto rischia di contrarre il cancro.
Le multinazionali del petrolio grazie alla famosa Prop 65 (elenco voluto per legge dallo stato della California e aggiornato di continuo) sono obbligate a informare il cittadino che l’oro nero e suoi derivati causano il cancro. In Italia, politicanti collusi con rapaci businessmen discutono sul sesso degli angeli e con espressioni fuorvianti quali ‘pregiudiaziale, ideologico, necessario compromesso tra diverse esigenze’ confondono i cittadini e non perseguono il reale bene comune. Perché?

Me lo chiedo anche io perché ai politici italiani, nel loro complesso, non interessi il bene comune. L’Italia, e chiunque vive all’estero io penso possa confermarlo, non vive un buon momento. Non solo per l’ambiente, ma proprio moralmente, nella vita di tutti i giorni.
Forse perché la maggior parte dei politici non siede in quei posti per amor di popolo, ma solo per assicurarsi la continuazione dei propri vantaggi. La maggior parte dei nostri politici è vecchia - e non solo anagraficamente, ma di idee – non hanno viaggiato, non parlano le lingue, non sanno che il mondo ci è scappato avanti. Qualcuno ha anche condanne pendenti o passate. D’altro canto I cittadini troppo poco spesso esigono che il bene comune sia perseguito.
Un esempio: addirittura in molti ristoranti della Pacific Coast gli esercenti informano gli avventori che il pesce, a causa del bioaccumulo, potenzialmente può essere una fonte di patologie tumorali. Sembra fantascienza.
Ristorante dell’Hotel Coronado, San Diego, uno dei più esclusivi della California del sud. Provare per credere.





D.
Prof. torniamo all’argomento petrolio. Chi l’ha aiutata a formarsi una competenza così estesa e robusta sugli effetti negativi, scientificamente accertati in tutto il globo tranne che in Italia, sull’estrazione e la lavorazione di questa fonte fossile?

Ho trascorso moltissime ore a leggere articoli di vario genere – medicina, biologia, chimica. Sono andata in biblioteca e mi sono portata a casa una decina di libri sull’idrogeno solforato e sugli effetti delle estrazioni petrolifere in giro per il mondo. Ricordo di avere trascorso il mio 35esimo compleanno a studiare l’idrogeno solforato. E quando non sapevo ho preso e scritto a chi ne sapeva più di me. Nel corso dei mesi ho scambiato e-mail con Robert Morton, uno dei responsabili del servizio geologico degli USA, Kaye Kilburn, il padre della medicina ambientale negli USA ed uno dei massimi esperti dell’idrogeno solforato, ed altri universitari più esperti di me come Tom Chou, mio collega del dipartimento di medicina di UCLA.


D.
Sorride all’idea che molte delle persone che hanno grandi interessi economici privati nell’affaire petrolio in Abruzzo abbiano affermato in passato che Lei non era una persona reale, che non esisteva?

Sì, sorrido. Sorrido perché il personaggio in questione – Remo Di Martino – pensava che sarebbe bastato invitarmi a bere il caffè a Ortona per spiegare - lui a me - che in realtà il “centro oli” era solo un progettino per incanalare il gas. Quando gli risposi che ero ben sicura di quel che dicevo e che ero allibita dell’ignoranza della classe politica ortonese, è iniziata la campagna mediatica del “la D’Orsogna è una creatura del web e se esiste la denunciamo”. Ovviamente sono viva e vegeta. Cosa posso dire? E’ triste quando chi sta al governo nemmeno è conscio dei propri limiti culturali. E’ triste che invece di chiedersi se possa esserci un che di vero nelle cose che dico, ci si lancia sugli attacchi personali, a scatola chiusa.
Ora Remo Di Martino è assessore al turismo della provincia di Chieti.
Questo per me è incomprensibile.


D. La ‘sensazione’ è che la giunta Chiodi sia stata ‘costretta’ a varare questa presunta legge antipetrolio, dopo aver fiutato il clima di pressione innescato da Lei con le lettere alle istituzioni, ai ministeri a Roma, alla Chiesa; esempio imitato da moltissimi privati cittadini e dai comitati civici e ambientalisti d’Abruzzo.
In Italia la politica ha smarrito il senso del dovere e del rigore per il bene comune e insegue solo rendite di convenienza.
Dopo quasi tre anni di fatiche immani, dopo decine di conferenze in Abruzzo, in Brianza, in Veneto, in Puglia, dopo centinaia di articoli sul Suo blog, ecco che la stampa nazionale, Corriere della Sera e La Repubblica in testa, si sono accorte del problema e dedicano articoli alla questione petrolifera abruzzese.
La BBC si è interessata all’argomento e ha girato un servizio.
Il Times ha definito l’Abruzzo il Tibet d’Europa e l’ha inserito tra le 10 avventure più belle della vita!
Si rende conto di quanto abbia agitato le placide acque dei consueti ‘intrallazzi’ italiani?

Sì, anche io rimango esterrefatta quando guardo indietro alle cose che siamo riusciti a fare in questi due anni. Non riesco nemmeno io a credere di avere scosso così profondamente lo status quo in Abruzzo.
E’ veramente una bella storia di democrazia, anche se c’è ancora molto da fare.
A volte ci sono anche dei risvolti comici in questo mio ruolo ‘pubblico’ e mi sento un po’ come Forrest Gump, perché non ho mai avuto una strategia, o un calcolo ben preciso. Ho sempre solo detto ciò che pensavo e sulla base di fatti veri, non ho mai mollato, ed ho sempre avuto ben chiaro in mente cosa volevo: l’Abruzzo “spetrolizzato”.
Sono una persona libera. Non devo chiedere niente a nessuno – favori, stipendi, posto di lavoro. E questo fa sì che io possa dire chiaramente ciò che penso, sempre e comunque.
Credo che questa sincerità abbia avuto un forte impatto sulla gente.


D. In California, dal 1976 non si costruiscono più raffinerie.
Da 20 anni sono al bando gli inceneritori e a nessuno viene più in mente di tornare alla carica con progetti di questo tipo.
Ma cosa devono fare gli italiani? Trasferirsi in massa in California?

Nella mia opinione ciò che manca alla maggior parte degli italiani è la perseveranza. C’è qualcosa che non ci piace? Allora occorre che ciascuno si chieda cosa può fare lui medesimo per cambiarla. Sapendo che non si arriva al risultato l’indomani, ma che ogni giorno deve essere un passettino verso la meta finale. Questo comporta sacrifici, comporta lavoro, comporta tempo rubato allo svago, alla vita spensierata. Ma c’è un che di nobile alla fine, la vita ha un senso, c’è la soddisfazione di avere fatto una cosa buona. Ovviamente tutto questo è molto più difficile in Italia, dove le leggi sono contorte, il “sistema” non è fatto per proteggere il bene comune e il cittadino. Ma ci si deve provare lo stesso. A dire la verità, piccoli e grandi eroi ci sono in Italia – basti pensare a Roberto Saviano – ma tutti gli altri? La maggior parte delle persone tende a credere che ci penserà qualcun altro, o che è troppo difficile, oppure si dà il tutto per tutto solo quando è troppo tardi.
E intanto il degrado avanza, senza che neanche ce ne accorgiamo. Come dice Thomas Jefferson, il prezzo da pagare per la democrazia è l’eterna vigilanza.
Quale che sia il finale di questa storia, la cosa che più vorrei rimanesse fra gli Abruzzesi, e specie i più giovani, è che se questo l’ho potuto fare io, che abitavo in California e che nessuno nemmeno conosceva tre anni fa, allora lo possono fare tutti. Un giorno alla volta, senza stancarsi e avendo ben chiaro dove si vuole arrivare.


D. A fronte della furbizia della politica abruzzese e italiana, a fronte del fatalismo passivo e pigro della maggioranza dei cittadini abruzzesi e italiani, visto che Lei è perfettamente integrata in California; scusi, ma chi la obbliga a continuare questa battaglia?

Nessuno. E’ solo che è giusto così. Se tutti facessimo la stessa cosa l’Italia sarebbe un paese migliore. In un certo senso è la parte Americana di me che mi fa fare tutto questo. Non lo posso accettare che i prepotenti – in questo caso l’Eni e tutte le altre ditte petrolifere che vogliono venire a trivellare in Abruzzo – possano avere la meglio sui più deboli, sui cittadini, e a discapito delle generazioni future.
Le generazioni passate hanno sofferto fame, guerra e miseria per lasciarci quello che abbiamo oggi. E noi abbiamo la responsabilità di fare lo stesso per chi viene dopo. Non ci sono scuse.



(ancora un momento della manifestazione anti-petrolio del 18 aprile 2010 a San Vito Chietino. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


D. A proposito di chi verrà dopo di noi: uno degli aspetti più importanti della manifestazione a San Vito è stata la partecipazione attiva e convinta di molti giovani abruzzesi.
Possiamo trarre un auspicio ottimistico da questo? E come possiamo coinvolgerli ancora di più, visto che il vero cambiamento non giungerà certo dai vecchi volponi che stanno distruggendo l’Italia?

Certo che possiamo trarre un segnare positivo dalla presenza dei giovani, ma per il cambiamento vero, c’è bisogno di molto più. Occorre dare l’esempio ai giovani, perché sono molto più intelligenti di quanto crediamo.
Noi adulti per primi dobbiamo vivere una vita esemplare: onesta e partecipata.
Non sa che tristezza quando un giorno una studentessa di 15-16 anni mi disse che non c’era niente da fare perché “tanto in Italia è tutto corrotto”.
Ecco, occorre ridare un po’ di speranza ai giovani ed indicare loro delle strade da seguire affinché con impegno le cose cambino, lentamente sì, ma inesorabilmente.


D. So che è stata contattata da esponenti di partito e addirittura da alcuni rappresentanti delle aziende contro cui sta lottando.
Persone che hanno tentato di ‘lusingarla’ con allettanti proposte di carriera.
Ci dobbiamo aspettare in un prossimo futuro un ‘governatore californiano’ per l’Abruzzo?

La mia vita - per ora almeno - si svolge in California. Sono felice qui e una parte di me desidera tornare ad una vita tranquilla.
Non mi ci vedo in politica. Sarei troppo severa, mi scandalizzerei troppo davanti al “mal vedere”, punterei all’eccellenza e non accetterei compromessi e mezze misure.
Non so se gli Abruzzesi sarebbero pronti. Non so se io sarei pronta.


Intanto, astuti razziatori millantano a cittadini ignavi e proni un inesistente futuro da sceicchi, tra trivelle, piattaforme, desolforatori piazzati in mezzo a trabocchi, vigne, ulivi.
La Professoressa D’Orsogna continua a trascorrere sabati, domeniche, perfino i periodi di vacanza studiando e progettando nuove iniziative contro i criminosi piani di trivellazione d’Abruzzo.
Nella speranza che il suo impegno, convinca sempre più cittadini e politici abruzzesi a diventare attivisti per la causa del bene comune. 

Perché la Val D’Agri, devastata da Eni e Total, non è lontana come la California.

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