.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Idrocarburi, terremoti e la metafora del sacco
post pubblicato in Ambiente, il 12 giugno 2012


Schema di fracking in Texas, fonte Epa



di Hermes Pittelli ©

 
Fratturare la roccia per estrarre ‘preziosi’ idrocarburi, shale gas in particolare.
La traduzione, magari un po’ grossolana e semplicistica (giornalistica…), del termine inglese ‘fracking’ rende intuitiva e immediata la percezione di quanto questa tecnica estrattiva sia traumatica per il territorio nel quale viene praticata.
Con buona pace dei petrolizzatori e dei loro compari politici, tecnici, sedicenti studiosi indipendenti (stranamente sul libro paga delle multinazionali) negazionisti.

Insomma, a qualche scienziato catastrofista (Professoressa Maria Rita D’Orsogna, in primis), sostenuto come di consueto da una ‘minoranza’ di ambientalisti estremisti, è balenato l’insano sospetto che l’ondata di terremoti che sta martoriando l’Emilia e parte dell’Italia settentrionale abbia cause non proprio naturali. Un sospetto che si è diffuso anche tra chi è vittima diretta del sisma e possiede memoria storica e materia grigia funzionanti, non obnubilate dalle chiacchiere e dalla disinformazione interessata, propalate degli sciacalli predatori (le consuete cricche italiote di vario genere e specie).

In poche parole, si trivella uno strato roccioso di territorio, si iniettano fluidi (acqua, ma spesso cocktail misteriosi di sostanze chimiche) per aumentare la pressione in modo da indurre la creazione e/o propagazione della frattura e il gioco è fatto: le rocce si sbriciolano e dallo scrigno esce il tesoro. Peccato che questa felice pratica lasci in eredità contaminazione delle falde acquifere e micro terremoti. Ufficialmente, in Italia il fracking non è praticato dai petrolizzatori. Ufficialmente però è un avverbio vuoto e privo di valore. Come molte norme di tutela ambientale della salute sono prive di reale valore scientifico e medico (cfr. ‘termovalorizzatori’ per morire a norma di legge, come evidenzia sempre più disgustato il Dottor Stefano Montanari).
Peccato che proprio Maria Rita D'Orsogna, indagando da sola, abbia scoperto che la ditta Erg Storage, la stessa dello stoccaggio Rivara in Emilia, abbia utilizzato questa tecnica nel 2009 a Ribolla che non è un vino pregiato, ma un paesino toscano in provincia di Grosseto. Nel colpevole silenzio della politica, delle istituzioni, dei media.
In Italia, non esiste legislazione che regolamenti queste attivià. Del resto, siamo la repubblica fondata sul cane nero a sei zampe, quindi le opeazioni petrolifere sono pianificate, autorizate e controllate direttamente dall'Eni, da Assomineraria e compagnia cantante. Inutile perdere tempo e denaro spiegando tutti quei termini inglesi complicati alle popolazioni locali, inutile farsi intralciare dai lacci e lacciuoli della Costituzione e delle Leggi.

Sul tappeto, anzi al suolo, restano le macerie, i cadaveri e, soprattutto, domande e dubbi angosciosi, ai quali politicanti e tecnici non risponderanno o propineranno le consuete falsità. Sappiamo ormai a menadito la vera storia del petrolchimico italico, con tutto il suo carico di sfruttamento, distruzione ambientale,degrado sanitario e sociale: la dimenticata Basilicata vale davvero quale esempio e monito per tutti. L’Emilia Romagna è comunque regione di stoccaggio ed estrazione di idrocarburi; abbiamo rimosso, solo per citare un disastro, l’alluvione del Polesine e la subsidenza del litorale ravennate?
Ancora la scienziata abruzzocaliforniana rammenta un rapporto datato 12 aprile 2012 redatto da un gruppo di ricercatori (estremisti ideologizzati anche costoro?) dello US Geological Survey, il Dipartimento geologico degli Stati Uniti, sul numero di terremoti negli stati centrali americani: 50 nel 2009, 87 nel 2010, 134 nel 2011.
Un incremento progressivo proprio in aree fra Colorado, Ohio e Oklahoma ,sottoposte ad alta concentrazione di smaltimento di acque residue da fracking in pozzi dismessi. Come dice qualcuno, forse non esiste prova scientifica al di là di ogni ragionevole dubbio di correlazione tra fracking e terremoti, ma nemmeno del contrario. Mentre è noto a livello internazionale che in zone desertiche a bassa sismicità dell’ex Unione Sovietica l’intensa e prolungata attività estrattiva abbia causato terremoti di potenza spaventosa. Per la cronaca, all’interno della esile e traballante Unione Europea, Francia e Bulgaria (!), forse in omaggio al sano e proverbiale principio di precauzione, hanno messo al bando la tecnica del fracking.

In un paese come l’Italia, dall’assetto idrogeologico fragile al di là di mappe più o meno ragionate e indicative di rischio, appare una follia continuare a concedere permessi a cuor leggero per trivella selvaggia. Eppure accade ogni maledetto giorno. Clini e Passera, ambiente e sviluppo, procedono d’amore e d’accordo,tra affinità elettive e scambio di amorosi sensi. Come interpretare la retromarcia del divieto di attività petrolifere dalle già ridicole 12 miglia marine a 5 miglia dalle coste?
Come interpretare la bieca e ottusa volontà di puntare ancora tutte le fiches dell’approvvigionamento energetico su strategia obsolete, letali, ormai antistoriche (l’economia degli idrocarburi) rinnegando la via delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica che, piccolo particolare, potrebbe creare 250.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020?  

Inascoltato, ma infaticabile, ennesimo Don Chisciotte della Sofia, anche il Professor Salvatore Settis procede tetragono nella divulgazione della cultura attraverso libri, articoli, conferenze, appelli alla (in)sensibilità delle istituzioni. Quelle, le istituzioni, anzi le persone che le occupano abusivamente, fanno orecchie da mercante. Ma da mercato basso e levantino, orientato solo ad un lucro immediato, senza progettualità, senza prospettive, senza futuro. Da sempre, Settis, richiamando il contenuto inequivocabile dell’articolo 9 della Costituzione, propone l’accorpamento di tutela ambientale e tutela del patrimonio artistico in un unico ministero; per ragioni così lampanti che ci potrebbero arrivare perfino i politici o i tecnici italiani.  In proposito, basti pensare allo scabroso recente caso della potenziale discarica a 700 metri in linea d'aria di Villa Adriana nel Lazio.
Non è vero che l’Utopia (il Bene Comune) sia un’idea non realizzabile, è sufficiente trasformarla in progetto concreto. Diventa missione impossibile solo quando manca la volontà di base.

Ecco quindi che la metafora di Corona (Mauro, naturalmente: scalatore, scultore ligneo, scrittore di successo), uomo e artista friulano al di là di ogni sospetto, assurge a metafora universale della nostra stupidità e della nostra ignavia, di cittadini pavidi lieti di recitare da passivi sudditi. Non servono scienziati per dimostrare queste verità; gli scienziati possono poi spiegarci il perché e il come, insegnarci come applicare i principi per tutelarci o risolvere un danno, quando ancora si può.

L’Uomo di Erto sostiene che la Terra sia paragonabile ad un sacco colmo di risorse meravigliose; il sacco si regge fino a quando è pieno, ma se cominciamo a svuotarlo senza criterio depredandone il contenuto, rapidamente si affloscia su se stesso.
Ora, i petrolizzatori e gli eserciti di tecnici lanzichenecchi al loro servizio potranno blaterare all’infinito sull'assenza di studi scientifici che dimostrino la correlazione tra le attività petrolifere e quelle telluriche, eppure di questa evidenza non c’è alcun bisogno: basta osservare e utilizzare la materia grigia.

Ecco perché la metafora di Corona vale doppio: perché quel sacco non rappresenta solo la nostra unica e bistrattata Terra, ma anche l’ignobile, scriteriato, criminale saccheggio che stiamo perpetrando ai suoi (e nostri) danni. Del resto, ennesima conferma del neo oscuro basso evo nel quale ci siamo cacciati da soli, il 7 giugno su Raitre una nota giornalista ha concluso una puntata di Fuori Tg dedicata all’emergenza rifiuti e agli inceneritori con una sentenza di brillante intelligenza:
La federazione dei medici dell’Emilia Romagna ha esortato a non costruire più impianti di questo genere, anche se al momento non è ancora chiaro quali effetti abbiano sulle persone che vivono nelle vicinanze”.

L'unico sacco che dovremmo svuotare una volta per tutte, resta drammaticamente sempre pieno: quello della nostra idiozia.




Fonti
: consulenza scientifica Profesoressa Maria Rita D'Orsogna, Dottor Stefano Montanari; Costituzione italiana, Messaggero Veneto, Il Venerdì (La Repubblica), La fine del mondo storto (Mauro Corona, Ed. Mondadori), L'imbroglio energetico (Cristiano Lucchi e Gianni Sinni, Ed. Nuovi Mondi)

Aquilani manganellati, “quelle sono botte date alla Città e ai suoi borghi”
post pubblicato in Società&Politica, il 10 luglio 2010

Tafferugli, scontri, violenti infiltrati nel corteo dei 5.000 terremotati. Quasi tutte le testate giornalistiche nazionali hanno offerto ai poveri di spirito una versione fantasiosa degli avvenimenti. Ettore Di Cesare, cittadino aquilano impegnato nella ricostruzione, fa chiarezza: “Manifestazione pacifica, nessun infiltrato. Ci conosciamo tutti, perfino l’albero genealogico di ogni famiglia”






di Hermes Pittelli ©



 Tafferugli, scontri.
I più ‘autorevoli’ tg e quotidiani nazionali (tranne qualche onesta eccezione) hanno utilizzato questi sostantivi per descrivere agli italiani gli incresciosi episodi avvenuti durante la pacifica manifestazione di 5.000 terremotati aquilani a Roma. Sostantivi utilizzati per distorcere e reinterpretare la realtà dei fatti. Ancora una volta. Ennesimo triste esempio di ‘informazione’ embedded, infiltrata dal potere che teme i cittadini in carne e ossa e gli inviolabili principi costituzionali. Il Tg1 ha intervistato il capo della Digos di Roma, ma si è 'dimenticato' di intervistare l'altra fonte: gli Aquilani
Triste esempio di un territorio che da più di un anno subisce continue violenze: il terremoto, la deportazione, la disgregazione scientifica del tessuto sociale per favorire gli affari delle cricche, lo sfruttamento della tragedia a fini mediatici, l’oblio ed ora anche le botte.

Dizionario alla mano (o mouse e tastiera),
tafferuglio: rumorosa e confusa rissa (lite violenta con percosse, tra più persone);
scontro: contrapposizione armata di eserciti, di gruppi o di persone.

La manifestazione è stata pacifica. Addirittura fantasiosa la versione (accreditata da Maroni, Frattini, Giovanardi, Gianni Chiodi) che racconta di esponenti dell’area antagonista dei centri sociali, intrufolati nel corteo per provocare disordini e sobillare gli aquilani.
Con molta umiltà, senza pretese di dare lezioni alla grande stampa nazionale, ho contattato Ettore Di Cesare, cittadino aquilano, attivo grazie anche al Comitato 3e32 nella ricostruzione non solo materiale, ma morale, sociale, civile culturale del Capoluogo abruzzese; intervista ad un attore protagonista, nonché testimone privilegiato per fare chiarezza su quanto accaduto mercoledì 7 luglio 2010 a Roma durante la protesta dei 5.000.
Lui ha accettato di parlare, “a titolo personale”.

D. La manifestazione era autorizzata?
R. Certo che sì.

D. Il percorso era stato concordato con la Questura di Roma? Qual era il tragitto preciso?
R. Non era stato concordato il tragitto, ma solo l'arrivo a Piazza Venezia. In tutti i volantini della manifestazione da settimane prima era scritto il programma: arrivo ore 10 a Piazza Venezia; la mattina alla camera dei deputati, il pomeriggio al senato. Così è stato.

D. Considerando la massiccia partecipazione, era stato predisposto un servizio d’ordine interno al corteo?
R. Certo.

D. Vi siete accorti di persone estranee giunte improvvisamente alla testa del corteo all’imbocco di via del Corso?
R. E' una totale falsità. All'imbocco di via del Corso c'erano i cittadini aquilani: madri, padri, figlie e figli (e pure qualche nonno). Sono queste persone che hanno deciso in modo fermo, ma assolutamente pacifico di non arretrare di un millimetro. A braccia alzate, con i nostri volti, armati solamente delle nostre bandiere neroverdi tutte rigorosamente con aste sottili di plastica leggera.

D. Conoscete i ragazzi le cui teste si sono fortuitamente scontrate con i manganelli dei reparti antisommossa della Polizia? Sono pericolosi estremisti, noti facinorosi, letali eversori dell’ordine sociale?
R. Sono nostra gente, quatrane e quatrani dell'Aquila e dei paesi.

D. Grazia Graziadei, giornalista del Tg1, ha intervistato Lamberto Giannini, capo della Digos romana, il quale ha assicurato che non era previsto il passaggio per via del Corso e ha detto che il corteo sembrava all’oscuro di questo particolare e sorpreso nel trovarsi di fronte lo sbarramento delle forze dell’ordine…
R. Siamo rimasti sorpresi sì! Molte manifestazioni sono arrivate a piazza Colonna. Mi chiedo: ma se invece di schierare le forze antisommossa, ci lasciavano passare subito non sarebbe stato meglio per tutti? A piazza Colonna ci siamo comunque arrivati e li non è successo nulla come era ovvio. Ma che gestione dell'ordine pubblico è questa?

D. Sempre il dott. Lamberto Giannini ha spiegato che agenti Digos hanno girato un video che documenterebbe l’infiltrazione di circa venti individui appartenenti all’area antagonista (sia romana, sia abruzzese), rei di aver aizzato i manifestanti contro gli uomini in divisa. Vi risulta?
R. Questa sono le affermazioni più false e gravi. Centinaia di video lo testimoniano. Vorremmo vedere quelli della Questura. In quello mostrato al TG1 non si vede nulla che possa supportare le gravi affermazioni del Giannini.
Conosciamo uno per uno chi era li, compreso il suo albero genealogico. All'Aquila ci conosciamo tutti. Non ci lamentiamo delle botte subite, siamo la città del rugby, i colpi li sappiamo assorbire. Ma non possiamo accettare che il capo della Digos di Roma, il Questore di Roma fino al capo della Polizia, dott. Manganelli, mentano sapendo di mentire per coprire le proprie responsabilità. E' un atteggiamento questo che non è permesso a persone che ricoprono ruoli di grande responsabilità e per questo andrebbero immediatamente rimossi dai loro incarichi. Attendiamo l'esito dell'inchiesta annunciata dal Ministro Maroni, che speriamo sia rapida e approfondita. Fin da subito siamo a disposizione del Ministro se riterrà che le nostre testimonianze possano essere utili all'inchiesta
.

R. Qualche manifestante ha lanciato bottiglie, lattine, o vibrato colpi con le aste delle bandiere all’indirizzo dei reparti in tenuta anti sommossa delle forze dell’ordine?
D. Abbiamo subito le botte, con le braccia alzate. Nei momenti di concitazione ho contato due bottiglie di PLASTICA vuote volare e un colpo su uno scudo con un asta di bandiera fina e di plastica leggera che non fa del male nemmeno per scherzo. La nostra reazione è stata questa. Le abbiamo prese senza reagire.

D. Quale è stata la reazioni degli aquilani dopo aver visto le teste di Marco e Vincenzo, rotte dalle manganellate?
R. Di indignazione veramente generale. Quelle botte le hanno date a tutta la città e i suoi borghi. Non verranno dimenticate presto. Da tutti.

D. La Digos parla di carica di alleggerimento, non indiscriminata e comunque con conseguenze lievi per le due persone che hanno subito lesioni…
R. Sì, questo è vero, le cariche non sono state particolarmente violente, anche se ci chiediamo, riprendendo la prima pagina del Secolo d'Italia: "Ma ce n'era bisogno?". Eravamo lì in modo assolutamente pacifico! Ha visto la foto di un anziano col capello che si oppone alla polizia? Avrà più di ottanta anni!

D. Dopo aver manifestato accanto a palazzo Chigi, visto che piazza Montecitorio era occupata dalla contemporanea manifestazione di protesta dei disabili, il corteo avrebbe dovuto raggiungere palazzo Madama, sede del Senato. In realtà, poi i cittadini aquilani si sono radunati in piazza Navona. Il passaggio per via del Plebiscito dove c’è palazzo Grazioli, residenza del capo del governo, era previsto o è stata un’iniziativa nata al momento?
R. Chi conosce Roma sa che è la via più breve per arrivare da piazza Venezia al Senato. Quando ci è stata sbarrata, abbiamo semplicemente fatto retromarcia e imboccato un’altra via.

D. La stampa nazionale secondo voi ha informato correttamente gli italiani su quanto accaduto mercoledì nella Capitale? I tg più seguiti (visto che pochi italiani leggono i giornali) hanno tralasciato di specificare le richieste degli aquilani, mentre hanno dato grande risalto alla decisione del governo di diluire le tasse da pagare in 10 anni invece di 5...
R. E' da un anno che i telegiornali non dicono la verità: la ricostruzione ancora non è iniziata, i fondi messi a disposizione sono totalmente insufficienti e con copertura finanziaria incerta (lo dice la Corte dei Conti). E' stata fatta una gigantesca opera di disinformazione oltre a una colossale speculazione edilizia a vantaggio delle cricche delle Protezione Civile. Di quelli che quella tragica notte ridevano sulla nostra tragedia e sui nostri lutti. Gli aquilani non si rassegnano però a veder morire così la propria Terra.

D. Cosa resta agli Aquilani dopo questa ‘invasione’ di Roma? E quale messaggio lanciano a Gianni Chiodi, presidente d’Abruzzo nonché commissario speciale del Governo per la ricostruzione, che si è subito allineato alla versione di manifestazione rovinata da infiltrati violenti?
R. Un presidente di Regione, un Commissario per la ricostruzione dovrebbe difendere i propri cittadini pacifici aggrediti. Anche da lui attendiamo le prove sugli infiltrati violenti, altrimenti si dimetta.



Piccola postilla personale: nel luglio 2001 ho seguito, in qualità di inviato del quotidiano elettronico RomaOne.it (una prece), il G8 di Genova; dalle strade, non dal centro stampa allestito al porto, con aria condizionata e ricco buffet gratuito.
Sulla disastrosa gestione dell’ordine pubblico (diretta conseguenza di una politica che allora come oggi teme il libero pensiero dei Cittadini), la magistratura e decine di reportages giornalistici hanno acclarato la verità.
Nel 2002, ero presente, sempre per lo stesso quotidiano, al Forum Sociale Europeo di Firenze: dove si temeva una tragica replica dei misfatti liguri durante il corteo (quasi 1 milione di persone) contro la guerra. Invece tutto si svolse in modo ordinato e pacifico. Merito di una gestione soft, senza militarizzazione della città, senza reparti in assetto antisommossa, ma con piccoli gruppi di agenti dislocati ‘discretamente’ lungo il tragitto. Un raro esempio di efficienza, di programmazione intelligente, coniugata ad una sensibilità di stampo oserei dire umanistico, più che poliziesco.
Perché da quel momento non è stato adottato lo stesso modello per le grandi manifestazioni?
Bisognerebbe chiederlo alla gelatinosa casta politicante che si blinda nei palazzi, terrorizzata dal confronto con i Cittadini; quelli veri, in carne e ossa, percepiti come
il Problema’.

Urla (di protesta) nel silenzio (di politica e informazione)
post pubblicato in Società&Politica, il 8 luglio 2010
Quando il 'potere' ha paura dei cittadini in carne e ossa e dei loro problemi.
La pacifica manifestazione di 5.000 terremotati aquilani diventa l'ennesima giornata di vergogna per le istituzioni della II, decadente Repubblica






di Hermes Pittelli ©



 Grida di dolore. E rabbia.
Ma con dignità e tanta civiltà.
L’Aquila invade Roma. La potente Capitale, la sede dei poteri forti e occulti, quelli che decidono a tavolino la sorte di un popolo.
Ma i 5.000 aquilani ‘TerremoTosti’ giunti fino a qui con 45 pullman e molti mezzi privati costringono la Città Eterna e le sue caste a fare i conti con la realtà.
A fare i conti con la coscienza. E non bastano le ingiustificabili manganellate di uomini in tenuta anti sommossa, male informati e peggio diretti, ad arginare la voglia di riscatto di una gens ormai satura di vane promesse e fatui spot televisivi.

Eccoli i pericolosi terroristi, gli abruzzesi ‘forti e gentili sì, fessi no’, quelli che si organizzano in corteo autorizzato dalla questura per esprimere la propria frustrazione davanti ai palazzi del ‘potere’.
Più che un manipolo di rivoltosi o sfaccendati (come da descrizione di certe caricature di tg e caricature di rappresentanti delle istituzioni) sembrano la tribù fiera e irriducibile dei Galli creati da Goscinny e Uderzo, tribù che non vuole sottomettersi alle trame e agli interessi criminali di Roma.
Una sensazione confortata dal cartello che compare in testa al corteo, ‘Ecco le nostre armi’, raffigurante un fiasco di vino rosso e una allegra forma di cacio.

Qualcuno annidato nelle famigerate stanze dei bottoni forse sperava in un nuovo G8 di genovese memoria?
Come spiegare altrimenti quei mezzi blindati, parcheggiati di traverso per sbarrare l’accesso a via del Corso?
Come spiegare l’autorizzazione contemporanea a due diverse manifestazioni alla stessa ora, nello stesso luogo (anche i disabili italiani stanno in questi giorni ringraziando l’esecutivo del fare)?
Come spiegare la volontà di lasciare per 4 ore sotto il sole cocente di luglio 5.000 persone esasperate a respirare lo smog di polveri ultra fini e nano polveri della Città Eterna (finché dura)?
Come spiegare la scelta di accogliere gli aquilani con cordoni di agenti di Polizia, Carabinieri e Fiamme Gialle in tenuta anti sommossa, con scudi e manganelli sguainati?
Mancava solo Robocop per respingere le donne, i giovani, gli anziani giunti dall’Aquila a far scoccare il redde rationem per l’esecutivo degli annunci roboanti senza fatti concreti (tranne i business delle cricche che ridono sulla tragedia dei terremotati).

Il sangue dei due ragazzi manganellati, colpevoli di sopravvivere in un camper da più di un anno, resterà indelebile come un marchio scarlatto apposto sul quadrilatero capitolino delle stanze dei bottoni, sorta di memorandum delle infamie.

Cosa salvare in mezzo ad un oceano di vergogna, nell’ennesima buia giornata di una II Repubblica figlia degenere della I? La solidarietà della maggior parte dei ragazzi in divisa, che ha compreso le ragioni degli aquilani e mostrato imbarazzo per gli ordini ricevuti ‘dall’alto’.
La pia azione dei volontari della Protezione civile che si sono preoccupati di distribuire migliaia di bottigliette di acqua minerale, mentre i grandi capi restavano rintanati per non essere costretti a guardare negli occhi queste persone.

Cosa dire di figurine minori e trasparenti, come la sagoma di cartone che occupa la poltrona della Farnesina e le cui gesta più mirabili compaiono solo tra le pagine di qualche settimanale di pettegolezzi per parrucchiere? Un tizio che si permette di dire “Ho udito solo qualche fischietto. Non ho rispetto per coloro che si sono intrufolati nel corteo e hanno attaccato la polizia”.
Nella lunga, affollata, colorata, composta colonna di aquilani non c’erano infiltrati (coda di paglia da G8 genovese?), non c’erano rappresentanti dell’area antagonista dei centri sociali (forse la tragedia del terremoto è poco mediatica anche per costoro) e nessuno ha attaccato la Polizia.

E gli ‘intrufolati’ sono coloro che occupano abusivamente le istituzioni in questo Paese; dovrebbero inginocchiarsi sui sanpietrini ardenti a mezzogiorno e chiedere perdono agli abruzzesi.
Il governatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi, invece di ripetere a pappagallo le veline che gli giungono da Palazzo Chigi dovrebbe preoccuparsi di salvare la regione dalla petrolizzazione, dagli inceneritori, dal nucleare.
Avrebbe dovuto essere qui per accompagnare i suoi concittadini e difendere le loro richieste.

In un altro paese, il capo del governo e i suoi ministri sarebbero scesi in piazza per incontrare le persone, i cittadini, ascoltare le loro istanze; confrontarsi, anche con idee diverse, anche in modo vibrante.
E’ troppo facile organizzare passerelle trionfali al cospetto di platee selezionate e già schierate dalla propria parte.

E’ triste l’immagine di un gruppuscolo che si auto innalza ad elite, al di sopra delle leggi e della realtà, blindato in saloni sontuosi ad ingozzarsi a quattro palmenti, mentre migliaia di connazionali da 15 mesi sono condannati all’agonia di un eterno presente, nell’incertezza e nell’emergenza, con un orizzonte di detriti che non contempla futuro.
E’ triste l’immagine di una casta al crepuscolo - che dovrebbe essere classe dirigente al servizio dei cittadini - capace solo di opporre un imbarazzante silenzio, appaltando una cortina fumogena di colossali bugie ai mercenari della disinformazione per evitare di occuparsi dei problemi della gente.
E’ triste l’immagine di una corporazione di non viventi (defunti che si illudono di essere ancora al mondo) così terrorizzata dai cittadini in carne e ossa da costringere le forze dell’ordine a malmenare coloro che dovrebbero essere protetti.

Sarebbe stato bello vedere il presunto grande comunicatore uscire da palazzo Grazioli (palazzo D’Addario, come è stato ribattezzato da alcuni ragazzi dell’Arma che preferiscono serbare l’anonimato), come ha fatto in tante occasioni con la sicurezza di una folla plaudente, per andare incontro agli Aquilani;
e per una volta, invece di ergersi a divus, ascoltare.

Ma per compiere un gesto così coraggioso, bisognerebbe prima essere uomini.
Veri.

Ricostruzione in Abruzzo, meglio la bacchetta di Silvan
post pubblicato in Società&Politica, il 7 maggio 2009




di Hermes Pittelli ©


 Alla fine, in Abruzzo, servirà davvero la bacchetta di Silvan.

Sì, proprio lui, il mago della mia infanzia, quello che a Domenica In è stato ferocemente redarguito da una certa Bianchetti (http://www.youtube.com/watch?v=sPtDMtymoQM), amica del Vaticano e di Del Noce, per una innocente battuta sull’anziano più amato del pianeta (forse del sistema solare, della galassia, dell’Universo, perfino più di Actarus principe di Fleed).

Il decreto che dovrebbe stanziare i fondi per la ricostruzione dei centri colpiti dal sisma è già stato ribattezzato con la formula cara a maghi, stregoni, fattucchiere: ‘Abracadabra’.
Non si tratta della solita congiura della sinistra, non si tratta di malevolenze sparse da mogli sobillate, ma delle consuete formule vuote agghindate con il maquillage delle star di Hollywood.
Per farla breve, parole e frasi pompose, con arditezze linguistiche, per nascondere il nulla. In questo caso, il doloroso e vergognoso nulla di soldi che dovrebbero da subito essere destinati alla ripresa del lavoro e alla ricostruzione di abitazioni sicure per le popolazioni terremotate.

Invece, giusto per fare un esempio, nel provvedimento si parla di fondi da reperire per assicurare un tetto ad almeno 13.000 famiglie grazie alla costruzione di case provvisorie (niente paura, tanto è la vita stessa che è un bene provvisorio, soprattutto in Italia) “a durevole utilizzazione”.
Durevole utilizzazione? Il linguaggio politico è magmatico e paludoso per natura, ma scherzare e fare le sciarade sulla pelle delle persone è da patibolo immediato (e meno male che la guida spirituale del premier, Antonio Zuliani, prete trevigiano, garantisce sulla profonda umanità e cristianità del nostro boss).
In confronto, le convergenze parallele di Aldo Moro erano un capolovoro di geometrica concretezza (geometria non euclidea, certo, ma più solida di questa).

Non entro in dettagli tecnici, del resto gli articoli che trovate in questi giorni sull’argomento (sia sui quotidiani, sia sul web) dimostrano in modo chiaro e inequivocabile che i soldi per l’emergenza Abruzzo non ci sono, o sono pochi, e tutti gli annunci sono un bluff da gioco d’azzardo. E già, perché tra le voci di entrata straordinaria sono previste tra l’altro indizioni “di nuove lotterie ad estrazione istantanea”, “ulteriori modalità del gioco del Lotto”, “scommesse a distanza a quota fissa”. Ma che serietà ed etica può avere uno Stato biscazziere e biscazziere nel fronteggiare le calamità?

Altra fonte straordinaria prevista, con deliziosa e involontaria comicità, riguarderebbe la lotta dura senza paura all’evasione fiscale, anche internazionale (ecco una vera barzelletta con i fiocchi; chi lo spiega ai grandi evasori nonché elettori del Cavaliere, quelli che organizzano banchetti luculliani ogni volta che lui occupa palazzo Chigi?)

La cifra globale è inferiore agli 8 miliardi promessi da Berlusconi e Tremonti. L’eventuale stanziamento ammonterebbe a 5,8 miliardi e comunque andrebbe spalmato nell’arco di 23 anni; ovvero, da qui all’eternità, perché poi da noi, spento il clamore e spente le telecamere, un’emergenza, una tragedia si cronicizzano diventando status quotidiano, accettato come fatalità immanente e permanente.

Sul blog di Lorenzo Luciano, ingegnere residente a Casalbordino, ma con attitudini da grande giornalista d’inchiesta, potete leggere la somma pro capite che spetterà ai singoli cittadini scampati al disastro; scampati al disastro della terra che trema e si ribella, ma che non possono fuggire da uno sfascio chiamato Italia: circa 10 euro a testa, al giorno (http://allegriadinaufragi.blogspot.com/2009/04/58-miliardi-in-24-anni.html). Una cifra ridicola per chi deve ricominciare ab tabula rasa, per chi non ha più casa e lavoro.

Perfino Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, non certo una pericolosa e sfascista comunista, in visita a L’Aquila si è lasciata sfuggire un sincero: “Qui servono soldi veri”.

Qualche mattina fa, ad Omnibus su La7, Gaia Tortora, una delle giornaliste del dibattito politico che dà il buongiorno agli italiani, affermava assolutoria e comprensiva: “Certo che quando Berlusconi è al governo, gli capitano sempre disgrazie immani: l’11 settembre nel 2001, quest’anno il terremoto in Abruzzo”.
Non capisco, non capisco proprio. Ma la politica e i governi non esistono proprio per risolvere i problemi e la difficoltà dei cittadini? E non dovrebbero avere le capacità professionali, culturali e morali proprio per gestire e dirimere le questioni pratiche anche e soprattutto in occasioni di emergenze e disastri?
Altrimenti, tanto vale che ognuno faccia da sé, tanto vale tornare all’intramontabile homo homini lupus. Tanto vale ricorrere al famoso imperativo “Italiani, arrangiatevi!” di Totò.
Politica, mia cara, dal greco antico polis; cos’altro se non la sopraffina capacità di governare bene la polis, la città, la comunità?
A parte che il mito berlusconiano dell’uomo di successo si incrina proprio con queste considerazioni: come minimo porta jella se ogni volta che lui governa si verificano questi sconquassi! Invece, giusto per alleggerire la situazione, con un partigiano come presidente (come cantava il poeta) e con l’inviso Prodi direttore dell’esecutivo sono arrivate due vittorie ai mondiali di calcio (che smacco!).

Se il povero Silvan (reso immortale anche da una canzone degli Afterhours) non è persona gradita al governo che è liberale e tollerante solo con le presunte spiritosaggini del proprio capo, sul mercato si possono reperire altre figure professionali.
Restano liberi e disponibili (precari pure loro, mala tempora...):
mago Merlino, Maga Magò, la fattucchiera Nocciola, e, la mia preferita, Amelia la strega che ammalia; essendo partenopea e vivendo vicino al cratere del Vesuvio, di edifici in zone a rischio calamità se ne intende.

Ecco, generosi consigli al presidente del consiglio per evitare che il pacchetto ricostruzione si tramuti nell’ennesimo, avvelenato pacco all’italiana...
I morti in Abruzzo? Uccisi dal terremoto e dai pm
post pubblicato in Società&Politica, il 20 aprile 2009

Il popolo non fu mai definito. E’ un’entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa da dove cominci esattamente, né dove finisca. L’aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale”. (Lui, non quello di oggi. L’altro Lui, quello di Palazzo Venezia)


di Hermes Pittelli ©


 ‘Famio a capirse’, diceva un grande e dotto manager di una grande società editrice capitolina.

Ecco, questo resta il punto fondamentale: cerchiamo di capirci. Ma anche di capirLi. E speriamo, soprattutto, che almeno tra di loro si capiscano.

Fini dice che i responsabili dei lutti in Abruzzo (il vero problema non sono i terremoti, ma come sono costruiti gli edifici), amministratori compiacenti e costruttori, dovranno saldare il loro conto con la Giustizia. Il capo del governo, anche in mezzo alle macerie incapace di arginare la propria discutibile verve umoristica, bolla le inchieste della magistratura come ‘perdita di tempo’. Chi di sicuro non perde tempo sono gli sciacalli che intendono speculare sulla tragedia: la camorra, i palazzinari, i politici marci nell’anima che sognano di arricchirsi come quelli che hanno lucrato in Irpinia nel 1980.

Il Cavaliere, appena spuntata l’ipotesi di un’azione giudiziaria, aveva già sentenziato “Non credo al dolo, ma si indaghi pure”. Insomma, per Lui, chiaro, i costruttori, categoria di gente che fa, di gente che lavora e non perde tempo in chiacchiere, sono innocenti come acqua di fonte (non inquinata da rifiuti tossici), adamantini più del diamante, puri più puri dell’Arcangelo Gabriele. Assoluzione con formula piena, forse un omaggio ad una Corporazione italica che lo sostiene da sempre, anche perché Lui stesso vi appartiene in quanto ‘palazzinaro’ – pardon – Re del Mattone.

Eppure, in un sussulto di perduta coscienza, sono gli stessi costruttori edili ad ammettere che per anni hanno bellamente ignorato, e continuano a farlo per realizzare profitti astronomici sulla pelle delle persone, ogni norma, ogni regola sulle misure di sicurezza e su quelle antisismiche nella costruzione di case, scuole, ospedali. Ma hanno tirato in ballo anche coloro che sarebbero preposti a controllare: Genio civile, Asl, forze dell’ordine, ecc.

Eppure, risvegliato dalla narcolessia, forse da un sussulto del Colle, perfino Napolitano ha richiamato autorità, istituzioni, amministratori e categorie imprenditoriali ad un serio esame di coscienza, proclamando la necessità di ricorrere alla magistratura per stabilire eventuali colpe e comminare le inevitabili condanne.

A fronte di tutto questo, Berlusconi ha replicato con la coscienza civile e politica che tutti gli riconoscono, citando una battuta di suo padre (ecco rivelata l’origine della sua avversione per i giudici): “Mio padre mi diceva che se uno nasce col piacere di fare del male ha davanti tre scelte: il delinquente, il pm o il dentista. Ma i dentisti si sono emancipati, oggi esiste l’anestesia”.

E poi, sembra fantascienza, grazie all’emergenza in Abruzzo, l’inquilino di palazzo Chigi, sfruttando la sua vocazione di pallina da flipper perennemente seguita dalle telecamere dei media tricolori, risale negli irrinunciabili sondaggi perché secondo l’italiano medio il premier si è dimostrato ancora una volta ‘homo faber’.

Peccato nessuno riesca ad aprire il terzo occhio dell’italiota, nessuno sia in grado di risvegliarlo dall’ipnosi televisiva: forse dovrebbe farsi un giretto tra i terremotati per conoscere davvero il loro pensiero e la loro situazione, forse dovrebbe riflettere sul fatto che tutti i tg nazionali si sono scagliati con veemenza contro quell’idiota di albergatore di Vasto che ha intossicato alcuni sfollati con cibi avariati, ma che glissano sui motivi reali dei crolli degli edifici e sulle colpe della lobby del mattone e compiacente congrega politica. Come dice il professor Montanari, stiamo perdendo la battaglia, ma vinceremo la guerra: peccato che, particolare ininfluente, la guerra verrà vinta in nostro nome dalla Natura, quando finalmente ci spazzerà dalla faccia del Pianeta, stufa della nostra idiozia, della nostra acefala ingordigia, dei nostri attentati alla salute.

Nel frattempo, come nella censurata vignetta di Vauro, continueremo ad aumentare le cubature, quelle dei cimiteri. Una vignetta che non offende né le vittime, né i parenti superstiti, perché chi davvero offende la memoria di quelle quasi 400 persone perite invano sotto le macerie, sono i criminali che hanno fabbricato edifici di cartapesta e i criminali che ora li coprono per impedire alla Giustizia di fare il proprio corso.

Per una volta. Per evitare ‘la tragica burla’ che le decisioni prese dai delinquenti delegati dal popolo a decidere in propria vece restino come sempre impuniti.

Abruzzo, tragedia italiana: tra terremoto e solite fandonie
post pubblicato in Società&Politica, il 8 aprile 2009

di Hermes Pittelli ã

 “Mai più”. Li avete sentiti e li sentirete nei prossimi giorni. La sequela di politicume che davanti a microfoni e telecamere con retorica ipocrisia ripeterà la formula di circostanza per strappare un vergognoso applauso di cordoglio, una lacrima di dolore.

Resteranno le vittime, i cui nomi scompariranno presto non solo sotto le macerie, ma cancellati dall’oblio che i media e lo Stato faranno scivolare su di loro; resteranno i parenti e coloro che nel disastro hanno perso tutto, in attesa che le promesse di questi giorni possano almeno recare loro un po’ di conforto e sostegno concreto. Ma sappiamo già che saranno vane parole spazzate in fretta dal vento.

Promesse mirabolanti di aiuti fantasmagorici, nessuno sarà lasciato solo. Poi, i fondi per la ricostruzione, misteriosamente, si fermeranno in un imbuto e andranno a rimpinguare le tasche dei soliti famigerati non ignoti.

Resteranno il dolore, la rabbia, i dubbi, sempre tanti, sempre maledettamente troppi. Le calamità naturali non si possono prevedere, continuano a ripetere gli scienziati e i giornalisti del regime. No? Accettiamo per buona questa versione. Dunque, perché ci martellano con queste spiegazioni, sempre più imbarazzate, sempre più incerte? Perché insistere nel dare dell’imbecille a quel tale, Giuliani, se tutta la comunità scientifica ufficiale lo ritiene un pazzo esaltato? E’ davvero così?

Nella Storia, si contano a bizzeffe i geni che per le loro intuizioni al di fuori e oltre ogni logica ‘ufficiale’ e ‘omologata’ sono stati ghettizzati, derisi, perseguitati, mandati al rogo. Non so se Giuliani rientri nella categoria, ma qualcuno degli studiosi dell’olimpo nostrano si è preso la briga di verificare se le sue teorie sulla possibilità di prevedere con ragionevole certezza un sisma abbiano qualche fondamento? Affermare: “Non si possono evacuare migliaia di cittadini per niente, con il rischio di catastrofi peggiori”, appare una spiegazione labile e sciocca.

Sono solo un povero giornalista, quindi, per definizione, ignorante e cialtrone; ma ogni tanto prendo a noleggio della materia grigia d’occasione che m’instilla strani quesiti sul senso, se esiste, di quello che accade intorno a noi, a noi, dentro di noi.

E mi sembra, inghiottita a fatica la versione scientifica ufficiale, di scorgere un invisibile filo che collega comunque gli eventi catastrofici che hanno sconvolto l’Italia nell’ultimo secolo. Un filo terribile, intrecciato con i nostri peccati storici e forse endemici: la furbizia, la pigrizia, l’arroganza, la superstizione spacciata per fede e religiosità, la cupidigia, la superficialità.

Se alluvioni, esondazioni, valanghe e terremoti non si possono vaticinare, certo sarebbe possibile organizzare delle contromisure efficaci. L’Italia, senza bisogno di sciamani o extraterrestri, è notoriamente area geografica a forte rischio sismico.

Ma gli edifici delle nostre città, le nostre infrastrutture, le grandi faraoniche opere che servono ai politicanti per riempirsi la bocca e riscuotere consensi elettorali (e mazzette dai vincitori degli appalti) sono a norma? Sono costruiti rispettando i criteri minimi di sicurezza? Sono realizzati in ossequio alle più recenti e moderne tecniche edilizie antisismiche?

Perché non imparare da chi è davvero maestro in materia (magari il Giappone)?

Di mezzo, a ostacolare la salvaguardia e la salute dei cittadini, c’è sempre un condono di troppo, un favorino agli amici della categoria compiacente (i palazzinari, gli industriali dalle fabbriche velenose, i banchieri intrallazzatori, ecc.).

Così se il terremoto è ineluttabile, i palazzi si sbriciolano perché antiquati e mai adeguati (L’Aquila), le scuole elementari si afflosciano su se stesse come cartapesta (perché costruite con materiali di scarto e senza la minima misura di sicurezza: San Giuliano di Puglia). Mi fermo qui per pietà e rispetto nei confronti di tutte le vittime dell’incuria e del malaffare, ma è facile documentarsi e capire quanto la responsabilità umana sia almeno pari, se non preponderante, alla furia dei cataclismi in occasione di queste tragedie.

Dobbiamo dunque prestare fede al signor Bertolaso, il quale minaccia le dimissioni dopo aver appreso che il governo intende tagliare i fondi anche alla Protezione Civile (quindi, anche al suo budget personale)? Dobbiamo credere all’esecutivo, da Berlusconi in giù? Dobbiamo credere agli annunci e ai sondaggi roboanti, quando la realtà mostra una classe politica (?) che sottrae ossigeno ai settori fondamentali del Paese (ricerca scientifica, cultura, ambiente, istruzione, la tanto strombazzata sicurezza) per favorire i comparucci del quartierino? Dobbiamo consegnare le nostre vite in mano a pseudoscienziati che godono di fama di rispettabilità e competenza perché transitano da Porta a Porta e poi, Veronesi docet, confezionano rivoltanti spot pro inceneritori?

Una masnada di pochi potenti gioca a dadi con la sorte di esseri umani ormai stremati dai soprusi e dagli abusi di potere, arresi alle oscure trame affaristiche ai danni del bene e della cosa comune. Persone prone, passive, rassegnate ad una preghiera verso un qualche dio, anche minore: “A chi toccherà la prossima volta? Risparmia me e la mia famiglia”.

Perché con queste premesse e con l’attuale situazione in Italia ci sarà sempre una prossima volta, perché poi le cose accadono, come dicono quelli che passano per menagrami o rompiscatole (http://allegriadinaufragi.blogspot.com/2009/04/le-cose-accadono.htmlhttp://allegriadinaufragi.blogspot.com/2009/04/il-barattolo-di-vermi.html).

Non possiamo sorprenderci se le case e gli edifici costruiti senza rispetto delle norme vengono giù come castelli di carte anche con scosse d’intensità inferiore rispetto all’Abruzzo, non possiamo sorprenderci se, dopo aver disboscato selvaggiamente, gli argini cedono e i fiumi esondano, non possiamo sorprenderci se valanghe e slavine, non contrastate da barriere naturali, travolgono complessi abusivi. Sulle teste di chi ricadono le colpe?

Macabra coincidenza che questo sisma sia arrivato nei giorni del processo contro Eternit. Abbiamo già rimosso i martiri dell’amianto, quelli, recenti, della ThyssenKrupp, quelli che cadono ogni giorno, senza nome e senza volto, sacrificati sull’altare infernale del lavoro nero?

Ogni vittima in più, è una vittima di troppo. Paradossale nel Paese dei valorosi paladini della Vita, quelli che si precipitano ad ossequiare porporati ad ogni alzata di sopracciglio del papa.

Arriverà per tutti il giorno del redde rationem. Per i responsabili diretti, ma anche per chi ha preferito restare inerte: il trionfo del Male non si nutre solo di collaborazionisti, si accontenta anche di coloro che, pur vedendo, non agiscono.

Sfoglia gennaio        luglio