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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Oi dialogoi a Portus Naonis, lingue morte più vive del presente
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 17 settembre 2016
Appiattiti come sogliole sul fondale sabbioso dell'eterno presente, possiamo esaurire così, in una frenetica bolla virtuale e iper tecnologica, la nostra dimensione umana?
Dalle lingue presunte morte, l'ardua risposta...


 

di Hermes Pittelli ©


 Affare serio affrontare un latinista convinto, ex rettore dell’Alma Mater di Bologna.

Il professor Ivano Dionigi, introdotto sul palco dall’ex docente liceale di greco e latino Antonio Collaoni – un vero parterre di paladini di lingue morte, considerata la presenza dell’ex (quanti ex) leggendario preside del liceo classico indigeno, prof. Angelo Luminoso – non si pente. Anzi, più battagliero che mai, spiega con ardimento e argomentazioni filosofiche, filologiche e concrete, come mai il presente, il solo triste, grigio presente non basti e non possa esaurire gli orizzonti dell’umanità.

O, almeno, delle nuove generazioni del Belpaese.

“Appiattiti come sogliole sul presente, non riusciamo più a fare i conti con il passato. Questo ci blocca la visuale e ci impedisce di prevedere il futuro (pronoia, come insegnava lui, la dote più importante per un vero politico, ndr). Abbiamo ormai dimenticato che il latino non è una lingua morta, ma è lo strumento che ha trasportato fino a noi la cultura romana, greca, giudaico cristiana (quella spesso citata, a proposito o sproposito, come fondante dell'Europa, ndr). Senza questo formidabile strumento tutto sarebbe andato disperso nel tempo e forse non esisteremmo nemmeno noi”. Collaoni dixit.

Il Professor Federico Condello, altro fulgido esempio di umano ‘traviato’dalla cultura classica, fornisce la rotta odierna: “Il libro di Ivano Dionigi, contrariamente alle credenze superficiali, non contiene astratte formule filosofiche; è un vero manuale di prassi che punta dritto al cuore politico del problema. Esiste un eterno dilemma: latino e greco sono saperi alla portata di tutti o si tratta di sofismi elitari? Oggi il liceo classico, anche da chi dovrebbe occuparsi e preoccuparsi di istruzione, viene dileggiato come scuola iniqua e ingannevole, viene accusato di bloccare lo sbocciare di scienziati e di quei talenti dalle competenze utili ad una società competitiva e produttiva del III millennio”.

Il professor Dionigi dirada le nebbie degli equivoci e degli inganni, spesso maliziosamente creati da chi dovrebbe garantire ai giovani una formazione culturale, senza inculcare in loro vuoti slogan a base di tweet e post sedicenti smart 3.0. Quasi sempre, punto zero. “La grande ferita al liceo classico è stata inferta dalla politica italiana, quando ha colpevolmente trasformato la questione da culturale a ideologica. Perfino un quotidiano come L’Avanti, una volta cancellato lo studio del latino dalle scuole dell’obbligo, titolò <Finalmente abolita la lingua dei signori>. Un tragico equivoco nato in seguito all’esaltazione fascista del mito fondante della patria romana. I Classici da allora hanno quindi subito un vulnus a base di pessima informazione. I grandi classici non sono mai al servizio del potere, chi li ha letti non sarà mai al servizio dei potenti. Rammento che Giuseppe Pontiggia sosteneva che se Roma fosse stata edificata nel Texas, latino e greco avrebbero ricevuto molta più attenzione e tutele da parte della politica”.

Il prof. Condello, perfetto e perfettamente calato nel ruolo di moderatore provocatore, finge di partire da lontano. “Etimologia, questa sconosciuta. Al liceo, ci sono state inflitte lezioni più o meno piacevoli di questa materia, talvolta fumogene, talvolta illuminanti… Mi piace citare una battuta di Umberto Eco. Perché greci e latini scrivevano spesso in frammenti? Perché lo facevano in mezzo alle rovine!”.

Dionigi: “Oggi purtroppo confondiamo i mezzi, i media (i media, non ‘midia’!!!) con la parola. Abbiamo a disposizione il massimo dei modi e dei mezzi di comunicazione e produciamo il massimo dell’incomprensione, perché abbiamo vanificato e smarrito il vero senso delle parole, gli strumenti più belli a nostra disposizione per esprimerci, confrontarci, capirci. La parola viene prima di tutto, la comunicazione arriva dopo, molto dopo. Noi siamo, saremmo, i depositari del logos. La parola, il pensiero. Etimos rappresenta ciò che è originario, nativo, primigenio. Competere, questo verbo così fondamentale oggi in questo paese, in questo mondo, significa non gareggiare per battere gli altri, ma andare tutti insieme verso la stessa direzione. Interessante chiarire anche l’etimo dei punti cardinali… Oriente: ciò che sorge, ciò che nasce; Occidente: ciò che tramonta, ciò che muore. La decisione politica più saggia da prendere, consisterebbe in un grande, pacifico accordo tra Oriente e Occidente”.

Dionigi ha qualche pietruzza da togliere dalle proprie calzature, ma espleta l’incombenza con la classe dei classici: “Se oggi fosse giunto in città un ministro, uno qualsiasi, cari Ragazzi voi non sareste qui ad ascoltarmi, ma sareste stati accompagnati a rendere omaggi a lui. Torniamo all’etimo. Minister, minus ter, il celebrante secondario, colui che viene dopo ed è al servizio. Magister, magis ter, più importante, colui che è esperto di un’arte o di un sapere… Pessimo segno dei tempi e pessimo stato di salute di un paese, quando si coltiva il culto per i ministri e il dileggio verso i maestri. Il caro, arguto Cicerone sosteneva che la Parola fosse fondamentale per la nascita e la prosperità della Città in bocca agli Eloquenti con etica, mentre temeva gli inganni dei demagoghi, responsabili della notte della res publica. Il grande Elias Canetti avvertiva dentro sé un grande senso di colpa perché in quanto scrittore, quindi maestro della parole, in quanto eloquente, non aveva fatto tutto ciò che era in suo potere per scongiurare la guerra (“Se io fossi davvero uno scrittore, avrei impedito la guerra”). Al conflitto, alla guerra tra i Popoli si arriva quando i demagoghi prevalgono con l’uso e l’abuso di parole false e dal significato spropositato e stravolto. Antigone e Creonte sono due monologanti e non due dialoganti, ecco perché le loro colpe ricadono sulla Città che poi va in malora! Altri esempi virtuosi di parole belle e vere? Considero e Desiderio: in compagnia delle stelle e smetto di guardare gli astri, ma ne serbo una gran voglia di rimirarli ancora!”.

Condello non si arrende e riparte, sturm und drang: “Resta il nodo della traduzione, è un’attività davvero noiosa! Però devo ammettere che più si va in là con gli anni, più la si apprezza. Ha senso continuare a tradurre i classici, di cui esistono ormai migliaia di versioni diverse di traduzioni? Io credo di sì, la traduzione è un esercizio che educa ad una spietata onestà intellettuale, non ci si può permettere pressapochismo nella traduzione, alla fine del lavoro tutto deve combaciare in modo perfetto e rigoroso”.

Dionigi, certo, non divaga: “Tradurre, trans ducerecondurre attraverso. La traduzione è l’allenamento dell’identità e dell’alterità. Ciò che è di moda (da modus, modo misura maniera), in realtà è già vecchio e sorpassato.Al cospetto dei testi classici, tanto per chiamare di nuovo in causa Canetti, non possiamo che accucciarci con rispetto e devozione”.

E così, con la giusta lentezza e con il giusto percorso,siamo giunti al nodo principale della vicenda, al tema dei temi. Condello, senza macchia e senza paura, pronuncia quel nome ad alta voce: La scuola! Professor Dionigi, senza preamboli, la scuola!”.

Dionigi: “Scuola, da skolé, greco antico. Ozio, riposo,agio. Il tempo, ma anche il luogo nel quale il giovane, libero da faccende quotidiane, si dedica alla scienza, all’arte, alla lettura, magari condotto e istruito da un maestro. L’esatto contrario di quello che predica la politica attuale… La paideia, l’educazione del fanciullo, deve essere circolare, come i cicli della Natura e multidisciplinare. La scuola deve insegnare i saperi che serviranno alla formazione e all’autodeterminazione dei giovani, non deve insegnare un mestiere. Con l’invasione delle nuove tecnologie, è una corbelleria sostenere che la scuola si debba preoccupare di formare lavoratori: dopo un solo minuto in classe o in laboratorio, quelle presunte competenze professionali sono già obsolete e inutili. Se la scuola deve diventare un laboratorio di mestieri ha già fallito in partenza. La tanto lodata e taumaturgica tecnologia è il risultato del connubio tra tekné e logosquindi, tecnica e pensiero/parola! Lo smartphone vi consente di vedere l’interfaccia degli altri utenti, ma rischiate di perdere di vista i volti dei vostri compagni! Affidandovi solo alle nuove tecnologie, ai nuovi media, alla realtà virtuale potrete forse essere cittadini del mondo senza spostarvi da casa, ma diverrete orfani del tempo (Kronos, divinità cosmogonica che ha generato tutte le altre e con il trascurabile difettuccio di voler divorare i propri figli)). Dovete imparare ad avere cura del Tempo, perché noi siamo tempo e non spazio. I Classici aiutano a coltivare questo, ad avere cura del Tempo. L’Inferno oggi per voi Giovani è questa massificazione globale, quella che io chiamo la dannazione dell’uguale. Solo l’alterità dona vera ricchezza, solo il confronto tra diversi regala miglioramento e progresso. Mi hanno etichettato come un elitario conservatore, ma io invece dico che ho un grande progetto: sarebbe bello che nella stessa aula di un liceo, fossero presenti due docenti, quello di greco e latino e quello di tecnologia!”.

Questa sì, sarebbe vera rivoluzioneComunque, cari rozzi cibernetici, integralisti dell’aifon e del 'tutto in un click', rassegnatevi! Ora ci sono anche le prove scientifiche, come confermato dal professor Luigi Galimberti, neuroscienziato, esperto di dipendenze giovanili,anche e soprattutto da abuso di tecnologia: l’istruzione a base di latino (e greco antico) sommata all’utilizzo dei vecchi cari supporti tecnologici, i libri,resta anni luce più avanti di qualunque arcano modernista. La struttura del cervello, i suoi neuroni, gradiscono e reagiscono bene alle antiche, impareggiabili piattaforme. Nel nord Europa, hanno preso atto della ‘novità’, in Italia,colonia ora e sempre, siamo ancora nella fase dell’euforia e della sbornia da pseudo rivoluzione 3.0. La scuola virtuale evapora, un sapere che si trasforma in nuvole evanescenti cancellate per sempre dalla prima folata di vento; quella basata su volumi di carta e lingue morte, invece, forma studenti e cittadini con menti libere e pensanti.

Per aspera, ad astra.

Scienza italiana pro inceneritori: “Lasciate che i pargoli vengano a me”
post pubblicato in Società&Politica, il 18 maggio 2009

Quando la ‘cultura scientifica’ si allea con la ‘politica ambientale’ che fa costruire gli inceneritori mortali. Il caso del Museo Leonardo di Milano



“... che possa esser nocivo? qualcuno ha un po’ paura. né zolfo, né diossine, l’Arpa ce l’assicura! E il frutto del vapore? Voi già lo sapevate, è avere un bel calduccio e luci illuminate ...”
(Filastrocca per bambini, filastrocca pro inceneritore Silla 2 nella foto. Filastrocca presente sui pannelli del Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo di Milano)

Documento dell’Arpa di Torino sull’incidenza tumorale nelle aree vicine ad un inceneritore.


di Hermes Pittelli ã

 In Italia ci lamentiamo e versiamo lacrime di coccodrillo per la morte della cultura scientifica e per la cronica carenza di fondi da destinare alla ricerca.

Ma bisognerebbe anche distinguere tra scienziati veri, onesti ed incorruttibili (la professoressa Gatti, il professor Montanari, la professoressa Maria Rita D’Orsogna emigrata, beata lei e poveri noi, in California.
Una precisazione: non curo la loro immagine, né il loro ufficio stampa. Non ne hanno bisogno: LAVORANO secondo etica e deontologia) e altri, lieti di servire ‘la ragion di Stato’ e indottrinare le masse con nozioni false e fuorvianti; dietro lauto compenso e grande visibilità mediatica.

Ancora più terribile quando vittime di queste strategie criminali sono i bambini e i giovani studenti delle scuole primarie e secondarie, i nostri figli, le generazioni di futuri cittadini, le leve del domani, se un domani sarà lasciato loro.

Il Museo Leonardo di Milano (http://www.museoscienza.org/), museo della scienza e della tecnologia, realizza in collaborazione con Amsa (http://www.amsa.it/) società del gruppo A2A (http://www.a2a.eu/gruppo/cms/a2a/, nato dalla fusione tra la municipalizzata di Brescia e quella ambrosiana e quotato a Piazza Affari) che gestisce raccolta e smaltimento rifiuti nel capoluogo lombardo, progetti con le scuole per divulgare amore per il sapere scientifico tra le giovani menti in formazione. Un intento nobile, che si distingue tra la miriade di progetti e attività che caratterizzano l’attivissimo museo scientifico meneghino, il più grande d’Italia.

Peccato che all’interno della sezione museale riservata al ciclo dei rifiuti siano stati allestiti dei pannelli che recano una raccapricciante e sconvolgente filastrocca pro inceneritore (nel caso specifico, l’impianto milanese Silla2, riprodotto con un plastico da far invidia a Bruno Vespa):

http://www.youtube.com/watch?v=BidcrAHRUCQ

Dunque, bisogna dare ragione una volta di più al professor Montanari quando parla di caramelle drogate distribuite ai bambini fuori dalle scuole per renderli da subito cittadini arrendevoli e manipolabili.

Spulciando, senza nemmeno troppo affanno, si scoprono notizie interessanti: Amsa gestisce l’impianto di ‘termovalorizzazione’ Silla 2 quello decantato nella idilliaca filastrocca e che viene fatto visitare ai bambini delle scuole, quello che esibisce report settimanali sulle emissioni in atmosfera con valori immacolati, ampiamente al di sotto dei limiti stabiliti dalla Legge (qui un esempio: http://www.amsa.it/emissioni/Riepilogo.htm); ma come dice il Professor Montanari, “stabilito dalla Legge, non significa tollerabile dall’organismo”.

Amsa, come abbiamo visto, è una società del gruppo a2a spa, gruppo che si occupa di produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica, di distribuzione e vendita di gas, di produzione distribuzione e vendita di calore attraverso reti di teleriscaldamento, di gestione dei rifiuti, di gestione del ciclo idrico integrato; con un giro di affari sui 5.000 milioni di euro per un utile netto di circa 521.

Una società recente, la cui genesi non è priva di ombre, soprattutto per un’anomala proliferazione di poltrone e incarichi, tutti remunerati, quindi piuttosto costosi (Fonte Il sole 24 ore, mica il Manifesto).

La a2a controlla, tra le altre (circa una sessantina, come in un gioco di matrioske), anche Partenope Ambiente (la stessa che non era riuscita ad arginare l’emergenza rifiuti in Campania e che anzi aveva contribuito a crearla) la società che gestisce il glorioso impianto di Acerra, che ancora non funziona, ma gode dei benefici del truffaldino Cip6.

Il premier Berlusconi in persona si è congratulato con il presidente del Consiglio di Gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, per essersi aggiudicato l’appalto relativo al ‘termoutilizzatore’ modello, che secondo Bertolaso, capo della Protezione civile, dovrebbe fungere da apripista per i gemelli di Napoli, Santa Maria La Fossa (speriamo nel frattempo, di non finirci tutti, in una fossa) e Salerno.

E il cerchio si chiude, o meglio quadra: per i soliti noti.

La Repubblica ha rivolto 10 domande a Berlusconi sull’affaire Noemi; io, con molta più modestia, mi sono limitato ad inviare una piccola intervista al direttore del Museo Leonardo, Fiorenzo Galli (qui il suo curriculum vitae). Berlusconi non ha risposto a La Repubblica, il direttore del Leonardo, al momento, non ha risposto ai miei quesiti.

Pubblico l’intervista lasciando gli spazi vuoti, sperando che prima o poi, sia possibile colmarli con le risposte.

1) Gentile Direttore. Immagino sia padre di famiglia, immagino sia stato bambino anche Lei, immagino che anche per Lei non esista al mondo nulla di più importante della salute e della serenità dei bambini. Dunque, può spiegare per quale motivo all’interno del museo Leonardo da Lei diretto esiste un pannello con una terribile filastrocca pro’inceneritori? Ci rassicuri, ci dica che è stata una svista e che il pannello sarà rimosso, visto che il museo prevede progetti e visite da parte di giovani, ingenui, ignari studenti delle scuole primarie e secondarie.

R.

2) Come è possibile collaborare con la Società Amsa che organizza visite guidate delle scuole all’inceneritore Silla2? Come è possibile far credere ai dei bambini, cittadini del domani e risorsa del futuro del Paese, che bruciando tonnellate di rifiuti si ottenga fresca e salubre aria di montagna?

R.

3) Lei è laureato in politica economica e finanziaria, quindi forse non sa che in questi impianti, definiti con ipocrisia ‘termovalorizzatori’, finiscono sostanze nocive che sottoposte a combustione a temperature elevatissime originano altre sostanze e nanoparticelle ancora più pericolose e letali, responsabili di patologie cancerogene, in grado di causare la malformazione dei feti umani, in grado di devastare l’ambiente, inquinando falde aquifere e coltivazioni?
Se non crede a me può rivolgersi ai massimi esperti nel campo, Professoressa Gatti e Professor Montanari, che spiegheranno in modo esauriente che chimica, fisica e tossicologia non sono materie opinabili o da sondaggio su qualche rotocalco patinato con velleità d’informazione pseudoscientifica.

R.

4) Quindi, Le richiedo, dopo opportuna documentazione e verifica, se intende mutare la filosofia che ha ispirato la vergognosa esposizione della macabra filastrocca.

R.

5) Non basta, come fa Amsa, dipingere i propri camion di verde, mettere sul proprio sito foto di fiori e bambini sorridenti e parlare a vanvera di sostenibilità ambientale, per essere reali paladini dell’Ambiente. Le rivolgo, esimio Direttore, un’ultima domanda: Lei farebbe crescere i suoi figli in un territorio che affida lo smaltimento dei rifiuti agli inceneritori o che trivella anarchicamente il sottosuolo e le coste alla ricerca di improbabili eldorado petroliferi liberando nell’aria sostanze altamente tossiche in grado di deteriorare il Dna umano?

Direttore, La prego di rispondere. Se non a me, a coloro che mi leggono, almeno alla Sua coscienza.

Cordiali saluti (e salute).

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