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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Scienza e Web 2.0, la sfida per i Cittadini del domani
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 19 settembre 2012
 


di Hermes Pittelli ©


 Steve Jobs non sarà ricordato come il Galileo Galilei del III millennio;
ma molti dei gingilli tecnologici e dei programmi sviluppati dalla sua azienda, continueranno ad influenzare il modo di relazionarsi, comunicare, creare informazione, cultura, scienza; anche in futuro.
Non a caso, Nico Pitrelli, giornalista scientifico, nell’ambito dell’ormai internazionale festival del libro Pordenonelegge.it, comincia l’incontro con gli studenti delle superiori citando la celebre frase del defunto capo della Apple, pronunciata al cospetto degli universitari di Stanford: Stay hungry, stay foolish” (rimanete affamati, rimanete folli).
Fame e follia sono ottimi propellenti per una vita all’insegna della scoperta continua di obiettivi e progetti da realizzare.
La Rete, anche senza approcci miracolistici, come i media che si sono alternati nel corso dei secoli, dalla parola scritta alla stampa fino al computer, cambia non solo le relazioni tra gli esseri umani, ma anche i codici linguistici e informativi della Scienza e forse lo stesso metodo scientifico.
I grandi problemi che minacciano la stessa sopravvivenza del mondo globalizzato – global warming, bioterrorismo, cancro, pandemie – potrebbero forse trovare una soluzione sfruttando a pieno regime le potenzialità della Rete; questo è il convincimento di un numero sempre più cospicuo di Scienziati.
Basti pensare a quel signore malato di tumore che ha pubblicato le proprie cartelle cliniche, per rintracciare una cura adeguata; o al matematico incapace di trovare il bandolo della matassa di una complicatissima equazione, che ha chiesto aiuto sul web trovando in poche settimane la via giusta, vincendo in seguito addirittura la prestigiosa medaglia Fields, l’equivalente del Nobel per la matematica.

Sveva Avveduto, ricercatrice del CNR, cita Sant’Agostino per sgombrare il campo da equivoci: circolo e calamaio, ovvero confronto, dialogo, circolazione delle idee e studio personale, non sono invenzioni moderne. Sono mutate le forme e i supporti. Insomma, l’dea della ‘rete’ del sapere è più antica di quanto comunemente si creda. Certo, Einstein ha dovuto attendere molti anni prima di trovare il modello matematico che gli permettesse di spiegare la teoria della relatività – oggi forse impiegherebbe solo poche settimane – ma le ‘smart communities’ sul web, i gruppi che si aggregano spontaneamente e nascono all’istante coagulati attorno ad un problema da risolvere, ad un progetto da realizzare o ad una causa da promuovere, sono solo l’evoluzione tecnologica delle care, secolari comunità umane.
Scienza 2.0 e Web 2.0 in realtà sono formulette del marketing, accattivanti, nulla più.
Il valore aggiunto della Rete consiste nell’offerta quasi infinita di ingressi per accedere alla conoscenza e ai saperi; in questo senso, si tratta davvero di una nuova rivoluzione copernicana. Si pensi ad una comunità virtuale come Research Gate, nella quale i ricercatori del Cnr si confrontano e si scambiano preziose informazioni, in modo diretto ed immediato.
Come evidenzia correttamente Avveduto, l’utilizzo di Internet e delle informazioni virtuali, deve avvenire con consapevolezza. L’attendibilità e l’autorevolezza delle fonti restano uno scoglio sul quale tutti noi rischiamo di naufragare senza carte nautiche di riferimento, senza una fedele Stella Polare che ci indichi la rotta. “Wikipidia, utilizzato ormai da quasi tutti gli studenti al posto delle tradizionali enciclopedie, contiene migliaia di voci errate”. Anche gli imbonitori, gli imbroglioni, i cartomanti, i ciarlatani del III millennio si sono adeguati alla comunicazione hi tech.
Sostiene Avveduto che proprio la ‘Scuola 2.0’ – per restare nel campo delle formule markettare – è il luogo deputato per discernere e scegliere in modo 'avveduto' le fonti della conoscenza. Scuola italiana che purtroppo paga ritardi culturali dovuti, non solo alla barbarie politica ed istituzionale degli ultimi 30 anni, ma anche resistenze romantiche al mutamento delle forme e dei supporti informativi, unite alla strenua difesa di interessi privati delle lobbies editoriali.
Dal punto di vista del risparmio economico e di tempo, non esiste confronto tra i supporti digitali e virtuali e i libri cartacei. La soluzione più ragionevole, sarebbe la coesistenza equilibrata dei due universi culturali”.

Come dice Pitrelli, l’evoluzione del web 2.0 non innescherà ‘solo’ un’evoluzione culturale e antropologica. Potrebbe forse causarne una addirittura biologica; ma quella più importante riguarda i ragazzi di oggi, nativi digitali, che prima di assistere alla conferenza ascoltano musica con l’ipod, video giocano sull’ipad, si scattano foto con lo smartphone e le postano immediatamente su facebook e saranno i Cittadini di domani: riguarderà (come sempre) la loro capacità di costruire una società democratica, economicamente e socialmente equa, eco sostenibile.

Una società digitale nelle forme e negli strumenti, ma con l’auspicio che, alla fine della navigazione, sia giusta nella realtà.

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