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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Le Donne reggono il mondo
post pubblicato in Economia (dal volto umano), il 10 ottobre 2011
di Hermes Pittelli ©



 Madre Teresa di Calcutta è stata una straordinaria ‘imprenditrice’ nell’ambito sociale.
Non è la strampalata teoria di qualche sedicente genio del marketing o dell’intrapresa, ma la conclusione di un raffinato ragionamento di Elena Sisti, economista e co-autrice (assieme a Beatrice Costa) del saggio ‘Le Donne reggono il Mondo’ (Ed. Altreconomia): intuizioni femminili per cambiare l’economia (come recita il sottotitolo).
Sulla necessità di rivoluzionare e stravolgere il sistema economico, osservando la mera e tetra attualità, nessuno nutre più dubbi.

Una riflessione divenuta libro, nata grazie ad un incontro, come molte storie e progetti dell’universo femminile. Quando comincia la tempesta economica che ancora oggi sconvolge gli equilibri mondiali (2008, crollo della banca americana Lheman Brothers, ndr) per effetto domino iniziano a sgretolarsi tutte le certezze che hanno sostenuto le teorie economiche degli ultimi 20 anni (i guru della finanza consideravano i derivati ottimi investimenti…). Solo le Donne però hanno la consapevolezza che le crisi sono straordinarie possibilità per esplorare o costruire ex novo sentieri alternativi, anche in materia economica.
Nel 2009 accade qualcosa di anomalo: per la prima volta nella storia del riconoscimento, il Nobel per l’economia viene assegnato ad una Donna (Elinor Ostrom, docente presso l’Indiana University di Bloomington , Usa; creatrice di una scuola che studia l’interazione tra società, risorse ed ecosistema).
Un cambiamento epocale è in atto: si evince anche da un dato relativo agli occupati negli Stati Uniti nel 2010: le donne che lavorano hanno superato gli uomini.

Quando le navi rischiano di affondare e sfracellarsi sugli scogli, le donne riescono ad emergere e raggiungere posizioni di responsabilità e di comando.
Retaggi culturali arcaici, fanno ancora oggi scontare all’universo femminile i dazi più pesanti e disumani dei disastri economici causati dagli uomini: ad esempio, nei paesi emergenti, il primo provvedimento è la riduzione delle derrate alimentari destinate a donne e bambine.
Bisognerebbe sempre rammentare che il dio mercato, elevato dagli anni ’80 del 1900 ai giorni nostri a taumaturgo di ogni male, in realtà è solo una parte, una frazione dell’insieme più ampio chiamato Economia, basato sulla produzione di beni e servizi. Il mercato è la mera compravendita di beni e servizi.
Difficile attribuire a questa azione effetti miracolosi. L’economia domestica e le cure familiari hanno dignità e titoli per essere considerate parti dell’economia e del mercato. Quello che viene prodotto al di fuori del mercato è uno spicchio più ampio di quanto comunemente si creda (o si faccia credere ai cittadini/consumatori).
Elena Sisti e Beatrice Costa stimano che in Italia questa fetta di torta corrisponda quasi al 40% del ‘mercato ufficiale’.
Dunque, perché non viene considerato?
L’economia è ritenuta territorio di pertinenza esclusivamente maschile, come se nel mondo la produzione di beni e servizi dipendesse solo dal genere.
Da questo, in automatico, discende il falso mito delle donne italiane che sobbarcandosi l’onere di economia domestica e cure familiari, “non lavorano” (76%).
Forse non lavorano secondo i canoni maschili, ma non sono inattive; lo sono solo dal punto di vista dell’economia monopolizzata dagli uomini.
Con simili premesse, anche i concetti di crescita e decrescita rispetto al benessere degli individui di una società, diventano argomenti secondari (chi si occupa della famiglia, dei bambini, degli anziani, dei malati?).
E’ per scardinare la stantia e sessista idea di economia e mercato che una donna, la filosofa Martha Nussbaum, ha elaborato la categoria dei ‘beni relazionali’:
tutti i lavori compiuti dalle donne che non sono classificabili nell’economia ortodossa, ma producono benessere, risorse, ricchezza all’interno della comunità sociale.

Madre Teresa di Calcutta, al pari di tante altre donne che si sono distinte in opere di assistenza e beneficienza, può essere davvero considerata, senza blasfemia, imprenditrice del sociale. Del resto, anche in Italia ai tempi della grande crisi sono le donne che mostrano senso pratico, spirito d’iniziativa, inventiva, capacità di creare le famose reti e sviluppare progettualità concreta. Riciclano, recuperano, riutilizzano materiali che eravamo abituati a gettare senza pensarci; sostengono le famiglie e gli individui più deboli, creano i Gas, gruppi di acquisto solidale (le donne rappresentano il 63% del Fair Trade del Belpaese), in una frase: l’economia femminile è solidale, funzionale, sostenibile; tutte peculiarità per alimentare ancora speranza di futuro per questo Pianeta.
Come afferma Alessandro Franceschini, presidente Agices (l’associazione di categoria del Commercio Equo e Solidale, ndr): “Senza le donne l’intero sistema dell’economia solidale andrebbe all’aria”.

Gli uomini imprenditori hanno in mente solo la competizione per il profitto, le donne valutano molto più attentamente gli effetti delle loro decisioni e azioni a lungo termine, l’impatto sul domani.
Forse è giunto il momento di affidare il comando alle Donne; lo aveva immaginato già Aristofane nella sua commedia del 391 a.C. Le donne al parlamento: le ateniesi si coalizzano e con un astuto espediente riescono ad ottenere il governo della città che gli uomini stanno conducendo alla rovina; dimostrano di saper amministrare il bene comune in modo molto più saggio e lungimirante, anche se con inevitabili risvolti imprevedibili e farseschi.

Le donne aspettano, ma in movimento produttivo, sempre.
Attendono che gli uomini le raggiungano, ma questi, proprio come Godot, non arrivano mai.
Le donne traducono i sogni e le utopie in progetti a costo di lavorare in nero per 3 euro e 95 centesimi l’ora e poi morire sotto le macerie dell’incuria e dell’inciviltà; morire per regalare dignità e speranza.
Non in Africa o in Asia, ma nell’Italia che si crede una potenza del G8.

Quando gli uomini, sempre più arroganti insicuri incapaci, guardano le donne con sufficienza e bollano la loro fluviale e inarrestabile capacità dialettica alla categoria ‘chiacchiere’, non si rendono conto, come dice con sorriso disarmante Elena Sisti, che: “le Donne non chiacchierano mai, si scambiano informazioni e ragionamenti, producono Intelligenza Collettiva”.
Nel frattempo, forse per una coincidenza, forse per un eccesso di correttezza politica dell’Accademia di Stoccolma (come sottolineato con malignità da qualcuno), tre Donne africane ottengono il Nobel per la Pace.

SE QUESTO E' UNO STATO...
post pubblicato in Società&Politica, il 18 novembre 2009


Scudo fiscale per i bottini delle mafie, appropriazione indebita dei risparmi dei cittadini, regalie illegittime alla Chiesa, privatizzazione di acqua e servizi fondamentali. E sulla sicurezza solo annunci a effetto che innescano il razzismo, mentre per arrestare i criminali i poliziotti onesti pagano di tasca propria


di Hermes Pittelli ©


 Uno Stato allo sbando, zona franca per i delinquenti, zona rossa per i cittadini onesti.
Scudo fiscale per ripulire il denaro della criminalità organizzata, tagli continui ai fondi per forze dell’ordine e ricerca scientifica, 8 per mille destinato a opere laiche che misteriosamente viene assegnato come fosse una regalia occulta alla Chiesa cattolica e infine conti e polizze dormienti sottratti arbitrariamente alla legittima disponibilità del cittadino per dirottarli ad aziende ‘amiche’. Intanto, l’iter di privatizzazione di acqua e servizi fondamentali cominciato con una legge vergogna nel 1994 è stato approvato grazie al solito dl (Ronchi, ndr) blindato su cui il governo ha posto per la ‘centesima’ volta la fiducia.
Quando il cittadino ottuso e rintronato esulta per presunte abolizioni di tasse, dovrebbe prima riflettere su quali servizi gli saranno poi sottratti; e sulle imposte che paga sarebbe saggio se esercitasse il diritto/dovere di conoscere la destinazione e l’uso finale dei suoi soldini.

Scudo fiscale o ‘’scudo d’onore? Qualche settimana fa Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera ed esponente della maggioranza, sbraitava in tv contro Marco Travaglio accusandolo di dire falsità sullo ‘strumento’ dello scudo fiscale. Strumento che secondo il governo sarebbe la panacea per rimpinguare le esauste casse statali e da cui attingere fondi per rilanciare l’economia, la ricerca, l’arrugginita e farraginosa macchina burocratica.
Uno speciale di Report ha definitivamente fugato i dubbi: lo scudo è un mega condono, un bel pacco dono alle mafie che in tutta privacy, con un obolo ridicolo del 5%, possono ripulire i proventi di traffici illeciti. Negli Usa, ad esempio, lo Stato accorda la possibilità di ravvedimento al cittadino, ma è un ravvedimento oneroso (deve versare il 50% del maltolto) e virtuoso (il cittadino, nome e cognome, deve spiegare per filo e per segno i metodi che gli hanno consentito di raggirare il fisco).
Gli strilloni del governo quando rammentano che questo esecutivo è il più attivo contro la mafia perché ha inasprito il 41bis dovrebbero spiegare al cittadino come mai nella legge di conversione dello scudo (dl 103/2009) siano contenute indicazioni sull’individuazione di sedi giuridiche in cui lo strumento non può essere utilizzato a sfavore del contribuente; sia raccomandata maggiore copertura ai fini penali (si estinguono con bacchetta magica dichiarazione fraudolenta su imposte sui redditi e Iva, dichiarazioni infedeli, omesse dichiarazioni, occultamento o distruzione di documenti finalizzati a evasioni delle imposte su redditi e sull’Iva, false comunicazioni sociali e tutta una serie di reati di contorno); dulcis in fundo, le operazioni di rimpatrio e regolarizzazione di capitali sono escluse dal novero delle segnalazioni di operazioni sospette ai fini della normativa antiriciclaggio.
Come non bastasse, lo Stato a questa torta golosa ha aggiunto anche i bigné delle aste pubbliche per la vendita dei beni confiscati alla mafia; così i fantocci prestanome dei clan, mentre i boss scontano il carcere duro, possono tranquillamente riportare quei beni tra i tentacoli della piovra. Come se il vero potere della mala non fosse la proprietà della ‘robba’ con cui controlla e estende il proprio dominio sul territorio e sui cittadini. Meno male che almeno la Regione Piemonte si è schierata in modo netto contro questo scempio della legalità proponendo di assegnare quei beni alle cooperative sociali come Libera.
Alla faccia della lotta dura senza paura contro la criminalità organizzata, apprendiamo che il governo lancia proclami mediatici, ma poi i poliziotti che hanno arrestato i boss Raccuglia (il più recente), Lo Piccolo e Provenzano hanno dovuto autotassarsi per avere gli strumenti adeguati per combattere la mafia.
I ricconi evasori intanto non 'scuderanno', ma continueranno a nascondere i capitali nei paradisi fiscali di Antigua, Cayman e isolette varie (attenzione, perché l’innalzamento dei mari può giocare brutti scherzi) o in qualche trust blindato in Svizzera o Lussemburgo.

Lo Stato, sceriffo di Nottingham. Come lo sceriffo della contea di Nottingham, acerimmo nemico di Robin Hodd, taglieggiava i cittadini per conto dell’usurpatore di Riccardo Cuor di Leone, principe Giovanni Senzaterra, così lo Stato italiano – attraverso un esecutivo che si vanta di non mettere mai le mani nelle tasche degli italiani (forse usa una lenza alla Tom Sawyer) – sottrae non solo i fondi contenuti nei conti dormienti presso istituti di credito o filiali della posta, ma ora addirittura quelli di polizze assicurative stipulate con i sacrifici di una vita.
Emblematico il caso di una famiglia di pescatori di calamari di Lampedusa: la madre, Vincenza Partinico, licenza elementare, nel 2005 con soldi guadagnati davvero con sangue e sudore, pensa ai 7 figli e stipula 7 polizze con Poste Vita, una per ciascuno, del valore pro capite di 14.000 euro. Totale: 98.000 euro. La signora Partinico ha avuto il torto di morire nel 2006. Lo Stato vorace vara una legge con effetto retroattivo (n.166, ottobre 2008) che stabilisce la caduta in prescrizione della polizza vita se nessuno la reclama entro 2 anni dal decesso del contraente. I fratelli Partinico, sapendo che Poste Vita attua la politica di non avvalersi della prescrizione per i 10 anni successivi alla morte del contraente, decidono di non intascare la somma. Ma quando Concetta, la più piccola della famiglia, nel marzo di quest’anno manifesta la necessità di accedere a quel gruzzoletto, Poste Vita, con imbarazzo, informa i fratelli Partinico che dei loro 98.000 euro non è rimasto un centesimo. Perché la legge 166/2008 altro non è che il famigerato ‘decreto Alitalia’, quello nato per salvare un’azienda che in tutto il mondo sarebbe stata lasciata fallire a causa dell’incompetenza dei manager ma che da noi è uno dei tanti eterni carrozzoni clientelari. Così, in nome dell’italianità, ai tanti fratelli Partinico dell’ex Balpaese (tra cui molti terremotati d’Abruzzo) lo stato ha rubato una cifra che Poste Vita, al cospetto di circa 5.000 casi, stima per difetto sui 30 milioni di euro.
Un’operazione che ha fatto impallidire lo sceriffo di Nottingham.

Quanto costa la benedizione silenziosa del Vaticano. I politici italiani poligami, divorziati, frequentatori di bordelli, cocainomani, spacciatori, spalloni di capitali italiani verso banche svizzere conoscono, se non la strada per il Paradiso, almeno il modo più sicuro per acquistare le indulgenze della Chiesa cattolica. Facile, basta dirottare i quasi 44 milioni di euro derivanti dall’8 per mille Irpef che i contribuenti hanno creduto di destinare a finalità umanitarie, volontariato o opere laiche. 10.586.000 euro spetterebbero ai ‘Beni culturali’, invece saranno utilizzati per completare o restaurare immobili ecclesiastici. 14.692.000 euro dovrebbero andare agli interventi post sisma in Abruzzo, ma si sa, la Divina Provvidenza ha fatto sì che le richieste siano partite prima del terremoto del 6 aprile 2009 e riguardino tutte opere ecclesiastiche.
Infine, governanti italiani brava gente, fare un discorso agli inutili vertici Fao procura buona immagine, ma poi gli 814.192 euro accordati alle associazioni umanitarie per il Terzo Mondo sono stati ritenuti dallo stesso Parlamento un insulto alla gente che soffre (17.000 bambini muoiono di fame ogni giorno e 300 milioni sono sfruttati come mano d’opera nel lavoro nero).
Il decreto che ripartisce i ricavi dell’8 per mille è stato firmato il 23 settembre dal presidente del consiglio, cavalier Silvio Berlusconi.

Postilla sulla sicurezza. La lotta alla clandestinità e ai reati commessi dagli stranieri è solo un ulteriore capitolo degli annunci mediatici di certa politica irresponsabile, politica che per intascare premi elettorali e economici, innesca pericolose derive razziste. Le cifre raccontano altre realtà. Su 10 reati commessi in Italia, 8 sono commessi da nostri connazionali. L’equazione immigrato=delinquente è falsa.
Nelle nostre sovraffollate e disumane carceri su 65.147 detenuti (dato aggiornato al 7 novembre 2009), 24.088 sono stranieri. La maggior parte ha commessi reati di poco conto e deve scontare pene inferiori ai 2 anni. Rientra quindi nella normativa Bossi/Fini (lg. 189/2002) che prevede l’espulsione e il rimpatrio per questo genere di pene (detentiva, anche residua, non superiore ai due anni; sanzione sostitutiva per condanne inferiori ai 2 anni). Lo stato italiano però, se il detenuto non dispone di denaro, non attua questa normativa sostenendo di non avere i fondi per pagare i biglietti aerei o per altro mezzo di trasporto (costo medio 200/300 euro). Ogni detenuto costa allo stato (al contribuente, quello che paga le tasse, ovvio) 200 euro al giorno. Così lo stato preferisce ‘risparmiare’ 300 euro, ma spenderne, se consideriamo, ad esempio, una condanna di un anno, 73.000.

Insomma lo stato italiano è un Robin Hood al contrario. Meglio, è come Superciuk, uno dei personaggi parodia creati dalla mente e dalla matita geniali di Max Bunker (alias Luciano Secchi).
Superciuk è uno dei più spassosi nemici di Alan Ford e del gruppo T.N.T., negli anni ‘70 (del 1900) rubava ai proletari per donare ai ricchi, simbolo, per lui reietto della società (netturbino comunale), di agi, ordine, eleganza, pulizia.
Non certo di nitore etico e morale, però.
Con Superciuk si rideva, con lo stato italiano che ruba ai cittadini soldi e diritti non resta che piangere.

Fonti: La Repubblica, ItaliaOggi, RadioRadicale, Altreconomia, Istituto di Ricerca dei Dottori commercialisti, CorriereEconomia

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