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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
“Stop agli idrocarburi, l’Italia sia leader per una moratoria mediterranea”
post pubblicato in Ambiente, il 22 gennaio 2012



Questo il ‘rivoluzionario’ invito che la Professoressa D’Orsogna ha lanciato al Senato italiano durante la sua prima audizione informale presso la Commissione Industria Commercio Turismo. 
Assenti sottosegretari e ministri, assente la politica abruzzese.

 
di HermesPittelli ©

 
 
L’immagine dell’Italia nel mondo è legata alle bellezze artistiche e ambientali, le nostre vere risorse. Se volessimo dimostrare davvero coraggio, l’Italia dovrebbe ergersi a capofila dei paesi mediterranei per una moratoria contro le trivellazioni off shore”. 
Gentile, ma diretta e determinata come di consueto, la Professoressa D’Orsogna conclude così, con una sorta di ‘sfida’, la propria audizione informale al cospetto della X Commissione permanente del Senato (Industria Commercio Turismo).

Invitata dai senatori siciliani Antonio D’Alì (PdL) e Cesare Cursi (PdL), la Scienziata dei Due mondi non si è fatta intimorire dal contesto e in 25 minuti ha sfoderato una lectio magistralis serrata ed efficace al cospetto di una quindicina di senatori attenti e in qualche frangente sorpresi dalle informazioni scientifiche sugli effetti ambientali ed economici delle attività petrolifere.
A parte Salvatore Tomaselli, senatore pugliese del Pd fautore di una proposta di moratoria per la salvaguardia del Mare Adriatico, gli altri presenti si sono stupiti di apprendere quanto inquinamento producano ricerca, estrazione,lavorazione e trasporto degli idrocarburi.
La Professoressa D’Orsogna, nonostante l’orario infelice (mercoledì 18 gennaio2012, ore 14.00) e la brevità del tempo a disposizione, non ha omesso un solo particolare scabroso delle sue ormai celebri conferenze attraverso la proiezione di slide esplicative.
Dalla cartina dell’Italia, con le numerose aree sottoposte (dalla Laguna Veneta al Salento, dalle Isole Tremiti, alla Val di Noto, a Pantelleria) all’assalto dei petrolieri, alla tossicità dei fanghi e fluidi perforanti, dalla subsidenza (Venezia, Ravenna) agli incidenti spesso gravi (Manfredonia, Trecate, Genova, Golfo del Messico, Indonesia, Brasile, Nigeria) ma taciuti o minimizzati dai manager delle multinazionali, dal problema  della letale desolforazione attraverso i famigerati centri oli (Viggiano in Basilicata) alle piattaforme alle petroliere con desolforatore incorporato, i senatori, come diligenti studenti universitari hanno ascoltato con attenzione quelle informazioni che cittadini e ambientalisti italiani hanno imparato a memoria grazie all’incessante impegno scientifico e civile della scienziata abruzzo-californiana.

Curiose coincidenze: mentre la Professoressa stava per cominciare il proprio intervento, i vertici di Assomineraria telefonavano per rivendicare il diritto di replica; la nave da crociera Concordia, spiaggiata come un povero cetaceo, metteva a rischio l’ecosistema dell’isola del Giglio, eslodeva un metanodotto, il governo tentava di liberalizzare anche ‘trivella selvaggia’ (ma il ministro per la Tutela del Territorio e del Mare, Clini, smentiva prima attraverso una nota scritta e poi in diretta tv dagli studi di La7, anche se si attendono ‘trucchi di coda’ all’italiana), Paolo Scaroni, a.d. di Eni, felice per la missione in Tripolitania assieme alla ‘strano’ premier Monti, dalle pagine di La Repubblica rilanciava la vocazione internazionale di ricerca ed estrazione idrocarburi del cane a sei zampe “per soddisfare gli insaziabili appetiti dei 300.000 azionisti” e lamentadosi per l’italico divieto di trivellazione off shore fissato a 12 miglia marine; a suo dire, uno scandalo che non trova uguali nel mondo.
Come sempre, il super manager mente sapendo di mentire (la menzogna fa parte integrante delle strategie di Eni e delle companies dell’oro sporco): negli Stati Uniti infatti (Golfo del Messico a parte) è addirittura di 100 miglia!
Proprio questa informazione ha suscitato il massimo scalpore tra i senatori, assieme al triste esempio della Basilicata: 20 anni di scempio da parte di Eni e Total per diventare la regione più povera e più malata d’Italia (qui il tasso di tumori infantili è doppio rispetto al resto d’Europa).
La Professoressa ha incalzato gli astanti senza soluzione di continuità: “Petrolio uguale ricchezza per i popoli? No, solo per i petrolieri, si tratta di una forma di speculazione. Produrre un barile costa circa 11 dollari e ne frutta circa 100, il profitto resta tutto in tasca ai petrolizzatori. Dobbiamo decidere una volta per tutte il nostro modello di sviluppo, come la Florida negli Usa che rifiuta il petrolio per tutelare ambiente e turismo. Per restare ad un esempio italiano, dobbiamo optare tra il modello Taormina e il modello Gela; le vie di mezzo e i compromessi sono incompatibili”.

Il presidente di commissione D’Alì e il senatore Tomaselli hanno balbettato con imbarazzo che già difendere l’area di (sedicente) sicurezza delle 12 miglia è sempre un’impresa di stampo cavalleresco, perché la lobby del petrolio ha molti scaltri amici infiltrati in Camera e Senato che ad ogni nuovo decreto legge tentano di inserire articoli per abrogarla o riportarla almeno a 5 miglia. Quasi inutile segnalare ancora una volta il nome della senatrice Simona Vicari, anche lei siciliana e pidiellina, ma fiera paladina dei petrolizzatori.
D’Alì e Tomaselli, quasi con mesta rassegnazione, hanno anche evidenziato quanto sia complicato lanciare l’iniziativa di una moratoria mediterranea “perché questo sconvolgerebbe interessi commerciali di singoli paesi e trattati internazionali, difficili da armonizzare”.
La Professoressa D’Orsogna però ha rilanciato: “La politica italiana cominci allora da una moratoria per l’Adriatico e per sospendere nuove concessioni in Basilicata e nelle aree e parchi già istituiti”.

Non sono intervenuti ministri, né sottosegretari. Peccato, hanno perso un’occasione unica (forse, non irripetibile). Monti e i suoi scudieri avrebbero imparato come curricula e masters prestigiosi non servano per promuoversi con un velo di arrogante snobismo su giornali, tv o alla Borsa di Londra, ma per creare vera democrazia e progetti per il bene comune. Assenti ingiustificati, ma anche questa non è più una notizia, i politici abruzzesi.

Osservando Piazza Navona e Fontana di Trevi, Maria Rita D’Orsogna, al tramonto di questa giornata comunque storica, mentre al cellulare rispondeva paziente a numerose interviste, ha sussurrato:
Dal passato abbiamo ereditato senza merito tutta questa Bellezza,
noi cosa lasceremo alle generazioni future?
”.


 

Obama chiede misure contro i cambiamenti climatici, il governo italiano li nega. Per decreto
post pubblicato in Diario, il 7 aprile 2009

(e il sindaco di San Francisco scrive una mail ‘verde’ a quello di Parma)




di Hermes Pittelli ã

 
Berlusconi non si (ci) concede tregua. “Io e Obama? Identità di vedute su tutti i temi”. Dopo aver brillantemente risolto grazie al telefonino presidenziale una potenziale crisi tra la Nato e la Turchia, il Cavaliere assicura: “Anche sulla tutela dell’ambiente, Italia e Usa hanno le stesse idee”.

Ma Obama lo sa? Perché, un conto è raccontare leggende metropolitane al popolino italico grazie a scriba compiacenti, altra faccenda ‘intortare’ leader internazionali che si fidano di collaboratori scientifici forse un po' più preparati e attendibili.

Così, suscita sorpresa, tra coloro non completamente soggiogati dalle gag alla Alvaro Vitali al G20 di Londra (altro che strategia pop, come scritto dal Corriere della Sera), auscultare le sempre audaci dichiarazioni del premier sullo stato di salute del pianeta.
Strano, perché mentre l’immenso (il confronto è con i nostri lillipuziani politicanti) Obama parla senza ombra di dubbio della priorità mondiale di scongiurare il surriscaldamento terrestre e i cambiamenti climatici causati dallo scriteriato atteggiamento dell’uomo, il nostro Senato approva una mozione del governo che nega questa realtà acclarata.
Il legame tra aumento della temperatura e concentrazione di CO2 non sarebbe chiaro, il livello degli oceani non aumenterebbe a ritmo preoccupante, le calotte polari e i ghiacciai non si stanno sciogliendo e se anche tutto questo fosse vero, il governo risolve il trascurabile fastidio con un decreto che nega l’evidenza. Oplà, il problema è risolto. Un governo decisionista, un governo formato da veri uomini del fare, un governo che non può tollerare le farneticazioni di uno sparuto gruppo di scienziati bolscevichi, soprattutto se possono inficiare la validità di certi business plan orientati alla cementificazione selvaggia, alla costruzione di centrali nucleari, di inceneritori, di Tav, Ponti universali, centri olii, all’aumento di produzione di automobili inquinanti. Una vera congiura ambientalista, da debellare con ogni mezzo.

Barack afferma di voler ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per riportarle ai livelli del 1990, un’apertura al protocollo ambientale di Kyoto sempre osteggiato da quel gran genio del suo predecessore; afferma di voler varare stategie ambientali basate sulla riduzione degli sprechi di energia e la sua ottimizzazione, sulla bio architettura, dichiara di voler accontentare i giovani che gli chiedono un mondo libero dalla minaccia nucleare bellica.
In Italia non giunge eco, o attenuata e opportunamente corretta, di questi discorsi, troppo impegnati a commentare al Bar Sport le imprese berlusconiane, le sue irresistibili battute e la crisi della Rossa (non dei rossi, ormai stinti ed estinti) che quest’anno proprio non va.

Il clima cambia mettendo a rischio gli ecosistemi, l’equilibrio naturale del pianeta, la salute e la vita degli esseri umani? Non Italia, in Italia lo neghiamo, nero su bianco (non è una barzelletta 'arcoriana' su Obama) con un bel decreto proposto da colti scienziati quali il primo firmatario Antonio D’Alì (addirittura presidente della Commissione Ambiente di palazzo Madama), coadiuvato da Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria del Senato (ah, ecco…), dal presidente della Commissione Istruzione e beni culturali (poveri noi!) del Senato, Guido Possa, e da altri trentaquattro senatori. Naturalmente, a sostegno della sciagurata tesi, verranno probabilmente citati 'alcuni' eminenti studiosi; peccato sia facile risalire, sempre tramite la vituperata rete, ad una coincidenza curiosa: gli scienziati negazionisti sono al soldo della multinazionale Exxon (la più grande multinazionale mondiale del petrolio, olé) e sono praticamente gli stessi che, sempre dietro lauto compenso (soldi di Big Tobacco, multinazionale del tabacco), esprimevano dubbi sul nesso tra consumo di sigarette e cancro ai polmoni. Siccome, all’ignoranza rivestita da tracotanza e furbizia non c’è limite, i cervelloni del governo aggiungono anche facezie del genere: “L’aumento della temperatura terrestre di qualche grado non può fare altro che migliorare la salute delle persone e l’andamento dell’economia”. Come dire, citando il Grande Capo per referente parallelismo, che Mussolini spediva i suoi oppositori in allegri villaggi vacanze.

I politici italiani sono scientificamente ignoranti, vogliono scientificamente rimanere abbarbicati alle loro lacune e soprattutto scientificamente elaborano i loro loschi progetti di business che nulla hanno da spartire con la ‘Politica’ (dal greco antico: arte di governare la polis, la città, la comunità; volendo allargare il concetto: arte del saggio e buon governo).

E poi cosa accade? Una notizia che forse avrete scovato sul web, magari sul sito del coriaceo Professor Montanari, ma che come sempre è sfuggita (è stata volutamente occultata) ai grandi media nazionali, quelli autorevoli, quelli che consentono al popolo italico di formarsi un’opinione autonoma e precisa: il sindaco di San Francisco (noto guerrigliero ambientalista) ha scritto una mail al suo omologo di Parma, invitandolo a riconsiderare la decisione di costruire l’ennesimo mortale inceneritore per risolvere il problema dei rifiuti. Forse, visto che noi italiani abbiamo problemi con la nostra stessa lingua, ci siamo trovati in difficoltà con la mail scritta in inglese (questo il link del testo integrale, per chi volesse cimentarsi nell’ardua impresa:
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1704&Itemid=68 ).

Per chi ama il sano, rilassante ozio, ecco la versione tradotta:

“di Gavin Newsom

Caro Sindaco di Parma,

Sono profondamente preoccupato nell’apprendere che Parma sta considerando l’incenerimento degli scarti dei suoi cittadini come un sistema di gestione dei rifiuti. Come sindaco di una città grande, geograficamente complessa e fisicamente costretta desidero portate alla sua attenzione il successo di San Francisco: noi ricicliamo e compostiamo il 70% del flusso dei nostri rifiuti.

Dal nostro rifiuto organico noi creiamo un compost che è fortemente richiesto, che arricchisce il nostro terreno, che ci fa risparmiare acqua, che riduce il ricorso a pesticidi e fertilizzanti mentre fissa l’anidride carbonica sottraendola all’atmosfera. In più, ci fa ottenere splendidi prodotti. In precedenza tutto questo finiva in discarica. Ma l’incenerimento ha impatti ancora maggiori e più negativi sull’atmosfera.

Parma è al centro della regione Emilia Romagna, patria di alcuni dei cibi più famosi e prelibati al mondo. Questo ben di Dio agricolo è l’eredità che avete avuto dal vostro terreno e dai vostri contadini. Negli Stati Uniti San Francisco è ugualmente un centro di produzione agricola ed alimentare. Qui i nostri rifiuti ci forniscono il più ricco dei compost organici per la frutta, per la verdura e per i vini biologici.

Io esorto il sindaco di Parma a venire a visitare San Francisco, così come hanno fatto oltre cento sindaci in occasione del World Environment Day nel 2005. A lui mostrerò personalmente come recuperiamo, a nostro beneficio, oltre il 70% dei rifiuti che produciamo.

Ciao,

Gavin Newsom”.

Ecco, quando davvero dovremmo prendere lezioni dagli americani. Ma senza essere sempre e comunque succubi della presunta superiorità statunitense e provinciali nell'approccio ai problemi, se il sindaco di Parma e gli altri amministratori della cosa pubblica, correi della criminale strategia pro inceneritori, volessero redimersi e imparare senza affrontare lunghe e faticose trasferte, potrebbero recarsi nelle località che fanno parte della rete dei Comuni Virtuosi (http://www.comunivirtuosi.org/).

Qui, in Italia. Incredibile, vero?

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