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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Primo Levi, la fantascienza contro la realtà capovolta dei lager
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 16 settembre 2016

 

 di Hermes Pittelli ©

 

 I romanzi gialli o noir, nella accezione più moderna, nelle mani di alcuni grandi romanzieri, sono uno strumento critico, una sorta di cavallo di Troia letterario, per analizzare al microscopio e per sferzare senza sconti la società contemporanea, le sue intollerabili ingiustizie, i suoi vizi capitali inconfessabili.

Simenon e Scerbanenco sono maestri e 'mostri' riconosciuti in questo espediente letterario.

Esiste poi il ramo fantascientifico della faccenda che si propone il raggiungimento dello stesso obiettivo, trasportando in un futuro più o meno lontano situazioni e personaggi reali, opportunamente mimetizzati, per bacchettarli a dovere. In questo caso, si parla di romanzi distopici o cacotopici, a seconda delle personali simpatie per John Stuart Mill o Jeremy Benthan, rispettivi inventori dei due neologismi, termini entrambi opposti dell’utopia dei sognatori di buona volontà. Citare 1984 di George Orwell appare doveroso, più che scontato.

La necessaria e un po’ vaga premessa torna utile per introdurre un discorso forse sorprendente sulla produzione letteraria meno nota di Primo Levi.

Si tratta delle ‘Storie Naturali’ (ma anche altre storie…) che il chimico torinese, scampato al lager di Auschwitz, cominciò a scrivere in contemporanea alla sua opera prima, ‘Se questo è un uomo’ (1946).

Misteriosamente, la raccolta fu pubblicata da Einaudi (il quale inizialmente rifiutò di dare alle stampe anche il romanzo, ndr) solo 20 anni dopo, nel 1966 (tra l’altro, firmata con lo pseudonimo Damiano Malabaila), fatto che ha spesso contribuito a considerare questi racconti frutto di un momento successivo, magari legato ad un’ispirazione meno debordante o un’esigenza calante di continuare a sondare le cause che avevano scatenato la ferocia nazista in Europa.

Il titolo e il contenuto del primo racconto ‘I mnemagoghi’, i suscitatori di memorie, protagonista il dottor Morandi (“per mia natura non posso pensare che con orrore all’eventualità che anche uno solo dei miei ricordi abbia a cancellarsi”), chiariscono subito la poetica e il traguardo di Levi. Nessun cedimento al ‘divertimento’ letterario, nessuna parziale concessione all’oblio degli orrori patiti, quelli che rendono incompatibile l’esistenza di Dio, con l’esistenza dei campi di sterminio.

Questa ‘rivelazione’, questa veste di narratore di storie brevi, non può che palesarsi al Convento di San Francesco nell’ambito del festival culturale Pordenonelegge17, grazie ad una ispirata lectio magistralis del professor Francesco Cassata, storico della Scienza (autore del saggio ‘Fantascienza?’, Einaudi).

Nel 1971, appare ‘Vizio di forma’, ancora racconti, ancora con l’ingrediente fantascientifico ad amalgamare i colori delle tele immaginifiche dell'autore; una conferma che il ‘laboratorio narrativo’ parallelo di Levi è rimasto attivo per tutta la sua carriera di scrittore. Levi si considera prima di tutto un uomo di scienza, uno studioso di chimica, solo in seconda battuta un artigiano di lettere. Per questo si getta anima e corpo al lavoro in un laboratorio chimico del capoluogo piemontese, mentre nei ritagli di tempo si dedica alla scrittura, anche rinunciando alle pause pranzo o al meritato riposo.

Primo Levi va poi nelle scuole e incontra i suoi compatrioti per tentare di spiegare, forse a se stesso in primis, cosa mai siano stati il nazismo e la ShoahPer questo ha scelto di cimentarsi  con la fantascienza, in aggiunta alla testimonianza diretta; perché se è stato possibile un totale rovesciamento della realtà e dell’umanità come l’abominio dei lager, solo la science fiction può rimettere a posto le cose, ristabilire l'ordine naturale dell'Universo.

Lo conferma lui stesso nel corso di un’intervista apparsa nel 1966, nella quale parla del ruolo fondamentale della memoria e del ruolo ‘anfibio’ della scrittura; si rende conto di essere considerato un sopravvissuto, uno scampato, ma rifiuta di essere etichettato e imprigionato una seconda volta in quel ruolo, rivendica la sua volontà e il suo diritto di esprimere anche altri aspetti della sua identità di uomo e autore. Colpisce la sua ferrea determinazione nel legare la prosecuzione della sua esperienza letteraria alla accoglienza che i suoi racconti riceveranno presso la critica e soprattutto al successo o meno presso la platea dei lettori. 

Primo Levi ritiene le sue storie brevi pilastri della sua produzione narrativa.

In tre racconti in particolare - ‘Angelica Farfalla’, ‘La bella addormentata nel frigo’ (nel quale anticipa la criogenesi e il malato sogno dell’immortalità garantita per via scientifica, ndr), ‘Versamina’ – l’Uomo di Torino parla in modo nemmeno troppo velato degli esperimenti su cavie umane perpetrati nei laboratori dei campi di sterminio; per Levi invece il laboratorio è sì il luogo sacro della Scienza, ma legata in modo indissolubile alla ricerca della Verità attraverso la stella polare dell’Etica. Non a caso, ammira un giovane patologo di nome Renzo Tomatis (uno dei pochi scienziati a battersi davvero contro l’inquinamento, per la tutela della Salute e dell’Ambiente), per il quale si fa garante presso il solito Einaudi, al fine di garantire al giovane ricercatore la possibilità di pubblicare il frutto dei propri studi.

Levi si interessa senza posa al mondo della ricerca, trae ispirazione per i suoi racconti anche dalle teorie di Achille Maria Dogliotti, il primo a ipotizzare la circolazione ematica extracorporea

In tutti i racconti di Levi non mancano mai ancoraggi e riferimenti alla scienza, alla sua terribile esperienza di deportato, all’imperativo categorico che ogni progresso tecnologico debba sottostare alla legge morale non scritta. Forse non è erroneo azzardare che anche lui abbia anticipato di decenni i temi divenuti ormai addirittura salvifici nel III millennio del rispetto della dignità umana, della tutela della Salute e dell’Ambiente.

Primo motore dell’ispirazione di tutta la sua produzione letteraria resta però, come nella tragedia shakesperiana Macbeth, il mondo alla rovescia della criminale persecuzione nazista, con la codardia e l’ignavia dell’Europa intera. Un mondo dominato dalle passioni oscure e dalla violenza, dove anche il bene per trionfare passa attraverso la sconfitta chiamata vendetta, senza che i malvagi, nonostante siano tormentati dagli spettri del rimorso, giungano mai ad un vero pentimento.

Il Male è dunque solo un Vizio di forma?

Nella storia ‘Ammutinamento’, Clotilde dice: “tutto quello che cresce dalla Terra e ha foglie verdi, è gente come noi”. Forse, solo ristabilire il ruolo e il posto dell’Uomo all’interno dei cicli della Natura, potrà redimerlo e salvarlo.

Soprattutto da se stesso

Anche i politici italiani leggono, ma non imparano (e polemizzano)
post pubblicato in Ambiente, il 1 giugno 2010
La Professoressa D’Orsogna scrive un articolo sulla senatrice palermitana Simona Vicari, sostenitrice di un’economia basata su petrolio e inceneritori.
Da Palazzo Madama qualcuno si connette al blog della Scienziata californiana e dopo qualche ora misteriosamente compare un commento firmato ‘Stefania’ che si scaglia contro “l’ambientalismo di tendenza sinistroide”.
Vaglielo a spiegare che salute e ambiente libero da inquinamento sono valori universali...


di Hermes Pittelli
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 Anche i politici italiani (e i petrolieri) leggono. 
Ebbene sì, frequentano i blog degli attivisti e degli Scienziati che si battono per la tutela dell’ambiente e della salute.
Nonostante questo, non si ravvedono sulla via di Damasco.
Dal punto di vista di chi fa business con gli idrocarburi (ancora per poco, belli!) è quasi una condanna esistenziale, resta invece lo sconcerto per la totale mancanza di comprensione da parte di chi dovrebbe rappresentare e tutelare il bene comune.
La Professoressa D’Orsogna lo scorso 22 maggio in un post sul proprio blog ci ha raccontato la vicenda di una senatrice italiana che, ospite del convegno di Assomineraria, forse per eccesso di cortesia, si è lanciata in una elegiaca arringa pro petrolieri; ventilando riforme parlamentari in favore della ‘vessata categoria’.
La scienziata abruzzocaliforniana ha evidenziato come sempre le clamorose incongruenze di alcune tesi sostenute nel discorso.
La senatrice in questione si chiama Simona Vicari, laureata in architettura, palermitana, senatrice della Repubblica, fa parte della Commissione Industria di Palazzo Madama.
Ebbene l’architetto siculo sostiene che i poveri petrolieri italiani rischiano l’indigenza a causa di ‘lacci e lacciuoli burocratici’; di royalties troppo alte in rapporto ai rischi minerari, mentre in Norvegia, Inghilterra, Danimarca non sarebbero applicate tasse sulle attività estrattive; la senatrice propone quindi di ovviare a questi impedimenti che soffocano l’imprenditorialità di industriali seri, pronti ad agire nel rispetto della tutela ambientale e con le più elevate misure di sicurezza, attraverso una rivoluzione in tre fasi:
1) una semplificazione delle procedure autorizzative oggi in vigore;
2) una rivisitazione dei prelievi fiscali e dei meccanismi di ridistribuzione sui territori coinvolti;
3) affidamento delle competenze di controllo e autorizzazione ad un’apposita agenzia.

Argomenti che sembrano una copia conforme della relazione con cui Claudio Descalzi ha infiammato la platea della potente lobby mineraria; solo che Descalzi, laureato in fisica ed esperto di igegneria, è il presidente di Assomineraria, nonché vice presidente di Confindustria Energia e, ciliegina sulla torta, direttore generale di Eni Spa.
Mentre la senatrice Vicari dovrebbe ergersi a paladina del popolo italiano.

Per questo la Prof. D’Orsogna si è permessa di rammentare che il petrolio con ambiente, agricoltura, pesca, turismo, salute non ci azzecca proprio: del resto in California sono gli stessi petrolieri che per legge (la celebre Prop65) avvisano la popolazione che estrazione e raffinazione di idrocarburi rischiano di causare tumori vari. Per tacere poi dei disastri tipo golfo del Messico o nei confini italici, la ‘meschina’ (come direbbero a Palermo) Val D’Agri.
Ma la senatrice sembra ignorare non solo questi fatti, ma anche l’esistenza di royalties molto salate in Norvegia, Danimarca e Inghilterra, informazione garantita dall’Economist, mica dal bollettino del mercatino rionale.
Come sembra ignorare che la ricostruzione post bellica fu possibile soprattutto grazie al Piano Marshall e non certo all’Eni, le cui operazioni off shore sono state causa dell’alluvione in Polesine e della subsidenza di cui soffrono ancora oggi Ravenna e la costa ravennate.

Ma il 'giallo' si concretizza quando sul blog della Scienziata compare un commento firmato da una misteriosa Stefania che si scaglia con veemenza contro la Prof. D’Orsogna.
Il mistero è fitto perché questa signora si è loggata da Palazzo Madama, sede del Senato italiano.
A meno che non si tratti della corregionale e compagna di compagine politica (PdL) Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente (altra simpatizzante di petrolio, inceneritori e 'carbone pulito'), intervenuta motu proprio per difendere le posizioni della collega.

Comincio dalla fine del commento vergato elettronicamente da Stefania: “Non serve fare stupido allarmismo se incompetenti. Bisogna costruire progetti razionali lasciando fuori beghe politiche e personali”.
Non si sa se ridere o piangere; preferibilmente la seconda opzione.
Maria Rita D’Orsogna potrà anche non risultare simpatica a qualcuno, ma sulla competenza scientifica e professionale non si può discutere (infatti, perfino i tecnici Eni hanno dovuto ritirarsi con la coda tra le ‘zampe’); la fantomatica Stefania invece non fornisce curriculum, né spiega quali sarebbero i ‘progetti razionali’.
Sulle beghe politiche e personali invece c’è proprio da sganasciarsi, perché la Scienziata vive e lavora in California, stipendiata dalla CSUN, non ha tessere di partito né amici imprenditori, e il suo credo ‘politico’ si basa solo su tre pilastri: democrazia, meritocrazia, onestà (in alphabetical order).

Altre considerazioni in libertà: solo la 'furbizia' di connettersi dal senato italiota per poi vomitare schiocchezze sotto falsa identità dovrebbe fornirci l'indice di 'qualità' della classe politicante.
Per esempio, al governo c'è chi con un unico 'colpo di genio' risolve i problemi della scuola e del turismo. Oplà, cittadini sempre meno scolarizzati (che poi se hanno cultura e sviluppano autonomo ragionamento diventano pericolosi) e vacanze perenni: l'Italia del III millennio!
Tra l'altro, visto che questa maggioranza e questo esecutivo ad ogni occasione non fanno che sproloquiare di turismo quale risorsa strategica per la nostra economia,  chiedo se faccia parte del pacchetto la visita guidata a piattaforme, raffinerie, inceneritori e centrali nucleari.

Eh, signora mia: Stefania o Simona, fa lo stesso. Gli stranieri non hanno l'anello al naso come gli indigeni ormai con la scatola cranica vuota grazie al vuoto della scatola televisiva; agli stranieri non basta che appaia qualche tizio in video, il quale senza nessuno che gli faccia domande dica: "tutto va bene, il sole splende, l'aria e il mare sono puliti", anche se la realtà è esattamente contraria. Gli stranieri vedono, non tornano e soprattutto poi diffondono informazioni.
In questo periodo, come Ella certo saprà, una delegazione norvegese è in missione esplorativa sulla costa vastese: sono rimasti incantati dalla bellezza dell’ecosistema locale e dallo straordinario livello enogastronomico.
I norvegesi non cercano il petrolio né le piattaforme qui da noi (ne hanno in abbondanza a casa loro), ma il mare incontaminato e il pesce buono (senza mercurio, né idrocarburi).
La signora Stefania scrive di non essere riuscita a concludere la lettura del post, forse perché disabituata ai fatti e alle verità scomode (un virus che in Italia sta mietendo più vittime della pandemia da febbre suina nel mondo): quelle che di solito ci costringono a fare i conti con la nostra coscienza e ad agire per il bene comune; se abbiamo un briciolo di onestà, almeno intellettuale (non chiedo troppo).
Sul “delirio da ambientalismo sinistroide”, ha risposto la Professoressa: “ambientalismo di tendenza californiana, più che sinistroide”.
Tirare fuori la storiella degli idrocarburi indispensabili (secondo Stefania, la razza umana rischia di tornare all’età della pietra focaia), mentre gli idrocarburi sono al canto del cigno è patetico; come voler insegnare l'educazione a un bambino scoraggiando presunti atteggiamenti sbagliati con la minaccia dell'arrivo del lupo cattivo.
La signora Stefania, visto che frequenta il senato, certo avrà accesso a media e documenti molto più ampi e dettagliati di quelli a disposizione di un normale cittadino: quindi si sarà accorta che la Cina da lei citata sta investendo somme enormi nel fotovoltaico e nell'eolico.
Tra l'altro, proprio il colosso orientale si fa progettare intere città ecosostenibili da un gruppo di architetti italiani.
Ma Stefania saprà anche questo.

Agli italiani che usano il suv (ma poi dichiarano di essere indigenti) per raggiungere l'edicola a 10 metri da casa non farebbe poi male un ritorno alla pietra focaia; anzi; personalmente li obbligherei per legge a spostarsi solo in bicletta, a piedi, a dorso di mulo quando mi sento generoso.
Alla gentile Stefania, suggerirei che il problema non è il modo di ragionare della Professoressa D'Orsogna (magari potessimo trovare anche solo un politico italiano così intelligente, preparato, onesto, completamente libero da vincoli familistici e clientelari), il problema è continuare ad avere una visione limitata e acefala della realtà, da tradursi nell’elementare binomio destra/sinistra (tra l'altro, già defunto da almeno 20 anni, come da referto obitoriale firmato da Norberto Bobbio).
Un binomio triste che però appassiona ancora qualche italiano nostalgico del campanilismo tra Comuni o tra guelfi e ghibellini; senza accorgersi che la politica italiana è solo la terra incantata dei ladri di Pisa (si litiga di giorno a favore di telecamera, per spartirsi il bottino di notte alla faccia dei cittadini e degli interessi pubblici).

Cara Stefania, la Professoressa D’Orsogna si diverte a propagare stupido allarmismo? Abbiamo tecnologie in continuo miglioramento?
Dunque, al senato non è giunta la notizia del disastro ambientale causato nel Golfo del Messico dai petrolieri della British Petroleum (incapaci e corrotti, Obama dixit)...
Forse lì non siete connessi a Gogol News!

Dove sono i progetti razionali di cui parla?
Magari certificati da Veronesi (lo smemorato d’Ippocrate che in tv va berciando di inceneritori quali impianti a zero emissioni) o come Angela Senior che sbertuccia l'eolico, ma dall'alto della 'sua scienza' non propone alternative (il nucleare?).

Stefania, lei sa che il piccolo bacino del Mediterraneo rappresenta solo l'1% dei mari del pianeta; stranamente però è il più inquinato. Forse perché qui si concentra il 20% del traffico mondiale delle petroliere che (senza includere i continui incidenti) riversano in acqua allegre e impunite ogni tipo di scarto e persino il 'risciacquo' delle cisterne.

Stefania/Simona, doppelganger a Palazzo Madama.
Roba buona per una puntata di Mistero;
non certo per un binomio Scienza/Politica davvero al lavoro per il bene dei cittadini.

Il maratoneta Dott. Montanari alla riscossa
post pubblicato in Scienza, il 11 dicembre 2009

Dopo un paio di mesi di resa apparente, il ‘discusso’ scienziato annuncia battaglia: “Chi diffama il mio lavoro e quello di mia moglie, la dottoressa Gatti, risponderà in sede penale”.
‘Forse’ la ricerca sulle nanopatologie ha indispettito i capataz dei business legati a inceneritori, cementifici, centrali a biomasse, fonderie, ecc. Il legale del laboratorio Nanodiagnostics spiega che esiste un ‘piano B’ (“E anche uno C”) nel caso il microscopio della discordia finisse all’Università di Urbino



di Hermes Pittelli ©


 “Prassi di stampo mafioso per imbavagliare la ricerca”.

Non usa mezzi termini l’avvocato penalista Corrado Canafoglia, legale del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, nel definire la strategia della diffamazione scatenata da qualche mese contro le figure professionali e anche umane della dottoressa Gatti e del dottor Montanari.
Quest’ultimo soprattutto, è finito sotto un tiro incrociato di presunti giornalisti e presunti esperti scientifici che, in particolare sul web, attraverso sedicenti siti d’informazione, lo accusano di essere un ciarlatano (spesso sbeffeggiato con l’epiteto di farmacista) e di millantare risultati scientifici non documentabili.

Da oggi basta. Per due mesi ci siamo in apparenza arresi, ma insieme al nostro legale abbiamo raccolto il materiale con cui ci infangano e soprattutto abbiamo individuato le fonti di questa campagna denigratoria. Sappiano che ora daremo battaglia nelle sedi deputate. A chi crede di averci ridotti all’impotenza dico, da vecchio maratoneta agonista, che non sono abituato ad arrendermi. Mai”.

Montanari, durante un ennesimo incontro con i giornalisti, sempre più sparuti, per illustrare il punto sulla vicenda del microscopio della discordia (quello acquistato grazie ad una campagna di raccolta fondi promossa nel 2006 da Beppe Grillo e oggi donato d’imperio dalla Onlus Carlo Bortolani all’Università di Urbino, ndr) si lascia sfuggire, amareggiato, ma non rassegnato: “Magari avessi fatto davvero il farmacista, come voleva mio padre…”. Un ‘cialtrone’ che a gennaio parlerà di nanopatologie all’Eliseo, un ‘farmacista’ cui la Cambridge Press sta chiedendo di scrivere un libro sull’argomento e la rivista ‘Scientific American’ un articolo.

L’avvocato Canafoglia smentisce tra l’altro, con alla mano documento ufficiale della Procura di Modena, la notizia su ipotetiche indagini penali a carico del dottor Montanari.

Il fatto nuovo è questo: il ‘famigerato’ microscopio Esem (costato 378.000 euro, tutti donati da privati cittadini che aderirono all’invito di Grillo e li destinarono in modo chiaro per la ricerca scientifica di Gatti/Montanari sulle nanopatologie, ndr) è ancora presso il laboratorio Nanodiagnostics. La ditta incaricata di effettuare il trasloco dello strumento a Urbino ha portato in sede gli imballaggi, ma non ha ancora eseguito ‘il ratto’. Strana procedura, visto che l’operazione era stata pianificata per la fine di ottobre.
Nel frattempo, l’attività scientifica del laboratorio è condizionata da questa spada di Damocle, perché non conoscendo il limite temporale per l’utilizzo del macchinario, non può assumersi la responsabilità di avviare nuove analisi o ricerche. Un intoppo che va a intaccare i risultati ottenuti fino ad oggi.
Infatti, grazie allo scoperta e allo studio delle nanopatologie, l’Italia è la prima nazione al mondo a riconoscere (per legge) gli effetti patogeni delle nanoparticelle sull’organismo dei militari o dei civili che si trovino a operare in aree geografiche teatro di conflitti o le persone esposte alle polveri provenienti dai poligoni di tiro militari.
Le ricerche condotte da Gatti/Montanari hanno appurato che la cosiddetta sindrome dei Balcani o esposizione all’uranio impoverito non sono letali per effetto della (modesta) radioattività, ma perché l’elevata temperatura di combustione prodotta dalla deflagrazione degli ordigni bellici origina nanoparticelle che si depositano nei tessuti e nelle cellule del corpo umano per inalazione.
Una deduzione, scientificamente accertata, che consente (o consentiva, almeno fino a quando il microscopio resterà sub judice) a tutti quei militari o civili reduci da missioni in territori sconvolti da guerre di ottenere giusti risarcimenti in denaro per sé o, purtroppo nella maggior parte dei casi, per la famiglie dopo il decesso delle parti lese.
La scorsa settimana il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero della Difesa a riconoscere 1 milione e quattrocentomila euro di risarcimento alla famiglia di un militare della provincia di Lecce, scomparso a 26 anni nel 2005; militare che aveva partecipato a numerose missioni in Kosovo da cui era rientrato definitivamente nel 2003. Una sentenza storica (dopo quella del Tribunale di Firenze del 2008, ndr) giunta proprio grazie agli studi e alle analisi compiuti da Nanodiagnostics.
Non a caso è la struttura scientifica cui fa riferimento e affidamento l’Osservatorio Militare italiano che assiste i soldati e le loro famiglie in questo tipo di vertenze legali. Più volte l’ex maresciallo dell’Esercito, Domenico Leggiero, attuale responsabile del comparto Difesa dell’Osservatorio, ha sottolineato l’importanza fondamentale del lavoro di Gatti/Montanari. E a chi spesso gli chiede perché l’Esercito non si rivolga a consulenti ‘altri’, magari a livello europeo o extracontinentale, Leggiero risponde disarmante: “Ma perché Nanodiagnostics è l’unico laboratorio scientifico a livello mondiale a condurre ricerche sulle nanopatologie”.

Senza dimenticare che la coppia Gatti/Montanari è l’unico baluardo per cittadini indifesi esposti ai terribili effetti delle nanopatologie causati da inceneritori, cementifici, fonderie, centrali a biomasse, centrali a combustione di olii pesanti. Tutte presunte attività imprenditoriali sponsorizzate dalla pseudopolitica italica (in toto) e da lobbies di artifici finanziari che poco hanno da spartire con un autentico spirito di creatività e d’intrapresa.
Forse Nanodiagnostics pesca i propri guai con ‘scientifico lanternino’, proprio perché mette in discussione attività industriali legate a fortissimi interessi di business (si parla di giri d’affari di miliardi di euro, ndr).
Nel 2007, ad esempio, furono le ricerche e gli interventi di Gatti/Montanari a scongiurare la costruzione di una centrale termoelettrica a biomasse nel comune di Orciano (in provincia di Pesaro, la stessa dell’Università di Urbino). Per pura coincidenza, la ditta che avrebbe dovuto edificare il ‘cancrovalorizzatore’ (i cui vertici sono oggi indagati per truffa ai danni della Comunità europea, ndr), annoverava come consulente scientifico l’Istituto di Chimica (Prof. Orazio Attanasi) dell’ateneo marchigiano, cui dovrebbe finire in dono il microscopio di Nanodiagnostics.

Beppe Grillo, il Masaniello ligure, è nel frattempo scomparso. Non si occupa più di nanopatologie e sul proprio democratico blog censura gli interventi sull’argomento e sulla coppia Gatti/Montanari. Strano visto che proprio lui, all’epoca dei suoi show cui invitava come divulgatore scientifico il dottor Montanari, tuonava in difesa della vera ricerca scientifica capace di smascherare gli intrallazzi dell’imprenditoria che mira solo al profitto in barba alla salute e agli interessi della collettività.
Strano anche l’atteggiamento della Onlus Carlo Bortolani la cui presidentessa, Marina Bortolani, che oggi giustifica la decisione unilaterale di ‘donare’ il microscopio all’Università di Urbino accusando Nanodiagnostics di non utilizzare lo strumento per i fini indicati dalla sottoscrizione popolare, abbia sempre evitato di rispondere ai continui inviti telefonici, per mail, addirittura tramite raccomandata del dottor Montanari per verificare di persona cosa avvenga nei locali di Via Enrico Fermi l/1.
Strano che la signora Bortolani, dopo aver definito sul proprio blog la Onlus dedicata alla memoria del padre, un semplice “collettore della raccolta fondi per l’acquisto del microscopio”, oggi si erga a titolare di un diritto che per statuto (all’articolo 4, ndr) spetta unicamente alla dottoressa Gatti: è la dottoressa l’unica figura che può decidere ubicazione e utilizzo del microscopio.
Strano che la Onlus Bortolani abbia prima aperto il conto dove far confluire i proventi della raccolta fondi alla banca Etica, salvo poi, improvvisamente e misteriosamente, trasferirlo alla Unipol; senza mai consentire alla coppia Gatti/Montanari la visione di un bilancio o di un estratto contabile.
Anche in questo caso il dottor Montanari fa ammenda per la propria “ingenuità”:
“Se avessi immaginato l’epilogo, non mi sarei mai lasciato sfuggire quel giorno a pranzo con Beppe Grillo e con il giornalista Matteo Incerti (Resto del Carlino) che era stato invitato e si era presentato con questa sua amica (la signora Bortolani, ndr) che preferivo, per trasparenza e pulizia morale, affidare i proventi della raccolta ad una onlus…”.
Strano anche constatare che la bufera contro Nanodiagnostics , per pura coincidenza, sia cominciata dalla fine del 2008 quando l’ingenuo maratoneta Montanari, era reduce dalla candidatura ad aspirante premier (alle elezioni politiche di aprile) nella lista civica Per il Bene Comune: un potenziale presidente del consiglio (boicottato da tutti i media nazionali, in barba ai diritti costituzionali e all’ipocrita par condicio, ndr) che nel proprio programma condannava in modo esplicito le grandi opere, tutte altamente inquinanti ma che prevedono commesse miliardarie per chi si aggiudica gli appalti.

Intanto, la sorte del microscopio resta in un limbo, affidato ad un ente astratto come l’Università pubblica di Urbino (all’epoca della raccolta fondi era privata, ndr) che non ha ancora chiarito “il progetto scientifico legato all’utilizzo dello strumento”. Insomma, un microscopio che alla Nanodiagnostics lavora 340 giorni all’anno, spesso anche di notte e che nelle Marche rischia di finire coperto di polvere e ragnatele.
Ma se, alla fine, l’Esem cambiasse davvero sede, ci sarebbe “un piano B”. E anche “un piano C”, annuncia con un sorriso misterioso l’avvocato Canafoglia. E' lo stesso Montanari a fugare le ipotesi, a qualcuno gradite, di un esilio all'estero: "Mia moglie ogni tanto propone questa soluzione. Ma per me avrebbe il sapore di una sconfitta. No, il campo di battaglia è questo e vogliamo vincere qui".

Strano paese l’Italia. Riconosce gli effetti patogeni delle nanoparticelle sui militari e sui civili in zone di guerra, ma non sui propri cittadini entro i confini nazionali; nega e ostacola la ricerca scientifica che tutela il diritto alla salute e alla salvaguardia ambientale.
Forse perché i diritti costituzionali di 60 milioni di persone non devono disturbare gli interessi privati di qualche centinaio di ‘grandi imprenditori e capitani d’industria’.

Scienza italiana pro inceneritori: “Lasciate che i pargoli vengano a me”
post pubblicato in Società&Politica, il 18 maggio 2009

Quando la ‘cultura scientifica’ si allea con la ‘politica ambientale’ che fa costruire gli inceneritori mortali. Il caso del Museo Leonardo di Milano



“... che possa esser nocivo? qualcuno ha un po’ paura. né zolfo, né diossine, l’Arpa ce l’assicura! E il frutto del vapore? Voi già lo sapevate, è avere un bel calduccio e luci illuminate ...”
(Filastrocca per bambini, filastrocca pro inceneritore Silla 2 nella foto. Filastrocca presente sui pannelli del Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo di Milano)

Documento dell’Arpa di Torino sull’incidenza tumorale nelle aree vicine ad un inceneritore.


di Hermes Pittelli ã

 In Italia ci lamentiamo e versiamo lacrime di coccodrillo per la morte della cultura scientifica e per la cronica carenza di fondi da destinare alla ricerca.

Ma bisognerebbe anche distinguere tra scienziati veri, onesti ed incorruttibili (la professoressa Gatti, il professor Montanari, la professoressa Maria Rita D’Orsogna emigrata, beata lei e poveri noi, in California.
Una precisazione: non curo la loro immagine, né il loro ufficio stampa. Non ne hanno bisogno: LAVORANO secondo etica e deontologia) e altri, lieti di servire ‘la ragion di Stato’ e indottrinare le masse con nozioni false e fuorvianti; dietro lauto compenso e grande visibilità mediatica.

Ancora più terribile quando vittime di queste strategie criminali sono i bambini e i giovani studenti delle scuole primarie e secondarie, i nostri figli, le generazioni di futuri cittadini, le leve del domani, se un domani sarà lasciato loro.

Il Museo Leonardo di Milano (http://www.museoscienza.org/), museo della scienza e della tecnologia, realizza in collaborazione con Amsa (http://www.amsa.it/) società del gruppo A2A (http://www.a2a.eu/gruppo/cms/a2a/, nato dalla fusione tra la municipalizzata di Brescia e quella ambrosiana e quotato a Piazza Affari) che gestisce raccolta e smaltimento rifiuti nel capoluogo lombardo, progetti con le scuole per divulgare amore per il sapere scientifico tra le giovani menti in formazione. Un intento nobile, che si distingue tra la miriade di progetti e attività che caratterizzano l’attivissimo museo scientifico meneghino, il più grande d’Italia.

Peccato che all’interno della sezione museale riservata al ciclo dei rifiuti siano stati allestiti dei pannelli che recano una raccapricciante e sconvolgente filastrocca pro inceneritore (nel caso specifico, l’impianto milanese Silla2, riprodotto con un plastico da far invidia a Bruno Vespa):

http://www.youtube.com/watch?v=BidcrAHRUCQ

Dunque, bisogna dare ragione una volta di più al professor Montanari quando parla di caramelle drogate distribuite ai bambini fuori dalle scuole per renderli da subito cittadini arrendevoli e manipolabili.

Spulciando, senza nemmeno troppo affanno, si scoprono notizie interessanti: Amsa gestisce l’impianto di ‘termovalorizzazione’ Silla 2 quello decantato nella idilliaca filastrocca e che viene fatto visitare ai bambini delle scuole, quello che esibisce report settimanali sulle emissioni in atmosfera con valori immacolati, ampiamente al di sotto dei limiti stabiliti dalla Legge (qui un esempio: http://www.amsa.it/emissioni/Riepilogo.htm); ma come dice il Professor Montanari, “stabilito dalla Legge, non significa tollerabile dall’organismo”.

Amsa, come abbiamo visto, è una società del gruppo a2a spa, gruppo che si occupa di produzione, distribuzione e vendita di energia elettrica, di distribuzione e vendita di gas, di produzione distribuzione e vendita di calore attraverso reti di teleriscaldamento, di gestione dei rifiuti, di gestione del ciclo idrico integrato; con un giro di affari sui 5.000 milioni di euro per un utile netto di circa 521.

Una società recente, la cui genesi non è priva di ombre, soprattutto per un’anomala proliferazione di poltrone e incarichi, tutti remunerati, quindi piuttosto costosi (Fonte Il sole 24 ore, mica il Manifesto).

La a2a controlla, tra le altre (circa una sessantina, come in un gioco di matrioske), anche Partenope Ambiente (la stessa che non era riuscita ad arginare l’emergenza rifiuti in Campania e che anzi aveva contribuito a crearla) la società che gestisce il glorioso impianto di Acerra, che ancora non funziona, ma gode dei benefici del truffaldino Cip6.

Il premier Berlusconi in persona si è congratulato con il presidente del Consiglio di Gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, per essersi aggiudicato l’appalto relativo al ‘termoutilizzatore’ modello, che secondo Bertolaso, capo della Protezione civile, dovrebbe fungere da apripista per i gemelli di Napoli, Santa Maria La Fossa (speriamo nel frattempo, di non finirci tutti, in una fossa) e Salerno.

E il cerchio si chiude, o meglio quadra: per i soliti noti.

La Repubblica ha rivolto 10 domande a Berlusconi sull’affaire Noemi; io, con molta più modestia, mi sono limitato ad inviare una piccola intervista al direttore del Museo Leonardo, Fiorenzo Galli (qui il suo curriculum vitae). Berlusconi non ha risposto a La Repubblica, il direttore del Leonardo, al momento, non ha risposto ai miei quesiti.

Pubblico l’intervista lasciando gli spazi vuoti, sperando che prima o poi, sia possibile colmarli con le risposte.

1) Gentile Direttore. Immagino sia padre di famiglia, immagino sia stato bambino anche Lei, immagino che anche per Lei non esista al mondo nulla di più importante della salute e della serenità dei bambini. Dunque, può spiegare per quale motivo all’interno del museo Leonardo da Lei diretto esiste un pannello con una terribile filastrocca pro’inceneritori? Ci rassicuri, ci dica che è stata una svista e che il pannello sarà rimosso, visto che il museo prevede progetti e visite da parte di giovani, ingenui, ignari studenti delle scuole primarie e secondarie.

R.

2) Come è possibile collaborare con la Società Amsa che organizza visite guidate delle scuole all’inceneritore Silla2? Come è possibile far credere ai dei bambini, cittadini del domani e risorsa del futuro del Paese, che bruciando tonnellate di rifiuti si ottenga fresca e salubre aria di montagna?

R.

3) Lei è laureato in politica economica e finanziaria, quindi forse non sa che in questi impianti, definiti con ipocrisia ‘termovalorizzatori’, finiscono sostanze nocive che sottoposte a combustione a temperature elevatissime originano altre sostanze e nanoparticelle ancora più pericolose e letali, responsabili di patologie cancerogene, in grado di causare la malformazione dei feti umani, in grado di devastare l’ambiente, inquinando falde aquifere e coltivazioni?
Se non crede a me può rivolgersi ai massimi esperti nel campo, Professoressa Gatti e Professor Montanari, che spiegheranno in modo esauriente che chimica, fisica e tossicologia non sono materie opinabili o da sondaggio su qualche rotocalco patinato con velleità d’informazione pseudoscientifica.

R.

4) Quindi, Le richiedo, dopo opportuna documentazione e verifica, se intende mutare la filosofia che ha ispirato la vergognosa esposizione della macabra filastrocca.

R.

5) Non basta, come fa Amsa, dipingere i propri camion di verde, mettere sul proprio sito foto di fiori e bambini sorridenti e parlare a vanvera di sostenibilità ambientale, per essere reali paladini dell’Ambiente. Le rivolgo, esimio Direttore, un’ultima domanda: Lei farebbe crescere i suoi figli in un territorio che affida lo smaltimento dei rifiuti agli inceneritori o che trivella anarchicamente il sottosuolo e le coste alla ricerca di improbabili eldorado petroliferi liberando nell’aria sostanze altamente tossiche in grado di deteriorare il Dna umano?

Direttore, La prego di rispondere. Se non a me, a coloro che mi leggono, almeno alla Sua coscienza.

Cordiali saluti (e salute).

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