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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Cronache californiane: Non tutto e’ oro…
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2009
Le raffinerie ci sono. Ma sono state costruite prima degli insediamenti urbani. E poi a Santa Monica, eliminano parcheggi per costruire campi da calcio!


di Hermes Pittelli ©



 Non tutto funziona al meglio. Anche a Los Angeles c'e' qualche magagna.
L’aeroporto internazionale e’ fonte di emissioni nocive non solo acustiche, ma anche gassose e di radiazioni.
Ma gli agglomerati urbani intorno alla struttura sono formati da case a basso prezzo, abitate da famiglie e persone con poche possibilita’ economiche che gia' contente di avere un tetto sulle teste si guardano bene dal sollevare problemi di tutela della salute e ambientale.
Procedendo sulla freeway oltre Venice Beach verso sud in direzione San Diego, all’altezza di Manhattan Beach si lambisce una zona di Los Angeles chiamata El Segundo (il secondo) ossia il secondo impianto del pionere del petrolio, poi multimilardario, John D. Rockefeller, costruito appositamento per la raffinazione del petrolio.
Di proprieta’ della Chevron, costola della Standard Oil di Rockeffeler quando nel 1911 la Corte Suprema gli impose di frazionare la sua creatura vorace e monopolista, e’ considerata una presenza storica, una gloria locale anche perche’ molti indigeni si sono arricchiti con questo business.
Una presenza che ha polarizzato l’arrivo di molti abitanti, consentendo all’area di crescere e svilupparsi. Una fonte di guadagno: infatti attraversando la freeway, di fronte alla raffineria e’ stato realizzato un meraviglioso ed esclusivo campo da golf.

Ma tornando agli aspetti edificanti, c’e’ da registrare a Santa Monica – localita’ che i residenti considerano indipendente e a se’ stante rispetto a L.A. – la presenza di un parcheggio a pagamento alimentato completamente da pannelli solari. La presenza di colonne multicromatiche fanno dell’edificio anche una specie di opera d’arte. Questo parking e’ sorto per ovviare alla riduzione dei parchimetri lungo le strade della rinomata localita’ turistica. Una contrazione richiesta espressamente dai cittadini, esasperati dall’invadenza e dal caos causati dall’eccesso di veicoli.
Qui non si sono verificate insurrezioni delle associazioni dei commercianti locali e l’amministrazione, la City Hall of Santa Monica, ha preso atto della volonta’ dei residenti e ha progettato la situazione alternativa, sostenibile, ecologica, economica.

Sempre a Santa Monica si trova il Photovoltaic Solar Port. Una banchina di pannelli solari con centraline in grado di ricaricare i veicoli elettrici. La diffusione di queste auto e’ al momento limitata (ma le ibride, soprattutto Toyota, spopolano) a cusa della terribile pressione lobbistica attuata dai colossi dell’industria automobilistica americana, quali la Ford. Ma la verita’ e’ che qui si sperimenta il futuro, si studiano i progetti per avere un futuro ecosostenibile. 
Questa stazione a pieno regime e’ in grado di generare 1,3 milioni di kw/h evitando la combustione di 600 tonnellate di carbone, 2.200 barili di petrolio grezzo, 12,8 milioni di metri cubi di gas naturale; elimina le emissioni di CO2, SO2, NOx. Attendiamo notizie dall’Italia.

E al posto dei parcheggi ‘tagliati’? Sulle aree liberate da asfalto e cemento, sono spuntati aree verdi e campi gioco (da calcio, da baseball, da football, ecc.).
In Italia i profeti della cementificazione selvaggia dovrebbero solo cospargersi il capo di cenere e prendere appunti.


Cronache californiane: le domeniche della Memoria
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2009


di Hermes Pittelli ©


 Spiaggia di Santa Monica, una domenica mattina come tante in quest'angolo di California.
Sole, aria primaverile, gruppi di ragazzi che giocano a beach volley, fanno jogging o pedalano sulle mountain bike. I piu' intrepidi si tuffano nell'Oceano.
Eppure dal
2003 ogni domenica su questa sabbia accade qualcosa di straordinario, ma poco in sintonia con il clima d'allegria spensierata delle famigliole che affollano il mercatino rionale (farmers' market) dei coltivatori diretti.
Al mattino presto residenti volontari e l'associazione californiana dei
veterani (reduci dei vari conflitti cui hanno partecipato gli Usa) per la pace allestiscono un cimitero con piccole croci lignee bianche e rosse per ricordare i caduti in Iraq e in Afghanistan, sia americani, sia iracheni e afghani (un fatto anomalo, a queste latitudini). Sotto ogni croce, un fiore una piantina una foto un biglietto, una frase dedicata alle vittime, con riflessioni sulle nostre vite, con una reale presa di coscienza sull'inutilita' crudele di ogni guerra, sulla falsita' delle motivazioni poltiche ed economiche che predicano la santita' e l'ortodossia dei conflitti.
C'e' un registro aggiornato con il censimento preciso sul numero e sull'identita' di tutte le persone che hanno pagato con la morte violenta il tributo agli intrallazzi della business politica (le cifre sono superiori alle 'stime governative' e includono anche i suicidi di chi non ha retto l'impatto agli orrori del conflitto sul campo).
Solo qui l'America puo' guardare in faccia quale sporco affare sia la guerra, quale sia il biglietto da pagare, senza le ipocrite censure dei media e delle istituzioni: foto nitide e spietate mostrano i cadaveri, i corpi straziati, le terribili menomazioni dei sopravvissuti.
L'hanno ribattezzato
Arlington West (Arlington e' il cimitero degli 'eroi' di Washington dove sono sepolti gli americani uccisi nei vari conflitti o gli uomini di stato come JFK) ed e' straziante il contrasto tra i turisti domenicali che sciamano rumorosamente e disordinatamente sul pontile a sinistra, l'apparizione di Malibu beach sulla destra e i tendoni del cirque du soleil alle spalle, mentre attraversi afono e meditabondo questo santuario della memoria sull'arenile e ascolti le note commoventi del silenzio che una signora americana con pareo arancione crea con il flauto, a piedi scalzi tra queste mille croci di legno.
Un cartello spiega che camminando un passo dopo l'altro per ogni vittima della guerra in Iraq ti fermeresti solo dopo aver percorso
190 miglia.
Prima di lasciarti nuovamente coinvolgere dal traffico della Main Street, tra i Suv dei ricconi e il lento vagabondare degli homeless in cerca di scarti di cibo o di una panchina dove dormire, un anziano veterano con baffi e pizzetto che devono avere attraverso piu' di una tempesta, ti scruta negli occhi e ti indica un cartello scritto a mano: 
"
Quanti morti ancora?".

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