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Idrocarburi, terremoti e la metafora del sacco
post pubblicato in Ambiente, il 12 giugno 2012


Schema di fracking in Texas, fonte Epa



di Hermes Pittelli ©

 
Fratturare la roccia per estrarre ‘preziosi’ idrocarburi, shale gas in particolare.
La traduzione, magari un po’ grossolana e semplicistica (giornalistica…), del termine inglese ‘fracking’ rende intuitiva e immediata la percezione di quanto questa tecnica estrattiva sia traumatica per il territorio nel quale viene praticata.
Con buona pace dei petrolizzatori e dei loro compari politici, tecnici, sedicenti studiosi indipendenti (stranamente sul libro paga delle multinazionali) negazionisti.

Insomma, a qualche scienziato catastrofista (Professoressa Maria Rita D’Orsogna, in primis), sostenuto come di consueto da una ‘minoranza’ di ambientalisti estremisti, è balenato l’insano sospetto che l’ondata di terremoti che sta martoriando l’Emilia e parte dell’Italia settentrionale abbia cause non proprio naturali. Un sospetto che si è diffuso anche tra chi è vittima diretta del sisma e possiede memoria storica e materia grigia funzionanti, non obnubilate dalle chiacchiere e dalla disinformazione interessata, propalate degli sciacalli predatori (le consuete cricche italiote di vario genere e specie).

In poche parole, si trivella uno strato roccioso di territorio, si iniettano fluidi (acqua, ma spesso cocktail misteriosi di sostanze chimiche) per aumentare la pressione in modo da indurre la creazione e/o propagazione della frattura e il gioco è fatto: le rocce si sbriciolano e dallo scrigno esce il tesoro. Peccato che questa felice pratica lasci in eredità contaminazione delle falde acquifere e micro terremoti. Ufficialmente, in Italia il fracking non è praticato dai petrolizzatori. Ufficialmente però è un avverbio vuoto e privo di valore. Come molte norme di tutela ambientale della salute sono prive di reale valore scientifico e medico (cfr. ‘termovalorizzatori’ per morire a norma di legge, come evidenzia sempre più disgustato il Dottor Stefano Montanari).
Peccato che proprio Maria Rita D'Orsogna, indagando da sola, abbia scoperto che la ditta Erg Storage, la stessa dello stoccaggio Rivara in Emilia, abbia utilizzato questa tecnica nel 2009 a Ribolla che non è un vino pregiato, ma un paesino toscano in provincia di Grosseto. Nel colpevole silenzio della politica, delle istituzioni, dei media.
In Italia, non esiste legislazione che regolamenti queste attivià. Del resto, siamo la repubblica fondata sul cane nero a sei zampe, quindi le opeazioni petrolifere sono pianificate, autorizate e controllate direttamente dall'Eni, da Assomineraria e compagnia cantante. Inutile perdere tempo e denaro spiegando tutti quei termini inglesi complicati alle popolazioni locali, inutile farsi intralciare dai lacci e lacciuoli della Costituzione e delle Leggi.

Sul tappeto, anzi al suolo, restano le macerie, i cadaveri e, soprattutto, domande e dubbi angosciosi, ai quali politicanti e tecnici non risponderanno o propineranno le consuete falsità. Sappiamo ormai a menadito la vera storia del petrolchimico italico, con tutto il suo carico di sfruttamento, distruzione ambientale,degrado sanitario e sociale: la dimenticata Basilicata vale davvero quale esempio e monito per tutti. L’Emilia Romagna è comunque regione di stoccaggio ed estrazione di idrocarburi; abbiamo rimosso, solo per citare un disastro, l’alluvione del Polesine e la subsidenza del litorale ravennate?
Ancora la scienziata abruzzocaliforniana rammenta un rapporto datato 12 aprile 2012 redatto da un gruppo di ricercatori (estremisti ideologizzati anche costoro?) dello US Geological Survey, il Dipartimento geologico degli Stati Uniti, sul numero di terremoti negli stati centrali americani: 50 nel 2009, 87 nel 2010, 134 nel 2011.
Un incremento progressivo proprio in aree fra Colorado, Ohio e Oklahoma ,sottoposte ad alta concentrazione di smaltimento di acque residue da fracking in pozzi dismessi. Come dice qualcuno, forse non esiste prova scientifica al di là di ogni ragionevole dubbio di correlazione tra fracking e terremoti, ma nemmeno del contrario. Mentre è noto a livello internazionale che in zone desertiche a bassa sismicità dell’ex Unione Sovietica l’intensa e prolungata attività estrattiva abbia causato terremoti di potenza spaventosa. Per la cronaca, all’interno della esile e traballante Unione Europea, Francia e Bulgaria (!), forse in omaggio al sano e proverbiale principio di precauzione, hanno messo al bando la tecnica del fracking.

In un paese come l’Italia, dall’assetto idrogeologico fragile al di là di mappe più o meno ragionate e indicative di rischio, appare una follia continuare a concedere permessi a cuor leggero per trivella selvaggia. Eppure accade ogni maledetto giorno. Clini e Passera, ambiente e sviluppo, procedono d’amore e d’accordo,tra affinità elettive e scambio di amorosi sensi. Come interpretare la retromarcia del divieto di attività petrolifere dalle già ridicole 12 miglia marine a 5 miglia dalle coste?
Come interpretare la bieca e ottusa volontà di puntare ancora tutte le fiches dell’approvvigionamento energetico su strategia obsolete, letali, ormai antistoriche (l’economia degli idrocarburi) rinnegando la via delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica che, piccolo particolare, potrebbe creare 250.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020?  

Inascoltato, ma infaticabile, ennesimo Don Chisciotte della Sofia, anche il Professor Salvatore Settis procede tetragono nella divulgazione della cultura attraverso libri, articoli, conferenze, appelli alla (in)sensibilità delle istituzioni. Quelle, le istituzioni, anzi le persone che le occupano abusivamente, fanno orecchie da mercante. Ma da mercato basso e levantino, orientato solo ad un lucro immediato, senza progettualità, senza prospettive, senza futuro. Da sempre, Settis, richiamando il contenuto inequivocabile dell’articolo 9 della Costituzione, propone l’accorpamento di tutela ambientale e tutela del patrimonio artistico in un unico ministero; per ragioni così lampanti che ci potrebbero arrivare perfino i politici o i tecnici italiani.  In proposito, basti pensare allo scabroso recente caso della potenziale discarica a 700 metri in linea d'aria di Villa Adriana nel Lazio.
Non è vero che l’Utopia (il Bene Comune) sia un’idea non realizzabile, è sufficiente trasformarla in progetto concreto. Diventa missione impossibile solo quando manca la volontà di base.

Ecco quindi che la metafora di Corona (Mauro, naturalmente: scalatore, scultore ligneo, scrittore di successo), uomo e artista friulano al di là di ogni sospetto, assurge a metafora universale della nostra stupidità e della nostra ignavia, di cittadini pavidi lieti di recitare da passivi sudditi. Non servono scienziati per dimostrare queste verità; gli scienziati possono poi spiegarci il perché e il come, insegnarci come applicare i principi per tutelarci o risolvere un danno, quando ancora si può.

L’Uomo di Erto sostiene che la Terra sia paragonabile ad un sacco colmo di risorse meravigliose; il sacco si regge fino a quando è pieno, ma se cominciamo a svuotarlo senza criterio depredandone il contenuto, rapidamente si affloscia su se stesso.
Ora, i petrolizzatori e gli eserciti di tecnici lanzichenecchi al loro servizio potranno blaterare all’infinito sull'assenza di studi scientifici che dimostrino la correlazione tra le attività petrolifere e quelle telluriche, eppure di questa evidenza non c’è alcun bisogno: basta osservare e utilizzare la materia grigia.

Ecco perché la metafora di Corona vale doppio: perché quel sacco non rappresenta solo la nostra unica e bistrattata Terra, ma anche l’ignobile, scriteriato, criminale saccheggio che stiamo perpetrando ai suoi (e nostri) danni. Del resto, ennesima conferma del neo oscuro basso evo nel quale ci siamo cacciati da soli, il 7 giugno su Raitre una nota giornalista ha concluso una puntata di Fuori Tg dedicata all’emergenza rifiuti e agli inceneritori con una sentenza di brillante intelligenza:
La federazione dei medici dell’Emilia Romagna ha esortato a non costruire più impianti di questo genere, anche se al momento non è ancora chiaro quali effetti abbiano sulle persone che vivono nelle vicinanze”.

L'unico sacco che dovremmo svuotare una volta per tutte, resta drammaticamente sempre pieno: quello della nostra idiozia.




Fonti
: consulenza scientifica Profesoressa Maria Rita D'Orsogna, Dottor Stefano Montanari; Costituzione italiana, Messaggero Veneto, Il Venerdì (La Repubblica), La fine del mondo storto (Mauro Corona, Ed. Mondadori), L'imbroglio energetico (Cristiano Lucchi e Gianni Sinni, Ed. Nuovi Mondi)

Agenzia mineraria Vicari, i petrolieri ringraziano
post pubblicato in Economia (dal volto umano), il 22 luglio 2010




di Hermes Pittelli ©


 

 Un’Agenzia unica, istituita presso il Ministero dello Sviluppo economico per garantire maggiore sicurezza e competitività al comparto delle risorse minerarie ed energetiche italiane.
Un nuovo meccanismo di ridistribuzione delle royalties, intrecciato a filo doppio con il federalismo fiscale prossimo alla luce.
Sono gli ambiziosi obiettivi fissati dal disegno di legge (ddl) n. 2267 firmato dalla senatrice palermitana Simona Vicari (PdL; cofirmatari i senatori e colleghi di partito Cursi, Gasparri e Quagliariello).

La marea nera del Golfo del Messico (cui si sono aggiunte quelle in Egitto e Cina) più che uno stimolo alla tutela ambientale e alla sicurezza sembra un cavallo di Troia per confezionare un dono estivo all’industria petrolifera.
Perché i contenuti e i principi ispiratori del ddl Vicari somigliano quasi fossero una copia carbone ai concetti espressi da Claudio Descalzi presidente di Assomineraria (nonché vice presidente di Confindustria Energia e direttore generale di Eni Spa) davanti all’assemblea di categoria, il 30 marzo 2010.
Per pura coincidenza quel giorno la senatrice Vicari era relatrice e ospite d’onore.
In quel contesto, il Dott. Descalzi lanciò quasi un aut aut alla politica italiana:
Serve un’agenzia governativa per iter più veloci, in modo da sbloccare progetti che garantirebbero 34.000 posti di lavoro e un risparmio in bolletta di 100 miliardi grazie ai giacimenti italiani non ancora sfruttati. Sono già pronti 57 progetti cantierabili per 5 miliardi di investimento”.
No all’aumento delle royalties, per impedire la fuga delle imprese petrolifere verso altre nazioni”, fece immediatamente eco la Senatrice Vicari.
Come se l’Italia fosse un deserto arabo e non uno scrigno di bellezze naturali, paesaggistiche e biodiversità.

Ecco dunque l’Agenzia mineraria configurata nel ddl (la discussione in aula dovrebbe cominciare a metà settembre).
Non l’ennesima authority – specifica il presidente della Commissione Industria e Attività produttive del Senato, Cursima un organismo in grado di accelerare il via libera alle estrazioni, visto che oggi bisogna attendere anche 4 o 5 anni, quando non 6 o 7”.
Il direttore generale sarà nominato direttamente dal premier su proposta del ministero per le Attività produttive e sarà individuato “tra persone di indiscussa moralità e indipendenza”.
Mistero sulla competenza e sull’autonomia decisionale, visto che il prescelto sarà comunque ‘un’emanazione’ del capo dell’esecutivo.

Come poi sia possibile conciliare la rapidità dell’iter con le adeguate valutazioni d’impatto ambientale e la sicurezza non è dato sapere. Standard di sicurezza dell’industria petrolifera tricolore comunque all’avanguardia mondiale – secondo la Senatrice – e in linea con le nuove direttive europee in materia.
Per Simona Vicari la probabilità di incidenti rilevanti sono praticamente nulle. Forse perché i media nazionali danno poco risalto ai frequenti incidenti che avvengono nel settore petrolifero sul patrio suolo.
Né lascia tranquilli la considerazione che il disastro targato British Petroleum “sia avvenuto a 1.500 metri di profondità, mentre nei mari italiani le perforazioni si effettuano tra i 20 e un massimo di 150 metri”.
In caso di fuoriuscita inarrestabile potremmo dire addio al nostro ecosistema marino, considerando che il Mediterraneo è un mare chiuso e poco profondo. La Senatrice dimentica di dire che già oggi il Mare Nostrum è il più inquinato del Pianeta e che le acque territoriali italiane sono solcate da 300 petroliere al giorno che scaricano senza controllo ogni tipo di sostanza di scarto e perfino il ‘risciacquo’ delle cisterne.

L’Italia descritta dalla Sen. Vicari è affamata di energia: è il quarto paese europeo dopo Germania, Francia e Regno Unito per consumi, con un utilizzo preponderante di fonti fossili (77%).
Nessun cenno al dato fornito da Confartigianato: nel 2009 le famiglie italiane sono riuscite a soddisfare il 100% del proprio fabbisogno elettrico grazie alle energie rinnovabili.
L’attuale svantaggio competitivo dell'Italia e la forte dipendenza energetica da altri paesi, secondo Vicari è da attribuire anche al referendum del 1987 con cui gli italiani rinunciarono al nucleare, senza però citare l’incidente di Chernobyl, né il fatto che al momento non sappiamo come e dove smaltire le scorie, né che Carlo Rubbia abbia bocciato come poco sicure anche le centrali di quarta generazione.
La senatrice lamenta che le risorse minerarie italiane siano poco sfruttate, nonostante un sistema infrastrutturale di altissimo livello. Non dice che bucherellare il suolo e i fondali marini, oltre a deturpare il paesaggio con le installazioni industriali, mette a rischio un paese dal delicatissimo equilibrio idrogeologico.
Racconta del miracolo economico del periodo 1950/1970 grazie allo sfruttamento del metano della Valle Padana e a quello nei fondali del Ravennate (magari anche il Piano Marshall ha dato una mano), ma tralascia di rammentare l’alluvione del Polesine o il fenomeno della subsidenza che ha fatto sprofondare il livello del suolo di 4/5 metri, a causa dell’attività estrattiva.

Il nuovo meccanismo di ridistribuzione delle royalties.
Estrazioni in terraferma: 45% ai Comuni interessati, 45% alle Regioni, 10% ai residenti sotto forma di agevolazioni per l’acquisto di carburanti.
Estrazioni in mare: lo Stato, generoso, si fa da parte; 50% alle Regioni e 50% ai Comuni rivieraschi entro un raggio di 12 miglia dal punto di produzione. Per quanto riguarda la produzione in piattaforma continentale, il 100% delle royalties è destinato allo Stato.
L’entità delle royalties è stata lievemente ritoccata: per la produzione sulla terraferma di olio e gas si arriverà a un'aliquota unica del 10 per cento. Per la produzione in mare di olio si pagherà il 4 per cento fino a 250 mila tonnellate l'anno, il 7 per cento da 250 mila a 500 mila tonnellate l'anno e il 10 per cento oltre 500 mila tonnellate l'anno; per quella di gas l'aliquota sarà pari al 7 per cento fino a un miliardo di metri cubi l'anno e del 10 per cento oltre tale soglia.
Nulla di paragonabile al Regno Unito (51%, fonte The Economist) o alla Norvegia (76% fonte The Economist), anche se la senatrice Vicari insiste nel sostenere che in questi paesi non si pagano royalties (fonte Descalzi).
Briciole da gettare alle amministrazioni (con le casse sempre più vuote anche per la realizzazione del federalismo fiscale e quindi ‘costrette’ a ospitare i petrolieri) e alle popolazioni locali, inebriate dal miraggio di trasformarsi in sceicchi.
Bisognerebbe chiedere agli abitanti della Basilicata che anni fa hanno abboccato: annientata la Val d’Agri, avvelenate le falde acquifere, coltivazioni distrutte (uva, pesche e fagioli al petrolio), turismo e mercato immobiliare quasi azzerati, aumento vertiginoso delle patologie tumorali; e, come beffa, benzina più cara rispetto alle altre regioni italiane e un aumento di posti di lavoro insignificante.

A fronte di discutibili, ipotetici vantaggi, quanto costerebbero alle Regioni i danni ambientali permanenti (con addio al turismo, all’agricoltura, alla pesca, ecc.), quelli sanitari e quelli sociali? Nessuna risposta.

La proiezione dell’attuale governo al 2030 relativa al mix energetico italiano recita:
50% da fonti fossili, 25% da rinnovabili, 25% da nucleare.
Non si capisce perché decidere di considerare strategico lo sfruttamento di petrolio nostrano, scarso, difficile da estrarre, quasi tutto di pessima qualità, ricco di impurità sulfuree che poi i desolforatori a fiamma costante sputeranno nell’ambiente; distruggendo la natura e causando nei cittadini gravi disfunzioni sessuali e tumori.
Silenzio sui tagli del governo agli incentivi per il solare fotovoltaico.
Silenzio sugli investimenti straordinari che perfino un inquinatore da record come la Cina sta stanziando per le ‘energie verdi’ e sul fatto che a Shangai sia appena stata inaugurata la centrale solare più grande del mondo, in grado di soddisfare le necessità di 12.000 famiglie. Silenzio sul fatto che la green economy sia al momento uno dei pochi comparti che crea davvero decine di migliaia di nuovi posti di lavoro in tutto il Pianeta.
Silenzio sul fatto che in California le industrie del petrolio sono costrette per legge (Prop65) ad ammettere che le attività legate allo sfruttamento degli idrocarburi rilasciano nell’ambiente sostanze cancerogene e in grado di causare gravissime disfunzioni sessuali.
Silenzio sulla martoriata Basilicata, silenzio sul triangolo siculo della morte Gela-Melilli-Priolo a causa del polo petrolchimico. Del resto, è stata proprio la senatrice a inaugurare con orgoglio a fine giugno la piattaforma petrolifera più grande d’Italia che brucia e vomita nell’ambiente sostanze di scarto 24 ore su 24, a sole 12 miglia dalla costa di Pozzallo (nel Ragusano).
Nessun cenno al principio di autodeterminazione dei popoli. In Abruzzo, un esempio a caso, il 75% dei cittadini ha espresso la chiara volontà di non ricorrere a strategie energetiche ed economiche basate sugli idrocarburi, ma sulle fonti rinnovabili, sulla bellezza e integrità dell’ambiente e sul turismo, appellandosi anche alla Convenzione di Aarhus (sottoscritta e recepita dall’Italia): in questo caso il governo centrale come si regola? Impone il petrolio con l’esercito (come accaduto per gli inceneritori e come dovrebbe accadere per le centrali nucleari)?

Salvatore Settis, archeologo di fama mondiale e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha scritto su La Repubblica a proposito della cementificazione selvaggia (altra faccia di queste presunte strategie economiche) che “il paesaggio incarna valori costituzionali primari e assoluti che sovrastano qualsiasi interesse economico, perciò esige un elevato livello di tutela, inderogabile da altre discipline di settore" (citando la sentenza n. 367 del 2007 della Corte Costituzionale).
Per Settis le risorse più preziose del Paese sono “il paesaggio e l’ambiente”.
Altro che gli ipocriti spot Magic Italy del governo.

Le industrie petrolifere straniere nei report ufficiali on line ai propri investitori già parlavano dell’Italia come di un ottimo posto dove fare business, grazie a bassi costi d’entrata, rischi politici e di protesta popolare quasi nulli e una rete infrastrutturale molto sviluppata. Se il ddl Vicari diventasse legge, scriverebbero di aver trovato l’ultimo Bengodi petrolifero in Terra.

Il Senatore Quagliariello ha concluso che “la geopolitica del 21° secolo rende finalmente adeguato e non ideologico l’approccio italiano alle tematiche energetiche”.
Cosa ci sia di ‘ideologico’ (orrendo stereotipo molto in voga nel politichese attuale) nella difesa della salute dei Cittadini e nella tutela dell’Ambiente resta tra i misteri dolorosi del nostro Paese.


(consulenza scientifica: Professoressa Maria Rita D’Orsogna, California State University at Northridge, Los Angeles)

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