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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
ITALIA DEVASTATA DA ABUSI E DISASTRI: SERVIREBBE UN GOVERNO DELLE MASSAIE
post pubblicato in Ambiente, il 7 ottobre 2009



di Hermes Pittelli ©

 


 “La natura è bella: difendiamola”. Lo sanno per istinto e per purezza anche i bambini. Sono i piccoli saggi della scuola elementare Leonardo Da Vinci di Altolia in provincia di Messina, il paese che si è trovato isolato per tre giorni a causa del fango e dei detriti in seguito al nubifragio che ha colpito l’area.

Lo hanno scritto su un poster di cartone disegnato e colorato nelle classi. “La Natura ha bisogno di fatti, le parole da sole non danno frutti, ad agire allora che aspetti?”.

Solo pochi mesi fa con queste frasi gli studenti della Da Vinci chiamavano gli adulti ad assumersi le responsabilità di una situazione ad alto rischio: sapevano che la loro frazione era minacciata dalle colline che incombevano sull’abitato.

Frasi che oggi inchiodano senza appello una classe politica e amministrativa, senza esclusione e senza attenuanti. A tutti i livelli, sia locale sia nazionale.

Abusivismi condonati in nome del business e del tornaconto elettorale, rapporti e allarmi della Protezione civile ignorati per ignavia, pigrizia (Brunetta, dove sei?) e menefreghismo.

Dovrebbero tutti dimettersi in massa. E sparire dalla scena pubblica e dal suk di collocamento dei pubblici uffici. Tutti colpevoli a livello locale perché non è possibile proporsi come amministratori senza una reale conoscenza delle criticità del proprio territorio; a livello nazionale perché è facile giocare allo scaricabarile quando non si progettano strategie di salvaguardia ambientale. Trivellare il suolo e i fondali marini, esempio puramente voluto, non aiuta la stabilità di un paese a forte rischio sismico e estremamente delicato dal punto di vista idrogeologico.

Cosa è diventato questo paese? Servirebbe rileggere e riascoltare lo straniamento di Pasolini che già negli anni ’70 del secolo scorso aveva fotografato con lucidità la distruzione perpetrata ai danni del nostro meraviglioso territorio.

Non solo abbiamo smarrito ogni cultura della legalità, ma una mutazione genetica mostruosa ha completamente stravolto il nostro senso del bello, del giusto, ha rivoltato il nostro buon senso.

Non servono scienziati, ingegneri o giudici per capire che non si può disboscare selvaggiamente, non si può depredare i letti fluviali o le montagne di ghiaia e pietre, è idiozia pura edificare su argini, colline franose, alvei dei corsi d’acqua.

Cosa è diventato questo paese? E’ sufficiente leggere le dichiarazioni di alcuni sopravvissuti, dichiarazioni che fanno rabbrividire per la mancanza di intelligenza e pragmatismo.

Si ammette l’edificazione senza licenze, ma si rifiuta contro ogni logica la patente di “abusivismo” perché negli anni ’90 (del 1900) “abbiamo realizzato modifiche contestate dai comuni, ma abbiamo sanato, abbiamo pagato e tutto è a posto”.

Con i soldi tutto va a posto, anche la Natura che ci considera ormai un virus da debellare con ogni mezzo.

Qualcuno ha costruito una palazzina di 5 piani appoggiata ad una collina dove scorre un torrente, ma afferma con sciocca tracotanza: “E’ normale costruire qui, io ho sanato tutto, prima pagavo una percentuale più bassa dell’Ici, ma con le sanatorie e i condoni ho regolarizzato tutto, anche se adesso pago una quota di Ici un po’ più alta”.

Il gran capo della Protezione civile ha commentato: “L’abusivismo può essere regolarizzato con i condoni, ma non c’è sanatoria che possa convincere un corso d’acqua a spostarsi”. Bene, bravo, bis: ora dovrebbe spiegarlo anche al governo che vara sedicenti 'piani casa', camuffamenti dilettanteschi per altri abusivismi e cementificazioni senza regole.

Non c’è fine al peggio. Non solo i morti, non solo i dispersi, ma anche le ferite all’ecosistema (e i costi, tutti sulle spalle dei cittadini) che avranno bisogno di anni per rimarginarsi e di cure pazienti e mirate che non si scorgono neppure in lontananza: infatti, in assenza di discariche per l’immondizia ordinaria, non esistono chiaramente quelle per le emergenze straordinarie, quindi i detriti e i materiali abusivi vengono riversati allegramente in mare, ridotto ormai ad una cloaca liquida.

 

Avanti tutta. In fondo, è perfino ozioso continuare nell’impresa di comprensione di questo paese. Fingiamo indignazione per le navi con i rifiuti tossici inabissate nei nostri mari, ma Ilaria Alpi (insieme all'operatore Hrovatin) aveva scoperto tutto ed è stata ammazzata in Somalia per questo (la mappa con i siti degli affondamenti era nota da tempo, come mai nessuno si era mai preso la briga di verificare?).

Fingiamo indignazione, ma permettiamo all’Eni di “prelevare ricchezza e regalare povertà”, come accaduto per anni a Crotone; dove “tutti sapevano, ma nessuno parlava”, tutti sapevano che multinazionali degli idrocarburi e della chimica smaltivano illegalmente rifiuti e materiali tossici che sono stati utilizzati per costruire strade, palazzi, scuole! Un impressionante boom di tumori alla vescica nella zona è sempre stato spiegato con misteriose, altre ragioni.

Il grano e la barbabietola da zucchero pieni di cadmio e piombo si sono intossicati da soli ad un rave party agricolo?  

Fingiamo indignazione, ma non agiamo – come ci accusano i bambini – siamo indifferenti al cospetto dello scandalo di Praia a Mare (Cs), sempre in Calabria. Alla Marlane gli operai respiravano fumi tossici e la loro unica protezione era un fazzoletto! Nessuna parete divisoria dagli ambienti dove i fumi erano prodotti, però a fine turno un bel cartone di latte per disintossicarsi dai veleni! Dal 1969 al 1987 questa fabbrica di morte era proprietà, strana coincidenza, dell’Eni; poi è stata acquistata dalla rispettabile famiglia Marzotto di Valdagno (primo gruppo tessile italiano, olé!). Oggi le vasche tossiche sono sigillate, l’azienda è fallita nel 1996 ma figura ancora tra le proprietà della manifattura vicentina.

Come scrive la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, “La Natura ha i suoi tempi, per un po’ accetta, assorbe, sopporta tutto. Noi dimentichiamo in fretta, ma Lei no, ricorda. Noi uomini paghiamo le conseguenze di ogni violenza che commettiamo contro la Natura. La Natura si rispetta e non perché vogliamo essere "ambientalisti estremisti", ma per il semplice buon senso. Amare e rispettare la Natura significa amare e rispettare il genere umano, che della natura fa parte e che dalla natura trae vita, benessere, sostentamento. Ogni albero sradicato lungo quel fiume di Messina, ogni fusto tossico gettato in mare, sono piccoli tasselli di morte”.

Lo sanno i bambini, non riescono a capirlo (non vogliono) amministratori, governanti, politici, industriali. Non vogliamo capirlo (e agire di conseguenza) noi ex cittadini, attuali servi sciocchi di un potere indecente.

 

Per una volta perfino Giorgio Napolitano ha centrato il cuore del problema: “Non servono opere faraoniche, servono opere intelligenti per mettere in sicurezza le aree del paese che sono a rischio”.

Peccato che il governo, nonostante Bertolaso abbia indicato nell’abusivismo edilizio la causa prima del dissesto idrogeologico che ha poi originato il disastro, abbia assegnato al governatore siciliano Raffaele Lombardo i gradi di commissario per l’emergenza nel Messinese. I gradi e i fondi straordinari. Lombardo, per la cronaca, è uno di quei politici illuminati favorevoli alla trivellazione di un patrimonio artistico, storico e naturalistico mondiale – la Val di Noto – per la ricerca di qualche goccia di schifosissimo e inquinante petrolio.

Se non suonasse macabro, si potrebbe esclamare: “Piove sul bagnato”.

 

In Italia non servono geni al governo. Negli ultimi vent’anni, indipendentemente dalle casacche, si sono alternati esecutivi zeppi di presunti cervelloni della politica e come sia ridotto questo paese è sotto gli occhi di tutti.

Aristofane scrisse Le donne a parlamento (Ecclesiazuse, 391 a. C.).

Ecco, nell’ex Belpaese sarebbe necessario al più presto un governo d’emergenza e salute nazionale delle massaie. Sì, le antiche e preziosissime massaie, quelle in grado di far quadrare sempre i conti anche con pochi centesimi, quelle in grado di organizzare un banchetto di nozze con i fichi secchi, capaci di inventarsi sempre un po’ di pane e companatico, di estrarre dalla credenza con praticità una cena magari austera per non lasciare isolato un pranzo frugale, ma dignitoso.

Ci vorrebbe un governo delle massaie, quelle guidate solo dall’Onestà e dal Buon Senso.

L’Italia non ha bisogno di miracoli: solo Onestà e Buon Senso.

 

p.s. L’Umanità intera avrebbe bisogno di recuperare Buon Senso: stiamo ultimando la distruzione della Terra, ma non ci basta; vogliamo sparare bombe (un po’ come in un fotogramma del celebre film di Melies, Viaggio nella Luna, con un occhio di Selene infilzato da un razzo terrestre - 1902) contro il nostro satellite naturale per cercare acqua. Follia senza fine


Fonti: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica 1, 2, 3

Difesa ambientale, noi e gli Americani
post pubblicato in Società&Politica, il 5 giugno 2009

5 giugno, giornata mondiale dell’ambiente. Quanta ipocrisia, quanti proclami vuoti, quanti inutili polemiche pre-elettorali tra ‘ladri di Pisa’. Una sola realtà: tra agenzie ecologiche truffaldine e scelte strategiche che consegnano la nostra Terra ai petrolieri, ai palazzinari e ai costruttori di inceneritori ci stiamo giocando l’ormai ex Belpaese


(foto tratta da www.ecostiera.it)


di Hermes Pittelli ã


 Il cuore del Parco del Circeo trasformato in una discarica a cielo aperto; una scuola romana collocata vicino a edifici militari ormai dismessi ma con tetti ricoperti di salubre amianto che nessuno ha bonificato, la costruzione inarrestabile di inceneritori e raffinerie.

Piccoli esempi della nostra cultura ambientale, della nostra lotta quotidiana per la nostra salute e per garantire un Paese sano ed ecosostenibile ai nostri figli.

Ma perché l’Italia si vuole autodistruggere, perché gli italiani sono così trogloditi da fare come la simpatica testuggine: ritirano la testa nel proprio guscio e quello che accade fuori non li riguarda più?

Altro edificante aneddoto: l’Aragona Servizi Ecologia (sigh!) in combutta con 60 albergatori di Ischia e con i soliti amministratori al di sotto di ogni sospetto (quelli che nelle uscite pubbliche straparlano di sinergie tra imprenditoria, cultura e territorio per lo sviluppo economico) sversava le acque reflue non depurate di strutture alberghiere e termali dell’isola campana direttamente nelle fogne pubbliche a due passi dalla splendida spiaggia, non più incontaminata, dei Maronti.

Il misfatto è stato scoperto dai Carabinieri del nucleo ecologico di Napoli con un’indagine durata 9 mesi e denominata, a ragione, ‘Dirty Island’. Purtroppo.

I circa 70 lestofanti autori dell’ennesimo scempio (5 agli arresti domiciliari, 3 con obbligo di firma, 60 albergatori indagati) avevano concertato di inscenare una procedura regolare per la raccolta e lo smaltimento dei liquami di risulta delle strutture: la società Aragona avrebbe dovuto asportare i materiali di scarto dalle griglie in cui si depositano. Quasi tutti gli alberghi di Ischia, infatti, in assenza di una vera rete fognaria provvista di depuratori, sono dotati di vasche a tenuta stagna per lo stoccaggio momentaneo delle acque reflue.

Gli albergatori, lieti di togliersi un’incombenza fastidiosa, firmavano finti formulari che gli operatori della società avrebbero dovuto compilare per legge; in realtà, una sorta di foglio di via, grazie al quale i ‘prelievi’ sfuggivano alla certificazione per finire direttamente a sfregiare il mare e l’ecosistema marino.

Per tutta la banda di avvelenatori i reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa in atto pubblico e attività di gestione di rifiuti non autorizzata.

Sotto sequestro sono finiti la società Aragona, il laboratorio di analisi chimiche che produceva falsi referti e i 4 autocarri utilizzati per questa meritoria missione.

I carabinieri hanno anche accertato che i fanghi di sedimentazione sono stati riversati direttamente sul terreno in un’area all’interno del comune di Ischia, ma di proprietà della sedicente agenzia ecologica. Un espediente che permetteva di abbattere i costi del 50%.

A peggiorare il peggio, cui in Italia sembra non esserci argine, l’Aragona imbrogliava addirittura il centro dialisi dell’Asl 2 di Napoli: prendeva in carico i rifiuti della Asl, ma classificandoli con un codice diverso da quello indicato, a completa insaputa della azienda sanitaria. I rifiuti pericolosi diventavano magicamente puliti e potevano quindi essere trasportati in tutta tranquillità a bordo dei traghetti che fanno spola tra le due isole e Napoli.

C’è da auspicare massima severità, c’è da auspicare se il Codice penale è carente in materia che la difesa ambientale venga ampliata sempre di più e che i criminali che infrangono le norme siano condannati a pene esemplari: potrebbero, ad esempio, oltre alla sanzione pecuniaria salata, all’interdizione da ogni incarico pubblico e da quello che ricoprivano, essere costretti a bonificare il territorio che hanno inquinato. Ma davvero, non all’italiana.

Dagli Usa giunge un storia da cui dovremmo imparare molto.

Chissà perché coltiviamo sempre i miti americani sbagliati, o forse quelli che ci permettono di assecondare i nostri vizi secolari.

Dunque, in Texas, stato petrolifero che più petrolifero non si può, nel 2000 la società Texas Oil and Gathering ha pensato di cominciare a risparmiare sugli inutili costi previsti per lo smaltimento a norma dei materiali di scarto pericolosi (qui la storia completa).

Quale luogo migliore di alcuni pozzi ormai dismessi? La geniale pensata è frutto di due capoccioni: il proprietario e il manager delle operazioni logistiche, tali John Kessel e Edgar Pettijohn.

Il portentoso duo compilava documenti e verbali ufficiali che attestavano la ‘non tossicità’ dei materiali parlando solo di brine e acque saline; in realtà, trafficavano con munnezza che conteneva dosi elevate di toluene, xylene, benzene; sostanze altamente cancerogene.

Il bisniss ha funzionato a gonfie vele per 3 anni, poi uno dei pozzi sotterranei è esploso e tre innocenti operai sono morti. La deflagrazione non è avvenuta in uno dei pozzi della vergogna, però la magistratura comunista si è insospettita e ha voluto capire cosa andasse a finire in quei luoghi.

I due ‘audaci imprenditori’ hanno dovuto rispondere di 14 imputazioni per crimini contro l’ambiente e la collettività (negli Usa! in Texas!), tra cui cospirazione, violazione delle leggi per la sicurezza dell'acqua potabile (The Safe Drinking Water Act) e violazione delle leggi per la conservazione delle risorse (The Resource Conservation and Recovery Act).

Si sono dichiarati colpevoli, la sentenza definitiva è attesa a settembre 2009. L’accusa ha chiesto di condannare la società ad una multa di 500.000 dollari, e 500.000 dollari ciascuno dovranno sborsare anche entrambi i soci. In più, nonostante l’ammissione di responsabilità, potrebbero finire dietro le sbarre per 8 anni.

L'ufficio per il controllo dei crimini ambientali di Dallas del ministero americano dell´ambiente l'EPA, (the Environmental Protection Agency) ha dichiarato:

“I due accusati hanno cercato di raggirare le nostre leggi sulla protezione dell'ambiente per aumentare i loro profitti. Queste condanne ci ricordano che chiunque decidera' di commettere crimini contro l'ambiente verra' portato in tribunale, e non solo la compagnia, ma anche gli individui responsabili”.

Difesa ambientale, Italia e Usa, realtà agli antipodi, parallele che non si incontreranno mai.

Qui, Aniello Cimitile (Pd, per dovere di cronaca), indagato nell’ambito dell’operazione sulle ecoballe campane, già strepita: “Sono turbato e amareggiato (Lui. E la salute dei cittadini? E l’integrità dell’ambiente?). Verrebbe voglia di mollare tutto (già, dimissioni zero. Come ‘zero emissioni’...). Però ho fiducia nella giustizia(Ti pareva...). Ho ricevuto tanta solidarietà. Persino da Cicchitto”. Senza commento.

Rincara la dose il Capo della Protezione civile: “Il termovalorizzatore (di Acerra, ndr) è una realtà”. Una realtà preoccupante, purtroppo. Ma per chi ha rimosso dalla mente e dalla coscienza le leggi di fisica, chimica e tossicologia, non è un problema: basta annunciare ai sudditi che l’impianto sta già producendo energia elettrica. Sui lievi contrattempi della produzione di nanopolveri genotossiche silenzio-assenso.

Regioni svendute ai petolieri, regioni massacrate dagli inceneritori. Mari con presunte bandiere blu che si trasformano in chiazze nere.

Dobbiamo poi sorbirci le menzogne di un governo, attraverso la voce del ministro Prestigiacomo, che assicura quanto all’imminente inutile, ridicolo G8 il tema ambientale sia una delle priorità in agenda. E che l’Italia farà la sua parte.

Un’autentica minaccia.


P.S.
Così, intanto, grazie alla nostra incuria, al nostro vergognoso menefreghismo, alla nostra egoistica, balorda e miope ignavia ci giochiamo la meravigliosa
Costiera Sorrentina. Lo denuncia da anni il Wwf locale, ma certo la politica e la coscienza civica dei cittadini sono impegnate in cause più importanti.

Nella giornata mondiale dell’ambiente è stato diffuso il primo film (30 minuti circa) a ‘impatto zero’ (speriamo non sia quello di Veronesi...). Alcuni dei marchi che hanno sponsorizzato l’opera non sono certo cristallini, concediamo loro il beneficio del dubbio nella speranza che comincino un reale mutamento della propria filosofia aziendale e ambientale.

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