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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Cronache californiane: Riciclo e differenziata, guadagno in salute e dollari
post pubblicato in Diario, il 3 dicembre 2009

di Hermes Pittelli ©


 Los angelenos lo fanno meglio. Il riciclo e la differenziata, ovvio.
Gli abitanti di Los Angeles lo fanno in modo ‘naturale’ e spontaneo. Qui non esistono discussioni su quanto sia complicato educare I cittadini ad una pratica che nel 2030 condurra’ Los Angeles al traguardo della zero waste, zero monnezza.
Del resto, la California e’ lo Stato americano che dal 1969 ha bandito le piattaforme petrolifere, da 20 anni non costruisce piu’ inceneritori (capito Italia?), e’ lo Stato che lo scorso anno ha indetto un referendum per difendere il diritto delle galline d’allevamento (!) ad uno spazio vitale consono, stabilito dalla completa apertura alare.

Funziona in modo molto pratico ed efficiente, in perfetto american style.
Fuori dalle abitazioni ci sono i bidoni della differenziata. Sono appannaggio di quei cittadini che pagano l’azienda che raccoglie i rifiuti, per evitare di recarsi di persona al centro riciclaggio e smistamento.
Gli altri, quelli che fanno fa da sé, ogni settimana circa, con la propria auto stracolma di monnezza perfettamente differenziata in carta da macero, quotidiani, vetro, lattine, organica, ecc. raggiungono il sito preposto nella propria area di residenza e scaricano negli appositi container i ‘frutti’ della raccolta domestica autogestita.

Nei supermercati, molte persone arrivano fornite di buste di stoffa per evitare di utilizzare quelle in plastica. Lo Stato li premia concedendo loro uno sconto di 5 centesimi su ogni busta riempita della propria spesa.
Le buste di plastica che comunque esistono sono spesso utilizzate piu’ volte dopo opportuno lavaggio.

Stesso principio per la raccolta delle bottigliette di vetro: quelle piccole valgono 5 centesimi, 10 quelle grandi.
Un riconoscimento che consente a molti homeless particolarmente attivi e intraprendenti di racimolare anche 20/30 dollari al giorno da utilizzare per la propria sussistenza. Magari concedendosi una colazione dal solito Starbucks, dove non e’ inusuale notare seduti gli uni accanto agli altri manager che lavorano concentratissimi sui propri lap top e vagabondi che sorseggiano un caffe’ e gustano un pumpkin bread mentre allungano le gambe e si godono il sole.

La California ha poi dichiarato guerra ai giganteschi schermi al plasma che continuano a spopolare nelle preferenze dei cultori di prodotti hi tech. Ma in molti quartieri di Los Angeles nelle ore notturne non si accendono luci per le strade. Bisogna considerare che da quando e’ stata creata la Environmental Commission of California la coscienza civica ambientalista e i progetti per la tutela dell’ambiente sono aumentati.
Una coscienza che trova alimento e supporto anche in molte associazioni civiche e addirittura legali che lavorano solo in questo settore e per questo obiettivo.
L'Abruzzo invece ha bisogno della sua Erin Brockovich da Los Angeles, alias Maria Rita D'Orsogna, per ottenere un po' d'informazione e di salvaguardia dalle multinazionali dell'ultrainquinamento.

Dalla fine degli anni ’70 ad oggi, mirate politiche di risparmio e efficienza energetica, hanno consentito incredibilmente un risparmio del 40% rispetto agli altri stati dell’Unione. Questo, nonostante la sfavillante fama di Hollywood, Beverly Hills e la vocazione di stato del turismo e delle attrazioni. La California ha continuato a espandersi demograficamente, urbanisticamente, economicamente (anche se oggi e’ vicina alla bancarotta, ma per tutto altro genere di motivi, legati ad una gestione troppo disinvolta dello strumento referandario!) riuscendo a ridurre i propri consumi energetici.

Una lezione, l’ennesima, per l’Italia: non e’ vero che la tutela dell’ambiente crei ‘riserve indiane’ (come direbbe qualche politico italiano) mettendo a repentaglio i sistemi economici. E’ vero invece che una seria strategia integrata ecosostenibile crea opportunita’ di lavoro e il cittadino ci guadagna.
In salute e denaro.

ITALIA SURREALE: LOS ANGELES 'RIFIUTI ZERO', NOI IN CENERE
post pubblicato in Società&Politica, il 13 giugno 2009
 

(foto tratta dal sito dell'amministrazione municipale di Los Angeles, CA)


di Hermes Pittelli ã


 “Surreale”. Così Roberto Castelli ha definito l’ultima puntata di AnnoZero, alla quale lui ha partecipato in qualità di rappresentante del governo italiano.

L’esponente leghista si riferiva soprattutto all’ex pm De Magistris e al giornalista Marco Travaglio che per la prima volta in un’arena televisiva hanno timidamente bocciato i termovalorizzatori tanto cari all’attuale esecutivo italico. Sono poi stati soverchiati dalla reazione baldanzosa, dal consueto tono irridente del sottosegretario alle Infrastrutture che li ha incalzati dicendo “E i cumuli di rifiuti dove li mettiamo?”.
Loro hanno balbettato qualcosa a proposito di raccolta differenziata ma si capiva che non sono poi così preparati sull’argomento. Tanto che Castelli ha ribattuto che la differenziata è complicata da attuare e al limite si tratta di un discorso valido per un prossimo, imprecisato, futuro. Sempre ammesso, come sostengo, che ce ne lascino uno.
Il duo De Magistris/Travaglio avrebbe potuto ‘incenerire’ l’ingegner Castelli con paroline semplici: Vedelago, ridente località veneta della cerchia dei comuni virtuosi nei quali la differenziata funziona come un cucù elvetico, e ‘legge di Lavoisier’ (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma). Avrebbero fatto un figurone da scienziati veri, come quei concorrenti che durante quiz televisivi in voga, rispondendo a quesiti banali, suscitano l’entusiasmo e gli applausi scroscianti del pubblico bue.

Caro ingegner Castelli, come Lei certo saprà, ma forse non vuole rivelare ai cittadini, se bruciamo un qualunque materiale, non otteniamo l’effetto distruzione definitiva, ma solo trasformazione in qualcosa d’altro. Nella fattispecie, particolato, polveri fini e nanopolveri; letali e genotossiche.
Ma qualche cittadino, più ignorante di certi politici e di certi pseudoscienziati, è felice di trovare fuori dalla porta di casa il fido inceneritore perché, come per una magia di Silvan, non vede più il cumulo di munnezza e non avverte più i fetori nauseabondi dei rifiuti organici marcescenti.

Il Problema però non si risolve punto, anzi si moltiplica in modo esponenziale.

Mi chiedo sempre perché, quando dimostriamo di non essere in grado di affrontare una questione pratica, non mostriamo l’umiltà di rivolgerci a chi ne sa più di noi. Al limite di copiare. Forse, perchè anche per copiare serve materia grigia, forse perché adottare i sistemi che funzionano in Germania o in California metterebbe a rischio consolidati meccanismi di business (dei soliti, pochi noti) all’interno dei nostri confini nazionali.

Eppure, proprio a Los Angeles l’amministrazione sta lavorando per ottenere un primato, questo sì, davvero encomiabile: diventare la prima zero waste city nel mondo, la prima città a rifiuto zero.

Los Angeles, dove vive e lavora la Professoressa Maria Rita D’Orsogna paladina della lotta contro la deriva petrolifera in Abruzzo, è la città che chiede ai propri abitanti come immaginano l’assetto urbanistico per il 2030, quali sono le priorità strategiche per la loro vita, perfino come ritengono sia più funzionale tracciare le strisce che delimitano i parcheggi! Pura fantascienza per chi si barcamena con l’arretratezza mentale e culturale italiana.

L’amministrazione di Los Angeles ha dato il via al countdown per il raggiungimento di questo obiettivo concreto studiando e progettando lo SWIRP (Solid Waste Integrated Resources Plan).
Tre sono le aree individuate per un cambiamento radicale che passa necessariamente da una rivoluzione culturale, civica, sociale, umana, ambientale, economica:

1) produzione dei prodotti (processo produttivo e imballaggio);

2) uso dei prodotti (uso sostenibile, attraverso utilizzo di prodotti riciclati e riciclabili);

3) smaltimento dei prodotti (recupero delle risorse o interramento, solo di materiali inerti).

Il municipio di Los Angeles rammenta ai cittadini che lo SWIRP è un progetto di progresso che non cala dall’alto, che non è un intervento di qualche deus ex machina, ma che richiede la partecipazione e l’impegno di ogni singolo cittadino (“Remember... It's not a Plan Without You!”).

Esiste un calendario già programmato, fitto di conferenze cittadine, dibattiti, laboratori e corsi per informare in modo preciso e puntiglioso sia gli operatori economici (ai quali viene chiesto di suggerire soluzioni o di formulare quesiti per migliorare il progetto), sia la cittadinanza e soprattutto per trasferire le istruzioni necessarie per rendere operativo lo ‘Zero Waste Plan’. Anche attraverso le nuove tecnologie con invio di mail a singoli cittadini e comitati civici.

Un po’ quello che ho auspicato per l’Italia sul blog del Professor Montanari dopo aver assistito allo sconfortante show di Castelli da Santoro; è strano che i fondi per aspiranti eurodeputate, voli di stato per rave party in Sardegna o per le pensioni d’oro dei politici si trovino sempre, mentre non esistano per stampare qualche opuscolo o per organizzare incontri informativi nelle circoscrizioni comunali per la salvaguardia della salute e dell’ambiente.
La Campania strumentalizzata per la tragica sceneggiata sull’emergenza rifiuti è la scandalosa regione che pochi anni fa ha stanziato fondi pubblici per formare le aspiranti veline (sì, quelle che sculettano in tv!). Ecco le priorità della politica e delle amministrazioni che governano la res publica...

La municipalità di Los Angeles dichiara senza timori o senza formule di compromesso tipicamente italiane che la propria ‘mission’ - per esibire un termine caro ai markettari tricolori – consiste nella protezione della salute pubblica (aggettivo ormai desueto alle nostre latitudini) e dell’ambiente.

Lo SWIRP dimostra agli inetti e furbi politicanti e imprenditori italiani, tenacemente abbarbicati a un mondo obsoleto, a strategie superate e bocciate dalla Storia, che non esistono ‘utopie’, perché basta solo avere l’intelligenza e il coraggio di trasformarle in progetti, con mete concrete da raggiungere passo dopo passo con metodo, impegno, serietà, onestà. Intellettuale e morale prima di tutto.

Qui sono elencati i goals (non è calcio, sono gli obiettivi) dello SWIRP.

Chi racconta con tracotanza (curiosa rima con ‘ignoranza’) che investire sulla rivoluzione verde (fonti rinnovabili, bioarchitettura, bioedilizia, tecnologie sostenibili, raccolta differenziata, riuso, riciclo, smaltimento a freddo) è troppo oneroso economicamente o inattuabile, mente per mancanza di preparazione culturale o perché nasconde un secondo fine egoistico: di sicuro non lavora per il bene della collettività.

Lo SWIRP si propone di realizzare ‘equità ambientale, non ci saranno discriminazioni tra le categorie abbienti e quelle in difficoltà, compiti e benefici saranno equamente ripartiti. Perché salute e integrità ambientale non sono priorità di una fazione politica o di un ceto socioeconomico, ma valori della comunità.

Sviluppare i lavori e i settori economici legati alla ‘green economy’, assumere i giovani, tutto questo crea un volano di reale progresso e sviluppo, non solo economico (il profitto come fine ultimo ha causato i disastri cui oggi dobbiamo porre rimedio), ma sociale e civico, genera l’orgoglio di appartenere ad una comunità che lavora per il bene comune.

Considerare le risorse naturali come ‘valore’ e non come merci usa e getta da produrre e consumare all’infinito, conservare l’acqua, educare le persone a riciclare e riusare di più, sempre di più.
La buona amministrazione delle risorse solide porterà ad una progressiva riduzione dei costi, a quartieri più sicuri, ad una salute pubblica migliore.

Si potrebbe continuare all’infinito. Resta da registrare un dato: tra 20 anni a partire da oggi Los Angeles, non nella fantasia nelle canzoni nei romanzi o in un film, ma nella realtà. sarà una città moderna con cieli blu, più trasporto pubblico alimentato da energie verdi, meno traffico privato.

E l’Italia? Con i profeti degli inceneritori e delle raffinerie è destinata ad un tetro destino di tumori, leucemie, mutazioni del genoma, distruzione ambientale.

Quando le priorità sono chiare e non negoziabili – bene pubblico, salute dei cittadini, conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, integrità ambientale – i progetti socio-politico-economici vengono studiati, integrati e armonizzati tra loro per il raggiungimento dei fini superiori. E il bisnis non soffre, anzi.
Ma l’ex Belpaese è la nazione delle mille corporazioni, delle mille sette, delle mille conventicole capaci solo di strepitare e reclamare il proprio spicchio di torta, senza una vera visione senza un vero programma per il Futuro comune.

A Los Angeles stanno tutti lavorando per consegnare ai propri figli un mondo migliore, noi per rubarglielo e distruggerlo.


Los Angeles 2030: Zero Waste City

Italia 2030: Zero assoluto?




Fonti
: ringrazio pubblicamente la Professoressa Maria Rita D'Orsogna per le preziose informazioni.

Ambiente italiano: gli scandali, le scelte responsabili
post pubblicato in Società&Politica, il 14 maggio 2009

a cura di Hermes Pittelli ã


 Stati generali dell’Associazione Italiana Costruttori Edili (Cementopoli?).
Naturalmente basta scorrere l’elenco dei potenti - apertura dei lavori del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, partecipa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi; interventi del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, del presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, dei leader dell'opposizione Antonio Di Pietro (Idv), on. Pierluigi Bersani (Pd), on. Pierferdinando Casini (Udc) - che corrono a omaggiare la lobby del cemento selvaggio per capire senza sforzo molte cosette sulle vicende italiche.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma tu ce l’hai con tutti, non ti sta bene niente!”.
E’ così, di come vanno le cose oggi in Italia non mi sta bene niente, non condivido le strategie politiche (?) che prevedono intrallazzi con le mafie e con le multinazionali della morte; non voglio subire passivamente decisioni antidemocratiche e incostituzionali che violano ogni trattato internazionale e ogni dichiarazione universale sui diritti dell’umanità in senso politico, sociale, ambientale, e senza rispetto per la salute e la dignità dei cittadini.

Come disse qualcuno: “A questo gioco al massacro, dico NO”.
Il problema è che i nostri nemici dispongono di mezzi (economici, finanziari, mediatici) potenti e gettano negli occhi della popolazione inconsapevole fumo... di inceneritori.

Oggi vorrei proporVi la visione di qualche video che si trova facilmente in rete e che documenta, non solo la criminale collusione tra politica, istituzioni, informazione (attenti ai presunti martiri del giornalismo italiano!) e mafie, ma anche, per spargere un po’ di ottimismo (quello vero), l’esistenza di alternative al mondo che stanno tentando di imporci: si possono compiere gesti semplici e quotidiani per una nuova società (finalmente civile) davvero ecocompatibile e sostenibile.
Purtroppo, la formula che ancora non abbiamo trovato riguarda la possibilità di depurarci dal polticume italiano. Ma a forza di smascherarli riusciremo a debellare il virus che minaccia il Paese.

Torniamo sul ‘Caso Campania’. Il professor Montanari ha già spiegato in modo efficace come il bubbone sia stato creato ad arte per consentire poi il business della costruzione di inceneritori in Italia (grazie eroi di Impregilo) paventando una moltiplicazione virale dell’emergenza rifiuti in tutte le Regioni della Penisola (il Lazio sta seguendo a grandi passi le orme campane, il Cavaliere ha esortato la Lombardia a costruire ‘termovalorizzatori’ per scongiurare ogni pericolo).

Ecco un filmato che merita di essere visto con attenzione sull’apocalisse munnezza: http://www.youtube.com/watch?v=CDeLWeW-67A&feature=related

Tante belle picconate ai film virtuali del potere e dell’informazione prona (che riempie le nostre teste di ricette culinarie, servizi sull’Italia in vacanza e il gossip sulle very inutily persons) arrivano dall’intervista realizzata da Matteo Incerti all’assessore tecnico all’Ambiente della Campania, Walter Ganapini, in carica dal 14 febbraio 2008, membro onorario dell’Agenzia Europea dell’Ambiente: http://www.youtube.com/watch?v=syJzVR9uzzU&feature=related

Come promesso, chiusura ottimistica con un video divulgativo che illustra le alternative alla politica furba e losca che vorrebbe soffocarci e farci ammalare tra inceneritori e mega discariche:
http://www.youtube.com/watch?v=o8De1Qt_wGU&feature=related

Berlusconi, il vecchio che avanza
post pubblicato in Società&Politica, il 31 marzo 2009




di Hermes Pittelli ©

“… alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena, potete stare a galla.
E non è colpa mia se esistono carnefici, se esiste l'imbecillità…”
(Up patriots to arms, Franco Battiato)

premessa: il segretario del Pd, Franceschini, mi ha un po' ‘bruciato’ il pezzo; quando l’ho scritto non ero al corrente delle sue dichiarazioni sulla vetustà anagrafica del nostro premier senza poteri (ipse dixit).


 Tra le tante ossessioni del nostro premier, spicca la sua inarrestabile smania di rappresentarsi come il creatore stesso della Modernità.
I comunisti, i magistrati, i giornalisti (in larga parte al suo servizio permanente ed effettivo, a giudicare dagli sguardi libidinosi, dalle bave gaudenti e dai commenti entusiastici di certi inviati all’apoteosi berlusconiana con il pretesto della nascita dell’azienda marchettara PdL) sono argomenti sui quali l’inquilino di palazzo Chigi è davvero “efferato”: dal 1994, anno della discesa in campo dopo opportuno doping sorbito dall’amaro calice, non ha mai smesso di aggredirli verbalmente (e anche con altre forme intimidatorie, ma i suoi scherani sono tutti ammaestrati a ripetere come un mantra che si tratta di storie antiche, ammuffite, come i problemini con la Giustizia). Ogni sortita pubblica è una buona occasione per dileggiare e screditare queste categorie che nella visione berluscocentrica del Paese costituiscono il male assoluto. Mentre il presunto alleato Fini (quanto lavoro per il suo analista!) disconosce le antiche origini ‘manganelliane’ e riconosce quali mali assoluti dell’umanità nazismo e fascismo, e da presidente della Camera, corregge e riprende volentieri il capo del governo per le sortite anticostituzionali e anti-istituzionali, ecco che il Cavaliere, colui che si è fatto da sé (ah, il luccicante mito americano del ‘self made man’…), continua a mostrarsi insofferente al cospetto di tutte quelle inutili e sterili pastoie (leggi, regole, regolamenti della vita repubblicana e democratica) che impediscono agli arditi imprenditori (come Lui) di traghettare finalmente l’Italia nel futuro, nella Modernità. Nella modernità in salsa berlusconiana, naturalmente.

Però, quanti però. Non bastano gli 8.000 delegati, quasi tutti con Suv ultrainquinante d’ordinanza, alla Nuova Fiera di Roma, non bastano i palchi da rock star un po’ groggy, non bastano i video wall per adolescenti ‘ahi tek!’ con le immagini doppiamente false di un Belpaese da spot del Mulino Bianco (con riprese sempre in campo lungo, perché anche un sola zoomata potrebbe rivelare le tante imbarazzanti magagne), non bastano i cori dei corifei, non bastano i casting per mostrare nelle prime tre file del pseudocongresso azzurro volti giovani e telegenici e la solita carrellata di smutandate rifattone, per potersi fregiare del titolo di ‘moderni’. Anzi, tutti questi trappoloni mediatici e artifizi da avanspettacolo, trasmettono l’idea di un’Italietta obsoleta, sorpassata, greve e pecoreccia, una penisola di italioti dediti alle pulsioni più basse, lieti di respirare aria fetida e continuare a gozzovigliare con gli scampoli di un impero ampiamente decaduto e crollato. Nemmeno durante il ventennio, quando c’era l’uomo che faceva arrivare in orario i treni e se non altro esisteva la consapevolezza di vivere sotto dittatura, la propoganda di regime con gli indimenticabili cinegiornali Luce riusciva a raggiungere fosse così profonde di involontaria e imbarazzante ilarità.

Rassegnatevi, Berlusconi è vecchio e rappresenta il vecchio che avanza. Almeno in questo Paese. E’ vecchio il suo linguaggio (ormai solo da noi resiste il trito luogo comune del grande comunicatore), sono vecchie le sue barzellette (quelle che piacciono a certi anziani grati al Cavaliere per il buonumore che dispensa durante i summit internazionali; siamo proprio una nazione che fa ridere il mondo), sono vecchie le sue categorie culturali (Dio – quale?, Patria – Arcore, Famiglie – varie ed eventuali), sono addirittura crollate insieme al muro di Berlino le sue categorie politiche e la sua visione del mondo. Berlusconi è vecchio anche anagraficamente (è un dato di fatto, anche se, per esempio, a nessuno verrebbe in mente di dire alla Professoressa Montalcini che è ‘vecchia’, questione di idee, bagaglio culturale, spessore morale, civile, sociale).
Eppure, riesce ancora a convincere troppi italiani di incarnare il progresso, la rivoluzione borghese moderata e liberale (cancellare o depotenziare il Parlamento, stravolgere la Costituzione per decidere tutto da solo).
E’ vecchia perfino la sua idea di imprenditoria; a meno che non disponiate anche voi di tessera di appartenenza a loggia massonica eversiva dello Stato di diritto e, soprattutto, di affidabile alleanza con mammasantissima politico in grado di varare leggi a condono e protezione delle vostre malefatte e speculazioni.
E’ vecchio il suo concetto di economia, fermo agli anni ’80 (del 1900) e al turboreaganismo edonistico, una delle cause principali dell’attuale crisi globale; l’ultraliberismo, il mercato allo stato brado, non aumenta il benessere dell’umanità, ma crea una forbice criminale tra pochi furbi sciacalli che moltiplicano a dismisura la propria ricchezza e milioni di esseri viventi accecati dal miraggio di possesso di oggetti inutili, costosi, inquinanti, resi frustrati dal vano inseguimento ad una prosperità che non si concretizzerà mai.
Vecchia la sua formula economica per risanare l’Italia: mattone (speculazione edilizia libera per tutti), aiuti di Stato ad aziende che sono buchi neri per i soldi dei contribuenti (Alitalia docet), imprese private che dovrebbero competere con le sole proprio forze (il rischio d’impresa dov’è – Fiat lux - se alla fine paga sempre ‘messer Pantalone il cittadino’ e i brillanti manager continuano a intascare bonus milionari?), banche che dovrebbero proteggere i risparmi dei clienti e non tentare di rapinarli in continuazione (prodotti finanziari banditeschi, iniqui tassi d’interesse, spese di gestione dei conti almeno doppie rispetto agli altri paesi d’Europa) per poi mendicare, anche loro senza vergogna, sussidi statali; e poi, ultimo argomento, ma non per gravità, gli inceneritori e le centrali atomiche, già rifiutate dagli italiani con un referendum incontrovertibile. Ma anche la serena accettazione della volontà popolare, non quella che lui inocula alla sua claque chiamata per vezzo popolo della libertà (partito degli italiani?), non fa parte delle prerogative ‘cavalleresche’.

La vera Nuova Economia, questa sì moderna, non ragiona in termini di prodotto interno (ba)lordo, non predica l’aumento illimitato e il consumo esponenziale delle merci con la diretta conseguenza dell’esaurimento delle risorse planetarie, la contaminazione dell’ambiente, l’annientamento della vita stessa sul globo.
La vera economia moderna tiene conto della qualità della vita dei cittadini, della loro serenità, della loro felicità. Sembra assurdo, ma la contentezza del cittadino è inversamente proporzionale al feticcio del pil: se l’accidente del pil decresce, aumenta la felicità dell’individuo. Questo grazie ad una autentica rivoluzione: cominciare a considerare le risorse non come prodotti di largo consumo usa e getta, ma beni preziosi da preservare per noi e per la collettività. Agricoltura biodinamica, prodotti agricoli a km 0, riuso, riciclo, raccolta differenziata seria dei rifiuti, fonti d’energia rinnovabili (non quelle truffa previste dal famigerato Cip6 all’italiana), risparmio energetico, reali tecnologie verdi (altro che ‘termovalorizzatori’, untori tecnologici del terzo millennio) sono alcuni dei comandamenti per chi davvero vuole planare nella Modernità. Addirittura, molti giovani architetti a livello mondiale stanno cominciando a progettare – o riprogettare – gli insediamenti urbani come grandi organismi viventi in grado di integrarsi armonicamente con la natura.

E noi qui, con l’ausilio dei plastici di Porta a Porta, perdiamo tempo in chiacchiere sui ‘Morboselli’ e con le sterili diatribe sul carbone, sul nucleare dalle scorie radioattive che tornano inerti dopo millenni, sui ‘termovalorizzatori’ che ci rendono ‘verdi’ con gentili inalazioni di diossina e nanoparticelle (chi vuole imbavagliare due veri Eroi della Scienza italiana che rispondono al nome di Professoressa Gatti e Professor Montanari?) .

Berlusconi (e la sua squadra, per restare nella metafora calcistica a lui cara) è il vecchio che avanza negli infallibili sondaggi perché l’Italia è un paese vecchio e inaridito, arrivato stancamente al capolinea della storia.

Berlusconi moderno? Una barzelletta, che non fa più ridere.

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