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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
LA BRIANZA RESPINGE LE TRIVELLE, L'ABRUZZO DORME
post pubblicato in Società&Politica, il 2 agosto 2009



di Hermes Pittelli ©


 La Brianza respinge le trivelle, in Abruzzo sporche manovre politiche e mediatiche continuano ad alimentare la deriva petrolifera.
La buona notizia c'è. Il Parco del Curone non diventerà il campo giochi petrolifero della multinazionale australiana Po Valley per conto di Edison Spa. Almeno per ora.
Lo comunica in modo ufficiale il ministero per lo sviluppo economico.

Istanza di permesso di ricerca BERNAGA (OSSOLA). Con nota in data 30 luglio 2009 la Società Po Valley Operations Pty Ltd (r.u.), in nome proprio e per conto della contitolare Edison S.p.A., ha rinunciato all'istanza di permesso di ricerca originariamente denominata "Ossola" e successivamente riperimetrata e denominata "Bernaga", ubicata in territorio della Regione Lombardia. È pertanto annullato il relativo iter procedimentale di conferimento. 

Il presente comunicato sarà pubblicato nel BUIG anno LIII n. 7. 

Roma, 30 luglio 2009 

Il Direttore Generale: TERLIZZESE” 


http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/dettaglio.asp?cod=67

http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/veloce/avvisi/avviso19.htm



I promotori del comitato 'no al Pozzo' però si chiedono con lungimiranza se non si tratti di una mossa per sviare l'attenzione da una questione che ha sollevato l'indignazione (e l'azione) popolare e quella degli amministratori locali, tutti pronti a schierarsi in modo unitario a difesa del territorio e della salute dei cittadini. Nessuno si abbandona a trionfalismi, ma il risultato ottenuto dovrebbe costituire una bella lezione per i passivi ad oltranza, per quanti sono rassegnati a subire sempre e comunque imposizioni inique dall'alto.
In Brianza sono concreti e non abbassano la guardia: hanno subito pensato di scrivere una lettera aperta a tutti i parlamentari e senatori della provincia di Lecco (Bodega, Castelli, Codurelli , Rusconi ), a tutti i capi gruppo della Camera dei Deputati : (Brugger, Casini, Cicchitto, Cota, Donadi, Soro), al relatore Raisi del DDL “Energia”, 1441-ter-C in discussione al Parlamento ed ai sottosegretari Romani, Saglia e Urso, nonché alla Commissione Attività Produttive nelle persone del Presidente: Andrea Gibelli e dei Vicepresidenti Raffaello Vignali e Laura Froner.
Missiva per rammentare che il comitato civico NoAlPozzo è apartitico, espressione delle associazioni e dei residenti brianzoli, nato per difendere il parco regionale dall'ipotesi di trivellazione, e che in una sola settimana ha raccolto 3000 firme per una petizione destinata al ministero per lo sviluppo (quindi, a Scajola). Petizione legata all'articolo 27 del DDL Energia (approvato dalla Camera, modificato in Senato, e quindi ora di nuovo al vaglio della Camera) relativo all'estrazione di idrocarburi e soprattutto per scongiurare che la centralizzazione delle decisioni per concedere le concessioni (norma che di fatto esautora le amministrazioni locali) danneggi quelle aree storicamente già dichiarate protette a livello regionale e comunitario.
Una lettera che a nome del comitato e dei cittadini firmatari della petizione chiede ai politici 'nominati' di favorire con il voto e con l'azione parlamentare emendamenti che introducano nella legge l'impossibilità di effettuare ricerca o coltivazione di idrocarburi nelle aree già di Parco o Riserva Naturale ed in quelle limitrofe contro la volontà degli enti locali.


In Abruzzo invece dopo la farsa grottesca del convegno a Cupello tutto tace;
quindi procede a gonfie vele per le multinazionali che hanno allungato le grinfie sul 50% del territorio grazie alle concessioni previste dal solito ministero per lo sviluppo. Le amministrazioni hanno lasciato placare la buriana sollevata dalla presenza ingombrante e 'indagatoria' della Professoressa D'Orsogna e dei comitati civici per rilanciare mediaticamente, grazie ad un lungo servizio mandato in onda da Teleradio S. Pietro, la criminale tesi del petrolio foriero di ricchezza e progresso. Come segnalato da
Lorenzo Luciano, la tv locale ha montato le immagini della sala stracolma intenta ad ascoltare i prestigiosi ospiti e soprattutto una serie di dichiarazioni dei relatori ad una giornalista che fungeva da semplice reggi microfono: nessun contraddittorio, nessuna domanda sul petrolio, nessun accenno alle contestazioni civili e documentate dei cittadini, una mediocre e ipocrita litania di fole con la chicca finale della necessità di rilanciare il turismo in Abruzzo. Turismo tra i pozzi? Con l'aria che puzza di uova marce?
Restano quindi tutte sul tavolo le perplessità e le critiche esposte dalla Professoressa D'Orsognacome mai un convegno aperto al pubblico, ma stranamente poco pubblicizzato dalle amministrazioni locali, è stato aperto da un perito che lavora per l'Eni, che attribuisce all'estrazione e alla lavorazione del petrolio proprietà taumaturgiche, ma preferisce non identificarsi? Come può il presidente abruzzese Gianni Chiodi affermare che tutte le concessioni pendenti sull'Abruzzo non si trasformeranno in pozzi? Sa qualcosa di ignoto ai cittadini? E perché allora non la divulga e non prende una chiara posizione ufficiale come hanno fatto i sindaci del lecchese?
E cosa pensa il governatore d'Abruzzo di tutti i pozzi già scavati e delle piattaforme che si moltiplicano a vista d'occhio sulla costa teatina?
Perché in una serata che dovrebbe illustrare le strategie politiche per il rilancio dell'ABruzzo si parla solo delle magagne passate ed esistenti e non si trova traccia di una sola proposta concreta? Perché si celebra un 'mostro sacro' come Zio Remo Gasperi che, forse incautamente rispetto a Chiodi, si sbilancia a favore dell'Eni e si esibisce in una vergognosa celebrazione dei 'suoi tempi d'oro', quelli delle ruberie e delle clientele care al Pentapartito, senza che nessuno provi indignazione (a parte i pericolosi “estremisti di sinistra fannulloni” additati dallo stesso campione ex dc)?
Gasperi ha nostalgia della Cassa del Mezzogiorno, uno strumento infernale che ha divorato risorse pubbliche ingenti, che ha causato l'aumento smisurato del debito pubblico italiano, che ha favorito le clientele e il foraggiamento del malaffare. E che magicamente quel 'genio' di Tremonti (così definito da Chiodi, ndr) ha prontamente rispolverato per risolvere la secolare questione meridionale.

Peccato che in Italia si guardi solo al passato e non esista mai una seria programmazione del futuro, peccato che i problemi vengano affrontati solo quando si tramutano in emergenze o servono a qualche casta per attingere al denaro dei contribuenti; peccato che con il megadecretone anti crisi votato in fretta e furia il 1 agosto per non costringere gli stakanovisti della politica a rimandare le ferie si scelga ancora una volta la formula che olezza di stantio e imbroglio: il famigerato piano casa che è solo un favore ai palazzinari e ridarà stura alla cementificazione selvaggia dell'Italia (a proposito degli incendi, bisognerebbe capire a vantaggio di chi vanno le migliaia di ettari di natura in cenere), l'affiancamento del ministero di Scajola a quello dell'ambientalista petrolifera Prestigiacomo per le decisioni sulle centrali elettriche e, appunto, la neocassa del Mezzogiorno. Una legge truffa, tanto per non cambiare mai.


Nel mondo, c'è chi pensa di sfruttare l'eolico del Sahara, chi si spende in ricerche scientifiche come Michael McElroy della Harvard Boston University che sostiene la possibilità di soddisfare la richiesta mondiale di energia elettrica attraverso una rete di turbine da 2,5 megawatt di potenza, posizionate in modo da non danneggiare l'ambiente e gli insediamenti urbani (da verificare, certo, ma sono passi da gigante rispetto alla mummificazione italica); c'è chi come Obama, attraverso il buon esempio, tenta di convincere i colossi Cina e India ad accettare di ridurre le proprie emissioni inquinanti per la salvezza del Pianeta.


E c'è chi come la maggior parte degli italiani (brianzoli a parte, eccezione esemplare) e gli abruzzesi in particolare crede ancora che l'idrogeno solforato migliorerà la qualità delle colture, dell'ambiente e incrementerà a dismisura la corsa al turismo.


La prossima estate, ne riparleremo.

ABRUZZO, CHIODI GIURA: "NESSUN POZZO DI PETROLIO NEI PROSSIMI 10 ANNI"
post pubblicato in Società&Politica, il 23 luglio 2009

Il Governatore abruzzese, durante un ‘movimentato’ convegno a Cupello, si 'agita' dopo una domanda della Professoressa D’Orsogna, ma assicura che le ‘allarmistiche’ preoccupazioni di cittadini e ambientalisti sono prive di fondamento. Peccato che il Governo sia schierato con i petrolieri. Intanto, Remo Gaspari, democristiano di vecchia data in servizio permanente effettivo e tutor politico del governatore rampante, insulta le persone civili assetate di risposte istituzionali sulla sorte della ex Regione più verde d’Europa

 

(foto PamelaPiscicelli©)

 

di Hermes Pittelli ©

 

Abruzzo: quale futuro?
Convegno sull’economia, occupazione e sviluppo della Regione Abruzzo
Cupello, 22/07 ore 19

Intervengono:

- Matteo PARISIO Ing. Ambientale;
- Calogero MARROLLO, Pres. Conf. Abruzzo;
- Enrico DI GIUSEPPANTONIO, Pres. Prov. Di Chieti;
- Gianni CHIODI, Pres. Reg. Abruzzo;
- Silvio BELLANO, Pres. C.V.D.C

Conclude l’on. Remo GASPARI

 

 Una domanda, una semplice domanda è sufficiente oggi in Italia per causare il deragliamento delle ‘istituzioni’. Anche Gianni Chiodi, PdL, neogovernatore d’Abruzzo mostra questa bizzarra vulnerabilità. Nella Sala Consiliare del Municipio di Cupello (Ch) va in onda lo psicodramma che coinvolge l’ex sindaco di Teramo a conclusione del suo intervento. La Professoressa Maria Rita D’Orsogna chiede la parola, le passano il microfono, Lei, incauta e ingenua, formula la fatidica domanda; “Volevo chiedere al Presidente Chiodi: cosa pensa della decisione del governo centrale italiano di classificare l'Abruzzo distretto minerario, con il 50% del territorio coperto da permessi estrattivi?”.
Scattano gli applausi scroscianti dei cittadini preoccupati per la deriva petrolifera, applausi per il 'coraggio' della Prof. D'Orsogna, perché oggi in Italia porre questioni al 'potere' è sinonimo di impavidità.

Apriti cielo. Chiodi, visibilmente infastidito, si rialza e replica: "Le questioni possono essere affrontate in modo ideologico (chissà cosa c'entra l'ideologia con i pozzi di petrolio, ndr) oppure pragmatico. State ingigantendo un problema. Vi faccio un pronostico: tra 10 anni lei non troverà in Abruzzo di quei permessi - e ce ne sono tantissimi in Italia, ma la percentuale di trovare esito favorevole è limitata - lei non troverà quei paventati rischi (si deterge il sudore, ndr) e l'Abruzzo non diventerà un distretto di quel genere (evita di specificare il genere)". 
Chiodi però si agita, forse non gradisce la questione, i decibel della sua voce sfuggono al suo controllo: “Voi volete dare una rappresentazione di questo genere? Anche quando dissi che il centro oli (di Ortona, ndr) non sarebbe stato fatto, è sempre stato detto il contrario, e ancora oggi qualcuno dice che si fa. Questo non si fa!”.
In sala, i rappresentanti di Emergenza Ambiente srotolano mappe ministeriali (del ministero per le attività produttive) che dimostrano senza tema di smentita il risiko petrolifero che Eni e multinazionali straniere stanno giocando sulla pelle dell’Abruzzo inconsapevole.
Il governatore non demorde: "Oggi vi ripeto: tutto questo non si farà, anche perché non c'è alcuna prospettiva in questo senso. State millantando una situazione che è assolutamente falsa".
Applauso da parte dei 'fan' di Chiodi.
E si accascia esausto, mentre gli attivisti continuano a citare cifre e dati precisi che raccontano un’altra realtà. Qualche arrogante aspirante politico di primo pelo e dall’incerto bagaglio culturale insulta la Professoressa D’Orsogna, da due anni paladina californiana contro la deriva petrolifera dell’Abruzzo. Agli occhi di qualcuno, una colpa grave.
Lei continua a invocare una chiara presa di posizione da parte Chiodi, rammenta di avergli inviato decine di mail senza ottenere nemmeno una riga di risposta o un riscontro. Qualche membro dello staff si lamenta dicendo che la casella di posta elettronica del presidente è stata intasata dalle centinaia di missive relative al discorso petrolio. Forse perché la maggior parte degli abruzzesi crede sia un argomento grave e di fondamentale importanza per la propria vita nel territorio. 

Il preludio soft affidato all’ingegnere ambientale Matteo Parisio (presentato con il nome di 'Ingegner Tiberio') che illustra i vantaggi, non solo in termini ecologici, ma economici, di affidarsi alle fonti di energia rinnovabile (in particolare del fotovoltaico) in attesa dell’arrivo di Gianni Chiodi, appare a posteriori come la proverbiale bonaccia prima della tempesta. Anche perché in seguito gli interventi del governatore abruzzese e dell’inossidabile Gaspari, che elogia addirittura il nucleare (fu, tra l’altro, tra i sostenitori della Sangrochimica negli anni ’70, minaccia debellata da un’autentica rivolta popolare) non forniscono contributi concreti al tema della serata. Quasi tutto il mondo ha capito che scegliere le rinnovabili significa tentare di salvare il pianeta, ma nel nostro senato, menti geniali (Gasparri, Nania, Dell’Utri) presentano una mozione per imporre uno stop al solare termodinamico (a favore, magari, di carbone, petrolio, gas?).

Forse in Italia è stato cancellato per legge l’obbligo degli amministratori di rispondere ai quesiti dei cittadini/elettori/contribuenti. Un altro cittadino alza la mano e chiede la parola, ma uno degli organizzatori del convegno, Silvio Bellano (in quota Udc, anche lui allievo di 'Zio Remo'), comincia a straparlare di "irruenza, arroganza, mancanza di rispetto non solo verso gli ospiti, ma anche verso chi potrebbe intervenire". 
Chiodi allora non si argina più, riparte in quarta: "Scusate, siamo d'accordo su questa cosa. Non capisco per quale motivo nonostante io abbia detto che queste cose non si faranno, vi vedo tristi. Come mai siete tristi? Vorreste forse che si facessero? Non si faranno, non c'è niente da fare! Non si faranno e basta con queste strumentalizzazioni. Grazie".

La Prof. D'Orsogna e gli ambientalisti continuano a incalzare Chiodi. Silvio Bellano si erge a censore dei 'contestatori': "Grazie a Dio gli abruzzesi hanno punito la vostra arroganza e vi hanno mandato a casa. E' stata proprio la vostra parte politica ad essere punita dagli abruzzesi e dagli italiani che vi hanno mandato a casa. Avreste potuto chiedere di intervenire con dei supporti, invece, la vostra maleducazione nei confronti di chi ha affrontato un viaggio per stare qui, e la vostra irruenza vi ha penalizzati. Anche in Europa, anche l'Europa vi ha mandati a casa (a chi si riferisce? Mistero, ndr)".  
I cittadini e gli ambientalisti attoniti protestano la loro non appartenenza politica e insistono nella legittima richiesta di risposte istituzionali alla minaccia legata all’estrazione del pessimo petrolio locale.
Qualche zelante portaborse sbraita e chiede addirittura l’intervento dei Carabinieri e dei Vigili urbani con motivazione fantasiosa “Stanno attaccando (?) il presidente Chiodi”.

L’impegno ‘verbale’, sulla fiducia cristiana, di Chiodi evapora però nell’aria, senza un documento ufficiale o un atto scritto della Regione, quando poco prima lo stesso governatore aveva ammesso che, ad esempio, gli abusati protocolli d’intesa tra regioni e governo sono “nulla”, servono accordi quadro cogenti per l’esecutivo centrale.
Chissà come Chiodi intende convincere l’agguerrita compagine del ‘suo’ presidente Berlusconi a cancellare le concessioni petrolifere già autorizzate, a dismettere i pozzi già scavati (quasi 700 tra terraferma e mare), a varare strategie di sviluppo che favoriscano la tutela ambientale, l’agricoltura, la cultura, il turismo. Il petrolio, lo sanno anche le rocce del Gran Sasso, esclude tutto questo (e la sventurata Basilicata e il siracusano massacrato dal polo petrolchimico si sono stufati di essere citati come esempi negativi).
Prima dell’intermezzo, Chiodi si è scusato per il ritardo, ha incensato il suo mentore Remo Gaspari ("Quando l'Abruzzo era forte, e rimpiangiamo tutti quel periodo, c'erano dei motivi; primo, la stabilità politica grazie alla guida dell'On. Gaspari"), ha tenuto una dotta lectio magistralis di stampo bocconiano sulle cause della crisi economica in Abruzzo e sui rimedi per rilanciare la regione: una lezione infarcita di ‘master plan’, ‘fare sistema’, ‘road map’, per spiegare che si è insediato dal 27 gennaio, ha trovato un buco di bilancio pari a 4 miliardi di euro, ad aprile c’è stato il terremoto, ma lui ha strappato al governo (Tremonti definito ‘genio della finanza’) un’intesa quadro da 6 miliardi e commissariato 19 enti pubblici infestati da furbi succhia-risorse, rei di aver creato uno spaventoso debito pubblico, assieme a 38 aziende ospedaliere che non trovano giustificazione in relazione al numero di abitanti. Insomma, un modo per annunciare misure impopolari a base di lacrime e sangue (tasse salate e cinghia tirata) e per giustificare scelte strategiche poco gradite alla maggioranza degli abruzzesi (che fine ha fatto un sondaggio demoscopico del 2008 nel quale il 75% dei cittadini si dichiarava contrario alla petrolizzazione?).

Dopo l’interludio ‘sonoro’, ecco il vero show della serata, abilmente messo in scena da uno scafato commediante dell’arte: Remo Gaspari.
Il vecchio lupo democristiano ha perso il pelo, ma non il vizio. Rievoca con nostalgia l’età dell’oro del pentapartito (prima del 1992, cioé prima di Tangentopoli; poi, secondo lui, gli estremisti di sinistra hanno demolito tutto e causato gli attuali sconquassi italici), rivendica con orgoglio il suo curriculum: “Quaranta anni in Parlamento, 27 di governo. Quando c’era Remo, lavoravano tutti: democristiani, socialisti, comunisti. Quando c’ero io, l’Abruzzo era la prima regione d’Europa”.
Insomma, un mago delle clientele ancora stipendiato dal cittadino italiano.

Un autentico eroe della politica e un precursore: “Sono stato io nel 1987 a far costruire il primo impianto fotovoltaico italiano”. L’ex ministro per il Mezzogiorno (la Cassa per il Mezzogiorno non ha contribuito a formare l’attuale voragine del debito pubblico italico?) cita Obama, come il suo delfino: Obama è davvero trendy, con quella sua abbronzatura che non scolora mai!
Ma quale relazione esista tra le strategie energetiche ecosostenibili varate dall'inquilino della Casa Bianca e i sostenitori del petra oleum e del nucleare in Italia, nessuno riesce (o vuole) a spiegarlo.
L’Abruzzo deve tornare al progresso – e mostrando un voluminoso faldone del suo archivio personale – come quando il piano per lo smaltimento dei rifiuti era progettato dai migliori tecnici di Eni e Snam (ah, ecco!) e poi adottato dalla Regione”. Naturalmente, a intervalli regolari, insulta i facinorosi che hanno “preparato a freddo l’incidente per disturbare il coraggioso presidente Chiodi”.
Estremisti di sinistra scaricati perfino da Veltroni, fannulloni, gentarella da quattro soldi che inventa problemi per farsi pubblicità in piazza”, e via sfornando nuovi epiteti. Nella foga, si scaglia anche contro “i raccomandati”, creando sconcerto e apprensione tra i suoi stessi peones (“Ma sta parlando di noi?”).
A chi cerca d’intervenire alzando la mano, dice “Parla parla, tanto io non ti ascolto”. Questo dopo aver esortato in precedenza il delfino Chiodi – con aulico e infastidito gesto di mano – a “non rispondergli”. Un campione di democrazia.

Qualche cittadino più audace tenta di parlare senza ausilio del microfono, ma dalla claque indigena lo redarguiscono: “Abbiate rispetto per un uomo di 88 anni”. Caspita, quasi 90 anni ma quanta capacità polmonare per ‘etichettare’ senza appello insegnanti, cittadini, volontari del WWF di Pescara, dell’Arci di Vasto, del comitato Nuovo Senso Civico, studenti il cui solo torto è chiedere lumi sulla deriva petrolifera.

Resta una grande amarezza, la sensazione che se la Campania è stata strumentalizzata per creare l’emergenza monnezza pro business inceneritori, l’Abruzzo, ‘grazie’ anche al terremoto, sia diventato la cavia individuata dal governo per le brillanti strategie di progresso economico saldate a doppio filo ai vari business dei palazzinari, delle infrastrutture la cui realizzazione sarà affidata ai soliti famigerati noti, alla costruzione di moderni e sicuri termovalorizzatori e ‘frantoi petroliferi’.
Del resto, il capo del governo è stato chiaro: chi intralcerà il progetto di pseudosviluppo in salsa berlusconiana, dovrà vedersela con l’esercito. Quindi, non solo le amministrazioni locali sono di fatto esautorate da ogni parere vincolante sulla sorte del territorio, non solo chi dovesse ricorrere al Tar e uscire sconfitto al terzo grado di giudizio sarebbe costretto ad accollarsi tutte le spese legali e di risarcimento per il presunto mancato ‘progresso’, ora addirittura la minaccia dei soldati.
Ecco infine dispiegata in tutta la propria geometrica potenza ‘l’idea’ della degenerata classe politicante italiana (tutta, schieramenti complementari nel residence incantato) in merito alla democrazia.
Mancano solo l’avvelenamento dei giornalisti scomodi caro a certi ex agenti del Kgb e l’ordine di sparare sui cittadini (Iran tricolore?) che protestano contro le decisoni governative inique o cervellotiche.

Il suddito non abbia l’ardire e la sfrontatezza – mai – di chiedere conto ai propri dipendenti (almeno in questo caso, Grillo ha ragione). Resta la desolante certezza che il ‘potere’ sia gestito da arroganti e ignoranti, incapaci di rispondere a semplici domande di chi magari offre una visione del mondo alternativa a quella omologata e prefabbricata; un ‘potere’ nelle mani di chi brancola nelle tenebre dell’ortodossia imposta da un vertice e resta spiazzato e nudo se dalla platea non si levano applausi dai figuranti prezzolati.
(Per approfondire, ecco la cronaca precisa della grottesca serata di Cupello gentilmente scritta da Lorenzo Luciano)

Italia nel g8? Ma mi faccia il piacere!
Italia, anno di ‘disgrazia’ 2009, completamente fuori dal mondo.

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