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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
‘BERLUSCONI PALLONE’ (l’ha scritto il PdL...)
post pubblicato in Società&Politica, il 7 giugno 2009




testi e foto di Hermes Pittelli ã


 
Il nostro thai-kun (o come si scrive) che si sacrifica per noi e guida con maestria il nostro paesucolo, mi ha convinto. Voglio votare per lui.

Ma se scrivo così, come ho visto su certi orrendi manifesti elettorali griffati PdL (Partito dei Lavoratori?), non è che poi rischio una denuncia per diffamazione? Sia mai che poi mi si accusi di orchestrare una campagna d’odio e invidia.

Oh, BERLUSCONI PALLONE è stato stampato dal suo glorioso partito, sia chiaro; io non sono responsabile di questo misfatto, di questa vergognosa lesa maestà.


Quando poi si parla di Roma e Milano sporche come città africane (eh, il razzismo è una brutta bestia, pensi di poterla controllare, ma sfugge da tutte le parti...), a me viene il forte dubbio che contribuiscano moltissimo non solo i graffiti degli artisti metropolitani, ma soprattutto l’inciviltà e la maleducazione dei cittadini italiani, istigati dall’esempio dei campioni della politica: imbrattare continuamente i muri dei nostri spazi urbani (sia legali, sia abusivi!) con orridi manifesti di questua elettorale non è un saggio di galateo civile. Senza dimenticare i pessimi cartelloni pubblicitari con cui ci sommergono i markettari prezzolati dagli inutili brend di ogni genere e specie di commercio.

L’affluenza alle urne è in calo, calo della libido politica. Servirebbe forse qualche pillolina blu con le stelline gialle, come la bandiera d’Europa. Curioso che l’Europa non ci interessi, visto che tutto sommato l’Italia è stata promotrice della genesi dell’Unione Europea. Curioso che la gente attanagliata dalla crisi, preferisca sempre e comunque la gita, il ponte festivo, la vacanzetta.

Curioso che la politica italiana ridotta a becero tifo da stadio tra opposte fazioni di ultras, nel momento culminante dell’orgia elettorale, registri cittadini capaci di rinunciare ad esercitare quel piccolo, miracoloso, grandioso diritto/dovere costato la vita e sofferenze indicibili a migliaia di nostri compatrioti.

Curioso che nel pieno dell’onda razzista, con le balle sugli sbarchi di orde di migranti a Lampedusa (che tra l’altro rappresentano solo il 5% degli ingressi irregolari in Italia), a Milano la Lega faccia affiggere/affliggere i suoi manifesti da immigrati e la stessa cosa accada a Roma con le affiches del PdL.

Ho visto con i miei occhi ragazzi africani, muniti di furgoncino scassato, girare per la città ad incollare i famigerati manifesti ‘BERLUSCONI PALLONE’ e maliziosamente ho pensato: o è una forma di protesta contro la politiche razziali del governo, oppure qualcuno fa come sempre il furbo, giocando con l’ignoranza degli indigeni (gli italioti, ndr) che poi (aiutomamma!) andranno alle urne.

Chissà se quei giovanotti dalla cute abbronzata, molto abbronzata, sono immigrati ‘regolari’, assunti con ‘regolare contratto di lavoro’...

Chissà...

Affaire Balotelli, quanta ipocrisia!
post pubblicato in Divagazioni sportive, il 21 aprile 2009


(nella foto: tifoso interista durante l'era Moggi.
Fonte: Google Immagini)


di Hermes Pittelli ©


 Alle solite. Balotelli, vittima di cori e ululati razzisti durante l’insignificante Juve-Inter, diventa un affaire di stato, non solo di pseudo-sport. Soprattutto per coloro che hanno la memoria corta e un bell’armadio capiente pieno di scheletri; soprattutto per i tanti pigmei con la codona di paglia che ammorbano il calcio e il Paese.

Moratti, avresti ritirato la tua invincibile armata (ma in Europa e nel mondo conti come il due di bastoni a briscola) se fossi stato presente all’Olimpico di Torino, ma cosa hai fatto di concreto quando i tuoi amati e delicati ultras dileggiavano in modo altrettanto incivile il difensore ‘abbronzato’ (come direbbe il capo del governo) del Messina, Zoro (attualmente emigrato in un piccolo club portoghese)?

Dove erano i soloni del pallone nostrano (Abete, Matarrese, Campana... quali pulpiti) che ora chiedono la sospensione degli incontri per i cori razzisti quando le partite causavano i morti e i feriti negli stadi (episodi che tra l’altro continuano a verificarsi) e poi con il muso finto costernato proclamavano che show must go on?

In passato, nessuno ha mai scomodato il razzismo per bollare l’idiozia di pochi idioti. Periodicamente i media nazionali riesumano la storia del povero israeliano errante Rosenthal rifiutato dall’Udinese causa antisemitismo della Curva Nord; nessuno, nemmeno all’epoca, ha per esempio mai condannato tutti i tifosi del Napoli presenti al San Paolo durante una partita contro la Juve quando al malcapitato difensore bianconero Julio Cesar (brasiliano, anche lui ‘abbronzato’) mentre veniva trasportato fuori in barella, dagli spalti lanciarono di tutto: insulti, arance, lattine, bottigliette, monetine (le stesse che permisero al Ciuccio di aggiudicarsi uno scudetto).

Oggi è di moda la battaglia contro il razzismo. Fa audience, conferisce un’aura di rispettabilità, fa cassetta, permette vetrine mediatiche a costo zero e grande ritorno di immagine. Figuriamoci se i politicanti dello sport e quelli del Parlamento non la cavalcano, figuriamoci se i media nazionali, sempre sensibili al fascino del potere (vi farei ascoltare i commenti di certi giornalisti tifosi all’interno dell’intimità delle proprie redazioni), non si offrono spontaneamente come cassa di risonanza.

Anche la morale e l’etica sono ormai strumenti, da estrarre dal cassetto e lucidare solo quando fa comodo, solo quando c’è una convenienza da realizzare.

Materazzi per anni è stato bersagliato con lo stesso trattamento, eppure è italiano di carnagione bianca. Sissoko è nero, gioca nella Juve ed è uno degli idoli attuali del tifo di Madama. Come la mettiamo? Forse, azzardo un’ipotesi, l’atteggiamento dei tifosi avversari è influenzato in certa misura anche dal comportamento dei giocatori in campo. Kakà, ad esempio, è un fuoriclasse molto temuto, ma non mi sembra venga accolto negli stadi con minacce e insulti: questione di correttezza e di stile.

In passato, grandi campioni – Platini, Zico, Van Basten – erano visti come spauracchi dai sostenitori delle formazioni che li affrontavano, ma spesso venivano salutati con applausi scroscianti se riuscivano a confezionare qualcuna delle loro magie. Quindi?

Quindi sarebbe meglio parlare di un problema di carenza di educazione e cultura dell’intero Paese, non solo dello sport o del calcio. Moratti e Mourinho insegnino il modo di comportarsi a questo arrogante bambino e poi si permettano di obiettare sugli atteggiamenti dei tifosi italiani.

L’Italia, fuori dai ritratti oleografici e folcloristici, è un paese profondamente razzista e fascista. Lo è con i suoi stessi abitanti, con i propri cittadini indipendentemente dal pigmento epidermico o dall’etnia d’origine. Vogliamo parlare del derby capitolino, di quello che accade ogni volta che si confrontano Lazio e Roma (cronaca recentissima, per chi non ha paraocchi o resetta la memoria a responsabilità limitata)?

Siamo un popolo ormai corrotto dalla scientifica demolizione della scuola, delle famiglie che hanno abdicato dal proprio ruolo di educatrici di persone e cittadini esemplari, delle istituzioni che ormai sono solo manipoli asserviti alle lobbies del potere economico.

Un popolo ignorante, disinformato, disgregato è molto più malleabile e facile da controllare, plagiare, comandare.

L’affaire Balotelli è solo l’ennesima foglia di fico per coprire le nostre vergogne endemiche. Questo ‘caso’ si smonterà da solo quando i titoloni sui giornali non faranno più vendere un maggior numero di copie; per passare in fretta ad un’altra emergenza, a una notizia più accattivante e 'smerciabile'.

Un gara a porte chiuse per la Juventus è una sanzione inutile, squalificare gli stadi o i tifosi è inutile; perché è l’intero Pease che è squalificato.
E continuerà ad essere pecora nera in tutti i campi fino a quando non deciderà davvero di risolvere i propri problemi alla radice.

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