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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Il Po abbandonato dalla Lega e l’Italia che si sbriciola
post pubblicato in Ambiente, il 19 febbraio 2010

Nel Paese che frana nessuno pensa alla strategia per convivere con la nostra delicata conformazione idrogeologica: centinaia di miliardi finiscono nel pozzo senza fondo delle ‘grandi emergenze’, delle grandi opere, dei grandi appalti. Anche il partito di Bossi è ormai solo un’agenzia di marketing politico. La vicenda dei fondi stanziati dal Cipe per il Grande Fiume è lampante


di Hermes Pittelli ©


L’India si affanna per tentare di salvare il sacro fiume Gange, la Lega volta le spalle al dio Po.
Delhi spenderà 4 miliardi di dollari per bonificare uno dei corsi d’acqua più inquinati del mondo: il ‘Fiume Madre’, dove gli hindu compiono riti di abluzione per purificarsi dai peccati, è infestato da colibatteri, pesticidi e scarichi industriali e ogni anno 500.000 indiani contraggono malattie contagiose.

Alle nostre latitudini, il Comitato interministeriale programmazione economica nel 2006 (governo Prodi) aveva stanziato 180 milioni di euro per la messa in sicurezza e la valorizzazione turistica del Grande Fiume.
Oggi con abile gioco di prestigio che nemmeno Houdini quei fondi sono scomparsi.
O meglio, un raggio politico li ha teletrasportati nella cassa senza fondo creata per fronteggiare lo stato di emergenza permanente che sembra aver colpito il Paese da qualche anno. Con il benestare del Carroccio che nelle ampolle dei riti celtici continuerà a raccogliere acqua molto torbida e inquinata.
Altro che la pandemia suina, qui si tratta solo dell’antica voracità monetaria della politica e degli imprenditori bamboccioni e profittatori che gravitano attorno. Come del resto dimostrano le meschine cronache di questi giorni.
Certo, da Roma dicono che quei soldini sono stati utilizzati per l’emergenza terremoto e per la ricostruzione dell’Aquila. Ricostruzione che al momento non si vede, anche perché i vincitori (si fa per dire) degli appalti sono coinvolti in altri problemi.
Poi è una tesi singolare che ormai tutti i capitoli di spesa del Paese vengano munti per sostenere la creatura ‘pecuniovora’ chiamata Protezione Civile. Un Leviatano che lievita, magari non sarà trasformato in Spa, ma continua a rastrellare fondi pubblici da tutte le fonti disponibili: così Sergio Rizzo sul Corriere della Sera ci informa che le 150 nuove assunzioni, le promozioni e i nuovi superpoteri speciali attribuiti al dipartimento guidato da Bertolaso troveranno copertura finanziaria grazie a 355 milioni di euro sottratti al Fas; cioè il Fondo per le aree sottosviluppate, in estrema sintesi il Sud.

Intanto, anche i Vigili del Fuoco scendono sul sentiero di guerra e manifestano davanti a Montecitorio: a loro tocca il lavoro sporco durante le catastrofi e le emergenze nazionali, rischiano la vita per 400 euro netti, sono sotto organico rispetto alle medie di tutti gli altri paesi europei, attendono da anni che migliaia di colleghi precari siano finalmente assunti e si vedono sottrarre fondi e competenze dalla solita Protezione civile.

Ma se il paese crolla letteralmente, si sbriciola, ‘vanta’ trasporti e infrastrutture da quarto mondo, forse la politica tutta ha sbagliato e sta sbagliando (con dolo). Forse il sistema dell’agire senza regole, favorendo contro ogni principio di legalità e di buon senso solo amici, parenti e mignotte compiacenti (e non mi riferisco a massaggiatrici, peripatetiche, ballerine e affini) non funziona.
A farne le spese, in tutti i sensi, sono sempre e solo i cittadini. Un ambiente devastato, tasse inique, una salute minata dall’inquinamento, vite a rischio sui luoghi di lavoro, sulle arterie di viaggio e perfino nelle abitazioni. Questa sarebbe l’Italia moderna, l’Italia del III millennio?
Mi chiedo sempre con sgomento crescente quando i cittadini si decideranno a caricare sulle carrette del mare tutta questa feccia politicante e pseudo industriale che sta massacrando quel che resta dell’Italia.
Esiliamoli su un bella isola deserta e lasciamoli là sopra a giocare a Monopoli con in palio noci di cocco.

E’ curioso constatare che i fondi per le presunte grandi opere o per le centrali nucleari si trovino in fretta e furia, mentre i 4 miliardi necessari per la messa in sicurezza del territorio dai fenomeni legati alla morfologia idrogeologica (che interessa il 68% dei comuni italiani) siano considerati una spesa eccessiva. Forse perché la politica del fare ritiene che le catastrofi rappresentino un ottimo volano per le speculazioni del mattone: cemento, cemento, cemento.
Come se non fossero gli abusi edilizi e la mancanza di una strategia del territorio le vere cause di questi disastri.
Quattro miliardi (più o meno, a seconda delle lievitazioni) è l’importo dell’appalto con cui gli eroi di Impregilo garantiscono di costruire il Ponte sullo Stretto di Messina. Intanto, solo la posa della prima pietra è costata un miliardo. Cinque miliardi sono il costo ‘ufficiale’ di una singola centrale nucleare.
Negli ultimi 50 anni 470.000 fenomeni legati alla fragilità idrogeologica del Belpaese hanno causato 3.500 vittime e migliaia di persone sono rimaste con il nulla nelle proprie vite.
Senza dimenticare che i mutamenti climatici nei prossimi decenni renderanno ‘normali’ eventi meteorologici fino a ieri catalogati come ‘eccezionali’.
L’emergenza è un business di pochi, ma costa allo Stato, cioè ai cittadini, un’enormità: nel decennio 1994/2004 non funestato da terremoti tra i più gravi di sempre come quello dell’Aquila, sono serviti 21 miliardi di euro per fronteggiare eventi sismici, alluvioni e frane.

Quanti politici avete sentito parlare della priorità del rimboschimento, della ricostruzione e messa in sicurezza degli argini, della realizzazione di nuove idrovore e di filtri per purificare i corsi d’acqua?
Ah, giusto: devono approvare nuove centrali di carbone da piazzare sul Delta del Po. Carbone ‘pulito’, come dice il ministro Prestigiacomo. In fondo, l’Enel ha già devastato a puntino l’area e nel mare davanti a Porto Tolle c’è il mostruoso rigassificatore grande due volte lo stadio di San Siro.
Incredibile pensare alla Slovenia che non vuole concedere all’Italia i permessi per realizzare un altro impianto di questo tipo né sulla propria terraferma, né dentro le proprie acque territoriali e promette di denunciarla all’Unione europea perché il progetto presenta troppi punti oscuri, minaccia l’ambiente e metterebbe a rischio il turismo.

La Slovenia, giustamente, non si fida degli italiani!


Piccola postilla: anche il federalismo, capitolo principale della battaglia leghista è ormai da ascrivere alla voce degli annunci mediatici utili solo a scaldare le masse padane votanti, annunci senza sostanza. Le Lega, da movimento popolare di protesta delle origini, ha ormai completato la trasformazione in tassello organico alla politica italiota: proclami roboanti e manovre affaristiche pro domo sua.
Un importante esponente del Carroccio a nord est, sorpreso in un momento di sincerità o debolezza in una pizzeria di Pordenone, a un cittadino che gli chiedeva lumi sui tempi tecnici per attuare il federalismo, ha risposto: “Non si farà mai. Abbiamo 300.000 lupare puntate su di noi”.
Serve rammentare l’alto tasso di clientelarismo in Sicilia (la regione del pianeta con la più alta densità di dirigenti amministrativi per abitante) o il dominio mafioso su ogni attività redditizia?

Una frase che spiega molto, se non tutto, dell’Italia e della politica.
Con buona pace dei cittadini che si scannano nel tifo per le opposte fazioni e anche con tanti saluti al dio Po.



Fonti
:
Corriere della Sera, La Repubblica, Estense.com, La Repubblica II

ITALIA DEVASTATA DA ABUSI E DISASTRI: SERVIREBBE UN GOVERNO DELLE MASSAIE
post pubblicato in Ambiente, il 7 ottobre 2009



di Hermes Pittelli ©

 


 “La natura è bella: difendiamola”. Lo sanno per istinto e per purezza anche i bambini. Sono i piccoli saggi della scuola elementare Leonardo Da Vinci di Altolia in provincia di Messina, il paese che si è trovato isolato per tre giorni a causa del fango e dei detriti in seguito al nubifragio che ha colpito l’area.

Lo hanno scritto su un poster di cartone disegnato e colorato nelle classi. “La Natura ha bisogno di fatti, le parole da sole non danno frutti, ad agire allora che aspetti?”.

Solo pochi mesi fa con queste frasi gli studenti della Da Vinci chiamavano gli adulti ad assumersi le responsabilità di una situazione ad alto rischio: sapevano che la loro frazione era minacciata dalle colline che incombevano sull’abitato.

Frasi che oggi inchiodano senza appello una classe politica e amministrativa, senza esclusione e senza attenuanti. A tutti i livelli, sia locale sia nazionale.

Abusivismi condonati in nome del business e del tornaconto elettorale, rapporti e allarmi della Protezione civile ignorati per ignavia, pigrizia (Brunetta, dove sei?) e menefreghismo.

Dovrebbero tutti dimettersi in massa. E sparire dalla scena pubblica e dal suk di collocamento dei pubblici uffici. Tutti colpevoli a livello locale perché non è possibile proporsi come amministratori senza una reale conoscenza delle criticità del proprio territorio; a livello nazionale perché è facile giocare allo scaricabarile quando non si progettano strategie di salvaguardia ambientale. Trivellare il suolo e i fondali marini, esempio puramente voluto, non aiuta la stabilità di un paese a forte rischio sismico e estremamente delicato dal punto di vista idrogeologico.

Cosa è diventato questo paese? Servirebbe rileggere e riascoltare lo straniamento di Pasolini che già negli anni ’70 del secolo scorso aveva fotografato con lucidità la distruzione perpetrata ai danni del nostro meraviglioso territorio.

Non solo abbiamo smarrito ogni cultura della legalità, ma una mutazione genetica mostruosa ha completamente stravolto il nostro senso del bello, del giusto, ha rivoltato il nostro buon senso.

Non servono scienziati, ingegneri o giudici per capire che non si può disboscare selvaggiamente, non si può depredare i letti fluviali o le montagne di ghiaia e pietre, è idiozia pura edificare su argini, colline franose, alvei dei corsi d’acqua.

Cosa è diventato questo paese? E’ sufficiente leggere le dichiarazioni di alcuni sopravvissuti, dichiarazioni che fanno rabbrividire per la mancanza di intelligenza e pragmatismo.

Si ammette l’edificazione senza licenze, ma si rifiuta contro ogni logica la patente di “abusivismo” perché negli anni ’90 (del 1900) “abbiamo realizzato modifiche contestate dai comuni, ma abbiamo sanato, abbiamo pagato e tutto è a posto”.

Con i soldi tutto va a posto, anche la Natura che ci considera ormai un virus da debellare con ogni mezzo.

Qualcuno ha costruito una palazzina di 5 piani appoggiata ad una collina dove scorre un torrente, ma afferma con sciocca tracotanza: “E’ normale costruire qui, io ho sanato tutto, prima pagavo una percentuale più bassa dell’Ici, ma con le sanatorie e i condoni ho regolarizzato tutto, anche se adesso pago una quota di Ici un po’ più alta”.

Il gran capo della Protezione civile ha commentato: “L’abusivismo può essere regolarizzato con i condoni, ma non c’è sanatoria che possa convincere un corso d’acqua a spostarsi”. Bene, bravo, bis: ora dovrebbe spiegarlo anche al governo che vara sedicenti 'piani casa', camuffamenti dilettanteschi per altri abusivismi e cementificazioni senza regole.

Non c’è fine al peggio. Non solo i morti, non solo i dispersi, ma anche le ferite all’ecosistema (e i costi, tutti sulle spalle dei cittadini) che avranno bisogno di anni per rimarginarsi e di cure pazienti e mirate che non si scorgono neppure in lontananza: infatti, in assenza di discariche per l’immondizia ordinaria, non esistono chiaramente quelle per le emergenze straordinarie, quindi i detriti e i materiali abusivi vengono riversati allegramente in mare, ridotto ormai ad una cloaca liquida.

 

Avanti tutta. In fondo, è perfino ozioso continuare nell’impresa di comprensione di questo paese. Fingiamo indignazione per le navi con i rifiuti tossici inabissate nei nostri mari, ma Ilaria Alpi (insieme all'operatore Hrovatin) aveva scoperto tutto ed è stata ammazzata in Somalia per questo (la mappa con i siti degli affondamenti era nota da tempo, come mai nessuno si era mai preso la briga di verificare?).

Fingiamo indignazione, ma permettiamo all’Eni di “prelevare ricchezza e regalare povertà”, come accaduto per anni a Crotone; dove “tutti sapevano, ma nessuno parlava”, tutti sapevano che multinazionali degli idrocarburi e della chimica smaltivano illegalmente rifiuti e materiali tossici che sono stati utilizzati per costruire strade, palazzi, scuole! Un impressionante boom di tumori alla vescica nella zona è sempre stato spiegato con misteriose, altre ragioni.

Il grano e la barbabietola da zucchero pieni di cadmio e piombo si sono intossicati da soli ad un rave party agricolo?  

Fingiamo indignazione, ma non agiamo – come ci accusano i bambini – siamo indifferenti al cospetto dello scandalo di Praia a Mare (Cs), sempre in Calabria. Alla Marlane gli operai respiravano fumi tossici e la loro unica protezione era un fazzoletto! Nessuna parete divisoria dagli ambienti dove i fumi erano prodotti, però a fine turno un bel cartone di latte per disintossicarsi dai veleni! Dal 1969 al 1987 questa fabbrica di morte era proprietà, strana coincidenza, dell’Eni; poi è stata acquistata dalla rispettabile famiglia Marzotto di Valdagno (primo gruppo tessile italiano, olé!). Oggi le vasche tossiche sono sigillate, l’azienda è fallita nel 1996 ma figura ancora tra le proprietà della manifattura vicentina.

Come scrive la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, “La Natura ha i suoi tempi, per un po’ accetta, assorbe, sopporta tutto. Noi dimentichiamo in fretta, ma Lei no, ricorda. Noi uomini paghiamo le conseguenze di ogni violenza che commettiamo contro la Natura. La Natura si rispetta e non perché vogliamo essere "ambientalisti estremisti", ma per il semplice buon senso. Amare e rispettare la Natura significa amare e rispettare il genere umano, che della natura fa parte e che dalla natura trae vita, benessere, sostentamento. Ogni albero sradicato lungo quel fiume di Messina, ogni fusto tossico gettato in mare, sono piccoli tasselli di morte”.

Lo sanno i bambini, non riescono a capirlo (non vogliono) amministratori, governanti, politici, industriali. Non vogliamo capirlo (e agire di conseguenza) noi ex cittadini, attuali servi sciocchi di un potere indecente.

 

Per una volta perfino Giorgio Napolitano ha centrato il cuore del problema: “Non servono opere faraoniche, servono opere intelligenti per mettere in sicurezza le aree del paese che sono a rischio”.

Peccato che il governo, nonostante Bertolaso abbia indicato nell’abusivismo edilizio la causa prima del dissesto idrogeologico che ha poi originato il disastro, abbia assegnato al governatore siciliano Raffaele Lombardo i gradi di commissario per l’emergenza nel Messinese. I gradi e i fondi straordinari. Lombardo, per la cronaca, è uno di quei politici illuminati favorevoli alla trivellazione di un patrimonio artistico, storico e naturalistico mondiale – la Val di Noto – per la ricerca di qualche goccia di schifosissimo e inquinante petrolio.

Se non suonasse macabro, si potrebbe esclamare: “Piove sul bagnato”.

 

In Italia non servono geni al governo. Negli ultimi vent’anni, indipendentemente dalle casacche, si sono alternati esecutivi zeppi di presunti cervelloni della politica e come sia ridotto questo paese è sotto gli occhi di tutti.

Aristofane scrisse Le donne a parlamento (Ecclesiazuse, 391 a. C.).

Ecco, nell’ex Belpaese sarebbe necessario al più presto un governo d’emergenza e salute nazionale delle massaie. Sì, le antiche e preziosissime massaie, quelle in grado di far quadrare sempre i conti anche con pochi centesimi, quelle in grado di organizzare un banchetto di nozze con i fichi secchi, capaci di inventarsi sempre un po’ di pane e companatico, di estrarre dalla credenza con praticità una cena magari austera per non lasciare isolato un pranzo frugale, ma dignitoso.

Ci vorrebbe un governo delle massaie, quelle guidate solo dall’Onestà e dal Buon Senso.

L’Italia non ha bisogno di miracoli: solo Onestà e Buon Senso.

 

p.s. L’Umanità intera avrebbe bisogno di recuperare Buon Senso: stiamo ultimando la distruzione della Terra, ma non ci basta; vogliamo sparare bombe (un po’ come in un fotogramma del celebre film di Melies, Viaggio nella Luna, con un occhio di Selene infilzato da un razzo terrestre - 1902) contro il nostro satellite naturale per cercare acqua. Follia senza fine


Fonti: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica 1, 2, 3

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