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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
ITALIA DEVASTATA DA ABUSI E DISASTRI: SERVIREBBE UN GOVERNO DELLE MASSAIE
post pubblicato in Ambiente, il 7 ottobre 2009



di Hermes Pittelli ©

 


 “La natura è bella: difendiamola”. Lo sanno per istinto e per purezza anche i bambini. Sono i piccoli saggi della scuola elementare Leonardo Da Vinci di Altolia in provincia di Messina, il paese che si è trovato isolato per tre giorni a causa del fango e dei detriti in seguito al nubifragio che ha colpito l’area.

Lo hanno scritto su un poster di cartone disegnato e colorato nelle classi. “La Natura ha bisogno di fatti, le parole da sole non danno frutti, ad agire allora che aspetti?”.

Solo pochi mesi fa con queste frasi gli studenti della Da Vinci chiamavano gli adulti ad assumersi le responsabilità di una situazione ad alto rischio: sapevano che la loro frazione era minacciata dalle colline che incombevano sull’abitato.

Frasi che oggi inchiodano senza appello una classe politica e amministrativa, senza esclusione e senza attenuanti. A tutti i livelli, sia locale sia nazionale.

Abusivismi condonati in nome del business e del tornaconto elettorale, rapporti e allarmi della Protezione civile ignorati per ignavia, pigrizia (Brunetta, dove sei?) e menefreghismo.

Dovrebbero tutti dimettersi in massa. E sparire dalla scena pubblica e dal suk di collocamento dei pubblici uffici. Tutti colpevoli a livello locale perché non è possibile proporsi come amministratori senza una reale conoscenza delle criticità del proprio territorio; a livello nazionale perché è facile giocare allo scaricabarile quando non si progettano strategie di salvaguardia ambientale. Trivellare il suolo e i fondali marini, esempio puramente voluto, non aiuta la stabilità di un paese a forte rischio sismico e estremamente delicato dal punto di vista idrogeologico.

Cosa è diventato questo paese? Servirebbe rileggere e riascoltare lo straniamento di Pasolini che già negli anni ’70 del secolo scorso aveva fotografato con lucidità la distruzione perpetrata ai danni del nostro meraviglioso territorio.

Non solo abbiamo smarrito ogni cultura della legalità, ma una mutazione genetica mostruosa ha completamente stravolto il nostro senso del bello, del giusto, ha rivoltato il nostro buon senso.

Non servono scienziati, ingegneri o giudici per capire che non si può disboscare selvaggiamente, non si può depredare i letti fluviali o le montagne di ghiaia e pietre, è idiozia pura edificare su argini, colline franose, alvei dei corsi d’acqua.

Cosa è diventato questo paese? E’ sufficiente leggere le dichiarazioni di alcuni sopravvissuti, dichiarazioni che fanno rabbrividire per la mancanza di intelligenza e pragmatismo.

Si ammette l’edificazione senza licenze, ma si rifiuta contro ogni logica la patente di “abusivismo” perché negli anni ’90 (del 1900) “abbiamo realizzato modifiche contestate dai comuni, ma abbiamo sanato, abbiamo pagato e tutto è a posto”.

Con i soldi tutto va a posto, anche la Natura che ci considera ormai un virus da debellare con ogni mezzo.

Qualcuno ha costruito una palazzina di 5 piani appoggiata ad una collina dove scorre un torrente, ma afferma con sciocca tracotanza: “E’ normale costruire qui, io ho sanato tutto, prima pagavo una percentuale più bassa dell’Ici, ma con le sanatorie e i condoni ho regolarizzato tutto, anche se adesso pago una quota di Ici un po’ più alta”.

Il gran capo della Protezione civile ha commentato: “L’abusivismo può essere regolarizzato con i condoni, ma non c’è sanatoria che possa convincere un corso d’acqua a spostarsi”. Bene, bravo, bis: ora dovrebbe spiegarlo anche al governo che vara sedicenti 'piani casa', camuffamenti dilettanteschi per altri abusivismi e cementificazioni senza regole.

Non c’è fine al peggio. Non solo i morti, non solo i dispersi, ma anche le ferite all’ecosistema (e i costi, tutti sulle spalle dei cittadini) che avranno bisogno di anni per rimarginarsi e di cure pazienti e mirate che non si scorgono neppure in lontananza: infatti, in assenza di discariche per l’immondizia ordinaria, non esistono chiaramente quelle per le emergenze straordinarie, quindi i detriti e i materiali abusivi vengono riversati allegramente in mare, ridotto ormai ad una cloaca liquida.

 

Avanti tutta. In fondo, è perfino ozioso continuare nell’impresa di comprensione di questo paese. Fingiamo indignazione per le navi con i rifiuti tossici inabissate nei nostri mari, ma Ilaria Alpi (insieme all'operatore Hrovatin) aveva scoperto tutto ed è stata ammazzata in Somalia per questo (la mappa con i siti degli affondamenti era nota da tempo, come mai nessuno si era mai preso la briga di verificare?).

Fingiamo indignazione, ma permettiamo all’Eni di “prelevare ricchezza e regalare povertà”, come accaduto per anni a Crotone; dove “tutti sapevano, ma nessuno parlava”, tutti sapevano che multinazionali degli idrocarburi e della chimica smaltivano illegalmente rifiuti e materiali tossici che sono stati utilizzati per costruire strade, palazzi, scuole! Un impressionante boom di tumori alla vescica nella zona è sempre stato spiegato con misteriose, altre ragioni.

Il grano e la barbabietola da zucchero pieni di cadmio e piombo si sono intossicati da soli ad un rave party agricolo?  

Fingiamo indignazione, ma non agiamo – come ci accusano i bambini – siamo indifferenti al cospetto dello scandalo di Praia a Mare (Cs), sempre in Calabria. Alla Marlane gli operai respiravano fumi tossici e la loro unica protezione era un fazzoletto! Nessuna parete divisoria dagli ambienti dove i fumi erano prodotti, però a fine turno un bel cartone di latte per disintossicarsi dai veleni! Dal 1969 al 1987 questa fabbrica di morte era proprietà, strana coincidenza, dell’Eni; poi è stata acquistata dalla rispettabile famiglia Marzotto di Valdagno (primo gruppo tessile italiano, olé!). Oggi le vasche tossiche sono sigillate, l’azienda è fallita nel 1996 ma figura ancora tra le proprietà della manifattura vicentina.

Come scrive la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, “La Natura ha i suoi tempi, per un po’ accetta, assorbe, sopporta tutto. Noi dimentichiamo in fretta, ma Lei no, ricorda. Noi uomini paghiamo le conseguenze di ogni violenza che commettiamo contro la Natura. La Natura si rispetta e non perché vogliamo essere "ambientalisti estremisti", ma per il semplice buon senso. Amare e rispettare la Natura significa amare e rispettare il genere umano, che della natura fa parte e che dalla natura trae vita, benessere, sostentamento. Ogni albero sradicato lungo quel fiume di Messina, ogni fusto tossico gettato in mare, sono piccoli tasselli di morte”.

Lo sanno i bambini, non riescono a capirlo (non vogliono) amministratori, governanti, politici, industriali. Non vogliamo capirlo (e agire di conseguenza) noi ex cittadini, attuali servi sciocchi di un potere indecente.

 

Per una volta perfino Giorgio Napolitano ha centrato il cuore del problema: “Non servono opere faraoniche, servono opere intelligenti per mettere in sicurezza le aree del paese che sono a rischio”.

Peccato che il governo, nonostante Bertolaso abbia indicato nell’abusivismo edilizio la causa prima del dissesto idrogeologico che ha poi originato il disastro, abbia assegnato al governatore siciliano Raffaele Lombardo i gradi di commissario per l’emergenza nel Messinese. I gradi e i fondi straordinari. Lombardo, per la cronaca, è uno di quei politici illuminati favorevoli alla trivellazione di un patrimonio artistico, storico e naturalistico mondiale – la Val di Noto – per la ricerca di qualche goccia di schifosissimo e inquinante petrolio.

Se non suonasse macabro, si potrebbe esclamare: “Piove sul bagnato”.

 

In Italia non servono geni al governo. Negli ultimi vent’anni, indipendentemente dalle casacche, si sono alternati esecutivi zeppi di presunti cervelloni della politica e come sia ridotto questo paese è sotto gli occhi di tutti.

Aristofane scrisse Le donne a parlamento (Ecclesiazuse, 391 a. C.).

Ecco, nell’ex Belpaese sarebbe necessario al più presto un governo d’emergenza e salute nazionale delle massaie. Sì, le antiche e preziosissime massaie, quelle in grado di far quadrare sempre i conti anche con pochi centesimi, quelle in grado di organizzare un banchetto di nozze con i fichi secchi, capaci di inventarsi sempre un po’ di pane e companatico, di estrarre dalla credenza con praticità una cena magari austera per non lasciare isolato un pranzo frugale, ma dignitoso.

Ci vorrebbe un governo delle massaie, quelle guidate solo dall’Onestà e dal Buon Senso.

L’Italia non ha bisogno di miracoli: solo Onestà e Buon Senso.

 

p.s. L’Umanità intera avrebbe bisogno di recuperare Buon Senso: stiamo ultimando la distruzione della Terra, ma non ci basta; vogliamo sparare bombe (un po’ come in un fotogramma del celebre film di Melies, Viaggio nella Luna, con un occhio di Selene infilzato da un razzo terrestre - 1902) contro il nostro satellite naturale per cercare acqua. Follia senza fine


Fonti: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica 1, 2, 3

Tre ‘allegri’ Operai morti alla Saras dei Moratti
post pubblicato in Società&Politica, il 26 maggio 2009


(foto di Vale, tratta da Flickr. Grazie!)


L’industria petrolifera colpisce ancora. Poi vengono accusati i ‘pazzi’ che segnalano su basi scientifiche i rischi per la salute e per l’ambiente legati alla raffinazione, all’estrazione, agli inceneritori, alle centrali nucleari. Intanto, le tragiche fatalità si susseguono.
Ora un po’ di lacrime davanti alle telecamere, poi avanti tutta con i piani criminali di questa politica collusa con la cricca imprenditoriale che avvelena il Paese.
E i cittadini prima di svegliarsi quanti lutti riusciranno ancora a sopportare?

L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
(Articolo 41 Costituzione della Repubblica)


di Hermes Pittelli ã


 Tre morti a Sarroch, nella raffineria Saras della famiglia Moratti.
Tre operai di 26, 27, 52 anni, uccisi probabilmente dall’anidride solforosa, visto che ‘l’incidente’ è avvenuto in una cisterna di desolforazione.
Hanno tentato di salvarsi a vicenda.
Già, in una di quelle macchine di morte e distruzione che in Abruzzo l’Eni chiama furbescamente centri oli con la collusione di amministratori locali e disinformazione prezzolata.
La famiglia Moratti esprime profondo cordoglio per la tragedia. Naturalmente.
Forse la famiglia Moratti dovrebbe investire qualche euro in più sulla sicurezza invece che buttare milioni per la squadra di calcio. Gli operai di Sarroch rischiano costantemente la vita per 900 euro al mese, ma i Moratti si preoccupano di allungare e rimpinguare i contratti da nababbi di Mourinho e Ibrahimovic.
In fondo, i 1000 operai della raffineria più grande d’Europa e la popolazione di Sarroch non servono a vincere gli scudetti.

Chissà quanti lutti dovremo ancora registrare, quante ‘fatalità’ legate all’industria del petrolio, quanti feti malformati, quanti bambini che nascono già malati, quante persone che si ammalano di cancro e leucemia, quante falde acquifere avvelenate, quanti territori contaminati saremo in grado di tollerare prima di scendere tutti in piazza per dire un No definitivo a questa banda di sfruttatori e assassini: politici, ‘grandi’ imprenditori, scienziati incompetenti corrotti, pennivendoli prezzolati.

Da giorni, La Repubblica, ci scassa le sfere recitando la parte dell’informazione libera e corrosiva, solo per le 10 domande a Berlusconi sull’affaire Noemi. Buffonate, polverone mediatico, inutile ciarpame truccato da giornalismo. Quando faranno le inchieste sui danni alla salute e sulla distruzione ambientale legata a ‘centri oli’ e ‘termovalorizzatori’? Quando inchioderanno alle loro criminali responsabilità manovratori nella stanza dei bottoni e presunti industriali?
Di grandi fratelli, veline e isole degli sconosciuti non ce ne frega niente.

Ieri Bersani (Pd) alla presentazione di un libro scritto da un ex consigliere Rai, ha sollecitato i giornalisti ad assumersi le proprie responsabilità, a non limitarsi a fungere da ‘porta-microfono’ sotto il naso dei politici. Serena Dandini ha spezzato una lancia a favore ‘di chi tiene famiglia’ e quindi non ha tempra eroica; Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, ha rammentato che in casa Rai l’unico presidente recente con schiena dritta e dignità risponde al nome di Lucia Annunziata: certo, schiena dritta nell’incassare i soldi dell’Eni.

Come dice il mio amico Lorenzo Luciano, ingegnere giornalista (Lui sì, merita questa qualifica!), “Le cose accadono”. Forse avete letto qualcosa in proposito sul suo blog, o su questo, o su quello della grande Scienziata Maria Rita D’Orsogna.
Le cose accadono anche perché noi cittadini siamo ormai inerti, totalmente passivi. Siamo ormai convinti, dopo solo poco più di mezzo secolo di agiatezze repubblicane, che la democrazia sia un bel pacco regalo sempre a disposizione, che la democrazia sia concentrata in quella croce (quella dei defunti per la nostra ignavia?) che andiamo a vergare, magari anche un po’ contrariati, in 30 secondi ad ogni estate tra una gita al mare e una granatina al limone.
Siamo convinti che la libertà e i diritti siano concessi dal cielo e nessuno possa più sottrarli alla nostra disponibilità, siamo convinti che libertà e democrazia consistano nel demandare totalmente ogni scelta ed ogni azione a quegli inutili e perfetti buffoni, arroganti cialtroni, sporchi banditi in giacca e cravatta chiamati ‘politici’.

Oggi ci troviamo a versare lacrime nere di petrolio. Oggi la Cgil accusa che quel maledetto serbatoio non era stato bonificato. Oggi si sveglia perfino quella carica ‘pletorica’, come direbbe qualcuno, del presidente della Repubblica, proprio lui che dovrebbe essere il Garante dei diritti sanciti dalla Costituzione.
Oggi l’Inail alza la voce per dire: “Negli ultimi due anni 18 morti nelle cisterne”.

Tutte tragiche fatalità, appunto, come da sempre sostiene l’Eni.

Oggi qualcuno dovrebbe vedersi il lungometraggio di Mazzotta intitolato Oil, documentario sulle nefandezze della Saras, censurato da Sky e finito nel mirino dei legali della potente famiglia Moratti, reo di infangare l’immagine della stirpe petrolifera.
Gli operai muoiono, la natura viene annichilita e loro si preoccupano dei danni all’immagine.

Sarà facile, passato il clamore mediatico dei primi giorni – perché passa sempre – accumulare la polvere della vergogna sotto un qualche rabberciato tappeto sempre pronto all’uso; sarà facile per gli amministratori locali supportati dai soloni romani che intrallazzano con i fabbricanti di morte gettare discredito sui pochi ‘pazzi’ che, su basi scientifiche, tentano di avvisare popolazioni in letargo delle minacce ambientali e per la loro salute che corrono grazie alle attuali strategie del Paese.

Tutti i fantocci istituzionali ora faranno a gara per allestire passerelle con telecamere davanti alla Saras. Ora qualcuno proporrà di riportare il G8 in Sardegna.

Mentre tutti questi criminali ipocriti chiedono minuti di silenzio in memoriam, forse è necessario che per onorare davvero la memoria di queste vittime si cominci e ricominci a gridare, che la gente scenda in piazza e urli il proprio sdegno, la propria rabbia, si riprenda diritti e doveri.

Spero che gli altri operai si ribellino quando vedranno i Moratti spargere stomachevoli lacrime di coccodrillo; spero che tutta la popolazione di Sarroch cacci il sindaco Mauro Cois, tipico prodotto politicante italico, capace di proclamare due giorni fa: “Siamo felici e c’è la salute a Sarroch”.
Lo stesso losco personaggio che con tracotanza si vanta di non invidiare le località sarde che prosperano con il turismo e curano l’ambiente.
Uguale al sindaco di Corropoli (Valvibrata, Teramo; Abruzzo), capace di dire con faccia da schiaffi al cospetto di Maria Rita D’Orsogna che è necessario trovare compromessi tra lo sviluppo economico e la tutela della salute dei cittadini.
Uguali a tanti, troppi detentori di potere in questo martoriato ex Belpaese.

Spero che in Abruzzo, finalmente, tutta la gente faccia come negli anni 70, ritrovi coscienza civile e coraggio e scenda in piazza per rifiutare una volta per tutte la petrolizzazione folle della propria Terra. Spero lo facciano una buona volta tutti gli italiani. A proposito, a Corropoli le firme per la petizione contro i ‘centri oli’, oltre che dagli encomiabili comitati civici, sono raccolte da operai marocchini di fede musulmana, quelli che vogliamo ributtare a mare, quelli che non riconosciamo come cittadini.

E’ troppo comodo seppellire sempre ogni colpa, ogni volta, sotto una coltre invalicabile di silenzio.

Il Paese sta morendo per colpa del silenzio mafioso che cala sulle decisioni strategiche (vero Berlusconi? vero Scajola? vero Prestigiacomo? vero Brunetta? vero Bertolaso? vero Veronesi?) che riguardano il futuro dell’Italia, un futuro che tra inceneritori, raffinerie e centrali nucleari non vedrà mai la propria alba.


Fonti e approfondimenti
:
Maria Rita D’Orsogna, Corriere della Sera, La Repubblica, La Nuova Sardegna

Ambiente italiano: gli scandali, le scelte responsabili
post pubblicato in Società&Politica, il 14 maggio 2009

a cura di Hermes Pittelli ã


 Stati generali dell’Associazione Italiana Costruttori Edili (Cementopoli?).
Naturalmente basta scorrere l’elenco dei potenti - apertura dei lavori del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, partecipa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi; interventi del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, del presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, dei leader dell'opposizione Antonio Di Pietro (Idv), on. Pierluigi Bersani (Pd), on. Pierferdinando Casini (Udc) - che corrono a omaggiare la lobby del cemento selvaggio per capire senza sforzo molte cosette sulle vicende italiche.

Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma tu ce l’hai con tutti, non ti sta bene niente!”.
E’ così, di come vanno le cose oggi in Italia non mi sta bene niente, non condivido le strategie politiche (?) che prevedono intrallazzi con le mafie e con le multinazionali della morte; non voglio subire passivamente decisioni antidemocratiche e incostituzionali che violano ogni trattato internazionale e ogni dichiarazione universale sui diritti dell’umanità in senso politico, sociale, ambientale, e senza rispetto per la salute e la dignità dei cittadini.

Come disse qualcuno: “A questo gioco al massacro, dico NO”.
Il problema è che i nostri nemici dispongono di mezzi (economici, finanziari, mediatici) potenti e gettano negli occhi della popolazione inconsapevole fumo... di inceneritori.

Oggi vorrei proporVi la visione di qualche video che si trova facilmente in rete e che documenta, non solo la criminale collusione tra politica, istituzioni, informazione (attenti ai presunti martiri del giornalismo italiano!) e mafie, ma anche, per spargere un po’ di ottimismo (quello vero), l’esistenza di alternative al mondo che stanno tentando di imporci: si possono compiere gesti semplici e quotidiani per una nuova società (finalmente civile) davvero ecocompatibile e sostenibile.
Purtroppo, la formula che ancora non abbiamo trovato riguarda la possibilità di depurarci dal polticume italiano. Ma a forza di smascherarli riusciremo a debellare il virus che minaccia il Paese.

Torniamo sul ‘Caso Campania’. Il professor Montanari ha già spiegato in modo efficace come il bubbone sia stato creato ad arte per consentire poi il business della costruzione di inceneritori in Italia (grazie eroi di Impregilo) paventando una moltiplicazione virale dell’emergenza rifiuti in tutte le Regioni della Penisola (il Lazio sta seguendo a grandi passi le orme campane, il Cavaliere ha esortato la Lombardia a costruire ‘termovalorizzatori’ per scongiurare ogni pericolo).

Ecco un filmato che merita di essere visto con attenzione sull’apocalisse munnezza: http://www.youtube.com/watch?v=CDeLWeW-67A&feature=related

Tante belle picconate ai film virtuali del potere e dell’informazione prona (che riempie le nostre teste di ricette culinarie, servizi sull’Italia in vacanza e il gossip sulle very inutily persons) arrivano dall’intervista realizzata da Matteo Incerti all’assessore tecnico all’Ambiente della Campania, Walter Ganapini, in carica dal 14 febbraio 2008, membro onorario dell’Agenzia Europea dell’Ambiente: http://www.youtube.com/watch?v=syJzVR9uzzU&feature=related

Come promesso, chiusura ottimistica con un video divulgativo che illustra le alternative alla politica furba e losca che vorrebbe soffocarci e farci ammalare tra inceneritori e mega discariche:
http://www.youtube.com/watch?v=o8De1Qt_wGU&feature=related

I Aprile all'italiana
post pubblicato in Società&Politica, il 2 aprile 2009
dal vostro affezionato, nonché squattrinato giornalista di quartiere Hermes Pittelli ©


 U
n primo aprile qualunque, un primo aprile italiano. Notiziole sparse che hanno allietato il primo aprile nella Penisola.

Mario Chiesa, il ‘mariuolo’ craxiano, ci ricasca. Dopo essere assurto a simbolo, tra i tanti, dello tsunami di Mani Pulite nel 1992 - primo arresto ordinato da Di Pietro - l’ex direttore del Pio Albergo Trivulzio di Milano aveva fatto perdere le sue tracce. Invece, saldato come meglio non si potrebbe il debito con la giustizia italiana e dopo aver ingannato tutti fingendosi un uomo nuovo folgorato sulla via di Damasco, si scopre che l’antico mestiere ardeva ancora insopprimibile nel suo cuore. Quale? Ma naturale, la truffa ai danni delle amministrazioni attraverso le giuste conoscenze politiche. Questa volta ‘l’affare’ riguardava lo smaltimento della puzzolente, ingombrante ma preziosissima ‘monnezza’.
In una telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza, il buon Mario affermava con giubilo e senza vergogna: “Rubiamo a manetta!”. Eh già, perché i loschi traffici sono stati scoperti grazie a quelle intercettazioni telefoniche così invise al governo, le stesse che hanno permesso di individuare i veri responsabili dello stupro della Caffarella.

Grazie Europa, grazie Italia: ora possiamo bere e mangiare “moderno” con l’aranciata senza arance e la mozzarella senza latte. L’Italia, come di consueto, recepisce immediatamente le direttive comunitarie e non permette mai a Bruxelles di appiopparle procedure d’infrazione o sanzioni vere e proprie. Ecco perché il Senato della Repubblica ha accolto al volo la direttiva europea che permetterà alle aziende della ristorazione e alle indifese multinazionali alimentari di produrre, ad esempio, bibite con colore e aroma d’arancia anche se il vero succo del prezioso agrume non l’hanno visto nemmeno in foto o su qualche ‘natural network’ (sola(nacea).com). Una decisione che s’inserisce nella scia di quelle già varate, sempre a livello continentale, che permette di realizzare vino senza uva (con fermentazione di frutta) oppure formaggio a partire da caseina e caseinati invece che dall’obsoleto latte; anche il goloso cioccolato non è estraneo a queste norme che ci proiettano nell’era dell’alimentazione moderna: invece che dal burro di cacao si può produrre con altri grassi, di provenienza varia ed eventuale. E sull’etichetta, il consumatore, in omaggio alla vera libertà di scelta, non troverà menzione alcuna dell’origine del prodotto che sta acquistando, né degli ingredienti con cui è composto. Una grande conquista di civiltà.

Non sfondi come valletta? Per fortuna c’è la politica: per fortuna che Silvio c’è, verrebbe da dire (o da cantare con il suo inno ufficiale). Almeno per qualcuno. Il nostro premier, tra le tante qualità che si attribuisce, annovera anche quella di irresistibile latin lover, quindi è sempre molto sensibile al fascino femminile. Ecco quindi che la sconosciuta ex letteronza Barbara Matera, annunciatrice Rai (già ‘consigliata’ dallo stesso Cavaliere ad Agostino Saccà, plenipotenziario Rai), lunga chioma bionda, occhi verdi, sorriso incantevole ha finalmente trovato uno sbocco professionale degno del suo curriculum: Berlusconi in persona ha deciso di candidarla alle europee nelle liste PdL. I rotocalchi gossippari l'hanno subito ribattezzata la Carfagna bionda.
Ma anche il suo grande antagonista Di Pietro, per una volta ha voluto misurarsi sullo stesso terreno ad armi pari: l’ex pm di Mani Pulite ha scelto di offrire una chance nelle liste di Italia dei Valori a Maruska Piredda una delle pasionarie di Alitalia durante i caldi giorni della protesta contro la cordata Cai. Anche l’altra pasionaria, Daniela Martani (quella del cappio) transitata ingloriosamente e fugacemente, per Grandi Fratelli, Fattorie e licenziamenti Alitalia, ha trovato il suo pigmalione nella figura di Emilio Fede, core de nonno, che le ha affidato la conduzione della trasmissione ‘Sipario’ sull’emittente illegale Rete4 (Mediaset, e il cerchio si chiude).

Pesci d’aprile? No, solo alcuni degli incredibili avvenimenti che accadono quotidianamente in Italia. Si potrebbe concludere dicendo: “Italia, primo aprile tutto l’anno”. Se non ci fosse da piangere.
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