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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Vampe d’agosto in Abruzzo: Scaroni cittadino onorario
post pubblicato in Ambiente, il 31 luglio 2012

Il Municipio di Cupello decide di concedere la cittadinanza onoraria a Paolo Scaroni, ad di Eni.
In contemporanea, l’associazione Pro Emigranti di Vasto attribuisce al noto paladino dell’Ambiente il Premio Silvio Petroro “per coloro che lasciano un segno nel territorio e nel mondo”…

 
di Hermes Pittelli ©

 
Vampe di piena estate in provincia di Chieti.
Sono autentici colpi di calore quelli che hanno investito l’amministrazione di Cupello e il Comitato dell’associazione istoniense Pro Emigranti.
Vampe, come le fiammate tipiche dei desolforatori, simbolo delle salubri cornucopie del cane nero a sei zampe e delle sue consorelle multinazionali.
Il 5 agosto sarà dunque una data fatidica per l’Abruzzo: il municipio di Cupello assegnerà a Paolo Scaroni amministratore delegato dell’Eni la cittadinanza onoraria. Come non bastasse, il gran capo del cane nero a sei zampe sarà premiato a Vasto dalla locale associazione Pro Emigranti con il riconoscimento annuale intitolato al fondatore ‘Silvio Petroro’. Un premio nell’ambito della tradizionale Festa del Ritorno, assegnato dal comitato associativo “a coloro che lasciano un segno nel territorio e nel mondo”.
Le due notizie sono state abilmente celate all’italiana, con la formula del segreto di Pulcinella.
Nessuna conferma ufficiale, ma molti sussurri, molti spifferi; per creare attesa e ottenere comunque visibilità. Fino all’inevitabile e prevedibile disvelamento della Verità

Il Divo Paolo planerà a Vasto in elicottero, come i veri top manager. Si trasferirà a Cupello per la cerimonia di cittadinanza, ma tornerà poi nel centro istoniense per essere ricevuto con tappeto rosso, fanfare e fasti assortiti a Palazzo d’Avalos dal sindaco Luciano Lapenna e dai segretari della Triplice sindacale (Angeletti, Camusso, Bonanni) con i quali si confronterà su temi di rilevanza nazionale; tra gli altri, l’approvvigionamento energetico per il futuro dell’Italia.
Una giornata celebrativa dedicata a Scaroni sconcertante, quanto le motivazioni che l’hanno ispirata.
Uno schiaffo morale”, come ha commentato la Professoressa D’Orsogna da Los Angeles, nei confronti dell’Abruzzo che anche e soprattutto grazie al suo impegno divulgativo è diventato il simbolo e la roccaforte dell’Italia che si ribella alla colonizzazione dei petrolizzatori.
Per descrivere il curriculum dell’ad dell’Eni, basterebbe rammentare che in qualità di ex dirigente dell’Enel è stato condannato in via definitiva dal tribunale di Venezia per il disastro ambientale della centrale elettrica di Porto Tolle all’interno del Parco nazionale fluviale sul Delta del Po, Patrimonio Unesco.
Basterebbe rammentare i disastri che semina oggi Eni con il polo petrolchimico in Sicilia o, tanto per restare in ambito fluviale, sul delta del Niger in Africa.
Da questo punto di vista il Comitato della Pro Emigranti ha proprio ragione, Scaroni è un uomo che senza dubbio “lascia segni profondi sul territorio e nel mondo”.
Nel frattempo, le associazioni ambientaliste stanno decidendo se organizzare una contro manifestazione di protesta o, in alternativa, l’ennesima puntuale opera di informazione della popolazione sulle reali mire dell’Eni e sulla complice cooperazione di istituzioni e politica.


Tutto cominciò a Cupello.
Il Municipio di Cupello forse si sentiva in colpa. Perché se è storia che la madre della resistenza contro la petrolizzazione sia stata la battaglia per impedire la costruzione del Centro Oli Eni ad Ortona, la dimostrazione plastica della mentalità antistorica, cristallizzata agli anni ’60 del 1900, della acefala collusione delle amministrazioni con i Predatori dei Territori, si palesò proprio a Cupello la sera del 22 luglio 2009. Anche all’epoca, in gran segreto, il locale municipio da sempre sottomesso alle strategie del cane nero (per la presenza di un sito di stoccaggio gas e per il manifesto appoggio al Centro Oli) aveva organizzato una serata celebrativa nella quale l’evanescente governatore Gianni Chiodi, invitato dal giovane esponente locale dell’Udc Silvio Bellano, avrebbe potuto illustrare senza contraddittorio le magnifiche sorti progressive dell’Abruzzo grazie alla sua guida illuminata, corroborato dalla presenza di Calogero Marrollo (Confindustria Abruzzo), Enrico Di Giuseppantonio (presidente Provincia Chieti), il fu Remo Gaspari (ex leone rampante della Democrazia Cristiana) e un giovane ingegnere (anche lui in odore di zolfo Eni) quale moderatore.
Rimasero spiazzati dalla massiccia presenza di attivisti e ambientalisti con in testa la stessa Professoressa D’Orsogna, la quale dopo mesi di frustranti tentavi via mail, poteva rivolgere di persona e sulla base di dati inoppugnabili domande dirette sulla questione petrolifera. Gianni Chiodi, Remo Gaspari e Silvio Bellano furono colti da crisi di nervi e poco avvezzi ai quesiti seri e al confronto democratico, finirono con l’insultare in modo scomposto i cittadini. Gianni Chiodi si dileguò nella notte a bordo dell’auto blu presidenziale, dopo aver chiamato la forza pubblica, per evitare ogni reale contatto con il Pubblico.
Forse per redimere il proprio onore ferito nell’occasione, il Municipio di Cupello ha partorito questa alzata d’ingegno.

La Professoressa D’Orsogna, nata nel Bronx e operativa a livello accademico in California, per sua origine, sorte e formazione culturale ha una mente anglosassone quindi pragmatica, aliena dai sofismi italiani, dalle infinite discussioni prive di senso, contenuti, dati reali, dagli accordi al ribasso frutto di compromessi tra gli istinti e gli interessi più retrivi; rammenta sempre che è giunto il momento di una scelta chiara e non più procrastinabile tra il modello di sviluppo Taormina e il modello di sviluppo Gela, tanto per restare nell’alveo degli esempi lampanti. Tertium non datur.

Con la consapevolezza che optando per il modello Gela dopo circa un decennio ci si ritrova avviluppati mortalmente al disastro sociale, ambientale, economico, sanitario. Del resto, l’Italia è disseminata diquesti scempi biblici: la Basilicata petrolizzata, Taranto ammorbata dalla diossina dell’Ilva, la Sardegna del poligono radioattivo e della raffineria dei Moratti. L’Abruzzo delle cementificazioni selvagge, delle piattaforme petrolifere, delle centrali a turbogas o quelle a biomasse, la regione un tempo più verde e incontaminata d’Europa che riesce con un misterioso gioco di prestigio (o dell’oca) del Tar di Pescara a riportare in auge, dopo sonora bocciatura insede di via (valutazione impatto ambientale, ndr) un folle e criminoso progetto di centrale gas sulla diga del lago di Bomba: un’autentica bomba ecologica innescata in nome della letale logica del ‘profitto per il profitto’, in questo caso griffata Forest Oil.

Tutto questo è accaduto e accade per colpa nostra, cittadini troppo spesso ignavi, passivi, disinformati. La politica e l’imprenditoria, locali e nazionali, sono solo la perfetta ‘copia carbone’ delle nostre pessime identità e coscienze.

Saremo maledetti nei secoli dalle generazioni future, se non agiremo e non spazzeremo una volta per tutte i nostri vizi atavici. Non avranno giustamente indulgenza per la nostra stupidità, né per ‘l’intollerabile tolleranza’ concessa alla furbizia dei nostri imprenditori e dei nostri politici.

Furbizia che sempre, sempre, è la negazione dell’Intelligenza per il Bene Comune.

 

 Fonti: Primadanoi.it, PiazzaRossetti.it, La Repubblica, Professoressa Maria Rita D’Orsogna

D’Orsogna/Vicari: la strana estate 2010
post pubblicato in Diario, il 31 luglio 2010




di Hermes Pittelli ©



 L’estate è la stessa per entrambe. Il paese anche: l’Italia.
Ma i percorsi che stanno tracciando queste due protagoniste della nostra storia attuale sono paralleli, senza possibilità di convergenze extra euclidee.

La Professoressa D’Orsogna dovrebbe trascorrere un periodo di vacanza con la propria famiglia a Lanciano, invece segue un’agenda fitta d’impegni, costellata da continue conferenze per sensibilizzare i cittadini sui pericoli della incombente petrolizzazione.

Non meno densa l’agenda della Senatrice Vicari, promotrice e prima firmataria del disegno di legge per istituire un’Agenzia unica che snellisca le procedure di concessione di permessi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi; un’agenda densa come la fanghiglia puzzolente e velenosa che i petrolieri vorrebbero succhiare bucherellando indiscriminatamente le nostre bellezze naturali.
Un disegno di legge che viene propagandato come un inno alla sicurezza delle attività legate all’industria petrolifera, ma che è un gentile omaggio ad Assomineraria, visto che i cardini del ddl ricalcano i sogni nel cassetto primaverili della categoria guidata dal presidente Descalzi.
Del resto, mentre la Professoressa D’Orsogna continua a studiare, informare e coordinare la resistenza anti petrolizzazione, la senatrice sicula inaugura la petroliera galleggiante più grande d’Italia, al largo di Pozzallo (Ragusa). In quel tratto di mare dove per 20 anni Vega Oil ha sversato schifezze di ogni tipo (100.00 tonnellate tra petrolio e gasolio).
Ma oggi, grazie al modernissimo mostro tecnologico della Edison, pulito sicurissimo e inaffondabile, magicamente tutto è risolto.

La Scienziata dei Due mondi, invece di riposarsi dalle fatiche di ricercatrice e docente della Csun di Los Angeles, non ha fatto in tempo a scendere dalle scalette dell’aereo atterrato a Fiumicino (from Usa) che già era in auto destinazione Basilicata per l’ennesima conferenza(Lido di Metaponto, 23 luglio).
Il giorno successivo (24 luglio) incontro in piazza San Sebastiano, Spinazzola nelle Murge, Puglia. Conferenza promossa dall’associazione civica ‘No all’Italia petrolizzata’ e coordinata dal coraggioso giornalista Cosimo Forina; un successo nonostante l’infantile boicottaggio del sindaco Carlo Scelzi che non ha concesso né il patrocinio municipale, né le sedie per relatori e cittadini.
Ma non finisce qui, perché tra una relazione pubblica e l’altra Maria Rita D’Orsogna concede decine d’interviste a testate giornalistiche italiane, francesi, inglesi, a blogger d’assalto, a tv private, ad ogni giornalista impegnato in questa guerra per l’informazione, ma soprattutto per il diritto supremo ad una vita sana in un ambiente incontaminato.
Il 31 luglio 2010, altro giro di giostra a Giulianova Lido (Teramo): La Bellezza e l’Inferno. Possono mai coesistere le piattaforme petrolifere e i trabocchi? Anche i bambini sono in grado di rispondere in modo saggio e immediato. Gli stessi bambini che in una lettera geniale si chiedono e chiedono agli amministratori locali come mai, se tutti sono contro il petrolio, invece di continuare a raccontarlo non vanno in gruppo da Gianni Chiodi a pretendere una legge che scongiuri una volta per tutte i rischi petroliferi, in terra e in mare.
Il 6 agosto a Torricella Peligna (patria di John Fante): Progetto Monte Pallano, risorsa o minaccia?
Il 7 conferenza stampa a Pescara con le Donne di Emergenza Ambiente Abruzzo: uscire dalla trappola petrolifera si può, grazie ad una visione moderna di sviluppo per tutta la regione.
L’8 agosto a Fossacesia presso la Cantina Sangro le verrà consegnato un premio per il suo impegno totale e disinteressato per l’integrità ambientale della regione.
Il 9 agosto a Bomba: dalla raffineria sul lago alle piattaforme in mare.
Il 10 agosto a Ortona, nella tana del lupo come scrive lei stessa sul suo blog (chiaro riferimento al sindaco Fratino e all’attuale assessore al turismo della Provincia di Chieti, Remo Di Martino, storici fautori del Centro Oli Eni, ndr), riceverà un altro riconoscimento: Premio d’Abruzzo per l’Ambiente, alla presenza del Vescovo Carlo Ghidelli e con annessa conferenza cui parteciperanno anche Franco Farinelli (geografo di fama mondiale) e Francesco Stoppa (professore di Geochimica e Vulcanologia all’Università D’Annunzio di Chieti).
Poi, a Ferragosto, tra un fuoco d’artificio e l’altro, potrebbe organizzare in prima persona un convegno su qualche trabocco; ed infine, sull’aereo che la riporterà a Los Angeles, impiegare le 16 ore di volo transoceanico con due o tre video conferenze per salvare da qualche altro folle progetto magari le prealpi carniche del Friuli o l’Appennino tosco emiliano.

Decidere se optare per la visione del mondo proposta dalla Professoressa D’Orsogna o per quella della Senatrice Vicari, non è una questione di simpatia personale o di fede viscerale da bar sport.
Significa decidere se vogliamo un modello di sviluppo insostenibile, che ha fallito e che non fa altro che aumentare l’ingiustizia sociale con una minoranza di furbi sempre più ricca e padrona delle risorse e dei diritti ed una maggioranza sempre più esclusa dall’accesso ai requisiti minimi per una vita dignitosa.
Significa decidere (agire) qui ed oggi – perché la sabbia nella clessidra è esaurita – se vogliamo costruire un futuro sano, sostenibile, decoroso per noi e per i nostri figli o se vogliamo continuare a precipitare verso l’ecatombe universale discutendo delle prodezze erotiche di Belen e degli ultimi occhiali da sole dei vip, così trendy quest’anno sulle italiche sponde.

La Professoressa Maria Rita D’Orsogna, intanto, è legittimata a pensare:
“E la chiamano estate; e le chiamano ferie d’agosto”.

Idrogeno solforato in Abruzzo: pandemia di amnesie
post pubblicato in Ambiente, il 29 luglio 2010

di Hermes Pittelli ©



 Un tempo, d’estate sulle spiagge, sotto gli ombrelloni, nei chioschi e nei bar delle riviere si discuteva di calciomercato.
La crisi economica ha azzerato anche questo passatempo stagionale.
In compenso, oggi in Abruzzo l’argomento clou, davanti a un brodetto, o durante un consiglio regionale straordinario o alla riunione della bocciofila parrocchiana, sembra essere diventato l’idrogeno solforato.
Arrigo Sacchi diceva che l’Italia è il Paese abitato da 60 milioni di commissari tecnici; in Abruzzo sostituiti da circa un milione di espertoni della letale sostanza.

Tra gli effetti devastanti dell’H2S dobbiamo aggiungere la pandemia di amnesie che sta mandando in tilt la materia grigia di gran parte di queste persone.
Soprattutto tra i politici, gli amministratori locali e alcuni ambientalisti rampanti.
Questa è la conclusione che si può trarre a spanne dopo l’ennesima manifestazione anti petrolio a Fossacesia Marina (organizzata dall’associazione Nuovo Senso Civico). Uno ‘spettacolo’ che ha lasciato sgomenti e interdetti quanti usano ancora in modo autonomo il sistema nervoso centrale.
Una inutile ‘love parade bonsai’ per l’Abruzzo spetrolizzato, davanti a 200 persone. Al vento, più bandiere di partito che cittadini. L’ennesima inconcludente passerella di fasce tricolori e gagliardetti delle istituzioni. A favore di telecamere e flash. Condite da discorsi retorici e roboanti, senza sostanza. Anzi con una sostanza che ormai ha sostituito il prezzemolo, il famigerato idrogeno solforato.
Tutti a raccontare i sacrifici personali e istituzionali degli ultimi tre anni, tutti ad appuntarsi medaglie di merito e piantare banderillas di copyright sui risultati ottenuti (?), sulle manifestazioni che servono (come questa?), sulle documentazioni prodotte e inviate ai ministeri romani (ohibò!).

Nel Paese dalla memoria storica labile, ad orologeria, dalla memoria variabile a seconda dei venti e delle convenienze più sorprendente di tutti è stato l’intervento di Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti. Amministratore notoriamente prudentissimo (politicamente corretto?), sempre pronto a rammentare ai cittadini e alle associazioni ambientaliste la complessità degli itinera istituzionali e in fondo la penuria di reali poteri d’intervento che il suo ruolo dovrebbe garantirgli.
Dunque, così fosse, perché i cittadini dovrebbero continuare a pagargli lo stipendio?
Di Giuseppantonio ha rivendicato, con toni insolitamente battaglieri, il ruolo fondamentale della Provincia di Chieti nella guerra al petrolio.
Si è dimenticato di dire che non sapeva cosa fossero le osservazioni da inviare ai ministeri di Roma, non si è fatto i nodi al fazzoletto per dire alla gente che tutti i documenti ‘prodotti’ dalla sua istituzione sono stati scritti da cima a fondo dalla Professoressa D’Orsogna; la quale ha poi anche coordinato la raccolta e l’invio ai dicasteri della Capitale, altrimenti saremmo ancora qui in attesa dei piccioni viaggiatori, dei messaggi in bottiglia affidati al mare o di qualche apache esperto in segnali di fumo.
Sorprendente che Di Giuseppantonio da sindaco di Fossacesia fosse contrario alle piattaforme davanti ai trabocchi, ma inerte sulla questione della perimetrazione del Parco marino, strumento che adottato per tempo avrebbe scongiurato gli attuali pericoli.
Sorprendente che l’assessore al turismo della Provincia di Chieti sia l’avvocato Remo Di Martino, tetragono sostenitore del famigerato Centro Oli di Ortona, poi convertitosi (sostiene lui) manco fosse l’Innominato manzoniano all’ambientalismo più integralista; anche se pare che recentemente abbia espresso parere favorevole affinché Contrada Feudo da zona agricola venga classificata come zona industriale.
Sorprendente il silenzio di Franco Moroni, consigliere provinciale che conosce benissimo i particolari della vicenda e avrebbe dovuto suggerire al presidente di ringraziare pubblicamente la Professoressa D’Orsogna perché altrimenti oggi in Abruzzo, con le raffinerie dentro le cucine di ogni casa, nessuno ancora si sarebbe accorto della minaccia petrolifera.
La fatica più improba della Provincia è stata apporre il proprio logo sul materiale della Scienziata.

‘Dimenticata’ anche da quel Nuovo Senso Civico che racconta tre anni di sacrifici, “su e giù per l’Abruzzo a sensibilizzare la popolazione, raccogliere firme e a spaccarsi la schiena”, omettendo di specificare che tutto le informazioni scientifiche sono state attinte a piene mani sempre dai lavori di ricerca della solita Professoressa, talvolta storpiati con marchiani errori di copiatura. Su sei progetti di pozzi a mare Nuovo Senso Civico non ha partorito alcuna osservazione, nonostante si avvalga della perizia in materia di legislazione ambientale dell’Ingegner Giambuzzi.
Proposto da Orlando Volpe come risorsa civica in appoggio alla Provincia per l’ennesimo tavolo tecnico di coordinamento tra istituzioni, associazioni e cittadini. Organismo che dovrebbe vedere la luce a settembre. Altra fuffa. Intanto le trivelle corrono veloci e Gianni Chiodi resta il Temporeggiatore, mentre proprio a settembre a Roma comincerà la discussione in aula del nuovo ddl idrocarburi varato dalla senatrice Vicari, l’amica più fedele dei petrolieri.

Sorprendente che il musicista, ateo dichiarato, Orlando Volpe (NSC) citi l’importanza di essere riusciti a coinvolgere la Conferenza episcopale d’Abruzzo e Molise nella difesa ambientale, perché anche in questo caso è stata solo la paziente e incessante opera di informazione e mediazione di Maria Rita D’Orsogna in prima persona a convincere il Vescovo Carlo Ghidelli a schierarsi in modo netto contro l’industria degli idrocarburi.

Curioso che la Professoressa D’Orsogna, la Scienziata dei Due Mondi, da tre anni abbia una vita parallela: oltre a quella ufficiale di ricercatrice e docente alla Csun di Los Angeles, anche quella speciale di promotrice e anima della guerra contro la petrolizzazione, non solo abruzzese ma italiana.
Con decine di conferenze gratuite dalla Brianza alla Puglia, isole comprese.
Mentre altri presunti illustri scienziati e attivisti chiedono prebende, cospicui rimborsi e da oggi perfino contributi ‘volontari’ di dieci euro a cittadino.
Aleggia nell’aria dei litorali abruzzesi oltre ad un allarmante sentore di idrogeno solforato incombente anche la sensazione che qualcuno provi una certa invidia per chi lavora solo per amore; unita ad una insopprimibile ansia di proporsi come interlocutore privilegiato della politica, in vista di un agognato inglobamento nelle stanze dei bottoni.

Un antico proverbio recitava: se non puoi (vuoi) batterli, unisciti a loro.
E partecipa all’immonda crapula.

Conferenza anti petrolizzazione? Niente sedie
post pubblicato in Ambiente, il 26 luglio 2010

(No oil? No party)





di Hermes Pittelli ©


 Organizzi una conferenza scientifico divulgativa per informare i cittadini sugli impatti della filiera petrolifera su salute umana e ambiente? Allora il comune non patrocina l’evento, non concede le sedie per i relatori e per i cittadini, fornisce invece ad un bar il permesso di allestire improvvisamente un gazebo sulla piazza dove è previsto il convegno.
Sembra l’episodio di qualche film con Totò e Peppino, accade invece in Italia, nelle Murge, protagonista del dispettuccio il sindaco di Spinazzola (ex provincia di Bari, attuale BAT), Carlo Scelzi (ex Margherita, attuale Pd).

Ma forse bisogna prima spiegare l’antefatto. Una delle solite, famigerate multinazionali del petrolio – in questo caso la AleAnna Resources LLC – presenta la richiesta per trivellare alla ricerca di oro nero un’area di 561 kmq, su cui si trovano 13 comuni della Basilicata e 2 della confinante Puglia. Il ‘lodevole’ progetto, ribattezzato ‘Palazzo San Gervasio’, è respinto al mittente dai 13 comuni lucani (dove ormai il petrolio è più odiato della peste bubbonica di manzoniana memoria) e da uno dei due comuni pugliesi interessati, Minervino Murge. L’altro, Spinazzola appunto, per bocca del già citato Scelzi esprime parere affermativo, considerando l’eventuale presenza e sfruttamento di idrocarburi una leva di sviluppo per il territorio.

Meglio si comprende ora perché la conferenza ‘Cui prodest? (A chi giova?) organizzata su iniziativa dell’attivissimo e pugnace giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, Cosimo Forina (uno dei promotori del comitato civico spontaneo ‘No all’Italia petrolizzata’), reo di aver invitato in qualità di relatori l’avvocato Michele Di Lorenzo vicepresidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia, Carlo Vulpio giornalista d’inchiesta del Corriere della Sera (confinato alla Cultura dall’ex direttore di via Solferino, Paolo Mieli) e l’Erin Brockovich d’Abruzzo, la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, abbia suscitato un panico scomposto nel primo cittadino.

La serata è stata un successo strepitoso. Le seggiole negate, sono state fornite dal contiguo e solidale comune di Poggiorsini. Seggiole occupate da 200 persone, tra cui molti giovani, ansiosi di capire se la favola propagandata da Big Oil – petrolio = ricchezza per tutti – possa mai avverarsi.
La risposta più drammatica e lampante è fornita proprio dalla vicina Val d’Agri.
Il miraggio di diventare sceicchi, l’oro nero come garanzia di benessere perenne che si trasforma nell’incubo di un presente e soprattutto un futuro neri: falde acquifere avvelenate, colture agli idrocarburi (perfino il miele), 4.000 giovani che ogni anno scappano dalla propria terra, aumento vertiginoso delle patologie tumorali, la benzina più cara d’Italia quasi un contrappasso per aver peccato di tracotanza. Ma anche i fanghi e i fluidi perforanti utilizzati per le trivellazioni, le installazioni a mare e in terraferma che poi restano per 20/30 anni a deturpare i territori e sputare veleni nell’ambiente, i rischi della subsidenza e della sismicità, i pochi spiccioli delle royalties italiane utilizzati per ‘comprare’ le risorse e la salute dei popoli colonizzati dall’avidità dei petrolieri.

Tutto spiegato con la consueta passione dalla Professoressa D’Orsogna, la Scienziata dei Due mondi che trascorre le proprie vacanze tra decine di conferenze per informare le popolazioni italiane sulla petrolizzazione.

Non meno vibrante l’intervento di Carlo Vulpio. Capace di scuotere la politica locale e metterla di fronte alle proprie responsabilità. Il precedente primo cittadino, Savino Saraceno (Alleanza Nazionale) e l’attuale (in teoria di centrosinistra) sindaco, diventano Stanlio e Ollio. Scelzi, colui che nega le sedie, si guadagna la patente di ‘ignorante’, nel senso che ignora la materia ambientale e i gravi rischi connessi all’attività industriale legata al petrolio e “se avesse partecipato alla serata magari avrebbe imparato qualcosa”. Assente auto giustificato come tutti i rappresentanti municipali della giunta, della di maggioranza e perfino dell’opposizione.
Vulpio, autore di vere inchieste, quindi scomode (finite nei libri ‘Roba nostra’ e ‘La città delle nuvole’, incentrato sulle nubi di diossina che stanno uccidendo Taranto), rammenta l’importanza, la dignità e il ruolo fondamentale delle pecore e degli agnelli (e delle api) nella storia e nell’evoluzione dell’uomo. Se gli animali si ammalano e muoiono colpiti da morbi terribili è un preoccupante segnale d’allarme: l’ambiente che condividono con l’essere umano è inquinato. Ignorare questi segnali precisi, ignorare i grovigli tra politica, affarismo spietato, industria senza regole né limiti (ridicoli quelli stabiliti dalla legge italiana relativi alla tolleranza alla diossina e all’idrogeno solforato, superiori di migliaia o decine di volte ai valori stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità) significa correre stupidamente verso l’ecatombe.
La colpa è certo della politica connivente con i grandi interessi industriali, ma una percentuale vasta di responsabilità appartiene ai cittadini; che non si informano, non si assumono la responsabilità della democrazia (bella, ma che ci condanna – come diceva Thomas Jefferson III presidente degli Usa – all’eterna vigilanza), non pretendono dai propri dipendenti nelle amministrazioni che lavorino per il bene comune, ignavi e passivi, come se il compito civico e politico si esaurisse vergando una ‘x’ sulla faccia di un candidato scelto da altri e che spesso nemmeno conoscono.
Vulpio in questo senso sferza gli abitanti di Spinazzola (ma riguarda tutti gli italiani): “Cinquemila contadini ignoranti, senza nemmeno licenza elementare, sulle Ande colombiane sono stati in grado di respingere le trivelle. E voi che fate?”.

Un interrogativo che galleggia nell’aria, come l’altro, scandito con precisione dall’avvocato Di Lorenzo, quesito fondamentale, in quanto vero cardine della guerra contro la petrolizzazione italiana:
Qual è il modello di sviluppo che noi riteniamo plausibile per il nostro futuro?”.



(Ringraziamenti: a Cosimo Forina e alla moglie Franca, per la disponibilità e la 'banca dati'; alla Prof. D'Orsogna, scienziata per Amore dell'Ambiente, della Democrazia, della Vita)

Gianni Chiodi ‘il Temporeggiatore’ rinvia la risoluzione anti idrocarburi
post pubblicato in Ambiente, il 24 giugno 2010



L’Aquila, Consiglio regionale straordinario sul pericolo petrolizzazione: l’opposizione e gli ambientalisti sollecitano una legge chiara e definitiva per tutelare sia la terra ferma, sia i preziosi litorali.
Il Governatore rivendica: “Da quando sono in carica, nessuna nuova autorizzazione ai petrolieri; e un piano energetico ambizioso che punta sulle rinnovabili”.
Poi, fumata grigia sulle trivelle. E in strada 200 cittadini protestano al suono delle vuvuzelas abruzzesi



di Hermes Pittelli ©


Eccesso di risoluzioni, carenza di approfondimenti.
Questa in sintesi, la curiosa formula con cui il Consiglio Regionale d’Abruzzo, riunito in assemblea straordinaria per discutere del problema ‘petrolizzazione’, rimanda la questione a data da destinarsi.
Tra le rimostranze di circa 200 cittadini assiepati in via Jacobucci, all’esterno della sala dell’Emiciclo, in attesa di una lieta novella; persone di buona volontà in rappresentanza di quasi tutte le associazioni civiche e ambientaliste che nel corso degli ultimi 3 anni si stanno battendo per un Abruzzo libero dagli idrocarburi, fedele alla propria vocazione culturale, turistica, agricola, enogastronomica; con uno sviluppo basato sulle fonti rinnovabili.

La sospirata legge che dovrebbe tutelare definitivamente il territorio e il mare regionali dalle mire dei petrolieri resta dunque un’ipotesi.
Anche se Gianni Chiodi ha ribadito la propria “forte contrarietà” alla petrolizzazione dell’Abruzzo e rivendicato le azioni che in 18 mesi di mandato avrebbero impedito la concessione di nuove autorizzazioni di ricerca, perforazione, raffinazione o anche solo di prospezione.
Per il governatore la contestata legge 32 del 2009 targata PdL, in vigore ma sub judice in Corte Costituzionale, rappresenta comunque uno scudo (temporaneo) anti idrocarburi per l’80% della regione dei parchi.
Sostiene Chiodi di non essere d’accordo con le premesse del documento diramato dalle associazioni ambientaliste e soprattutto che il vero problema sia il conflitto di competenza permanente sulle materie ‘sensibili’ (quali energia e ambiente) tra Stato e Regioni.

Prima del Governatore, si registrano gli interventi degli esponenti dell’opposizione.
Maurizio Acerbo (PdRC) parla di una battaglia nata dal basso, di una legge per la tutela dell’Abruzzo figlia dell’impegno e delle competenze delle associazioni e della popolazione: “La Regione Abruzzo deve decidere se essere zerbino di decisioni prese a Roma oppure se mettersi alla testa del popolo abruzzese e delle regioni adriatiche per dire un no definitivo al petrolio nel nostro mare: perché non vogliamo diventare una nuova Louisiana. La battaglia vinta negli anni ’70 contro la Sangrochimica deve essere l’esempio”.
Antonio Menna (Udc) sottolinea l’importanza di un approvvigionamento energetico frutto di un mix di fonti rinnovabili e di un’ottimizzazione e risparmio dell’energia: “L’Abruzzo, considerata la sua delicata conformazione idrogeologica, non deve diventare un gruviera. Chiediamo al presidente Chiodi una legge più efficace e una politica più incisiva, anche presso la Conferenza Stato – Regioni”.
Walter Caporale (Verdi), proprio come il collega di opposizione Acerbo, riconosce alle associazioni e ai cittadini di avere prodotto non solo protesta fine a se stessa, ma un bagaglio di conoscenze e progettualità spesso superiori a quelle ideate dalla classe dirigente; soprattutto grazie all’opera di divulgazione scientifica e all’impegno ambientalista senza soluzione di continuità della Professoressa Maria Rita D’Orsogna.
Caporale critica la fragilità della famigerata Legge 32, rammenta che la proposta dell’assessore all’agricoltura Febbo non difende l’ambiente ,ma disciplina solo l’entità delle royalties e rinfaccia al governatore di non avere presentato alcuna osservazione contro il progetto ‘Ombrina Mare’ della Med Oil; sollecita quindi il presidente Chiodi a firmare le copie delle osservazioni redatte dalla Prof. D’Orsogna per girarle ai Ministeri competenti; propone inoltre una risoluzione urgente per impegnare il Governatore a varare un decreto legislativo che scongiuri in tutto il Mediterraneo la presenza di trivelle al largo delle coste nazionali e per sostenere la competenza locale delle scelte in materia ambientale, in modo che spetti agli abruzzesi la responsabilità di decidere il futuro economico della propria regione.
Anche Camillo D’Alessandro (Pd) non apprezza una Regione Abruzzo formato zerbino, “sorta di nuova Fontamara”; smonta anche il dato relativo all’80% del territorio al riparo dalle trivelle: “Leggendo bene tra le righe dei documenti e delle mappe si scopre un’altra realtà”. D’Alessandro boccia anche i ‘profili d’incompatibilità ambientale’, espressione troppo vaga e dal significato ambiguo e incerto.

Mentre si susseguono gli interventi, dall’esterno arrivano nitide le voci e i cori dei sostenitori dell’Abruzzo ancora e sempre regione più verde d’Europa.

Carlo Costantini (IdV), ringrazia comitati e associazioni, capaci di progetti concreti, molto più della politica regionale. “Il 99,9% degli abruzzesi non vuole il petrolio, né in terra, né in mare. Ho presentato un documento sullo stato di salute dell’Adriatico, prendendo come spunto la catastrofe del Golfo del Messico. L’Adriatico è un lago e un incidente anche cento volte inferiore a quello causato dalla BP avrebbe conseguenze inimmaginabili. Deve valere il principio di precauzione, anche perché proprio verso il nostro mare si concentrano sempre più gli appetiti dei petrolieri di tutto il mondo. Senza trascurare che nessuno cita mai il fenomeno della subsidenza causata dalle installazioni off shore. L’Abruzzo deve essere capo fila delle regioni adriatiche per presentare al governo nazionale una proposta di legge che vieti ogni tipo di attività petrolifera nell’Adriatico; secondo l’articolo 121 della Costituzione ogni singolo Consiglio regionale può presentare proposte di legge alle Camere”.

Poi le parole di Chiodi che tra l’altro loda il Piano Energetico Regionalemolto ambizioso e che assicura procedure agevolate al fotovoltaico”; concedendosi una polemica dai toni lievi e misurati (nulla a che vedere con il Governatore esagitato della notte di Cupello, ndr) sull’impatto derivante da fonti ritenute rinnovabili quali eolico, biomasse, idroelettrico e lo stesso solare fotovoltaico.
Al presidente Chiodi piace però l’idea di ergersi a promotore e guida di una ‘Santa Alleanza’ delle regioni adriatiche per mettere al bando il petrolio nel nostro mare lacustre. Magari anche come legittima vetrina politica personale.

Alle 18.20 Nazario Pagano, presidente del Consiglio Regionale, decreta la sospensione dei lavori fino alle 19.00, per consentire ai capi gruppo di confrontarsi e giungere ad una risoluzione finale condivisa.
I tempi però si dilatano, segnale di una convergenza meno semplice del previsto.
Quando Nazario Pagano rientra in aula, invitando i rappresentanti di maggioranza e opposizione a prendere posto, annuncia che la conferenza dei capi gruppo ha deciso di rinviare l’approvazione del documento finale: le tre risoluzioni presentate godono di una sostanziale approvazione generale, ma ‘qualcuno’ avrebbe espresso la necessità di ulteriori approfondimenti.
Off record’ gli esponenti dei partiti di minoranza, rivelano l’identità dell’incerto: Gianni Chiodi.

Quando tra gli ambientalisti giunge la notizia della fumata grigia, riparte la protesta al suono delle vuvuzelas abruzzesi (molto più ‘eufoniche’ rispetto a quelle sudafricane), con ennesima contestazione nei confronti di Gianni ‘il Temporeggiatore’ e con striscioni che ‘inneggiano’ al nuovo gruppo rap locale: “Del Turco – Chiodi, gemelli diversi”.
Va in scena un mini sit in che per circa mezzora impedisce ai consiglieri di uscire dalla sede del Consiglio, con la promessa di un nuovo presidio ambientalista fissato per martedì mattina.

Intanto, sulle macerie del centro storico si allungano le prime ombre della sera,
nere come fossero chiazze di petrolio.

Ballata del mare salato: Ettore il pescatore e il Golfo di Vasto
post pubblicato in Ambiente, il 14 aprile 2010


(foto per gentile concessione Pamela Piscicelli © )

Ode all’Abruzzo, Tibet d’Europa in lotta contro la petrolizzazione.
Per salvare il proprio patrimonio di ecosistemi e biodiversità, per tramandare alle generazioni future una regione ancora verde, dicendo no alla intollerabile schiavitù degli idrocarburi che seminano distruzione e malattie e optando per le fonti di energia rinnovabile.


di Hermes Pittelli ©



Navigavamo orientandoci con le stelle, oggi abbiamo il gps”.
Alba sul golfo di Vasto (provincia di Chieti, Abruzzo), Ettore Primiceri, pescatore per scelta, da 20 anni una vita legata a doppia nodo con questo tratto di Adriatico, con questo ecosistema marino, si prepara a salpare.
Se lo avesse conosciuto Hugo Pratt, ne sarebbe rimasto affascinato e magari avrebbe creato il personaggio di Ettore, detto Corto Vastese.
Avvolto in una foschia portata dallo Scirocco, inalando salsedine e iodio, mette in moto la sua barca da sei metri, con l’ansia e l’incertezza di sapere se anche in questo nuovo giorno che nasce dalle onde, il mare ha dispensato pesce con generosità nelle sue reti gettate a 2 miglia e mezza dalla costa.
Un’arte antica, di fatica e sopravvivenza, un lavoro in armonia con la Natura, da parte di un uomo che rispetta tempi esigenze e modi della biodiversità marina, ma sa apprezzare l’aiuto offerto dalla tecnologia.
Come il navigatore satellitare o il motorino collocato sul lato destro della prua per issare a bordo le reti.
Fino a 2 anni fa lo facevo a mano, oggi devo tutelare la schiena, quindi mi sono rassegnato a utilizzare questo strumento che fa un baccano snervante e spezza il silenzio d’oro che c’è in mezzo al mare, ma mi evita di spezzarmi la colonna vertebrale”.

Il Times ha definito l’Abruzzo il Tibet d’Europa, indicandolo come una delle 10 avventure imperdibili nell'arco dell'esistenza, una meta da visitare senza indugi.
Pochi speculatori senza scrupoli hanno però in mente un futuro diverso per questa terra, senza rispetto per la storica vocazione naturalistica, agricola, marittima e turistica in nome di una falsa modernità che passerebbe attraverso una criminale devastazione a base di estrazione e raffinazione di idrocarburi.

Il mare per me è la mia vita – racconta Ettore mentre dopo essere rientrato raccoglie dalle reti il risultato di una fatica che non si conclude mai – sono sempre stato nel mare: quello che decide il mare va sempre bene, quello che crede di decidere l’uomo, no”.

Quest’uomo che sul volto abbronzato mostra con fierezza le tracce di più di qualche maretta, confessa con candore che c’è chi soffre di mal d’Africa, mentre “io soffro di mal di mare, nel senso che non riesco a starne lontano per più di una settimana, poi mi assale la nostalgia”.

Ho interrotto una tradizione familiare di lavoratori impiegati in fabbrica o attività del genere. La mia scelta di diventare pescatore è stata accolta quasi come una tragedia. Ha destato scalpore e smarrimento, pescare non rientrava tra le aspirazioni che i miei familiari speravano per me. Forse perché esisteva ancora il mito del posto di lavoro sicuro e garantito. Anche se oggi, forse, sto più tranquillo io. Ma in me il richiamo del mare è più forte di tutto, ho deciso di imbarcarmi in questa avventura e non ne sono più uscito”.

Ettore è consapevole della minaccia petrolifera che rischia di distruggere in poco tempo i sogni e i sacrifici di una vita. Se davvero si realizzassero tutto queste installazioni petrolifere di cui si parla, purtroppo non abbiamo metri di paragone per valutare davvero quale sarebbe l’impatto, ma io credo potrebbe accadere… l’infinito. Nel senso che il mare potrebbe essere davvero devastato e subire dei danni irreparabili”.

In realtà, purtroppo, sappiamo già quale devastazione ambientale possono causare i frequenti incidenti che coinvolgono petroliere, piattaforme e raffinerie sia galleggianti, sia sulla terraferma. Le cronache di questi disastri sono ormai quasi quotidiane.
Ma per uno dei pochi pescatori ancora all’antica (non quelli industriali che se ne infischiano delle regole e degli equilibri dell’ecosistema marino, utilizzando reti a strascico e depredandolo come fosse una sorta di pozzo di San Patrizio) è inconcepibile anche solo ipotizzare simili follie criminali.
Il pericolo rappresentato dalle multinazionali dell’oro nero “è per molti versi sottovalutato. Sia dai miei colleghi, sia dalla gente. Perché forse non si parla della questione in maniera adeguata, perché forse non si sensibilizza abbastanza. E perché forse molti lo considerano un problema che non li riguarda, perché tanto è in mare e non sulla terraferma. Infatti, la vicenda è stata presentata come se tutto girasse attorno al centro oli di Ortona. Ma le piattaforme in mare farebbero guasti ancora peggiori, metterebbero a repentaglio il paesaggio, il turismo, la vita di quanti come me vivono solo di questo regalo della Natura”.

Non entro nel merito dell’azione della politica locale. Però già il fatto che si informi poco e i cittadini siano poco sensibilizzati sui rischi, la dice lunga sull’impegno di chi amministra questi territori e questo mare. E poi i petrolieri sono molto bravi a fare tutto in silenzio. Se mettono le piattaforme, poi non se ne vanno più”.

Ettore è uno scrigno vivente di racconti sulla bellezza e sull’importanza del mare.
L’anno passato, non so per quale ragione, questo tratto di costa è stato spesso meta di numerosi esemplari di tartarughe.
Alcune sono rimaste impigliate nelle nostre reti, non per cattiveria nostra. E’ capitato anche a me, ma ancora oggi ho la gioia nel cuore perché quella tartaruga è sopravvissuta. Era un esemplare davvero grande e credevo fosse morta. Ho tentato di issarla a bordo perché comunque volevo avvisare le autorità marittime del ritrovamento di questo esemplare. Magnifico, era addirittura etichettato, veniva da Tunisi: pensa che viaggio ha fatto! Non sono riuscito a caricarla, era pesantissima. Ma forse afferrandola per le zampe posteriori e tenendola in verticale – oh, non lo so, non sono veterinario – l’acqua è uscita dai polmoni e dagli organi interni. Allora ho deciso di aspettare i miei colleghi per farmi aiutare, ma intanto l’ho rimessa a pancia in giù, perché era pure rovesciata. Quando finalmente l’abbiamo tratta a bordo, abbiamo visto che muoveva la testa ed è cominciata una festa bellissima. Una cosa incredibile, era morta e l’abbiamo vista resuscitare!”.

Corto Vastese ama il ‘suo’ mare. I piccoli crostacei e le piccole razze sono lasciati liberi di continuare a sguazzare ancora nel regno di Nettuno. Ettore non abusa mai della generosità del continente sommerso e rispetta i periodi di ferma.
E’ giusto che i pesci abbiano il tempo di riprodursi. Io poi credo che sia meglio pescare meno, ma pescare tutti. Qui siamo in 6 a fare questo lavoro, poi da Vasto Marina fino a Punta Penna ci saranno altri 10 colleghi”.

Ettore sa che non esiste alcuna garanzia di sicurezza per quanto concerne le piattaforme del petrolio. “Errare è umano. Come si può dire che queste installazioni sono sicure al 100%? E’ lo stesso discorso dei cataclismi. Se si dovesse verificare un cataclisma naturale, poi come la mettiamo?”.
Qualcuno sta pianificando un futuro petrolifero per la ex regione più verde d’Europa, un connubio strepitoso di biodiversità e ecosistemi, sul baratro di un avvelenamento che durerà secoli, solo per raschiare il fondo del barile degli idrocarburi.
Qui, un tratto di mare dove ti può capitare di uscire a pesca e essere lietamente scortato da famiglie di delfini, qui dove vivono anche cormorani e transitano le tartarughe giganti. Qui dove esiste un’area protetta (almeno in teoria) di ripopolamento ittico.

Ettore esprime in modo schietto la sua visione del futuro: “Se passasse la petrolizzazione, non vedo una situazione rosea. Permettimi una battuta: con il petrolio, il futuro dell’Abruzzo lo vedo… nero”.
Né amministratori, né presunti imprenditori o industriali possono intonare il trito ritornello dell’ingenuità ambientalista, quando non del catastrofismo disfattista (evergreen – definizione volutamente ironica – rispolverato dal presidente del consiglio).
Solo chi per tutta la vita si è confrontato giorno dopo giorno con questa terra e questo mare può parlarne con cognizione di causa. Non si possono affidare decisioni sulle sorti di una regione a chi è totalmente scollato dalla realtà e, blindato in una stanza chiusa, si preoccupa solo di realizzare business politico ed economico.

Ettore Primiceri legge, si informa, comprede, riflette. E propone
Questo Golfo di Vasto è qualcosa di eccezionale, di paradisiaco. E allora perché non cercare di lasciarlo così, di preservarlo? Ma non per restare all’età delle caverne, ma per consentire a chi verrà dopo di noi di continuare a godere di qualcosa di naturale, di infinito che è difficile trovare da altre parti in condizioni ancora così buone. Salviamo questa zona, perché imbruttire o distruggere un così grande regalo?
Siamo tutti schiavi del petrolio, ma dovremmo cominciare a pensare a energie alternative.
Magari, ma è sempre una mia opinione personale, non il nucleare!

L’amore per la bellezza della Natura, il rispetto per l’Ambiente e in sostanza per la Vita, ci dovrebbero trasmettere l’amore e il rispetto per la legalità e le regole.
Il privilegio di trascorrere una giornata nella vita di Ettore il pescatore ci insegna ad amare il mare, a rispettarlo e proteggerlo.
La tempra morale ed etica di questo 'Corto Vastese' ci fa capire una volta di più quanto la politica locale e nazionale sia estranea e aliena, allergica alla realtà del Paese.
Ma la fatica quotidiana di Ettore, la sua stessa vita dedicata all'ecosistema marino, ci concedono uno spiraglio di ottimismo.
Peccato solo che lui, 'malato di mare', non abbia alcuna intenzione di abbandonarlo nemmeno per un istante, per fornire qualche lezione alla pseudo classe dirigente di un’Italia smemorata e incurante dei suoi veri tesori.

ANCHE IL REGISTA DI CLOONEY CONTRO IL PETROLIO IN ABRUZZO
post pubblicato in Ambiente, il 9 dicembre 2009
 Anton Corbijn, regista del film 'The American', interpretato dalla star di Hollywood si schiera: “Diciamo no al petrolio in Abruzzo: per il guadagno di pochi, perché cancellare il benessere di tutti gli abitanti della Regione?”


a cura di Hermes Pittelli ©


 Anton Corbijn, regista del film 'The American', interpretato dalla star hollywoodiana George Clooney,
recentemente girato a L’Aquila e dintorni, ammaliato dalla bellezza del territorio, ha deciso di aderire alla campagna degli ambientalisti contro la petrolizzazione d’Abruzzo.

Gli ambientalisti, come è ormai noto, chiedono al governo italiano e a quello regionale di estendere la moratoria contro le estrazioni di petrolio in tutta la regione Abruzzo per i prossimi 30 anni. L’attuale moratoria scade alla fine di dicembre 2009.
Le associazioni coinvolte chiedono inoltre che vengano vietate tutte le operazioni petrolifere lungo il litorale abruzzese, dove sono previste piattaforme anche a meno di 5 km dalla costa.
La campagna "No al petrolio in Abruzzo", nata due anni fa per bloccare il progetto di un ‘centro oli’ (in realtà, una raffineria ultra inquinante targata Eni) vicino a Ortona, nel cuore delle campagne dove nascono il Montepulciano e lo straordinario olio d’oliva abruzzese, sta continuando per fermare le proposte di alcune ditte petrolifere fra cui la stessa Eni, Petroceltic, Mediterranean Oil and Gas, Forrest Gas, Vega Oil, Cygam gas, ed Edison.
Queste multinazionali degli idrocarburi vorrebbero trivellare ed estrarre petrolio in Abruzzo, regione verde d'Europa per eccellenza, che ospita il ghiacciaio più meridionale del Vecchio Continente e varie specie protette di orsi e lupi.
Le proposte di trivellare l'Abruzzo, non solo colpiranno parchi nazionali, riserve marine e ornitologiche, ma metteranno a rischio il sostentamento economico di tutte quelle persone che nella regione vivono di agricoltura e di turismo.

Anton Corbijn, fotografo e cineasta dallo stile visionario e onirico, dopo le riprese durate circa tre mesi (cominciate a fine settembre) sul set naturalistico abruzzese ha affermato:
Ho appena finito di girare in Abruzzo con George Clooney. L'Abruzzo è ora diventata la mia regione preferita in Italia e non solo grazie al carattere delle sue persone. Uno dei protagonisti del nostro film è proprio il paesaggio abruzzese: Castel del Monte, Castelvecchio, Calascio, Sulmona, Anversa e dintorni hanno tutte avuto un’influenza straordinaria sul modo in cui abbiamo girato il nostro film. Secondo i piani petroliferi che riguardano l'Abruzzo, tutte queste zone sono a rischio devastazione ambientale”.

Noi abbiamo scelto questi luoghi perché ci siamo innamorati perdutamente dell’Abruzzo – ha aggiunto il regista olandese, autore di molti video per artisti quali U2, Rem, Joy Division, Brian Ferry, Depeche Mode, ecc. - il solo pensiero che chiunque sano di mente e per il vile profitto possa distruggere una gran parte di questo paradiso incontaminato è per me qualcosa di incomprensibile. Per il guadagno di pochi, portare via il benessere di molti e per sempre? Ma non c’è nulla che possa salvarsi dall’avidità di denaro e dalla corruzione? Perché solo di questo può trattarsi. Queste persone dovrebbero riesaminare i loro piani, le loro vite e le vite degli altri e abbandonare i progetti petroliferi per il futuro prossimo”.

Il movimento ‘No al petrolio in Abruzzo’ crede che investimenti a lungo termine in iniziative commerciali che preservino il territorio, come ad esempio l'industria cinematografica, possano dare molti più benefici alla popolazione abruzzese, rispetto ai proventi petroliferi che saranno appannaggio di pochi e ben individuati soggetti.
La regione Abruzzo sta diventando sempre più nota a livello internazionale proprio grazie alle sue bellezze naturali; molte persone vorranno conoscerla, attraverso i prodotti tipici o visitando le località e i territori che vedono nei film.
Se le estrazioni di ‘oro nero’ inizieranno a tartassare l’Abruzzo, nessun artista, regista o fotografo vorrà più immortalare una regione la cui è bellezza è stata deturpata per sempre dal petrolio.
La crescente domanda internazionale rivolta agli eccellenti cibi e ai vini che l’Abruzzo produce scomparirà in fretta, perché questi prodotti – oggi genuini - saranno stati contaminati dalle esalazioni sulfuree derivanti dall'estrazione e dalla raffinazione del petrolio di scarsa qualità che la Regione nasconde nel sottosuolo e nei propri fondali marini.
Nessuno vorrà più visitare le montagne ed il mare Adriatico quando l’unica vista disponibile sarà una distesa di pozzi, piattaforme petrolifere e raffinerie.

Cosa resterà allora della Regione più verde d’Europa (Basilicata docet) e come si guadagneranno da vivere le popolazioni d’Abruzzo?


Contatti per la campagna contro il petrolio

Email Maria-Rita D'Orsogna o Sammy Dunham

dorsogna@math.ucla.edu, sam@webseolive.com

Telefono : 001 310 570 5591 / 0044 7957651115

Testo in originale (inglese) a www.savethemontepulciano.blogspot.com


Fonte: Professoressa Maria Rita D'Orsogna
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