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"I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)

letteratura
19 settembre 2018
Ulisse: bugiardo, affascinante, moderno

Testo e foto di Hermes Pittelli © Pordenone 19/09/2018

 

Una nuova Odissea, per capire da lettori e cittadini del III millennio, tutto quello che avremmo sempre voluto sapere sull’avventuriero di Itaca.

Oggi, rubando le parole a Hugo Pratt, potremmo definire Ulisse un gentiluomo di fortuna.

Marinaio impareggiabile, inquieto, curioso, attratto dall’ignoto, intelligente, scaltro, dal multiforme ingegno.

Un personaggio complesso, pluridimensionale, capace di raccontare e inventare storie, quindi bugiardo; pertanto affascinate e rubacuori.

Un uomo moderno nell’accezione più ampia e completa dell’aggettivo. Un uomo di azione ma, proprio come il tenebroso Corto Maltese, anche uomo di parole, mente capace di costruire mondi affascinanti e realtà attraverso l’oratoria, lo strumento più bello, potente e allo stesso tempo effimero, in assenza di memoria e scrittura, a disposizione degli umani.

Per questo, Giulio Guidorizzi, professore antropologo, ha voluto tenacemente scrivere un libro ‘per la Parola’, come faceva Omero il cui narrare era certo solo orale e quindi ideato e articolato per un pubblico di ascoltatori ‘dal vivo’, vis a vis.

Tributiamo al professor Guidorizzi i meritati galloni di spericolato intellettuale, perché le operazioni di riscrittura di generi letterari, antichi in particolare, sono seducenti, ma disseminati di trappole e rischi letali per chi vuole intraprenderle. “Mi metto al cospetto di un Gigante, ma non competo con Lui, voglio spostarmi di lato, cambiare il punto di vista, scoprire insieme ai lettori prospettive altre e diverse rispetto al mito omerico”.

Omero con una sola parola o con un breve verso era in grado di aprire orizzonti, interi universi, ma l’epica classica non si occupava dell’introspezione psicologica (nasce con il romanzo moderno); Omero, cieco, sapeva stampare immagini portentose nella mente, nell’immaginario dei suoi uditori. Lo stile omerico è paratattico, procede per formule, anche se le tecniche narrative differiscono tra Odissea e Iliade.

Un agente letterario tempo fa mi aveva solo chiesto un’introduzione al mondo omerico destinata ai non addetti ai lavori, in grado di raggiungere un pubblico il più ampio possibile. Forse Atena ci ha messo lo zampino e mi ha convinto invece a riscrivere l’opera, ma dal punto di vista dei Personaggi coni quali convivo ormai da mezzo secolo e che sono ormai intimi amici”.

Nel precedente ‘Io, Agamennone’, l’antropologo si era cimentato in un esperimento a metà tra saggio storico e biografia romanzata, rivelando un ‘lato ‘oscuro’ della personalità, cioè l’insopprimibile, tracimante voglia di narrare storie. “Alle mie spalle, come nume protettore o meglio, salvagente, avevo Omero dal quale ho attinto alcune tecniche narrative fondamentali: le parole non si cercano, arrivano da sole nei momenti più strani, come avviene per i rapsodi, perché l’inconscio lavora senza sosta e nella mente si compongono prima immagini singole, poi scene complete e infine, la parte più facile e divertente, cioè la trascrizione, la scrittura”.

Sembrerebbe un gioco da fanciulli, ascoltando l’Esperto. Il quale confessa di aver saccheggiato la borsa degli attrezzi del cinema per offrire un nuovo modo di scoprire gli eroi omerici: inquadrature particolari, immagini simboliche, colori. “Ho utilizzato parole colorate! Quindi, Nausicaa gioca con una palla scarlatta che vola nel cielo azzurro, mentre Ulisse la spia dal canneto. Tra l’altro, sottolineo: Ulisse (così ho battezzato anche mio figlio!) e non Odisseo, come l’Ulisse di Dante… Resta un dubbio inestricabile: le storie che Ulisse racconta sono vere?".  

Chissà, lui è un gran bugiardo, molto fantasioso. Qui è raccontato dalle Donne che seduce e quindi esposto anche al loro giudizio; "non bisogna mai dimenticare che la letteratura mondiale si basa su meravigliose bugie. Ho affidato alle Donne il compito di narrare questo uomo affascinante e misterioso. Nausicaa, Penelope, Circe, Calypso… Ecco, Calypso è un caso a parte perché il suo tempo è eterno, mentre quello di Ulisse è umano, quindi lei non può comprendere l’ansia dell’eroe di Itaca di tornare a casa, dalla sua legittima sposa”.

Nausicaa conosce il tormento e l’estasi dell’attrazione invincibile per un uomo quando incontra Ulisse, uomo straordinario, ma anche animalesco e pieno di fragilità”.

Ogni Donna trova ed esprime pensieri e parole per tratteggiare e dipingere in modo molto personale ed esclusivo la psicologia di Ulisse.

Per restare nella metafora cinematografica, il professor Guidorizzi aggiunge che Omero, fosse stato un regista (un regista cieco!),“sarebbe stato molto diverso da Bergman, maestro della camera fissa davanti alla quale gli attori danno il meglio e rivelano ogni anfratto delle proprie anime (ma con un senso claustrofobico per gli spettatori!), in quanto autentico mago nel cambio repentino di prospettive e voci narranti”.

La Neo Odissea o Psico Odissea dell’antropologo comincia in modo fedele all’originale, con Penelope e Telemaco. “La mia Penelope è sì fedele al suo sposo, ma mostra un temperamento inquieto; è fedele ma in fondo a cosa? a un’immagine di un uomo che solo lei ha capito fino in fondo; attende, ma scalpita, di notte la sua attività onirica è quasi logorante, di giorno poi ricama sulla tela i sogni e infine la disfa, per attendere con ansia una nuova notte e nuove immagini, in un processo che sembra infinito e senza soluzione… in quella tela è come se ogni giorno Penelope ricamasse gli aspetti più reconditi della sua anima”.

Nel ‘romanzo mito psicologico’ di Guidorizzi spuntano non solo nuove prospettive, ma anche le voci delle figure che nell’Odissea non hanno voce: le Sirene. “Le Sirene sono donne uccello, all’inizio demoni della Morte, in seguito Donne pesce. Anche in questo caso, mi sono affidato all’istinto e all’immaginazione per ‘indovinare’ tutte le parole che Omero non consente loro di pronunciare”.  

La sostanza dei miti e della mitologia resta universale e attraversa i tempi, rendendo gli Eroi eterni, in quanto sgorga dal brulicare delle passioni, da quel tormento che è anche nostro e che ci permette, nonostante i mutamenti delle forme esteriori, di identificarci, emozionarci, commuoverci, perché quell’ammaliante tormento senza requie, da cui nessuno può sottrarsi, è ciò che chiamiamo Vita.


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