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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Inondazione di Istanbul e ‘piano casa’ italiano, la stupidità al potere
post pubblicato in Diritti, il 14 settembre 2009
Articolo 9 della Costituzione della Repubblica:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione


di Hermes Pittelli ©



 La recente inondazione di Istanbul ha causato 32 morti e decine di dispersi; con il contorno di ingenti danni materiali ed economici.
Ma non si tratta di fatalità legata a fenomeni naturali particolarmente violenti, come qualcuno in Italia farebbe credere se accadesse qui, ma di stupidità umana che si manifesta con le speculazioni edilizie e la cementificazione selvaggia e acefala.
Come del resto è stato documentato in modo corretto da un servizio andato in onda sul Tg2; ogni tanto qualche verità vera sfugge al meccanismo di edulcorazione dei media italiani. O forse, trattandosi della Turchia, non hanno ritenuto pericoloso centrare per una volta il nucleo del problema.
Sembra quasi che tutti abbiano rimosso la catastrofe dello tsunami di Sumatra del 26 dicembre 2004. Eppure, anche in quella occasione, qualche voce assennata e ragionevole disse che l’effetto del maremoto non sarebbe stato così devastante se le coste e le spiagge dell’Oceano Indiano non fossero state mutilate da un folle disboscamento per consentire l’edificazione di hotel, resort, bungalow.
Insomma, il miraggio del profitto senza regole è la causa prima di molte tragedie che poi per ipocrisia vengono classificate alla voce ‘fatalità’.
Naturalmente, queste tragedie non servono ad imparare la lezione. Un po’ come la crisi economica mondiale: è bastato qualche cenno microscopico di ripresa, per ridare la stura alla voracità truffaldina di banche e finanzieri senza scrupoli; intanto, in Italia per la prima volta i Bot fanno registrare segno negativo e sui mercati globali sono già di nuovo in circolo titoli tossici per derubare gli ingenui risparmiatori.

I mutamenti climatici causati delle emissioni inquinanti delle industrie che tanto piacciono a certi governi sono una realtà evidente; anche se in Italia vengono negati per decreto dal Senato e dal ministro dell’Ambiente che ritiene il modesto protollo di Kyoto troppo severo e penalizzante per le infestanti aziende italiane.
Eppure, per fare un esempio letterario, già Giorgio Scerbanenco nel suo romanzo ‘Al servizio di chi mi vuole’ (pubblicato postumo da Longanesi nel 1970) racconta senza tema di smentite: “Dai finestrini dell’auto aperta entrava l’aria sapida del Lambro gonfio di scarichi chimici che venivano dalle varie fabbriche situate sulle dolci rive”. Ah l’industriosa Milano, vanto dei lumbard...
Eppure, negli ultimi anni l’Italia è soggetta a precipitazioni tipiche più del sud est asiatico che non di una penisola allungata al centro del Mediterraneo. Forse perché lo scioglimento dei ghiacciai di Artide e Antartide sta facendo scomparire la miracolosa corrente del Golfo.
Forse perché una politica vecchia e ingorda continua a alimentare il falso e letale mito del Pil ritenendo che il volano economico possa girare solo con il business dei palazzinari e dell’industria. Un volano che poi, caso misterioso, si traduce in ricchezza dei pochi a danno della salute e delle tasche della maggioranza dei cittadini.

Nell’ottobre del 2003 un rapporto della Commissione europea per l’ambiente aveva lanciato già l’allarme, indicando proprio nell’Italia il paese con il più alto tasso di mortalità continentale legato a inondazioni e alluvioni. Pesante anche il bilancio dei danni derivanti: 11 miliardi di euro. L’ex Belpaese si classificava inoltre al secondo posto (dietro la Francia) nella graduatoria delle aree più colpite da alluvioni e inondazioni.
Le cause? Il dissesto idrogeologico delle regioni, sottoposte allo stravolgimento della conformazione naturale in nome di un presunto progresso economico.
Qualche governo italiota – destra o sinistra, non fa differenza - ha mai programmato un intervento strategico per porre rimedio? Risposta ovvia: no.
Da decenni continuiamo a disboscare le rive dei fiumi, le colline, le montagne; continuiamo a cementificare senza posa ogni cm quadrato di territorio disponibile (anche quello fornito dai piromani prezzolati) e perfino i letti fluviali.
Una follia criminale che ci rende sempre più esposti e vulnerabili.

Nel luglio '87 l'Adda sommerge 60 comuni e la frana del monte Coppetto ne cancella due dalla cartina geografica. Nel maggio '97 in Campania un'enorme torrente di fango travolge il paese di Sarno, costruito alle pendici di un monte deforestato. Ottobre 2000: inondazioni colpiscono l'Italia settentrionale, facendo almeno 25 vittime e migliaia di sfollati, e la Spagna, ove sono morte 5 persone e si sono verificati ingenti danni materiali. All'Elba i torrenti il cui corso era stato deviato per costruire case per turisti, esondano col nubifragio del 4 settembre 2002, causando gravissimi danni: un disastro annunciato”.

L’attuale governo, così amico di Eni Enel Finmeccanica Impregilo ecc., tra le priorità non fa rientrare le molte e gravi emergenze ambientali. E lo dimostra senza pudore con il famigerato ‘piano casa’: l’ennesimo delirio per ingrassare i palazzinari e dare un’altra poderosa mazzata all’integrità degli ecosistemi italici.
Un articolo di Salvatore Settis su La Repubblica (uffa, questa stampa cattocomunista e radical chic!) del 2 settembre illustra come mai l’esecutivo del fare abbia varato una legge edilizia che lascia alle regioni un’applicazione a interpretazione libera, cioé selvaggia. Insomma, “una giungla di regole” per non rispettare regola.
Secondo l’accordo sancito tra governo e regioni il I aprile (sembra uno scherzo, ma non è), l’esecutivo avrebbe dovuto emanare entro 10 giorni un decreto legge di ‘semplificazioni normative’ (il solito condono mascherato). Dopo 5 mesi non c’è traccia del famigerato decreto.
Senza legge quadro dello Stato, le singole regioni (in teoria, evidentemente) non possono approvare leggi regionali di natura attuativa. Invece, “12 leggi sono già pronte, altre 8 sono alle studio”.
Tra l’altro, Toscana, Umbria e la provincia autonoma di Bolzano hanno già emanato le proprie leggi, di fatto illegittime perché prevedono arbitrarie deroghe al codice dei Beni culturali e a numerose altre leggi dello Stato.
Ma la vera intenzione della ‘politica creativa’ del governo per favorire le speculazioni edilizie è proprio questa: sperare che ogni regione si ‘fabbrichi’ la propria legge e poi “adeguarsi” come fosse un’esigenza nata per volontà popolare, oppure non emanare mai il decreto legge evitando di impugnare le singole leggi regionali davanti alla Corte Costituzionale, camuffando l’accordo taroccato del I aprile con la maschera di “surrogato della legge”.
Come rileva Settis, “vittima di questa beffa è il paesaggio come bene comune, cioé noi”. Ma tanto l’80% degli italioti, fedele solo al verbo catodico, non dispone dei  neuroni per capirlo.
Scandalo nello scandalo: le regioni governate dalla sinistra (?) sono comunque felici di questo far west legislativo “perché il loro piano casa consente devastazioni minori rispetto a quello delle regioni di destra”.
Criminalità allo stato puro. Non ci devono più essere devastazioni dell’ambiente; e si devono punire in modo esemplare i furbi che sfregiano l’ecosistema per profitto personale. Senza discussioni o distinzioni bizantine.
L’Umbria, racconta ancora Settis, “ha prodotto una legge (porcata, ndr) che legittima l’abbattimento degli uliveti in favore di progetti edilizi”. Uno schifo!

I cittadini italiani ancora dotati di mente pensante e volontà proprie dovrebbero attuare forme di resistenza civile a queste leggi truffa che sottraggono ambiente e futuro a tutte le popolazioni d’Italia e alle generazioni di domani; un furto per la ricchezza disonesta di pochi.
I dialoghi dei manigoldi che decidono e godono di queste leggi canaglia devono essere del tutto simili a quelli dei boss della n’drangheta che inabissavano le navi con i rifiuti tossici nei nostri mari: “Basta essere furbi... chi vuoi che se ne accorga...”; “E l’ambiente? Che ne sarà dell’ambiente se lo distruggiamo e lo ammorbiamo?”; “Ma sai quanto ce ne fottiamo dell’ambiente? Pensa ai soldi, che con quelli l’ambiente pulito andiamo a trovarcelo da un’altra parte...”.

Peccato che il Globo sia solo questo: e i ‘signori’ che decidono di cementificare e avvelenare la Natura – a meno che non dispongano di astronavi e di un pianeta alternativo – saranno condannati a crepare esattamente come un comune cittadino. Magari con le tasche gonfie di denaro fetido, ma creperanno anche loro (e i loro figli).
Molto furbi, davvero.


Fonti:
www.repubblica.it (qui l’articolo sul piano casa), www.lifegate.it (qui l’articolo sull’emergenza alluvioni in Italia)

I morti in Abruzzo? Uccisi dal terremoto e dai pm
post pubblicato in Società&Politica, il 20 aprile 2009

Il popolo non fu mai definito. E’ un’entità meramente astratta, come entità politica. Non si sa da dove cominci esattamente, né dove finisca. L’aggettivo di sovrano applicato al popolo è una tragica burla. Il popolo tutto al più delega, ma non può esercitare sovranità alcuna. I sistemi rappresentativi appartengono più alla meccanica che alla morale”. (Lui, non quello di oggi. L’altro Lui, quello di Palazzo Venezia)


di Hermes Pittelli ©


 ‘Famio a capirse’, diceva un grande e dotto manager di una grande società editrice capitolina.

Ecco, questo resta il punto fondamentale: cerchiamo di capirci. Ma anche di capirLi. E speriamo, soprattutto, che almeno tra di loro si capiscano.

Fini dice che i responsabili dei lutti in Abruzzo (il vero problema non sono i terremoti, ma come sono costruiti gli edifici), amministratori compiacenti e costruttori, dovranno saldare il loro conto con la Giustizia. Il capo del governo, anche in mezzo alle macerie incapace di arginare la propria discutibile verve umoristica, bolla le inchieste della magistratura come ‘perdita di tempo’. Chi di sicuro non perde tempo sono gli sciacalli che intendono speculare sulla tragedia: la camorra, i palazzinari, i politici marci nell’anima che sognano di arricchirsi come quelli che hanno lucrato in Irpinia nel 1980.

Il Cavaliere, appena spuntata l’ipotesi di un’azione giudiziaria, aveva già sentenziato “Non credo al dolo, ma si indaghi pure”. Insomma, per Lui, chiaro, i costruttori, categoria di gente che fa, di gente che lavora e non perde tempo in chiacchiere, sono innocenti come acqua di fonte (non inquinata da rifiuti tossici), adamantini più del diamante, puri più puri dell’Arcangelo Gabriele. Assoluzione con formula piena, forse un omaggio ad una Corporazione italica che lo sostiene da sempre, anche perché Lui stesso vi appartiene in quanto ‘palazzinaro’ – pardon – Re del Mattone.

Eppure, in un sussulto di perduta coscienza, sono gli stessi costruttori edili ad ammettere che per anni hanno bellamente ignorato, e continuano a farlo per realizzare profitti astronomici sulla pelle delle persone, ogni norma, ogni regola sulle misure di sicurezza e su quelle antisismiche nella costruzione di case, scuole, ospedali. Ma hanno tirato in ballo anche coloro che sarebbero preposti a controllare: Genio civile, Asl, forze dell’ordine, ecc.

Eppure, risvegliato dalla narcolessia, forse da un sussulto del Colle, perfino Napolitano ha richiamato autorità, istituzioni, amministratori e categorie imprenditoriali ad un serio esame di coscienza, proclamando la necessità di ricorrere alla magistratura per stabilire eventuali colpe e comminare le inevitabili condanne.

A fronte di tutto questo, Berlusconi ha replicato con la coscienza civile e politica che tutti gli riconoscono, citando una battuta di suo padre (ecco rivelata l’origine della sua avversione per i giudici): “Mio padre mi diceva che se uno nasce col piacere di fare del male ha davanti tre scelte: il delinquente, il pm o il dentista. Ma i dentisti si sono emancipati, oggi esiste l’anestesia”.

E poi, sembra fantascienza, grazie all’emergenza in Abruzzo, l’inquilino di palazzo Chigi, sfruttando la sua vocazione di pallina da flipper perennemente seguita dalle telecamere dei media tricolori, risale negli irrinunciabili sondaggi perché secondo l’italiano medio il premier si è dimostrato ancora una volta ‘homo faber’.

Peccato nessuno riesca ad aprire il terzo occhio dell’italiota, nessuno sia in grado di risvegliarlo dall’ipnosi televisiva: forse dovrebbe farsi un giretto tra i terremotati per conoscere davvero il loro pensiero e la loro situazione, forse dovrebbe riflettere sul fatto che tutti i tg nazionali si sono scagliati con veemenza contro quell’idiota di albergatore di Vasto che ha intossicato alcuni sfollati con cibi avariati, ma che glissano sui motivi reali dei crolli degli edifici e sulle colpe della lobby del mattone e compiacente congrega politica. Come dice il professor Montanari, stiamo perdendo la battaglia, ma vinceremo la guerra: peccato che, particolare ininfluente, la guerra verrà vinta in nostro nome dalla Natura, quando finalmente ci spazzerà dalla faccia del Pianeta, stufa della nostra idiozia, della nostra acefala ingordigia, dei nostri attentati alla salute.

Nel frattempo, come nella censurata vignetta di Vauro, continueremo ad aumentare le cubature, quelle dei cimiteri. Una vignetta che non offende né le vittime, né i parenti superstiti, perché chi davvero offende la memoria di quelle quasi 400 persone perite invano sotto le macerie, sono i criminali che hanno fabbricato edifici di cartapesta e i criminali che ora li coprono per impedire alla Giustizia di fare il proprio corso.

Per una volta. Per evitare ‘la tragica burla’ che le decisioni prese dai delinquenti delegati dal popolo a decidere in propria vece restino come sempre impuniti.

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