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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
D’Orsogna/Vicari: la strana estate 2010
post pubblicato in Diario, il 31 luglio 2010




di Hermes Pittelli ©



 L’estate è la stessa per entrambe. Il paese anche: l’Italia.
Ma i percorsi che stanno tracciando queste due protagoniste della nostra storia attuale sono paralleli, senza possibilità di convergenze extra euclidee.

La Professoressa D’Orsogna dovrebbe trascorrere un periodo di vacanza con la propria famiglia a Lanciano, invece segue un’agenda fitta d’impegni, costellata da continue conferenze per sensibilizzare i cittadini sui pericoli della incombente petrolizzazione.

Non meno densa l’agenda della Senatrice Vicari, promotrice e prima firmataria del disegno di legge per istituire un’Agenzia unica che snellisca le procedure di concessione di permessi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi; un’agenda densa come la fanghiglia puzzolente e velenosa che i petrolieri vorrebbero succhiare bucherellando indiscriminatamente le nostre bellezze naturali.
Un disegno di legge che viene propagandato come un inno alla sicurezza delle attività legate all’industria petrolifera, ma che è un gentile omaggio ad Assomineraria, visto che i cardini del ddl ricalcano i sogni nel cassetto primaverili della categoria guidata dal presidente Descalzi.
Del resto, mentre la Professoressa D’Orsogna continua a studiare, informare e coordinare la resistenza anti petrolizzazione, la senatrice sicula inaugura la petroliera galleggiante più grande d’Italia, al largo di Pozzallo (Ragusa). In quel tratto di mare dove per 20 anni Vega Oil ha sversato schifezze di ogni tipo (100.00 tonnellate tra petrolio e gasolio).
Ma oggi, grazie al modernissimo mostro tecnologico della Edison, pulito sicurissimo e inaffondabile, magicamente tutto è risolto.

La Scienziata dei Due mondi, invece di riposarsi dalle fatiche di ricercatrice e docente della Csun di Los Angeles, non ha fatto in tempo a scendere dalle scalette dell’aereo atterrato a Fiumicino (from Usa) che già era in auto destinazione Basilicata per l’ennesima conferenza(Lido di Metaponto, 23 luglio).
Il giorno successivo (24 luglio) incontro in piazza San Sebastiano, Spinazzola nelle Murge, Puglia. Conferenza promossa dall’associazione civica ‘No all’Italia petrolizzata’ e coordinata dal coraggioso giornalista Cosimo Forina; un successo nonostante l’infantile boicottaggio del sindaco Carlo Scelzi che non ha concesso né il patrocinio municipale, né le sedie per relatori e cittadini.
Ma non finisce qui, perché tra una relazione pubblica e l’altra Maria Rita D’Orsogna concede decine d’interviste a testate giornalistiche italiane, francesi, inglesi, a blogger d’assalto, a tv private, ad ogni giornalista impegnato in questa guerra per l’informazione, ma soprattutto per il diritto supremo ad una vita sana in un ambiente incontaminato.
Il 31 luglio 2010, altro giro di giostra a Giulianova Lido (Teramo): La Bellezza e l’Inferno. Possono mai coesistere le piattaforme petrolifere e i trabocchi? Anche i bambini sono in grado di rispondere in modo saggio e immediato. Gli stessi bambini che in una lettera geniale si chiedono e chiedono agli amministratori locali come mai, se tutti sono contro il petrolio, invece di continuare a raccontarlo non vanno in gruppo da Gianni Chiodi a pretendere una legge che scongiuri una volta per tutte i rischi petroliferi, in terra e in mare.
Il 6 agosto a Torricella Peligna (patria di John Fante): Progetto Monte Pallano, risorsa o minaccia?
Il 7 conferenza stampa a Pescara con le Donne di Emergenza Ambiente Abruzzo: uscire dalla trappola petrolifera si può, grazie ad una visione moderna di sviluppo per tutta la regione.
L’8 agosto a Fossacesia presso la Cantina Sangro le verrà consegnato un premio per il suo impegno totale e disinteressato per l’integrità ambientale della regione.
Il 9 agosto a Bomba: dalla raffineria sul lago alle piattaforme in mare.
Il 10 agosto a Ortona, nella tana del lupo come scrive lei stessa sul suo blog (chiaro riferimento al sindaco Fratino e all’attuale assessore al turismo della Provincia di Chieti, Remo Di Martino, storici fautori del Centro Oli Eni, ndr), riceverà un altro riconoscimento: Premio d’Abruzzo per l’Ambiente, alla presenza del Vescovo Carlo Ghidelli e con annessa conferenza cui parteciperanno anche Franco Farinelli (geografo di fama mondiale) e Francesco Stoppa (professore di Geochimica e Vulcanologia all’Università D’Annunzio di Chieti).
Poi, a Ferragosto, tra un fuoco d’artificio e l’altro, potrebbe organizzare in prima persona un convegno su qualche trabocco; ed infine, sull’aereo che la riporterà a Los Angeles, impiegare le 16 ore di volo transoceanico con due o tre video conferenze per salvare da qualche altro folle progetto magari le prealpi carniche del Friuli o l’Appennino tosco emiliano.

Decidere se optare per la visione del mondo proposta dalla Professoressa D’Orsogna o per quella della Senatrice Vicari, non è una questione di simpatia personale o di fede viscerale da bar sport.
Significa decidere se vogliamo un modello di sviluppo insostenibile, che ha fallito e che non fa altro che aumentare l’ingiustizia sociale con una minoranza di furbi sempre più ricca e padrona delle risorse e dei diritti ed una maggioranza sempre più esclusa dall’accesso ai requisiti minimi per una vita dignitosa.
Significa decidere (agire) qui ed oggi – perché la sabbia nella clessidra è esaurita – se vogliamo costruire un futuro sano, sostenibile, decoroso per noi e per i nostri figli o se vogliamo continuare a precipitare verso l’ecatombe universale discutendo delle prodezze erotiche di Belen e degli ultimi occhiali da sole dei vip, così trendy quest’anno sulle italiche sponde.

La Professoressa Maria Rita D’Orsogna, intanto, è legittimata a pensare:
“E la chiamano estate; e le chiamano ferie d’agosto”.

Storia della Scienziata americana che sconfisse (forse) le trivelle
post pubblicato in Ambiente, il 27 aprile 2010


Intervista esclusiva alla Professoressa Maria Rita D’Orsogna
(I parte)



di Hermes Pittelli ©


 Quindici ottobre 2007: tutto comincia in questa data.
E’ il giorno in cui la vita della Professoressa Maria Rita D’Orsogna si sdoppia. Laureata in fisica, docente di matematica applicata presso la California State University at Northridge di Los Angeles, una lontana origine abruzzese (madre di Ortona, padre di Lanciano, emigrante di successo nel settore edile a New York), ha cominciato quasi tre anni fa la sua battaglia contro la petrolizzazione d’Abruzzo.

D. In Abruzzo si vivono strani giorni. Domenica 18 aprile 5.000 cittadini abruzzesi hanno sfidato la pioggia a San Vito Chietino per dire no al petrolio e sì alle energie rinnovabili. Sono arrivati a cavallo, in bicicletta, in treno sulla linea Sangritana. Ma la politica locale, salvo splendide eccezioni (i sindaci di Pineto e Silvi, ad esempio) latita. E il governatore Chiodi, dopo aver varato una legge incostituzionale e fuori tempo massimo sulla scadenza della moratoria anti trivellazioni, oggi dice che la situazione è trasparente e queste manifestazioni sono manovre dell’opposizione per creare scompiglio. Lei cosa pensa osservando tutto questo dalla California?

R. "Contenta per la manifestazione, alla quale purtroppo non ho potuto partecipare causa Giove Cinereo (la nube vulcanica islandese, n.d.r.) ma cauta per quanto riguarda la politica abruzzese. 
Ho pochissima stima dei membri della giunta regionale, compresi Daniela Stati (assessore all'Ambiente), Mauro Febbo (assessore alle Politiche agricole) e Gianni Chiodi (presidente della Regione) che si sono dimostrati davvero antidemocratici in molte occasioni.

Penso alla legge regionale che avrebbe dovuto proteggere l’Abruzzo dal petrolio. Una legge palesemente incostituzionale, arrivata in fretta e furia, un attimo prima che scadesse la moratoria anti trivelle, bocciata dalla Corte Costituzionale.
Una legge in cui si parla di “divieto di estrarre oli combustibili”. Frase senza senso. Gli oli combustibili sono un derivato industriale del petrolio e non si estraggono. Perché c’è così paura di usare la parola idrocarburi? Forse perché è troppo assoluta? Si parla di divieto di prima raffinazione. E la seconda? Quella la accettiamo invece?
A me sarebbe piaciuta una dicitura del tipo: “Su tutto il suolo regionale è vietata qualsiasi attività collegata allo sfruttamento di idrocarburi, incluse - ma non solo – l’esplorazione, l’estrazione, il trivellamento, la coltivazione, lo stoccaggio, e il raffinamento a qualsiasi stadio di idrocarburi, fra cui oli pesanti e leggeri, gas e sabbie bituminiche”.

Non sono un legislatore, ma io pretendo chiarezza: in modo che tra due, cinque, dieci anni non ci sia qualcuno che trovi “nuove interpretazioni” alla legge. Allo stesso modo, occorre proteggere il mare, ed essere sicuri che tutte le zone di terra siano protette, non solo le aree speciali. Non ha senso proteggere sei aree, come la regione propone, se poi si può trivellare a cento metri da queste aree.

Ancora, si è deciso di proteggere i vigneti. Ma chi classifica le aree protette e i “vigneti”? Se uno acquista un vigneto – come per esempio ha fatto l’ENI ad Ortona per costruirci la raffineria – e poi decide di spiantare la vigna, quella zona è ancora protetta? Chissà.
Non sarebbe stato meglio scrivere, senza possibilità di fraintendimenti, “tutto l’Abruzzo”?
La Regione ha avuto l’opportunità di scrivere una legge chiara, invece il testo prodotto - ai miei occhi anglosassoni almeno - appare qualcosa di molto astruso e che lascia spazio a molte ambiguità.

Credo che in questi mesi noi tutti attivisti abbiamo dimostrato di essere molto più intelligenti di tutte le furbizie proposteci dalla giunta regionale. Ricordo la proposta di legge di Mauro Febbo dove per rabbonire la popolazione, si proponeva di spartire più diffusamente i proventi economici delle estrazioni fra le cittadinanze coinvolte, invece che vietarle. Come se la salute avesse un prezzo! Ricordo che Daniela Stati a tutt’oggi non ha detto nulla di concreto sul petrolio – ed è l’assessore all’ambiente in cui vivono un milione di persone. Ricordo che Gianni Chiodi a Cupello promise che quei pozzi su una cartina ministeriale non si sarebbero mai materializzati, come per magia.
Oggi quella cartina esiste ancora al ministero per sviluppo e le attività produttive; spuntano nuovi progetti come quello di trivellare un territorio particolarmente fragile come il lago di Bomba.
Chiodi però continua a sostenere che la situazione è trasparente e manifestazioni come quella di San Vito sono solo manovre dell’opposizione per creare confusione.

Come si può avere fiducia di queste persone?
In questi mesi non hanno mai chiesto la partecipazione dei cittadini e degli ambientalisti alla stesura di questo testo. Poi penso alla dicitura “estrazioni di oli combustibili” e capisco da sola.

Ma la domanda più difficile è: se non ci fossero stati gli attivisti, la regione si sarebbe mai anche solo posto il problema delle estrazioni di petrolio in Abruzzo?


A 23 anni, dopo la laurea conseguita a Padova con 110 e lode e in tempi lontani dalla laurea breve, dopo due master conseguiti con il massimo dei voti (uno nel Maryland, uno in California) la Prof. D’Orsogna ha deciso di stabilirsi Oltreoceano. Da sola e senza alcuna garanzia alle spalle. Oggi, l’impegno contro la deriva petrolifera della ex regione più verde d’Europa, unitamente alle lezioni in ateneo, non le lasciano più nemmeno il tempo di dedicarsi al volontariato o coltivare la passione per la recitazione con il suo gruppo teatrale.
Anche perché nel frattempo, la sua fama di paladina dell'ambiente è divenuta nazionale e sempre più spesso risponde agli appelli di soccorso lanciati anche da altre regioni esposte all'attacco di 'Big Oil' (es: Lombardia, Veneto, Puglia)
 


(San Vito Chietino, 18 aprile 2010; manifestazione No petrolio, sì energie rinnovabili. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


D. Riavvolgiamo il nastro. Come è nata la sua resistenza scientifica, civile e ambientale contro la deturpazione dell’Abruzzo?

R. "E’ nata per caso. Da una telefonata con un amico di Lanciano, appunto il 15 ottobre 2007, in cui mi si diceva di un non meglio specificato “centro oli” per Ortona e che addirittura avevano trovato il petrolio in Abruzzo. Non ne sapevamo quasi niente nessuno dei due. Dopo quella telefonata, ho iniziato ad indagare, avevo un sentore che c’era qualcosa di sbagliato e che occorreva andare a fondo, capire, studiare la faccenda. All’inizio le persone più vicine a me, mi hanno affettuosamente suggerito di lasciar perdere: vivevo troppo lontano, era stato già tutto deciso, l’ENI è potente. Forse conoscendomi, sapevano che mi ci sarei gettata anima e corpo.
E invece no. Ho voluto capire e una volta capito, ho sentito il dovere di dirlo a tutti e di cercare di fare quello che potevo affinché l’Abruzzo non diventasse un campo petrolifero. Questo a prescindere da dove vivessi e quanta energia mi sarebbe costata. Ho contattato il primo comitato spontaneo sorto in difesa del territorio – il Comitato Natura Verde – e da lì sono partita. In questi due anni il movimento si è allargato, sono nati altri gruppi, e molti sono stati i singoli che hanno deciso di lavorare. E’ nata così Emergenza Ambiente Abruzzo, dove non c’è un presidente, uno statuto, regole e cosi via.
Tutti mettiamo quello che possiamo in termini di competenze, di tempo, di energie.

Abbiamo creato qualcosa di molto bello: se ci pensa, siamo riusciti a rivoltare l’opinione pubblica in tutta la regione, ciascuno mettendoci il proprio tempo, le proprie competenze e senza nessuno sponsor politico, economico. Siamo stati guidati solo dal nostro idealismo.
Nel corso dei mesi ho conosciuto e lavorato con tante persone eccezionali: Fabrizia, Giosuè, Lorenzo, Antonio, Assunta, Danilo, Ines.
E’ stata molto bella anche l’amicizia e la sintonia che si è creata fra noi.

Abruzzo e petrolio, la Spoon River di politica e informazione
post pubblicato in Ambiente, il 28 gennaio 2010
Ortona, 7 gennaio 2010. La Prof. D’Orsogna, afona, ‘parla’ per interposta voce del rischio petrolizzazione che incombe sulla Costa dei Trabocchi. La politica locale è assente o rivendica improbabili conversioni ambientaliste dell’ultima ora. La Provincia di Chieti si fa rappresentare dall’Assessore Di Martino, storico sostenitore del centro oli targato Eni. In rete si discute di fantomatiche risse, invece del pericolo idrocarburi


di Hermes Pittelli ©


La Spoon River della politica abruzzese è andata in scena alla sala Eden di Ortona.
L’opera di Edgar Lee Masters è un capolavoro di poesia e letteratura, mentre nel nostro caso parliamo di una deprimente passerella per rivendicare meriti e battaglie immaginari.
Il 7 gennaio 2010, la conferenza organizzata da Gaetano Basti (ex direttore dell’Arta di Pescara che fornì parere favorevole al Centro Oli Eni, ndr), editore della rivista D’Abruzzo, per informare la popolazione sui rischi connessi ai progetti petroliferi che minacciano la Costa dei Trabocchi, ha preso una piega inaspettata e sconfortante.
La relazione principale è stata affidata alla Professoressa D’Orsogna, afona, in quanto reduce da un incontro a Monopoli dove per tre ore aveva illustrato i pericoli che incombono anche sulla Puglia a causa delle trivelle assetate d’idrocarburi. In Puglia, grazie all’impegno del Ctg Egnatia monopolitano, le relazioni scientifiche della Erin Brockovich abruzzocaliforniana sono state ascoltate in modo così attento che il governatore Nicky Vendola, non solo ha definito le piattaforme “una schifezza”, ma ha presentato ricorso al Tar per proteggere i mari regionali; e pochi giorni dopo, ha trionfato alle primarie del Pd (sarà un caso?).

A Ortona, a supporto di Maria Rita D’Orsogna, l’ingegner Giambuzzi con l’ingrato compito di spiegare gli aspetti più tecnici della legislazione italiana che dovrebbe regolamentare le attività petrolifere e la tutela della salute dei cittadini e dei territori.In sala, politici locali in ordine sparso.
Il tema non interessa al Consiglio municipale di Ortona che diserta in massa la serata. ‘Scalda’ poco anche Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, il quale preferisce correre alla presentazione dell’ennesima biografia dedicata all’ex ministro Remo Gaspari (nostalgico dell’epoca in cui l’Eni decideva d’imperio le strategie ambientali regionali, senza tante discussioni).
Ci sono anche amministrazioni che stanno partecipando alla battaglia contro la petrolizzazione senza esitazioni, come ad esempio i Comuni di S. Vito Chietino, Pineto, Treglio, Fossacesia, Casalbordino, Lanciano, Francavilla e Vasto.

A rappresentare la Provincia, Remo Di Martino, assessore al Turismo e alla Cultura. L’esposizione principale è stata affidata a me che per una sera ho indegnamente prestato la voce alla Prof. D’Orsogna; esposizione poco efficace per colpa mia che mi sono esposto volentieri alla brutta figura per la stima professionale e umana nei suoi confronti, ma che non dispongo delle stesse competenze scientifiche né comunicative. Dopo le relazioni, il fattaccio.
L’Assessore Di Martino prende la parola; qualcuno in sala rumoreggia, ma senza "frizzi", né "lazzi". L’avvocato ortonese forse confonde l’istituzione che è venuto a rappresentare e comincia un’infervorata difesa del Consiglio municipale sulla vicenda del centro oli. Ci tiene a sottolineare anche l’impegno di Enrico Di Giuseppantonio nella battaglia contro la petrolizzazione.
Peccato che le osservazioni presentate dalla Provincia di Chieti contro i progetti petroliferi siano state elaborate e scritte da cima a fondo dalla Prof. D’Orsogna; la Provincia si è limitata ad apporre il proprio logo, il timbro con la data e la firma, quella sì di proprio pugno, del Presidente. Nemmeno una citazione, né un ringraziamento per il lavoro della Scienziata; la quale, sentendo l’Assessore proclamarsi fiero oppositore del centro oli da tempi non sospetti, abbandona momentaneamente il tavolo dei relatori.
Nessuno ha impedito al rappresentante della Provincia di Chieti di esporre il suo pensiero. Il torto di Maria Rita D’Orsogna è di ragionare con i canoni della democrazia americana; alfabeto sconosciuto a queste latitudini, dove siamo ormai così proni e rassegnati agli inciuci da non renderci più nemmeno conto che ci stanno scippando (grazie alla nostra acefala passività) diritti, salute, risparmi, terra, il futuro dei nostri figli.
Inspiegabile poi la fantasiosa ricostruzione della serata offerta da un popolare quotidiano elettronico abruzzese che, senza inviati in loco, ha raccontato di una quasi rissa tra la Scienziata e l’Assessore Di Martino. E’ sufficiente consultare un vocabolario etimologico (o i testimoni della serata) per sgonfiare questa versione sensazionalistica. Un diversivo molto utile a coloro che preferiscono mantenere una coltre di nebbia sull’argomento, per interessi personali o per responsabilità dirette nell’immobilismo delle istituzioni.
Sul web si sono anche scatenati alcuni franchi tiratori, alcuni sciacalli che da tempo aspettavano nell’ombra per gettare discredito sulla Scienziata; sicari di bassa lega animati da fedeltà clientelari e da invidie ataviche.

Ma davvero sorprendenti restano le tesi dell’Assessore Di Martino che partecipa alle passeggiate ecologiche e stanzia fondi per l’edificazione di nuovi trabocchi (con vista sulle piattaforme petrolifere?); ha forse rimosso dalla memoria quanto lui stesso affermava sul progetto Eni in una lettera inviata al giornalista Lannes, collaboratore e inviato del quotidiano La Stampa di Torino: “Vedo di cosa si tratta e sembra una cosa non buona, ma straordinaria!” (Missiva datata 11/11/2008, pubblicata sul suo blog il I aprile 2009).
Sostiene Di Martino di essere venuto a conoscenza di questo progetto solo alla fine del 2006, su incarico del sindaco Nicola Fratino che non voleva occuparsi della questione per non essere tacciato di conflitto d’interessi.
E i cittadini presenti in sala? Muti come pesci. Qualche mugugno, nessuno che si prenda la briga di evidenziare l’incongruenza solare delle tesi esposte, di chiedere all’Assessore e agli altri politici quando si è concretizzata la miracolosa conversione sulla via dell’ambientalismo, cosa stiano facendo concretamente, con prese di posizione ufficiali e provvedimenti per difendere i mari e i territori abruzzesi.
Cittadini che poi in rete scrivono di essere contenti perché anche chi non aveva ancora capito l’ambiguità di certi amministratori ha potuto verificarla di persona.
La vera democrazia non funziona così e questa è stata solo l’ennesima occasione sprecata per ricominciare ad esercitarla sul serio.

Tornando all’avvocato Di Martino, alla fine di ottobre del 2007 raccontava: “Stato, Regione, Provincia, enti preposti ad esprimere il parere sulla compatibilità ambientale ed inquinamento, dicono che si deve procedere; i contadini, quelli che dovrebbero tenere alla loro terra più di ogni altra cosa vendono i loro poderi; l'indotto specie le aziende che da anni lavorano con l'Eni chiedono che si proceda; i lavoratori manifestano, con le sigle sindacali tutte in testa, per salvaguardare le loro famiglie; l'Eni che tra royalties e somme da versare nell'immediato dà al comune qualcosa come 25 milioni di Euro in 16 anni ed il Consiglio comunale dovrebbe dire no a che cosa e sulla base di che? Chiedo senza alcuna intenzione di fare polemica, dove sono stati questi difensori dell'ambiente in tutti questi anni? Il progetto giace al comune da anni e tutti sapevano tutto. Per inciso già due anni fa di mia iniziativa ho fatto vedere il progetto Eni a persone che in Ortona ne sanno molto perché operano nel campo da decenni e da loro ho avuto l’assicurazione che non vi sarebbe stato il disastro ecologico che, i proprietari delle agenzie immobilari che operano sul territorio paventano. Spero di essere riuscito a spiegare, se pur succintamente, che il consiglio comunale ha fatto bene, molto bene ad essere consequenziale con l'unica linea di sviluppo della nostra città, ove si voglia intervenire lo si debba fare con la Regione che può modificare o rifare i piani di sviluppo”.

Un fiero oppositore che definisce le attività petrolifere “unica linea di sviluppo della nostra città” e il progetto Eni “una cosa non buona, ma straordinaria!”.
Tra l’altro, come poteva l’Assessore chiedere pareri illuminanti sul centro oli alla fine del 2005, quando spiega di averlo scoperto solo alla fine del 2006?
Un progetto “di cui tutti sapevano tutto da diversi anni”.

Tutti chi? Non certo i cittadini.

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