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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Buon compleanno, ‘Re Publica’
post pubblicato in Società&Politica, il 2 giugno 2010

(piccola preghiera laica)






di Hermes Pittelli ©


 Non comprendo perché il compleanno della Repubblica sia ancora celebrato con una parata militare.

Articolo 11 della Costituzione: l’Italia ripudia la guerra.

Ci esaltiamo per cingolati e strumenti di morte come fosse un retaggio del regime o un auspicio per un potenziale futuro sempre incombente, schegge di un passato che non riusciamo ad archiviare perché ancora non abbiamo fatto i conti con la nostra coscienza?

Questa grottesca sfilata mi fa pensare (parallelismo solo 'coreografico', per nostra fortuna) alle muscolari e tragiche esibizioni di geometrica potenza della Corea di Kim Yong Il o della Cina pseudo repubblicana,
colosso economico non democratico.

E se volessimo davvero bene agli uomini e alle donne che hanno scelto di indossare una divisa non li manderemmo a morire per proteggere gli interessi delle multinazionali.

Se volessimo bene a questa Repubblica non avremmo ministri pagati (lautamente) dai cittadini, pronti ad usare la bandiera come carta igienica e fieri di rappresentare una fantomatica nazione straniera.

Se volessimo bene alla nostra Repubblica non devasteremmo la sua Costituzione, la sua Natura, la sua Cultura, il suo Territorio.

Se amassimo la Repubblica, in tempi di crisi dovremmo amare ancora di più la Verità e la Legalità (presupposti di Libertà e Democrazia);

invece di tagliare dovremmo moltiplicare i finanziamenti alla Ricerca, allo Studio, all’Arte, ai Servizi sociali e alla Sanità.

Se amassimo la nostra Repubblica, fischieremmo un calciatore di serie A che, reso orfano dalla camorra, invece di condannare pubblicamente la criminalità organizzata e la violenza in genere, critica chi denuncia gli sporchi affari della malavita.

Se amassimo la Repubblica, pretenderemmo politici con tre sole caratteristiche: intelligenza, competenza, onestà.
Con quattro punti base di programma, indipendentemente dall’orientamento politico: acqua potabile pubblica, energia da fonti rinnovabili, cultura per tutti, lotta senza quartiere ad ogni tipo di crimine (dall’evasione fiscale, alla corruzione, all’associazione di stampo mafioso).

Buon compleanno mia amata, odiata Repubblica.
Incolpevole vittima delle colpe dei tuoi scellerati figli.

Ancora incerto se augurarti un'estrema catarsi dal morbo che ti affligge come quella che auspicava per Te il sommo Pasolini:
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo”.

In un anfratto dell’anima in frantumi, spero ancora che sia Tu a guarirci:
libera nos a malo, se puoi,
Re Publica.

ITALIA DEVASTATA DA ABUSI E DISASTRI: SERVIREBBE UN GOVERNO DELLE MASSAIE
post pubblicato in Ambiente, il 7 ottobre 2009



di Hermes Pittelli ©

 


 “La natura è bella: difendiamola”. Lo sanno per istinto e per purezza anche i bambini. Sono i piccoli saggi della scuola elementare Leonardo Da Vinci di Altolia in provincia di Messina, il paese che si è trovato isolato per tre giorni a causa del fango e dei detriti in seguito al nubifragio che ha colpito l’area.

Lo hanno scritto su un poster di cartone disegnato e colorato nelle classi. “La Natura ha bisogno di fatti, le parole da sole non danno frutti, ad agire allora che aspetti?”.

Solo pochi mesi fa con queste frasi gli studenti della Da Vinci chiamavano gli adulti ad assumersi le responsabilità di una situazione ad alto rischio: sapevano che la loro frazione era minacciata dalle colline che incombevano sull’abitato.

Frasi che oggi inchiodano senza appello una classe politica e amministrativa, senza esclusione e senza attenuanti. A tutti i livelli, sia locale sia nazionale.

Abusivismi condonati in nome del business e del tornaconto elettorale, rapporti e allarmi della Protezione civile ignorati per ignavia, pigrizia (Brunetta, dove sei?) e menefreghismo.

Dovrebbero tutti dimettersi in massa. E sparire dalla scena pubblica e dal suk di collocamento dei pubblici uffici. Tutti colpevoli a livello locale perché non è possibile proporsi come amministratori senza una reale conoscenza delle criticità del proprio territorio; a livello nazionale perché è facile giocare allo scaricabarile quando non si progettano strategie di salvaguardia ambientale. Trivellare il suolo e i fondali marini, esempio puramente voluto, non aiuta la stabilità di un paese a forte rischio sismico e estremamente delicato dal punto di vista idrogeologico.

Cosa è diventato questo paese? Servirebbe rileggere e riascoltare lo straniamento di Pasolini che già negli anni ’70 del secolo scorso aveva fotografato con lucidità la distruzione perpetrata ai danni del nostro meraviglioso territorio.

Non solo abbiamo smarrito ogni cultura della legalità, ma una mutazione genetica mostruosa ha completamente stravolto il nostro senso del bello, del giusto, ha rivoltato il nostro buon senso.

Non servono scienziati, ingegneri o giudici per capire che non si può disboscare selvaggiamente, non si può depredare i letti fluviali o le montagne di ghiaia e pietre, è idiozia pura edificare su argini, colline franose, alvei dei corsi d’acqua.

Cosa è diventato questo paese? E’ sufficiente leggere le dichiarazioni di alcuni sopravvissuti, dichiarazioni che fanno rabbrividire per la mancanza di intelligenza e pragmatismo.

Si ammette l’edificazione senza licenze, ma si rifiuta contro ogni logica la patente di “abusivismo” perché negli anni ’90 (del 1900) “abbiamo realizzato modifiche contestate dai comuni, ma abbiamo sanato, abbiamo pagato e tutto è a posto”.

Con i soldi tutto va a posto, anche la Natura che ci considera ormai un virus da debellare con ogni mezzo.

Qualcuno ha costruito una palazzina di 5 piani appoggiata ad una collina dove scorre un torrente, ma afferma con sciocca tracotanza: “E’ normale costruire qui, io ho sanato tutto, prima pagavo una percentuale più bassa dell’Ici, ma con le sanatorie e i condoni ho regolarizzato tutto, anche se adesso pago una quota di Ici un po’ più alta”.

Il gran capo della Protezione civile ha commentato: “L’abusivismo può essere regolarizzato con i condoni, ma non c’è sanatoria che possa convincere un corso d’acqua a spostarsi”. Bene, bravo, bis: ora dovrebbe spiegarlo anche al governo che vara sedicenti 'piani casa', camuffamenti dilettanteschi per altri abusivismi e cementificazioni senza regole.

Non c’è fine al peggio. Non solo i morti, non solo i dispersi, ma anche le ferite all’ecosistema (e i costi, tutti sulle spalle dei cittadini) che avranno bisogno di anni per rimarginarsi e di cure pazienti e mirate che non si scorgono neppure in lontananza: infatti, in assenza di discariche per l’immondizia ordinaria, non esistono chiaramente quelle per le emergenze straordinarie, quindi i detriti e i materiali abusivi vengono riversati allegramente in mare, ridotto ormai ad una cloaca liquida.

 

Avanti tutta. In fondo, è perfino ozioso continuare nell’impresa di comprensione di questo paese. Fingiamo indignazione per le navi con i rifiuti tossici inabissate nei nostri mari, ma Ilaria Alpi (insieme all'operatore Hrovatin) aveva scoperto tutto ed è stata ammazzata in Somalia per questo (la mappa con i siti degli affondamenti era nota da tempo, come mai nessuno si era mai preso la briga di verificare?).

Fingiamo indignazione, ma permettiamo all’Eni di “prelevare ricchezza e regalare povertà”, come accaduto per anni a Crotone; dove “tutti sapevano, ma nessuno parlava”, tutti sapevano che multinazionali degli idrocarburi e della chimica smaltivano illegalmente rifiuti e materiali tossici che sono stati utilizzati per costruire strade, palazzi, scuole! Un impressionante boom di tumori alla vescica nella zona è sempre stato spiegato con misteriose, altre ragioni.

Il grano e la barbabietola da zucchero pieni di cadmio e piombo si sono intossicati da soli ad un rave party agricolo?  

Fingiamo indignazione, ma non agiamo – come ci accusano i bambini – siamo indifferenti al cospetto dello scandalo di Praia a Mare (Cs), sempre in Calabria. Alla Marlane gli operai respiravano fumi tossici e la loro unica protezione era un fazzoletto! Nessuna parete divisoria dagli ambienti dove i fumi erano prodotti, però a fine turno un bel cartone di latte per disintossicarsi dai veleni! Dal 1969 al 1987 questa fabbrica di morte era proprietà, strana coincidenza, dell’Eni; poi è stata acquistata dalla rispettabile famiglia Marzotto di Valdagno (primo gruppo tessile italiano, olé!). Oggi le vasche tossiche sono sigillate, l’azienda è fallita nel 1996 ma figura ancora tra le proprietà della manifattura vicentina.

Come scrive la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, “La Natura ha i suoi tempi, per un po’ accetta, assorbe, sopporta tutto. Noi dimentichiamo in fretta, ma Lei no, ricorda. Noi uomini paghiamo le conseguenze di ogni violenza che commettiamo contro la Natura. La Natura si rispetta e non perché vogliamo essere "ambientalisti estremisti", ma per il semplice buon senso. Amare e rispettare la Natura significa amare e rispettare il genere umano, che della natura fa parte e che dalla natura trae vita, benessere, sostentamento. Ogni albero sradicato lungo quel fiume di Messina, ogni fusto tossico gettato in mare, sono piccoli tasselli di morte”.

Lo sanno i bambini, non riescono a capirlo (non vogliono) amministratori, governanti, politici, industriali. Non vogliamo capirlo (e agire di conseguenza) noi ex cittadini, attuali servi sciocchi di un potere indecente.

 

Per una volta perfino Giorgio Napolitano ha centrato il cuore del problema: “Non servono opere faraoniche, servono opere intelligenti per mettere in sicurezza le aree del paese che sono a rischio”.

Peccato che il governo, nonostante Bertolaso abbia indicato nell’abusivismo edilizio la causa prima del dissesto idrogeologico che ha poi originato il disastro, abbia assegnato al governatore siciliano Raffaele Lombardo i gradi di commissario per l’emergenza nel Messinese. I gradi e i fondi straordinari. Lombardo, per la cronaca, è uno di quei politici illuminati favorevoli alla trivellazione di un patrimonio artistico, storico e naturalistico mondiale – la Val di Noto – per la ricerca di qualche goccia di schifosissimo e inquinante petrolio.

Se non suonasse macabro, si potrebbe esclamare: “Piove sul bagnato”.

 

In Italia non servono geni al governo. Negli ultimi vent’anni, indipendentemente dalle casacche, si sono alternati esecutivi zeppi di presunti cervelloni della politica e come sia ridotto questo paese è sotto gli occhi di tutti.

Aristofane scrisse Le donne a parlamento (Ecclesiazuse, 391 a. C.).

Ecco, nell’ex Belpaese sarebbe necessario al più presto un governo d’emergenza e salute nazionale delle massaie. Sì, le antiche e preziosissime massaie, quelle in grado di far quadrare sempre i conti anche con pochi centesimi, quelle in grado di organizzare un banchetto di nozze con i fichi secchi, capaci di inventarsi sempre un po’ di pane e companatico, di estrarre dalla credenza con praticità una cena magari austera per non lasciare isolato un pranzo frugale, ma dignitoso.

Ci vorrebbe un governo delle massaie, quelle guidate solo dall’Onestà e dal Buon Senso.

L’Italia non ha bisogno di miracoli: solo Onestà e Buon Senso.

 

p.s. L’Umanità intera avrebbe bisogno di recuperare Buon Senso: stiamo ultimando la distruzione della Terra, ma non ci basta; vogliamo sparare bombe (un po’ come in un fotogramma del celebre film di Melies, Viaggio nella Luna, con un occhio di Selene infilzato da un razzo terrestre - 1902) contro il nostro satellite naturale per cercare acqua. Follia senza fine


Fonti: Il Fatto Quotidiano, La Repubblica 1, 2, 3

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