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Maria Rita D’Orsogna, estate di conferenze e polemiche
post pubblicato in Ambiente, il 12 giugno 2013

di Hermes Pittelli ©


 Meglio di una rock star.

Ogni nuovo viaggio italiano di Maria Rita D'OrsognaProfessoressa anti petrolizzazione, si trasforma ormai in un vero e proprio serratissimo tour di conferenze in tutta Italia.

Ad un ritmo e ad una frequenza di impegni che nemmeno Bono Vox o Bruce Springsteen tornati ventenni sarebbero in grado di sopportare.

Del resto, la situazione ambientale italiana è precaria. L’obsoleta industria fossile ormai alla canna del gas, in tutti i sensi, trova vantaggioso speculare sulla pelle degli italiani e del delicato assetto idrogeologico dell’ex Belpaese. Se un barile di oro nero viene venduto a 100 o anche a 90 dollari e il costo di estrazione e lavorazione di quello italiano, nonostante sia una melma di pessima qualità, non supera i 20, è lampante quanto il business sia lucroso; per i corsari degli idrocarburi.

Con la consueta insipienza e collusione dei politici, anche quelli per anagrafe più giovani, ma con una forma mentis bloccata alla metà del secolo precedente.

I territori e i mari tricolori sono assediati dall’assalto belluino di trivelle e oggi dalla nuova follia chiamata shale gas, da estrarre attraverso la tecnica denominata fracking, cioè la fratturazione indotta delle rocce che lo imprigionano.

Paolo Scaroni, gran capo del cane nero a sei zampe Eni, di ritorno da una missione negli Usa del deludente Obama, ha lanciato il suo diktat in questo senso. Ma ancora prima, visto che certi italiani sono sudditi nel dna e adorano correre in soccorso dei presunti potenti, il traballante capo del governo incostituzionale, Letta Enrico, si era lanciato in uno sproloquio sulla nuova strategia energetica, a base di fonti rinnovabili e gas di scisti, senza tralasciare la speranza cara agli oscurantisti fossili di trasformare la penisola nell’hub europeo del metano.

Un misto fritto, senza capo né coda, con argomenti tra loro incompatibili e acrobazie non euclidee che al confronto le convergenze parallele di antica memoria diventano una passeggiata di salute. Peccato non vivere in Polonia: lì i Contadini, gente seria e intelligente, si è messa di traverso ai progetti di fratturazione delle rocce di una famigerata multinazionale e ha fondato Occupy Chevron

In Polonia…

Ecco perché la Professoressa D’orsogna è chiamata a presenziare a destra e a manca per sensibilizzare ed informare cittadini ed istituzioni che ancora non abbiano una visione chiara della minaccia. Le sue ormai celebri lectiones magistrales, a base di dettagliatissime slides ottengono quasi ovunque il ‘tutto esaurito’; tranne in qualche caso sporadico di intoppo organizzativo, come avvenuto di recente a Parma, dove la concomitanza di altri eventi di richiamo, ha penalizzato quello forse più importante e vitale.

In un giugno parossistico, la Scienziata dei Due Mondi porta il verbo dell’energia pulita e della democrazia delle scelte per il bene comune, attraverso l’intero paese:

dalla Lombardia, all’Emilia Romagna dove ad un anno dal terremoto la gente si chiede con preoccupazione se tutta questa frenesia da trivellazione sia responsabile, direttamente o indirettamente, degli eventi sismici; all’amato Abruzzo e alla Sardegna dove tutto va bene, se lo dicono i Moratti, se lo dicono i ‘signori’del poligono sperimentale di Perdas de Fogu o gli emiri cui viene concessa la libertà di comprarsi una delle coste più belle del mondo per cementificare in nome del falso dio sviluppo; nel silenzio assenso della politica. Salvo poi tacciare gli ambientalisti di allarmismo, estremismo, luddismo, assolutismo e, nuova recentissima definizione, ‘iperambientalismo’.

Tutto questo spreco di fantasia, meriterebbe cause dedicate al bene comune, come stabilito dalla Costituzione ‘bolscevica’. Le criticità ecologiche italiane sono tante e non per tutte esiste una Professoressa D’Orsogna capace di accendere i riflettori e coinvolgere l’opinione pubblica.

Ecco perché da almeno cinque anni a questa parte l’allarme petrolizzazione (neologismo coniato dalla stessa studiosa abruzzocaliforniana, ndr) domina il dibattito ambientale nazionale. Anche con effetti esilaranti, qualche volta, se i pericoli connessi non fossero tragici. Ora all’improvviso tutti si scoprono esperti di idrogeno solforato, centri oli, fanghi di perforazione, fracking, shale gas e gas flaring. La nazione che, secondo il grande filosofo del calcio Arrigo Sacchi, vantava 60 milioni di commissari tecnici, ora al bar, tra un cornetto e un cappuccino, discetta con sapienza di H2S come si trattasse della formazione della squadra del cuore.

Anche i prestigiosi quotidiani italioti, sempre buoni ultimi nel cogliere i veri grandi assilli del paese, hanno fiutato con sopraffina sensibilità, la valenzadel tema.

Di recente, l’editorialista del Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia, ha firmato un editoriale di viva e vibrante contrarietà al progetto di perforazione a mare, denominato Ombrina 2. Progetto targato MedOil Gas (Mog) e incombente su uno dei tratti rivieraschi più belli della costa abruzzese. Il responsabile italiano della Mog, Sergio Morandi, ha subito replicato con una lettera di protesta e smentita, citando le solite ovvietà dei petrolizzatori (occasione di sviluppo e lavoro, ricchezza per tutti, massima compatibilità tra sicurezza, tutela della salute e dell’ambiente). Il Galli della Loggia, forse sorpreso dalla sua stessa audacia, invece di ribattere punto per punto con solide e documentate argomentazioni, ha pensato bene di chiudere il discorso affermando, in sintesi, “io non sono poi così competente su questi argomenti, ma mi fido del materiale della Professoressa D’Orsogna”.

Ebbene sì, il noto giornalista ha scritto il proprio editoriale basandosi esclusivamente sulle ricerche della Scienziata dei Due Mondi, guardandosi bene dal citare la fonte (tra l’altro, il materiale gli era stato inviato da un’associazione ambientalista nazionale, così maldestra da non chiedere il permesso, né previa avviso alla Professoressa in questione).

Così funziona ‘l’informazione’ in Italia. Galli della Loggia, sentendosi pressato, si è tolto d’impaccio, addossando tutta la responsabilità sulle spalle di Maria Rita D’Orsogna.

Alla quale, per la cronaca, il direttore De Bortoli (membro della Fondazione Mattei,ndr) ha prima garantito la possibilità di intervento, salvo poi rimangiarsi la parola, in modo inspiegabile.

Aspargere ulteriore benzina (liquido appropriato) sul fuoco delle polemiche è giunto poi Tabarelli, direttore di Nomisma Energia, sedicente società di consulenza in temi energetici; il quale durante una trasmissione di Rai3, FuoriTg, dedicata proprio agli allarmi che si moltiplicano in tutta Italia per lo‘tsunami fossile’, non ha trovato argomenti più convincenti di una intemerata “contro certe professoresse, chissà quanto esperte, che non arrivano certo dagli Stati Uniti a nuoto e chissà quali alternative propongono”.

Il Tabarelli, accanto a quello ecologico, possiede uno spiccato senso estetico: si commuove al cospetto delle raffinerie in Val d’Agri. Magari ne ha fatta erigere una anche nel giardino di casa sua, giusto per coltivare l’idillio petrolifero ogni mattina, al risveglio.

Peccato che a smentire i triti quadretti oleografici – in tutti i sensi – siano giunti due fatti (accidenti alla realtà!) inattesi: la seconda bocciatura consecutiva ad un progetto della solita Mog in località Scerni, vicino alla splendida Vasto degli Abruzzi; e l’ennesima marea nera inquinante e tossica a Gela, nella martoriata Sicilia, oggi regione più povera in Italia (ultimi dati Istat, come certificato dalla stessa Professoressa D’Orsogna), nonostante la follia pluridecennale del petrolchimico.

Uno degli ‘argomenti’ più utilizzati dai petrolizzatori e dai loro disinteressati compari, per denigrare la Professoressa D’Orsogna, consiste nel puntare il dito contro le sue lauree in matematica e in fisica: non la renderebbero competente sull’industria degli idrocarburi. Concezione italica del sapere specialistico a compartimenti stagni. Eppure sono proprio i geologi italiani più coscienziosi ad ammettere che la nostra conoscenza del sottosuolo è ancora troppo vaga e imperfetta per escludere che sollecitazioni drastiche dei delicati strati rocciosi italiani non siano la causa scatenante di terremoti devastanti. Molte ricerche scientifiche del Massachussets Institute of Technology di Boston lo dimostrano già senza tema di smentita. In una vasta regione d'Olanda colpita da eventi tellurici improvvisi, dove - guarda il caso - si pratica allegramente il fracking, senza che nessuno le tirasse in ballo o le accusasse di qualcosa, sono state le stesse companies del fossile a stanziare centinaia di milioni di dollari a titolo di risarcimento danni.  

Come diceva Flaiano, siamo nel medio evo degli specialisti (saggi?): oggi anche il cretino è specializzato. E’ comprensibile il fastidio verso una Scienziata, libera e indipendente che agisce solo per amore del bene comune; comprensibile anche l’invidia di chi conta come il due di picche e non viene certo invitato in Cina all’incontro dei dieci giovani Ricercatori più preparati del Globo. Invidia che talvolta affiora anche tra le fila ambientaliste e rischia di compromettere l’obiettivo finale, ma questo fa parte in fondo dell’inumana commedia.

Sul tavolo, restano alcune domande per i petrolieri in affanno perenne:

se la D’Orsogna è così incompetente e disinformata perché da anni perdete ilvostro prezioso tempo in campagne intimidatorie e diffamatorie? perché avvertite l’urgenza di smentire a mezzo stampa ogni sua affermazione? perché siete colti da attacchi di panico ogni volta che varca l’Oceano?

Soprattutto, come proposto dal Morandi della Mog, invece di chiedere un confronto pubblico con i vescovi - loschi e notissimi terroristi ambientalisti - (con tutto il rispetto, quale competenza petrolifera in più vanterebbero rispetto alla Scienziata?), perché non accettate il guanto di sfida lanciato da Maria Rita D’Orsogna?

Lei da sola, con la sua onestà, con la sua intelligenza, con la sua cultura, contro tutti voi potentissimi signori dell’oro nero.

 

Una vittoria facile facile, sulla carta.

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