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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Il Nuovo Rinascimento Italiano costruito dai Cittadini
post pubblicato in Società&Politica, il 24 settembre 2009
Dall'Abruzzo, dalla Brianza, dalla Basilicata i segnali di una Rivoluzione per la Vita. La politica e gli amministratori si dimostrano inadeguati e inutili: superati dai Cittadini che riconquistano il proprio ruolo di attori principali nella 'Polis'. Multinazionali inquinanti e comitati di business travestiti da partiti preparino le valigie: hanno i giorni contati

E quando si chiedeva chi son gli eroi di questa guerra
di chi è il merito, chi è stato il migliore
la risposta era: ha vinto la nostra terra
non servono gli eroi a guidare una vittoria popolare
(Giai Phong, Eugenio Finardi, 1977)



di Hermes Pittelli ©


 Meno eroi, più Cittadini. L'Italia di oggi ha bisogno di questo. Meno martiri, anzi, mai più martiri; da celebrare con ipocrisia e retorica, mai più perenni stati d'emergenza.
Mesi fa, Tony Blair, ex premier britannico, ha girato i parlamenti e le sedi istituzionali di mezzo mondo per spiegare la necessità, impellente, di un nuovo Rinascimento ambientale globale.
Questo allarme, al di là delle dichiarazioni di facciata, in Italia non è recepito dalla politica come una priorità strategica; infatti, mentre tutto il pianeta ha capito che possiamo auspicarci un futuro solo con una svolta epocale che si traduce in un passaggio, obbligato e non più procrastinabile, dalla obsoleta economia ultraliberista insostenibile alla green economy, l'ex Belpaese si distingue, in negativo, perché non dimostra la volontà di scrollarsi di dosso, dal dna, vecchie, superate, truffaldine logiche di business.
Fonti rinnovabili, stili di vita sobri, bioedilizia, bioarchitettura, agricoltura biodinamica, raccolta differenziata e riciclo: sono queste le tavole della legge per chi ha veramente a cuore le sorti del nostro pianeta. Senza compromessi, senza ammiccamenti maramaldi alle multinazionali che in nome del profitto senza dazio e senza rispetto di alcuna regola, osteggiano in tutti i modi la Rivoluzione per la Vita.

Obama non ha paura. Sarà anche un democratico, ma resta un solido esponente della cultura americana; eppure al palazzo di vetro sede dell'Onu a NY dichiara al cospetto dei rappresentanti di tutta la Terra: “La minaccia è urgente, il tempo stringe se non vogliamo lasciare alle generazioni future una catastrofe (ambientale, ndr) irreversibile”. E l'inquilino della Casa Bianca non si preoccupa solo di fare bei discorsi davanti alle telecamere, ma sta investendo milioni di dollari per realizzare il passaggio dalle nefaste antiche fonti energetiche a quelle rinnovabili.
Perfino la Cina, intransigente fino a pochissimo tempo fa, ha mutato opinioni e soprattutto rotta: da quando gli scienziati del Grande Impero hanno ammesso che le emissioni inquinanti stanno causando mutamenti climatici catastrofici, quali lo scioglimento dei ghiacciai del Tibet, il regime autoritario di Pechino ha cominciato a lavorare per realizzare un'alleanza internazionale 'verde'.
Tra l'altro, la Cina, grande inquinatrice, che aveva sempre accusato gli Usa di scaricare la responsabilità delle emissioni di CO2 contro il Dragone per occultare le proprie responsabilità (in realtà, i due colossi sono gli artefici del 40% dei gas nocivi planetari) si avvicina al 15% di conversione alle fonti alternative. Ancora troppo poco, certo, eppure un segnale fondamentale.

Chi si oppone al Rinascimento Ambientale globale? Le famigerate lobbies del carbone e del petrolio che irresponsabilmente non intendono rinunciare alla pacchia di cui hanno goduto fino ad ora.
Musica per gli arrugginiti padiglioni auricolari del politicume italico. Ma il vento della Storia cambia e soffia forte ed è in grado di spazzare via chi per tornaconto finge di non capire. Il vento della Storia ha travolto regimi dittatoriali e muri di ingiustizia che sembravano indistruttibili, figuriamoci se non ribalterà un sistema politico/istituzionale da operetta. La classe (?) dirigente di questo paese ha fallito, in toto; va rimossa, in toto. Tabula rasa.
Il Rinascimento politico, culturale, civile, sociale, ambientale è già in atto e per questo molti rappresentanti del residence incantato reagiscono con sordo furore, isolandosi ancora di più nelle anguste e tetre sedi che reputano inespugnabili. Ma i segnali della Rivoluzione ci sono, è cominciata.
Ed è cominciata e sarà costruita grazie ai Cittadini che per primi si stanno riappropriando del ruolo di attori protagonisti sulla scena della Polis.

In Brianza, l'australiana Po Valley, con le trivelle tra le gambe, ha rinuciato a perforare il Parco del Curone. In Basilicata, dopo la passività e gli inganni che hanno devastato la Val D'Agri, la gente ha detto no a nuove installazioni petrolifere.
In Abruzzo, dove il governatore Gianni Chiodi fugge dai confronti con i cittadini per non ammettere la sua propensione petrolifera, grazie all'esempio della Professoressa Maria Rita D'Orsogna, i Cittadini, a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione della VIA (Valutazione Impatto Ambientale), hanno redatto dossier articolati e documentati con le motivazioni che 'sconsigliano' la realizzazione da parte della Vega Oil Spa di una piattaforma estrattiva davanti alla costa di Ortona.
Sull'onda dell'impegno popolare, perfino il prudentissimo presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, la Confesercenti (9.000 iscritti), l'Assoturismo e la Chiesa Cattolica hanno scritto al ministero per l'Ambiente lettere motivate contro l'osceno progetto 'Elsa2'.
Vorrei che un giorno, non lontano, quando il Rinascimento sarà realtà, non si verificassero i consueti ribaltoni all'italiana, le piroette opportunistiche, il salto in corsa sul carro del vincitore. Vorrei che non fossero cancellati dalla memoria storica i nomi di chi si opponeva al cambiamento e quelli di chi ha cominciato da subito ad agire, mettendosi in gioco e rischiando sulla propria pelle.
In Abruzzo questi nomi, queste persone, questi Cittadini meritano già tutto il nostro appoggio e la nostra gratitudine:

Danilo D'Orsogna, ingegnere
Lorenzo Luciano, ingegnere
Claudio Allegrino, Confcommercio
Daniele Zunica, Assoturismo 
Dino de Marco, Sindaco del comune di Miglianico
Francesco Stoppa, WWF
Pasquale Cacciacarne, ed altri 5 titolari di Bed and Breakfast 
Carmine Miccoli, Diocesi di Lanciano/Ortona
Clara Primante, Dipartimento di Ecologia, Barcellona
Orlando Volpe, La Chitarra di Massimo
Andrea Iezzi, Comitato Abruzzese del Paesaggio 
Maria Rita D'Orsogna, Dipartimento di Matematica, CSUN

Una dimostrazione pratica che la volontà del Cittadino incide, eccome, sulle decisioni finali della politica e delle amministrazioni.

Il Maestro Yoda in Guerre Stellari diceva al rassegnato e indolente allievo Luke Skywalker: “Fare! O non fare! Non esiste provare...”.

Come dice dal suo blog l'ingegner Lorenzo Luciano: “Si può fare!”.
Questi Cittadini lo stanno facendo.



Qui,
Osservazioni comuni sul progetto petrolifero della Vega Oil SpA per Ortona

Jeb Bush (fratello di George jr), il texano che disse “No all’Oro Nero”
post pubblicato in Società&Politica, il 25 giugno 2009
di Hermes Pittelli ã


 Giorgio Walker (‘il Camminatore’) Bush è stato, lo dicono gli stessi americani, il peggior presidente nella storia degli Usa. Ma per un istante cerchiamo di rimuovere lui e le sue nefaste azioni ‘politiche’ dalla nostra memoria storica collettiva.

Forse non tutti rammentano che il prode George (inquietante somiglianza antropologica con il maldestro personaggio dei cartoon ‘George della Jungla’, aspirante Tarzan) ha un fratello minore di nome John Ellis, per tutti Jeb.
Jeb (acronimo derivante dalle sue iniziali), repubblicano per nascita e vocazione, può vantare nel curriculum personale la carica di 43° governatore della Florida.

La famiglia Bush, covo di pericolosi eversori comunisti, arricchita inventandosi affarucci con l’industria del petrolio e degli armamenti, pare discenda in qualche modo dal capitano di ventura Goffredo di Buglione e abbia aderito a società massoniche dalle finalità non proprio cristalline.
Ma non facciamo i moralisti, come direbbe qualche furbo censore mercenario alle nostre latitudini.

Dunque, tornando a Jeb, è importante sapere che il fratello minore di George il crociato, è stato in carica in Florida per due mandati (dal 5 gennaio 1999 al 2 gennaio 2007).
Sicuramente nessuno in Italia sa che un rampollo di tale schiatta si è opposto alla deriva petrolifera nello stato americano che lo ha scelto – con il 55% delle preferenze nella prima occasione, il 56% nella seconda - quale proprio governatore (non come padrone assoluto, ma come delegato del popolo alla gestione della res publica).

La Florida che si affaccia sul golfo del Messico vanta terraferma e fondali marini rigogliosi di ottimo petrolio (dolce e leggero, a differenza di quello abruzzese, amaro e pesante).
Ebbene, nel gennaio del 2001, Jeb scrisse al fratellone (Big Brother?) presidente - vincente nella sfida contro l’ecologista Al Gore grazie a incomprensibili errori di punzonatura delle schede elettorali – una missiva alquanto ‘energica’, sintetizzabile con una frase: “Caro George, sarai anche inquilino della Casa Bianca, ma tiene giù le zampe dalla Florida”.
Già, perché il Bush amico di Berlusconi, in testa (?), oltre al cappello da cow-boy, aveva idee rivoluzionarie in materia economica ed energetica: il petrolio già cominciava a scarseggiare quindi per Georgino (non il mezzobusto del Tg1) la soluzione era liberarsi dalla schiavitù targata Opec, trivellando a tutto spiano la Florida (ma anche il resto degli Usa, dall’Alaska in giù), stato a vocazione turistica balneare grazie al clima mite, nonché meta prediletta di tutti i facoltosi anziani d’America per sfuggire ai disagi della stagione invernale.

Ebbene, Jeb Bush, mostrando una sensibilità umana, ambientale e politica che dovrebbe far arrossire di vergogna quasi tutti i nostri politicanti, amministratori locali, industriali, pseudoscienziati, considerando l’importante ruolo di flora e fauna marine della Florida per l’equilibrio ecosistemico del Sud degli Stati Uniti, ha detto a muso duro: “No alla devastazione e all’inquinamento derivanti dall’oro nero, preferiamo salvare l’ambiente e potenziare l’economia turistica”.
Semplice. Due opzioni strategiche, antitetiche. Jeb ha scelto la più giusta, non per il suo tornaconto personale (o per quello dei suoi parenti e amici degli amici), ma per le popolazioni e le terre affidate alla sua amministrazione.

In Italia avremmo assistito a teatrini, compromessi e alla fine della fiera, alla vittoria dell’intrallazzo. L’esempio dell’eutanasia della Basilicata è sotto gli occhi di chi vuole vedere. Ora il rischio Basilicata è esteso a tutto il Belpaese, Abruzzo in primis.

Jeb Bush subito dopo essere asceso alla carica di governatore ha mostrato ai cittadini che aveva davvero a cuore il loro bene e i loro interessi, disperdendo, prima ancora del fratello, quelli che il Corriere della Sera aveva definito ‘i predatori del petrolio’, in questo caso con l’uniforme della Chevron, ingolositi dalla smania di trivellare i fondali a soli 40 km dalla costa di Pensacola (in Usa, il limite, lo rammentiamo è di 160 km; in Italia, non esiste).
Jeb Bush in campagna elettorale aveva dichiarato e promesso agli elettori senza formule politichesi tipicamente italiche che “il Golfo del Messico è intoccabile”.
E da uomo serio e responsabile, prima ancora che da politico, ha mantenuto fede alla promessa.

Giova rammentare anche che perfino Bush padre nel 1990 vietò l’apertura di nuovi pozzi off-shore (in mare, gli ultimi erano stati aperti nel 1988), decisione poi confermata e blindata da Clinton.

Sarà per questo che negli Stati Uniti le patologie tumorali regrediscono, mentre in Italia, un tempo patria di navigatori santi e poeti ed oggi invece di petrolieri e ‘termovalorizzatori’, aumentano a livello esponenziale?

La scienziata abruzzocaliforniana Maria Rita D’Orsogna si chiede spesso con sgomento come mai negli Usa le celebrities, le star, i vip siano tutti impegnati in qualche grande causa umanitaria (il Ruanda, il Tibet, la lotta contro i mutamenti climatici...) e in Italia, in Abruzzo in particolare, non si muova e smuova foglia.
Una prima risposta potrebbe essere che non annoveriamo vere personalità di carisma internazionale (salvo qualche rarissima eccellenza), ma personaggi d’avanspettacolo, figuranti da reality, comparse di modesto livello in una commedia dell’arte minore. Una seconda ragione si potrebbe cercare nei rapporti di clientela di tanti, troppi politicanti, attori, giornalisti, presunti scienziati con le aziende e le multinazionali responsabili dei disastri ambientali e dei danni alla salute umana; e si sa, quando un italiano si assume un impegno lo porta a termine con coerenza, cascasse il mondo.

In Florida, un figlio di petrolieri, un privilegiato grazie al business petrolifero ha dimostrato il buon senso e il coraggio di scegliere la salvaguardia ambientale che tutela la salute umana e favorisce il volano del turismo (e attività indotte) contro la devastazione legata all’estrazione dell’oro nero; in Norvegia, nazione ricca grazie al petrolio, il governo centrale dichiara in modo limpido e trasparente che l’attività estrattiva è dannosa e inquinante (lo scrive sul proprio sito internet ufficiale, in modo che i cittadini siano informati; in Italia, non solo siamo negazionisti, ma a dispetto delle frottole sulla sicurezza civica, non siamo in grado di scrivere nemmeno un canovaccio di piano d’evacuazione in caso d’incidente: Trecate e Manfredonia insegnano...)

La dipendenza dal petrolio (...) unita a quella dei cambiamenti climatici potrebbero sfociare in violenti conflitti, terribili tempeste, restringimento delle coste e altre irreversibili catastrofi (...)
Rigide ideologie hanno dominato sulla scienza. Interessi particolari hanno messo in ombra il buon senso. La retorica non ci ha portato al duro lavoro necessario per ottenere i risultati (...)
(...) nel vento e nel sole, abbiamo le risorse per cambiare.
I nostri scienziati, imprenditori e lavoratori hanno la capacità di farci andare avanti. Ricade su di noi la scelta se rischiare i pericoli della via vecchia, o perseguire l'indipendenza energetica. E per il bene della nostra sicurezza, dell'economia e del pianeta
dobbiamo avere il coraggio e l'impegno di cambiare (...)
Non posso promettere soluzioni rapide. Nessuna tecnologia speciale o serie di leggi potrà venire a salvarci. Ma noi ci dedicheremo seriamente al costante, focalizzato e pragmatico perseguire un Paese libero dalla dipendenza energetica e alimentato da una nuova economia energetica che darà lavoro a milioni di cittadini”.

Questo Discorso sull’Energia è stato pronunciato da una personalità politica di rilievo il 28 gennaio 2009.
Quiz a bruciapelo: chi è? Forse Berlusconi? No.
Forse Claudio Scajola? No.
Forse Stefania Prestigiacomo? No.
Forse, anche se non è un politico, Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni? Noooo.

Risposta esatta: Mr. Obamaaaaaaaaaaaaaa!

Bye bye, little, very old Italy.



Fonti: grazie, come sempre, a quell’ineasauribile ‘pozzo’ di informazioni, stimoli, cultura rappresentato dalla Professoressa Maria Rita D’Orsogna.
Corriere della Sera.it

Obama chiede misure contro i cambiamenti climatici, il governo italiano li nega. Per decreto
post pubblicato in Diario, il 7 aprile 2009

(e il sindaco di San Francisco scrive una mail ‘verde’ a quello di Parma)




di Hermes Pittelli ã

 
Berlusconi non si (ci) concede tregua. “Io e Obama? Identità di vedute su tutti i temi”. Dopo aver brillantemente risolto grazie al telefonino presidenziale una potenziale crisi tra la Nato e la Turchia, il Cavaliere assicura: “Anche sulla tutela dell’ambiente, Italia e Usa hanno le stesse idee”.

Ma Obama lo sa? Perché, un conto è raccontare leggende metropolitane al popolino italico grazie a scriba compiacenti, altra faccenda ‘intortare’ leader internazionali che si fidano di collaboratori scientifici forse un po' più preparati e attendibili.

Così, suscita sorpresa, tra coloro non completamente soggiogati dalle gag alla Alvaro Vitali al G20 di Londra (altro che strategia pop, come scritto dal Corriere della Sera), auscultare le sempre audaci dichiarazioni del premier sullo stato di salute del pianeta.
Strano, perché mentre l’immenso (il confronto è con i nostri lillipuziani politicanti) Obama parla senza ombra di dubbio della priorità mondiale di scongiurare il surriscaldamento terrestre e i cambiamenti climatici causati dallo scriteriato atteggiamento dell’uomo, il nostro Senato approva una mozione del governo che nega questa realtà acclarata.
Il legame tra aumento della temperatura e concentrazione di CO2 non sarebbe chiaro, il livello degli oceani non aumenterebbe a ritmo preoccupante, le calotte polari e i ghiacciai non si stanno sciogliendo e se anche tutto questo fosse vero, il governo risolve il trascurabile fastidio con un decreto che nega l’evidenza. Oplà, il problema è risolto. Un governo decisionista, un governo formato da veri uomini del fare, un governo che non può tollerare le farneticazioni di uno sparuto gruppo di scienziati bolscevichi, soprattutto se possono inficiare la validità di certi business plan orientati alla cementificazione selvaggia, alla costruzione di centrali nucleari, di inceneritori, di Tav, Ponti universali, centri olii, all’aumento di produzione di automobili inquinanti. Una vera congiura ambientalista, da debellare con ogni mezzo.

Barack afferma di voler ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica per riportarle ai livelli del 1990, un’apertura al protocollo ambientale di Kyoto sempre osteggiato da quel gran genio del suo predecessore; afferma di voler varare stategie ambientali basate sulla riduzione degli sprechi di energia e la sua ottimizzazione, sulla bio architettura, dichiara di voler accontentare i giovani che gli chiedono un mondo libero dalla minaccia nucleare bellica.
In Italia non giunge eco, o attenuata e opportunamente corretta, di questi discorsi, troppo impegnati a commentare al Bar Sport le imprese berlusconiane, le sue irresistibili battute e la crisi della Rossa (non dei rossi, ormai stinti ed estinti) che quest’anno proprio non va.

Il clima cambia mettendo a rischio gli ecosistemi, l’equilibrio naturale del pianeta, la salute e la vita degli esseri umani? Non Italia, in Italia lo neghiamo, nero su bianco (non è una barzelletta 'arcoriana' su Obama) con un bel decreto proposto da colti scienziati quali il primo firmatario Antonio D’Alì (addirittura presidente della Commissione Ambiente di palazzo Madama), coadiuvato da Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria del Senato (ah, ecco…), dal presidente della Commissione Istruzione e beni culturali (poveri noi!) del Senato, Guido Possa, e da altri trentaquattro senatori. Naturalmente, a sostegno della sciagurata tesi, verranno probabilmente citati 'alcuni' eminenti studiosi; peccato sia facile risalire, sempre tramite la vituperata rete, ad una coincidenza curiosa: gli scienziati negazionisti sono al soldo della multinazionale Exxon (la più grande multinazionale mondiale del petrolio, olé) e sono praticamente gli stessi che, sempre dietro lauto compenso (soldi di Big Tobacco, multinazionale del tabacco), esprimevano dubbi sul nesso tra consumo di sigarette e cancro ai polmoni. Siccome, all’ignoranza rivestita da tracotanza e furbizia non c’è limite, i cervelloni del governo aggiungono anche facezie del genere: “L’aumento della temperatura terrestre di qualche grado non può fare altro che migliorare la salute delle persone e l’andamento dell’economia”. Come dire, citando il Grande Capo per referente parallelismo, che Mussolini spediva i suoi oppositori in allegri villaggi vacanze.

I politici italiani sono scientificamente ignoranti, vogliono scientificamente rimanere abbarbicati alle loro lacune e soprattutto scientificamente elaborano i loro loschi progetti di business che nulla hanno da spartire con la ‘Politica’ (dal greco antico: arte di governare la polis, la città, la comunità; volendo allargare il concetto: arte del saggio e buon governo).

E poi cosa accade? Una notizia che forse avrete scovato sul web, magari sul sito del coriaceo Professor Montanari, ma che come sempre è sfuggita (è stata volutamente occultata) ai grandi media nazionali, quelli autorevoli, quelli che consentono al popolo italico di formarsi un’opinione autonoma e precisa: il sindaco di San Francisco (noto guerrigliero ambientalista) ha scritto una mail al suo omologo di Parma, invitandolo a riconsiderare la decisione di costruire l’ennesimo mortale inceneritore per risolvere il problema dei rifiuti. Forse, visto che noi italiani abbiamo problemi con la nostra stessa lingua, ci siamo trovati in difficoltà con la mail scritta in inglese (questo il link del testo integrale, per chi volesse cimentarsi nell’ardua impresa:
http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1704&Itemid=68 ).

Per chi ama il sano, rilassante ozio, ecco la versione tradotta:

“di Gavin Newsom

Caro Sindaco di Parma,

Sono profondamente preoccupato nell’apprendere che Parma sta considerando l’incenerimento degli scarti dei suoi cittadini come un sistema di gestione dei rifiuti. Come sindaco di una città grande, geograficamente complessa e fisicamente costretta desidero portate alla sua attenzione il successo di San Francisco: noi ricicliamo e compostiamo il 70% del flusso dei nostri rifiuti.

Dal nostro rifiuto organico noi creiamo un compost che è fortemente richiesto, che arricchisce il nostro terreno, che ci fa risparmiare acqua, che riduce il ricorso a pesticidi e fertilizzanti mentre fissa l’anidride carbonica sottraendola all’atmosfera. In più, ci fa ottenere splendidi prodotti. In precedenza tutto questo finiva in discarica. Ma l’incenerimento ha impatti ancora maggiori e più negativi sull’atmosfera.

Parma è al centro della regione Emilia Romagna, patria di alcuni dei cibi più famosi e prelibati al mondo. Questo ben di Dio agricolo è l’eredità che avete avuto dal vostro terreno e dai vostri contadini. Negli Stati Uniti San Francisco è ugualmente un centro di produzione agricola ed alimentare. Qui i nostri rifiuti ci forniscono il più ricco dei compost organici per la frutta, per la verdura e per i vini biologici.

Io esorto il sindaco di Parma a venire a visitare San Francisco, così come hanno fatto oltre cento sindaci in occasione del World Environment Day nel 2005. A lui mostrerò personalmente come recuperiamo, a nostro beneficio, oltre il 70% dei rifiuti che produciamo.

Ciao,

Gavin Newsom”.

Ecco, quando davvero dovremmo prendere lezioni dagli americani. Ma senza essere sempre e comunque succubi della presunta superiorità statunitense e provinciali nell'approccio ai problemi, se il sindaco di Parma e gli altri amministratori della cosa pubblica, correi della criminale strategia pro inceneritori, volessero redimersi e imparare senza affrontare lunghe e faticose trasferte, potrebbero recarsi nelle località che fanno parte della rete dei Comuni Virtuosi (http://www.comunivirtuosi.org/).

Qui, in Italia. Incredibile, vero?

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