.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Zygmunt Bauman: nel ‘mondo liquido’ senza più barriere, siamo tutti migranti
post pubblicato in Società&Politica, il 25 settembre 2011


di Hermes Pittelli ©


 Un mondo sferico, dove tutto scorre in barba a teorie e confini arbitrari. 
Realtà comune in ogni paese, anche negli aspetti negativi; i governi ad ogni latitudine promettono misure drastiche per aumentare la sicurezza dei cittadini e debellare l’immigrazione. Viviamo immersi nella realtà di un pianeta senza più barriere: popoli e merci viaggiano in modi impensabili solo fino a pochi anni fa. Promesse da mercanti e marinai, contro la storia e contro una società ormai nei fatti globale e ‘liquida’.  

L’immigrazione: un falso problema, uno spauracchio da agitare per conservare il potere, dimenticando ad esempio che tra il 19° e il 20° secolo l’Europa che oggi non vuole gli immigrati vide partire 50 milioni di propri cittadini verso altri continenti. Non perché non amassero i propri paesi, ma in cerca di migliori condizioni economiche (quindi di vita) per sé e per le proprie famiglie. 

Il Professor Zygmunt Bauman, sociologo di origine ebreo-polacca, a lungo docente presso l’Università di Leeds (Inghilterra), teorizzatore della società liquida, con una ‘intervista magistralis’ durante il Festival letterario Pordenonelegge.it spiega con semplicità perché in fondo tutti possiamo considerarci migranti: In tutte le famiglie c’è qualche avo o parente che in passato o nel presente è partito in cerca di fortuna verso altri lidi”.

L’intera storia dell’Umanità è costellata di viaggi e migrazioni.

Gli stili di vita imposti dalla sedicente modernità hanno avuto come controindicazione la creazione di lavoratori considerati ‘esuberi’; ad ogni riordinamento della società e ad ogni rivoluzione industriale ed economica gli esuberi sono aumentati. La prima a varcare le soglie della modernità e a sperimentare questo fenomeno è stata proprio l’Europa. La produzione sempre più massiccia di merci, a costi sempre più ridotti e con minor necessità di mano d’opera rende gli esuberi disoccupati strutturali. Un tempo il problema locale si risolveva in modo globale attraverso le colonie. Oggi non esistono più terre disabitate e il problema è divenuto planetario. Per questo la migrazione è un fatto destinato a restare con noi adesso e in futuro. Chi non dispone di pane e acqua potabile continuerà a cercarli altrove. L’Occidente poi al di là delle ipocrisie ha bisogno dei migranti. Le industrie devono poter contare su mano d’opera che svolga lavori pesanti e poco piacevoli che gli autoctoni non sono più disposti a sobbarcarsi”. 

Nell’Unione Europea vivono al momento circa 330 milioni di persone, senza migranti si ridurrebbero in pochi anni a 240. In epoche passate, con una riduzione così drastica di abitanti, intere civiltà entravano in crisi e scomparivano. Bauman non concede spazio a dubbi: “Noi abbiamo bisogno dei migranti per mantenere i nostri stili di vita”. Una questione egoistica, se non di puro buon senso; a seconda dell’ottica con la quale analizziamo il fenomeno. 

'L’inventore' della modernità liquida non può non accennare “allo sradicamento degli individui dall’epoca della modernità solida. Come sappiamo tutti, una pianta sradicata è difficile da ripiantare. Lo dico per rammentare quanto sia importante l’identità per ogni persona. Oggi, grazie ai nuovi media, è facile inventarsi o cambiare più volte identità. Si pensi ai social network. Sartre parlava di modelli di vita, oggi siamo sottomessi alla tirannide del momento. Come un’àncora che si getta o si ritira dove meglio si crede. Ma non si forma senso di appartenenza, elemento fondamentale dell’identità. Una volta l’appartenenza si acquisiva nascendo in una certa comunità nella quale da stranieri era difficilissimo entrare; e anche dopo molto tempo ci si sentiva sempre sotto esame e a rischio di espulsione. Ora al concetto di comunità si è sostituito quello di rete. Sono sufficienti una rubrica su un telefonino o l’elenco dei contatti su Facebook. La comunità era intransigente e quasi impermeabile, ma garantiva grande sicurezza; nella rete c’è grande libertà, ma nessuna sicurezza e tutto dipende dalla connessione o disconnessione”.

Sicurezza e libertà sono pilastri delle nostra società, li pretendiamo anche se spesso non ci accorgiamo che sono fattori in conflitto e non riflettiamo su quanto sia complicato trovare il giusto punto d'equilibrio. Sicurezza senza libertà è schiavitù, libertà senza sicurezza è il kaos”. Altro effetto destabilizzante di questo nuovo mondo globalizzato è che anche i sentimenti diventano ‘liquidi’, precari, sempre più instabili. Storici e antropologi hanno studiato e studiano formule adeguate alla vita di un cittadino del III millennio, “ma nessuna soluzione mi convince perché nessuno ha trovato un vero equilibrio tra libertà e sicurezza” chiosa Bauman. Le promesse dei governi mondiali abbondano, ma risultano vane.

Dovremmo forse rispolverare qualche pensiero di Kant, non sulle Categorie, quanto le sue argute riflessioni sull’essenza di un mondo sferico che, nonostante gli artifici e i compromessi della politica, impedisce una reale separazione tra i popoli. Al momento, conclude Bauman, siamo lontani dal raggiungere questo traguardo; vivere su questo pianeta sarà più piacevole per tutti quando capiremo che non possiamo più considerarci come singole nazioni, ma solo come esseri umani, con difficoltà simili, disposti al dialogo e all’accoglienza reciproci; non certo progettando barriere e leggi contro i migranti. La solidarietà è più importante della tolleranza, perché quest'ultima implica sempre un certo senso di superiorità nei confronti dell’altro”.

Problemi epocali e planetari (la crisi economica, la devastazione dell’Ambiente; ndr) che riusciremo a risolvere solo come Umanità, cominciando a pensare alla nostra identità imitando Albert Einstein; fuggito dalla Germania nazista, sul questionario da compilare per l’immigrazione negli Usa, alla richiesta di indicare la propria razza, rispose senza esitazioni: Umana”.


‘BERLUSCONI PALLONE’ (l’ha scritto il PdL...)
post pubblicato in Società&Politica, il 7 giugno 2009




testi e foto di Hermes Pittelli ã


 
Il nostro thai-kun (o come si scrive) che si sacrifica per noi e guida con maestria il nostro paesucolo, mi ha convinto. Voglio votare per lui.

Ma se scrivo così, come ho visto su certi orrendi manifesti elettorali griffati PdL (Partito dei Lavoratori?), non è che poi rischio una denuncia per diffamazione? Sia mai che poi mi si accusi di orchestrare una campagna d’odio e invidia.

Oh, BERLUSCONI PALLONE è stato stampato dal suo glorioso partito, sia chiaro; io non sono responsabile di questo misfatto, di questa vergognosa lesa maestà.


Quando poi si parla di Roma e Milano sporche come città africane (eh, il razzismo è una brutta bestia, pensi di poterla controllare, ma sfugge da tutte le parti...), a me viene il forte dubbio che contribuiscano moltissimo non solo i graffiti degli artisti metropolitani, ma soprattutto l’inciviltà e la maleducazione dei cittadini italiani, istigati dall’esempio dei campioni della politica: imbrattare continuamente i muri dei nostri spazi urbani (sia legali, sia abusivi!) con orridi manifesti di questua elettorale non è un saggio di galateo civile. Senza dimenticare i pessimi cartelloni pubblicitari con cui ci sommergono i markettari prezzolati dagli inutili brend di ogni genere e specie di commercio.

L’affluenza alle urne è in calo, calo della libido politica. Servirebbe forse qualche pillolina blu con le stelline gialle, come la bandiera d’Europa. Curioso che l’Europa non ci interessi, visto che tutto sommato l’Italia è stata promotrice della genesi dell’Unione Europea. Curioso che la gente attanagliata dalla crisi, preferisca sempre e comunque la gita, il ponte festivo, la vacanzetta.

Curioso che la politica italiana ridotta a becero tifo da stadio tra opposte fazioni di ultras, nel momento culminante dell’orgia elettorale, registri cittadini capaci di rinunciare ad esercitare quel piccolo, miracoloso, grandioso diritto/dovere costato la vita e sofferenze indicibili a migliaia di nostri compatrioti.

Curioso che nel pieno dell’onda razzista, con le balle sugli sbarchi di orde di migranti a Lampedusa (che tra l’altro rappresentano solo il 5% degli ingressi irregolari in Italia), a Milano la Lega faccia affiggere/affliggere i suoi manifesti da immigrati e la stessa cosa accada a Roma con le affiches del PdL.

Ho visto con i miei occhi ragazzi africani, muniti di furgoncino scassato, girare per la città ad incollare i famigerati manifesti ‘BERLUSCONI PALLONE’ e maliziosamente ho pensato: o è una forma di protesta contro la politiche razziali del governo, oppure qualcuno fa come sempre il furbo, giocando con l’ignoranza degli indigeni (gli italioti, ndr) che poi (aiutomamma!) andranno alle urne.

Chissà se quei giovanotti dalla cute abbronzata, molto abbronzata, sono immigrati ‘regolari’, assunti con ‘regolare contratto di lavoro’...

Chissà...

Italiani brava gente? Allora meglio apolidi...
post pubblicato in Società&Politica, il 16 maggio 2009



(foto di Enrico Dagnino per Paris Match)



di Hermes Pittelli ©


 Le foto di Enrico Dagnino, pubblicate dal magazine parigino Paris Match, sono un reportage straordinario sulla nostra gentile strategia di ‘respingimento’ dei Migranti.

In ossequio a tutti i trattati internazionali, come assicura il ministro Maroni.

Eccoli qui, i pericolosi criminali che assediano le nostre coste e vanno ad ingrossare le fila della malavita che mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini italiani (o quella degli anacronistici e generosi padani?).

Bossi, con voce stentorea (avete fatto caso che tutti i leghisti hanno un tono da duri del Far West?), ghigna che lui va tra la gente e sa quali sono le reali esigenze del Paese; mica come quelli della sinistraarroccati nella loro turris eburnea a registrare la continua perdita di voti, rei di aver aperto indiscriminatamente le porte a tutti i clandestini dell’universo, .

Mi chiedo come mai, in una nazione che compatta chiede sicurezza (da chi, da cosa?), una nazione che negli ultimi 15 anni ha goduto soprattutto delle strategie politiche di Berlusconi&Company, a colpi di sondaggi popolari a pagamento, tema lo spauracchio – vero o indotto - dell’orda clandestina che giunge a depredare le nostre ricchezze e stuprare le nostre donne, e non si preoccupi di combattere la vera criminalità organizzata? Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare perché le mafie mondiali abbiano eletto l’Italia a perfetta sede per il riciclaggio del denaro sporco globalizzato, perché l’esecutivo continui ad affossare o rinviare la class action o il vero contrasto ai grandi truffatori ed evasori? Chissà... Credo che combattere questi reati e questi criminali siano azioni molte più concrete per la ‘sicurezza’ dei cittadini.

Poi, se davvero il paese reale, chiede questo tipo di trattamento per i disperati che vengono fatti passare per ‘feroci saladini’, se davvero la maggioranza degli italiani approva il razzismo mascherato da legalità, allora rinuncio volentieri alla cittadinanza italiana per diventare apolide e clandestino.

Sul sito di Paris Match si leggono i commenti dei lettori a queste immagini terribili: “Ignobile”, “Inquietante”, ecco gli aggettivi più gettonati. Anche qualche nostro compatriota lascia la propria testimonianza e dice: “Mi vergogno di essere italiano”.

Se le ‘attenzioni’ rivolte ai migranti rispecchiano il sentimento attuale del Belpaese popolato dalla ex brava gente, allora, come Gaber e Prezzolini, non mi sento, non voglio più essere, non sono italiano.

'No all'Italia multietnica'. Chissà con chi hanno fornicato le nostre nonne...
post pubblicato in Società&Politica, il 11 maggio 2009


Una 'foto' di Lucy, la nostra progenitrice africana
(più di 3 milioni di anni e non sentirli...)


Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 10.
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.


di Hermes Pittelli ©

"Non vogliamo un'Italia multietnica". Chi l'ha detto?
Ma sempre Lui, l'anziano più malato di protagonismo in questo sgangherato Paese.
Dimostrando come sempre di essere un uomo sorpassato in tutto e per tutto, di rappresentare un microcosmo pseudoculturale meschino, xenofobo, antiquato, totalmente antistorico.
La cosiddetta linea della fermezza sulla delicata questione dei Migranti è solo un nauseabondo pedaggio 'politico' che il Cavaliere paga alla "fedele e leale alleanza" della leghina bossiana.

Questa volta però gli hanno risposto i suoi grandi amici Vescovi della Cei: "L'Italia di fatto è già una società multietnica. La multiculturalità è un Valore".
E il cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Mediolanum, ha citato nell'incipit al suo intervento su la Repubblica un passo del Deuteronomio: "Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nel paese d'Egitto".
Perfino Dario Franceschini, segretario pro tempore (?) del Pd (police department?), tra una polemica sugli antiquari romani e una sul gossip matrimoniale, rammenta
al premier che la tanto ammirata America è multietnica e "l'amico Obama", quello con un'invidiabile abbronzatura, è il frutto di una sintesi multietnica; e che senza trasmigrare oltre Oceano, qui in Europa, Inghilterra Francia Germania, potenze del Vecchio Continente, sono realtà multiculturali molto più variegate dell'Italia.
Basterebbe rispolverare, e magari leggere con un po' di attenzione, qualche sussidiario anni '70 delle scuole elementari (oggi con la demolizione della scuola pubblica, dovrebbero essere chiamate 'primarie') che le migrazioni umane sono cominciate dalla preistoria; chissà tra l'altro quale tuffo al cuore per gli orgogliosi padani scoprire che tutti siamo discendenti di Lucy, gentile Australopithecus afarensis vissuta più di tre milioni di anni fa, il cui scheletro fossilizzato fu ritrovato in Etiopia nel 1973 da Donald Johanson.
Insomma, per sintetizzare con citazione kennediana 'Siamo tutti africani'.

Eh sì, ci si può anche truccare da Asterix&Obelix o da Vicky il vichingo, inventarci riti pagani (cosa dice il Vaticano in proposito?) sul sacro fiume Po (se è sacro, smettete di inquinarlo con i rifiuti tossici delle vostre fabbrichette!), scrivere o riscrivere patti di Pontida, ma la realtà storica è una sola: la culla della civiltà (perduta, purtroppo) si trova nel cuore dell'Africa.

Già quell'Africa dalla quale provengono la maggior parte dei migranti disperati che fuggono da persecuzioni politiche religiose civili e che stremati e mezzi morti si riversano sulle nostre coste in cerca di un futuro, in cerca di dignità, in cerca, se possibile, di un po' di felicità.
Ma il cattivissimo Maroni, paladino della lega, li rispedisce indietro, nell'inferno dei centri di detenzione libici, dove, quasi con certezza, subiranno torture e violenze indicibili. Grazie al Cavaliere ora il colonnello Gheddafi, che non riconosce la convenzione di Ginevra sui diritti umani, è nostro amico (magari grazie anche a tutti i miliardi di euro che gli ignari contribuenti italiani hanno versato nelle casse del furbo beduino) e questi fastidi ce li risolve lui; con i suoi metodi, naturalmente. Insomma, un patto scellerato e fuori legge.
Ma a noi non deve importare, dobbiamo solo rallegrarci di essere cittadini illuminati da una marmaglia politicante che risolve i problemi nascondendo il pattume sotto il tappeto persiano, allestendo un set di cartapesta, sproloquiando con paroloni altisonanti e vuoti.

Dunque, ora va di moda l'equazione 'migrante' - 'delinquente'. Potrei proporre la stessa equazione sostituendo il sostantivo 'migrante' con 'politico italiano'. Verrei subito sbranato, accusato di qualunquismo, di accanimento ideologico. Eppure è facile prendersela con i Migranti, orchestrare campagne di terrorismo psicologico e poi varare leggi vergogna che condonino o cancellino le malefatte del Sultano e della sua corte, è facile approvare con adesione bipartisan e compatta decreti salva trombati (ovvero, chi resta appiedato per un turno dal Bengodi di Parlamento, Senato o ministeri gode di una corsia preferenziale per la direzione di Asl e ospedali; e le competenze?), è facile strillare e straparlare di sicurezza e legalità e poi fare sontuosi business con le mafie, depenalizzare il falso in bilancio, affossare la class action (e tanti saluti a tutti i risparmiatori truffati da Cirio, Parmalat e dalle banche italiane), comodo dopo il teatrino davanti alle telecamere ritrovarsi tutti gaudenti e ridenti nel segreto dei palazzi a spartirsi la torta.

Tra l'altro, si continua a praticare la tattica della disinformazione istituzionale per conferire autorevolezza a decisioni che contrastano ogni logica umana e ogni norma di diritto. Maroni sostiene che il governo italiano agisce nel rispetto dei trattati e delle convenzioni internazionali; peccato che "a vietare tassativamente il respingimento di rifugiati o richiedenti asilo sono gli obblighi internazionali che nascono, nello specifico, dalla Convenzione sui Rifugiati del 1951 e dal Protocollo del 1967, dalla Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici, dalla Convenzione Onu contro la tortura, dalla Convenzione europea sulla protezione dei diritti umani". "Tutto il sistema normativo europeo in materia d'asilo si basa sulla convenzione di Ginevra. Quindi, di nuovo, sul principio del non respingimento. Tra l'altro, la convenzione europea sui diritti umani vieta "la tortura (ah già, quel reato non previsto dal nostro Codice Penale), il trattamento disumano e degradante" e la Corte di Strasburgo per i diritti umani applica questo divieto anche nei contesti di respingimento ed espulsione. E neanche si può circoscrivere la questione alle acque di competenza. L'obbligo di non-respingimento non comporta alcuna limitazione geografica - secondo le convenzioni - e si applica a tutti gli agenti statali nell'esercizio delle loro funzioni all'interno o all'esterno del territorio nazionale".
"A questo proposito, il diritto è ancora più preciso: nel caso di richiedenti asilo che affrontano un viaggio via mare, il non-respingimento si applica all'interno delle 12 miglia di acque territoriali, così come nelle acque contigue, in mare aperto e nelle acque costiere di paesi terzi. Praticamente senza limitazioni". (Fonte: Vittorio Longhi - LaRepubblica.it)

Come diceva e scriveva spesso Enzo Biagi: "Chissà con chi sono andate a letto le nostre nonne". Sì, le nonne di tutti noi, anche quelle dei padani. In quali attributi consisterebbe la purezza di una razza che è stata 'contaminata' nei secoli da tutte le invasioni barbariche possibili e immaginabili? Frisi, Sassoni, Franchi, Alemanni, Burgundi, Marcomanni, Quadi, Lugi, Vandali, Iutungi, Gepidi e Goti, le tribù daciche dei Carpi, quelle sarmatiche di Iazigi, Roxolani ed Alani, oltre a Bastarni, Sciti, Borani, Eruli ed Unni; tutti questi signori si sono presi la briga di fare una gitarella in Italia e, naturale, dare sfogo ai propri ormoni in subbuglio con le pulzelle italiche che trovavano lungo il percorso, pulzelle disponibili o meno alla fornicazione. Le nostre nonne, appunto.
Poi, come trascurare il passaggio anche di Turchi ("Mamma li turchi!") o della civiltà araba (i famigerati e temuti Mori); giova rammentare ai padani il Moro di Venezia, aiuterebbe la comprensione e una minore intransigenza rammentare che tutti i cognomi settentrionali che posseggono la radice 'moro' (Moro, Moretton, Morettin, ecc.) o 'turco' (Turchet, Turchettin, ecc.) altro non sono che il rimando storico agli incontri sessuali delle nostre trisavole con gli invasori di turno.
Poi, se davvero vogliamo essere tetragoni e coerenti con la strategia del respingimento, allora proporrei per i 300.000 padani pronti a imbracciare il fucile come minaccia Bossi ogni volta che non ottiene ciò che vuole, di prepararsi a sostenere i lavori che oggi che siamo diventati un popolo di 'sciuri' (ricchi signori, in slang padano) affidiamo ai migranti: braccianti nei campi, badanti dei nostri bimbi, malati, anziani, operai senza protezione e garanzie nei cantieri, ecc.

Insomma, nonostante Bossi Maroni Berlusconi (chissà le loro nonne con chi si sono accoppiate...), è arduo affermare che l'Italia non abbia origini multietniche.
Noi, oggi, in modo incontrovertibile, siamo il risultato (magari non esaltante, magari un po' avariato) dei 'lascivi imenei' delle nostre antiche progenitrici.

Un popolo di migranti senza memoria che condanna a morte i migranti moderni si macchia di crimine contro l'umanità e non merita comprensione, né assoluzione.

Sfoglia aprile        ottobre