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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Storia della Scienziata americana che sconfisse (forse) le trivelle
post pubblicato in Ambiente, il 29 aprile 2010
II e conclusiva parte (qui la I)


(San Vito Chietino, 18/04/2010; manifestazione Sì all'Abruzzo delle energie rinnovabili, No petrolio. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


Intervista esclusiva alla Professoressa Maria Rita D'Orsogna


di Hermes Pittelli ©


 Giorni strani, certo. Non solo in Abruzzo, anche in Italia.
Un clima politico, sociale, culturale mefitico, denso di veleni (metaforici e non) che credevamo di aver debellato in passato. Pensando a questo, sul volto della Professoressa D’Orsogna compaiono delle fugaci ombre di malinconia e amarezza:
Se qualcuno mi chiedesse perché sono così innamorata della California, qual è la cosa più bella di Los Angeles potrei cominciare a rispondere da quelle in apparenza più evidenti
e banali: il mare, il clima, Hollywood.
Ma la cosa più bella per me è la diversità umana. Qui i bianchi non sono la maggioranza. Da ogni cultura puoi imparare, crescere, e alla fine con tutti trovare poi qualcosa in comune.
E' molto penoso per me vedere gli atteggiamenti razzisti di certe zone del Nord Italia, e sentire gli ‘italiani’ definire extracomunitari anche i figli dei Migranti, che sono nati e cresciuti in Italia, e la cui unica diversità è il pigmento della pelle. Qui siamo tutti americani, di colori e storie diverse magari, ma tutti con uguali possibilità e diritti
”.


D. Tornando alla scabroso argomento, centro oli suona bene. Sembra un bel frantoio in stile Mulino Bianco. Ancora oggi in Abruzzo molti cittadini appaiono propensi a lasciarsi gabbare da aziende ultrainquinanti che con furbizia inseriscono nella ragione sociale il prefisso ‘eco’.
Come mai in California la cultura generale dei cittadini sembra molto piu’ solida e orientata alla tutela dell’ambiente e della salute?

Non so individuare un motivo preciso. Forse il motivo di base è il pragmatismo americano che fa sì che tutti si sentono responsabili in prima persona del bene comune. L’ambiente è visto come qualcosa di sacro perché ci sono mille attività naturali per il godimento dei cittadini, ma anche per la nostra economia.
Qui in America nel corso degli anni sono sorte associazioni ambientali di vario genere, che hanno moltissimi iscritti e che sono dei veri e propri cani da guardia per la difesa dell’ambiente. Oltre alle associazioni che conosciamo anche in Italia, come il WWF, Greenpeace e così via ci sono il Sierra Club, il Nature Conservancy e il National Resource Defence Council, che sono tutte organizzazioni che non solo fanno informazione, ma che fanno le cause civili contro chi inquina. Il Sierra Club per dirne una, ha una schiera di avvocati specializzati in fare le cause contro il proliferare di centrali a carbone. Finora sono riusciti a bloccare venti nuovi progetti. Sono tutti finanziati da contributi privati.


D. La California, Santa Monica dove lei vive, sembra molto lontana, non solo geograficamente, dall’Abruzzo e dall’Italia. In L.A. fuori dai centri di raccolta della differenziata, I cartelli avvisano il cittadino che sostando troppo a lungo vicino a certi prodotti di scarto rischia di contrarre il cancro.
Le multinazionali del petrolio grazie alla famosa Prop 65 (elenco voluto per legge dallo stato della California e aggiornato di continuo) sono obbligate a informare il cittadino che l’oro nero e suoi derivati causano il cancro. In Italia, politicanti collusi con rapaci businessmen discutono sul sesso degli angeli e con espressioni fuorvianti quali ‘pregiudiaziale, ideologico, necessario compromesso tra diverse esigenze’ confondono i cittadini e non perseguono il reale bene comune. Perché?

Me lo chiedo anche io perché ai politici italiani, nel loro complesso, non interessi il bene comune. L’Italia, e chiunque vive all’estero io penso possa confermarlo, non vive un buon momento. Non solo per l’ambiente, ma proprio moralmente, nella vita di tutti i giorni.
Forse perché la maggior parte dei politici non siede in quei posti per amor di popolo, ma solo per assicurarsi la continuazione dei propri vantaggi. La maggior parte dei nostri politici è vecchia - e non solo anagraficamente, ma di idee – non hanno viaggiato, non parlano le lingue, non sanno che il mondo ci è scappato avanti. Qualcuno ha anche condanne pendenti o passate. D’altro canto I cittadini troppo poco spesso esigono che il bene comune sia perseguito.
Un esempio: addirittura in molti ristoranti della Pacific Coast gli esercenti informano gli avventori che il pesce, a causa del bioaccumulo, potenzialmente può essere una fonte di patologie tumorali. Sembra fantascienza.
Ristorante dell’Hotel Coronado, San Diego, uno dei più esclusivi della California del sud. Provare per credere.





D.
Prof. torniamo all’argomento petrolio. Chi l’ha aiutata a formarsi una competenza così estesa e robusta sugli effetti negativi, scientificamente accertati in tutto il globo tranne che in Italia, sull’estrazione e la lavorazione di questa fonte fossile?

Ho trascorso moltissime ore a leggere articoli di vario genere – medicina, biologia, chimica. Sono andata in biblioteca e mi sono portata a casa una decina di libri sull’idrogeno solforato e sugli effetti delle estrazioni petrolifere in giro per il mondo. Ricordo di avere trascorso il mio 35esimo compleanno a studiare l’idrogeno solforato. E quando non sapevo ho preso e scritto a chi ne sapeva più di me. Nel corso dei mesi ho scambiato e-mail con Robert Morton, uno dei responsabili del servizio geologico degli USA, Kaye Kilburn, il padre della medicina ambientale negli USA ed uno dei massimi esperti dell’idrogeno solforato, ed altri universitari più esperti di me come Tom Chou, mio collega del dipartimento di medicina di UCLA.


D.
Sorride all’idea che molte delle persone che hanno grandi interessi economici privati nell’affaire petrolio in Abruzzo abbiano affermato in passato che Lei non era una persona reale, che non esisteva?

Sì, sorrido. Sorrido perché il personaggio in questione – Remo Di Martino – pensava che sarebbe bastato invitarmi a bere il caffè a Ortona per spiegare - lui a me - che in realtà il “centro oli” era solo un progettino per incanalare il gas. Quando gli risposi che ero ben sicura di quel che dicevo e che ero allibita dell’ignoranza della classe politica ortonese, è iniziata la campagna mediatica del “la D’Orsogna è una creatura del web e se esiste la denunciamo”. Ovviamente sono viva e vegeta. Cosa posso dire? E’ triste quando chi sta al governo nemmeno è conscio dei propri limiti culturali. E’ triste che invece di chiedersi se possa esserci un che di vero nelle cose che dico, ci si lancia sugli attacchi personali, a scatola chiusa.
Ora Remo Di Martino è assessore al turismo della provincia di Chieti.
Questo per me è incomprensibile.


D. La ‘sensazione’ è che la giunta Chiodi sia stata ‘costretta’ a varare questa presunta legge antipetrolio, dopo aver fiutato il clima di pressione innescato da Lei con le lettere alle istituzioni, ai ministeri a Roma, alla Chiesa; esempio imitato da moltissimi privati cittadini e dai comitati civici e ambientalisti d’Abruzzo.
In Italia la politica ha smarrito il senso del dovere e del rigore per il bene comune e insegue solo rendite di convenienza.
Dopo quasi tre anni di fatiche immani, dopo decine di conferenze in Abruzzo, in Brianza, in Veneto, in Puglia, dopo centinaia di articoli sul Suo blog, ecco che la stampa nazionale, Corriere della Sera e La Repubblica in testa, si sono accorte del problema e dedicano articoli alla questione petrolifera abruzzese.
La BBC si è interessata all’argomento e ha girato un servizio.
Il Times ha definito l’Abruzzo il Tibet d’Europa e l’ha inserito tra le 10 avventure più belle della vita!
Si rende conto di quanto abbia agitato le placide acque dei consueti ‘intrallazzi’ italiani?

Sì, anche io rimango esterrefatta quando guardo indietro alle cose che siamo riusciti a fare in questi due anni. Non riesco nemmeno io a credere di avere scosso così profondamente lo status quo in Abruzzo.
E’ veramente una bella storia di democrazia, anche se c’è ancora molto da fare.
A volte ci sono anche dei risvolti comici in questo mio ruolo ‘pubblico’ e mi sento un po’ come Forrest Gump, perché non ho mai avuto una strategia, o un calcolo ben preciso. Ho sempre solo detto ciò che pensavo e sulla base di fatti veri, non ho mai mollato, ed ho sempre avuto ben chiaro in mente cosa volevo: l’Abruzzo “spetrolizzato”.
Sono una persona libera. Non devo chiedere niente a nessuno – favori, stipendi, posto di lavoro. E questo fa sì che io possa dire chiaramente ciò che penso, sempre e comunque.
Credo che questa sincerità abbia avuto un forte impatto sulla gente.


D. In California, dal 1976 non si costruiscono più raffinerie.
Da 20 anni sono al bando gli inceneritori e a nessuno viene più in mente di tornare alla carica con progetti di questo tipo.
Ma cosa devono fare gli italiani? Trasferirsi in massa in California?

Nella mia opinione ciò che manca alla maggior parte degli italiani è la perseveranza. C’è qualcosa che non ci piace? Allora occorre che ciascuno si chieda cosa può fare lui medesimo per cambiarla. Sapendo che non si arriva al risultato l’indomani, ma che ogni giorno deve essere un passettino verso la meta finale. Questo comporta sacrifici, comporta lavoro, comporta tempo rubato allo svago, alla vita spensierata. Ma c’è un che di nobile alla fine, la vita ha un senso, c’è la soddisfazione di avere fatto una cosa buona. Ovviamente tutto questo è molto più difficile in Italia, dove le leggi sono contorte, il “sistema” non è fatto per proteggere il bene comune e il cittadino. Ma ci si deve provare lo stesso. A dire la verità, piccoli e grandi eroi ci sono in Italia – basti pensare a Roberto Saviano – ma tutti gli altri? La maggior parte delle persone tende a credere che ci penserà qualcun altro, o che è troppo difficile, oppure si dà il tutto per tutto solo quando è troppo tardi.
E intanto il degrado avanza, senza che neanche ce ne accorgiamo. Come dice Thomas Jefferson, il prezzo da pagare per la democrazia è l’eterna vigilanza.
Quale che sia il finale di questa storia, la cosa che più vorrei rimanesse fra gli Abruzzesi, e specie i più giovani, è che se questo l’ho potuto fare io, che abitavo in California e che nessuno nemmeno conosceva tre anni fa, allora lo possono fare tutti. Un giorno alla volta, senza stancarsi e avendo ben chiaro dove si vuole arrivare.


D. A fronte della furbizia della politica abruzzese e italiana, a fronte del fatalismo passivo e pigro della maggioranza dei cittadini abruzzesi e italiani, visto che Lei è perfettamente integrata in California; scusi, ma chi la obbliga a continuare questa battaglia?

Nessuno. E’ solo che è giusto così. Se tutti facessimo la stessa cosa l’Italia sarebbe un paese migliore. In un certo senso è la parte Americana di me che mi fa fare tutto questo. Non lo posso accettare che i prepotenti – in questo caso l’Eni e tutte le altre ditte petrolifere che vogliono venire a trivellare in Abruzzo – possano avere la meglio sui più deboli, sui cittadini, e a discapito delle generazioni future.
Le generazioni passate hanno sofferto fame, guerra e miseria per lasciarci quello che abbiamo oggi. E noi abbiamo la responsabilità di fare lo stesso per chi viene dopo. Non ci sono scuse.



(ancora un momento della manifestazione anti-petrolio del 18 aprile 2010 a San Vito Chietino. Foto per gentile concessione di Marzia Ferrante ©)


D. A proposito di chi verrà dopo di noi: uno degli aspetti più importanti della manifestazione a San Vito è stata la partecipazione attiva e convinta di molti giovani abruzzesi.
Possiamo trarre un auspicio ottimistico da questo? E come possiamo coinvolgerli ancora di più, visto che il vero cambiamento non giungerà certo dai vecchi volponi che stanno distruggendo l’Italia?

Certo che possiamo trarre un segnare positivo dalla presenza dei giovani, ma per il cambiamento vero, c’è bisogno di molto più. Occorre dare l’esempio ai giovani, perché sono molto più intelligenti di quanto crediamo.
Noi adulti per primi dobbiamo vivere una vita esemplare: onesta e partecipata.
Non sa che tristezza quando un giorno una studentessa di 15-16 anni mi disse che non c’era niente da fare perché “tanto in Italia è tutto corrotto”.
Ecco, occorre ridare un po’ di speranza ai giovani ed indicare loro delle strade da seguire affinché con impegno le cose cambino, lentamente sì, ma inesorabilmente.


D. So che è stata contattata da esponenti di partito e addirittura da alcuni rappresentanti delle aziende contro cui sta lottando.
Persone che hanno tentato di ‘lusingarla’ con allettanti proposte di carriera.
Ci dobbiamo aspettare in un prossimo futuro un ‘governatore californiano’ per l’Abruzzo?

La mia vita - per ora almeno - si svolge in California. Sono felice qui e una parte di me desidera tornare ad una vita tranquilla.
Non mi ci vedo in politica. Sarei troppo severa, mi scandalizzerei troppo davanti al “mal vedere”, punterei all’eccellenza e non accetterei compromessi e mezze misure.
Non so se gli Abruzzesi sarebbero pronti. Non so se io sarei pronta.


Intanto, astuti razziatori millantano a cittadini ignavi e proni un inesistente futuro da sceicchi, tra trivelle, piattaforme, desolforatori piazzati in mezzo a trabocchi, vigne, ulivi.
La Professoressa D’Orsogna continua a trascorrere sabati, domeniche, perfino i periodi di vacanza studiando e progettando nuove iniziative contro i criminosi piani di trivellazione d’Abruzzo.
Nella speranza che il suo impegno, convinca sempre più cittadini e politici abruzzesi a diventare attivisti per la causa del bene comune. 

Perché la Val D’Agri, devastata da Eni e Total, non è lontana come la California.

Cronache californiane: Non tutto e’ oro…
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2009
Le raffinerie ci sono. Ma sono state costruite prima degli insediamenti urbani. E poi a Santa Monica, eliminano parcheggi per costruire campi da calcio!


di Hermes Pittelli ©



 Non tutto funziona al meglio. Anche a Los Angeles c'e' qualche magagna.
L’aeroporto internazionale e’ fonte di emissioni nocive non solo acustiche, ma anche gassose e di radiazioni.
Ma gli agglomerati urbani intorno alla struttura sono formati da case a basso prezzo, abitate da famiglie e persone con poche possibilita’ economiche che gia' contente di avere un tetto sulle teste si guardano bene dal sollevare problemi di tutela della salute e ambientale.
Procedendo sulla freeway oltre Venice Beach verso sud in direzione San Diego, all’altezza di Manhattan Beach si lambisce una zona di Los Angeles chiamata El Segundo (il secondo) ossia il secondo impianto del pionere del petrolio, poi multimilardario, John D. Rockefeller, costruito appositamento per la raffinazione del petrolio.
Di proprieta’ della Chevron, costola della Standard Oil di Rockeffeler quando nel 1911 la Corte Suprema gli impose di frazionare la sua creatura vorace e monopolista, e’ considerata una presenza storica, una gloria locale anche perche’ molti indigeni si sono arricchiti con questo business.
Una presenza che ha polarizzato l’arrivo di molti abitanti, consentendo all’area di crescere e svilupparsi. Una fonte di guadagno: infatti attraversando la freeway, di fronte alla raffineria e’ stato realizzato un meraviglioso ed esclusivo campo da golf.

Ma tornando agli aspetti edificanti, c’e’ da registrare a Santa Monica – localita’ che i residenti considerano indipendente e a se’ stante rispetto a L.A. – la presenza di un parcheggio a pagamento alimentato completamente da pannelli solari. La presenza di colonne multicromatiche fanno dell’edificio anche una specie di opera d’arte. Questo parking e’ sorto per ovviare alla riduzione dei parchimetri lungo le strade della rinomata localita’ turistica. Una contrazione richiesta espressamente dai cittadini, esasperati dall’invadenza e dal caos causati dall’eccesso di veicoli.
Qui non si sono verificate insurrezioni delle associazioni dei commercianti locali e l’amministrazione, la City Hall of Santa Monica, ha preso atto della volonta’ dei residenti e ha progettato la situazione alternativa, sostenibile, ecologica, economica.

Sempre a Santa Monica si trova il Photovoltaic Solar Port. Una banchina di pannelli solari con centraline in grado di ricaricare i veicoli elettrici. La diffusione di queste auto e’ al momento limitata (ma le ibride, soprattutto Toyota, spopolano) a cusa della terribile pressione lobbistica attuata dai colossi dell’industria automobilistica americana, quali la Ford. Ma la verita’ e’ che qui si sperimenta il futuro, si studiano i progetti per avere un futuro ecosostenibile. 
Questa stazione a pieno regime e’ in grado di generare 1,3 milioni di kw/h evitando la combustione di 600 tonnellate di carbone, 2.200 barili di petrolio grezzo, 12,8 milioni di metri cubi di gas naturale; elimina le emissioni di CO2, SO2, NOx. Attendiamo notizie dall’Italia.

E al posto dei parcheggi ‘tagliati’? Sulle aree liberate da asfalto e cemento, sono spuntati aree verdi e campi gioco (da calcio, da baseball, da football, ecc.).
In Italia i profeti della cementificazione selvaggia dovrebbero solo cospargersi il capo di cenere e prendere appunti.


Cronache californiane: la meritocrazia
post pubblicato in Società&Politica, il 25 novembre 2009

di Hermes Pittelli ©


 Una formula abusata dai politici italiani quando vogliono approvare leggi incostituzionali e antidemocratiche recita: “E’ una riforma necessaria per rendere moderno il Paese. E’ cosi’ in tutte le domocrazie piu’ evolute del mondo”. E quando vogliono proprio troncare il discorso e impedire ogni ulteriore obiezione aggiungono: “E’ come negli Usa”. Indagando sul campo, in presa diretta, chissa’ perche’ si scoprono sempre altre realta’,verita’ opposte a quelle descritte e predicate dai politicanti italioti. Argomento a caso: la meritocrazia. Necessaria in ogni settore della vita pubblica, amministrativa, istituzionale di una qualunque nazione. 

Viene il sospetto che piu’ una materia anima annosi dibattiti, tanto meno viene vissuta e applicata nella vita quotidiana. Mai come in questo periodo della storia repubblicana italiana abbiamo assistito allo spettacolino di ministri, ministre, sottosegretari, portaborse e affini sproloquiare ai quattro venti sull’urgenza di riforme per consentire ai piu’meritevoli e competenti, ad esempio, di accedere alle cattedre della scuola pubblica o alle aule degli atenei o agli uffici della pubblica amministrazione.

Cosa accade in America? Non esistono concorsi pubblici (da noi, oltre ad essere uno strumento facilmente manipolabile per i soliti imbrogli clientelari, di casta e di famiglia, sono anche divenuti piu’ rari del passaggio della cometa di Halley). Le universita’ pubblicano sui quotidiani o sulle bacheche on line e su tutti i veicoli mediatici che reputano adatti annunci con la descrizione delle figure professionali di cui hanno bisogno. Gli interessati inviano i propri curricula e i quattro o cinque ritenuti piu’ interessanti sono selezionati per trascorrere tre giorni all’interno dell’ateneo. Ogni spesa e’ a carico dell’universita’, le 72 ore sono utilizzate per sottoporre il candidato ad una serie di interviste utili per mettere in luce ogni aspetto non solo della sua reale preparazione, ma anche della personalita’, della capacita’ di agire sotto pressione, di rispondere in modo corretto e in tempi brevi a imprevisti e difficolta’, alla sua disponibilita’ e propensione a lavorare in un team e per il bene della squadra.

Nel curriculum il candidato deve inserire solo la propria formazione culturale e le esperienze professionali accumulate. Ogni altra informazione di carattere personale e’ vietata, per legge. E se l’Universita’ la richiede commette un’illegalita’ ed e’ passibile di denuncia. Notizie sullo stato di famiglia, sugli orientamenti politici, sui gusti sessuali, su eventuali conoscenze, referenze o amicizie sono considerate una indebita violazione della privacy. Soprattutto sono considerate ininfluenti ai fini dell’individuazione di un buon docente o ricercatore per l’ateneo. E’ ritenuto addirittura sconveniente  che un laureato voglia cercare lavoro presso l’universita’ nella quale ha studiato: e’ considerato un segnale di pigrizia, un impedimento alla circolazione del sapere, delle idee, degli stimoli creativi. 

Solo in un secondo momento, quando l’universita’ reputa un candidato idoneo alle proprie necessita’ e intende formulare una proposta di collaborazione, cerca di sondare in modo molto garbato – chiedendo senza chiedere – se la persona abbia motivi o legami particolari che potrebbero impedirgli di lavorare serenamente. Se un laureato in California ad esempio deve trasferirsi a Boston, ma la sua famiglia risiede a Pasadena, l’universita’ cerca di dargli una mano a trovare un posto di lavoro alla moglie o al marito, un asilo per i figli e cosi’ via. Ma tutto questo avviene non per generosita’, ma perche’ qui ogni ‘azienda’ e quindi anche le universita’, sanno che un lavoratore distratto da altre necessita’ non sara’ produttivo ai massimi livelli.

Insomma, l’universita’ cerca non solo i migliori, ma tenta di metterli nelle migliori condizioni di lavoro per egoismo, perche’ da quelle persone vuole trarre il massimo profitto per i propri interessi.

Qualche settimana fa, alcuni noti bloggers di Los Angeles hanno pubblicato una serie di articoli su una ministra dell’attuale governo italiano: e’ stata descritta come esempio vivente di donna non solo di aspetto gradevole, ma anche preparata, intelligente, capace di ricoprire ruoli di responsabilita’. A parte la banalita’ dello spunto di discriminazione sessista da cui sono partiti, e’ interessante notare che in America anche l’uomo comune, il cosiddetto uomo della strada, da’ per scontato che i posti di prestigio e responsabilita’ siano appannaggio delle persone piu’ meritevoli.

Qui il rispetto delle leggi e la meritocrazia, che tanto fanno apparire gli americani come un popolo ‘rigido’ ai nostri occhi, sono concetti inscritti nel genoma di ogni cittadino.

Vallo a spiegare agli ingenui ‘stars andstripes’ che in Italia, piu’ che la meritocrazia, vige - al di la’ di ogni genere sessuale o schieramento politico - la meretriciocrazia. 



ITALIA SURREALE: LOS ANGELES 'RIFIUTI ZERO', NOI IN CENERE
post pubblicato in Società&Politica, il 13 giugno 2009
 

(foto tratta dal sito dell'amministrazione municipale di Los Angeles, CA)


di Hermes Pittelli ã


 “Surreale”. Così Roberto Castelli ha definito l’ultima puntata di AnnoZero, alla quale lui ha partecipato in qualità di rappresentante del governo italiano.

L’esponente leghista si riferiva soprattutto all’ex pm De Magistris e al giornalista Marco Travaglio che per la prima volta in un’arena televisiva hanno timidamente bocciato i termovalorizzatori tanto cari all’attuale esecutivo italico. Sono poi stati soverchiati dalla reazione baldanzosa, dal consueto tono irridente del sottosegretario alle Infrastrutture che li ha incalzati dicendo “E i cumuli di rifiuti dove li mettiamo?”.
Loro hanno balbettato qualcosa a proposito di raccolta differenziata ma si capiva che non sono poi così preparati sull’argomento. Tanto che Castelli ha ribattuto che la differenziata è complicata da attuare e al limite si tratta di un discorso valido per un prossimo, imprecisato, futuro. Sempre ammesso, come sostengo, che ce ne lascino uno.
Il duo De Magistris/Travaglio avrebbe potuto ‘incenerire’ l’ingegner Castelli con paroline semplici: Vedelago, ridente località veneta della cerchia dei comuni virtuosi nei quali la differenziata funziona come un cucù elvetico, e ‘legge di Lavoisier’ (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma). Avrebbero fatto un figurone da scienziati veri, come quei concorrenti che durante quiz televisivi in voga, rispondendo a quesiti banali, suscitano l’entusiasmo e gli applausi scroscianti del pubblico bue.

Caro ingegner Castelli, come Lei certo saprà, ma forse non vuole rivelare ai cittadini, se bruciamo un qualunque materiale, non otteniamo l’effetto distruzione definitiva, ma solo trasformazione in qualcosa d’altro. Nella fattispecie, particolato, polveri fini e nanopolveri; letali e genotossiche.
Ma qualche cittadino, più ignorante di certi politici e di certi pseudoscienziati, è felice di trovare fuori dalla porta di casa il fido inceneritore perché, come per una magia di Silvan, non vede più il cumulo di munnezza e non avverte più i fetori nauseabondi dei rifiuti organici marcescenti.

Il Problema però non si risolve punto, anzi si moltiplica in modo esponenziale.

Mi chiedo sempre perché, quando dimostriamo di non essere in grado di affrontare una questione pratica, non mostriamo l’umiltà di rivolgerci a chi ne sa più di noi. Al limite di copiare. Forse, perchè anche per copiare serve materia grigia, forse perché adottare i sistemi che funzionano in Germania o in California metterebbe a rischio consolidati meccanismi di business (dei soliti, pochi noti) all’interno dei nostri confini nazionali.

Eppure, proprio a Los Angeles l’amministrazione sta lavorando per ottenere un primato, questo sì, davvero encomiabile: diventare la prima zero waste city nel mondo, la prima città a rifiuto zero.

Los Angeles, dove vive e lavora la Professoressa Maria Rita D’Orsogna paladina della lotta contro la deriva petrolifera in Abruzzo, è la città che chiede ai propri abitanti come immaginano l’assetto urbanistico per il 2030, quali sono le priorità strategiche per la loro vita, perfino come ritengono sia più funzionale tracciare le strisce che delimitano i parcheggi! Pura fantascienza per chi si barcamena con l’arretratezza mentale e culturale italiana.

L’amministrazione di Los Angeles ha dato il via al countdown per il raggiungimento di questo obiettivo concreto studiando e progettando lo SWIRP (Solid Waste Integrated Resources Plan).
Tre sono le aree individuate per un cambiamento radicale che passa necessariamente da una rivoluzione culturale, civica, sociale, umana, ambientale, economica:

1) produzione dei prodotti (processo produttivo e imballaggio);

2) uso dei prodotti (uso sostenibile, attraverso utilizzo di prodotti riciclati e riciclabili);

3) smaltimento dei prodotti (recupero delle risorse o interramento, solo di materiali inerti).

Il municipio di Los Angeles rammenta ai cittadini che lo SWIRP è un progetto di progresso che non cala dall’alto, che non è un intervento di qualche deus ex machina, ma che richiede la partecipazione e l’impegno di ogni singolo cittadino (“Remember... It's not a Plan Without You!”).

Esiste un calendario già programmato, fitto di conferenze cittadine, dibattiti, laboratori e corsi per informare in modo preciso e puntiglioso sia gli operatori economici (ai quali viene chiesto di suggerire soluzioni o di formulare quesiti per migliorare il progetto), sia la cittadinanza e soprattutto per trasferire le istruzioni necessarie per rendere operativo lo ‘Zero Waste Plan’. Anche attraverso le nuove tecnologie con invio di mail a singoli cittadini e comitati civici.

Un po’ quello che ho auspicato per l’Italia sul blog del Professor Montanari dopo aver assistito allo sconfortante show di Castelli da Santoro; è strano che i fondi per aspiranti eurodeputate, voli di stato per rave party in Sardegna o per le pensioni d’oro dei politici si trovino sempre, mentre non esistano per stampare qualche opuscolo o per organizzare incontri informativi nelle circoscrizioni comunali per la salvaguardia della salute e dell’ambiente.
La Campania strumentalizzata per la tragica sceneggiata sull’emergenza rifiuti è la scandalosa regione che pochi anni fa ha stanziato fondi pubblici per formare le aspiranti veline (sì, quelle che sculettano in tv!). Ecco le priorità della politica e delle amministrazioni che governano la res publica...

La municipalità di Los Angeles dichiara senza timori o senza formule di compromesso tipicamente italiane che la propria ‘mission’ - per esibire un termine caro ai markettari tricolori – consiste nella protezione della salute pubblica (aggettivo ormai desueto alle nostre latitudini) e dell’ambiente.

Lo SWIRP dimostra agli inetti e furbi politicanti e imprenditori italiani, tenacemente abbarbicati a un mondo obsoleto, a strategie superate e bocciate dalla Storia, che non esistono ‘utopie’, perché basta solo avere l’intelligenza e il coraggio di trasformarle in progetti, con mete concrete da raggiungere passo dopo passo con metodo, impegno, serietà, onestà. Intellettuale e morale prima di tutto.

Qui sono elencati i goals (non è calcio, sono gli obiettivi) dello SWIRP.

Chi racconta con tracotanza (curiosa rima con ‘ignoranza’) che investire sulla rivoluzione verde (fonti rinnovabili, bioarchitettura, bioedilizia, tecnologie sostenibili, raccolta differenziata, riuso, riciclo, smaltimento a freddo) è troppo oneroso economicamente o inattuabile, mente per mancanza di preparazione culturale o perché nasconde un secondo fine egoistico: di sicuro non lavora per il bene della collettività.

Lo SWIRP si propone di realizzare ‘equità ambientale, non ci saranno discriminazioni tra le categorie abbienti e quelle in difficoltà, compiti e benefici saranno equamente ripartiti. Perché salute e integrità ambientale non sono priorità di una fazione politica o di un ceto socioeconomico, ma valori della comunità.

Sviluppare i lavori e i settori economici legati alla ‘green economy’, assumere i giovani, tutto questo crea un volano di reale progresso e sviluppo, non solo economico (il profitto come fine ultimo ha causato i disastri cui oggi dobbiamo porre rimedio), ma sociale e civico, genera l’orgoglio di appartenere ad una comunità che lavora per il bene comune.

Considerare le risorse naturali come ‘valore’ e non come merci usa e getta da produrre e consumare all’infinito, conservare l’acqua, educare le persone a riciclare e riusare di più, sempre di più.
La buona amministrazione delle risorse solide porterà ad una progressiva riduzione dei costi, a quartieri più sicuri, ad una salute pubblica migliore.

Si potrebbe continuare all’infinito. Resta da registrare un dato: tra 20 anni a partire da oggi Los Angeles, non nella fantasia nelle canzoni nei romanzi o in un film, ma nella realtà. sarà una città moderna con cieli blu, più trasporto pubblico alimentato da energie verdi, meno traffico privato.

E l’Italia? Con i profeti degli inceneritori e delle raffinerie è destinata ad un tetro destino di tumori, leucemie, mutazioni del genoma, distruzione ambientale.

Quando le priorità sono chiare e non negoziabili – bene pubblico, salute dei cittadini, conservazione e valorizzazione delle risorse naturali, integrità ambientale – i progetti socio-politico-economici vengono studiati, integrati e armonizzati tra loro per il raggiungimento dei fini superiori. E il bisnis non soffre, anzi.
Ma l’ex Belpaese è la nazione delle mille corporazioni, delle mille sette, delle mille conventicole capaci solo di strepitare e reclamare il proprio spicchio di torta, senza una vera visione senza un vero programma per il Futuro comune.

A Los Angeles stanno tutti lavorando per consegnare ai propri figli un mondo migliore, noi per rubarglielo e distruggerlo.


Los Angeles 2030: Zero Waste City

Italia 2030: Zero assoluto?




Fonti
: ringrazio pubblicamente la Professoressa Maria Rita D'Orsogna per le preziose informazioni.

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